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Agroalimentare ed economia circolare

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Il passaggio verso una società fondata su sistemi tecnologici e produttivi più sostenibili diventa ogni giorno una necessità sempre più pressante.

Uno dei settori in cui si sente maggiormente il bisogno di cambiare paradigma e abbracciare l’Economia Circolare è quello agroalimentare, settore che più di altri mostra gli impatti e le contraddizioni del modello lineare, con una pressione enorme sui meccanismi che regolano lo stato di salute dei sistemi naturali e sociali.

Problemi ambientali, come la perdita di biodiversità, l’inquinamento del suolo, l’esaurimento delle risorse e lo sfruttamento eccessivo dei terreni stanno mettendo sempre più a rischio la vita dell’umanità su questo pianeta.

 

Opportunità della visione circolare

Il concetto di economia circolare ha iniziato ad acquisire maggiore consapevolezza sul valore potenziale delle opportunità che può generare. Una visione circolare implica in primo luogo la riduzione della quantità di rifiuti generati nel sistema stesso affiancata dal riutilizzo degli alimenti, l’utilizzo di sottoprodotti e rifiuti alimentari, il riciclo dei nutrienti e i cambiamenti negli stili alimentari verso modelli più efficienti.

Per fare questo è necessario che tutte le componenti del sistema svolgano un ruolo attivo. Maggiore consapevolezza da parte dei consumatori e sistemi produttivi tecnologicamente migliori sono indispensabili per porre in essere i principi dell’economia circolare nel settore agroalimentare. E’ indispensabile ripensare tutto il sistema produttivo, dal modo in cui viene coltivata la terra, all’industria della trasformazione, dal modo in cui facciamo la spesa alla nostra dieta di ogni giorno.

 

Pensiero sistemico, tecnologie e innovazioni

Risulta fondamentale il pensiero sistemico, che guardi alla filiera come un insieme di relazioni, interazioni e interdipendenze per riprogettare i flussi di materie e risorse. Un modello circolare in cui viene ricavato il massimo valore dalle risorse in ogni fase della filiera e gli sprechi di energia e materia sono ridotti al minimo, ha bisogno di filiere interconnesse e sistemi di simbiosi industriale in cui i sottoprodotti e gli scarti di una lavorazione diventano materie prime per un altro processo produttivo, evitando l’estrazione di risorse vergini e tutti gli impatti connessi.

La materia organica nel suo fine vita, deve essere trasformata in ammendante e fertilizzante organico per poter tornare a dare nutrimento e struttura al suolo, chiudendo il ciclo e mantenendo in salute gli ecosistemi naturali.

Per fare ciò è necessario che sia le infrastrutture che le tecnologie, nonché le competenze, le pratiche e gli approcci al management e le stesse abitudini delle persone cambino profondamente. Sistemi produttivi e di consumo più sostenibili richiedono l’adozione di traiettorie tecnologiche e modificazioni economiche, sociali, politiche, culturali di lungo periodo che intaccano modelli stabilizzati e consolidati.

 

Servono processi produttivi nuovi e sostenibili

La sostenibilità di qualsiasi sistema alimentare è contestuale e dipende da pratiche agricole ecologicamente valide, processi produttivi dell’industria alimentare adeguati ma anche da tradizioni, abitudini e modelli culturali che interagiscono con le strategie dei supermercati o della ristorazione. L’etichettatura è di cruciale importanza per educare e aiutare i consumatori a fare scelte alimentari più consapevoli e dev’essere più trasparente e affidabile perché consumatori ben informati prendono decisioni più salutari e più sostenibili.

Trasformare la catena alimentare seguendo i criteri dell’economia circolare e avendo una visione olistica del sistema agroalimentare, anche grazie all’utilizzo di innovazioni tecnologiche, consentirebbe di evitare questi sprechi e perdite di cibo e favorirebbe la sostenibilità del sistema stesso.

Le innovazioni tecnologiche possono fornire un supporto fondamentale per rendere più efficienti i flussi produttivi agevolando l’introduzione di nuovi materiali nel sistema e escludendo quelli non sostenibili o riducendo i rifiuti al minimo.

 

La Transizione Alimentare secondo Carrefour Italia.

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Alla tavola rotonda virtuale promossa da Carrefour con la presenza degli stakeholder istituzionali, nazionali e internazionali si è discusso delle strategie e dei prossimi passi per favorire la transizione alimentare per tutti.

La transizione alimentare è un tema cruciale per il nostro futuro nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nell’emergenza dei cambiamenti climatici in atto. Serve una svolta che deve riguardare tutti e non lasciare indietro nessuno e, soprattutto, deve costituire un impegno comune di tutti i protagonisti della grande filiera del cibo.

La premessa alla base dell’incontro parte dalla consapevolezza dell’importanza del “coinvolgimento di tutta la catena del valore alimentare, dalle istituzioni alle aziende, dalle associazioni alle organizzazioni internazionali fino al mondo della ristorazione e ai consumatori” per potenziare e rendere efficace la lotta ai cambiamenti climatici e la tutela dell’ambiente.

L’iniziativa si inserisce nel programma All4Climate (Italy 2021) promosso dal Ministero della Transizione Ecologica e da Connect4climate della World Bank, con la partecipazione della Regione Lombardia e del Comune di Milano, in vista dei lavori preparatori della COP26 e per promuovere il 2021 come l’anno della transizione climatica.

Gli obiettivi di Carrefour

Triplicare le vendite dei freschi, raggiungere 5 miliardi di vendite di prodotti bio e ridurre gli imballaggi. Sono gli obiettivi evidenziati da Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia, “La transizione alimentare rappresenta una scelta inevitabile per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, per tutelare il nostro pianeta e per favorire un consumo più responsabile. La gdo – ha commentato Rabatel – ha un ruolo centrale per la promozione di questo cambiamento radicale e per questo, noi di Carrefour, vogliamo essere un punto di riferimento per l’intera filiera, promuovendo momenti di confronto e di scambio virtuoso.”

Per quanto riguarda il rapporto con i fornitori, il ceo di Carrefour Italia ha sottolineato l’importanza di avere contratti più semplici (di solo due pagine) con i produttori locali e, se possibile, anche legati a un unico negozio in modo da garantire termini di pagamenti di sette giorni. In termini di assortimenti Carrefour ribadisce il suo impegno evidenziando i risultati ottenuti attraverso l’adozione di packaging sostenibili come nel caso del lancio delle bevande a base di frutta da un litro in confezione di brick in carta. “Questa soluzione – ha proseguito Christophe Rabatel – ci ha permesso un risparmio del 75% di CO2. È la dimostrazione che la sostenibilità si concretizza con le buone pratiche”.

In questo processo, s’inserisce la prima edizione italiana delle Settimane della Transizione Alimentare. Le due settimane, in programma dal 17 al 30 giugno 2021, prevedono il coinvolgimento di prodotti e di fornitori per lo più italiani, scelti per le loro caratteristiche sostenibili che, attraverso la firma di un Patto di impegno e co-responsabilità, condividono l’obiettivo di lavorare in sinergia con Carrefour. Saranno 14 giorni interamente dedicati alla sensibilizzazione dei consumatori e dei produttori su come i nostri stili di vita possano mitigare gli effetti del cambiamento climatico attraverso la produzione e il consumo responsabile e consapevole del cibo.

