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Fase 2 e spreco alimentare, ci pensa “Too Good To Go”

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L’equazione “più si consuma più si spreca” è oramai distintiva del nostro tempo, soprattutto quando si parla di cibo e di spreco alimentare, ovvero quella parte di beni che vengono acquistati, ma non consumati e che poi finiscono nella spazzatura. E questo “buttare nella spazzatura” risale la catena agroalimentare e si riflette su tutte le fasi, quella produttiva, quella distributiva per arrivare infine sul consumo. Con il cibo sprecato vengono, infatti, gettate via anche risorse come acqua, fertilizzanti, suolo, combustibili fossili e fonti energetiche di ogni tipo, a cui si somma poi lo spreco economico e quello in termini di risorse umane.

I dati della FAO sullo spreco alimentare

Un problema a livello globale secondo i dati della FAO: le cifre nazionali sullo spreco sono molto elevate, ben 1/3 di ciò che si produce (un miliardo di tonnellate) non arriva a tavola, che tradotto in cifre significa 15 miliardi di euro. Ed è proprio alla fine della catena del cibo, nella fase di consumo sia domestico che ristorativo, che avvengono gli sprechi più consistenti dovuti a cattive abitudini di spesa, date di scadenza troppo rigide, inosservanza delle indicazioni in etichetta sulla corretta conservazione degli alimenti, o alle promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario, e la tendenza a servire porzioni di cibo troppo abbondanti.

La giornata nazionale contro lo spreco alimentare

C’è bisogno innanzi tutto di più educazione e dal 2014 è stata proclamata la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare (appuntamento fisso il 5 febbraio), che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i cittadini–consumatori. E grazie a una serie di attività, sensibilità e consapevolezza riguardo al problema sono cresciute negli anni, stando infatti al rapporto diffuso dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, lo spreco alimentare domestico è calato del 25%. Gli italiani pare siano più attenti a quello che comprano, leggono l’etichetta degli alimenti, attuano buone pratiche per non gettare il cibo, con la consapevolezza delle conseguenze in termini ambientali. Ciò nonostante, nelle case degli italiani si gettano ancora ogni anno 27,5 kg di cibo.

E poi servono sempre più buone pratiche da adottare e applicare. Tra queste c’è l’app Too Good To Go, nata nel 2015 in Danimarca, presente in 9 paesi europei e arrivata lo scorso anno in Italia per merito di Eugenio Sapora con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare.

Come funziona Too Good To Go

Il suo funzionamento è semplice: Too Good To Go si rivolge a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel che possono recuperare e vendere online a prezzi ribassati il cibo invenduto a fine giornata e che non può essere rimesso in vendita il giorno dopo. Questo invenduto viene proposto agli utenti in una “magic box” con una selezione a sorpresa. D’altra parte, i consumatori possono acquistare sempre attraverso l’applicazione i loro pasti, anche last minute, a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro. Un risparmio di spesa e un impegno concreto nella lotta agli sprechi e nella tutela dell’ambiente.

Fondatore di questo progetto è Mette Lykke, che ha ideato questa app per poter offrire a ciascuno l’opportunità di impegnarsi nella lotta agli sprechi, permettendo ai ristoratori di conquistare anche nuovi clienti e ai consumatori di provare nuovi prodotti a prezzi minimi.

Il local marketing

L’altra faccia della medaglia è proprio quella del local marketing e della promozione. Ogni realtà ristorativa, grande o piccola che sia, aderente al progetto acquista la sua vetrina all’interno della app e ogni acquisto fatto e ritirato personalmente dà l’opportunità di una conoscenza diretta con il “luogo di recupero”, con le sue persone e i suoi prodotti. In poche parole ogni utente ha la possibilità di conoscere meglio le realtà di quartiere, scoprirle e perché no diventarne cliente.

Eugenio Sepora Country Manager di Too Good To Go replicando il modello internazionale in Italia è partito da Milano alla conquista di molte città e dopo un anno è presente da nord a sud della penisola su ben 4 mila esercizi, anche se a suo dire sono ancora pochi.  L’obiettivo è molto chiaro: “vogliamo creare la più grande rete antispreco in Italia: ad oggi sono state oltre 11 milioni le Magic Box acquistate in Europa, il che ha permesso a livello ambientale di evitare l’emissione di più di quasi 23 milioni di tonnellate di CO2”.

Cosa è successo con il lockdown?

È cambiato qualcosa nelle abitudini di consumo degli italiani? Come ci racconta lo stesso Sapora: “l’obbligo di stare a casa, di fare una spesa ragionata e di cucinare sempre programmando pranzi e cene, ha portato a dei consumi razionali e più oculati sicuramente. Non poter andare a mangiare fuori ha imposto alle persone di consumare ciò che si aveva in casa, di non fare eccessive scorte e di cucinare, inventando con fantasia, cose sempre diverse senza far andare a male gli alimenti in frigo”.

Se ne deduce che questi mesi ci abbiano insegnato qualcosa, che ci auguriamo sapremo portare dietro come nostro bagaglio culturale oramai. C’è però un’altra questione da considerare, ovvero le rimanenze e le scorte di cibo presenti nei magazzini delle aziende, dei distributori, delle stesse realtà ristorative che obbligate a chiudere non hanno potuto consumare quotidianamente come da copione. Ecco che tutti questi beni stoccati rischiano di arrivare a data di scadenza e non poter essere utilizzati o venduti.

La Super Magic Box

E qui scatta l’intuizione di Too Good To App che propone un’affiliazione a industrie, distribuzioni e catene horeca per evitare di buttar via questi beni che non possono essere consumati altrimenti, creando la Super Magic Box. Una box sempre a sorpresa per l’utente che la ordina on line, in cui troverà una combinazione di prodotti misti delle realtà aderenti con i loro prodotti confezionati e che potranno acquistare sempre a un pezzo ridotti (ben il 70% in meno del suo valore) e ritirare presso i cosiddetti pick up point.

