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Dispensa Emilia e Bologna, una lunga storia di sapore

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Dispensa Emilia, il brand di ristorazione emiliana, apre un nuovo locale in via Stalingrado, il terzo in città, per proporre la sua cucina dinamica e gustosa

Identità e territorio, solide basi su cui costruire una filosofia aziendale che da 16 anni consente a Dispensa Emilia di preservare i sapori della tradizione culinaria emiliana proponendo in chiave moderna e innovativa piatti la cui bontà ha da tempo varcato i confini regionali. Il brand di ristorazione emiliana aggiunge un ulteriore tassello alla sua realtà gastronomica investendo in una nuova apertura a Bologna, in via Stalingrado giovedì 9 luglio: un accogliente e ampio locale (il terzo in città) nel quale sarà possibile, da colazione a cena, gustare i prodotti che hanno reso Dispensa un riferimento per gli amanti della buona cucina.

Questa di Bologna, la prima apertura del 2020, è estremamente significativa perché arriva dopo il periodo di emergenza sanitaria e conseguente chiusura forzata, e rappresenta il primo passo di un importante piano di espansione che prevede altre aperture nel corso dell’anno. Una crescita, quella del marchio emiliano, consapevole, graduale e lungimirante: una realtà cresciuta passo dopo passo e che continua ad investire su una formula che si è rivelata da subito vincente grazie a una proposta gastronomica tradizionale presentata in modo innovativo, un riuscito mix tra qualità, soluzioni tecnologiche e strutturali, che consente di poter ritrovare i sapori della cucina emiliana in ognuno dei ristoranti di Dispensa Emilia.

Il valore umano

Dispensa è un modo d’essere, una filosofia nella quale si ritrovano anche i clienti che mettiamo sempre al centro del nostro progetto ”: le parole di Alfiero Fucelli, Presidente e Amministratore Delegato di Dispensa Emilia, sottolineano l’approccio etico e professionale che ha permesso al brand di consolidare nel tempo i propri valori, partendo da un piccolo chiosco a Casalecchio di Reno e riuscendo a dar vita a una realtà aziendale  fondata su relazioni umane e rispetto per dipendenti e clienti. “Siamo partiti nel 2004 senza dar nulla per scontato, con l’obiettivo di poter far vivere alle persone un’esperienza buona, rilassata e divertente; oggi vedere che le persone tornano nei nostri ristoranti e ci danno fiducia dopo un periodo difficile è motivo di grande orgoglio e conferma che abbiamo costruito qualcosa di buono. Con la nuova apertura di via Stalingrado vogliamo celebrare il legame con Bologna e inaugurare una nuova fase di sviluppo dopo lo stop forzato dei mesi scorsi”.

Una cucina dinamica e gustosa

Prodotto, storia, volti, qualità: gli elementi chiave sui quali Dispensa Emilia ha costruito una proposta di cucina tradizionale in chiave moderna, senza stravolgimenti, una formula di ristorazione dinamica e gustosa che fa del comfort food d’eccellenza il proprio fiore all’occhiello, portando in tavola piatti che soddisfano la

vista ed il palato. La mission aziendale consiste nel riuscire quindi ad innovare conservando l’identità dei sapori, perseguire continuamente la qualità senza compromessi e non tradire la fiducia dei clienti (ogni singolo piatto viene valutato per lungo tempo prima di poter essere inserito a menù), perché la filosofia di Dispensa Emilia è ‘poche cose fatte bene’. A tutto ciò si aggiunge la realizzazione di un centro produttivo, la Cucina di Modena, che da marzo del 2019 sforna quotidianamente gran parte dei prodotti che poi vengono cucinati in diretta nei singoli ristoranti, e che ha permesso di monitorare ogni singola fase del processo produttivo per preservare l’identità di Dispensa Emilia e la qualità dei piatti che arrivano in tavola.

La tigella

Nel menu di Dispensa Emilia è possibile scegliere tra gnocco fritto e tagliatelle, tortellini e ricche insalate con prodotti del territorio, ma la vera protagonista è la tigella: la ricetta esclusiva fatta di farine macinate a pietra e cereali consente di dar vita a questi golosi dischi di impasto che, una volta preparati nella Cucina di Modena, arrivano sui singoli ristoranti dove finiscono di lievitare prima di essere cotti e farciti al momento. Tra le proposte più golose e imperdibili ‘la Tradizionale’ con battuto di lardo e grana, ‘la Bolognese’ con ragù di carne e ‘la Parmense’ con Parma Dop, pomodoro e rucola.

Una ripartenza in sicurezza

La riapertura progressiva dei locali, iniziata il 5 Maggio, è avvenuta rivedendo le procedure operative e applicando rigorose procedure igienico-sanitarie necessarie per garantire la massima sicurezza dei clienti e di chi è quotidianamente impegnato in cucina: tutti i dipendenti di Dispensa Emilia sono stati infatti sottoposti a test sierologici e dotati degli strumenti di protezione individuale necessari,  gli ambienti sono sottoposti a sanificazione continua e gli spazi interni sono stati rivisti per garantire il distanziamento corretto.

App&Go: il drive all’emiliana

Una realtà, quella di Dispensa Emilia, che può definirsi Slow per prodotto, cura nella preparazione e rispetto della tradizione, ed al tempo stesso Fast per la tipologia di servizio e l’innovazione, anche dal punto di vista tecnologico con il nuovo sistema totalmente contactless App&Go, che permette ai clienti di ordinare e pagare il loro asporto attraverso l’App Dispensa Emilia e ritirare il loro ordine comodamente dall’auto una volta arrivati sul punto vendita. Servizio che sarà attivo anche nel nuovo punto vendita di Bologna.

La Quercia rinnovata, per una riapertura in grande stile

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Dopo 10 anni Andrea Monteforte rinnova i locali de La Quercia ed è pronto alla ripartenza. Accanto a lui c’è chef Marco Gallotta.

Sono trascorsi dieci anni da quando il giovane Andrea Monteforte aprì il suo locale nella suggestiva Piazza della Quercia. Dopo questo primo decennio, La Quercia Osteria Monteforte ha riaperto al pubblico con veste rinnovata dallo scorso 25 giugno, data che ha segnato la ripartenza del locale dopo la grande incertezza del Covid-19. Un restyling mosso da slancio positivo e da una volontà d’azione che riporta in attività l’osteria in una delle piazze più belle di Roma. Accanto ad Andrea c’è Marco Gallotta, amico ed executive chef di lungo corso, tra le figure più significative del settore della ristorazione romana, che aggiunge a Monteforte l’esperienza giusta nel momento giusto. Perché è proprio in momenti come questi in cui la vita di ogni giorno è condizionata dalla distanza fisica, che la vicinanza di intenti si rafforza e fa da guida verso un’unica meta.

