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Con.tro: alla (ri)scoperta della colazione

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La colazione è un un momento irrinunciabile e da vivere con ritualità, la prima coccola della giornata a cui gli italiani non rinunciano. Da soli o in compagnia, i cosiddetti coffe lovers  da un osservatorio promosso Nescafé, sono tanti e confermano quanto questo momento sia indispensabile per “partire con il piede giusto”. Niente caffè frettolosi, dunque, a casa o al bar, ma almeno 30 minuti da dedicare a sé stessi, ricchi di bontà e, perché no, anche di salute. Fanatici del wellness, golosi o amanti della colazione salata l’importante è scegliere il proprio stile e adottarlo anche fuori casa. E le colazioni fuori in questo periodo, con bar, ristoranti e bistrot in chiusura alle 18, stanno diventando sempre più protagoniste della vita gastronomica di ogni città.

Il momento della colazione

Colazione solitamente è sinonimo di casa, dedicata a pianificare mentalmente la giornata, a leggere un giornale o consultare i social e le e-mail. Un modo per riconnettersi gradualmente con il mondo prima di immergersi nella routine della nuova giornata. C’è chi punta la sveglia prima del dovuto proprio per allungare questo rito e goderselo un po’ di più, non accontentandosi solo di un caffè, ma abbinando una tazza fumante di latte con lievitati di vario genere o biscotti da inzuppare, ma anche frutta, yogurt e cereali per i più wellness. Le cose cambiano nel weekend, quando siamo tutti più rilassati e senza il ticchettio dell’orologio possiamo goderci le golosità della mattina, soprattutto fuori casa, dove scatta la seconda colazione o il brunch.

Cosa succede dopo le restrizioni del dpcm del 24 ottobre

La chiusura del servizio di ristorazione e caffetteria alle 18, si sa, ha annullato la possibilità dell’aperitivo e delle cene fuori e di conseguenza – e anche in modo molte veloce – ristoranti e bar si sono riadattati proponendo dalla colazione alla merenda. I protagonisti del settore, tra l’obbligo e la sfida, rivalutano il rito della colazione e la fascia mattutina diventa protagonista al 100%. E se prima era un discorso generalizzato, valido per tante metropoli e tutte le regioni, ora la nuova tendenza si concentra nelle regioni “gialle” e la Capitale si schiera in prima linea.

Il Covid e le sue restrizioni ci hanno rallentato e ci regalano (pare brutto dirlo, ma in fondo è così) la lentezza adatta a gustare una piacevole colazione, che non è più un caffè volante nel bar sotto casa o vicino  all’ufficio, ma diventa una parentesi da ricercare nel quartiere o in zone più lontane da casa. E i clienti hanno una gran bella scelta in questi giorni, visto che pasticceri e ristoratori sanno prenderli veramente per la gola con un’offerta sostanziosa, non solo in quantità, ma soprattutto in qualità. Assistiamo ad un utilizzo a 360 gradi del laboratorio interno, ad una riscoperta dei lievitati “fatti in casa”, dei prodotti da forno semplici e profumati, dei sapori nuovi, delle miscele, dei frullati, dei sapori internazionali. Che sia colazione o brunch vale la pena stilare la lista dei posti che incuriosiscono e ingolosiscono di più e provarli.

La nostra colazione da CON.TRO Contemporary Bistrot

Tra i protagonisti di questa nuova dimensione c’è  CON.TRO Contemporary Bistrot, nuova insegna nel quartiere di Monte Mario (Via dell’Acquedotto del Peschiera), nato come formula all day long, che continua a mantenere combinando colazione, pranzo, un aperitivo anticipato con formula cicchetteria con lo special menu dello chef Daniel Celso per la cena in versione da asporto.

Un passaggio obbligato quello della colazione qui al Con.Tro, considerata anche la lunga carriera nel settore della caffetteria dei due soci Marco Tosti e Francesco Matteucci. Una scelta fatta fin dall’inizio che in questi giorni si è confermata e consolidata ancora di più sia dalla richiesta degli abitanti del quartiere, conquistati in poco tempo, sia dalla curiosità dei food lovers romani. La formula proposta dal bistrot di Monte Mario gioca tra il tocco creativo dello chef Daniel Celso, con una proposta che va al di là di ogni aspettativa.

La versione “breakfast” segue la filosofia “home made” e “naturale”: no semilavorati, no aromi chimici e no coloranti, ma lavorazioni accurate con ingredienti di qualità selezionati. Solo farine italiane, anche integrali, per i prodotti da forno e i lievitati, cornetti e saccottini con burro belga e lunghe lievitazioni, confetture 130% di frutta, cioccolato di alta qualità, frutta di stagione e poi tanta fantasia.

La proposta per la colazione

Ogni assaggio ha trovato conferma nelle papille gustative, senza essere stucchevole o pesante al palato o allo stomaco.  Cornetti sfogliati, alti, ben lievitati, profumati di burro e sofficissimi in bocca; ripieni di pezzi di cioccolato, colorati con ingredienti tutti naturali, un brownies al cioccolato che è stato un viaggio intenso; una crostata con frolla friabile e uno strato consistente di marmellata alle fragole, un plumcake semplice, perfetto, profumato e ideale per l’inzuppo  e la torta di mele, diversa dal solito, con le mele macerate nel rum sottovuoto per qualche giorno, ottima con il te o una buona cioccolata all’ora di merenda, e poi c’è anche lui il principe romano, il maritozzo. Ai vari caffè e cappuccino, è possibile aggiungere spremute, centrifughe, frullati e smoothies preparati al momento, bevande coloratissime a base di frutta e verdura di stagione.

Inoltre, merita un’attenzione particolare la carta dei tè e delle tisane con selezione Dammann e i quattro tipi di cioccolata calda con l’inconfondibile gusto del cioccolato Domori. Tutte queste dolci tentazioni si ritrovano in bella mostra al banco delle colazioni fin dalle 6 del mattino e oltre al bakery classico si può scegliere anche tra tranci di torte con i gusti del giorno e le monoporzioni di pasticceria. Se invece amate la colazione salata e sfiziosa l’angolo forno offre pizze, focacce e calzoni. Insomma qualsiasi gusto abbiate Con.tro fa di tutto per non deludervi.