La quantità di cibo rimasta nei magazzini italiani è impressionante. Si tratta di alimenti, solitamente destinati alla ristorazione, con una shelf-life dai 3 ai 6 mesi”, spiega Eugenio Sapora. “Dopo il lungo lockdown, questi prodotti si avvicinano inevitabilmente a scadenza: per questo abbiamo messo a disposizione la nostra app e la nostra rete di esercenti e waste warriors per salvare quanto più cibo possibile e allo stesso tempo aiutare economicamente tante realtà che hanno subito gli effetti della crisi”.

Le Super Magic Box sono disponibili direttamente all’interno dell’applicazione grazie al supporto di oltre 150 esercenti legati alla rete di Too Good To Go, nelle città di Roma, Milano e Bergamo, che hanno accettato di diventare pick up point di queste box speciali. “In questo modo, grazie ad uno strumento semplice ed immediato come la nostra app – sottolinea Saporala filiera si integra e si supporta vicendevolmente: da una parte facendo sì che gli alimenti degli stock che non possono essere venduti in altro modo arrivino direttamente all’attenzione del consumatore, dall’altra riavvicinando in sicurezza e con cautela le persone agli esercizi commerciali di prossimità”.

Le crescita del progetto

Il valore del progetto si riassume anche nella crescita di una realtà che nel momento di difficoltà ha trovato una linea di sviluppo sostenibile in un settore inedito, e senza intaccare la propria mission ha tutti i numeri per tradursi in un servizio complementare organizzato che prevede anche una buona espansione nel numero dei partner.

Ad oggi hanno aderito al progetto: Danone, con i loro prodotti più emblematici, tra cui yogurt, latti fermentati e prodotti vegetali; Fine Food Group e la sua offerta di prodotti per la cucina messicana, americana e Tex Mex; il Gruppo Dolcitalia, con una scelta di dolce e salato adatta per i momenti della colazione, merenda e aperitivo, insieme a Lazzarini Spa, un affiliato del gruppo che si è messo a disposizione per la distribuzione delle box.

Ancora una volta l’affermazione che le opportunità nascono dalle crisi si rivela veritiera.

Community.Wine e VinumVersity: la nuova piattaforma digitale targata Roscioli

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Alla Rimessa Roscioli non sanno proprio stare fermi; dal 1824 ne hanno viste di crisi, eppure loro sono ancora lì. Il loro nuovo progetto si chiama Community.Wine e VinumVersity, un’idea innovativa e ambiziosa, ma soprattutto divertente e costruttiva.

Community.Wine. Cos’è e come funziona?

La Community.Wine è un format del tutto nuovo: una sorta di social network del vino, anzi di persone che hanno a che fare con il vino. Produttori, sommelier, studenti, ristoratori e appassionati alle prime armi, c’è posto per tutti. Uno spazio di divulgazione, dove ognuno può condividere la propria esperienza e trarre insegnamento da quella degli altri. Un hub dove fare rete, dove un ristoratore potrà trovare il giusto vino per la sua carta e imparare come comunicarlo; dove un produttore potrà portare la propria esperienza, promuovere la sua azienda o imparare dal lavoro degli altri; dove gli appassionati potranno apprendere, scoprire, curiosare, conoscere. Una realtà virtuale con dei forum privati dove tutti potranno dialogare con tutti. Una sorta di infinito tavolo sociale targato Roscioli, dove poter parlare di vino magari sorseggiandolo sul divano di casa.

L’altra faccia digitale della Rimessa Roscioli

Non a caso lo stesso Alessandro Pepe, volto principale della Rimessa Roscioli, racconta che lo scopo della Community è lo stesso della Rimessa: condividere esperienze e saperi che altrimenti non avrebbero senso di essere vissute o di essere appresi. “Il locale è sempre stato un luogo di incontro fra appassionati con in comune la voglia di crescere e divertirsi. In questo periodo di stop forzato siamo riusciti a trasportare lo spirito del nostro locale on line, concretizzando quel progetto che da tanto avevamo in mente. Mettere a disposizione di tutti il materiale girato in questi anni, le impressioni dei produttori, le esperienze in vigna e le opinioni dei piccoli e grandi nomi del
mondo del vino. Video lezioni che sono spunti legati all’esperienza e alla storia di ogni singolo
produttore e territorio, viaggi a cui accedere in qualsiasi momento e da ogni parte del mondo.”

Vinum Versity, la scuola della Community

Vinum Versity è la sezione della community dedicata alla didattica, all’informazione e all’istruzione sul mondo dell’enologia. Così come l’iscrizione al sito, ogni contenuto è completamente gratuito e disponibile sia in inglese che in italiano. Un per-corso, così lo definiscono. Un percorso tra vigneti, cantine, storie di produttori e prodotti. Un percorso che ribalta la concezione classica dell’approccio al mondo del vino: parte dalla terra, passa attraverso le persone e solo in ultimo arriva all’etichetta.“I nostri Per-Corsi nascono con l’intento di riportare il vino al suo ruolo di connettore sociale, di veicolatore di storie, paesaggi, culture e persone, per arrivare poi alla bottiglia– spiega Pepe- mettendo al centro il percorso e le persone che portano all’etichetta e non il contrario. E sembra che questa impostazione piaccia, a una settimana dall’apertura della community abbiamo già 500 iscritti.”

