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Una Bussola per non perder la direzione. La tappa a Roseto è d’obbligo.

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L’Abruzzo non è solo una questione di Arrosticini, parola della Bussola Beach Club

C’è una strada al di là dei monti abruzzesi che, se percorsa, porta dritta al mare, su quella riviera illuminata dai lidi all’ombra di sconfinate pinete che rinfrescano i torridi pomeriggi d’estate. La costa adriatica riserva sorprese inaspettate, lo sanno bene le migliaia di persone che ogni anno scelgono di vedere il sole sorgere dal Mare Adriatico, calmo nei modi e generoso nei doni. Si perché quel che arriva sulle tavole marittime abruzzesi, è un po’ come il più bello dei regali. Fresco, colorato, saporito e mai abbastanza.

La Bussola Beach Club

Così è il pesce che abbiamo assaggiato a Roseto degli Abruzzi dove, tra i tanti banchetti a disposizione, il nostro occhio è stato rapito dalla Bussola Beach Club, curato lido che sul lungomare accoglie i bagnanti al mattino e gli affamati ricercatori di prelibatezze alla sera. Non solo food, l’aperitivo ha un perché tutto suo. I drink sofisticati, hanno l’aspetto metropolitano dell’imprenditore in vacanza. Camicia bianca di lino e relax sulla battigia mentre tra le mani scivola via un’altra Caipiroska.

La proposta gastronomica

L’offerta gastronomica poi, è tutta da scoprire. Quasi a voler sottolineare che l’Abruzzo non è solo una questione di Arrosticini e che la tappa in città è d’obbligo. In una calda serata d’agosto c’era spazio solo per un grande classico come gli Spaghetti alle Vongole, ma fortuna ha voluto che il personale di sala, sapientemente addestrato, ci abbia proposto una tra le più valide alternative. E così lo chef porta in tavola un’orecchietta della vicina Puglia, posata s’una crema di cime di rapa sapientemente ripassate alla barese, con quella nota di alici, peperoncino e aglio leggero che ben si sposava con i calamari (cotti con maestria) e le cozze, mantecati con peperoni. Dulcis in fundo, un peperone crusco tritato grossolanamente, rendeva giocoso un piatto dal gusto incisivo e mai invadente. Vera delizia per ogni palato.

La seconda tappa del nostro viaggio culinario, ci ha visti sfidare il grande topos della gastronomia marittima: la frittura. Una pirofila che non avrebbe mai dovuto avere fine, è stata offerta in tavola come il più prezioso dei tesori, con calamari, gamberoni e moscardini dalla consistenza perfetta, fritti in modo sapiente da mani esperte in grado di regalare tutto il sapore del mare.

Se per caso nel vostro viaggio vacanziero siete di passaggio per Roseto, per la cucina della Bussola c’è solo una cosa da dover sapere: è da provare, ad ogni costo!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/bussola.beach.roseto/

A Roma c’è B.Ro, il pub versione 3.0

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Birra, Burger e Bar ai Parioli… ma non chiamatelo pub!

Se in principio era il pub, oggi è giunto il tempo di conoscere B.Ro. B.Ro è un pub in versione 3.0 che nasce nel quartiere Parioli, nei locali che furono di uno storico ristorante e che oggi, grazie ad un importante lavoro sugli interni effettuato da Studio Strato, torneranno a nuova vita. A farli rinascere sarà l’avventura gastronomica a base di Birra, Burger e Caffetteria proposta da Dany Di Giuseppe, Gino Cuminale, Isidoro Vagnozzi e Michelangelo Baldini, quattro temerari che hanno immaginato un format in grado di offrire un’esperienza di food hub dal gusto internazionale.

Non solo food per la proprietà, che insieme all’offerta culinaria variegata, sottolinea l’importanza di riaprire un dialogo con il quartiere e con la città, partendo dall’istituzione di un luogo che accolga tutti e che per tutti sia una vera e propria comfort zone da vivere e assaporare senza troppi cliché, a partire dal prossimo venerdì 6 marzo 2020, quando si apriranno le porte al pubblico.

Il locale

È forse troppo romantico partire da quella semplice idea di spazio comune? Luogo che è sinonimo di aggregazione, portatore di quella familiarità che solo i più puri pub sanno offrire. B.Ro fa spazio alle idee ripartendo dal principio, da quella semplice ed efficace vita che anima le public house d’oltreconfine. All’ispirazione anglosassone si aggiunge quella della taverna, nella sua più nota situazione di vita, con i clienti al bancone pronti a gustarsi una buona birra dopo una dura giornata di lavoro. Un modo nuovo e magari più lento per assaporare la vita, seduti al banco circondati da un’atmosfera cosmopolita e contemporanea, dove tra un sorso e l’altro, gli occhi brilleranno alla vista di speciali pietanze offerte dallo chef.