Covid19: Presìdi Slow Food a rischio scomparsa

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I Presìdi Slow Food sono a rischio scomparsa. E questo è un altro effetto negativo del Covid19. Conseguenza naturale e logica se pensiamo anche alle problematiche vissuta dall’agroalimentare e da tutta la filiera, che nel caso delle micro realtà di Slow Food sono amplificate.

Cosa sono i Presìdi Slow Food

Slow Food all’origine del suo progetto con la definizione dei Presìdi si è imposto come obiettivo la di tutela della biodiversità e delle micro aziende di eccellenze agroalimentare italiane che rischiavano di scomparire dal sistema di produzione, minacciate dal circuito industriale, dal degrado ambientale o dall’omologazione dell’agroalimentare. Con la pandemia il termine estinzione diventa più pesante e fa più paura a queste realtà piccole e piccolissime, che accusano il colpo dell’emergenza sanitaria con cali del fatturato anche del 50%. Una situazione diffusa secondo Slow Food Italia, che nel Lazio pare amplificata. Qui, infatti, in alcuni casi secondo Slow Food Roma la produzione è quasi ferma e la delegazione regionale sta cercando di attivarsi con nuove iniziative per la sopravvivenza di prodotti e produttori.

Produttori in difficoltà

Tra le realtà più colpite c’è quella del Caciofiore della Campagna romana, Fabio De Juliis, uno dei produttori di questo ottimo formaggio racconta: “Chiuso il capitolo ristoranti abbiamo cercato di spostare la vendita on line e sui gruppi di acquisto, ma questo ovviamente non basta per mantenere la filiera del latte. Per molti pastori questa è l’unica entrata, ma le condizioni sono tragiche, non possiamo stoccare grandi quantità di prodotto e ovviamente le vendite on line non possono equiparare le vendite del canale distributivo”.

Altra azienda artigianale in difficoltà quella delle sorelle Fiasco, classe 1960, produttrici dei Giglietti di Palestrina, biscotti dell’antica nobiltà romana. Questa tipologia di “azienda” è l’esempio tipico delle tante aziende che compongono i Presìdi Slow Food., si tratta di piccole realtà non strutturate, costituite in ditte individuali o piccole imprese familiari, dove manca la gestione manageriale;  realtà che lavorano in territori marginali e dove spesso i titolari non sono giovanissimi, dove mancano strumenti e disponibilità anche per accedere agli aiuti pubblici.

Altra testimonianza ce la lascia Simonetta Coccia, storica produttrice della Susianella di Viterbo, il salume etrusco fatto con le frattaglie, che risale al Medioevo: “Abbiamo un calo dei ricavi impressionante e stiamo puntando tutto sul Natale e le vendite a domicilio. Senza queste produzioni, saremo tutti più poveri”.  E a lei si affiancano i produttori della Lenticchia di Rascino e dei Chiacchietegli di Priverno, ma anche gli artigiani dei prodotti dell’Arca del Gusto, delle piccole cantine laziali e dell’olio Evo dei Colli Etruschi.

L’idea di Slow Food Roma

Una soluzione al problema potrebbe essere Natale e lo shopping natalizio con il “Sacco Buono” di Natale, che in questo caso diventa alternativo e solidale. Nell’anno in cui viene a mancare anche il consueto appuntamento di Terra Madre-Salone del Gusto a Torino, vetrina mondiale per i piccoli produttori e artigiani del cibo tutelati da Slow Food, non resta che proporre “virtualmente” la ricchezza di queste aree con un Sacco pieno di Presidi, che contribuirà a sostenere le produzioni meno protette, ma che proteggono di più le tradizioni, l’ambiente e il paesaggio, la cultura materiale, la fertilità e la ricchezza dei suoli.

Cosa si trova in questo Sacco Buono?

Sono diverse le opzioni: componibile o già pronta nelle versioni verde, rosso, oro, bronzo o argento in cui si trovano legumi, vino, pomodoro, olio, formaggi, salumi e pasta. Tutti prodotti dei Presìdi, tutti prodotti di aziende che in questo momento hanno bisogno di aiuto.  Un sacco buono in tutte le misure, un semplice sacco per aiutare in questo periodo, in cui le tavole sono sempre più protagoniste e in cui anche noi dovremmo essere più buoni.

Qui il LINK per prenotare il Sacco Buono di Natale a sostegno dei presìdi Slow Food.

Des Grillons Aux Clos: Eric Taillet per Alberto Massucco Champagne

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“Des Grillons aux Clos”, è lo champagne 100% Meunier, firmato da Eric Taillet, il “re” del Meunier, in esclusiva per Alberto Massucco Champagne.

L’elogio dell’ostinazione

Eclettico e geniale, Eric Taillet, viticultore lungimirante, quando si tendeva a sottovalutare il Meunier, uva autoctona della Champagne, mosso da ostinazione, Taillet seguiva il suo istinto. Controcorrente, con determinazione e tenacia, è stato in grado di creare da solo la sua storia, ridando prestigio ad un’uva e l’identità a un territorio.

Il tempo, i riconoscimenti e i suoi champagne gli hanno dato ragione, e ora è entrato a far parte della selezione delle maisons che Alberto Massucco Champagne ha scelto di importare.

La scelta di Alberto Massucco

“Indubbiamente i suoi – racconta Alberto Massucco–  a mio avviso, sono i migliori Meunier sul mercato. Da quando lo conosco, pian piano si è fatta strada l’esigenza di aver qualcosa di più, qualcosa che mi appartenesse, che fosse esclusivo per me e soprattutto per i miei amici e clienti. Desideravo qualcosa di speciale, di unico. Eric, ça va sans dire, è stato geniale nel riuscire a creare uno champagne che incontrasse con tanta sensibilità, il gusto italiano”.