I contenuti dei per-corsi e il sistema della classifica a punti

Un corso vero e proprio che nel tempo, grazie all’esperienza del gruppo Roscioli,  arricchisce di nozioni i partecipanti, ai quali non è richiesta nessuna competenza. Infatti, si tratta di lezioni orizzontali legate alla storia e all’esperienza di ogni singolo produttore e territorio. Un’impostazione informale dunque, che possa finalmente sdoganare l’approccio aristocratico al vino, rendendolo comunicabile e appetibile per chiunque. ” Imparare tutta la tecnica, la storia e la scienza del vino, se il vostro obiettivo è diventare un famoso sommelier, è inutile se non si è poi in grado di comunicare queste conoscenze a chi di vino non sa nulla” si legge sul sito. E ancora “Collezionare costosissime bottiglie in cantina diventa irrilevante se poi le acquistiamo basandoci solo sui giudizi di qualche griffato e non sempre onesto giornalista. Infine, conoscere il vino solo per poter annoiare i nostri amici o i nostri partner con cognizioni imparate a memoria (e spesso ricordate male) non fa che renderci antipatici e distanti sia dal vino che dai nostri amici e partner.”

Verranno pubblicati 1 o 2 video settimanali e un corso monografico a cui poter accedere e interrompere in ogni momento. In più, ogni giovedì una diretta streaming con un produttore che parlerà principalmente del suo terroir; prossimo appuntamento le Langhe. Inoltre, per i più esperti e assetati di conoscenza saranno disponibili delle masterclass di approfondimento. Detto ciò, che scuola sarebbe senza dei voti? Hanno pensato anche a questo. Si tratta, più precisamente, di una classifica divisa in otto livelli scalabili attraverso l’acquisizione di punti. Questi ultimi si ottengo attraverso la partecipazione attiva sulla piattaforma: guardando i video, scrivendo sui forum, seguendo le lezioni e rispondendo esattamente ai quiz. In palio ci sono bottiglie omaggio, voucher e pass spendibili per degustazioni o cene alla Rimessa Roscioli.

Insomma, se non lo fate per la conoscenza, fatelo per bere e mangiare bene.

Arriva Leggimenu.it, l’aiuto gratuito ai ristoratori

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Rispettare le regole e sanificare, tutto tranne  i menu! Da oggi online con la piattaforma offerta da KiRweb. Oltre 800 esercenti iscritti in meno di 24h.

La Fase 2 ha preso il via tra le polemiche. Tra mezze riaperture, scelte di campo e impossibilità a rialzare la saracinesca, quella fetta di coraggiosi ristoratori che è riuscita a riaprire il 18 maggio, è già alle prese con le misure di sicurezza necessarie per contrastare il temuto contagio di ritorno. Numerosi gli accorgimenti da rispettare, tra cui spiccano i frequenti momenti dedicati alla sanificazione, indispensabile per garantire al pubblico una cena serena e al riparo dal virus.

Ma come fare con i menu? La cara vecchia “carta”, già fortemente provata dall’avvento delle tecnologie, da oggi è destinata ad estinguersi, complice anche l’arrivo sulla rete del sito Leggimenu.it , il menu digitale gratuito che aiuta la ristorazione a ripartire. Perché in tempi oscuri come questi, risparmiare qualcosa fa sempre comodo e dunque, perché non risparmiare quel margine di tempo e quella quantità di disinfettante che serve a sanificare i menu di ogni cliente? Ne è certo Riccardo Pirrone, ideatore dell’iniziativa web gratuita e a capo dell’agenzia di comunicazione KiRweb, già nota per la sua creatività applicata al difficile mondo dell’industria funebre. Sono infatti più che celebri le campagne pubblicitarie di Taffo Funeral Services, caso unico nel suo genere e vero e proprio esempio di social marketing, ormai oggetto di studi universitari, di cui KiRweb è autore. In meno di 24 ore e con sincero stupore da parte degli ideatori, il portale ha già collezionato oltre 800 ristoratori iscritti, pronti ad usufruire di un servizio che si preannuncia indispensabile e che resterà di libero accesso per sempre.

COME FUNZIONA LEGGIMENU.IT

Per i Ristoratori

Utilizzare Leggimenu è molto semplice. Se siete a capo di un ristorante, un bar o una pizzeria, basterà andare sul sito www.leggimenu.it e caricare autonomamente sul sito il vostro menu. Registrandovi, potrete ricreare da zero la carta dei cibi e delle bevande offerte nel vostro locale. Al termine del caricamento, vi sarà poi rilasciato un QR-code che mostrerete al cliente per scegliere la pietanza che preferisce attraverso il suo personale smartphone.

Per i Clienti

Usufruire del menu digitale su Leggimenu è facile. Entrando nel locale, chiedete al gestore se il suo menu è presente su www.leggimenu.it . In caso di risposta positiva, puntate il vostro smartphone sul QR-code fornitovi dal personale di sala e in pochi secondi avrete libero accesso alla carta del locale.

«Che tu abbia un ristorante, un bar o una pizzeria, con leggimenu.it potrai avere il tuo menu in versione web e i tuoi clienti potranno consultarlo facilmente con il cellulare mentre sono al tavolo» – dichiarano i creativi di KiRweb, che concludono – «Per usufruire del servizio online, basterà registrarsi sul sito e non ci sarà bisogno di scaricare alcuna applicazione. Un menu digitalizzato è sicuro per tutti!».

LE CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO LEGGIMENU.IT

  • Menù digitale in formato web;
  • Leggero e veloce, navigabile anche dove c’è poca connessione;
  • QR-Code per l’accesso diretto al menu dal tavolo;
  • È una web app che i tuoi clienti potranno salvare sul cellulare ;
  • Possibilità di gestire e modificare il menù giornalmente;
  • Illimitate categorie e voci menU;
  • Possibilità d’inserimento allergeni;
  • Possibilità di personalizzazione con Nome, Logo e Colore;
  • Assistenza e-mail/ticket;
  • Servizio gratuito per sempre.

