Il comfort food, il cibo che diventa coccola

Ognuno di noi, chi più chi meno, non mangia solo per nutrirsi, ma soprattutto per convivialità. Ci sono poi quei momenti in cui da soli o meno abbiamo bisogno di una coccola per il palato e la mente, qualcosa che ci faccia stare bene dopo una giornata difficile magari.  Il cibo in questo caso diventa catalizzatore di emozioni a cui si trasmette un senso al quale ci si abbandona e ci si lascia coccolare e diventa comfort food.

Il Comfort food

Quando torni a casa stanco, dopo una dura giornata lavorativa passata tra riunioni, chiamate o tra persone che vogliono farsi risolvere un problema da te, magari con fare arrogante, l’idea della cena, magari in buona compagnia, ti fa tenere duro. Oppure sei una mamma alle prese con i figli piccoli che tutto il giorno si dà da fare e corre avanti e indietro e non vede l’ora di “staccare” ed uscire a prendersi un aperitivo con l’amica. O ancora sei una giovane studentessa a cui è andato male l’esame e la sera per tirarsi su, si ordina una bella pizza. Tanti possono essere i motivi per il quale il cibo sembra un’ottima soluzione, chiaramente temporanea, per allentare la tensione e lo stress.

Se ci pensiamo si festeggia quasi sempre andando a cena o a pranzo fuori o brindando con gli amici, mangiando una torta, qualsivoglia attività “sacra o profana” finisce sempre a tavola e come prospettiva, non mi sembra tanto male.

Comfort food: storia e origini

Per comfort food (“cibo del conforto” in lingua inglese) si intende un qualsiasi alimento a cui ciascun individuo attribuisce un valore consolatorio, nostalgico e/o sentimentale. Uno dei primi ad accostare cibo e consolazione fu addirittura Marcel Proust nel suo romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”. Nello scritto, datato 1913-2917, lo scrittore parlava apertamente del piacere dato da una madeline ingerita proprio in una giornata no. L’Oxford English Dictionary riporta che il primo uso del termine risale al 1977, in un articolo del “Washington Post” in cui ci si riferiva a un piatto tipico dell’America del Sud, ovvero gamberetti con porridge di mais. La storica del cibo Lynne Olver ritrovò riferimenti al comfort food risalenti al 1965, negli Stati Uniti. Non esiste una singola definizione di comfort food, poiché è una sensazione del tuto soggettiva che quasi sempre è connessa all’età dell’infanzia, non a caso per molti il cibo di consolazione è quello che preparava la mamma o la nonna.

In generale, esistono alcuni cibi, come ad esempio il cioccolato fondente e cibi ricchi di zuccheri, salati o grassi, noti per le loro proprietà benefiche sull’umore poiché responsabili del rilascio di endorfina, dopamina e serotonina, i cosiddetti ormoni della felicità. Mangiarli provoca una sorta di assuefazione che spinge l’individuo a consumare nuovamente altri tipi di prodotti simili.

I Comfort food più gettonati

Tra i cibi consolatori, come già detto, spiccano senz’altro i dolci e tra questi, uno dei più amati è il cioccolato, ancor meglio se si tratta di un tortino al cioccolato dal cuore caldo. Un must tra i dolci nazionali ed internazionali. Soffice e avvolgente, accompagnato da gelato alla vaniglia, frutti rossi o da una bella dose di panna montata sopra. Sicuramente dopo averlo mangiato i problemi non scompariranno, ma cesseranno di tormentarci per un po’. E non possiamo annoverare il gelato che pare sia il cibo espiatore dei dolori e delle delusioni d’amore (vedi film e serie tv dove lei in pigiama e divano si consola mangiando il gelato).

Un altro incredibile comfort food, legato quasi sempre al ricordo infantile sono i tortellini in brodo. Un piatto tradizionale e nutriente da mangiare quando ci si vuole scaldare e coccolare, d’altronde è anche semplice da preparare e questo non fa altro che piacere quando non ci si sente al massimo delle proprie forze. Altri cibi confortevoli sono quelli classici della domenica, che ti fanno sentire in famiglia anche quando sei lontano: lasagna, cannelloni o una bella pasta al forno. Ma anche una semplice pasta al pomodoro che ti riporta indietro nel tempo. E se poi facessimo un sondaggio regionale da ogni parte d’Italia ci sarebbe la ricetta comfort che riprende qualche piatto della tradizione o della mamma.

E la pizza dove la lasciamo? Al taglio, fatta in casa, tonda da asporto o in pizzeria, non importa che forma abbia ma una fetta di pizza fumante rimette al mondo e regala felicità.

Gusto

C’è chi invece quando ha bisogno di sollievo sceglie il junk food. In Italiano si traduce come “cibo spazzatura” per indicare alimenti ricchi di sale, zuccheri semplici e grassi, ma poveri dal punto di vista nutrizionale (per questo non ben visti dal mondo medico-scientifico). In questa categoria rientrano le caramelle, le bevande gasate e zuccherate, le patatine fritte industriali e tanto altri cibi. Cibi spesso e demonizzati, non senza motivo, ma che bisogna ammettere il loro consumo aiuta il nostro cervello a rilasciare la tensione. Basterebbe dunque essere equilibrati nella scelta e concedersi questi “sgarri” senza farli diventare una costante alimentare. Dunque se nel weekend (e non solo) ci concediamo un bell’hambuger con patatine, ketchup e coca cola non sentitevi in colpa, ma solo consolati.


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