Nasce così “Des Grillons aux Clos”, nome che indica le vigne di Eric tra Montigny e Baslieux sous Châtillon dove vengono coltivate le uve che danno vita a questo nuovo ed esclusivo champagne. Per soddisfare la richiesta di Alberto, Eric non ha esitato e, dopo alcune proposte, alla fine ha trovato quel giusto bilanciamento che in bocca e al naso hanno il sapore dell’unicità, della freschezza, della sfida, dell’eleganza e della forza.

Massucco è un imprenditore nel settore della metalmeccanica, piemontese, appassionato di sfide e da sempre innamorato di quella parte della Francia che evoca, già nel suo nome, la bellezza, il fascino e la sinuosità di un vino che in tutto il mondo parla la sola lingua dell’eccellenza e dell’eleganza.

Il pensiero di Eric Taillet

“Mi è piaciuto molto lavorare a questo progetto. È stato impegnativo e al contempo divertente. Non è solo mettere insieme elementi naturali che da anni mi appartengono, dovevo entrare nella testa e soprattutto nel sentire di Alberto. – Eric Taillet– Ho intuito di aver imboccato la strada giusta quando ho incrociato il suo sguardo. In quel silenzio, più di mille parole. La soddisfazione. Sua e mia”.

“Lo champagne, come un buon libro, è una continua scoperta. Un viaggio che conduce in luoghi reali o fantastici, un’avventura che vivi diventandone protagonista, il piacere di perdersi nella mente” Aggiunge Massucco: “Lo champagne è come un amico. Ti aspetta pazientemente, non importa quanto tempo tu ci possa impiegare ma sa che, coricato nel buio di una cantina, tu arrivi, lo stappi e, liberandolo, ne assapori e ne comprendi la sua magnifica storia.”

Per info
www.albertomassuccochampagne.it

L’Almanacco Gastronomico di Dicembre

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Ogni giorno, in Italia e nel Mondo, si festeggia il cibo: dai semplici ingredienti alle ricette, più o meno tradizionali, quotidianamente si celebra un “National Day“. Una alternanza di prodotti tipici, di piatti divenuti famosi, di preparazioni che caratterizzano i pranzi in famiglia, le domeniche a casa o i giorni di festa. Ma anche sapori iconici della colazione, della merenda, di un particolare angolo del pianeta, senza dimenticare novità e junk food.

Roberto Mirandola, appassionato e preparato conoscitore del mondo del cibo, ha raccolto tutte le ricorrenze del mese di Dicembre, una sorta di Almanacco Gastronomico riassunto in due tabelle, una relativa all’Italia ed una internazionale (qui i calendari relativi a mesi di settembre, ottobre e novembre).

ALMANACCO GASTRONOMICO ITALIANO di DICEMBRE

1 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLO ZELTEN
2 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA CUCINA FUTURISTA

(in occasione dell’anniversario della morte di Filippo Tommaso Marinetti)

3 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL PAN PEPATO
4 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL CAPPON MAGRO
5 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL CARDO GOBBO
6 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL VOV
7 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL RISOTTO ALLA MILANESE

GIORNATA NAZIONALE DEL MARITOZZO

8 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA CIOCCOLATA CALDA
9 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLO ZABAIONE
10 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL TORRONE
11 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI RICCIARELLI DI SIENA
12 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA PASTA COLL’ARZILLA
13 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEGLI ARANCINI E DELLE ARANCINE
14 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI TORTELLINI IN BRODO
15 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLE SCORZETTE CANDITE
16 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI RAVIOLI DEL PLIN
17 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL TORRONE
18 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELL’AGNOLOTTO
19 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL PANDORO
20 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL PANFORTE DI SIENA
21 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA MOSTARDA
22 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL CAPPONE RIPIENO
23 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL TIMBALLO DI MACCHERONI
24 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELL’INSALATA DI RINFORZO
25 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL PANETTONE
26 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEGLI SPAGHETTI CON LE VONGOLE
27 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI MOSTACCIOLI E ROCCOCÒ
28 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL MANDORLATO DI COLOGNA VENETA
29 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL CAPITONE
30 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEGLI ANTIPASTI
31 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLO ZAMPONE E DEL COTECHINO

ALMANACCO GASTRONOMICO INTERNAZIONALE di DICEMBRE

1 DICEMBRE GIORNATA MONDIALE DEL DIGIUNO
2 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLE FRITTTELE (USA)

qualsiasi tipo di frittelle: dolci, salate, a base di frutta, verdura, carne o pesce

3 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA APPLE PIE (USA)

dolce simile alla nostra torta di mele. La più famosa è quella preparata da Nonna Papera.

4 DICEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DEI BISCOTTI FATTI IN CASA
5 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA TORTA SACHER (AUSTRIA)
6 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI FORNO A MICROONDE (USA)
7 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLO ZUCCHERO FILATO (USA)
8 DICEMBRE GIORNATA DEL LARDO

GIORNATA NAZIONALE DEI BROWNIES (USA)

dolcetti bassi quadrati di cioccolato con la parte interna leggermente umida

9 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLE PASTE (USA)

intese come dolci monoporzione

10 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA BIRRA LAGER (USA)
11 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL NOODLE RING (USA)

sorta di ciambella preparata con spaghetti cinesi.

