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Golocious Burger&Wine, a Roma arriva il Food Porn di qualità

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In barba al Covid a Roma due giovani si rimboccano le maniche e aprono un ristorante. La bella storia di Falcone e Squadrilli, sognatori di professione

Il coprifuoco appena annunciato a Roma cade in uno di quei periodi che mai avremmo immaginato. È uno di quei momenti in cui ci si scuote la testa per realizzare se si è realmente svegli o se si sta facendo un incubo ad occhi aperti. Il peggiore, soprattutto per i ristoratori, che dopo le lente riaperture cominciavano ad abituarsi ai nuovi ritmi lavorativi ed ai nuovi (ma ancora troppo bassi), numeri della ripartenza. Ed è per questo che fa ancor più clamore un’apertura. Come si può scegliere di iniziare a lavorare in un momento in cui il lavoro scarseggia e tiene tutti a casa? È la storia, la bella storia, di Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli, due giovanissimi imprenditori che sui loro social lanciano l’apertura del loro primo locale, a Roma, in Viale Isacco Newton, 68.

Golocious Burger&Wine

Si tratta di Golocious Burger&Wine, un esperimento devoto alla filosofia del #foodporn , quell’hashtag tutto americano che ormai campeggia anche sui post dei ristoratori italiani e che richiama, inevitabilmente, un mondo gastronomico fatto di eccessi e di leccornie che rendono bella la vita, anche quando questa è in piena pandemia. «In un periodo in cui il Covid cerca di privarci delle gioie quotidiane, noi proviamo a regalarne una con un sorriso», affermano Falcone e Squadrilli, pronti a inondare la capitale di quel Food Porn che “tira il like” ma che, promettono, si discosterà totalmente dal junk food per divenire un prodotto d’eccellenza, frutto di una costante ricerca di materie prime proposte in un’estetica studiata e accativante.

Menu, asporto e delivery

Un gesto coraggioso quello dei due, appena 26 anni uno e 33 l’altro. Una coppia di giovani uomini che trasudano fiducia nel presente e investono sul domani e che, nonostante l’emergenza sanitaria, hanno già portato a termine il progetto di apertura a Napoli – compiuto in piena Fase 2 – e dove stanno optando per una seconda apertura. Viste le ristrettezze di gestione del momento, la sfida su Roma partirà con l’asporto e il delivery grazie al servizio Uber Eats o tramite il numero telefonico 06.83651302. «Partire così ci darà l’opportunità di farci conoscere sfruttando le nuove tecnologie e la potenza dei social, per entrare nelle case di chi non ci conosce. Replichiamo a Roma uno scherma che ha già riscosso molto successo a Napoli, per poi aprire la sala con 100 coperti a fine mese», aggiungono gli imprenditori.

La proposta gastronomica

Aperto per cena, con ordinazioni dalle ore 18.00, Golocious propone un ampio menu formato da sei diversi antipasti, undici panini e due dolci. Elaborazioni gastronomice realizzate scegliendo ingredienti che mantengono la qualità del prodotto, anche se portati a casa. Si può iniziare con le Pepite Fritte di Pulled Pork, selezione corbisiero, impanate nei Corn Flakes e servite con Salsa Barbeque e Fonduta di Cheddar, oppure con la Frittatina ai Bucatini alla Nerano. Tra i Burger spicca il il “Suicide” (hamburger di macina golocious 200g, pulled pork selezione corbisiero, cheddar, bacon, insalata, pomodoro e salsa bbq), o il “Carbonara” (hamburger macina golocious 200g, guanciale croccante, “carbocrema” e provola).

Come non provare poi il “Crispy” (hamburger di macina golocious 200g, cheddar classico, cheddar bianco, bacon croccante e salsa “crispy”) e l’“Iberico” (hamburger di rubia gallega 200g, cecina di rubia gallega, guacamole artigianale e cheddar extra mature). «Il nostro segreto sta nel bun: soffice, dolce e tiepido, che al morso diventa burro». Una ricetta vincente che ha già collezionato ammiratori a Sorrento oltre che a Napoli e che ora punta alla conquista della capitale.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/golocious

Queen Makeda

Il Grand Brunch Tour del Queen Makeda Grand Pub

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Il viaggio intorno al mondo della regina prosegue anche nel weekend con il Grand Brunch Tour, la novità del Queen Makeda Grand Pub

Raccontare un nuovo modo di vivere il pub: è l’obiettivo del Queen Makeda Grand Pub, realtà ristorativa capitolina che vuole trasformare il pub non solo in un luogo di passaggio, ma in un punto di riferimento per il buon cibo e il buon bere, grazie ad un menu che spazia da Oriente a Occidente, accompagnato da una selezione di birre artigianali alla spina.

Un nuovo modo di vivere il pub

Nato dalla passione di un gruppo di amici, il Queen Makeda Grand Pub ha sin dal primo momento perseguito il suo obiettivo, quello di far vivere in un modo nuovo il pub. Dal nome della regina di Saba nella Bibbia che richiama anche la via che ospita il pub, il Queen Makeda mette sullo stesso piano un Menu concepito secondo i canoni dell’alta cucina e la proposta delle Birre, tutte rigorosamente artigianali. Il filo conduttore del locale è il Viaggio, sviscerato attraverso le birre, i piatti del menu, le grafiche, le installazioni e la grande mappa di un mondo immaginario che connota il soffitto.