Le parole di Andrea Monteforte

“Ho sempre messo al primo posto l’ospitalità riservata e discreta, per questo dopo più di 10 anni di vita del locale, ho sentito il bisogno di offrire ai clienti un ambiente rigenerato, ma non stravolto” – afferma Andrea Monteforte, che prosegue dicendo – “Ho tanti clienti fidelizzati e non volevo togliere loro l’ambiente familiare a cui tenevano tanto. L’architetto ha tradotto il mio pensiero, realizzando interni raffinati senza perdere di vista l’autenticità dell’osteria. L’incontro con Gallotta ha fatto il resto: siamo in una casa dove la ricerca e la passione del cuoco mette in tavola la bontà dei sapori più semplici”, conclude il proprietario de La Quercia.

La Quercia come una piazza

La Quercia è stata immaginata e realizzata come una vera e propria piazza, dove appassionati artigiani, agricoltori e allevatori si ritrovano per mettere nei piatti i loro prodotti. Il menu diventa una vetrina, in cui sono esposti i piatti e il lavoro di operatori del settore chiamati a raccolta da Gallotta, per assicurare genuinità a 360 gradi.

La cucina di Marco Gallotta

La cucina, di cui chef Gallotta è protagonista insieme alla collaborazione di chef Paolo Sirianni (sous chef di Baccano, Enoteca Provincia Romana, Macro, Capofaro), declina tradizione e ricerca al servizio del sapore, con grandi classici preparati da altrettanto grandi prodotti. Tra gli antipasti compare la Frittata di Erbe (con uova di galline allevate allo stato brado, alimentate con semi di canapa, dell’Azienda Agricola L’uovo e la Canapa) e la Ricotta Laccata (dell’Azienda Agricola D’Ascenzo di Rieti), è servita con carote arrosto, timo e rosmarino. Tra i primi sono imperdibili le Mezze Maniche alla Carbonara, preparate con il Guanciale dell’Azienda Collemaggiore di Greccio di Rieti e gli fanno da eco i Cannelloni Ricotta e Orto, il cui ripieno fornito dall’Orto di Clapi – micro fattoria permaculturale di Campagnano, cambia a seconda delle stagioni. Tra i secondi ritroviamo Seppie in Zuppa di Cannellini, Pollo con i Peperoni  Polpette alla maniera dei Saltimbocca. La carne arriva ogni mese da una macelleria romana diversa, che proporrà un particolare “taglio” allo chef: a luglio Macelleria da Simone a Campo de’ Fiori, che sarà poi seguita dalla Macelleria Bombelli. Le crostate e i biscotti, così come il pane, sono realizzati dal Forno Monteforte e fanno da cornice ad una Lavagna che cambia settimanalmente seguendo stagionalità e mercato.

Le parole dello chef

“La mia prima passione è la cucina, la seconda è andare per allevamenti, campi, parlare e scambiare esperienze con agricoltori e artigiani. Da qualche anno unire le due cose è diventato indispensabile” – dichiara l’executive chef Marco Gallotta, aggiungendo – “Da quando mi sono allontanato dalla ristorazione, ho esplorato centinaia di stupefacenti occasioni di sapori italiani. Mi sento una specie di contacuoco e poter mettere in pentola i tanti prodotti assaggiati in questi anni, sarà un vero piacere per me e, spero, per chi mangerà alla Quercia”.

Il progetto

Stilisticamente, il progetto realizzato dall’Architetto Roberto Liorni, non si allontana dalle scelte legate alle classiche osterie e privilegia atmosfere pacate, familiari e dai colori tenui. La Quercia è un’osteria cosmopolitaraffinata e allo stesso tempo informale, in grado di accogliere clienti più giovani e al contempo di sedurre chi preferisce un luogo più “riservato”, in cui trovano agio anche gli ospiti dai palati curiosi e avvezzi a ristoranti più classici.

Le tante novità

Il pavimento in legno invecchiato dal tempo, le boiserie alle pareti, il marmo e le maioliche del banco mescita, le sedie vintage Milano di color miele, sono tutti elementi che caratterizzano La Quercia come un luogo dal gusto contemporaneo e in egual misura fuori dal tempo. In questa cornice dallo stile ricercato ma accogliente, i pochi tavoli dello spazio esterno godono anche di uno tra più straordinari scorci di Roma, quello tra Palazzo Spada e la Chiesa di S.Maria della Quercia, in cui la tradizione regna sovrana anche nell’omaggio alla città, fatto pensando alla vicina Confraternita dei Macellai. Tagliata e altri particolari tagli di carne, sono accompagnati da un Serratore Panciuto “a tre scrocchi”, con manico in corno di bufalo, realizzato artigianalmente per il locale da Santa Smacola Coltelli alla Romana. In tutto questo, c’è la volontà di stupire con la cucina, attraverso l’attenta cura del dettaglio e la scupolosità del servizio, eseguito in due sale a cui si aggiunge un comodo spazio con tavolo in comune che porta il locale a contare 54 coperti all’interno e 16 all’esterno. Settanta coperti che in questo momento, causa normative vigenti, saranno ridotti a 40 per garantire il giusto distanziamento.

Per saperne di più: www.osterialaquercia.com

Dario Pandolfo, il ritorno a casa si chiama “Ngonia Bay”

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Cercare l’originalità nelle origini e intendere il valore della materia come il più grande lusso”. Dario Pandolfo torna a Milazzo per dare vita al suo progetto di cucina territoriale

Il 26 giugno ha riaperto il Ristorante dell’Ngonia Bay e lo ha fatto con una grande novità: a guidare la cucina è arrivato Dario Pandolfo, milazzese, classe ’91, chef Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana di Gualtiero Marchesi, che ha collezionato importanti esperienze nei ristoranti stellati più blasonati di tutta Europa.

Lo chef ha fatto ritorno a Milazzo per dare vita al suo progetto di “Cucina Territoriale”, inteso come legame fortissimo ed imprescindibile con la “Terra madre” dove tutta la materia prima viene rigorosamente selezionata attraverso una filiera fatta di contadini, pescatori e produttori appassionati che tramandano la professione di generazione in generazione.