Corrisponde vagamente ad un timballo di pasta

12 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELL’AMBROSIA SALAD (USA)

sorta di insalata di frutta (ananas, arance, clementine, noci pecan) e panna di cocco

tipica di alcuni stati del Sud come Florida, Texas e South Carolina

13 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA CIOCCOLATA CALDA (USA)
14 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA BOUILLABAISSE (FRANCIA)

zuppa provenzale di pesce, in particolare della zona di Marsiglia

15 DICEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DEL TÈ
16 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DI QUALSIASI COSA RICOPERTA DI CIOCCOLATO (USA)
17 DICEMBRE GIORNATA DELLO SCIROPPO D’ACERO (USA)
18 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL MAIALINO DA LATTE ARROSTO (USA)
19 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLE HARD CANDY (USA)

letteralmente “caramelle dure” colorate che si sciolgono lentamente in bocca

20 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI GAMBERI FRITTI (USA)
21 DICEMBRE GIORNATA DEL KIWI (USA)

GIORNATA NAZIONALE DELl’HAMBURGER (USA)

inteso come panino

22 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL DATE NUT BREAD (USA)

letteralmente pane di datteri. È una sorta di plum-cake di datteri

23 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI PFEFFERNUSSE (USA)

soffici biscottini speziati tipici della tradizione tedesca, ma molto amati anche negli Stati Unti dove vengono consumati nel periodo natalizio

24 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELL’EGGNOG (USA)

bevanda alcolica a base di uova e spezie molto simile al nostro VOV

25 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLA PUMPKIN PIE (USA)

rappresenta IL dolce tradizionale americano. Si tratta una crostata di crema di zucca

26 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL CANDY CANE (USA)

bastoncini di zucchero colorato a forma di bastone.

Tradizionalmente si appendono all’albero di Natale

27 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL FRUITCAKE (USA)

corrisponde al nostro plum-cake. Si prepara anche con altri tipi di frutta oltre alle prugne

28 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEI CHOCOLATE CANDIES  (USA)

cioccolatini colorati a forma di pastiglia. I più famosi sono gli M&M’s.

29 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL PEPPER POT (USA)

stufato di trippa, bacon, verdure (porri, cipolle), peperoncini, pepe, prezzemolo.

Negli Stati Uniti il più celebre è il Philadelphia Pepper Pot

30 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DEL BACON (USA)

GIORNATA NAZIONALE DEL BICARBONATO DI SODIO (USA)

31 DICEMBRE GIORNATA NAZIONALE DELLO CHAMPAGNE (USA)

negli Stati Uniti sono  chiamati genericamente “champagne”

tutti i vini bianchi frizzanti, secchi e dolci

Natale Casa Manfredi

Team Panettone o Team Pandoro? a Natale a Casa Manfredi vincono tutti!

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Grandi novità a Casa Manfredi per il Natale 2020: non servirà più dover scegliere tra Team Panettone e Team Pandoro!

Per questo Natale 2020 Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, si è superata: l’offerta del locale romano per questo Natale infatti è di gran rilievo, frutto di tanti mesi di ricerca necessari per affinare il risultato, di un’attenta selezione degli ingredienti, di una lunga lievitazione naturale con lievito madre e di una lavorazione totalmente artigianale; tutti fattori che alla fine hanno dato alla luce due grandi lievitati, messi a punto anche grazie alla consulenza del pastry-chef Andrea Tortora.

Il risultato è rappresentato di un goloso trio: Panettone Classico, Panettone al Cioccolato al Cubo e Pandoro. Tutti e tre i prodotti sono confezionati in una latta originale extra-lusso disegnata da Doppio Trat_o, dalla grafica elegante nei colori blu e oro.

Natale Casa Manfredi

Il Natale secondo Giorgia Proia

”Quest’anno – spiega Giorgia Proia – ci tenevo a presentare, più degli anni passati, dei grandi lievitati della Feste che racchiudessero tradizione, calore e che riuscissero a comunicare un senso di casa e famiglia. Per questo motivo ho deciso di realizzare per la prima volta anche il pandoro, in modo da non lasciare scontento nessuno. Sono molto fiera del risultato finale, i mesi di prova sono stati tanti… e poi non è scontato produrre un grande panettone artigianale in meno di 20 mq di laboratorio! Ma si sa, dalle piccole cose ne nascono sempre delle grandi ”.  

I dolci di Natale di Casa Manfredi sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93, presso la profumeria HB Roma in via dei Due Macelli 12 (accanto alla Rinascente, zona piazza di Spagna), sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) e tramite servizio di delivery con consegna in tutta Roma (entro GRA) e in tutta Italia con corriere espresso (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

L’offerta di Casa Manfredi

Casa Manfredi è una pasticceria, gelateria artigianale e caffetteria che si trova a Roma nel quartiere Aventino. La formula è quella completa, dalla colazione all’aperitivo, e i suoi creatori sono una delle coppie della pasticceria ‘più belle del mondo’: Giorgia Proia e Daniele Antonelli. Il nome non mente: entrando si percepisce subito la stessa sensazione di calore avvolgente che si ha entrando in una casa vera.

La pasticceria è d’ispirazione francese, tutta realizzata con materie prime di altissima qualità selezionate personalmente con cura da Giorgia, sempre seguendo la stagionalità. Ricca l’offerta: le torte, come l’immancabile Torta ai 3 Cioccolati, i mignon, le monoporzioni e le praline, vere e proprie opere d’arte. La filosofia di Giorgia si basa tutta sulla semplicità: dolci non troppo dolci, senza troppi elementi e voli pindarici; la sua missione è compiuta quando chi li assaggia riesce ad apprezzare e a distinguere tutti gli ingredienti.

Ma qui il vero must sono i lievitati: croissant e cornetti all’italiana. Gli impasti sono tre, croissant, cornetto e integrale, tutti realizzati lievitazione mista – che parte da una base di lievito madre – e declinati in diversi gusti e forme: il croissant alla mandorla e quelli con farciture salate, le girelle, la veneziana e molti altri. E ovviamente i grandi lievitati per le grandi occasioni: il panettone nel periodo del Natale e la colomba in quello della Pasqua.

Casa Manfredi
viale Aventino 91/93 – 00153 Roma
lun – dom 7.30/18.00 (orario provvisorio in osservanza dell’ultimo DPCM)
Tel. 0697605829
casamanfredi.it

Sostenibilità sociale e ambientale, al via la nuova partnership tra Oxfam Italia e Bolton Food

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Questa iniziativa rafforza l’impegno già da tempo intrapreso da Bolton Group, che affronta i temi di sostenibilità attraverso un giusto equilibrio fra le sue attività di business e le esigenze della società e del pianeta.   