Leggi l’articolo sulla “Educazione Alimentare”

Queen Makeda

La carta delle birre

La birra è la protagonista del Queen Makeda Gran Pub: una selezione di circa 30 birre artigianali alla Spina, in continua rotazione. Una scelta dettata dalla volontà di far scoprire nuove sperimentazioni brassicole e Beer Firm emergenti, garantendo sempre in Carta le tipologie e gli stili più rappresentativi. Il cerchio si chiude sulle birre targate Queen Makeda, le creazioni realizzate per noi dal birrificio artigianale Free Lions: dalla Jumping Ale alla Pale Ale, passando per la Red Mermaid, da gustare da sola per il dopocena, oppure insieme a succulenti piatti di carne, come ad esempio le costine di maiale al girarrosto.

Il Grande Brunch Pub

Ogni sabato e domenica dalle 12:30 alle 16:00 torna il brunch del Queen Makeda in una nuova veste post lockdown: come un vero e proprio excursus gastronomico il Grand Brunch Tour viene servito al tavolo e realizzato in stile Queen Makeda. Questa nuova formula comprende alcuni assaggi da condividere, un piatto a scelta tra english breakfast, zighinì, sunday roast, omelette al formaggio e ribs di maiale e per concludere dolci al kaiten illimitati, succhi di frutta e caffè americano, al costo di 20 euro a persona per gli adulti e 12 euro per i bambini.

ORARIO

Lunedì chiuso.
Aperto tutti i giorni dalle 17.00 alle 24.00 e il sabato e la domenica anche dalle 12.30 alle 15.30.

Contatti

Queen Makeda Grand Pub
Via di San Saba 11 – Roma
Tel. 06.5759608
www.queenmakeda.it

Elettroforno Frontoni

ELETTROFORNO FRONTONI FA IL BIS!

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In origine era Garbatella il quartiere in cui lo storico Elettroforno Frontoni ha regnato. Due punti vendita, una lunga tradizione di famiglia e tanto amore per il pane e l’Arte Bianca.  Era il 1950 quando Gino Frontoni comincia a sfornare pane e pizze e lo fa per circa 40 anni.

Settembre 2020 l’Elettroforno Frontoni si sdoppia e oltre alla sua sede di via Ostiense a Roma eccolo approdare a via Eurialo 73, alla conquista del quartiere Appio Tuscolano, che negli ultimi mesi sta ritrovando vita, fermento e tante nuove interessanti aperture.

“I quattro Moschettieri”

Sono quattro, come i moschettieri, i nomi che firmano il progetto Elettroforno Frontoni, già da tempo riferimento per gli amanti del buon pane nel quartiere San Paolo-Ostiense di Roma, Luca Frontoni, Valerio Migliorati, Nicolò Monti, Federico Norvo.

Appena trentenni quando iniziò questa avventura, capitanati da Luca nipote del sor Gino Frontoni. Oggi, a distanza di sei anni e con qualche capello bianco in più (e non a causa della farina), sono sempre innamorati di questo mondo e del loro lavoro, forse ancora di più. La loro missione è quella di portare la grande tradizione panettiera italiana nel loro Elettroforno Frontoni e lo fanno anche con una gran voglia di mettersi in gioco, oltre che con studio, ricerca, rispetto e selezione delle materie prime.

Da quel 1950 sono passati tanti anni, ma non è mai venuta meno la cura per i sapori, le sperimentazioni e lo studio per ottenere sempre un prodotto buono, sano, fragrante e soprattutto altamente digeribile. “L’idea iniziale era quella di aprire uno studio di architettura e un forno in unico locale, poi l’aspetto della panetteria ha vinto – racconta Luca che in origine è anche architetto.  Il focus è sempre stato ben chiaro: proporre un prodotto tradizionale, buono, fatto con i giusti tempi e la stessa attenzione ai dettagli che contraddistingueva i vecchi forni di una volta”.

Elettroforno Frontoni

I prodotti di Elettroforno Frontoni

I prodotti di Elettroforno Frontoni sono, infatti, frutto di un’attenta ricerca della qualità: una lunghissima lievitazione, utilizzo di farine biologiche macinate a pietra e poco raffinate del Molino Paolo Mariani, il lievito madre, e poi tutti ingredienti di prima scelta, tra cui le verdure fresche che arrivano direttamente dall’orto, e quindi stagionali.

Tutta questa passione salta subito all’occhio appena entri nella nuova sede di via Eurialo, un piccolo regno profumato di pane croccante, di pizze appena sfornate, di biscotti e non solo. Accogliente come la cucina di una casa, dove sedersi e mangiare al volo un pezzo di pizza, dopo aver passato magari oltre dieci minuti davanti al banco per scegliere la pizza giusta, o fare un happy hour con qualche birra artigianale selezionata e un amico. Il design è moderno ed essenziale, interamente curato dal collettivo Post Factory.

La “carta” delle pizze

L’offerta è varia e golosa. Ovviamente non manca la pizza bianca con il sesamo, oramai vera signature Frontoni, e poi le varie stagionali e le ever green. Tra gli assaggi fatti nei giorni successivi all’apertura segnaliamo la bianca con i semi misti e quella al sesamo, con una lievitazione perfetta, bordi alveolati, impasto leggero, croccante all’esterno e scioglievole in bocca, ideale da farcire sia con il dolce che con il salato. E che ovviamente torvate già in versione “imbottita con la mortazza”.

Per non sbagliare c’è la classica margherita o la napoletana, se invece abbiamo voglia di qualcosa di diverso c’è la Cesanese che ti conquista al primo morso, ma anche al solo profumo, con cipolla di Tropea, olive taggiasche e due tipi di pomodoro, datterino e ciliegino e un battuto di prezzemolo realizzato con la salsa Harissa; e poi quella con cicoria e finocchiona dove i sapori si bilanciano alla perfezione, e quella melanzane, bufala e nduja, vera goduria per chi vuole un sapore più meridionale. Senza tralasciare le ever green come la pizza con le patate e rosmarino o prosciutto e fichi, annoverata tra le migliori di Roma.