L’importanza di adottare nuove pratiche di produzione, lavorazione, distribuzione e consumo responsabili

La valorizzazione dei prodotti italiani è fondamentale per proteggere tradizione e biodiversità ma anche riaffermare l’evidente stretta relazione tra ‘cuochi’ e ‘produttori’ poiché sono parte della stessa filiera” – ha detto Cristina Bowerman, Chef una stella Michelin di Glass Hostaria e presidente di Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.

“Ho sempre parlato più di filiera certa che corta. E’ necessario sostenere i piccoli produttori, far nascere una classe di agricoltori moderni sostenuti dalla tecnologia e soprattutto dal sostegno del governo. Ma servono anche infrastrutture – ha continuato la chef – tra Lecce e Roma c’è la stessa differenza che tra Roma e Milano, eppure un produttore pugliese non riesce spesso a far giungere nel tempo necessario il suo prodotto. Noi di Ambasciatori del gusto abbiamo messo a punto il progetto “Adotta un produttore”, per far conoscere la sua attività e il suo prodotto proponendolo nei nostri ristoranti”.

Secondo Zitouni Ould-Dada, deputy director office of climate change, biodiversity and environment Fao, “La domanda di cibo e risorse naturali è destinata ad aumentare per soddisfare le esigenze della popolazione mondiale in veloce crescita. Per raggiungere questo scopo in modo efficiente e sostenibile, dobbiamo trasformare il sistema agroalimentare rendendolo più resiliente al clima e sostenibile, concretizzando gli Accordi di Parigi e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu. Questa trasformazione richiede collaborazione e innovazione tra tutti gli attori, incluso il settore privato, nello sviluppo di nuove soluzioni dirompenti e sostenibili, come ad esempio l’adozione di soluzioni digitali in agricoltura”.

Per Angelo Riccaboni, coordinatore del Gruppo di lavoro sul Goal 2 (Zero Fame) di AsviS, non si può nella transizione prescindere dal tema dell’inclusività. “Per dare un supporto concreto nella transizione agroalimentare verso la sostenibilità dobbiamo sostenere le piccole e medie imprese, di cui è in larga parte costituito il settore agrifood italiano, e far comprendere che tale passaggio porterà vantaggi sociali ed economici”.

Filiera corta, lotta allo spreco, trasparenza sulla sicurezza alimentare – ha detto Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia – sono i tre pilastri delle politiche messe in campo in questi anni. La transizione alimentare passa anche da questi presupposti. Non è solo una questione etica, ma anche una richiesta del mercato. I consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità ambientale dei cicli produttivi, alla territorialità e alla sicurezza alimentare che i nostri prodotti sanno garantire. Dobbiamo però riaccordare i luoghi di produzione e quelli del consumo, la campagna e la città, mettere in evidenza le piccole realtà che fanno fatica a entrare nella grande distribuzione e sensibilizzare sul tema della stagionalità”.

 

Food&Beverage

Il Food&Beverage è un business da 64 miliardi

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È quanto emerso dal Rapporto “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage” realizzato da The European House – Ambrosetti

Il Food & beverage è un business in grado di generare 64 miliardi di euro aggiuntivi. Al Forum “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage” promosso da The European House – Ambrosetti, avvenuto venerdì e sabato si è parlato di come ripartire, e su quali basi.

L’appuntamento andato in scena, in forma digitale, a Bormio, è stato l’occasione per una due giorni densa di confronti e dichiarazioni di esponenti di spicco del settore agroalimentare italiano, a cui si aggiungono quelle di sportivi, nutrizionisti ed esperti economici.

L’importanza del comparto agroalimentare in Italia

Il comparto è vitale per un Paese, l’Italia, capace di generare oltre 64 miliardi di euro di valore aggiunto. Per intenderci, tre volte rispetto all’ auto-motive di Francia e Spagna e più del doppio della somma dell’aerospazio di Francia, Germania e Regno Unito, ma soprattutto un settore che ha saputo reggere meglio di chiunque altro al duro impatto della pandemia, riportando nel difficile 2020 una flessione tutto sommato contenuta nel valore aggiunto (-1,8%).

Dalla ricerca sono emersi indicatori strategici sul futuro del comparto agroalimentare, nonché un “sentiment” che lascia ben sperare se si guarda avanti. Innanzitutto, lo studio – ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner e Amministratore Delegato di The European House – Ambrosetti – ha mostrato che il Covid, nel 2020, “non si è fatto sentire negativamente sul fatturato di ben sette aziende su dieci, che hanno dimostrato di avere registrato un aumento del proprio giro di affari mentre oltre la metà ha mostrato ottimismo dichiarandosi fiducioso sulla possibilità di crescere anche nel 2021”.

I dati hanno poi evidenziato come la situazione a livello di canale sia profondamente cambiata: se, infatti, la GDO ha segnato un rialzo del 2,2%, l’Horeca al contrario ha subito una pesante contrazione pari al 36,5%, tornando ai livelli del 2002.

Sostenibilità ed economia circolare

 Al Forum di Bormio si è posta attenzione anche sul rapporto salute e cibo. Secondo il rapporto un italiano su tre conduce una vita sedentaria, mentre il 45,5% risulta sovrappeso, con una quota di bambini delle scuole primarie, pari al 29,7%, risultata in condizione di eccesso ponderale (il 9,4% è obeso).

In quest’analisi, molte aspettative sono state poste sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che prevede lo stanziamento di 5,46 miliardi di euro destinati allo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile e di progetti di economia circolare.

Da segnalare poi la rinata vitalità dei negozi di prossimità, che hanno visto incrementare la propria quota di mercato al 18,9%.

E-commerce e food delivery

Sul fronte e-commerce, lo scorso anno le vendite sul web del settore food&grocery hanno contato solo per l’1,7% del totale acquisti, ma con una crescita nel 2020 del 56%.

Complice le chiusure degli esercenti del fuori casa, il food delivery ha generato un valore pari a 706 milioni di euro, con l’obiettivo quest’anno di compiere un ennesimo balzo in avanti e registrare un giro di affari di 1 miliardo di euro.

Da notare che il servizio di delivery ha raggiunto il 100% nei Comuni con almeno 50 mila abitanti e che i pagamenti sette volte su dieci sono stati effettuati con modalità cashless. Il quadro generale delle vendite oltreconfine è stato positivo e il valore record di 46,1 miliardi di euro è risultato in crescita dell’1,8% rispetto al 2019. Inoltre, per la prima volta negli ultimi dieci anni, la bilancia commerciale italiana è risultata avere un saldo positivo pari a 3,1 miliardi di euro.

Export e Brexit: gap, incognite e timori

Il Rapporto ha comunque nuovamente richiamato l’attenzione sul gap che l’Italia sconta come export nei confronti di altri paesi europei. Significativo il fatto che un mercato strategico come quello cinese non sia ancora tra i primi dieci destinatari di prodotti agroalimentari italiani, al contrario di ciò che succede per altri paesi dove il Paese del Dragone è tra i principali approdi a livello internazionale.