Il menu

Un giro intorno al mondo un sorso ed un morso dopo l’altro, tra eccellenze italiane ed interpretazioni culinarie d’oltreoceano. E così, partendo dall’idea del Burger Bar, dove a padroneggiare è il panino, la visione ed il gusto si allargano a favore di altri e più incredibili sapori. La fornita proposta di burger sul menu si amplia e fa spazio a samosa, tacos, pokè, arrosticini e coni salati, la novità della casa che si aggiunge alle portate in salsa street. Notevole la Burger List, dove nulla è lasciato al caso, dal pane artigianale e realizzato con aromi speciali (come tè verde e rapa rossa), fino ai buns di qualità, come l’imperatore American Cheeseburger, oppure il piatto della casa, il B.RoBurger. La lista e la voglia si allungano con le varianti esterofile che danno spazio all’estro dello chef Alessandro Usai, pronto a strabiliare tutti con panini come il Marocco (burger di anatra, hummus di ceci, insalata lollo e crema di datteri), oppure il Giappone (burger di wagyu, sesamo, daikon, senape grezza, germogli di soia, insalata lollo e maionese al wasabi).

L’apertura

Dal 6 marzo B.Ro l’attività prende il via a tamburo battente, aprendo al pubblico tutti i giorni e con orario no stop, proponendo piatti e boccali di birra che non hanno limiti, neanche per i palati più curiosi ed esigenti che, della nuova cucina ai Parioli potranno sicuramente apprezzare l’anima versatile. Panini fragranti oppure più soffici, rigorosamente fatti in casa, cotture perfette ed incredibili farciture. E come non notare le salse, ben undici tipi differenti presenti sul menu, pronte a soddisfare tutti in ogni stagione, grazie all’ampia sala interna e ai tanti posti esterni che attendono l’arrivo della bella stagione. Cosa c’è di meglio che sedere al sole gustando grandi classici come alette di pollo, fish&chips, anelli di cipolla, patate fritte e non, brosticini, tacos e dulcis in fundo i coni salati: croccanti cialde farcite da mini tartare di manzo condite da prelibate salse.

Le birre

“B” come burger. E ovviamente “B” come birra! Se i piatti convinceranno, le birre non saranno da meno. Altro pilastro del locale è infatti la birra, offerta tra selezionate proposte italiane e straniere, tra cui spicca il birrificio Birra del Borgo. Quindici spine con pompa all’inglese sono pronte ad accogliere il cliente in quello che vuol’essere un vero e proprio paradiso del genere. Dalle Lager più note alle IPA, passando per Blanche, Tripel, Imperial Stout e Gluten Free. La spina sarà in rotazione frequente, per assicurare al pubblico sempre una nuova offerta con cui testare tutto il gusto locale ed internazionale e che (grande novità), sarà anche take away. Innovativa è infatti la proposta di poter ordinare birre alla spina in lattine da 50cl, riempite e sigillate al momento grazie ad un apposito macchinario.

Insomma, che sia in compagnia al bancone del bar, oppure sul divano di casa di fronte ad una serie tv, l’intento è quello di non lasciarci mai soli. B.Ro promette emozioni, non resta che provarle!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/broburgerroma/

Favilla, la pizza al femminile

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Pizza tonda alla romana, fritti e piatti dai sapori tradizionali da Favilla, il locale ideato dalla giovane imprenditrice Giulia Pate nel quartiere Appio-Tuscolano

Il quartiere Appio-Tuscolano conferma la sua rinascita gastronomica grazie al continuo fiorire di nuove insegne di qualità, ma anche attraverso l’evoluzione di locali già esistenti che trovano dopo il necessario periodo di rodaggio la veste che più gli si addice. È quanto accaduto a Favilla, pizzeria situata nei pressi di Piazza dei Re di Roma, ideata e gestita da Giulia Pate, trentenne romana che ha preso la gestione di una pizzeria di vecchia data rinnovando il format per restituire nuova vita a questo locale che oggi accoglie un progetto di imprenditoria al femminile. “Con il tempo l’ho reso mio, gli ho dato un’anima. Così, come una scintilla, è nato Favilla”.

Il locale

Un luogo giovane ed essenziale al tempo stesso, arredato in modo semplice, integrando elementi colorati e moderni ad altri dal chiaro richiamo vintage, per un risultato finale che non trascurare né l’accoglienza né l’efficienza. Le ampie vetrate che illuminano gli spazi interni di giorno, diventano ulteriore elemento d’arrendo nel corso del servizio serale, rendendo lo spazio armonico ed informale. Qui Giulia gestisce la Sala e coordinata la brigata di cucina: al centro del progetto il forno Valoriani dal quale esce una pizza con un bordo leggermente più alto di una classica romana e, se solitamente il peso di quest’ultima oscilla fra i 160 e i 180 grammi, la tonda di Giulia si posiziona a metà strada dalla napoletana: il suo panetto è, infatti, da 230 grammi e viene impastato con un mix di farine tra semi integrale di tipo 1 e grano duro di tipo 0. Fatto maturare tra le 48 e le 72 ore, l’impasto segue poi una lenta lievitazione che lo rende leggerissimo e altamente digeribile.

Il menu

Non solo pizza (classica o “sfavillante” per quel che concerne il condimento), ma anche fritti in chiave personalizzata grazie all’utilizzo di sorprendenti soluzioni in fatto di ingredienti, ed alcuni piatti che richiamano la tradizione culinaria romana ed altre soluzioni più moderne, quali pasta ripiena e piatti vegetariani.

