Banane appese (al muro) e pesci rossi (nel piatto)

Sarà per il fatto che amo l’arte iperrealista e ancor di più la ready-made*, sarà anche per motivi campanilistici (è padovano come me), ma ho sempre avuto un debole per Maurizio Cattelan, artisticamente parlando. A maggior ragione da quando ho scoperto casualmente circa vent’anni fa, un suo piatto creato per il Buon Ricordo America (un’associazione di ristoranti italiani nata per promuovere la nostra cucina negli USA), il “Brodetto di pesce” della Taverna del Lupo di Dupont in Pennsylvania.

“Comedian”

All’inizio dello scorso dicembre Cattelan è tornato alla ribalta delle cronache con la sua ultima creazione: Comedian, una vera banana appesa ad una parete con del nastro adesivo telato di colore grigio alluminio, il popolare duck tape, come viene chiamato in America. Fin qui (quasi) nulla di strano se non per il fatto che l’opera esposta e subito venduta per $120,000 all’Art Basel di Miami Beach in Florida, la più importante fiera d’arte contemporanea del mondo, poco dopo l’inaugurazione sia stata mangiata da David Datuma, un visitatore a sua volta artista, che l’ha staccata dal muro e si è addirittura fatto filmare dagli astanti mentre la gustava.

Cosa può esser considerato Arte?

Come accade spesso, le irriverenti invenzioni di Cattelan provocano sconcerto e indignazione. Come può quindi una banalissima banana attaccata al muro essere considerata arte? Come può qualcuno – fortunato, facoltoso o forse sprovveduto, fate un po’ voi – pagarla $120.000, circa €108.000? E il gesto dell’artista-visitatore? Difficile inquadrarlo come scherzo. Invidia, atto vandalico o smania di protagonismo?

Le parole di Vittorio Sgarbi

L’idea nasce da una sua curiosa abitudine: ogni volta che è in viaggio compra una banana e lo appende nella sua stanza per cercare l’ispirazione. L’idea di presentare questa opera nasce nel 2018, dopo aver creato dei modelli in resina e in bronzo, Cattelan ha deciso di usare vere banane, per l’occasione comprata da un fruttivendolo di Miami per 30 centesimi di dollaro. Difficile dare una spiegazione univoca a cotanta creatività. Simbolo del commercio globale? Un pretesto umoristico per ribadire la capacità dell’artista di trasformare oggetti banali in veicolo di gioia e critica? O come commentato da Vittorio Sgarbi senza troppi giri di parole: «Un’opera con un chiaro messaggio subliminale per esprimere il proprio atto di desistenza sessuale? Proprio come i pugili che a fine carriera appendono i guantoni al chiodo».

L’espressione artistica

Cattelan è geniale per questo. Un commediante, un Comedian, comico, come il titolo dell’opera in questione – capace di tramutare in oro ciò che tocca, un novello Re Mida, perfetta incarnazione di un tempo di pura esibizione e nonsenso. Dall’epoca delle provocazioni di Marcel Duchamp e Andy Warhol, fini a se stesse prima di divenire fondanti del sistema dell’arte, nessuno si era spinto tanto oltre: forse solo l’artista britannico Damien Hirst con il suo squalo in formaldeide, rotto e poi rifatto. È uno che pretende di dire la sua nel sistema dell’arte e riesce persino a dirla. Fa penzolare cavalli dal soffitto, fa cadere un meteorite sul groppone di Papa Wojtyla, ricopre di oro a 18 carati un water mettendolo a disposizione per l’uso che ne viene fatto comunemente. Ma anche posiziona davanti alla Borsa di Milano un’enorme mano con il dito medio alzato quasi in senso di spregio verso il mondo della finanza. Lascia tre bambini (finti) impiccati ad un albero in piazza XXIV Maggio di Milano e attacca ad una parete dell’EXPO Massimo Di Carlo, il suo gallerista (in carne ed ossa) con il solito nastro adesivo telato in una grottesca ma non meno impressionante crocifissione.

Giorno verrà, per dirla come Vittorio Alfieri, che si tornerà a parlare d’arte. E a farla.

*) Anglismo traducibile come già fatto, pronto all’uso. In Italiano si riferisce esclusivamente ad un oggetto disponibile sul mercato del quale un artista si appropria così com’è, ma privandolo della sua funzione utilitaristica. Aggiunge un titolo, a volte un’iscrizione e opera su di lui una manipolazione (capovolgimento, sospensione, fissazione sul terreno, sul muro o altro). Quindi lo presenta in una mostra d’arte in cui viene conferito all’oggetto lo status di opera d’arte.

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