Nel Rapporto si è anche esaminata la questione Brexit, sulla quale gravano incognite e timori. Con una quota del 12% sul totale, il Regno Unito risulta uno dei mercati prioritari per l’export di prodotti alimentari italiani. I primi dati sono però preoccupanti: nel mese di gennaio e di febbraio 2021 le esportazioni sono risultate in calo del 15% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Giornata Mondiale Ambiente

Domani 5 giugno si celebrerà la Giornata Mondiale dell’Ambiente

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Il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno sarà il “Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, cercando dunque di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione

La Giornata del 5 giugno lancerà ufficialmente il “Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema”, introdotto con l’obiettivo di far rivivere miliardi di ettari: dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

Ambiente e cambiamento climatico dovrebbero essere priorità per le agende politiche di tutto il mondo. Un ecosistema è l’unità ecologica fondamentale, una comunità di organismi viventi di specie diverse che vivono in un particolare luogo e ambiente fisico. Tra gli organismi di un ecosistema e l’ambiente si innestano delle relazioni che danno vita a un continuo scambio di materia ed energia.

Perché è prioritario salvaguardare gli ecosistemi

Tutti i giorni usufruiamo in maniera inconsapevole dei benefici che ci offrono gli ecosistemi naturali. Si pensi, per esempio, alla regolazione del clima e della composizione dei gas atmosferici, al controllo dell’erosione, alla produzione del cibo, ai servizi offerti dall’impollinazione, alla formazione del suolo.

Purtroppo gli ecosistemi mondiali sono in grande pericolo. Circa un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. Fino a pochi mesi fa diversi studi stimavano che tra il 20 e il 50% degli ecosistemi oceanici e costieri sia già danneggiato. E secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change, solo il 3% delle terre emerse sarebbe ecologicamente intatto, con una popolazione sana di tutti i suoi animali originali e un habitat non violato.

Foreste, mangrovie e torbiere assorbono fino a un terzo delle emissioni di CO2. Terreni sani possono far crescere piante di miglior qualità, permettendo di alimentare un numero crescente di persone, senza dover abbattere altre foreste.

Risanare gli ecosistemi significa inquinare meno, creare lavoro e proteggere dalle pandemie

Risanare l’ecosistema è anche una via obbligata per affrontare e superare la pandemia di coronavirus e ridurre le possibilità di nuove crisi simili. Sono queste le conclusioni del rapporto pubblicato a fine ottobre 2020 da IPBES. Il documento dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, massima autorità scientifica su natura e biodiversità, descrive in modo dettagliato i nessi tra declino della biodiversità e pandemie.

Un obiettivo importante per l’ambiente e la natura, che porterà benefici anche alle nostre tasche. Secondo gli esperti delle Nazioni unite, infatti, il ripristino di 350 milioni di ettari di terreno degradato tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9 trilioni di dollari in servizi ecosistemici. E ciò permetterebbe di rimuovere dall’atmosfera altri 13-26 giga tonnellate di gas serra.

Un’economia del ripristino creerebbe inoltre milioni di posti di lavoro verdi e aumenterebbe la resilienza dell’umanità a shock e stress futuri. Rivitalizzando terreni agricoli, praterie, foreste, zone umide e torbiere, si ricostruisce la loro capacità di immagazzinare carbonio. Proteggendo così anche l’habitat per la biodiversità, aumentando la fertilità del suolo, riducendo la scarsità d’acqua e aiutando a proteggere il mondo dalle malattie zoonotiche, come Covid-19.

Ripristinando l’ecosistema si raggiungono gli obiettivi di sviluppo sostenibile

Le azioni per il ripristino dell’ecosistema sono fondamentali anche per raggiungere altri importanti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’Onu: la lotta al cambiamento climatico (obiettivo n.13), lo sradicamento della povertà (n. 1), la conservazione della vita sott’acqua e sulla terra (obiettivi n. 14 e 15).

Attualmente, circa il 20% della superficie vegetata del Pianeta mostra un calo della produttività con perdite di fertilità legate alla erosione, all’impoverimento delle risorse e all’inquinamento, in tutte le parti del mondo. Entro il 2050 il degrado e il cambiamento climatico potrebbero ridurre i raccolti del 10% a livello globale e in alcune Regioni fino al 50%.

Il degrado degli ecosistemi terrestri e marini mette in pericolo le condizioni di vita di 3,2 miliardi di persone e costa circa il 10% del prodotto globale annuo, in termini di perdita di servizi ecosistemici essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresa la fornitura di acqua dolce, la protezione dai rischi e la fornitura di habitat per specie che stanno diminuendo rapidamente.

Il programma lanciato dall’UNEP

Il programma, coordinato dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e dalla FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), elenca tre vie per poter contribuire alla causa. La prima strada è quella dell’azione: agire tramite iniziative, quali il volontariato. Pulire le sponde di un lago, una spiaggia, un parco o qualsiasi area naturale; rendere più verdi le proprie case e gli spazi pubblici con alberi autoctoni.

La seconda via consiste nel prendere decisioni intelligenti: impegnarsi a donare o supportare in altri modi, iniziative per il ripristino o la conservazione ecologici; smettere di comprare prodotti o servizi che non sono certificati come sostenibili, iniziare a seguire una nuova dieta con prodotti di stagione e sostenibili.

L’ultima opzione è alzare la voce: dare il via ad una campagna che ponga l’attenzione sul cambiamento climatico e sulla perdita di spazi naturali e per parlare di ciò che si può fare per invertire questi trend e scrivere una lettera al proprio giornale locale.

In vista della Giornata mondiale dell’Ambiente inoltre l’UNEP ha lanciato due strumenti: Una guida pratica “The Ecosystem Restoration Play Book” che si rivolge a tutti coloro che sono interessati al ripristino degli ecosistemi, offrendo spunti di riflessione, percorsi e consigli per agire subito a favore del Pianeta, disponibile al seguente link https://www.worldenvironmentday.global/get-involved/ecosystem-restoration-playbook; e una pagina web costantemente aggiornata per consultare e vedere le ultime news su eventi e iniziative.

Agricola

L’accordo sulla nuova Politica Agricola Comune slitta a giugno

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Gli europarlamentari e gli Stati membri dell’Ue non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nuova Pac (la Politica agricola comune), destinata a “rendere verde” l’agricoltura europea dal 2023

A renderlo noto è stato il Consiglio europeo, precisando che i colloqui riprenderanno “a giugno”, dopo tre giorni di trattative, dunque, “rimangono irrisolte alcune questioni cruciali; si è quindi deciso di rinviare le discussioni alla prossima riunione dei ministri europei dell’agricoltura di giugno”.

Una nuova proposta dei ministri europei dell’agricoltura, riuniti mercoledì e giovedì a Bruxelles, è stata ritenuta dai deputati ancora troppo lontana dalle loro richieste ambientali e sociali. I Ventisette avevano approvato nell’ottobre 2020 la riforma della Pac, con un budget di 387 miliardi di euro per sette anni, di cui 270 miliardi in aiuti diretti agli agricoltori, ma devono imperativamente mettersi d’accordo con il Parlamento europeo.