Per saperne di più: www.leggimenu.it

Il Coronavirus e il dramma dello Street Food

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Street food, un settore dimenticato dalle istituzioni

18 Maggio. La ristorazione ai blocchi di partenza. Pronti? Non proprio tutti, d’altronde le linee guida del Governo sono arrivate (solo) con il DPCM del 17 maggio, all’ art. 1 lettera ee, mentre quelle della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome il 16 Maggio. Via? Di nuovo non proprio tutti. Chi non riuscirà a riaprire, chi aspetta tempi migliori, chi si sta ancora organizzando e, infine, chi è stato dimenticato: lo street food.

Leggendo le svariate disposizioni normative, sotto il tetto delle attività di ristorazione troviamo: bar, ristoranti, pub, trattorie, rosticcerie, gelaterie, self-service e pasticcerie. Nessuna menzione al cibo da strada, food truck, street food, chioschi ambulanti  che dir si voglia. Vero, però potranno ripartire comunque- direte voi- in fin dei conti non possiamo fare l’elenco di tutte le tipologie di attività. Sbagliato. C’è qualcuno che ancora non sa quando e come poter ripartire.

I numeri della crisi della ristorazione itinerante

Attenzione,  per street food intendiamo tutte quelle attività itineranti che basano le loro entrate principalmente sulla partecipazione a eventi. Per capirci, non parliamo  della friggitoria di Palermo. Quest’ ultime tipologie di imprese dal 18 Maggio hanno riaperto i battenti, già dal 4 Maggio potevano offrire il servizio di asporto e prima ancora quello del delivery.

Parliamo dei food truck e dei gazebo food, ossia installazioni immobili, delle cucine da campo per capirci. Secondo i dati di UnionCamere nel 2013 le imprese su quattro ruote erano 1.717, mentre ad oggi sono oltre 3.500. Invece le imprese di gazebo food sono ben 20.000. A fine Aprile gli operatori del settore stimavano perdite per 200 milioni di euro, non proprio bruscolini. Inoltre, i tempi della ripresa sono ancora incerti visto che questa fascia del mondo del cibo da strada ruota attorno agli eventi. Inoltre di finanziamenti e accessi alla liquidità ancora non se ne parla.

I progetti per il futuro

Chiaramente gli addetti ai lavori non sono rimasti con le mani in mano. Tra i tanti appelli spicca quella di qualche settimana fa di Alfredo Orofino, ideatore e organizzatore del Festival Internazionale dello Steet Food. Oltre alle richieste di contributi a fondo perduto e di azzeramento degli oneri fiscali, ha proposto lo Street Food Take Away. Il progetto prevede l’istallazione delle strutture itineranti in alcune zone delle città, con un distanziamento di 3 metri l’una dall’ altra. Inutile dirlo, il personale munito di guanti e mascherine e i clienti in fila a debita distanza; scordiamoci gli italianissimi accerchiamenti. D’altronde non è più rischioso fare la fila per entrare in un supermercato? L’idea iniziale non prevedeva il posizionamento di alcun tipo di seduta o appoggio nelle vicinanze, ma ormai, con le dovute precauzioni, possiamo recarci anche al ristorante; all’aperto è senza dubbio più difficile il contagio e più semplice rispettare le distanze di sicurezza.

Altra iniziativa interessante è quella di Eatinero, azienda che si occupa dell’organizzazione di eventi nel mondo della ristorazione itinerante. Sul loro  nuovo portale hanno mappato tutti i food truck che hanno avviato lo street food delivery. Una strada che, momentaneamente, sembra essere l’unica alternativa per un settore in ginocchio.

 

Il take away “biovizioso” di ViVi

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Nel menù, nuove proposte di clean food con carne a base vegetale (plant-based) per un’alimentazione ancora più sostenibile.

ViVi, collezione di cinque locali che si distinguono per la proposta di una cucina sana e gustosa, “Healthy Everyday”, ha riaperto la sede di Villa Pamphili con il nuovo servizio take away e con un nuovo menù, che guarda sempre più verso la sostenibilità: cibi che rispettano il pianeta, la salute dell’uomo e degli animali.

La food box

Le healthy bowls, insalate con ingredienti biologici, bagels, focacce, i dolci come le crostate bio di amarene brusche o le torte al cioccolato fondente e tante centrifughe e smoothies firmati ViVi sono comodamente ordinabili online fino ad un’ora prima del ritiro. La food box, realizzata in materiale interamente compostabile, è ideale per uno spuntino all’aria aperta nello splendido parco verde e rigoglioso, in cui si può passeggiare dopo questo lungo periodo passato dentro casa, in attesa di poter tornare ad organizzare picnic.

L’impegno green

E nel menù c’è una grande novità: in questo periodo di fermo forzato infatti, Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo, fondatrici di ViVi e da sempre attente all’ambiente, hanno studiato il modo di rendere ancora più eco-friendly i loro locali e la loro cucina: dal passaggio all’utilizzo dell’energia pulita di LifeGate, prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili italiane, al plastic free, fino alla ricerca di nuovi clean foods a basso impatto ambientale da offrire ai propri clienti. Tra i nuovi piatti del menù, sarà infatti possibile trovare bocconcini di pollo e hamburger a base
vegetale di nuova generazione (soia non ogm), interamente made in Italy. Un’alternativa alla carne secondo le regole del clean food i cui principi, in un prossimo futuro, cambieranno le abitudini alimentari in maniera più consapevole e rispettosa per l’ambiente. La bontà dei piatti è assicurata, come recita una delle regole di Vivi: “se non è ‘biovizioso’, non entra nel menù!”.