Elettroforno Frontoni

Il pane

Tutte le pizze sono fatte con miscela di farine realizzata con grano tenero tipo 0, tipo 2, integrale e farro integrale, una lievitazione fino a 72h e idratazione fino all’85%. Condite con più di 100 ricette interamente preparate nel laboratorio interno la stagionalità dei prodotti freschi lavorati quotidianamente.

E il pane? Ben 10 tipologie di Pane a lievitazione naturale di 24h con lievito madre, sfornato rigorosamente fresco ogni giorno da lunedì al sabato. Oltre al classico pane di grano duro e al semi integrale, realizzato con farine bio, si trovano a rotazione nei vari giorni il pane con le olive taggiasche, alle noci e ai 5 cereali, energetico e salutare, ideale anche per chi ha un basso consumo di carboidrati e chi fa sport; con l’uvetta e le noci e il pane di Sorrento con Frutta secca (mirtillo rosso, albicocca, datteri, uvetta e noci) che a colazione, anche nei giorni successivi, con un po’ di marmellata o un miele profumato è matrimonio perfetto (ovviamente lo abbiamo testato per voi).

Elettroforno Frontoni

Supplì e tanto altro

Ci sono anche i supplì artigianali realizzati con pangrattato Elettroforno e ingredienti sempre stagionali e i dolci da forno realizzati con più tipologie di farina con particolare attenzione alle ricette tradizionali italiane.

I ragazzi di Elettroforno Frontoni sfornano continuamente e ora siamo in attesa delle nuove ricette per la collezione autunno-inverno, intanto da quanto si vede in giro e dalla fila che c’è per entrare pare che siano stati ben accolti dagli abitanti di via Eurialo e dintorni. Addirittura c’è chi confessa di dover fare il giro più lungo per non passare davanti al negozio e avere tentazioni a cui non si può resistere.

Treefolk's

Treefolk’s Public House, la casa della birra e del buon cibo

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Apre nel quartiere Trastevere il Treefolk’s Public House, uno dei più grandi whisky e Cask bar a Roma con una collezione di 60 etichette di whisky vintage fuori produzione, 500 etichette in mescita e una selezione di 12 birre a pompa e 8 spine. Il Treefolk’s Public House nasce dall’unione di quattro ex publican noti nel panorama romano, Andrea e Alessandro Buresti, proprietari dal 2003 dello storico pub inglese “Treefolk’s Whisky & Beer”, Simone Casadio, ex publican con il green mount e Claudio Moreschini che, uscito dalla scuola alberghiera, vanta tra le sue esperienze il ruolo di direttore nello storico “Lochness Pub”.

A Roma sono gli unici ad avere sempre disponibili birre in Cask, prodotte principalmente in Inghilterra dove i processi di maturazione e rifermentazione delle “Real Ale” non avviene in birrificio ma in botti di 41 litri affidate ai publican, a cui spetta dunque il delicato compito di custodire i cask nella cantina del pub e decidere quando sono pronti per essere aperti.

I volti del Treefolk’s

Andrea e Alessandro Buresti, nel “Treefolk’s Whisky & Beer”, proponevano già negli ultimi anni più di 120 etichette di whisky in mescita e una selezione di 8 birre in cask, non filtrate, non pastorizzate e senza aggiunta di anidride carbonica. Iniziarono nel 2013 piccole importazioni in Repubblica Ceca e, con altri due publican della scena laziale fondarono “Beerfellas”, un’azienda di distribuzione di birra artigianale.

Simone Casadio, titolare di un’azienda a Casetta Mattei, “L’Agricola”, spinto dalla sua intolleranza al glutine e dalle sue capacità imprenditoriali, decide di aprire un laboratorio e punto vendita di prodotti Gluten free, il New Food, ormai punto di riferimento per i celiaci. Oltre ad essere uno dei proprietari sarà il primo fornitore per il Treefolk’s, tutti i suoi prodotti dalla carne, alle uova, alle verdure e al latte garantiranno la fornitura di materie prime freschissime a km 0.

Il più giovane dei proprietari è Claudio Moreschini, grazie alla sua estrema passione per la birra artigianale, con particolare attenzione per le Real Ales, oggi è un professionista nel suo settore.

Treefolk's

Il locale

Il Treefolk’s Public House ospita 88 coperti (in base alla normativa Covid) e basa la propria ambientazione in un’Inghilterra anni ‘20, suddividendo il locale in tre diverse aree, distinte tra loro grazie a piccoli dettagli, che rendono il tutto totalmente armonico. Le differenze sono impercettibili. Varcando la soglia di ingresso troviamo la parte più informale della Public House, il Cask Bar, con le 12 pompe a vista, e le tipiche sedute al bancone, proseguendo troviamo la Sala Camino dedicata alla cena gourmet, caratterizzata da divani Chester che delimitano una piccola area privè, da tavoli in legno, sedie in pelle nere e marroni ed il pavimento avvolto da tappeti persiani e un pianoforte a vista dedicato alla musica dal vivo. Infine, troviamo la parte più moderna, la Scotch Room con sedute in pelle e sedie rivestite di velluto, un bancone imponente con una bottigliera in legno con le migliori etichette di Whisky esposte.

Lo Speciality Coffee

Il concept nasce dall’armonia tra il classico ed il moderno, che troviamo, oltre che nello stile anche nelle proposte food e drink. Si parte da una base solida della tradizione storica British per adattarla ai nostri giorni e ai migliori prodotti locali a km 0.

La proposta del Treefolk’s parte dalle prime ore del mattino con l’area della caffetteria, gestita da Massimo Carpineti, che punta a far conoscere il mondo del caffè e dello Speciality Coffee. 