Le questioni irrisolte tra Consiglio e Parlamento Europeo

Nei dossier chiave ci sono gli “eco-regimi”, bonus concessi agli agricoltori che partecipano a impegnativi programmi ambientali. I deputati avevano inizialmente chiesto di concedere almeno il 30% dei pagamenti diretti agli agricoltori. Gli Stati si sono detti pronti ad accettare una soglia del 25%, ma permangono blocchi sul possibile periodo di transizione per metterla in atto.

Gli Stati vorrebbero inoltre rimanere liberi di definire il contenuto degli eco-regimi, ma i deputati chiedono un quadro rigoroso e l’allineamento delle politiche nazionali con le strategie ambientali e climatiche europee (Green deal, obiettivi dell’agricoltura biologica, riduzione quantitativa dei pesticidi, ecc). Gli Stati rifiutano infine di subordinare i sussidi agli agricoltori al rispetto degli standard sociali.

Vogliamo raggiungere un accordo, ma non a qualsiasi prezzo”, ha spiegato la ministra portoghese Maria do Ce’u Antunes, che sta negoziando a nome degli Stati. “Gli agricoltori non dovrebbero essere sepolti nella burocrazia; vogliamo premiare le pratiche ambientali ma deve essere finanziariamente fattibile” ha avvertito la ministra tedesca Julia Klockner.

Tutti devono mostrare responsabilità, senza sostenibilità economica (degli agricoltori), non ci sarà nessuna sostenibilità ambientale e climatica”, ha dichiarato Anne Sander (Ppe), negoziatrice del Parlamento.

La mancanza di flessibilità del Consiglio minaccia la sicurezza degli agricoltori dell’Ue”. E’ l’accusa lanciata dal presidente della commissione per l’Agricoltura del Parlamento europeo, Norbert Lins, dopo la sospensione dei negoziati sulla riforma della Pac, la Politica agricola comune.

L’accordo sulla Politica agricola comune (Pac) è un obiettivo importante che dobbiamo raggiungere tutti assieme, abbandonando i punti di divisione e concentrandoci su ciò che unisce Consiglio, Parlamento e Commissione”. Lo ha detto il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli, a margine del Consiglio agricoltura e pesca.

Su architettura verde e condizionalità sociale ci sono i margini per trovare un accordo” e questo è “l’obiettivo che tutti ci stiamo prefiggendo, per cui lavoreremo finché non si troverà un giusto accordo”. Secondo il ministro, bisogna garantire ai nostri agricoltori “una Pac ambiziosa, che comprenda la sostenibilità sociale, ambientale e ovviamente quella economica per i nostri produttori”.

Il mancato accordo preoccupa le Associazioni Italiane

Serve al più presto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027”. E’ quanto affermato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini, “finché non saranno chiari i contorni della Pac del futuro si rallenterà il percorso di stesura dei Piani Strategici Nazionali, che dovranno essere ambiziosi in termini di investimenti in innovazione, anche per restare in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, per garantire un reddito certo  ed una maggior competitività alle imprese agricole italiane, nel rispetto del principio che gli aiuti vadano agli agricoltori che vivono di agricoltura e nel rispetto delle regole e delle normative del lavoro”.

La riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo se si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. In questo senso – ha concluso Prandini – Coldiretti continua a sostenere l’assoluta necessità che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore”.

La posizione di Cia-Agricoltori Italiani

Senza un accordo sulla riforma della Pac, l’Europa è meno forte di fronte alle sfide della ripresa post pandemia e della transizione ecologica. In gioco c’è la sopravvivenza dell’agricoltura Ue e la qualità di vita dei cittadini”. Così Cia-Agricoltori Italiani ha espresso rammarico per la mancata intesa tra Parlamento e Consiglio europeo dopo giorni di negoziati intensi a Bruxelles.

Speriamo in una ripresa dei negoziati a giugno dove tutti riescano a superare ogni forma di preclusione – ha dichiarato il presidente nazionale, Dino Scanavinoauspichiamo un confronto più aperto, che si ispiri al cambiamento, sempre tenendo conto che la priorità resta il reddito agricolo”.

Sicuramente restano sul tavolo nodi importanti da sciogliere. Per Cia, però, spiega una nota, rimane prioritario raggiungere un accordo sulla riforma della Pac che consenta una redistribuzione più equa delle risorse, così come un’attenzione alle politiche ambientali, che incentivino comportamenti virtuosi mantenendo l’agricoltura al centro.

La delusione di Alleanza Cooperative Agroalimenti

Aspettative deluse anche per Alleanza Cooperative Agroalimentari. “Con il negoziato rinviato a giugno – ha dichiarato il presidente Mercurinon ci resta che auspicare che si possano riprendere in tempi brevi le fila del dialogo. I nostri agricoltori e le nostre cooperative hanno infatti bisogno di certezze giuridiche e di operare in un quadro  legislativo ben definito”.

C’è inoltre il rischio che questo mancato accordo a livello comunitario – ha proseguito Mercuri – finisca per rallentare ancora di più il percorso di scrittura e di approvazione del Piano strategico nazionale, frenando ulteriormente un percorso che già stenta a partire. Nel Piano strategico nazionale dovranno infatti trovare  spazio interventi urgenti e molto attesi da tutto il comparto agricolo, quali le misure di assicurazione e di gestione del rischio a tutela del reddito degli agricoltori, oggi più che mai necessarie per  dare sostegno alle aziende sempre più colpite da eventi climatici avversi”.

La reazione di Copagri

L’interruzione delle trattative – ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina –  rappresenta un’occasione persa per definire il complesso percorso che porterà l’agricoltura comunitaria in un futuro nel quale dovranno trovare maggiore attenzione tutte le tematiche inerenti alla sostenibilità; l’eventuale conclusione delle trattative, che auspichiamo arrivi entro breve, sarà solo l’inizio di un lungo  percorso che proseguirà con l’intensa e delicata partita del Psn, che a nostro avviso dovrà essere caratterizzato dalla giusta ambizione  necessaria a raggiungere i nove obiettivi strategici della Pac”, ricordando che – ha proseguito Verrascina – “l’orizzonte deve essere quello di dare certezza giuridica agli agricoltori e salvaguardarne la  redditività, in linea con lo spirito della Politica Agricola Comune e  con la necessità di far ripartire l’economia e i consumi”.

La rottura – ha spiegato il segretario generale della Uila Stefano Mantegazzaè avvenuta principalmente sull’architettura verde della riforma, mentre sul tema della condizionalità sociale per il quale il sindacato italiano insieme a  quello europeo Effat si stanno battendo con forza, l’accordo era quasi raggiunto. Grazie all’azione determinante del governo italiano e del  ministro Patuanelli, infatti, nel Consiglio dei ministri molti governi hanno cambiato opinione, schierandosi insieme al nostro paese nel sostenere la posizione del Parlamento europeo favorevole a includere  nella riforma una clausola che prevede di condizionare la concessione  degli aiuti pubblici al rispetto dei contratti di lavoro e delle leggi sociali”.

Farming for Future

CIB lancia l’azione 2 del progetto “Farming for future”

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Martedì scorso il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha lanciato l’azione 2 del progetto per la riconversione agroecologica dell’agricoltura italiana “Farming For Future – 10 azioni per coltivare il futuro” dedicata all’Azienda Agricola 4.0.  

