In carcere si serve la Divina Commedia. Chef e detenuti cucinano Dante.

Divina Commedia

Chissà se Dante Alighieri sapeva cucinare, a quanto pare doveva essere un buongustaio, quello che sappiamo per certo è che per celebrare il Sommo Poeta in questo 2021, a 700 anni dalla sua morte, le iniziative a tavola sono state numerose. Dai grandi brand agli chef stellati, dai libri di ricette agli eventi la Divina Commedia è stata interpretata dall’antipasto al dolce.

Uno degli eventi più recenti e forse tra i più speciali per la sua valenza si è svolto lo scorso 11 maggio 2021 presso la Casa di Reclusione di San Gimignano (SI) dove la Chef Claudia Fraschini, autrice del libro “Beata o dannata? La Divina Commedia è servita” (edito da Trentaeditori), assieme allo chef Andrea Lavacca, ha incontrato i detenuti studenti dell’istituto di Istruzione Superiore “Bettino Ricasoli” di Siena che opera all’interno della struttura penitenziaria come Istituto professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera.

Dal libro al piatto

Dal libro al piatto, studiare Dante diventa una prova di laboratorio culinario, un gioco di associazione e abbinamenti fra materie prime, un’interpretazione dei sensi. È stato così per la chef Fraschini, che su questo tema ha messo insieme una raccolta di ricette, suddivise tra inferno, purgatorio e paradiso, ed è stato così anche per questi studenti particolari, che attraverso la cucina puntano alla loro rivalsa e rieducazione.

L’evento “La Divina Commedia è servita” si inserisce in un percorso letterario – culinario intrapreso nelle classi per celebrare il sommo poeta a 700 anni dalla sua morte – ci spiega la professoressa di Italiano e Storia Gilda Penna, ideatrice e curatrice del progetto per la parte letteraria. – L’idea nasce dalla voglia di mettere a confronto le due esperienze concepite sì in modalità e in contesti differenti ma, inevitabilmente, collegate dalla stessa passione per Dante e per il cibo. Per gli studenti che hanno preso parte attiva, l’evento è stato il punto di arrivo di un percorso letterario-culinario sul rapporto cibo-Divina Commedia. Un evento fortemente voluto anche dal direttore del carcere, una mente innovativa, che crede fermamente nella rieducazione”.

Divina Commedia

Una brigata speciale

La chef Fraschini, coadiuvata dagli studenti della III A, ha realizzato tre ricette, scelte dagli stessi studenti, ispirate al capolavoro dantesco e tratte dal suo libro: “Seppie e ‘nduja” per il girone degli iracondi dell’Inferno, “Occidentalis gyoza” per il girone degli invidiosi del Purgatorio e la “Paris Brest” per il cerchio degli spiriti trionfanti del Paradiso. A seguire da remoto la realizzazione dei tre piatti anche gli studenti detenuti del Triennio (III B, IV A, V A) con i quali la chef ha interagito, rispondendo alle loro domande e soddisfacendo in pieno le loro curiosità.

I piatti realizzati dagli studenti rappresentano non solo il percorso dantesco, ma anche il loro percorso di vita, come ci tiene a sottolineare la prof. Penna: “Questa giornata è stata il punto di arrivo di un percorso che ha impegnato i corsisti per mesi. La base è stata quella letteraria, gli studenti hanno affrontato uno studio attento e approfondito della Divina Commedia, hanno potuto fare un confronto con sé stessi e con il proprio percorso di vita, per poi trasferire le loro sensazioni a tavola, traducendo ogni Cantica in un piatto. Hanno potuto inoltre sperimentare le conoscenze acquisite dimostrando competenza e professionalità e vivere il momento come crescita e formazione con tecnici del settore”.