“Una ricerca costante sulla qualità in tutti i settori con l’obiettivo di utilizzare ogni prodotto selezionato al top della qualità che intrecciandosi daranno vita ad un’esperienza sensoriale a 360” – Queste le parole di Michele Ferruccio, food  & beverage manager per il Treekolk’s Public House, esperto nell’avviamento di locali, tra i più importanti citiamo Zuma, Rude e The Corner a Roma, e che curerà la gestione sia del bar che della proposta food.

Il viaggio in un bicchiere del Treefolk’s parte proprio da qui, dal caffè che sarà disponibile espresso, in tazza e take away. La colazione sarà accompagnata da 10 tipologie di maritozzi dolci e salati realizzati dalla Pastry Chef Barbara Meloni.

Treefolk's

La proposta gastronomica

La cucina è affidata a Valerio Mattaccini, conclusa la sua esperienza come chef di Magazzino Scipioni a Prati, proporrà al Treefolk’s Public House una cucina sana ed eticamente sostenibile, portando avanti il concetto sempre più importante del “zero waste”. La scelta dei prodotti sarà curata selezionando ogni piccolo produttore, l’alta qualità rappresenterà la politica imprescindibile della sua ricerca. La Tenuta Radichino dei Fratelli Pira, un’azienda del Viterbese, fornirà i formaggi che troveremo soprattutto a colazione, yogurt di pecora biologico e il maritozzo con la ricotta di pecora, un sapore così intenso e che ci ricorderà i sapori della campagna.

Lo chef curerà tutta la proposta food, dalle ore 10.00 del mattino fino all’ora di pranzo in cui troveremo una colazione salata incentrata sulle uova, più due colazioni special, tra cui quella tipicamente inglesi con uova, fagioli, funghi, pomodori e salsiccia accompagnati da pane tostato, caffè e succo d’arancia.

Treefolk's

La cena gourmet prevede una scelta di antipasti e main course a base di carne, pesce e cacciagione, sia alla carta che in degustazione dove il mondo della birra, del caffè e della mixology si intrecceranno per regalare un’esperienza unica.

Dopo la cena gourmet, da mezzanotte alle due del mattino, il Treefolk’s proporrà una vasta scelta di piatti più “street”, dal sempreverde Fish & chips, passando dai lollipop di pollo fino ad arrivare ad un’hamburgheria di alto livello, seguendo sempre il concetto dell’alta qualità.

Cocktail, take away e smart working

La carta dei cocktail, studiata da Michele Ferruccio, è un giro intorno al mondo, il viaggio del Treefolk’s parte dal mattino con il caffè e prosegue con la mixology. Ogni cocktail, classico o a base whisky rappresenterà un Paese diverso e verranno presentati con giochi scenografici che vi stupiranno.

Un’altra grande novità sarà il “Take away in lattina” con grafiche da collezione. Dal Sito internet del Treefolk’s Public House sarà possibile acquistare birre, cocktail come ad esempio uno Spritz alla spina con bitter home made.  In lattina troveremo anche Speciality caffè, caffè freddi e un dolce, il tiramisù.

Il Treefolk’s resterà aperto tutto il giorno, sarà possibile lavorare in smart working grazie al potenziamento della rete Wi-Fi e alla dotazione di prese USB. Nel pomeriggio, come da tradizione inglese, il tea time è irrinunciabile. Trenta tipologie di tea dai classici neri, semi fermentati, bianchi e invecchiati saranno presenti in carta.

Treefolk's

La prova d’assaggio

Ricerca e selezione delle materie prime, tecniche e cotture per valorizzarle, abbinamenti e contrasti che incuriosiscono: il percorso gastronomico proposto da Valerio Mattaccini è molto interessante ma soprattutto sorprendete per un locale di questo tipo. Dai piccoli Maritozzi con Coda alla vaccinara all’Ostrica, dai Gamberi, toma e zafferano all’insolito Risotto, visciole e cacao (veramente ben eseguito). Spazio anche all’Uovo carbonaro con caviale al tartufo (con un guanciale un po’ troppo sapido), la golosa Guanciola confit di cinghiale, chiudendo con i dessert.

Prima il sorbetto al Mango e cioccolato bruciato, poi il Cioccolato nel sottobosco, infine il Tiramisù in lattina, dal buon sapore e caratterizzato da una crema molto densa. Un percorso soddisfacente che ha messo in luce la qualità degli ingredienti e il talento dello chef e del suo staff.

Giunti a questo punto una domanda sorge spontanea: un locale dedicato alla birra, contraddistinto da un bel vociare e da una intensa socialità, è il luogo giusto per una cucina così elegante? sarà il tempo a darci la risposta, ma occorre sottolineare anche che oltre al percorso di degustazione è stata strutturata anche una carta con piatti che ben si sposano con l’ampia selezione di birre, come il Fish&Chips e gli Hamburger.

Contatti:

Treefoolk’s Public House
Viale Trastevere 192
00153 Roma
Tel. +39 0687656024
 
Orari:
Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 2

Valentina De Palma

Valentina De Palma vince da “Gino cerca chef”

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Grinta, passione, competenza e la padronanza della lingua hanno fatto la differenza nel talent “Gino cerca chef”: la vincitrice è Valentina De Palma

Gioia e sapori hanno unito i tarantini, seduti nei divani di casa, per la vittoria della chef Valentina De Palma nella gara culinaria tenutasi a Manchester. Un tifo quasi da stadio, vista anche l’ambientazione in Gran Bretagna, ha affettuosamente abbracciato la cuoca tarantina. Con tenacia e caparbia, come ha fatto da quando ha deciso di non proseguire nella professione di architetto, la personal chef tarantina Valentina De Palma ha superato le durissime selezioni della produzione Discovery Italia. Fra i 500 partecipanti è arrivata fra i 9 in finalissima! In ogni puntata nove aspiranti chef si sono dati battaglia nel nuovo cooking show “Gino cerca chef” condotto dal notissimo chef e imprenditore campano Gino D’Acampo affiancato dal maître francese Fred Sirieix. L’1 ottobre su NOVE, finalmente il trionfo della tarantina Valentina De Palma, 50 anni e tre figli, con ancora tanta voglia di fare.!