Il sushi di Napoli riparte con il delivery

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Sushi and Co. arriva a casa con il suo delivery: dopo la chiusura forzata, il locale del Gruppo JCo si è attivato per portare un po’ della sua creatività nelle cucine dei napoletani.

Nato nel 2018 nella frenetica zona di Piazza Borsa, in via Gugliemo Sanfelice, la strada parallela a via Depretis, Sushi and Co. ha alla base un concetto di sushi che si declina sul territorio e sulla cultura pop contemporanea, grazie ad abbinamenti inusuali, a una materia prima di altissima qualità e a un’attenzione per il design del locale. Ora, tutto questo su può ritrovare nei delivery ideati dal marchio, a partire dai colori e dai disegni dei box che arrivano a casa o che possono essere asportati grazie a take away.

Come prenotare

Il delivery di Sushi and Co. è stato affidato a driver interni, così da assicurare un controllo diretto ed efficiente sulle consegne, mentre le prenotazioni sono possibili attraverso la linea telefonica fissa 081 420 2414 e via Whatsapp, al numero 349 5190938.

Il Menu

In menu delivery anche alcuni dei piatti signature del ristorante, come Tar-Tilla, una tortilla di mais rivisitata, nelle due versioni con tartare di tonno e maionese al wasabi homemade, o con salmone e salsa koppal (a base di mais e acciughe); il Netflix, un uramaki a base di tonno con ripieno di asparagi croccanti e mayo al pop corn e popcorn a decorare; i giocosi Tamagochi, dei nigiri a forma ovoidale con salmone scottato, salsa cheddar e anacardi. Ma anche le Poke, in 5 gusti diversi e i Ramen, disponibili fino all’arrivo della bella stagione, o i Noodles vegetariani o di carne, come i Wok di riso con salmone o pollo. Per chiudere in dolcezza la selezione di dessert, che prevede due Dorayaki, uno classico e l’altro allo yuzu (un delicato agrume giapponese), e il Mochi.

JCo

Il gruppo JCo nasce nel 2007 con il primo locale a Portici, in provincia di Napoli, il Gravina 13, ancora punto di riferimento del clubbing di alto livello della provincia. Successivamente, nel 2014, la decisione di espandere l’attività, sempre a Portici, con il primo J contemporary, con un’offerta di ristorazione asiatica di alto livello, seguito dal secondo ristorante J nel centro storico di Napoli, nel 2016 e dal J a Sorrento l’anno successivo, con lo spazio sul rooftop del settimo piano dell’Hilton Sorrento Palace. Nel 2018, invece, la nascita di Sushi and Co, dettata dall’esigenza di offrire nella città partenopea, accanto al J, un format più easy e dinamico di cucina giapponese rivisitata, con aggiunta di servizio take away. Il 2018 vede ancora protagonista la città di Portici, con la Drogheria Bellavista, a due passi dal Gravina 13, concept di ristorazione che unisce i piatti classici della cucina napoletana a una accurata selezione di salumi e formaggi di qualità.

Le carte da gioco di Florence Cocktail Week 2020

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Arriva il mazzo di carte da gioco di Florence Cocktail Week 2020, la prima e più importante cocktail week italiana, organizzata da Paola Mencarelli. Dopo l’album delle figurine dei barman legato all’edizione 2019, anche quest’anno è stato ideato un gadget divertente e legato ai protagonisti della kermesse.

Appena il mio staff mi ha proposto di fare un mazzo di carte per l’edizione 2020 ho accettato senza pensarci due volte” racconta Paola Mencarelli. “È un’idea pienamente in linea con lo spirito di Florence Cocktail Week e con la voglia di dar vita a esperienze uniche e piacevoli, incentrate principalmente sulle persone che ne prendono parte. Dobbiamo limitare e annullare le interazioni in questo periodo storico, ma intanto possiamo staccarci dai cellulari giocando a solitario. E poi, appena sarà nuovamente possibile, potremo organizzare un torneo con gli amici, per uscire dal mondo dei social e dedicarci ai rapporti face to face”.

Le Carte

Le carte di FCW20 saranno in vendita presso l’Enoteca Alessi di Firenze. Non sono solo un mazzo di carte brandizzato, ma 52 ritratti – realizzati dalla fotografa Veronica Gaido – legati a tutti i volti di quest’anno. Nelle carte è infatti possibile trovare i 40 team dei migliori cocktail bar di Firenze selezionati per la quinta edizione del festival del bere miscelato, i 9 membri dello staff FCW, 3 amici che negli anni hanno sempre supportato FCW – Flavio Angiolillo e Diego Ferrari, volti noti della mixology italiana e Babis Kaidalidis, organizzatore di Athens Bar Show– e infine 2 Jolly con Paola Mencarelli.

Nel dettaglio i Cocktail Bar protagonisti di Florence Cocktail Week 2020, suddivisi nelle 3 categorie: Cocktail Bar, High Volume Bar e Bar d’Hotel.