La prova d’assaggio

Si parte con le Polpette di bollito con salsa verde, che si fanno apprezzare per l’umidità interna delle polpette e l’equilibrio della salsa non dominata, come sovente avviene, dall’aglio. Si prosegue con il Supplì classico che grazie alla semplice, ma interessante, aggiunta delle zest di limone dona una sorprendente freschezza al palato. Il Baccalà in pastella con salsa alla senape chiude il tris di antipasti che soddisfano e lasciano presagire il meglio per il proseguo della serata. Si passa quindi alle pizze: la Margherita (pomodoro Inserbo e fiordilatte), la Bufalina (fiordilatte, pachino, olive, mozzarella di bufala a crudo e basilico) e la Fish & Chips (base focaccia, polpo, patate schiacciate, crema di burrata e polvere di peperone crusco).

L’impasto e le pizze

La prima osservazione è relativa all’impasto: non ci troviamo (per fortuna, a mio avviso) dinanzi alla romana tonda “scrocchiarella”, quella estremamente sottile che si sfalda, ma ad un impasto dalla buona consistenza, che tiene il condimento senza cedere né bagnarsi eccessivamente, con una buona croccantezza ed un sapore che sottolinea l’importanza dell’utilizzo della farina semi integrale. La Margherita è buona nel sapore e nell’equilibrio, e la qualità degli ingredienti dona una piacevole sensazione di freschezza. La Bufalina è molto golosa, regala pienezza di gusto ad ogni boccone e rappresenta una buona alternativa alla classica margherita. La Fish & Chips ha una buona idea di partenza ma risulta un po’ secca al palato, ed avrebbe probabilmente bisogna di un ingrediente in forma liquida o cremosa per giungere al necessario equilibrio. Al netto di questa osservazione, è comunque una pizza dal sapore piacevole.

In sintesi Favilla è un locale da provare, un luogo accogliente ed informale dove poter mangiare una buona pizza tonda alla romana e dei fritti estremamente interessanti, un bel progetto di giovane imprenditoria al femminile che merita il supporto degli appassionati romani.

Favilla – Pizzeria con Cucina
Via Urbino 35 (zona Appio-Tuscolano)
Telefono 06 7049 3458

Orari:
chiuso lunedì;
martedì, mercoledì, giovedì e domenica 19 – 23;
venerdì e sabato 19 – 23.30;
aperto sabato a pranzo 12.30 – 14.30

Giovanni Cappelli, Le Tamerici di Fontana di Trevi

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Roma è una metropoli il cui centro storico è infestato da attività turistiche e il perché la parola “turistico” abbia nel tempo acquisito un’accezione negativa, è una domanda che è meglio non farsi. Al punto che tra tutte quelle attività e parliamo di realtà ristorative, ce ne sono anche molte che invece della qualità fanno un motivo di orgoglio, tipo Le Tamerici, dove uno chef di nome Giovanni Cappelli investe tecnica e cuore per sorprendere chiunque si prenda la briga di scovarlo.

Il Locale

Siamo alle spalle della meravigliosa Fontana di Trevi e in quella matassa di vicoli c’è n’è uno dove tre scalini ti scendono in un ambiente elegante e accogliente, con le luci giuste e quel sorriso che non guasta mai. Gli spazi sono comodi, la mise en place pulita e una volta superata la confusione della bolgia di chi butta ancora monetine per un desiderio, puoi trovare un angolo di pace meritata. Con un’offerta fortemente proiettata verso il mare, gli arredi di Le tamerici lo richiamano anche assecondando il nome delle piante che proprio le coste di Corsica e Grecia caratterizzano.

La Cucina

La cucina di Giovanni è pulita, essenzialmente legata a una sostanza che gioca in equilibrio tra gusti tradizionali e ispirazioni creative. In alcuni piatti i colpi di sapore arrivano decisi e in altri, c’è tutta la delicatezza di una materia prima semplice.

Tra gli entrée ho assaggiato delle sfiziose Puntarelle e alici con mandorle e melograno, dove le diverse croccantezze e il contrasto tra la spunta acida del frutto rosso e la sapidità delle alici sono state davvero interessanti. Poi c’è stato un Calamaro e porcini su hummus di ceci e 10 spezie, un insieme molto delicato dove vince la dolcezza, sopraffatta poi dalla persistenza del porcino.

Tra i due primi, uno Spaghettone con zafferano, gambero rosso, lime e menta e le Pappardelle alla puttanesca di baccalà e ‘nduja, le seconde risultano più decise e ruffiane, ma la conquista del palato avviene con la Cotoletta di rombo alla milanese con birra, miele e cannella. Un piatto rotondo, fortemente caratterizzato dalla croccantezza come consistenza e dall’agrodolce come sapore.

A chiudere un gelato al cocco con crumble di cioccolato, sale di Maldon, tartufo e olio EVO, potremmo dire un classico degli ultimi tempi tra i dessert da ristorazione, se non fosse per l’aggiunta del tartufo che sorprende ed esalta un gusto persistente.