Il ritorno a casa

Cercare l’originalità nelle origini e intendere il valore della materia come il più grande lusso è la mia filosofia di cucina” – ha commentato Pandolfo che, appena rientrato nell’isola, ha iniziato il tour alla riscoperta dei prodotti di eccellenza siciliani, toccando con mano tutto quel che il mondo ci invidia, dai prodotti della terra siciliana maturati al sole al pescato locale, alle carni di animali allevati in maniera etica e sostenibile. Mettendo in pratica gli insegnamenti del suo mentore Norbert Niederkofler, nei 4 anni trascorsi al “St. Hubertus” (3* Michelin), Dario darà valore al singolo ingrediente, frutto del lavoro e del sudore dei produttori, rendendolo protagonista di ogni singolo piatto. “La perfezione in cucina – spiega ancora lo chef – si ottiene solo grazie ad un’altissima qualità delle materie prime, alla conoscenza delle tecniche di cottura e ad un modo di cucinare totalmente naturale”.

Per lo chef milazzese si tratta quindi di “un ritorno alle origini”. Non un semplice slogan ma molto di più. Questa frase riassume infatti la sua evoluzione professionale e l’inizio del nuovo progetto culinario che coincide con il lancio della stagione estiva 2020 dell’Ngonia Bay di Milazzo.

Il Boutique Hotel

Abbiamo deciso di investire in maniera importante nella cucina della nostra struttura – ha commentato Marco Calabrese, titolare dell’elegante Boutique Hotel incastonato nella splendida cornice naturale della Ngonia – con l’intento di far vivere un’esperienza unica ai nostri clienti e ritagliarci un posto di rilievo nella ristorazione a livello nazionale ed internazionale. Abbiamo deciso di puntare sui giovani del nostro territorio che, se da una parte, sono legati fortemente alla tradizione gastronomica siciliana, dall’altro sanno interpretare il gusto contemporaneo e innovare la cucina per restare al passo con i tempi e anticipare le nuove tendenze”.

Il Terrace Restaurant di Ngonia Bay, con vista mozzafiato sul mare cristallino della baia del Tono, sarà fruibile tutte le sere a cena a partire dal 26 giugno. Di giorno invece nell’area antistante al Boutique Hotel si potranno gustare colazioni, pranzi e aperitivi più informali e veloci. La location, che sorge a pochi passi dal mare, è infatti il luogo di ritrovo preferito dopo le giornate trascorse in spiaggia.

Ngonia Bay

Tono Piazza Angonia
Milazzo, Sicilia

Hotel: info@ngoniabay.com
Restaurant: restaurant@ngoniabay.com
Tel: (+39) 090 9281326

A scuola di Social Food Photography con Vatinee Suvimol

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Con l’avvento dei social network, da Facebook a Instagram passando per i numerosi blog di cucina, la rete parla di cibo ormai in tutte le lingue del mondo: ricette e piatti per tutti i gusti dal junk food al gourmet, dalla pizza ai piatti tradizionali, senza tralasciare calici di vino e cocktail, ma in tutto questo “food and beverage” non è sempre facile trovare delle belle foto.

Oggi che la comunicazione visual ha sorpassato le parole e che una buona immagine diventa la base per costruire un’identità riconoscibile non si può chiudere un occhio sull’importanza di una foto professionale. E non ci riferiamo solo a blogger e food lover oramai instagrammer incalliti, ma anche ai ristoratori e a quella fetta di operatori del settore che si affidano spesso al fai da te per la gestione dei propri profili social e per la loro comunicazione quotidiana.

Vatinee Suvimol, A Thai Pianist

Non vogliamo condannare il fai da te ovviamente, siamo invece critici con l’improvvisazione e la mancanza di cura dei dettagli, che in questo caso particolare fa la differenza. Scelta della location o costruzione di un set, scelta delle luci e dell’inquadratura, tutto deve rispondere a delle esigenze, tutto deve essere messo insieme come gli ingredienti di un piatto per poter raccontare quel piatto con lo stile più avvincente, più personale e più identitario possibile. Avere cura delle sfumature significa proprio questo, riuscire a raccontare una storia che si arricchisce di aggettivi, scene e personaggi.

E tutto ciò diventa possibile anche se non si è un fotografo professionista, ma ti avvicini con passione ad una macchina fotografica e cerchi di guardare le cose in modo nuove per poi presentarle agli altri. Questa è la storia di Vatinee Suvimol, thailandese di nascita e bergamasca di adozione, avvocato di professione e foodblogger conosciuta in tutto il web dal 2011 quando decide di aprire il suo blog di cucina e  lo dedica a quel padre thailandese che non aveva mai conosciuto, un pianista thai: nasce così athaipianist.com.

La sua bravura è stata quella di saper raccontare la sua vita, la Thailandia e i viaggi, la famiglia attraverso le immagini prima di tutto, che si distinguevano da altre per eleganza e leggerezza. In poco tempo Vatinee è diventata un punto di riferimento per i nuovi food blog che dal 2012 cominceranno a popolare il web, nel 2014 è tra i fondatori di iFood.it, portale di ricette e network di oltre 200 food blog italiani, food stylist, coautrice e food photographer di libri di cucina come Cake Roll, Malvarosa Edizioni 2015 e Le Fluffose, iFood 2016 e per arrivare alla sua autobiografia: La Mia Storia Thai nel 2017.

Oggi a distanza di tre anni dal suo ultimo lavoro editoriale torna sulla scena del mondo Food con “Social Food Photography”, edito da Hoepli editore quinto libro della collana DMT Digital Marketing Turismo, curata da Nicoletta Polliotto.

La Social Food Photography

Social Food Photography già dal titolo si ripromette di essere una guida pratica, dedicata a coloro che vogliono approcciarsi al mondo della Food Photography, acquisendo le nozioni e le conoscenze di base necessarie per l’evoluzione digitale della propria attività.

Già leggendo l’indice e guardando le immagini di cui il volume è ricco se ne intuisce l’obiettivo: “questo libro vuole essere un manuale pratico, con esempi di backstage, suggerimenti su come ottenere immagini food accattivanti, analisi su come comunicare il cibo online: un libro utile e ispirazionale per chi vuole avvicinarsi al mondo del food photography e per chi vuole servirsi dello stesso come nuovo strumento di comunicazione” sottolinea Nicoletta Polliotto curatrice della collana.