Oxfam Italiaorganizzazione impegnata nella lotta alla disuguaglianza e riduzione della povertà globale – e Bolton Food – Business Unit di Bolton Group, multinazionale italiana tra i leader mondiali nel mercato del tonno in scatola con i brand Rio Mare, Saupiquet, Isabel, Cuca – hanno annunciano il lancio di una nuova partnership che ha l’obiettivo di tracciare nuovi standard di sostenibilità sociale d’impresa nel settore della pesca.

La nuova visione “cibo più gusto e sostenibile”

Bolton è la prima azienda italiana al mondo a stringere una partnership con Oxfam con un approccio multi-paese su questi temi, al fine di promuovere una nuova visione di ”cibo più giusto e sostenibile”, non solo per l’ambiente e per chi lo consuma, ma anche per le persone che lo producono. L’obiettivo è quello di costruire una ”filiera sempre più equa”, dove inclusione, eliminazione delle disuguaglianze, parità di genere e rispetto di diritti e di condizioni di lavoro sicure e dignitose siano garantite a tutti i suoi componenti.

La filiera della pesca è, infatti, una delle più lunghe e complesse del settore alimentare, poiché coinvolge una grande molteplicità e diversità di attori, la maggior parte dei quali opera in Paesi in via  di sviluppo (dove si svolgono le attività di pesca), che agiscono  ciascuno secondo propri modelli normativi e culturali, che a volte non contemplano adeguati livelli di rispetto dei diritti umani, come per  esempio in tema di diritti e opportunità per le donne o di una  rappresentanza organizzata dei lavoratori. Inoltre, l’isolamento sui pescherecci in mare per lunghi periodi di tempo e l’utilizzo di navi che operano sotto diverse bandiere possono contribuire a innalzare il livello di rischio di violazioni dei diritti.

L’impegno di Bolton Food per una maggiore sostenibilità

Come grande realtà industriale italiana nel mondo, Bolton vuole portare avanti una visione equilibrata, umana, dell’economia, che sia al servizio dell’uomo e non viceversa. Da qui nasce la nostra idea di sostenibilità inclusiva, che ci ha portato a collaborare con partner importanti e credibili, con i quali affrontiamo le nostre sfide sui temi ambientali e sociali” commenta Giuseppe Morici, Group CEO di Bolton Group.

Così come da quattro anni con il WWF lavoriamo per assicurare la sostenibilità della pesca e la salute degli oceani, con l’obiettivo di raggiungere il 100% di approvvigionamento da fonti sostenibili entro il 2024, allo stesso modo abbiamo voluto intraprendere insieme ad Oxfam un percorso per rendere ancor più solida la nostra responsabilità sociale. Lavoreremo insieme, fianco a fianco, perché è solo con uno scambio costante e costruttivo che potremo arrivare a disegnare best practice sempre più ambiziose in grado di trascinare l’intero settore verso nuovi orizzonti”.

Oggi le imprese sono chiamate sempre più a una politica non solo di sostenibilità ambientale ma anche di impegno per assicurare una piena sostenibilità sociale lungo la propria filiera. Un impegno che avrà un suo peso anche nelle scelte dei consumatori, orientati a comportamenti di acquisto sempre più consapevoli e responsabili, come emerso anche dall’indagine condotta da Oxfam e Federconsumatori secondo la quale l’80% dei consumatori vuole maggiore trasparenza sui prodotti nei supermercati e 3 consumatori su 4 sono disposti ad acquistare prodotti liberi da sfruttamento indipendentemente dal prezzo.

La road map

La partnership prevede una road map quadriennale fino al 2024, con un robusto processo di analisi della filiera del tonno a livello globale da parte di Oxfam per tutelare e valorizzare ulteriormente le persone e le comunità coinvolte. Un lavoro che è in piena sintonia con gli standard internazionali in materia contenuti nei Principi Guida delle Nazioni Unite su Business e Human Rights (UNGPs) e sulla Due Diligence Guidance for Responsible Business dell’OCSE.

L’impegno si articolerà in 4 fasi: la verifica, l’aggiornamento e l’ampliamento delle già esistenti policy aziendali in materia di diritti dei lavoratori; la realizzazione di un processo di due diligence nei tre paesi chiave della filiera del tonno – Ecuador, Marocco e Indonesia – attraverso lo ”Human Rights Impact Assessment”, metodologia proprietaria di Oxfam, che prevede uno studio completo condotto da ricercatori indipendenti  che valutano a 360∞ i meccanismi di filiera, analizzando il ruolo di  tutti gli stakeholder e attori nella catena di fornitura, inclusa la  comunità locale di riferimento, i sindacati e le organizzazioni della  società civile.

E ancora la definizione di un sistema di monitoraggio costante per verificare che il tema del rispetto dei diritti venga affrontato in modo efficace; e la comunicazione degli impegni e attività intraprese per gestire e risolvere le non conformità individuate con l’obiettivo di influenzare positivamente, con le proprie politiche e pratiche, l’intero comparto industriale della pesca.

Quinto quarto, la scommessa vinta di Barred sull’eleganza del gusto

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Il Quinto Quarto ha una storia antica, fatta di fame e povertà. Siamo nei macelli di una Roma che lavorava la carne per chi poteva permettersela, quando le “bestie” venivano divise in quarti da sezionare per poter essere lavorati. Tutto quello che all’epoca era considerato scarto, ovvero le interiora, veniva quindi chiamato Quinto Quarto e molto spesso si utilizzava come contro valore al lavoro svolto dagli operai dei mattatoi. Insieme alla cucina ebraica, storicamente, questo taglio ha costruito gran parte della tradizione romana a tavola. Negli ultimi anni proprio la tradizione ha vissuto e sta ancora vivendo una ribalta gastronomica, elevando quelli che un tempo erano scarti a materie prime preziose e gustose. Non solo Trattorie e Osterie hanno quindi messo al centro animelle e fegatini, ma anche un numero significativo di nuovi e ambiziosi format ristorativi.

Attraverso grandi cucine, la semplicità della materia entra a far parte ovunque di un nuovo filone gourmet.

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Barred, l’escape restaurant che scommette sull’eleganza

In una traversa di via Appia, all’altezza di Re di Roma dove parcheggiare è un miraggio, Mirko e Tiziano Palucci hanno aperto un ristorante con una visione molto chiara.