Cocktail Bar

Bitter Bar
Cafe 19.26
Caffé Concerto Paszkowski
Ditta Artigianale Oltrarno
Gilli 1733
Guné
Gurdulù
La Ménagère
Locale
Love Craft
Osteria del Pavone
Pint of View

Rasputin

High Volume Bar

Dome
Fuk
Gesto
Habitat
MAD Souls&Spirits
Move On
PanicAle
Rex
Santarosa Bistrot
S’Bam – Student Hotel
Strizzi Garden
Urbano

Bar d’Hotel

Atrium Bar – Four Seasons Hotel Firenze
B-Roof – Grand Hotel Baglioni
Caffé dell’Oro – Lungarno Collection
Divina Terrazza Rooftop Bar – Grand Hotel Cavour
Empireo – Plaza Hotel Lucchesi
Garibaldino – Garibaldi Blu
Irene Firenze – Hotel Savoy
La Terrazza – Grand Hotel Minerva
La Terrazza Rooftop Bar – Continentale Hotel
Le Pool Bar – Villa Cora
Magnolia – Four Seasons Hotel Firenze
Picteau Lounge Bar – Hotel Lungarno
The Cloister – Belmond Villa San Michele
The Fusion Bar&Restaurant – Gallery Hotel Art
Winter Garden Bar – The St. Regis Florence

 

COSA È FLORENCE COCKTAIL WEEK

Florence Cocktail Week è la prima e più importante settimana italiana dedicata al bere miscelato made in Florence, nata da un’idea di Lorenzo Nigro e organizzata da Paola Mencarelli. Un’intensa settimana di incontri, masterclasses e night shifts con ospiti italiani ed internazionali, momenti di approfondimento ed eventi per professionisti ed appassionati.

 “Nel 2016 siamo stati la prima cocktail week italiana e siamo partiti con 13 cocktail bar fiorentini” racconta Paola Mencarelli. “È un evento diventato grande grazie ai cocktail bar, ai bar d’hotel e ai bartender fiorentini che fin da subito hanno creduto in questo progetto di valorizzazione della qualità, ma anche grazie agli sponsor e ai partner che ci hanno sostenuti fin dal primo anno”.

Le Categorie

FCW coinvolge i migliori Cocktail Bar di Firenze e della Toscana. È importante che le persone sappiano scegliere dove vivere la propria esperienza di miscelazione, per rendere tutto questo più veloce e comprensibile i Cocktail Bar sono suddivisi in 3 categorie: Bar d’Hotel, Cocktail Bar e High Volume Bar e ognuno di loro presenta una Cocktail List in cui i bartender danno libero sfogo a tutta la loro creatività.

Nel 2019 nasce Tuscany Cocktail Week, evento legato a FCW che coinvolge i migliori cocktail bar delle 10 province Toscane.

Arriva l’asporto da Seu Pizza Illuminati

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Giovedì 7 maggio arriva l’asporto da Seu Pizza Illuminati con un nuovo menu pensato per l’occasione. In questo primo momento sarà solo dal giovedi alla domenica.

Sono passati 60 giorni e noi moriamo dalla voglia di ricominciare.” racconta Valeria ZuppardoI nostri clienti non ci hanno mai abbandonato, ci hanno scritto e sostenuto in continuazione, donandoci bagliori di speranza e la forza di reagire ai 2 mesi di lock down. È arrivato quindi il momento di ringraziarli tutti, tornando in pista con un menu snello e divertente, una proposta che ci permette di lavorare accuratamente sui tempi di preparazione degli ordini e di non perdere mai di vista la visione SEU.

Iniziamo in punta di piedi, è un servizio che non abbiamo mai fatto.” precisa Pier Daniele SeuSiamo stati fermi due mesi perché nel pieno del lock down eravamo molto preoccupati per lo scenario del Delivery ma eravamo anche molto fiduciosi in un miglioramento della situazione italiana con relative riaperture delle attività ristorative a metà maggio. Le riaperture però sono state posticipate e abbiamo quindi deciso di tornare in pizzeria per proporre il servizio d’asporto. In questi giorni ho studiato un menù ad hoc e modificato il nostro impasto per garantire gli standard di qualità che da sempre ci contraddistinguono. Il nostro impegno per non deludere le attese è massimo e vogliamo riuscire in questa nuova sfida con la professionalità e serietà che da sempre ci contraddistingue. E quindi mantenendo alto lo standard di qualità e di attenzione tipico di Seu Pizza Illuminati, sempre nel rispetto delle norme vigenti”.

Le modalità

Tutti i clienti riceveranno la newsletter con menù e modalità per le ordinazioni. Al pubblico più ampio basterà seguire gli account social di Seu Pizza illuminati, la Pagina Facebook e il Profilo Instagram, in attesa di lanciare un menu online e forse la possibilità di ordinare da remoto. Il menu rispecchia quello consueto di via Bargoni, ma con qualche aggiustamento per rendere il tutto “a prova di asporto”.

Il Menu

Per iniziare i classici FRITTI, con 4 opzioni fra cui scegliere. Suppli classico, Crocchetta, Filetto di baccalà e Fiore di zucca.  Poi 16 PIZZE, con proposte che mischiano le Old School alle Pizze Seu, con uno sguardo attento alle vegane e alle lactose free. Quindi Margherita e Dop, ma anche Parmigiana, Carbonara, Assoluto di pomodoro, 3 P – patate, provola, pesto, pinoli e Romana – pomodoro, alici, Capperi, olive, origano.

Per finire niente pizze dolci ma come DESSERT il classico Tiramiseu e una novità, la Cheesecake con 3 diversi topping: Raffaello, fragola o caramello salato. Tutto questo potrà essere accompagnato da una piccola e curata selezione di VINI e birre da asporto.

Come ordinare

Per ordinare basterà chiamare dopo le 17 in pizzeria al numero 06.5883384 e il ritiro degli ordini sarà su fasce orarie di 15 minuti dalle 19 alle 22,30.

SupplìTIamo – Il Contest

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In un momento così particolare della nostra vita Risate&Risotti lancia il contest SUPPLITIAMO per dare un motivo in più a tutti gli amanti della cucina e non, di mettersi ai fornelli liberando la fantasia giocando con uno dei cibi di strada più amati: il supplì.