La passione per la fotografia

Ma questa passione per la fotografia da dove nasce? Ci spiega Vatinee: “Quando cominciai a pubblicare ricette thailandesi sul mio blog, mi chiesi se qualcuno avrebbe mai replicato un mio piatto, considerando che la cucina thai non era ancora conosciuta in Italia. E così, puntai tutto sulla fotografia. I miei noodle dovevano essere così eleganti, così sublimi, così saporiti all’apparenza da creare curiosità nei miei lettori. Poi mio marito mi regalò una reflex entry level e iniziai con i primi scatti di food dal soggiorno di casa mia, sfruttando la luce naturale, ricorrendo a stratagemmi casalinghi per ottenere qualche effetto e puntando sulla bellezza della presentazione. Da lì a poco, le mie foto divennero riconoscibili in tutto il web”.

Un percorso personale che fa capire come la passione e l’impegno messo in ciò che facciamo, insieme allo studio e alla pratica costante, possa portare a grandi risultati. Vatinee nel tempo è riuscita a creare un suo stile fotografico, riconoscibile e riconducibile a lei. E in questo suo volume l’autrice è proprio questa strada che ci vuole indicare: “continuo a ribadire che non sono una professionista, ma mi piace trasmettere l’idea che chiunque può fotografare e diventare fotografo di se stesso e dei propri piatti”.

A chi si rivolge “Social Food Photography”

Tanti consigli, suggerimenti e spunti utili per fare delle fotografie del cibo che siano belle e accattivanti nelle pagine di questo libro, dedicato a chef, ristoratori, strutture ricettive, piccole imprese, food blogger alle prime armi, ma anche a social media manager, instagrammer, food lover e, in generale, a tutte quelle persone che necessitano di alcune nozioni e conoscenze di base per lanciarsi nel mondo della food photography o semplicemente per rinnovare le proprie gallery social.

Cosa trovare nel libro

Chiunque, senza per forza possedere grandi mezzi e con un po’ di inventiva, è in grado di fotografare e diventare fotografo di se stesso e dei suoi piatti, è proprio questo il leitmotiv del libro, che spiega anche in che modo è possibile trasformare le immagini food in un forte strumento di comunicazione sul web e sui social media.

Il manuale è composto da due nuclei: un primo nucleo, dove sono contenuti suggerimenti su come fotografare, sia utilizzando il proprio smartphone, sia utilizzando una reflex; dove viene spiegato come allestire dei set, sfruttando quello che ognuno potrebbe avere a portata di mano all’interno della propria casa, sia set più professionali. Il secondo nucleo, invece, spiega come sfruttare le immagini create sul web per potenziare e far crescere le proprie attività o semplicemente per rinnovare i propri profili social ed aggiornarsi sugli ultimi trend.

Un percorso “didattico” colorato e divertente con la prefazione di Monica Bianchessi, chef e volto tv e all’interno dei vari capitoli si trovano i contributi di di food fotografi, creative designer, food influencer ed esperti del mondo digital come: Luca Perego (pasticcerie e food influencer), Francesco Pruneddu (social media manager e food stylist),  Anna Rita Granata (foodblogger e lifestyle influencer), Marica Milano (graphic designer e instagrammer), Anna Fracassi (art director e foodblogger), Manuela Bonci (fotografa e esperta di comunicazione), The Deers (food & branding fotographers), Alessia Stano (docente e foodblogger), Ilaria Barbotti (digital pr e influencer marketing specialist), Nicoletta Polliotto (project manager e consulente per aziende food) e Monia Taglienti (digital strategist).

Poche regole, molta creatività e altrettanta sperimentazione sono le cose che dobbiamo mettere in gioco per creare immagini appetitose. Perché quando cuciniamo, mangiamo o siamo vicini al cibo, entrano in gioco tutti i sensi. Il cibo è sinestetico e il coinvolgimento totale parte proprio dai nostri occhi. E la vista diventa ancor più protagonista quando siamo obbligati solo a osservare una pietanza, ecco che in questo caso per chi vuole “dire qualcosa” con un piatto ha il compito di stimolare tutti i sensi di chi guarda e far sembrare il cibo così bello da indurre a pensare che sia anche più buono del suo reale sapore.

Il Bauletto artigianale di Olivieri 1882

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Il brand vicentino, ha voluto concentrare le proprie forze sulla creazione del Bauletto artigianale, un prodotto per tutti i giorni, pensato per tutta la famiglia, che arriva nelle casa in tutta Italia grazie all’acquisto online.

Non solo dolci da ricorrenza, ma anche un lievitato d’eccellenza adatto alla colazione, alla merenda o come goloso dessert: dopo aver conquistato l’Italia intera con la Colomba artigianale, premiata dal Gambero Rosso come la migliore del 2019, e il Panettone inserito nella classifica dei migliori 10 a livello nazionale, Olivieri 1882 ha creato un prodotto pensato per far felici i propri clienti tutto l’anno, il Bauletto artigianale.

Il Bauletto artigianale

Abbiamo deciso di realizzare un prodotto – ha dichiarato Nicola Olivieri, titolare di Olivieri 1882 – che potesse avere la stessa qualità della nostra Colomba, del Panettone e del Pandoro ma che fosse sulle tavole degli italiani tutti i giorni, per regalare un sorriso quotidiano con la certezza di mangiare un prodotto totalmente artigianale , realizzato con ingredienti genuini e trasparenti. Sappiamo bene che non sempre la colazione a casa rispetta questi valori, perché i prodotti confezionati industriali sono purtroppo diventati un’abitudine e una comodità. Da qui l’idea di provare a offrire ai nostri clienti un nuovo – e comodo – rituale quotidiano grazie al nostro Bauletto , acquistabile facilmente sul nostro sito e proposto in diverse varianti di gusto per soddisfare anche i palati più esigenti”.

Il Bauletto sarà disponibile in versione Classico, ma anche ai gusti “pere e cioccolato”, “cioccolato bianco e frutti di bosco”, “albicocca e caramello salato”, “tre cioccolati” e “amarene”.

Lo shop online

Il successo ottenuto nel periodo pasquale con lo shop online grazie alla vendita di oltre 7.000 Colombe artigianali, di cui parte del ricavato è stato donato in beneficenza agli ospedali di Vicenza e Arzignano, ha spinto il brand vicentino ad aggiungere i Bauletti ai prodotti già presenti nel proprio spazio e-commerce. Tutte le varianti di questo nuovo prodotto, infatti, sono facilmente acquistabili sull’e-commerce del brand, all’indirizzo https://www.olivieri1882.com/it/shop/.