La carta dei vini è ampia e il servizio decisamente attento, ottima anche la selezione di bollicine (e di ostriche).

Perché Le Tamerici

Perché Giovanni Cappelli è bravo, innanzi tutto. Perché Le Tamerici sono la sua creativa espressione di una cucina tradizionalmente legata al territorio romano e alle sue origini. Perché in alcuni piatti quella creatività basata su cose semplici, ma efficaci, ti sorprende in un ristorante elegante, nel quale puoi mangiare bene in una parte di centro storico dove se ne ha bisogno.

LE TAMERICI

Vicolo Scavolino, 79
00187 Roma
Tel. 06 6920 0700
http://www.letamerici.com

Da Francesco SU, la nuova tradizione in abito da sera

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La ristorazione seria, che resiste al tempo e alle mode, esiste e continua a proporre quotidianamente quella gamma di sapori oramai divenuta elemento fondamentale della memoria gustativa di tutti noi. Un esempio di questo tipo è rappresentato da una insegna che dal 1957, nella storica Piazza del Fico di Roma, porta in tavola con continuità i grandi classici della tradizione capitolina: stiamo parlando del ristorante Da Francesco, che da due anni, forte di una esperienza con pochi eguali, ha voluto lanciare il progetto Da Francesco SU.

Da Francesco SU

Un nuovo locale, nato negli spazi allocati al piano superiore dello storico locale, un luogo pensato per accogliere in un ambiente più intimo ed elegante rispetto all’atmosfera più rustica che contraddistingue da sempre il ristorante Da Francesco. Un progetto di questo tipo aveva necessariamente bisogno di una cucina tutta sua, identitaria, e ciò ha portato alla nascita della “strana” coppia formata da Gen Nishimura, chef giapponese che vive nel nostro paese da 15 anni, e da Mario Boni, giovane esponente dell’ultima generazione di una famiglia che da decenni gestisce con competenza a passione il locale.

La filosofia culinaria

Come può nascere dall’interazione tra i due chef? Una cucina particolare, che parte naturalmente dalla tradizione romana e che sposa la cultura giapponese ma in una chiave estremamente personale, perché Nishimura ha da sempre una profonda passione per la cucina italiana. Grande attenzione quindi alle materie prime, alla loro freschezza e stagionalità, per proporre piatti tradizionali resi però suggestivi dalle contaminazioni nipponiche.

Il locale

Spazi in stile industrial con pareti con mattoni a vista, ma anche in ferro e vetro; un parquet dalle tonalità chiari ed elementi d’arredo in oro e un nero quasi solenne nella sua intensità. Qui sono dislocati 25 coperti che consentono alla clientela di vivere un’atmosfera completamente diversa da quella dello storico locale situato al piano terra, e che richiama lo stile delle grandi città metropolitane.

La prova d’assaggio

Si parte con tre assaggi interessanti per tecnica e sapore: lo Scampo lardellato con miele e foglie di ostrica mette in evidenza la qualità della materia prima, lo Spiedino di animella caramellato con fondo bruno e crocchettina di manioca si fa apprezzare per la cottura dell’animella e la sua golosa glassatura, la Tartare di manzo battuto con asparagi selvatici e ricci di mare gioca sulle differenti intensità di sapore per cercare un non semplice equilibrio.

Si continua con il goloso Uovo di Arianna Vulpiani, Fondente di Patate e Tartufo bianco, una combinazione oramai consolidata, che però pecca per quel che concerne la temperatura di servizio un po’ bassa. Il Risotto con quaglia, topinambur e shiso è uni dei piatti principali della nuova carta e piace per la cottura del riso e per il gioco di mani necessario per gustare la quaglia. I Cubi di maiale alla birra, polenta croccante e Tartufo nero pregiato sono un altro grande classico che non tradisce mai, e la chiusura affidata al dessert Mandarini Kinkan, ricotta di pecora e crumble al tè matcha rappresenta sicuramente il più riuscito mix tra le due culture culinarie, grazie ad un sapiente ricorso a sapori orientali che rendono molto personale il dolce.

La cantina

Per gli amanti del vino la scelta è vasta. La cantina parla italiano e francese, ed in carta sono presenti oltre 300 etichette, alcune delle quali di grande prestigio (Bruno Giacosa, Giacomo Conterno, Biondi Santi e Casanova di Neri). Da sottolineare la corposa selezione di Champagne: circa 30 etichette tra le quali spiccano Selosse e Roederer.

Shimai

Arriva Shimai, il giapponese che parla italiano

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A Corso Trieste il mare nostrum incontra il Giappone nel take away gourmet “Shimai Sushi Box”

Jappo-dipendenti unitevi tutti! L’occasione è quella ghiotta delle imperdibili aperture. Se anche voi (come noi), proprio non riuscite a fare a meno del sapore crudo o al vapore del Sol Levante, allora la tappa a Corso Trieste è d’obbligo.