Essere appagati da una cucina romesca prevede quasi sempre una scarpetta con il pane cafone, fatta dopo piatti dai sapori decisi anche se spesso pesanti. Leggendo il menu di questo posto troviamo subito due cose, una provocazione spinta nelle materie prime e una creatività costante negli accostamenti. Una carta da quindici portate, con dei fuori menu alla lavagna, e un percorso degustazione personalizzabile da cinque uscite con possibilità di wine pairing. Tra gli antipasti l’assaggio è caduto su un Uovo al tegame con rigaglie e porro fritto, davvero gustoso e avvolgente, su un elegante Lenticchie, zucca e mandorle e su una davvero ben fatta Pork Belly e Harissa (pancia di maiale con salsa piccante all’aglio e olio extravergine di olive). Quest’ultimo si è rivelato sorprendente per equilibri di sapori presenti e mai invadenti, accompagnati da una consistenza perfetta del taglio di carne. A terminare la carrellata un profumato Cotiche, cozze e limone, dove la morbidezza delle cotiche addolcisce il boccone e il limone lo pulisce. Un po’ assenti le cozze, nelle quali cerchi il mare aspettandoti di più.

E poi ci sono i primi

Sui primi spicca la Pasta con patate e coppiette. L’idea di grattare le coppiette su una pasta ben cotta e amalgamata, risulta divertente e di grande impatto anche al palato. Il loro sapore è ben definito e piccato nella punta sapida, che non eccedendo la rende davvero gustosa. Più classici, ma egualmente ben fatti, gli Spaghetti nduja e gremolata. Praticamente una buona variante dell’Aglio e Ojio romano, con carica piccante calabrese. Un solo secondo assaggiato e la scelta è ricaduta su un Diaframma, mirtilli e broccoletti. Il taglio di carne è particolarmente gustoso, anche se di natura privo di grasso, risultando solo leggermente meno tenero di quanto dovrebbe. L’accostamento con la spunta acida dei mirtilli e le derive miste tra il dolce e l’amaro dei broccoletti, è di grande effetto e ben riuscito. Nel complesso un piatto decisamente elegante. Incuriosisce lo Stracotto di maiale con rafano e carote, ma ne riparleremo.

In un locale accogliente, dallo stile industriale e dai colori caldi, un’altra cosa per la quale vale davvero la pena provare questo posto è la carta dei vini. Quasi esclusivamente dedicata al biodinamico e al naturale, con una presenza importante di casate francesi, risulta ottimo il rapporto qualità-prezzo.

Perché il quinto quarto di Barred

Perché scommettere sui sapori forti e servirli con eleganza è un pregio. Perché la pulizia e l’equilibrio dei piatti ti permette di andare oltre lo stereotipo. Perché sei servito bene e spendendo il giusto vai via soddisfatto. Perché aprendo anche a pranzo e a colazione, è uno spazio polifunzionale dove l’attenzione proiettata sulle miscele di caffè e sulla selezione di Gin, è davvero molto alta.

 

Pacco da giù

Il pacco da giù, uno stereotipo che ispira il marketing

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Chi non ha mai sentito parlare del “pacco da giù”?

Un punto di riferimento e di approdo sicuro per chi lo riceve, un’immagine mitica per chi lo conosce: il pacco da giù è tradizione, storia e cultura di ogni meridionale che si allontana da casa per studio o lavoro. Il vantaggio di essere un “emigrante” sta proprio in questo, nonostante l’età e le esperienze fatte la famiglia non trascurerà mail il frigo di un figlio che vive da solo.

Ed ecco prendere forma il pacco da giù con tutto il suo contenuto, ovviamente crudo e cotto, tipico, tradizionale, da mangiare subito, da congelare, da mangiare con gli amici. I cosiddetti vuoti si riempiono: barattoli, Tupperware o più banalmente vaschette di gelato ottime da riciclare e da incastrare nel pacco, vera e propria operazione di Tetris.

Un simbolo del legame familiare

Il pacco da giù è la sintesi e simbolo di una famiglia che ti pensa, mamme e nonne soprattutto, che quando torni a casa ti vedono sciupato (pallido e dimagrito) e decidono di prendersi cura di te, inviandoti ogni ben di dio. Cosa si può trovare in questo mitico pacco? Sicuramente l’olio di giù (che a comprarlo costa troppo e si sa gli studenti per risparmiare mangiano poi cose assurde), la salsa e i pomodori pelati fatti in casa, le varie conserve (melanzane, peperoni, funghi, olive e chi più ne ha più ne metta sottolio), le salsicce anche queste home made, i formaggi della zona, verdure lesse e pronte all’uso, sughi già pronti, legumi lessati, parmigiane, polpette, pane.

Vero e proprio “oggetto del desiderio”, agognato dagli amici del nord che non capiscono minimamente perché si fa tutto questo, ma che apprezzano e in cuor loro invidiano.

Ogni pacco ha la sua durata, dipende da quante persone ne beneficiano, ma guai a non condividerlo con coinquilini e amici. L’egoismo a tavola non è consentito. Appena le scorte finiscono scatta la telefonata e la catena di montaggio si riattiva per la prossima spedizione.

MammaPack e Staisciupacco

Il nostro vuole essere un racconto ironico e colorito, su un qualcosa che è diventata un’usanza diffusa tra gli studenti e i lavoratori del sud che si trovano fuori casa. Il pacco è un aiuto economico soprattutto, in quanto ti fa risparmiare i soldi per la spesa, ma è anche uno strumento di ottimizzazione del tempo e dello spazio, in quanto ci troviamo tutto ben organizzato e cucinato, pronto da essere scaldato e mangiato. Più facile di così…

Attorno all’idea di pacco alimentare sono nati due progetti interessanti negli ultimi tempi. Sempre ad opera di protagonisti meridionali ovviamente. Stiamo parlando di MammaPack, pensato più in generale per tutti gli italiani all’estero e Staisciupacco, che è il pacco di Casa Surace.