Gli aspiranti rosticceri potranno postare foto e ricetta del proprio supplì all’interno del profilo personale Facebook durante tutto l’arco di un mese, al termine del quale saranno scelte le cinque migliori ricette tenendo conto della presentazione ed della originalità.

Il Regolamento

Verrà richiesto di usare un ingrediente della propria regione o ancor meglio di qualche piccolo produttore al fine di, come è nel DNA di Risate&Risotti, valorizzare i produttori e i piccoli artigiani delle eccellenze gastronomiche italiane. Cosa ancor più importante verrà chiesto di condividere due supplì con il vicino di casa e di mandarci una foto scattata insieme.

Iniziare a condividere vuol dire iniziare a tornare alla normalità e in questo momento abbiamo tutti bisogno di un po’ di leggerezza e vicinanza. Il Contest è iniziato il 26 aprile 2020 e la prima fase di invio ricette terminerà il 26 maggio alle ore 24.00; I primi 5 classificati, selezionati da una Giuria di Esperti, parteciperanno alla Semifinale e dovranno postare una videoricetta del loro supplì che sarà pubblicata sui canali ufficiali di Risate&Risotti.

I Premi

Al vincitore andranno i premi messi in palio dalle aziende sponsor, Pentole Agnelli, Riso Maremma, Frantoio Archibusacci, Pomodoro Ciro Flagella, Lamponi dei Monti Cimini, TooItaly, ci saranno però dei premi di consolazione anche per il secondo ed il terzo classificato.

Per partecipare occorre condividere una ricetta sul proprio profilo Facebook, Instagram con gli hastag #supplitiamo #risateerisotti #iorestoacasa #iocucinoacasa #suppli #pentoleagnelli #ciroflagellarossodamare #frantoioarchibusacchidal1888 #risomaremma #tooitaly #lamponideimonticimini® INSTAGRAM @pentoleagnelliofficial #NONTOCCATEMILAPADELLA FACEBOOK Baldassare Agnelli Pentole Professionali

Ogni ricetta dovrà essere inviata via Messenger alla pagina Facebook di Risate & Risotti completa degli ingredienti, esponendo con chiarezza il procedimento di preparazione del piatto, allegando le foto e i propri dati. Possono partecipare TUTTI! Senza limiti di età e professione! Chef, food blogger, nonne, zie… e chiunque voglia cimentarsi tra i fornelli. L’ intento è quello di divertirsi, far divertire e tornare liberi di stare insieme.

Sarà il cliente a ridisegnare la ristorazione

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Quante volte avete sentito chiedere “qual è la prima cosa che farete appena si potrà uscire di casa? e quanti a vostro avviso hanno risposto “voglio andare a cena fuori o nel mio ristorante preferito?”. 

Probabilmente molti. Forse tutti quelli che ritrovano nel ristorante il loro comfort fuori casa, la necessità di vivere un’esperienza che fa stare bene, che dà gioia al palato e alla mente. Tutti quelli che hanno voglia di farsi letteralmente coccolare, tutti quelli che si sono stancati di cucinare ogni santo giorno a pranzo e a cena e ora vogliono tornare a essere clienti.

Per tutti questi “fedeli” i ristoratori si stanno preparando alla riapertura. La loro Fase 2 inizierà (molto probabilmente) il 18 maggio e tutti sono pronti a fare i conti con nuove regole, misure di sicurezza e un nuovo modo di ripensare la ristorazione.

Si riparte dalla Sala

Ecco partiamo da qui, dal concetto di “nuova” ristorazione. Non è una questione di offerta, di menù, cucina o carta dei vini, poiché questi fanno parte del pacchetto “management e spese” che dovrà essere tenuto sotto controllo, ma è un’altra storia.

Bisogna far propria un altro tipo di prospettiva, e come ha detto Piero Pompili, Restaurant Manager del Cambio a Bologna, ospite di Luca Sessa per Radio Food (qui la puntata), bisognerà ripartire dalla Sala e dalle persone. Ripartire dunque dalle relazioni, nuove o da restaurare. Ripartire dal dialogo con un nuovo tipo di cliente. Soprattutto quello che non appartiene alla categoria del foodlover e che prima di rientrare in un posto pubblico a contatto con altra gente ha bisogno di essere rassicurato.

Lo chef già sa che quando riaprirà le porte non dovrà fare i conti con un nuovo stile di cucina, ma con una nuova tipologia di cliente. Se sarà in grado di inquadrare le persone tipo che rappresentano il suo target riuscirà a capire come calibrare il servizio, se cambiarlo, se inventare qualcosa di nuovo in aggiunta. È qui che si vede chi sarà un bravo manager, chi saprà fare impresa.

La nuova prospettiva della ristorazione è il cliente.

Ogni categoria di ristorante ha il suo cliente tipo. Quanto sarà cambiato? Quanto sarà propenso a tornare al ristorante, quanto sarà dubbioso?

Primo concetto saldo da cui partire è che il cibo è convivialità, andare a cena fuori è un momento di festa, di svago, di condivisione di quell’esperienza gastronomica con una o più persone. E soprattutto dopo aver attraversato giorni e giorni chiusi in casa rivedere gli amici sarà una delle prime cose che avremo voglia di fare.

La malsana idea dei pannelli in plexiglass rompe questo assioma. Nessuno penserebbe mai di andare a mangiare fuori con delle persone ed essere distanziato da un pannello, nessuno inviterebbe a cena una persona da dover corteggiare dietro un vetro. Sono altre le misure di sicurezza che devono essere prese: sanificazione di tavoli e ambiente, distanze di sicurezza ampie e la possibilità per il personale di circolare, tagliare i coperti se necessario in un primo momento. A tutte queste cose si è già pensato e si sta valutando come applicarle e quanto sia vantaggioso.

