A Natale le parole d’ordine sono convivialità e tradizione.

Natale

Stephen Littleword, noto scrittore, afferma “A Natale non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno.”

Il Natale è certamente la festa dell’anno più sentita in Italia. Sin da quando si è bambini, il periodo natalizio riempie di magia e di colori ogni angolo della casa e della città in cui viviamo. Luci di ogni forma e tonalità illuminano le vie della città, gli alberi di Natale colorano le case ed i mercatini prendono spazio in alcune piazze.
L’aria natalizia, tipica del mondo occidentale, inizia a sentirsi con l’avvento, ossia il tempo liturgico che precede il Natale e che è preparatorio allo stesso.

Il Natale è una festività che unisce, avvicina ed elimina le distanze. Innanzitutto per il significato religioso che essa riveste, ma anche per l’atmosfera calda che riesce a ricreare. Atmosfera in cui i bambini si pongono in una condizione di felice attesa legata all’arrivo di Babbo Natale.

La convivialità

La convivialità è il piacere che deriva dallo stare con gli altri a tavola. Il gastrosofo Alex Revelli Sorini, su “Taccuini Gastrosofici”dedica uno spazio al tema della convivialità, permettendoci di capire meglio il termine stesso. Revelli spiega: “Ma cosa vuoi dire, qui, “convivialità”? Vuol dire “mangiare insieme”, come in un convivio/banchetto; ma vuol dire soprattutto “convivere”, vivere insieme qualcosa, condividerla.”. Inoltre, analizzandone l’importanza aggiunge: “Ma a cosa serve “imparare la convivialità”? Una risposta semplice (ma fondamentale) è: a essere più felici. Se, infatti, il piacere condiviso risulta più piacevole, imparare a condividerlo vuol dire imparare a moltiplicarlo.”

Il sentimento che unisce di più è la condivisione, soprattutto quando si parla di cibo e di festività.

Il 2020 è stato un anno complicato e non ci ha permesso di godere a pieno la bellezza della convivialità, di conseguenza anche il Natale non sarà lo stesso.
Ciò che rimarrà invariato sarà la tradizione culinaria che ogni regione porta con sé anno dopo anno, generazione dopo generazione. Le tradizioni hanno la capacità di tenere unite le persone nel tempo: il Natale con tutte le tradizioni tramandate di genitore in figlio, ne è la prova.

Nord, Centro e Sud Italia: alcuni piatti tipici salati del pranzo di Natale

Innanzitutto, la tradizione afferma che la cena della Vigilia sia “di magro”, a base di pesce, mentre il pranzo del giorno di Natale dovrà essere più ricco e sostanzioso.
Dagli agnolotti ai tortellini, dai brodi alle zuppe, dai fritti alle verdure: i piatti della cucina italiana a Natale sono veramente una vastità ed è difficile citarli dal primo all’ultimo. Percorrendo dal Nord al Sud le meravigliose regioni che compongono il nostro paese, scopriamo alcune di queste tradizioni che ci accompagnano da generazioni.

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Il pranzo di Natale al Nord

In Val d’Aosta, la tradizione porta con sé l’importanza di salumi, formaggi, polenta e zuppe. Tra i salumi troviamo il lardo di Arnad, un salume aromatizzato che spesso viene accompagnato da polenta o pane di segale. Tra le zuppe spicca la zuppa Valpellinentze, un’ antica preparazione che prevede l’utilizzo di un brodo di manzo, pane nero raffermo, foglie di verza e fontina. Come secondo, invece, è famoso il capriolo alla valdostana. Il capriolo è marinato con il vino rosso ed aromi come aglio, ginepro, alloro, timo e cannella, e successivamente cotto in padella.
In Piemonte il giorno di Natale sono d’obbligo gli agnolotti del Plin, in brodo o al sugo d’arrosto. Altro grande piatto della tradizione gastronomica del Piemonte è il bollito: sette tagli di carne di bue per sette salse (verdi, rosse o mostarde). Altre ricette sono il brasato al barolo o il cappone ripieno.
In Lombardia, la tradizione tramanda come primo piatto i tortellini o i ravioli serviti in un saporito brodo di gallina o di cappone. Come secondo, invece, esalta il cappone ripieno. L’ingrediente principale per farcire è la carne macinata, impastata con pane raffermo, latte, uova, mortadella, prosciutto cotto o salsiccia e frutta secca.

Il pranzo di Natale al Centro

Nel Lazio, possiamo godere di fritti, bruschette e pane romano ripieno come antipasti. Vi è abbondanza di carne sulle tavole romane. Si inizia con il brodo di gallina, per proseguire con l’abbacchio al forno con le patate e la coratella. Non mancano i cannelloni ed i primi piatti corposi.
In Toscana, il menù include crostini di fegatini, arrosto di faraona, anatra, brodo di cappone e fegatelli. Esso è simile a quello umbro che include anche cappelletti ripieni e cardi umbri.

Al Sud la parola d’ordine è: abbondare

In Campania, il pranzo di Natale prevede tortellini di gallina in brodo, pasta al forno, lasagna, cannelloni, sartù di riso, pollo ripieno e chi più ne ha più ne metta. Un piatto tipico è la minestra maritata: una minestra che gode di ingredienti che vanno dalle verdure alla carne. Le verdure sono stagionali e miste, dalla cicoria alla verza, dalle scarole alla borragine.
La Sicilia non prevede brodi, né zuppe. I piatti tipici siciliani, in generale, sono consistenti, pieni, ricchi. La parola d’ordine è: abbondare. Uno dei piatti famosi è il Falsomagro. Si tratta di una fetta di carne ricavata dal perno o fesa, battuta in modo da spianarla, disposta a rotolo e legata con lo spago. All’interno vi è un insieme di condimenti: una fetta di mortadella adagiata sulla carne a contenere salsiccia, cipollotto, formaggi vari, prezzemolo. La farcitura cambia da città in città.

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