La lavorazione artigianale

Lavorazione rigorosamente artigianale, come vuole la tradizione, i Bauletti Olivieri 1882 presentano una struttura estremamente soffice, e sono realizzati senza conservanti, aromi e grassi vegetali. Ogni singolo lievitato prevede una lavorazione di 4 giorni, di cui 48 ore sono dedicate alla naturale maturazione.

Un ulteriore punto di forza è rappresentato dall’utilizzo del lievito madre vivo, rinfrescato e lavorato ogni giorno dai pasticceri della famiglia Olivieri, che conferisce ai Bauletti artigianali una grande digeribilità. Vengono inoltre utilizzate solo materie prime di riconosciuta qualità, come le arance candite artigianalmente, l’uvetta Sultanina Australiana 5 Corone, le bacche di pregiata vaniglia Bourbon e Tahiti, le farine da grani italiani, lo zucchero di canna grezzo, il burro Belga ottenuto per centrifuga e il miele di acacia italiano.

Just Eat Takeaway e Grubhub, la nascita di un gigante del food delivery e i rischi che porta con sé

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In questi giorni si è parlato, e probabilmente se ne parlerà ancora per molto, del food delivery. L’emergenza sanitaria ha innalzato i consumi, ora in leggero calo vista la fine del lockdown e la riapertura dei locali. Per far fronte alla crisi economica, ancora agli inizi (speriamo di sbagliarci), molti imprenditori hanno optato per un servizio di delivery autonomo. Una scelta coraggiosa senza dubbio e che non tutti possono sostenere. E le società di delivery? Non sono state certo con le mani in mano: notizia di ieri è la prossima nascita del più grande colosso occidentale di food delivery, nato dall’acquisto di Grubhub da parte di Just Eat Takeaway.

Come nasce un gigante del food delivery

Il gruppo Just Eat Takeaway nasce in piena pandemia. Alla fine di Aprile la società olandese Takeaway ha acquistato il suo concorrente inglese Just Eat; un’operazione da circa 7 miliardi di euro. Insieme sono in grado di offrire i loro servizi a circa 155mila ristoranti in più di 23 paesi nel mondo, principalmente europei. Come si suol dire, non c’è due senza tre: come anticipato, il gruppo appena nato si accinge ad acquistare il suo diretto concorrente statunitense, Grubhub appunto. Un affare da 7,3 miliardi di dollari che sancisce la nascita del più grande gruppo al mondo, al di fuori della Cina, di servizio di cibo a domicilio. Un gigante che con la sua potenza si prepara a “divorare” il mercato occidentale.

I rischi di un mercato ancora poco etico

I rischi di una tale operazione sono strettamente connessi a quelli che ha portato con sé il boom del delivery. In primo luogo un maggior sfruttamento delle condizioni dei riders, o forse sarebbe meglio dire che ce ne siamo semplicemente accorti. Non a caso, qualche giorno fa, Uber Italia è stata commissariata: la necessità di accontentare la ristorazione commerciale – sostengono gli inquirenti della procura di Milano – ha portato a una gestione dei riders non in linea (eufemismo) con il codice penale. Paghe vergognose che si aggirano intorno ai 3 euro a consegna indipendentemente dai chilometri percorsi, in poche parole caporalato versione food delivery. Certo, si tratta di Uber non di Just Eat, ma comunque le condizioni dei riders di queste enormi compagnie rimango sotto la lente d’ingrandimento della magistratura e della politica. Speriamo.

In secondo luogo, il rischio di  avvio verso la monipolizzazione del mercato da parte di una società di questa portata, Just Eat+Grubhub. Secondo un’ indagine di Statista, la società di delivery più famosa in Italia è, appunto, Just Eat  con un 32% contro appena l’11% di Deliveroo e di Gloovo. Inolte, il 76% degli intervistati ha usufruito dei suoi servizi negli ultimi dodici mesi, secondo Deliveroo con il 37%. La fusione con il cugino americano non farà altro che aumentare la forza economica a dispetto delle piccolissime società che operano in maniera etica e sostenibile.

Se il delivery è veramente il futuro della ristorazione ce lo dirà il tempo, ma è indubbio che sia in ascesa. Per questo è essenziale iniziare a condurre, da parte di giornalisti e imprenditori, un discorso etico anche sulle società che consegnano a domicilio.

Babaco Market: la Box delivery anti-spreco

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Da un’idea del founder di Myfoody, una nuova iniziativa  che conferma l’impegno verso la riduzione dello spreco alimentare

Il confinamento a casa durante l’emergenza Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini e ha fatto emergere una nuova consapevolezza da parte di tutti nei confronti dello spreco alimentare domestico quotidiano.  Consapevole di ciò, Francesco Giberti, founder di Myfoody – la start up nata con l’intento di salvare i prodotti in scadenza nei supermercati – ha messo a punto un nuovo progetto fondato sulla medesima filosofia di riduzione dello spreco alimentare.

Nasce così Babaco Market, un delivery di frutta e verdura “anti spreco” che consegna tutti quei prodotti, con piccoli difetti estetici o non conformi agli standard di altri canali di distribuzione, che altrimenti verrebbero destinati allo spreco. Un servizio che si rivolge alla community in continua crescita di consumatori consapevoli, attenti alla sostenibilità e attivamente impegnati perché venga ridotto lo spreco alimentare.

I prodotti delle box di frutta e verdura di stagione di Babaco Market provengono da agricoltori attenti alla qualità e agli standard di coltivazione, piccoli produttori e presidi slow food in tutta Italia.

Le box vengono poi consegnate direttamente a casa garantendo un risparmio fino al 30% rispetto al negozio.

In più, sempre in linea con la filosofia anti-spreco, i prodotti selezionati per le babacobox rimasti invenduti verranno devoluti a RECUP, l’associazione charity che combatte lo spreco alimentare e l’esclusione sociale redistribuendo i prodotti attraverso la rete dei mercati rionali.

Come Funziona

Dal sito di Babaco Market l’utente può abbonarsi ad una box di frutta e verdura di stagione, di diverse misure, ricevendola direttamente a casa ogni 1 o 2 settimane, in base alle preferenze. Le selezioni settimanali vengono fatte in base alle disponibilità cercando sempre di garantire la massima varietà di prodotti da una settimana all’altra e rispettando le stagionalità degli alimenti.

Oltre ai prodotti di stagione, di altissima qualità ma leggermente imperfetti, ogni box include anche eccellenze della produzione italiana provenienti da piccoli agricoltori che coltivano secondo metodi tradizionali e che salvaguardano la tradizione gastronomica locale italiana, unica nel mondo, come ad esempio le albicocche di Scillato e del Vesuvio.