Questa vittoria le consegna l’ambito premio: un anno di contratto nel celebre locale di D’Acampo a Manchester riservato ai 6 vincitori delle 6 puntate. Ma lo stile in cucina di Valentina De Palma quale è? “Parto dalla tradizione che interpreto a modo mio, in equilibrio fra gusto e bellezza, perché i colori per me – architetta e chef – sono un linguaggio indispensabile. La cucina da economia circolare, in cui non si butta nulla, è il mio mantra”.

Valentina De Palma

Il sogno nel cassetto

Valentina, di certo, non insegue il classico sogno italiano: quello del posto fisso. In Gran Bretagna ha già fatto una prima esperienza quando ha scelto di fare un anno sabbatico a Londra, ai fornelli e con i due figli insieme a lei: li ha trovato conferma ai suoi sogni, le dicevano infatti che ha “a special touch”. Quando nel 2008 decide di ascoltare il suo desiderio più forte e dedicarsi esclusivamente ai fornelli dove, familiari ed amici, l’avevano già incoronata regina assoluta la chef tarantina Valentina De Palma aveva già chiaro il suo sogno nel cassetto: aprire a Taranto un ristorante tutto suo!

Il resto è una storia ancora da scrivere, in evoluzione senza sosta: proprio come è nella natura di Valentina De Palma che … non si ferma mai. Atleta costante, sottile e slanciata, la chef pratica abitualmente yoga e running. Mamma instancabile, è la dimostrazione vivente di come essere donna ed imprenditrice non è impossibile, anche nel Mezzogiorno, ma solamente difficilissimo.

Valentina De Palma

Pastificio San Lorenzo

Il ritorno del Pastificio San Lorenzo

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Riapertura e ripresa sono molto probabilmente i due termini più ricorrenti nell’attuale momento storico, e sicuramente descrivono al meglio la fase che sta vivendo il mondo della ristorazione. Riaprire per ripartire, ripartire per riprendersi, alla ricerca di una agognata normalità che possa consentire di ripristinare la solidità economica delle tante realtà gastronomiche del nostro paese. Alla luce dello scenario appena descritto ha quindi assunto un significato simbolico, di forte incoraggiamento per tutti, la riapertura del Pastificio San Lorenzo.

Lo storico Pastificio Cerere

Quello che è stato per anni il punto di riferimento di un quartiere storico si appresta a vivere una seconda giovinezza, grazie a nuovi interpreti in ogni ruolo chiave e ad un approccio fresco e contemporaneo. Il Pastificio San Lorenzo nasce all’interno dello storico Pastificio Cerere, la più antica delle fabbriche del quartiere San Lorenzo che dal 1905 al 1960 ha fornito pasta e farina alla capitale e che circa un decennio dopo divenne un noto centro artistico.

Una proposta moderna

Oggi il pian terreno della Fondazione Pastificio Cerere, ancora importante centro culturale del quartiere, si appresta a vivere una nuova vita. L’obiettivo è quello di proporre un’osteria che possa essere al passo con i tempi, unendo alla grande attenzione per la pasta anche un intrigante cocktail bar. In linea con la filosofia gastronomica, anche gli spazi interni sono stati allestiti richiamando atmosfere nuove, metropolitane e industriali, riuscendo a creare un luogo accogliente e intimo.

Pastificio San Lorenzo

La sinergia con l’arte

In sinergia con la Fondazione che lo ospita, il Pastificio San Lorenzo vuole tornare a essere un ritrovo per giovani talenti, artisti, musicisti e avventori di San Lorenzo. Uno spazio sempre vivo, dall’aperitivo al dopo cena, con piccoli concerti, mostre, eventi e collaborazioni che porteranno una nuova spinta propulsiva verso il processo di rigenerazione di uno dei quartieri più eclettici della capitale.

La proposta enogastronomica

Superare le regole e le convenzioni per enfatizzare ancor di più il valore aggregativo della tavola: l’obiettivo della nuova proprietà è quello di sdoganare orari e abitudini, ricorrendo ad una formula che mette da parte la classica struttura del menu, dimenticando quindi antipasti, primi e secondi. C’è l’invito a condividere per scegliere in ordine sparso, in base all’appetito e alla curiosità dei commensali, tra le proposte di carne, pesce e verdure, senza dimenticare naturalmente l’elemento fondamentale, la pasta. Dai classici della tradizione romana alla pasta fresca nei vari formati (tutti fatti in casa), viaggiando in tutta Italia alla ricerca di ingredienti e sapori, temperature e consistenze.

Lo chef Gianfranco Pecchioli

La guida della cucina è stata affidata a Gianfranco Pecchioli, reduce dalle esperienze importanti in Italia e all’estero come Il San Lorenzo, Enigma dei fratelli Adrià, La Pergola e Il Pagliaccio. Pur essendo cresciuto in cucine stellate non ha dimenticato le sue origini e l’amore per la cucina di casa e per questo si fa vanto di uno stile creativo ma concreto che per quanto subisca il fascino di intrusioni internazionali rimane legato alla tradizione nostrana.

Il concept bar

Il bancone sarà l’elemento centrale e il biglietto da visita del Pastificio, inviterà i clienti non solo a bere ma a sedersi e mangiare al banco, assaggiare e scambiare due chiacchiere in ogni momento della giornata. Il bar è affidato a un grande nome come Federico Tomasselli, negli ultimi anni General Manager del Jerry Thomas, che realizzerà al Pastificio il progetto di un bar suddiviso in due grandi aree: l’invecchiamento in botte dei cocktail e una destinata ai Bloody Mary. Due realtà completamente differenti l’una dall’altra che sapranno soddisfare anche i gusti più esigenti secondo un canone di ricerca e sviluppo di due grandi entità del bere miscelato.