L’obiettivo che non deve essere perso di vista è fidelizzare nuovamente il cliente. Se prima il suo ritorno era dovuto ad una cucina ottima e un servizio perfetto, oggi diamo per scontata la cucina e scommettiamo su un servizio più che perfetto, un servizio di sala di cui fidarsi e non avere paura. Anche perché bisognerà fare i conti anche con quel tipo di cliente che se non convinto del servizio “a norma di sicurezza” sarà subito pronto a recensire negativamente ogni errore. E in questo delicato momento meglio non è consentito sbagliare.

I primi clienti dei ristoranti

Parliamo innanzi tutto di chi in questo periodo di lockdown non ha sofferto tagli economici. Gli amanti e i frequentatori degli stellati e dei fine dining ci saranno sempre, pronti a vivere l’esperienza e l’atmosfera che, in linea di massima, non sarà stravolta in ambienti di questo tipo, la cui struttura non dovrà esser stravolta. I conti con il rinnovamento lo dovranno fare le piccole e medie imprese della ristorazione, dalla trattoria alla pizzeria, il bistrot, la pasticceria, le enoteche, per non parlare poi di pub e locali simili che significano nella maggior parte dei casi “assembramento”.

Le persone più propense a tornare al ristorante saranno i single che hanno vissuto praticamente in clausura e hanno bisogno di riconquistare il mondo e socializzare, e poi ci sono le famiglie. Queste – da un certo punto di vista – sono la clientela ideale del ristoratore, più persone che vivono insieme e che possono condividere il tavolo senza problemi di distanze, che vengono da giornate impegnative passate tra file ai supermercati e fornelli accesi per pranzi e cene. E anche se si sono dilettati come novelli pizzaioli e panificatori, saranno entusiasti di poter tornare alle vecchie abitudini.

Da qui si deduce che la gestione della Sala sarà il perno su cui ruota l’economia del ristorante. Servizio su prenotazione e divisione in turni? Adeguamento a un solo turno, apertura tutti i giorni o solo in alcuni, apertura solo a cena? Saranno queste le formule che vedremo come più diffuse, ma non sono queste a fare la vera differenza.

Le soluzioni alternative che ridisegnano la ristorazione

Il restaurant manager lungimirante dovrà scommettere sulle alternative che non passano solo dalla Sala, o meglio che transitano dalla Sala ma non si fermano. Esistono, infatti, una serie di servizi che i ristoranti possono adottare, soprattutto se puntano a risollevare le loro economie da questo momento di stallo. Ci sarà bisogno di investire, in idee, tempo, lavoro e anche in soldi. Ma se le idee arrivano strutturate e pronte allo start del 18 maggio allora ci sarà solo la necessità di oliare la macchina, di limare i particolari e non di doversi inventare qualcosa all’improvviso.

Il consumatore della ristorazione di domani sarà quello che oggi si affiderà al #delivery, servizio a cui non potrà rinunciare, specialmente quando tornando dall’ufficio avrà voglia di mangiare qualcosa di buono, ma non di cucinare. Per fortuna in questi casi c’è la consegna a domicilio, che potrà diventare insieme al take away un secondo comparto della cucina, lavorando in modo autonomo e indipendente rispetto alle comande di sala. Offerta che può diventare la soluzione per il pranzo nelle zone ufficio o essere servizio principe nei giorni iniziali della settimana, puntando poi alla ristorazione classica dal giovedì in poi.

E proprio sulla fascia dei clienti “dubbiosi” che ancora non si fidano di tornare al ristorante, ma sono stanchi di spadellare, dovrà puntare il nostro uomo marketing della ristorazione. Gastronomie, paninerie, pizze al taglio e pizzerie tradizionali sull’asporto possono vincere facilmente la scommessa. La classica ristorazione forse potrà avere qualche problema in più, perché in questo caso per riuscire ad arrivare nelle case dei clienti serviranno buoni riders, una interessante (e conveniente) offerta gastronomica, un menu studiato ad hoc per il trasporto, un buon pack per preservare consistenze, temperature e sapori e magari qualche consiglio da parte del sommelier.

Personal chef

E per chi vuol mangiare in compagnia a casa, con amici e parenti, ma nella sicurezza totale dei propri ambienti e senza stress c’è sempre la soluzione, da non sottovalutare, del personal chef o di un servizio catering ridotto. Due opzioni che rappresentano una buona alternativa per le giornate conviviali, le feste e anche i pranzi di famiglia su terrazzi e giardini con l’estate alle porte. Si potrà portare a casa della gente la tradizione o la cucina raffinata ma sempre accompagnata da ciò che serve di più, quella sensazione di sapersi al sicuro.

Questione di marketing e comunicazione

Ovviamente come si è sempre detto i servizi pensati ad oggi rappresenterebbero un investimento sbagliato se non studiati al meglio con la finalità di poterli replicare con successo nel futuro. È proprio in queste alternative che risiede l’idea del “ridisegnare la ristorazione”.  Progettualità a lungo termine, che implementano la qualità del ristorante, che devono essere presentate e raccontate al cliente in modo curioso, invitante ed efficace. Dal proprio sito internet ai social network, passando per newsletter ai clienti, tutti i media dovranno parlare di come si è tornati in campo e delle novità, di come ci si dedica al benessere dei clienti. E per chi ancora non è cliente e non ci conosce? Ecco un buon modo per cominciare a fare amicizia e avviare una relazione, direttamente a casa, con un prezzo più piccolo e con una proposta nel piatto che ti porti a ricambiare la visita.

A questo punto a ognuno la propria scelta e in bocca al lupo!