L’attenzione al prodotto continua anche durante la fase di spedizione: le #babacobox viaggiano infatti al fresco e senza subire sbalzi di temperatura.  Attualmente la consegna è attiva solo per la città di Milano, con l’obiettivo di espandere velocemente il servizio anche al resto della Lombardia e ad altre regioni.

“Sono da sempre impegnato, personalmente e con il mio business, nella promozione di best practice legate alla lotta allo spreco alimentare. Il progetto Myfoody nasce proprio dall’esperienza diretta e dalle mie osservazioni come consumatore. Allo stesso modo le mutate abitudini nel fare la spesa nate durante l’emergenza sanitaria e l’affermarsi di una nuova consapevolezza verso il tema dello spreco alimentare domestico quotidiano, ci hanno convinto dell’importanza di creare un nuovo servizio basato sulla delivery e sui valori propri dell’economia circolare, BABACO MARKET, direttamente rivolto ai consumatori più sensibili ed evoluti” Commenta Francesco Giberti

About Myfoody

Fondata nel 2015, Myfoody è attiva dal 2017 ed è oggi tra le piattaforme più innovative ed apprezzate nell’ambito della lotta agli sprechi alimentari e nella promozione di una cultura del cibo etica e sostenibile.  Prima App a distinguersi per accordi con insegne della GDO, Myfoody porta a conoscenza dei consumatori offerte geolocalizzate di prodotti alimentari in scadenza disponibili a prezzi scontati nei supermercati. Nel 2019 Myfoody ha ricevuto da Federdistribuzione il premio come migliore soluzione per la GDO contro gli sprechi alimentari.

About Babaco Market

Nata nel 2020 condivide la mission anti-spreco di Myfoody. Babaco Market è un servizio di delivery in abbonamento che porta direttamente a casa dei consumatori delle box di frutta e verdura che per piccoli difetti estetici non rientrano negli standard dei tradizionali canali di distribuzione e per questo rischiano di essere sprecati. I prodotti includono eccellenze del territorio italiano tra cui presidi slow food.

Fase 2 e spreco alimentare, ci pensa “Too Good To Go”

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L’equazione “più si consuma più si spreca” è oramai distintiva del nostro tempo, soprattutto quando si parla di cibo e di spreco alimentare, ovvero quella parte di beni che vengono acquistati, ma non consumati e che poi finiscono nella spazzatura. E questo “buttare nella spazzatura” risale la catena agroalimentare e si riflette su tutte le fasi, quella produttiva, quella distributiva per arrivare infine sul consumo. Con il cibo sprecato vengono, infatti, gettate via anche risorse come acqua, fertilizzanti, suolo, combustibili fossili e fonti energetiche di ogni tipo, a cui si somma poi lo spreco economico e quello in termini di risorse umane.

I dati della FAO sullo spreco alimentare

Un problema a livello globale secondo i dati della FAO: le cifre nazionali sullo spreco sono molto elevate, ben 1/3 di ciò che si produce (un miliardo di tonnellate) non arriva a tavola, che tradotto in cifre significa 15 miliardi di euro. Ed è proprio alla fine della catena del cibo, nella fase di consumo sia domestico che ristorativo, che avvengono gli sprechi più consistenti dovuti a cattive abitudini di spesa, date di scadenza troppo rigide, inosservanza delle indicazioni in etichetta sulla corretta conservazione degli alimenti, o alle promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario, e la tendenza a servire porzioni di cibo troppo abbondanti.

La giornata nazionale contro lo spreco alimentare

C’è bisogno innanzi tutto di più educazione e dal 2014 è stata proclamata la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare (appuntamento fisso il 5 febbraio), che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i cittadini–consumatori. E grazie a una serie di attività, sensibilità e consapevolezza riguardo al problema sono cresciute negli anni, stando infatti al rapporto diffuso dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, lo spreco alimentare domestico è calato del 25%. Gli italiani pare siano più attenti a quello che comprano, leggono l’etichetta degli alimenti, attuano buone pratiche per non gettare il cibo, con la consapevolezza delle conseguenze in termini ambientali. Ciò nonostante, nelle case degli italiani si gettano ancora ogni anno 27,5 kg di cibo.

E poi servono sempre più buone pratiche da adottare e applicare. Tra queste c’è l’app Too Good To Go, nata nel 2015 in Danimarca, presente in 9 paesi europei e arrivata lo scorso anno in Italia per merito di Eugenio Sapora con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare.

Come funziona Too Good To Go

Il suo funzionamento è semplice: Too Good To Go si rivolge a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel che possono recuperare e vendere online a prezzi ribassati il cibo invenduto a fine giornata e che non può essere rimesso in vendita il giorno dopo. Questo invenduto viene proposto agli utenti in una “magic box” con una selezione a sorpresa. D’altra parte, i consumatori possono acquistare sempre attraverso l’applicazione i loro pasti, anche last minute, a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro. Un risparmio di spesa e un impegno concreto nella lotta agli sprechi e nella tutela dell’ambiente.

Fondatore di questo progetto è Mette Lykke, che ha ideato questa app per poter offrire a ciascuno l’opportunità di impegnarsi nella lotta agli sprechi, permettendo ai ristoratori di conquistare anche nuovi clienti e ai consumatori di provare nuovi prodotti a prezzi minimi.

Il local marketing

L’altra faccia della medaglia è proprio quella del local marketing e della promozione. Ogni realtà ristorativa, grande o piccola che sia, aderente al progetto acquista la sua vetrina all’interno della app e ogni acquisto fatto e ritirato personalmente dà l’opportunità di una conoscenza diretta con il “luogo di recupero”, con le sue persone e i suoi prodotti. In poche parole ogni utente ha la possibilità di conoscere meglio le realtà di quartiere, scoprirle e perché no diventarne cliente.

Eugenio Sepora Country Manager di Too Good To Go replicando il modello internazionale in Italia è partito da Milano alla conquista di molte città e dopo un anno è presente da nord a sud della penisola su ben 4 mila esercizi, anche se a suo dire sono ancora pochi.  L’obiettivo è molto chiaro: “vogliamo creare la più grande rete antispreco in Italia: ad oggi sono state oltre 11 milioni le Magic Box acquistate in Europa, il che ha permesso a livello ambientale di evitare l’emissione di più di quasi 23 milioni di tonnellate di CO2”.