Due concetti di pacco simili ma profondamente differenti, che hanno creato intorno al concetto della box da spedire un progetto di aggregazione di brand, di promozione del territorio e anche di e-commerce e di content digital marketing, creativo e di intrattenimento.

Casa Surace

Chi non conosce infatti Casa Surace? Divenuta nel tempo una vera e propria sit-com del web in cui si raccontano gli stereotipi, le abitudini, la vita tra nord e sud e dove protagonista assoluta è la cucina, quella della nonna soprattutto. E con il tempo video e sketch sono diventati canali anche di product placement e di marketing vero e proprio, facendo addirittura divenire la nonna Rosetta e i suoi nipoti dei food influencer.

E proprio sullo stereotipo del “pacco da giù” la banda di Casa Surace ha fatto un altro passo in avanti nella loro strategia web, si lancia nel mondo e-commerce con il Pacco Da Giù, che diventa a tutti gli effetti Staisciupacco, (un gioco di parole tra stai sciupato e pacco) una vera e propria vetrina per l’agroalimentare del Sud.

Sul loro sito (www.staisciupacco.com) lo descrivono così: “Lo StaisciuPacco non è solo cibo, ma racchiude tutti i valori presenti all’interno dei pacchi da giù: emozioni, sentimenti, ricordi, tradizione, genuinità, casa”.

L’idea nasce da un momento particolare che stiamo vivendo, dove abbiamo ridotto al minimo gli spostamenti e le distanze si sono acuite per forza di cose. La soluzione è ridurre la mancanza della famiglia condividendo il cibo e la cucina che crea identità, ricordo e tradizione. In questo Staisciupacco si trovano una serie di prodotti con l’obiettivo di favorire una rete di piccole e medie aziende dell’agroalimentare del Sud, offrendo una vetrina per far conoscere i propri prodotti e venderli. Le aziende aderenti non fanno altro che investire sul singolo prodotto inserito, in cambio di una visibilità attraverso i canali di Casa Surace e sulle nuove pagine social di ‘StaisciuPacco’. Un modo per dare un ampio pubblico a piccole realtà che non hanno strumenti e mezzi per arrivare.

Un “cuofano” di prodotti

Il pacco è in edizione limitata, è sempre legato a un tema diverso e rispetta le stagionalità. Nella prima edizione Summer 2020 anche detta “un cuofano di prodotti” e andata presto sold out, si poteva trovare: pomodorini del Piennolo, freselle, filetti di tonno sott’olio, origano a mazzetti mozzarella di bufala, cipolle sott’olio e molto altro ancora. Anche un mazzo di carte da gioco e una “nonna tascabile”. Ora on line due edizioni autunnali, entrambi monotematiche: “la casa di pasta” che inneggia all’amore che noi italiani abbiamo per la pasta, ma in particolare al legame tra pasta, casa e famiglia, un trionfo dunque di pasta e sughi; “la cantina di zio Tonino” una collezione di conserve tipiche, degne di ogni cantina del sud.

Altro progetto più di respiro nazionale, slegato dallo stereotipo nord e sud, è MammaPack. Un progetto nato da un’esigenza di sopravvivenza vera di due ragazzi napoletani e amici, all’estero per lavoro. Dall’amore per l’talia e per il cibo italiano, affezionati ai brand di sempre con cui siamo e sono cresciuti, l’idea di MammaPack è aiutare chi sta fuori paese a mangiare bene, mangiare italiano e ad un prezzo trasparente e sincero. Come dichiarano i due ideatori: “Siamo sinceri perché applichiamo i prezzi di mercato italiani, mentre sappiamo per esperienza che comprare i prodotti italiani all’estero sarebbe quasi improponibile, visti i prezzi triplicati”.  I due sono Flavio Nappi e Romolo Ganzerli, prima insieme a Parigi, ora il secondo a Ginevra, che sul loro espatrio hanno sperimentato la struggente mancanza dei biscotti dell’infanzia della pasta o dei sughi made in Italy, sentendosi anche imbarazzati e spiazzati di fronte a prezzi fuori misura nei supermercati stranieri.

Anche MammaPack, nato nel 2018, ha avuto un successo immediato e gli italiani all’estero hanno trovato in esso una soluzione ai loro problemi: mangiare come a casa, al prezzo di casa e fare la spesa scegliendo dall’ampio catalogo on line trovando gli stessi prodotti del supermercato, che oggi offre ben 10 mila prodotti in tutta Europa. E sul sito di MammaPack non si trovano solo prodotti food and beverage, ma anche prootti per la casa, per le pulizie personali e tutte le cose con cui siamo abituati a relazionarci nella nostra vita italiana e a cui non vogliamo rinunciare se viviamo fuori sede. In poche parole la spesa fatta su MammaPack è esattamente tutto quello che una mamma e un papà potrebbero mettere nel pacco da spedire a un figlio all’estero.

Flavio e Romolo hanno dato vita a un vero e proprio supermercato virtuale che raggiunge i loro oltre 5 mila clienti a domicilio entro 48/72 ore dall’ordine. La convenienza della consegna a domicilio è garantita da una tariffa “flat” per ognuno dei 20 Paesi in cui la startup opera; non c’è nessun sovrapprezzo, nessun vincolo di quantità e il pagamento online è facile e immediato. Con MammaPack portiamo all’estero la nostra spesa quotidiana, ma soprattutto la nostra spesa tutta italiana.

Glossario Gastronomico

Glossario Gastronomico: Cappone, Cappuccino e Caprese

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu.

“Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini del Glossario Gastronomico, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Glossario Gastronomico: i termini

Cappon magro

Classico piatto ligure, in particolare genovese, inventato come alternativa leggera (e soprattutto all’epoca meno costosa) al grasso cappone. Nella sua forma più tradizionale somiglia ad una piramide composta da una ricca e sontuosa insalata di verdure (barbabietola rossa, carote, cavolfiori, carciofi di Albenga, fagiolini, scorzanera, sedano, patate) con pesce lesso diliscato dalla polpa bianca (come nasello, ombrina, pesce ragno o spigola), fettine di bottarga, aragosta, gamberi, ostriche oltre a gallette da marinaio agliate e inumidite con acqua e aceto. Si condisce con una salsa verde preparata con olio d’oliva, aceto, filetti di acciuga, olive, capperi, aglio, pinoli, mollica di pane, uova sode e prezzemolo.