Shimai Sushi Box

Ha aperto lo scorso martedì 28 gennaio il nuovo punto vendita take away “Shimai Sushi Box”, di Fabrizio Teoli e Maurizio Totteri, soci del gusto ed appassionati di japan-food che hanno scommesso sul quartiere che primeggia la Via Nomentana, aprendo a Via Bellinzona 18 un piccolo gioiello che mischia le prelibatezze del mare nostrum, con l’essenza dell’abilità gastronomica nipponica. Un motivo in più per non temere nulla in periodi come questi, in cui i ristoranti orientali non godono certo di un buon momento. Non c’è pericolo per Teoli e Totteri, che dal Jappone hanno importato la metodologia e la dedizione della lavorazione dei cibi, ma non le materie prime, rigorosamente italiane, scelte al mercato di zona ogni mattina.

La ricerca della qualità

Pesci e crostacei, praticamente a km zero, vengono acquistati dai banchi e trasformati in prelibati Uramaki, Nigiri, Hosomaki …e chi più ne ha, più ne provi! Ammesso che ci si riesca a fermare. Si perché, la proposta offerta da Shimai, s’impone di diritto nella classifica di gradimento per quanto concerne il japan-food, guadagnando un posto più che privilegiato grazie a portate gourmet dal gusto difficilemente replicabile. Dimenticate il sushi a buon mercato e dal sapore di glutammato costante. Quello di Shimai Sushi Box, terzo punto vendita (e primo take away) dopo i ristoranti all’Axa e Circonvallazione Cornelia, è un sushi che oseremmo definire genuino e i cui ingredienti, sono perfettamente distinguibili uno dall’altro. Il risultato, è un mix di fresche materie prime, incorniciate da un riso dalla giusta cottura e mai esagerato, che ad ogni morso è pronto ad esploderci in bocca inducendoci a un bis, un tris e via discorrendo.

Materie prime italiane, sapori nipponici

La scelta della proprietà di utilizzare e lavorare il pescato italiano, servito con il sempre più amato metodo della tradizione culinaria japponese, è una scelta vincente che sicuramente premierà il punto vendita, meta ideale per chi non vuole rinunciare neanche sul divano di casa, ad un ottimo sushi dalla qualità altissima. Disponibile al pubblico dopo una giornata di lavoro, oppure già ordinabile sui maggiori portali di food-delivery, il sushi di Corso Trieste arriverà nelle vostre case con una spesa media di 20€ per una tranquilla cena japan-style, fino ad un massimo di 35-40€ (e oltre), per chi ha intenzione di passare la serata facendo incetta di Sashimi, Udon, Tempura e qualsivoglia altra portata. La boutique del Sushi è aperta ed il pasto è servito. Non resta che farsi sotto. Da provare!

Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/ShimaiaCorsoTrieste/

Almatò

Almatò e la buona tavola

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Parte il progetto Almatò: tre giovani ristoratori romani uniti dalla passione per il rugby e la buona cucina. Ai fornelli Tommaso Venuti, scuola Heinz Beck.

Il quartiere Prati è sovente foriero di novità ristorative, e tra le tante nuove insegne c’è anche Almatò, recentissima apertura di Alberto Martelli, Manfredi Custureri e Tommaso Venuti, tre giovani romani uniti dalle comuni passioni per il cibo ed il rugby. Gli spazi di via Augusto Riboty 20/c ospitano un locale elegante, raffinato, illuminato di giorno dalla luce naturale grazie alle ampie vetrate ed arredato in modo ricercato ed essenziale.

Tre giovani ristoratori

In cucina un giovane chef, Tommaso Venuti, dall’invidiabile curriculum: diplomato all’Alma (Scuola Internazionale di Cucina Italiana) successivamente si perfeziona alla corte di chef del calibro di Heinz Beck, a La Pergola (Roma), Antonino Cannavacciuolo, presso Villa Crespi Relais & Châteaux (Orta San Giulio – NO), e Marcus Wareing, nel ristorante Marcus (Londra). Alberto Martelli è invece nato e cresciuto nel ristorante che la famiglia gestisce da ben quattro generazioni nella Capitale. Mentre Manfredi Custureri si è avvicinato alla ristorazione quasi per caso, scoprendo negli anni di avere un talento naturale per il management.

La filosofia culinaria

La cucina proposta da Venuti è lineare, senza sovrastrutture ma caratterizzata da tecnica e conoscenza. Sapori distinguibili, materie prime ben valorizzate, per una cucina che possa essere al tempo stesso elegante e soddisfacente. “A mio modo di vedere – spiega Tommaso Venuti tutte le pietanze devono risultare, nella loro interezza, leggibili e fruibili a un pubblico quanto più vasto possibile. I miei piatti partono sempre da una base di tradizione e si evolvono secondo un mio personale lavoro di ricerca. Lo scopo finale è in ogni caso estrarre il massimo del gusto, pensando in primis alla soddisfazione del cliente. Allo chef Heinz Beck devo molto: nei quattro anni trascorsi a La Pergola posso dire di aver imparato il mestiere di cuoco, inteso non solo come filosofia culinaria ma anche come gestione di una cucina e di un ristorante”.