Cosa è successo con il lockdown?

È cambiato qualcosa nelle abitudini di consumo degli italiani? Come ci racconta lo stesso Sapora: “l’obbligo di stare a casa, di fare una spesa ragionata e di cucinare sempre programmando pranzi e cene, ha portato a dei consumi razionali e più oculati sicuramente. Non poter andare a mangiare fuori ha imposto alle persone di consumare ciò che si aveva in casa, di non fare eccessive scorte e di cucinare, inventando con fantasia, cose sempre diverse senza far andare a male gli alimenti in frigo”.

Se ne deduce che questi mesi ci abbiano insegnato qualcosa, che ci auguriamo sapremo portare dietro come nostro bagaglio culturale oramai. C’è però un’altra questione da considerare, ovvero le rimanenze e le scorte di cibo presenti nei magazzini delle aziende, dei distributori, delle stesse realtà ristorative che obbligate a chiudere non hanno potuto consumare quotidianamente come da copione. Ecco che tutti questi beni stoccati rischiano di arrivare a data di scadenza e non poter essere utilizzati o venduti.

La Super Magic Box

E qui scatta l’intuizione di Too Good To App che propone un’affiliazione a industrie, distribuzioni e catene horeca per evitare di buttar via questi beni che non possono essere consumati altrimenti, creando la Super Magic Box. Una box sempre a sorpresa per l’utente che la ordina on line, in cui troverà una combinazione di prodotti misti delle realtà aderenti con i loro prodotti confezionati e che potranno acquistare sempre a un pezzo ridotti (ben il 70% in meno del suo valore) e ritirare presso i cosiddetti pick up point.

La quantità di cibo rimasta nei magazzini italiani è impressionante. Si tratta di alimenti, solitamente destinati alla ristorazione, con una shelf-life dai 3 ai 6 mesi”, spiega Eugenio Sapora. “Dopo il lungo lockdown, questi prodotti si avvicinano inevitabilmente a scadenza: per questo abbiamo messo a disposizione la nostra app e la nostra rete di esercenti e waste warriors per salvare quanto più cibo possibile e allo stesso tempo aiutare economicamente tante realtà che hanno subito gli effetti della crisi”.

Le Super Magic Box sono disponibili direttamente all’interno dell’applicazione grazie al supporto di oltre 150 esercenti legati alla rete di Too Good To Go, nelle città di Roma, Milano e Bergamo, che hanno accettato di diventare pick up point di queste box speciali. “In questo modo, grazie ad uno strumento semplice ed immediato come la nostra app – sottolinea Saporala filiera si integra e si supporta vicendevolmente: da una parte facendo sì che gli alimenti degli stock che non possono essere venduti in altro modo arrivino direttamente all’attenzione del consumatore, dall’altra riavvicinando in sicurezza e con cautela le persone agli esercizi commerciali di prossimità”.

Le crescita del progetto

Il valore del progetto si riassume anche nella crescita di una realtà che nel momento di difficoltà ha trovato una linea di sviluppo sostenibile in un settore inedito, e senza intaccare la propria mission ha tutti i numeri per tradursi in un servizio complementare organizzato che prevede anche una buona espansione nel numero dei partner.

Ad oggi hanno aderito al progetto: Danone, con i loro prodotti più emblematici, tra cui yogurt, latti fermentati e prodotti vegetali; Fine Food Group e la sua offerta di prodotti per la cucina messicana, americana e Tex Mex; il Gruppo Dolcitalia, con una scelta di dolce e salato adatta per i momenti della colazione, merenda e aperitivo, insieme a Lazzarini Spa, un affiliato del gruppo che si è messo a disposizione per la distribuzione delle box.

Ancora una volta l’affermazione che le opportunità nascono dalle crisi si rivela veritiera.

Community.Wine e VinumVersity: la nuova piattaforma digitale targata Roscioli

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Alla Rimessa Roscioli non sanno proprio stare fermi; dal 1824 ne hanno viste di crisi, eppure loro sono ancora lì. Il loro nuovo progetto si chiama Community.Wine e VinumVersity, un’idea innovativa e ambiziosa, ma soprattutto divertente e costruttiva.

Community.Wine. Cos’è e come funziona?

La Community.Wine è un format del tutto nuovo: una sorta di social network del vino, anzi di persone che hanno a che fare con il vino. Produttori, sommelier, studenti, ristoratori e appassionati alle prime armi, c’è posto per tutti. Uno spazio di divulgazione, dove ognuno può condividere la propria esperienza e trarre insegnamento da quella degli altri. Un hub dove fare rete, dove un ristoratore potrà trovare il giusto vino per la sua carta e imparare come comunicarlo; dove un produttore potrà portare la propria esperienza, promuovere la sua azienda o imparare dal lavoro degli altri; dove gli appassionati potranno apprendere, scoprire, curiosare, conoscere. Una realtà virtuale con dei forum privati dove tutti potranno dialogare con tutti. Una sorta di infinito tavolo sociale targato Roscioli, dove poter parlare di vino magari sorseggiandolo sul divano di casa.

L’altra faccia digitale della Rimessa Roscioli

Non a caso lo stesso Alessandro Pepe, volto principale della Rimessa Roscioli, racconta che lo scopo della Community è lo stesso della Rimessa: condividere esperienze e saperi che altrimenti non avrebbero senso di essere vissute o di essere appresi. “Il locale è sempre stato un luogo di incontro fra appassionati con in comune la voglia di crescere e divertirsi. In questo periodo di stop forzato siamo riusciti a trasportare lo spirito del nostro locale on line, concretizzando quel progetto che da tanto avevamo in mente. Mettere a disposizione di tutti il materiale girato in questi anni, le impressioni dei produttori, le esperienze in vigna e le opinioni dei piccoli e grandi nomi del
mondo del vino. Video lezioni che sono spunti legati all’esperienza e alla storia di ogni singolo
produttore e territorio, viaggi a cui accedere in qualsiasi momento e da ogni parte del mondo.”

Vinum Versity, la scuola della Community

Vinum Versity è la sezione della community dedicata alla didattica, all’informazione e all’istruzione sul mondo dell’enologia. Così come l’iscrizione al sito, ogni contenuto è completamente gratuito e disponibile sia in inglese che in italiano. Un per-corso, così lo definiscono. Un percorso tra vigneti, cantine, storie di produttori e prodotti. Un percorso che ribalta la concezione classica dell’approccio al mondo del vino: parte dalla terra, passa attraverso le persone e solo in ultimo arriva all’etichetta.“I nostri Per-Corsi nascono con l’intento di riportare il vino al suo ruolo di connettore sociale, di veicolatore di storie, paesaggi, culture e persone, per arrivare poi alla bottiglia– spiega Pepe- mettendo al centro il percorso e le persone che portano all’etichetta e non il contrario. E sembra che questa impostazione piaccia, a una settimana dall’apertura della community abbiamo già 500 iscritti.”