L’agricoltura 4.0 è una grande opportunità per il sistema agroindustriale italiano perché consente l’ottimizzazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi che, oltre ad ottenere una significativa riduzione degli sprechi, aumentano la sostenibilità di tutto il sistema.

Le misure di agricoltura di precisione (precision farming) e di digitalizzazione del lavoro (ad esempio uso di big & smart data nei processi produttivi e internet of things) richiedono capacità professionali elevate, competenze e investimenti maggiori (in media del 2-6%) ma consentono una riduzione di consumi di combustibile di almeno il 10-15% e dei tempi di lavorazione fino al 35%; un calo dei costi medi di produzione di almeno il 10-15%; un aumento delle rese stimato del 7-15% per i cereali e, infine, in allevamento un incremento della produzione di latte del 10-15%.

L’agricoltura 4.0 ha un trend di crescita del 15-20%

L’Osservatorio Smart Agrifood stima il valore del mercato italiano dell’agricoltura 4.0 in 540 milioni di euro con un trend di crescita annuale costante del 15-20% (pari alla crescita media nell’UE) e con un’applicazione effettiva ancora limitata al 3-4% della superficie coltivata.   L’agricoltura 4.0 consente il monitoraggio delle diverse fasi dei processi produttivi, grazie ad applicazioni e tecnologie digitali interconnesse fra loro.

In questo modo si possono raccogliere grandi quantità di dati da ogni step della filiera, dall’azienda agricola al consumatore finale, su cui basare quale azione svolgere al momento più opportuno e nel punto più giusto.

Fra le aziende agricole associate al CIB – Consorzio Italiano Biogas, già diversi sono gli esempi virtuosi di applicazione di agricoltura 4.0 grazie ai quali si stanno già ottenendo risultati di tutto rilievo. In pieno campo eliminando le sovrapposizioni, si sono già ridotti sensibilmente gli sprechi di tempo, si è ottimizzato l’utilizzo dei fattori di produzione (sementi, concimi, fitofarmaci) e si è ridotto il consumo di gasolio ottenendo una riduzione dei costi, dell’usura delle macchine e un aumento della sostenibilità ambientale. In più, l’elaborazione dei dati sta consentendo l’ottimizzazione della produzione e della qualità dei raccolti.

Con lo stesso approccio, l’implementazione delle innovazioni sta consentendo un incremento della produzione di latte per capo al giorno anche del 15%, associato ad un significativo incremento dello standard di benessere animale. Per questi motivi le pratiche agricole avanzate con l’ausilio dell’agricoltura 4.0 rientreranno a pieno titolo fra le misure di sostegno climatico-ambientale previste dalla prossima PAC, la politica agricola comune.

La meccanizzazione agricola è un’ eccellenza del “Made in Italy”

Nel corso degli anni le aziende del biogas italiano si sono distinte come un importante laboratorio per l’innovazione mostrando propensione al rinnovamento e agli investimenti per il settore – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas – L’inserimento dell’impianto di biogas in azienda ci ha spinti verso una profonda revisione non solo dei processi produttivi, ma anche di quelli decisionali, sempre più supportati dalla digitalizzazione e dalla interconnessione delle informazioni. Infatti, oggi la meccanizzazione agricola è un’eccellenza del Made in Italy”.

Le misure inserite nel PNRR – ha concluso Gattoni – dimostrano una grande attenzione verso la transizione ecologica e la digitalizzazione; con le innovazioni tecnologiche di cui disponiamo oggi saremo in grado di produrre di più utilizzando meno risorse e in modo più efficiente”.

Il progetto “Farming For Future”

Una strada già ben delineata dal progettoFarming For Future” dove l’agricoltura 4.0, integrata  alla concimazione organica con digestato e lavorazioni agricole innovative, è una delle chiavi su cui poggia il cambio di paradigma: da un sistema agricolo che per produrre fertilizza la coltura ad un sistema agricolo che, con una gestione agronomica mirata, “fertilizza il sistema” favorendo l’incremento di sostanza organica e lo stoccaggio del carbonio nei suoli, una delle funzioni strategiche del settore nella lotta al cambiamento climatico.

Tutto questo sarà al centro della prima tappa del BDR Day 2021 del CIB, martedì 8 giugno 2021 a Bagnoli di Sopra (PD) presso l’Azienda Agricola Tenuta di Bagnoli, alla scoperta delle realtà agricole che adottano il modello del Biogasfattobene. Durante la giornata, grazie all’applicazione di tecnologie di agricoltura 4.0, sarà possibile valutare direttamente sul campo l’applicazione delle azioni di “Farming For Future”, dalla fertilizzazione organica con digestato ad alta efficienza alla gestione sostenibile della doppia coltura.

Löwengrube

La Baviera in Italia con Löwengrube, il franchising che continua a crescere

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Riaperture nel segno della crescita, una risposta positiva alla crisi e alla pandemia dopo un anno di restrizioni. Parliamo di Löwengrube che ha di recente inaugurato a Modena il suo nuovo punto vendita e che promette di essere la più grande Bierstube Löwengrube d’Italia con numeri da record.

Per chi non lo conoscesse Löwengrube, che a dispetto del nome e del format è un’iniziativa tutta italiana, nata dall’idea di Pietro Nicastro e Monica Fantoni, è una catena di locali italiani, ma in autentico stile bavarese, un vero franchising che oggi conta, Modena compresa, ben 25 punti. Un percorso iniziato nel 2005 a pochi chilometri da Firenze con il primo locale, che si è rivelato subito un successo, replicandosi in 11 regioni italiane, da nord a sud, isole incluse e una extra a Tirana, in Albania, aperta all’inizio di maggio. E dal 2014 ad oggi il piano di crescita non si è fermato, nonostante tutto questa catena conquista sulla cartina geografica un nuovo territorio.

Modena, un locale da record

Inaugurato lo scorso 14 maggio, il locale di Modena è il secondo ad aprire in Emilia Romagna. A puntare sul territorio sono gli stessi imprenditori locai che avevano già avviato nel 2018 la sede di Bologna: Filippo Fochi, Ferruccio Perdisa, Fabio Pasini e Gianni Ugolini, che a quanto pare non hanno intenzione di fermarsi. Visto che hanno già in programma, altre due aperture a Ravenna e Reggio Emilia.

Eravamo pronti a inaugurare nel secondo semestre 2020. La pandemia ha rallentato i nostri programmi e nonostante questo abbiamo investito ugualmente e assunto decine di persone.” – ci racconta l’imprenditore Gianni Ugolini, illustrandoci la grandezza progettuale e fisica del locale di Modena.