Per saperne di più: Pastificio San Lorenzo

Pastificio San Lorenzo

Il Centro Agroalimentare Roma sarà la nuova Casa della Gastronomia

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Si riparte. È tempo di nuovi progetti sempre più vocati al locale. Il post lockdown ha messo in evidenza la ricerca e la scoperta del territorio, nonché del quartiere e dei prodotti tipici sempre più desiderati dai consumatori e valorizzati nei piatti degli chef.

La Casa della Gastronomia

Tra le novità di questo settembre da Roma e dal Centro Agroalimentare Roma arriva on line un nuovo format video “La Casa della Gastronomia”. Prima puntata il 9 settembre 2020 e poi in onda ogni mercoledì sui canali social del CAR e sulla testata online Promotori di Gusto (www.prodigus.it) di Fabio Campoli. Un format tutto dedicato alla comunicazione del nuovo progetto “Origini” del CAR, che vedrà protagonisti una serie di chef e maestri pizzaioli alle prese con i prodotti della stagione estiva (prodotti disponibili sul mercato fino agli inizi del mese di ottobre, grazie alla raccolta tardiva di alcune specifiche varietà).

I protagonisti

Arcangelo Dandini, Alain Rosica, Maria Luisa Zaia, Giulia Steffanina e Marco Quintili saranno i protagonisti della prima serie di video-ricette per dare voce e valore ad un progetto importante, ideato in quest’anno segnato dal Covid-19 e dai cambiamenti imposti, nonché da una differente necessità di mercato con nuove domande nel comparto dell’ortofrutta e nuove soluzioni di offerta. Proprio con Origini il Centro Agroalimentare Roma cerca di rispondere, avvicinando la ristorazione e i suoi “uomini e donne” alla realtà e alle opportunità che questo grande mercato cittadino offre.

Le parole di Fabio Massimo Pallottini

“Il nostro progetto “Origini” non rappresenta solo l’imprenditoria agroalimentare laziale garantita ogni giorno ai visitatori, ma un vero “percorso verde” che chef, ristoratori e acquirenti di ogni genere possono godersi a piedi negli ampi spazi del Centro Agroalimentare Roma, per respirare la natura e ritrovare il piacere di fare la spesa in un contesto che riporta al recupero delle buone abitudini attraverso nuove scoperte”, spiega Fabio Massimo Pallottini, direttore generale di CAR, che continua: “Presentiamo questo progetto che è stato ideato e immaginato come un percorso per avvicinare sempre di più al nostro Mercato la ristorazione romana e laziale. Vogliamo far conoscere le opportunità che il Mercato offre, con prodotti di origine locale freschissimi, (ma anche provenienti da tutto il territorio nazionale e dal mondo intero ndr), disponibili 365 giorni l’anno, e far scoprire come il CAR sia veramente il cuore della genuinità, della trasparenza e della qualità del prodotto. Questo luogo deve diventare sempre più luogo privilegiato del cibo italiano, una vera e propria Casa della Gastronomia”.

Le finalità del progetto

“La Casa della Gastronomia” nasce dunque con l’intento di dar voce alla cucina italiana d’eccellenza che crede nella qualità autentica, nella ricercatezza, nella valorizzazione del panorama agroalimentare nazionale, e diventa ogni giorno il punto di forza dei più rinomati esercizi di ristorazione di Roma e del Lazio, grazie alle garanzie ed i servizi sempre più attenti alla soddisfazione degli acquirenti che l’hub Centro Agroalimentare Roma implementa costantemente e con grande lungimiranza.

Le parole di Fabio Campoli

Promotore della realizzazione di questo format è Fabio Campoli, resident chef del CAR, affiancato dalla sua azienda Azioni Gastronomiche, che sottolinea con forza i valori di questa idea e il messaggio che se ne deve cogliere:  “I messaggi sono molteplici, ma quello primario è di certo l’importanza della qualità delle materie prime in cucina: presso i nuovi mercati generali della capitale è possibile trovare ogni giorno prodotti provenienti da ovunque, ma in questa prima serie abbiamo voluto dar voce al progetto “Origini”, che mira a comunicare e promuovere gli alimenti del territorio laziale, freschissimi, tracciabili, ma soprattutto a km 0 e di prossimità, fattore che incentiva anche una maggiore sostenibilità. Saranno gli chef dei più noti ristoranti, pizzerie e scuole di cucina del territorio a dimostrare attraverso le loro ricette alla portata di tutti il valore tanto delle tradizioni quanto delle innovazioni a tavola”.

Le radici culturali gastronomiche del territorio

Campoli chef consulente conosciuto in Italia e all’estero, ma di origine laziale, ha sempre sostenuto nella sua cucina la qualità e la grande ricchezza della campagna romana, facendosi promotore di una cultura della tradizione. Cultura soprattutto enogastronomica che deve puntare a far conoscere non solo le ricette, ma anche e soprattutto le materie prime, i luoghi dove si producono, le persone che ci lavorano. Una realtà che ha bisogno di essere comunicata e rafforzata a tutti i livelli, dal consumatore finale al ristoratore stellato, passando per le trattorie, botteghe e mercati. E come lui stesso ci tiene a sottolineare: “Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che ancora oggi si dimostra molto attaccato alle sue radici culturali gastronomiche, dalla ristorazione alla cucina domestica. Non dimentichiamo inoltre che alcune ricette laziali sono famose in tutto il mondo: si pensi all’amatriciana, alla carbonara, alla porchetta, ai carciofi alla giudia, che sono capisaldi dell’offerta di chi offre la ristorazione italiana all’estero. Ciò che va aumentato puntando su una giusta comunicazione è la percezione della qualità delle materie prime di base laziali. Non è lo stesso piatto se, ad esempio, il carciofo o la zucchina impiegati non sono quelli “romaneschi”. Ciascuna varietà nazionale ha le sue peculiarità e l’esperienza popolare di ciascuna regione ha lavorato proprio sulle note di gusto tipiche dei propri prodotti locali per dar luogo a ricette uniche ancora amatissime sulle nostre tavole”.