Almatò

La proposta gastronomica

In carta cinque proposte per ogni portata che spaziano dalla terra al mare, ma c’è anche la possibilità di optare per uno dei percorsi di degustazione, di 5 o 7 portate (rispettivamente a 50 e 70 euro bevande escluse), costruendo il menu con i consigli della sala e in base alle preferenze del cliente. Per il pranzo, dal lunedì al venerdì, si aggiunge la formula del lunch tasting, composta da 3 portate (al costo di 30 euro), e quella del fast lunch, pensata per una rapida pausa lavorativa e che garantisce all’ospite di poter consumare un benvenuto dello chef, un piatto a scelta e una bottiglia d’acqua in soli 30 minuti (e alla modica cifra di 20 euro).

Almatò

L’ambiente

L’ambiente è stato progettato dallo stesso chef Tommaso Venuti grazie ai suoi precedenti studi in architettura. Una sala intima e raccolta, pochi essenziali colori, alcuni materiale protagonisti degli spazi (legno e ferro), uno studiato gioco di luci per evidenziare ciò che è sul tavolo senza però mai appesantire la vista. Ai 28 coperti interni se ne aggiungono un’altra dozzina nel dehors (disponibile a partire dalla bella stagione).

“L’interesse per il cibo – sottolineano Manfredi Custureri e Alberto Martelli è sempre stato qualcosa di centrale per tutti noi. Dopo aver accumulato la giusta esperienza abbiamo capito che era giunta l’ora di dare vita al nostro sogno, ovvero un locale tutto nostro. Ad Almatò ognuno ha portato il proprio contributo secondo competenze e gusti (questi ultimi da sempre abbastanza simili). Il ristorante ha la sua identità ben delineata, un luogo dall’atmosfera al contempo raffinata e amichevole, adatto a molteplici occasioni e dove chiunque possa sentirsi a proprio agio”.

Almatò

La prova d’assaggio

Un paio di benvenuti per proporre sapori noti in una chiave personale, con gli ingredienti lavorati con buona tecnica e poi l’apertura con il piatto che sulla carta poteva sembrare il più ostico ma che a fine cena è risultato essere il più intrigante: Scampi radicchio e radici è sorprendentemente piacevole grazie al connubio tra la dolcezza degli scampi (freschissimi) e la componente amara del radicchio. I Ravioli di coda sono tecnicamente ineccepibili, con lo giusto spessore della pasta fresca, ed il buon equilibrio di sapore della farcia. L’Anatra, patata viola, cipollotto e lavanda si fa apprezzare per la cottura della carne ed evidenza lo strategico ruolo della patata viola che riporta il piatto in equilibrio riducendo la spigolosità del sapore dell’anatra. La chiusura è affidata al Tiramisù, con una crema al sifone ricca d’aria ma un po’ “pannosa”.

Molto interessanti i vini in abbinamento, dal Franciacorta Brut Camillucci al Riesling Trocken Bassermann Jordan, per poi proseguire con un Bourgogne Rouge Roncevie Domanine Arlaud, il Chianti Classico Gran Selezione Villa Rosa ed il Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Garofoli.

Almatò

 

Almatò

Il giudizio

Bel locale (forse un po’ rumoroso), interessante carta dei vini, garbo, passione e competenza quali elementi distintivi dei tre ragazzi. Una cucina che potrebbe spingere sull’acceleratore ma che vuole in questa fase iniziale procedere in maniera graduale, una proposta gastronomica che vuole abbinare gusto e convenienza. Gli elementi per far bene ci sono tutti, il tempo ci dirà se i ragazzi di Almatò riusciranno ad andare in meta.

Almatò

Via Augusto Riboty, 20C
00195 Roma (quartiere Prati)
Tel. 0669401146
www.almato.it
Aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 13.00 alle 15.00 e dalle 20.00 alle 23.30

Cresci

I Cicchetti di Cresci, una formula vincente

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Poche settimane fa, a tavola con amici, ci si interrogava sull’esistenza o meno di locali che a Roma proponessero tapas o qualcosa di analogo, la possibilità quindi di provare tanti, differenti, bocconi dai sapori diversi. Una tradizione che ho imparato ad apprezzare nelle varie città spagnole che ho visitato (Madrid, Barcellona, Siviglia, Valencia, Maiorca) e che ho subito amato. Coincidenza ha voluto che una riunione di lavoro sia divenuta l’occasione per scoprire che anche nella capitale esistono realtà come Cresci, che propone tapas e che qui prendono il nome di Cicchetti.

I Cicchetti

Tutto ha origine in Veneto, in particolare a Venezia, dove il “Bacaro” (la tipica osteria) storicamente propone vini al calice e piccoli spuntini, chiamati per l’appunto cicchetti (termine derivante dal latino ciccus, ovvero “piccola quantità”, italianizzato in cicchetti). Qui a Roma questa formula è disponibile da Cresci: siamo in via Alcide De Gasperi, con il Vaticano e la cupola di San Pietro a vista. Zona, come altre della capitale, a vocazione turistica anche per quel che concerne l’offerta enogastronomica. Cresci è subito diventato quindi un’oasi, grazie alla presenza di forno, osteria, pizza e cocktail contemporaneamente.