 

Il Löwengrube di Modena è un locale da record: la più grande bierstube Löwengrube d’Italia con una superficie di 1.400 metri quadri su due piani e oltre 500 coperti, suddivisi tra spazi al chiuso e biergarten all’aperto, il caratteristico “giardino della birra” che contraddistingue i tipici locali della Baviera. Il locale ha trovato spazio in un edificio sulla via Emilia Est che è stato completamente ristrutturato e ripensato secondo principi di ecosostenibilità, bioarchitettura e bioedilizia: come le grandi vetrate a bassa emissione che sfruttano la luce naturale abbattendo i consumi di energia elettrica senza disperdere calore e l’impianto fotovoltaico installato sul tetto, in grado di coprire il 70% del fabbisogno energetico del locale, alimentando le cucine, gli impianti caldo-freddo, i dispositivi illuminanti interni ed esterni e le dotazioni delle sale, oltre alle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici che saranno installate nel parcheggio adiacente al locale. Inoltre Modena registra 68 nuove assunzioni, facendo salire ad oltre 400 unità il numero delle persone impiegate dalla rete Löwengrube.

Löwengrube

Dopo il successo di Bolognaconclude l’imprenditore bolognese Filippo Fochiabbiamo deciso di replicare a Modena con le stesse caratteristiche del format che hanno conquistato noi come i nostri clienti: ambienti in legno, colori tipici della Baviera, personale in costume tradizionale, birre storiche dell’Oktoberfest spillata rigorosamente alla tedesca, con quel perfetto cappello di schiuma che conserva aroma, fragranza e leggerezza, piatti della tradizione bavarese e alto-atesina.”

La Baviera in Italia e l’Oktoberfest tutto l’anno

Löwengrube Original Münchner Bierstube rappresenta in Italia l’autentica esperienza di ristorazione tipica delle tradizionali bierstube bavaresi. Galeotto fu un viaggio a Monaco di Baviera di Pietro Nicastro e Monica Fantoni, fondatori del marchio. I due giovani imprenditori vengono letteralmente conquistati dalla beer experience tipica dei locali bavaresi: cibo, tradizioni, balli, costumi e decidono di importarla in Italia. L’obiettivo era riproporre al pubblico italiano l’emozione bavarese in tutto il suo realismo: quando si entra in un locale Löwengrube, si viene infatti catapultati in un’autentica bierstube di Monaco, atmosfera originale compresa, con tanto di costumi bavaresi e musiche, oltre che al cibo e alla birra.  E come nella migliore tradizione bavarese, non può mancare il Biergarten, o “Giardino della Birra”, spazio aperto attrezzato, prezioso di questi periodi. La mission realizzata fin dall’apertura del primo locale in Toscana, è di garantire agli Italiani un luogo in cui è possibile vivere sempre, tutto l’anno, l’Oktoberfest, ma a casa propria.

La cucina, stinco e birra

La cucina propone le specialità della tradizione culinaria della Baviera. Alla base c’è un approccio rigoroso alla ricerca di materie prime di qualità e al made in Italy, come lo speck Igp, wurstel e stinco Made in Alto Adige, prodotti da un salumificio di tradizione famigliare. I piatti sono accompagnati dalle migliori birre bavaresi, come i grandi marchi degli storici birrifici Löwenbräu, Spaten e Franziskaner. Il menu Löwengrube offre i prodotti iconici delle tavole bavaresi e alto-atesine, cucinati seguendo le ricette tradizionali. Si apre con una selezione di antipasti, perfetti per accompagnare una birra all’aperitivo, o con ricchi taglieri di salumi e formaggi tipici; gustosi primi piatti e secondi di carne, anche in versione degustazioni per permettere di assaggiare e condividere il meglio dei piatti Löwengrube. Particolare attenzione è riservata alle famiglie, con il “Menü Kinder” dedicato ai più piccoli, ai vegetariani e al gluten free per soddisfare le esigenze di tutti.

Tutto ruota attorno alla birra, spillata rigorosamente con la tecnica tedesca, secondo la tradizione, in tre colpi, con un procedimento che dura circa 7 minuti (operazione oggetto di una speciale formazione del personale), che permette di eliminare l’eccesso di anidride carbonica, ottenendo il caratteristico cappello di schiuma, fondamentale per conservare aroma, fragranza e leggerezza della bevanda.

Il successo Löwengrube

La trasversalità del target e la forza del franchising sono due elementi chiavi del progetto Löwengrube. Come Gianni Ugolini ci tiene a sottolineare: “la forza del franchising risiede nel sostegno della rete, che ti permette di fare l’imprenditore senza l’ansia di fronteggiare da solo ogni difficoltà, ma con la certezza che gli ostacoli che incontrerai hanno già una soluzione”. Considerazione che acquisisce maggiore significato in un’epoca storica come questa: la sinergia del franchising rappresenta per l’impresa quell’unione che dà la forza e permette di programmare nonostante l’incertezza.

Löwengrube

Il Capanno

Il Capanno, l’estate gastronomica di Ostia

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Mi sono accorto in questi anni che siamo pronti per portare a Ostia un linguaggio contemporaneo e internazionale”. Parole di Cristiano Giacometti, “mente” de Il Capanno, il lido di Ostia più interessante dal punto di vista gastronomico (e non solo). “Ostia merita un polo di qualità non solo tradizionale, che parli di food, sport e eventi come nelle grandi città costiere oltre Oceano. E’ importante far vivere alle persone il mare senza compromessi con una squadra di professionisti dei vari settori.

Un insieme di attività che riportano il mare al centro dell’offerta, con idee che partono dalla mattina e si sviluppano durante la giornata per poi concludersi la sera. Un modo per vivere la spiaggia nella sua totalità in base alle proprie passioni.

BAR e COCKTAIL BAR

Si parte al mattino con il bar per le colazioni – con torte, lievitati e le immancabili ciambelle fritte, diventate un must per lo stabilimento a due passi da Roma – per arrivare fino a sera con la carta dei cocktail. Il tutto gestito e coordinato da Valerio Mazziotti e Helena Fabiani, due giovani ragazzi della zona forti di esperienze nei migliori cocktail bar della Capitale e del litorale romano.

Il Capanno

TAC – Thin and Crunchy

Come annunciato negli ultimi mesi, Il Capanno ospita anche TAC Thin and Crunchy, il nuovo format di Pier Daniele Seu incentrato sulla pizza romana. Sarà possibile mangiare sulla spiaggia la tonda fina e scrocchiarella di Pier Daniele Seu, con i tipici topping gustosi, divertenti e colorati che in questi anni hanno caratterizzato la proposta della pizzeria di Porta Portese.

Il Capanno

MOLO DICIASSETTE

Simone Curti del Ristorante Molo Diciassette di Ostia ha ideato per Il Capanno un menù incentrato sul pesce che si sviluppa in due diversi momenti. A pranzo con piatti veloci e dinamici, dal classico spaghetto alle vongole alle moderne pokè. Mentre la sera prenderanno spazio anche idee più ricercate per godersi in relax la cena nella terrazza rialzata sul mare.

Il Capanno

SPORT

Una palestra all’aperto in stile Miami, a cui si aggiunge il RIMESSAGGIO gestito dal team della Water Sport Center Roma. La collaborazione è nuova ma il WSCR ha sviluppato nel tempo un progetto legato ai luoghi dove lo sport e il mare sono protagonisti della vita e della cultura delle persone. Questo è quindi un modo per portare sul litorale romano un impostazione diversa e nuova di vivere il mare, facendo attività sportiva fuori e dentro l’acqua durante l’anno. Grande spazio verrà dato anche al Beach Tennis con una SCUOLA di beach tennis e i TORNEI per amatori. Il tutto è supportato da Cristiano Lucaroni, presidente e istruttore di beach tennis della SD Beach Tennis Lazio.