I protagonisti della seconda serie

E per chiudere chiediamo ovviamente anticipazioni sulla nuova stagione e le nuove puntate che sono già in programmazione e pronte per essere registrate: “La seconda serie de “La Casa della Gastronomia” sarà dedicata agli alimenti tipici della stagione autunnale. Tra i nomi che firmeranno le video ricette che vedrete prossimamente su Prodigus.it ci saranno anche chef stellati, come Gianfranco Pascucci e Daniele Usai, che ci porteranno alla scoperta delle loro migliori tecniche per esaltare gli ingredienti ittici laziali in cucina”.

Hotel Eden riapre le sue porte con il delivery e UNICO

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Riapre oggi le porte ai suoi ospiti e ai romani l’Hotel Eden, albergo della prestigiosa Dorchester Collection situato nel cuore di Roma a due passi da Piazza di Spagna e dalla verde Villa Borghese.

Siamo felici che presto torneremo ad accogliere i nostri ospiti.” Afferma Luca Virgilio, General Manager di Hotel Eden. “Questo periodo ci ha permesso di riscoprire l’importanza degli affetti familiari e degli amici. Far parte di Hotel Eden, albergo che da più di un secolo è un’eccellenza dell’ospitalità italiana, sia da ospite che da dipendente, vuol dire far parte di una grande famiglia, e noi non vediamo l’ora di riunirci nuovamente e tornare a prenderci cura dei nostri ospiti con tutte le attenzioni e la dedizione che da sempre ci caratterizzano.

Le novità

Da lunedì 7 settembre Hotel Eden lancia le due novità de Il Giardino Ristorante per gustare ovunque si voglia la cucina dell’executive chef Fabio Ciervo.

Tutti i giorni dalle 19.00 alle 22.00, Hotel Eden propone l’offerta take away “Hotel Eden a casa tua”: sarà possibile ordinare via mail o telefonicamente un’accurata selezione di ricette cucinate dallo chef, con almeno 60 minuti di anticipo dal ritiro.

Per chi preferisce, è disponibile anche l’opzione delivery*: i piatti saranno consegnati pronti per essere assaporati. Un delivery 5 stelle lusso in stile Hotel Eden. Il menù, che cambierà ogni mese, prevede piatti della cucina italiana impreziositi dal touch raffinato di Fabio Ciervo: fiori di zucca al forno ripieni con ricotta, taleggio, olive nere e pomodorini pachino tra gli antipasti, Calamarata e Ravioli ripieni come primi, tagliata di carne o pesce tra i secondi e una selezione di dolci. * Solo centro storico eccetto Trastevere e Monti / Zona Prati / San Pietro / Zona Parioli.

La formula UNICO

Dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 15.30, Hotel Eden propone UNICO, una nuova formula per un pranzo veloce e leggero. Il menù prevede un antipasto, un piatto principale (primo o secondo) e un dolce a scelta al costo di 36 euro, caffè incluso. I piatti, dall’antipasto al dessert, verranno serviti insieme in una bento box, un elegante cofanetto porta pranzo in stile giapponese, con vassoio e coperchio. Tra i piatti proposti insalate, tartare, paste, dolci di frutta e classici, con abbinamenti e cotture che mirano a valorizzare l’ingrediente protagonista della ricetta.

Sin dalla riapertura tornano gli aperitivi de Il Giardino Bar, ogni giorno dalle ore 19.00: il tramonto è il momento più suggestivo per ammirare Roma resa ancora più bella grazie a un caleidoscopio di colori caldi e aranciati tipici dei tramonti estivi romani, sorseggiando un cocktail sapientemente preparato dai barman di Hotel Eden e ascoltando la musica dal vivo degli artisti selezionati da Diego Buongiorno, Direttore Artistico dell’albergo, comodamente seduti nei divanetti del Bar al rooftop dell’albergo.

Movie’n Chips: il Drive In di Ostia che unisce Cinema&Cibo

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Andare al cinema d’estate non è mai un’abitudine così diffusa. Deve esserci proprio quel film imperdibile, altrimenti meglio fare due passi al fresco. Oppure, se siete degli assidui mangiatori e bevitori, meglio scegliere un bel locale all’aperto e godersi una cenetta o una bevuta.  Ad Ostia, per la gioia di tutti, hanno ideato il giusto compromesso. Si chiama Movie’n Chips e ci troviamo nel Drive In Paolo Ferrari, all’esterno del Multisala Cineland. A curare la parte food, troviamo la collaborazione di Barnaba Wine & Cucina, il tutto gestito da Magnolia Eventi.

Il progetto cinema e food

Si tratta di un classico Drive In tanto diffuso qualche decennio fa, posto in cui le nuove generazioni (sottoscritto compreso) difficilmente è stato. Oggi, anche grazie e a causa del Covid-19, stiamo assistendo a una rinascita di questo format. Parcheggio enorme per 460 posti auto, un “maxissimo” schermo da 23×10 metri, un film diverso ogni sera e un area ristorazione con posti a sedere. Qui, dalle 19.00 si aprono le danze ed è possibile godersi del buon cibo in attesa della proiezione del film che inizia alle 21.00.