Cappone

Galletto allevato dalla primavera e castrato in estate verso i 4 mesi di vita. Dopo circa 9 mesi dalla nascita si ottiene un esemplare del peso di 2,5-3 kg con carni sode e saporite che si distinguono da quelle di altri pennuti per il gusto finissimo. Oltre a fornire un brodo tra i più gustosi che si accompagna perfettamente ai tortellini, è ottimo anche per la preparazione di arrosti e bolliti. Secondo tradizione il cappone viene mangiato in occasione delle feste natalizie.

Cappuccino

Celebre bevanda consumata al mattino per la prima colazione, in Italia generalmente non oltre le 11. Il nome fa riferimento alla somiglianza con la tonaca marrone dei frati cappuccini. Sembra che l’idea del cappuccino venne da una preparazione viennese detta “Kapuziner” a base di caffè, panna montata e spezie, attestata dalla fine del XVIII secolo poi adattata nei territori di Trieste e negli altri possedimenti austroungarici in Italia. La diffusione definitiva risale comunque agli anni ‘30 del secolo scorso.

Spesso accompagnato da un cornetto o da altri prodotti da forno o di pasticceria, il vero cappuccino di qualità è rispettoso della tradizione: si prepara con 100 ml di latte fresco intero ad una temperatura di 3-5°C montato con vapore fino al raggiungimento di un volume pari a circa 125 ml, una temperatura intorno a 55°C e con 25 ml di espresso realizzato con caffè del tipo Arabica dolce. La schiuma densa e spessa 1 cm deve avere un bordo marrone sempre di 1 cm con una macchia bianca al centro. Si beve in una tazza di porcellana bianca con una capacità di 160 ml presentata colma e la cupola di schiuma in bella evidenza.

Caprese (1)

Celebre insalata servita come secondo piatto ma anche come antipasto. La preparazione più classica prevede l’uso di pomodori della costiera amalfitana del tipo Re Fiascone, mozzarella di bufala, sale, pepe, olio d’oliva extravergine leggero e fruttato oltre ad alcune foglie di basilico fresco o di origano essiccato per guarnizione. Per apprezzarne appieno la leggerezza e la sapidità, una volta preparata conviene riporla al fresco per 15 minuti.

Caprese (2)

Torta tradizionale dell’isola di Capri a base di mandorle tritate finemente, burro, uova, zucchero, cioccolato fondente e zucchero a velo nata per caso nel secolo scorso intorno agli anni ’20 per mano del cuoco Carmine Fiore. Piuttosto bassa, croccante all’esterno, umida e morbida all’interno, è caratterizzata dall’ assenza di farina e di lievito nell’impasto.

Capricciosa

Varietà di pizza classica. Deve il suo nome al pizzaiolo che si riserva di scegliere gli ingredienti secondo il suo “capriccio” disponendoli alla rinfusa sulla superficie della pizza. Come per la pizza quattro stagioni non esiste una preparazione codificata in quanto varia da pizzeria a pizzeria, ma gli ingredienti più utilizzati sono, oltre a pomodoro e mozzarella, prosciutto cotto, carciofini, funghi, olive nere e, nel Sud Italia, uovo sodo. Con questo termine si identifica anche una classica insalata di origine piemontese detta, appunto, insalata capricciosa, preparata con carote, sedano rapa, prosciutto cotto, formaggio Gruyère tagliati a julienne, oltre a maionese, senape, aceto bianco e sale. Va servita fresca, non fredda.

Garbatella canta Napoli con lo street food di Friendo

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Fritto o al forno, ma comunque in strada. Tutto il sapore partenopeo di Friendo

Che sia un cuoppo o una frittatina di maccheroni, poco importa. La passione è sempre la stessa. A Largo delle Sette Chiese, nel quartiere-gioiello Garbatella a Roma, si respira il profumo dei fritti partenopei. Odori di una Napoli che sa ammaliare con la sua cucina da strada, capace di mettere d’accordo tutti, dagli amanti della carne, passando per gli adepti del pesce e per i più incalliti vegetariani. Lo street food genuino è la filosofia di vita di Friendo, locale il cui nome è già una dichiarazione di intenti nata dalla fusione del termine “friend”, assemblato alla parola dialettale “frienn”, l’azione più amorevole che – da sempre – ogni napoletano che si rispetti riesce a regalare.

Un riferimento della cucina campana

Antonio Riccio ha così aperto a Roma un piccolo angolo di Napoli, che gestisce insieme alla sua compagna Mena, napoletana d.o.c. e dal “cuoppo facile”. Un luogo nato dall’idea ponderata insieme al fratello Ignazio, con cui Antonio ha dato vita ad uno dei punti di riferimento per gli affezionati della cucina campana residenti in zona e non. Ne sono ghiotte anche Imma Battaglia e Eva Grimaldi, coppia nota nel quartiere, che alla corte di Mena e della sua instancabile friggitrice ha condotto anche l’amico Gabriel Garko che, di fronte ad un bel piatto di salsiccia e friarielli, non ha potuto far altro che capitolare serenamente.

La proposta gastronomica

Materie prime di qualità cucinate nel segno della tradizione, per dar vita ad uno street food sano e alla portata di tutti. Perché street non può e non deve far rima con junk, soprattutto se la proposta è retta da prodotti freschi, reperiti giornalmente dal mercato di zona. Aperto tutti i giorni a pranzo e ideale per tutte le tasche, Friendo da libero accesso alla tradizione napoletana con un rapporto qualità-prezzo decisamente accessibile ad ogni famiglia. Durante il giorno, è possibile anche usufruire dei tavoli esterni che accolgono i clienti in totale sicurezza e nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/FriendoFreetFood