Agricoltura Sostenibile

ENPAIA-CENSIS, Millenial e generazione Z scoprono l’agricoltura sostenibile

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Per l’89,5% il settore agricolo crea occupazione di qualità. Lo studio fotografa il nuovo rapporto dei giovani con la terra, con la produzione e il consumo del cibo, con l’impresa e il lavoro in agricoltura sostenibile.

È quanto emerge dal 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo, dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy”, presentato mercoledì dalla Fondazione Enpaia (Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura) e dal Censis.

Oggi il 60,2% dei giovani è convinto che il percorso verso lo sviluppo nel dopo pandemia sarà lungo e difficile perché “il colpo subito è stato duro e ci ritroveremo con i soliti problemi aggravati”. Ad esserne più sicuri sono i millennial (63,8%), scottati in prima persona dalla crisi del 2008.

Per i giovani occorrono aiuti alle imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare

Pur abituati a vivere e lavorare in un ambiente ostico, i giovani mostrano tuttavia un’inattesa tenacia nel voler stare in partita e l’89,8% ritiene che per questa fase lo stato d’animo appropriato sia essere orientato allo sforzo per realizzare i propri progetti e raggiungere i propri obiettivi.

Non sorprende, allora, che quasi il 91,7% dei giovani italiani sia favorevole a dare aiuti alle imprese agricole che scelgono di investire nelle tante forme di sostenibilità ambientale, coerenti con nuovi stili di vita più digital e aperti a un’economia di tipo circolare.

L’agricoltura praticata dai giovani in questi anni è ad alta intensità di tecnologie e le aziende hanno saputo valorizzare le opportunità dell’Ict. Diventa una necessità, pertanto, puntare sull’innovazione tecnologica per aiutare il mondo rurale nel suo sviluppo.

Per tornare a crescere non basteranno Stato, piani dall’alto e tanti soldi: fondamentale sarà stimolare la voglia di fare impresa degli italiani combattendo la tentazione psichica ad accucciarsi, a valutare il rischio come minaccia e a cercare sempre e solo protezione. – A dirlo il presidente del Censis Giuseppe De RitaEcco perché i giovani sono pronti a giocarsela in agricoltura, sono un esempio concreto di come ripartire dal basso, dalla voglia di fare delle persone. Su questo è importante puntare, tutto il resto, inclusi i piani con tanti finanziamenti, servono d’aiuto”.

Grazie all’agricoltura sostenibile nuove opportunità lavorative

Nell’Italia post Covid-19 sono loro i veri protagonisti del futuro: i millennial, nati tra metà degli anni ottanta e metà del decennio successivo e la generazione Z, nata tra metà degli anni novanta e metà degli anni zero. Pronti a rilanciare i valori di un’agricoltura sostenibile nel perimetro della youth economy dopo l’esperienza dell’emergenza sanitaria.

Per 9 giovani su 10 sostenibilità ambientale e lotta al riscaldamento globale sono le priorità nell’agenda italiana del futuro prossimo e l’agricoltura, in particolare, è il settore che prima e meglio degli altri ha interpretato queste urgenze. Per il 60% della genZ (composta dai 15-24enni), infatti, gli agricoltori hanno operato per rendere la filiera del cibo sostenibile, il 48% per i millennial.

Agricoltura sostenibile per i giovani significa anche concrete opportunità lavorative, con l’88,7% convinto che sia possibile creare occupazione di qualità, con valori che arrivano all’89,5% tra i giovanissimi della GenZ.

Per il 51,7% dei giovani il settore agricolo si rilancerà prima degli altri nel post Covid-19 e per l’82% – l’85% nella GenZ – questa ripresa sarà decisiva in altri ambiti oggi in difficoltà, come il turismo e la filiera del food.

Le nuove generazioni, insomma, riscoprono l’Agricoltura e non è un caso se tra le imprese agricole nate nell’ultimo decennio l’11,3% abbia un titolare giovane, pronto a scommettere sull’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dei sistemi di produzione.

L’impegno, la paura e la poca fiducia nelle istituzioni

Per i giovani, la sostenibilità resta il criterio regolatore per eccellenza di economia e società. Pensando al post Covid-19, infatti, emerge che il 62,8% farà più attenzione a ridurre gli sprechi, con quote analoghe tra genZ (60,7%) e millennial (63,5%); il 46,4% farà la raccolta differenziata per i rifiuti, mentre il 32,2% acquisterà prodotti locali, a km zero, per limitare l’inquinamento; il 32,1%, poi, eviterà acquisti di prodotti in plastica (è il 43,8% tra la genZ e il 27,9% tra i millennial).

I dati dell’Osservatorio dimostrano ancora una volta come il settore agricolo costituisca un asset strategico per l’economia nazionale e per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese”. Così il presidente della Fondazione Enpaia, Giorgio Piazza, ha commentato i dati emersi dal 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo.

L’agroalimentare – ha spiegato il Presidente della Fondazione Enpaia – è il settore del futuro e sarà il traino per la ripresa economica del Paese post pandemia. A mio avviso sono tre i cardini su cui puntare: innovazione tecnologica, sostenibilità e giovani. Soprattutto bisognerà sostenere concretamente questi ultimi, convinti che il percorso post Covid sarà lungo e difficile, ma al  tempo stesso determinati nel realizzare i propri progetti e raggiungere i propri obiettivi. Stabilità del lavoro e protezioni sociali – avverte – costituiscono le maggiori incertezze delle nuove generazioni, ma anche il terreno su cui verranno misurate le istituzioni e la rappresentanza politica”.

Il lavoro è la grande incertezza per i giovani italiani: il 43,3% di chi un lavoro ce l’ha teme di perderlo, con un grado di incertezza superiore addirittura a quella legata ai rischi sulla salute (il 34,5%). Inoltre, la grande maggioranza di genZ (82%) e millennial (81%) ritiene che la competizione sui mercati debba contemperarsi con una buona protezione sociale.

Infine, sono alte le quote di giovani che non hanno fiducia in istituzioni di vario tipo. E’ così per partiti politici (78% genZ, 75% millennial, ed è l’81% nel totale popolazione), amministrazioni locali (62% genZ, 61% millennial ed è il 64% nella popolazione), pubblica  amministrazione (61% genZ, 61% millennial ed è il 68% sul totale della popolazione), Ue (48% genZ, 56% millennial ed è il 61% sul totale della popolazione) e media (50% genZ, 54% millennial ed è il 60% sul totale della popolazione).

Divina Commedia

In carcere si serve la Divina Commedia. Chef e detenuti cucinano Dante.

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Chissà se Dante Alighieri sapeva cucinare, a quanto pare doveva essere un buongustaio, quello che sappiamo per certo è che per celebrare il Sommo Poeta in questo 2021, a 700 anni dalla sua morte, le iniziative a tavola sono state numerose. Dai grandi brand agli chef stellati, dai libri di ricette agli eventi la Divina Commedia è stata interpretata dall’antipasto al dolce.