Il menu è incentrato su un offerta in stile street food: hamburger, club sandwich, hot dog, ma anche fritti e gli immancabili pop corn. Non scordiamo che siamo al cinema, e cosa c’è di più bello se non ordinare del cibo senza dover aspettare l’intervallo tra primo e secondo tempo? Scrivendo un semplicissimo messaggio whatsapp è infatti possibile ordinare e il tutto viene recapito direttamente nella tua auto. Anche le affollate file e l’ansia che il film ricominci da un momento all’altro è superata.

Il racconto della serata

Arriviamo intorno alle 20.30, parcheggiamo l’auto nel posto assegnatoci  e subito di corsa a prendere da mangiare. La scelta ricade sulle proposte targate Barnaba: un hot dog di polpo e un club sandwich con roast beef. Decidiamo di mangiare in auto, per vivere al meglio l’atmosfera Drive In e perché il film sta per iniziare. Si tratta de “Gli anni più belli” di Muccino: una pellicola dai mille sapori che ripercorre la vita di 4 amici, soffermandosi sui momenti frizzanti, dolci, piccanti e amari. Torniamo al cibo.

Il mio timore per le sorti della tappezzeria della macchina viene meno una volta visto il panino: il club sandwich è ben stratificato, pieno, ma il pane è rimasto sodo e compatto; godurioso e saporito, dopo ogni morso rimane ben strutturato, insomma, realizzato con grande cura. L’hot dog di polpo semplice, ma buonissimo: pesce di ottima qualità cotto a maestria, pane croccante esternamente e morbido dentro in modo da assorbire tutto il sapore del polpo. Lo spettacolo inizia e si sa l’appetito vien guardando il film. Prendo il mio telefono e ordino due crocchette di polpo, una porzione di moscardini e delle patatine entrambi fritti. Nuovo timore: puzza fritto in macchina, anche questo superato. Il cameriere/rider arriva in sella alla bici consegnando il pacco, felice come un bimbo a Natale scarto e trovo una frittura asciutta, che non lascia cattivo odore di olio andato e soprattutto sfiziosa.

Il film continua, emozionante, passionale e coinvolgente come pochi, ma di cinema non siamo certo esperti. Bisogna dire, però, che la visuale è ottima, nonostante fossimo in una smart e l’audio arriva attraverso la radio in maniera impeccabile. Non ancora sazi e rilassati come sul divano di casa, anzi di più perché da mangiare lo fanno gli altri e te lo portano, ordiniamo una porzione di pop corn che ci fa compagnia fino a fine spettacolo.

Il nuovo approccio alla tavola di RetroBottega

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Il 26 Agosto il Ristorante di RetroBottega a Roma ricomincia il servizio con la cena, grazie a un’idea di menù completamente nuova, che ruota attorno ai singoli ingredienti, sviluppati e manipolati in piatti da scoprire di volta in volta, affidandosi quasi a occhi chiusi all’estro di Alessandro Miocchi e alla sua sensibilità gastronomica. Un originale e nuovissimo concept in cui al centro dell’offerta c’è la grande materia prima scelta dagli chef Miocchi e Lo Iudice, lavorata e costruita con tecniche e abbinamenti tesi a estrapolarne e a esaltarne la sua natura e le sue caratteristiche.

Da Retrodelivery a RetroPizza

Mai fermi Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice, gli chef mente e anima del progetto RetroBottega, che, dopo il lancio dell’e-commerce Retrodelivery e il temporary format RetroPizza, ora sono pronti a stupire con un nuovo progetto, che segue sempre le orme concettuali di RetroBottega, ma che viene modulato nell’intento di evolvere la proposta di cucina del ristorante e di renderla ancor più contemporanea.

RetroPizza, nel frattempo, non si ferma, ma continua a vivere nel locale RetroVino, con nuove pizze e nuovi abbinamenti, che, come sempre, cambiano di mese in mese, seguendo la reperibilità delle migliori materie prime dei produttori e dei contadini selezionati da Miocchi e Lo Iudice.

Il progetto

Abbiamo pensato a una sorta di ‘lista della spesa’, piuttosto che a un nuovo menù che spieghi i piatti”, racconta Alessandro Miocchi. “Il cliente sceglie il prodotto e si affida al nostro racconto, che lo interpreta sempre attraverso un processo creativo personale, che ci permette di essere più liberi e al contempo di esaltare le materie prime della stagione”. E così ci saranno narrazioni sul Peperone, sul Pomodoro, così come sullo Sgombro o sull’Acciuga, sul Piccione… storie da portare sulla tavola e nel piatto dell’ospite che, a sua volta, dovrà decidere di affidarsi “al buio” all’interpretazione della cucina. Una sorta di blind tasting, dove però nulla è nascosto, ma piuttosto, analizzato e sviluppato secondo le mani e la testa degli chef, con un unico fine: creare un nuovo approccio alla tavola, rinnovando l’esperienza RetroBottega.

L’importanza di ortaggi e verdure

Ci piaceva iniziare con un pasto nuovo, perché in questo periodo, in cui tutti desiderano tornare a quello che erano prima dell’emergenza sanitaria, secondo noi ora è impossibile, ora è il momento di fare qualcosa di diverso. Di utilizzare le energie per costruire il nuovo, per stupire, magari in maniera paradossalmente più semplice e di rinnovare la convivialità della tavola secondo nuovi canoni.” Questo l’intento degli chef, che, ancora una volta, hanno deciso di dare ampio spazio alla materia vegetale, con una selezione di ingredienti che per l’85% prevedono ortaggi e verdure. La semplicità dell’offerta non significa però che non ci sia una costruzione e uno studio approfondito delle pietanze: il piatto è complesso ma non si vede, si scopre, boccone dopo boccone.