Aperto dalla colazione al dopo cena, Cresci nasce circa un anno fa grazie a Danilo Frisone, che in cucina guida la brigata e che ha dato la sua impronta anche ai lievitati proposti nel forno. Un locale accogliente, arredato con semplicità e gusto, pieno di luce grazie alle ampie vetrate e con un bancone all’entrata che diventa il luogo delle colazioni al mattino e quello dei miscelati al momento dell’aperitivo o in tarda serata, il tutto sotto la supervisione di Pino Mondello.

Cresci

Il forno

Laboratorio a vista, apertura alle 7, diverse tipologia di pane proposte e subito una pizza in teglia molto interessante. Farine non raffinate, lievito madre e la consapevolezza di voler far conoscere impasti caratterizzati da fragranza e gusto, digeribilità ed aroma. Le pizze sono farcite con condimenti ideati da Danilo e possono esser consumate sugli sgabelli in saletta o take away.

Cresci

L’osteria

Dalla colazione con pane, burro e marmellata al pranzo con un menu semplice e diretto, con piatti ben eseguiti, disponibili anche nella formula Cicchetti: un formato che permette di divertirsi, condividere e provare i piatti dello Chef Danilo Frisone, scegliendo la formula più adatta al proprio appetito (5, 10 o 20 cicchetti con proposte di Cucina, Pizza e Banco).

Primi della tradizione, polpette al sugo, fettina panata, baccalà mantecato ma anche salumi e formaggi e le pizze in teglia: la Margherita, la Arrabbiata, quella con Vitello brasato e cime di rapa, e ancora Ventricina ed altri abbinamenti davvero indovinati.

Cresci

Il bancone e il Cocktail Bar

Il lungo bancone in legno accoglie gli ospiti dalla mattina fino a notte fonda, con colazione, caffetteria e mescita. Ma è a partire dalle 17:30 che prende vita, con i Cocktail di Pino Mondello e una Carta in 5 sezioni che raccoglie tutta la sua storia e la sua esperienza: l’Aperitivo, Cocktail Martini, Gin and Tonic, Intramontabili, Long Drink. All’ora dell’aperitivo, i cicchetti ad accompagnare vino al calice e cocktail.

La prova d’assaggio

La pizza per cominciare: croccante ma al tempo stesso soffice, è golosa ma conserva la necessaria umidità nell’impasto. L’Arrabbiata è piccante e ha carattere, il pomodoro è molto buono e sottolinea l’utilizzo di materie prime di pregio. Il Baccalà mantecato è ottimo per consistenza e gusto, la Caponata ti porta immediatamente in Sicilia, gli Gnocchi al sugo confortano il palato e fanno sospirare. Anche gli Spaghetti con le vongole si fanno apprezzare, per una ineccepibile cottura della pasta e per una mantecatura ben eseguita. Il cestino del pane che accompagna il pasto offre varie tipologie di lievitati con una bella mollica, elastica e saporita, ed un inconfondibile profumo di pane fatto in casa. La chiusura è “obbligatoriamente” affidata al Tiramisù, che supera la prova pur denunciando un pizzico di dolceza di troppo.

Una formula interessante, conveniente (e non è da sottovalutare questo aspetto) e soprattutto divertente con gli assaggi “alla cieca”: affidatevi all’estro di Danilo ed il vostro palato vi ringrazierà!

Cresci

CRESCI

Forno, Osteria, Pizza, Cocktail.
via Alcide de Gasperi 11/17
+39 06 518 426 94 –  info@cresciroma.it
www.cresciroma.it

L'Altro Buco

L’Altro Buco, a Bisceglie la pizza dal cuore barese

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Da oltre vent’anni applausi per la pizza di Alfonso & Enzo

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava il buon Antonello Venditti mentre l’Olimpico strapieno gli faceva da eco. Il medesimo ritornello mi è esploso nelle orecchie, mentre sotto i denti si espandeva il sapore di una pizza iconica, memoria di una vita che è un’altra vita e che oggi non mi appartiene più, ma che grazie al gusto de L’Altro Buco, pizzeria biscegliese a 35 Km a nord di Bari, ritorna puntuale ogni anno, proprio come la notte di Natale.

La pizzeria dal cuore barese

Ed è proprio il Natale che fu galeotto, perché con l’occasione delle feste si torna a casa, pronti per dar vita come ogni anno al teatro degli affetti, quello della famiglia, quello che ha il sapore degli struffoli, delle cartellate, dei marzapane e della frutta martorana. Perché in fondo: provincia che vai, dolce che trovi. E allora, tra un’antivigilia e una vigilia, s’insinua la pizza di Alfonso & Enzo, pasto fugace ma dall’animo profondo, un ricordo di adolescenza che ha l’accento biscegliese, ma di cui l’essenza è prettamente barese (tanto da avere esposta la storica maglia numero 18 di un indimenticato Antonio Cassano, protagonista del glorioso Bari di Eugenio Fascetti).