Soddisfatti gli studenti e il corpo docente, nonché il Direttore del carcere di San Gimignano, Giuseppe Renna, il funzionario giuridico-pedagogico Rita Favente, e il vice comandante della Penitenziaria Giuseppe Bonfitto, che hanno lavorato in squadra per realizzare questo evento didattico e anche il magistrato di sorveglianza, Maria Letizia Venturini, presente all’evento.

Le parole della chef

Molto soddisfatta anche la stessa Claudia Fraschini che ci racconta così la sua esperienza: “Non sapevo cosa aspettarmi da un’esperienza di questo tipo e devo confessare che la preparazione dei ragazzi e l’impegno che ci hanno messo ha reso tutto molto facile e divertente. Non ero mai entrata in un carcere in vita mia e tanto meno ero mai venuta a contatto con persone in regime di lunga detenzione. Il mio timore era di non essere adeguata nel portare a loro la mia solita leggerezza ed allegria. Mi chiedevo se potevo argomentare la mia passione con amore, cura, attenzione per l’altro senza sembrare retorica e fuori luogo. Contro ogni aspettativa è stato tutto molto naturale e ci siamo sentiti tutti a nostro agio, le mura del carcere sono in parte scomparse, lasciando spazio all’unica vera forza che ci animava: umanità, amore per la cucina, voglia di fare bene. I loro volti nascosti dalle mascherine lasciavano in mostra solo gli occhi, che brillavano come quelli dei bambini che scoprono che il 25 dicembre è arrivato Babbo Natale e li ha riempiti di regali. I ragazzi si sono impegnati a mettere loro stessi, la loro parte migliore in quel che facevano e ci sono riusciti. I piatti erano fatti bene, raccontavano emozioni di rivalsa, desiderio di amare ed essere amati senza giudizi e preconcetti”.

Il valore della Divina Commedia

“La Divina Commedia è servita” testimonia come la cucina sia formativa e costruttiva e non ha dubbi su questo Claudia, che aggiunge: “il senso del cucinare è la scelta di uno stile di vita preciso: prendersi cura dell’altro, partendo da sé stessi e mettendo in un piatto tutto ciò che siamo. La cucina è soprattutto trasformazione e l’ingrediente segreto più potente è l’amore. Perdonare sé stessi e ritornare nel mondo con intenti nuovi credo sia lo sforzo più gravoso per questi uomini, che provano a offrirsi agli altri imparando il linguaggio della cucina. Attraverso la cucina viaggiano, immaginano e scoprono profumi, consistenze, colori, raccontano le loro storie, cosi come hanno fatto nelle loro preparazioni dedicate a Dante”.

La cucina come opportunità

Anche la cucina è fatta di studio ed è “farcita” da libri di altre materie a cui questi studenti si avvicinano per scelta, per curiosità, per svago come ci racconta in conclusione Gilda Penna: “La cucina e la scuola rappresentano per i nostri studenti una seconda occasione, una nuova occasione per cambiare, per mettersi in gioco e per riscattarsi. Nella maggior parte dei casi, i detenuti si iscrivono a scuola per curiosità, per ‘passare il tempo’ o per vedere gente diversa ma, poi, piano piano iniziano ad appassionarsi, iniziano a provare una certa soddisfazione in quelle mattinate trascorse tra i banchi, rendendosi conto che la cultura rende liberi. Sono molti i progetti che annualmente realizziamo, per esempio oltre che su Dante gli iscritti dell’istituto alberghiero sono impegnati quest’anno in un corso di apicoltura, tecnica e produzione del miele e in tempi “normali” l’anno scolastico si concludeva con l’evento “Insieme con gusto”, un pranzo aperto alla comunità esterna che speriamo di realizzare appena superata questa situazione epidemiologica”.

Ovviamente l’evento si è concluso a tavola con la degustazione dei piatti realizzati e se volete sapere quali sono stati i loro commenti e scoprire in dettaglio le ricette e i piatti realizzati trovate tutto sul blog Scriviamocongusto curato dagli stessi detenuti dove sono raccolti lavori e piatti realizzati durante l’intero anno scolastico.

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