I contenuti dei per-corsi e il sistema della classifica a punti

Un corso vero e proprio che nel tempo, grazie all’esperienza del gruppo Roscioli,  arricchisce di nozioni i partecipanti, ai quali non è richiesta nessuna competenza. Infatti, si tratta di lezioni orizzontali legate alla storia e all’esperienza di ogni singolo produttore e territorio. Un’impostazione informale dunque, che possa finalmente sdoganare l’approccio aristocratico al vino, rendendolo comunicabile e appetibile per chiunque. ” Imparare tutta la tecnica, la storia e la scienza del vino, se il vostro obiettivo è diventare un famoso sommelier, è inutile se non si è poi in grado di comunicare queste conoscenze a chi di vino non sa nulla” si legge sul sito. E ancora “Collezionare costosissime bottiglie in cantina diventa irrilevante se poi le acquistiamo basandoci solo sui giudizi di qualche griffato e non sempre onesto giornalista. Infine, conoscere il vino solo per poter annoiare i nostri amici o i nostri partner con cognizioni imparate a memoria (e spesso ricordate male) non fa che renderci antipatici e distanti sia dal vino che dai nostri amici e partner.”

Verranno pubblicati 1 o 2 video settimanali e un corso monografico a cui poter accedere e interrompere in ogni momento. In più, ogni giovedì una diretta streaming con un produttore che parlerà principalmente del suo terroir; prossimo appuntamento le Langhe. Inoltre, per i più esperti e assetati di conoscenza saranno disponibili delle masterclass di approfondimento. Detto ciò, che scuola sarebbe senza dei voti? Hanno pensato anche a questo. Si tratta, più precisamente, di una classifica divisa in otto livelli scalabili attraverso l’acquisizione di punti. Questi ultimi si ottengo attraverso la partecipazione attiva sulla piattaforma: guardando i video, scrivendo sui forum, seguendo le lezioni e rispondendo esattamente ai quiz. In palio ci sono bottiglie omaggio, voucher e pass spendibili per degustazioni o cene alla Rimessa Roscioli.

Insomma, se non lo fate per la conoscenza, fatelo per bere e mangiare bene.

Arriva Leggimenu.it, l’aiuto gratuito ai ristoratori

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Rispettare le regole e sanificare, tutto tranne  i menu! Da oggi online con la piattaforma offerta da KiRweb. Oltre 800 esercenti iscritti in meno di 24h.

La Fase 2 ha preso il via tra le polemiche. Tra mezze riaperture, scelte di campo e impossibilità a rialzare la saracinesca, quella fetta di coraggiosi ristoratori che è riuscita a riaprire il 18 maggio, è già alle prese con le misure di sicurezza necessarie per contrastare il temuto contagio di ritorno. Numerosi gli accorgimenti da rispettare, tra cui spiccano i frequenti momenti dedicati alla sanificazione, indispensabile per garantire al pubblico una cena serena e al riparo dal virus.

Ma come fare con i menu? La cara vecchia “carta”, già fortemente provata dall’avvento delle tecnologie, da oggi è destinata ad estinguersi, complice anche l’arrivo sulla rete del sito Leggimenu.it , il menu digitale gratuito che aiuta la ristorazione a ripartire. Perché in tempi oscuri come questi, risparmiare qualcosa fa sempre comodo e dunque, perché non risparmiare quel margine di tempo e quella quantità di disinfettante che serve a sanificare i menu di ogni cliente? Ne è certo Riccardo Pirrone, ideatore dell’iniziativa web gratuita e a capo dell’agenzia di comunicazione KiRweb, già nota per la sua creatività applicata al difficile mondo dell’industria funebre. Sono infatti più che celebri le campagne pubblicitarie di Taffo Funeral Services, caso unico nel suo genere e vero e proprio esempio di social marketing, ormai oggetto di studi universitari, di cui KiRweb è autore. In meno di 24 ore e con sincero stupore da parte degli ideatori, il portale ha già collezionato oltre 800 ristoratori iscritti, pronti ad usufruire di un servizio che si preannuncia indispensabile e che resterà di libero accesso per sempre.

COME FUNZIONA LEGGIMENU.IT

Per i Ristoratori

Utilizzare Leggimenu è molto semplice. Se siete a capo di un ristorante, un bar o una pizzeria, basterà andare sul sito www.leggimenu.it e caricare autonomamente sul sito il vostro menu. Registrandovi, potrete ricreare da zero la carta dei cibi e delle bevande offerte nel vostro locale. Al termine del caricamento, vi sarà poi rilasciato un QR-code che mostrerete al cliente per scegliere la pietanza che preferisce attraverso il suo personale smartphone.

Per i Clienti

Usufruire del menu digitale su Leggimenu è facile. Entrando nel locale, chiedete al gestore se il suo menu è presente su www.leggimenu.it . In caso di risposta positiva, puntate il vostro smartphone sul QR-code fornitovi dal personale di sala e in pochi secondi avrete libero accesso alla carta del locale.

«Che tu abbia un ristorante, un bar o una pizzeria, con leggimenu.it potrai avere il tuo menu in versione web e i tuoi clienti potranno consultarlo facilmente con il cellulare mentre sono al tavolo» – dichiarano i creativi di KiRweb, che concludono – «Per usufruire del servizio online, basterà registrarsi sul sito e non ci sarà bisogno di scaricare alcuna applicazione. Un menu digitalizzato è sicuro per tutti!».

LE CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO LEGGIMENU.IT

  • Menù digitale in formato web;
  • Leggero e veloce, navigabile anche dove c’è poca connessione;
  • QR-Code per l’accesso diretto al menu dal tavolo;
  • È una web app che i tuoi clienti potranno salvare sul cellulare ;
  • Possibilità di gestire e modificare il menù giornalmente;
  • Illimitate categorie e voci menU;
  • Possibilità d’inserimento allergeni;
  • Possibilità di personalizzazione con Nome, Logo e Colore;
  • Assistenza e-mail/ticket;
  • Servizio gratuito per sempre.

Per saperne di più: www.leggimenu.it