Le pizze del territorio

Da oltre vent’anni L’Altro Buco sorpassa le decadi del tempo senza conoscere crisi. Il locale diretto dal simpatico staff infatti, è sempre pieno di gente pronta a testare la freschezza delle materie prime e tutto il sapore della Terra di Puglia, racchiuso in un affamato morso ad una pizza che è in grado di raccontare le stagioni. Sotto le feste infatti, non manca mai la versione con gli “sponzali” (o sponsali), termine con cui si identificano i cipollotti raccolti per farcire nelle notti natalizie, i succulenti calzoni che riempiono le tavole pugliesi. E poi come non farsi mancare il sapore delle cime di rapa, che giacciono fragranti sulla tonda spianata appena sfornata.

L'Altro Buco

Terrine e taglieri

Il forno a legna de L’Altro Buco ha un’attività ventennale che non conosce pause, lavorando ininterrottamente per offrire ai propri clienti solo il meglio. Le terrine di antipasti di mare e di terra poi, sono il non plus ultra di tutta la faccenda, pronte ad intervallare i taglieri di pizza e di affettati e formaggi. In primavera poi, il pistacchio grattugiato sulla stracciatella di latte vaccino, innaffiata da abbondante formaggio grana, ha un sapore delicato quanto intenso, in grado di insinuarsi nella mente dei commensali che tornano appositamente per gustarne un bis, un tris e ancora oltre.

Semmai la vita un giorno dovesse portarvi a Bisceglie, oltre a godere del mare, della magia del porto, del folklore dei viottoli nel centro storico, non mancate di far tappa alla Pizzeria L’Altro Buco, un luogo che con la sua pizza è diventato un vero e proprio simbolo della cittadina del nord barese.

Maria Sabina, l’anima nascosta de La Punta Expendio

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Ha scelto il Dìa de Los Muertos per prender vita Maria Sabina, il bar nascosto nei sotterranei de La Punta Expendio de Agave. L’ispirazione nasce dalla famosa curandera messicana, colei che curava l’anima e le malattie attraverso i funghi sacri. Un luogo particolare, il regno dei cocktail, in particolare i cinque drink (a cui si aggiungono otto tra Agave classici e super classici) basati sui cinque sensi e sulle sostanze psichedeliche, che vogliono stimolare il pensiero ed il cervello di chi beve. Ogni drink ha una sua storia, dal bicchiere alla miscelazione fino ad arrivare agli ingredienti, grazie al rinomato Lab del Jerry Thomas Project.

I Drink

“Tatto” è un pisco sour che gioca sulle consistenze del burro di cacao aromatizzato al peperoncino -prodotto dallo stesso Cristian Bugiada con vero burro di cacao-, del bicchiere in terracotta e dell’albume setoso in cima al drink.

 “Gusto”, con il suo ghiaccio al Blue Butterfly Pea Flower e fava tonka, cambia sapore mano a mano che si scalda e scioglie. E colore, data la reazione che si ha del Blue Flower con una sostanza acida, che lo rende viola.

 “Vista” è la rivisitazione del Classico dei Classici nella miscelazione dell’agave: il Paloma. Solo che il Paloma rosa diventa trasparente. Con una soda al pompelmo chiarificato, fatta nel laboratorio del cocktail bar Freni e Frizioni e ora commercializzata in una linea bar.

 “Olfatto” riempie la zona per qualche secondo, con il profumo alimentare alla canapa e unisce mezcal e tequila, per non dimenticare l’anima messicana e dell’agave che c’è anche sopra.

 “Udito” è un twist sul Negroni, con una punta di caffè. E viene servito in un bicchiere olistico-alchemico fatto a mano. Di questi bicchieri ce ne sono due, presto ne arriveranno altri tre. Quindi i clienti dovranno aspettare il loro turno, ma per un’esperienza unica.

L’Ambiente

Una sorta di grotta nella quale perdere ogni riferimento temporale. Un bel bancone con sgabelli per osservare da vicino la preparazione dei cocktail, divani e tavoli per vivere i momenti di questo intimo “salotto”, stampe e riferimenti alla cultura ed alla tradizione messicana. Ad operare ci sono Cristian Bugiada e Roberto Artusio, Ambasciatori del Mezcal nel mondo. La loro passione per l’agave ha dato vita ad un progetto che può contare su 600 bottiglie di distillati di agave. Da Maria Sabina sarà però possibile provare anche alcuni piatti, ispirati ai sapori ed alle consistenze del Messico.

Le particolarità

Ogni singolo elemento è studiato per stupire ma soprattutto per essere funzionale e rendere originale l’esperienza: dal bicchiere olistico dell’artigiano Franco Rossi (https://www.instagram.com/franco_rossi_armonic/?hl=it) allo spray alimentare prodotto da Antonella Bondi, creato con il cuore delle essenze, passando per il burro cacao aromatizzato al peperoncino, creato dallo stesso Cristian Bugiada, che dona maggiore profondità al drink.

No Straws

Il Maria Sabina segue la politica del “No Straws”: i drink vengono serviti tendenzialmente senza cannucce, ma se presenti sono al 100% biodegradabili. Sono fatte con le fibre dell’agave dopo la cottura per la tequila e con bioplast, una plastica che si consuma in meno di due settimane.

Info

Maria Sabina Wild Spirits
Via di Santa Cecilia, 8 – Roma
Aperto dal Giovedì al Sabato dalle 22 alle 2
https://www.facebook.com/Mariasabinarome/