Uno degli eventi più recenti e forse tra i più speciali per la sua valenza si è svolto lo scorso 11 maggio 2021 presso la Casa di Reclusione di San Gimignano (SI) dove la Chef Claudia Fraschini, autrice del libro “Beata o dannata? La Divina Commedia è servita” (edito da Trentaeditori), assieme allo chef Andrea Lavacca, ha incontrato i detenuti studenti dell’istituto di Istruzione Superiore “Bettino Ricasoli” di Siena che opera all’interno della struttura penitenziaria come Istituto professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera.

Dal libro al piatto

Dal libro al piatto, studiare Dante diventa una prova di laboratorio culinario, un gioco di associazione e abbinamenti fra materie prime, un’interpretazione dei sensi. È stato così per la chef Fraschini, che su questo tema ha messo insieme una raccolta di ricette, suddivise tra inferno, purgatorio e paradiso, ed è stato così anche per questi studenti particolari, che attraverso la cucina puntano alla loro rivalsa e rieducazione.

L’evento “La Divina Commedia è servita” si inserisce in un percorso letterario – culinario intrapreso nelle classi per celebrare il sommo poeta a 700 anni dalla sua morte – ci spiega la professoressa di Italiano e Storia Gilda Penna, ideatrice e curatrice del progetto per la parte letteraria. – L’idea nasce dalla voglia di mettere a confronto le due esperienze concepite sì in modalità e in contesti differenti ma, inevitabilmente, collegate dalla stessa passione per Dante e per il cibo. Per gli studenti che hanno preso parte attiva, l’evento è stato il punto di arrivo di un percorso letterario-culinario sul rapporto cibo-Divina Commedia. Un evento fortemente voluto anche dal direttore del carcere, una mente innovativa, che crede fermamente nella rieducazione”.

Divina Commedia

Una brigata speciale

La chef Fraschini, coadiuvata dagli studenti della III A, ha realizzato tre ricette, scelte dagli stessi studenti, ispirate al capolavoro dantesco e tratte dal suo libro: “Seppie e ‘nduja” per il girone degli iracondi dell’Inferno, “Occidentalis gyoza” per il girone degli invidiosi del Purgatorio e la “Paris Brest” per il cerchio degli spiriti trionfanti del Paradiso. A seguire da remoto la realizzazione dei tre piatti anche gli studenti detenuti del Triennio (III B, IV A, V A) con i quali la chef ha interagito, rispondendo alle loro domande e soddisfacendo in pieno le loro curiosità.

I piatti realizzati dagli studenti rappresentano non solo il percorso dantesco, ma anche il loro percorso di vita, come ci tiene a sottolineare la prof. Penna: “Questa giornata è stata il punto di arrivo di un percorso che ha impegnato i corsisti per mesi. La base è stata quella letteraria, gli studenti hanno affrontato uno studio attento e approfondito della Divina Commedia, hanno potuto fare un confronto con sé stessi e con il proprio percorso di vita, per poi trasferire le loro sensazioni a tavola, traducendo ogni Cantica in un piatto. Hanno potuto inoltre sperimentare le conoscenze acquisite dimostrando competenza e professionalità e vivere il momento come crescita e formazione con tecnici del settore”.

Soddisfatti gli studenti e il corpo docente, nonché il Direttore del carcere di San Gimignano, Giuseppe Renna, il funzionario giuridico-pedagogico Rita Favente, e il vice comandante della Penitenziaria Giuseppe Bonfitto, che hanno lavorato in squadra per realizzare questo evento didattico e anche il magistrato di sorveglianza, Maria Letizia Venturini, presente all’evento.

Le parole della chef

Molto soddisfatta anche la stessa Claudia Fraschini che ci racconta così la sua esperienza: “Non sapevo cosa aspettarmi da un’esperienza di questo tipo e devo confessare che la preparazione dei ragazzi e l’impegno che ci hanno messo ha reso tutto molto facile e divertente. Non ero mai entrata in un carcere in vita mia e tanto meno ero mai venuta a contatto con persone in regime di lunga detenzione. Il mio timore era di non essere adeguata nel portare a loro la mia solita leggerezza ed allegria. Mi chiedevo se potevo argomentare la mia passione con amore, cura, attenzione per l’altro senza sembrare retorica e fuori luogo. Contro ogni aspettativa è stato tutto molto naturale e ci siamo sentiti tutti a nostro agio, le mura del carcere sono in parte scomparse, lasciando spazio all’unica vera forza che ci animava: umanità, amore per la cucina, voglia di fare bene. I loro volti nascosti dalle mascherine lasciavano in mostra solo gli occhi, che brillavano come quelli dei bambini che scoprono che il 25 dicembre è arrivato Babbo Natale e li ha riempiti di regali. I ragazzi si sono impegnati a mettere loro stessi, la loro parte migliore in quel che facevano e ci sono riusciti. I piatti erano fatti bene, raccontavano emozioni di rivalsa, desiderio di amare ed essere amati senza giudizi e preconcetti”.

Il valore della Divina Commedia

“La Divina Commedia è servita” testimonia come la cucina sia formativa e costruttiva e non ha dubbi su questo Claudia, che aggiunge: “il senso del cucinare è la scelta di uno stile di vita preciso: prendersi cura dell’altro, partendo da sé stessi e mettendo in un piatto tutto ciò che siamo. La cucina è soprattutto trasformazione e l’ingrediente segreto più potente è l’amore. Perdonare sé stessi e ritornare nel mondo con intenti nuovi credo sia lo sforzo più gravoso per questi uomini, che provano a offrirsi agli altri imparando il linguaggio della cucina. Attraverso la cucina viaggiano, immaginano e scoprono profumi, consistenze, colori, raccontano le loro storie, cosi come hanno fatto nelle loro preparazioni dedicate a Dante”.

La cucina come opportunità

Anche la cucina è fatta di studio ed è “farcita” da libri di altre materie a cui questi studenti si avvicinano per scelta, per curiosità, per svago come ci racconta in conclusione Gilda Penna: “La cucina e la scuola rappresentano per i nostri studenti una seconda occasione, una nuova occasione per cambiare, per mettersi in gioco e per riscattarsi. Nella maggior parte dei casi, i detenuti si iscrivono a scuola per curiosità, per ‘passare il tempo’ o per vedere gente diversa ma, poi, piano piano iniziano ad appassionarsi, iniziano a provare una certa soddisfazione in quelle mattinate trascorse tra i banchi, rendendosi conto che la cultura rende liberi. Sono molti i progetti che annualmente realizziamo, per esempio oltre che su Dante gli iscritti dell’istituto alberghiero sono impegnati quest’anno in un corso di apicoltura, tecnica e produzione del miele e in tempi “normali” l’anno scolastico si concludeva con l’evento “Insieme con gusto”, un pranzo aperto alla comunità esterna che speriamo di realizzare appena superata questa situazione epidemiologica”.

Ovviamente l’evento si è concluso a tavola con la degustazione dei piatti realizzati e se volete sapere quali sono stati i loro commenti e scoprire in dettaglio le ricette e i piatti realizzati trovate tutto sul blog Scriviamocongusto curato dagli stessi detenuti dove sono raccolti lavori e piatti realizzati durante l’intero anno scolastico.