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Vegetariano con gusto si può. La sfida di Misticanza, Osteria dalla Terra.

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Misticanza, Osteria dalla Terra  è un giovane ristorante romano di matrice vegetariana e vegana. Ci troviamo in zona Appio Latino (Via Cesare Baronio), qualche passo più su c’è Hopificio, la storica birreria di zona, ritrovo di tanti nel quartiere, da dove nasce questo progetto “verde” che promette di crescere e di fare anche tendenza.

 

Da Hopificio a Misticanza

Ci piace definire Misticanza come uno spin off di Hopificio, che a gennaio dello scorso anno decide di allargare il giro con questa nuova attività, complice la loro chef, Marta Maffucci. “Sono vegetariana da oltre 12 anni e da 7 anni lavoravo come cuoca da Hopificio – ci racconta Marta – l’amore per la cucina e la sfida dello stile vegetariano mi ha dato l’input per lanciarmi in una nuova avventura come imprenditrice, insieme a Claudio e Valentina Lattanzi e Marco Mascherini (sempre della famiglia Hopificio). L’idea era quella di offrire in zona qualcosa che non c’era, un ristorante dedicato a chi è vegetariano o vegano non esisteva ancora o c’erano pochi esempi, ma soprattutto avevamo e abbiamo l’intenzione di dare un’impronta e una visone nuova e differente della cucina vegetariana”. Questa idea si concretizza a febbraio 2020, per poi interrompersi con il lockdown e vivere tra asporto e aperture a singhiozzi per un anno. Un primo anno in cui il team di Misticanza è stato messo alla prova in tutti i sensi, ma ora è pronto a ripartire e conquistare tutti i palati curiosi.

L’idea

Sfogliando il menu –  ovviamente e rigorosamente stagionale come sottolinea la giovane chef – si intuisce subito che siamo di fronte a un luogo dove sperimentare, abbinare, creare sono parole d’ordine. Nessun rimando all’etnico, nessun utilizzo smodato di superfood o di ricette healthy, quello che trovate qui da Misticanza sono una serie di piatti studiati ad hoc in cui sapore e colore si ritrovano in armonia, ma soprattutto danno vita a combinazioni nuove, che sorprendono e che fanno vivere un’esperienza.

E proprio sul concetto di esperienza Marta Maffucci ha le idee molto chiare: “per anni mangiando in altri posti la versione vegetariana era sempre l’insalata o la pasta con i funghi, o se vai nei locali di nuova generazione si parla di cottura al vapore,l crudo o formule healthy. Io non volevo offrire il già noto, volevo far capire a chi è “onnivoro” che un piatto vegetariano è buono, gustoso, ti sazia e fa anche bene. Ecco perché il pay off del nostro ristorante è Osteria dalla Terra, regaliamo lo stesso gusto di un’osteria, ma in forma differente. Da noi non si sente la mancanza della carne o del pesce, cerchiamo sempre di proporre delle alternative creative e originali come il Carpaccio di Anguria che è tra i miei piatti preferiti, o il Seitan con crema di cipolle e ciliegie”.

 

Il menu

Il menu di Misticanza, Osteria dalla Terra è essenziale, sono 16 piatti, dall’antipasto al dolce, che cambiano in base alle stagioni e alle disponibilità dei fornitori, tutti biologici, tutti scelti con attenzione. Frutta e verdura arrivano dall’Abruzzo, le uove sono  di Galline Felici, Riso Acquerello, Burro di Fattoria Fiandino e formaggi con caglio vegetali, al resto ci pensa Marta con i suoi collaboratori in cucina.

In cucina sono autodidatta, sempre attaccata ai libri e alle padelle, ho sperimentato tanto e continuo a sperimentare sempre. La cucina di Hopificio è stata la mia palestra, avevo dedicato una sezione del menu alla cucina vegetariana e ora ispirata dallo stile gastronomico nordeuropeo mi diverto molto di più, paste all’uovo, pizze e pani fatti in casa, fermentazioni, l’uso dei vegetali sempre mai uguale a se stesso, dolci di nostra produzione. Tutto questo senza essere una estremista del veganesimo, ma sempre con un occhio attento per tutti i gusti, ricercando l’esperienza di cui parlavamo prima”, ci racconta Marta.

Uno stile che piace, incuriosisce e nel tempo sta diventando trasversale. Se prima la gente si avvicinava per curiosità ed era di quartiere, nel tempo il pubblico si è diversificato,  ai abbassa l’età media e arriva anche da altre zone, sintomo che la fama di questo ristorante rivoluzionario sta crescendo.

La nostra degustazione

Ci accomodiamo nel dehors esterno, un piccolo salottino in fondo alla piazza, lungo il viale alberato, che riprende l’arredo interno fresco e chic. Saltiamo l’antipasto e andiamo direttamente al primo con un doppio assaggio di Pappardelle ai carciofi e mollica croccante (pappardelle lunghe, ruvide e fatte a mano), un classico rivisitato che non deluce e poi Ravioli di feta e rosmarino con datterini e maggiorana, quest’ultimi sorprendenti per il profumo e la dolcezza dei pomodori, quasi canditi, che si legavano alla feta a al tono pungente del rosmarino. Si continua con Radicchio Marinato con crema di patate acida, di cui colpisce la consistenza e il retrogusto agrumato e per dovere di cronaca, Seitan, crema di cipollotti buciati, ciliegie e rughetta. Un piatto di grande equilibrio nei sapori che andavano dall’acido al dolce al croccante, bello anche a vedersi.  Seitan fatto proprio da Marta, gusto delicato e morbido al palato. Il dolce è il pezzo forte, è sempre Marta Maffucci l’artefice, e su questi mette d’accordo tutti, vegani, vegetariani, carnivori, onnivori. Sempre due le scelte: Frolla al cacao, frangipane e sorbetto ai lamponi e poi Fondente al pistacchio e yogurt gelato. Il tutto accompagnato da un Grechetto biologico di Sergio Mottura, scelto in una carta dei vini che cerca di accontentare tutti, ma che punta molto sul biologico, sul Lazio e che è pronto anche a sperimentare il naturale.

Misticanza. Osteria dalla Terra, via Cesare Baronio 181 Roma

 

La Transizione Alimentare secondo Carrefour Italia.

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Alla tavola rotonda virtuale promossa da Carrefour con la presenza degli stakeholder istituzionali, nazionali e internazionali si è discusso delle strategie e dei prossimi passi per favorire la transizione alimentare per tutti.

La transizione alimentare è un tema cruciale per il nostro futuro nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nell’emergenza dei cambiamenti climatici in atto. Serve una svolta che deve riguardare tutti e non lasciare indietro nessuno e, soprattutto, deve costituire un impegno comune di tutti i protagonisti della grande filiera del cibo.

La premessa alla base dell’incontro parte dalla consapevolezza dell’importanza del “coinvolgimento di tutta la catena del valore alimentare, dalle istituzioni alle aziende, dalle associazioni alle organizzazioni internazionali fino al mondo della ristorazione e ai consumatori” per potenziare e rendere efficace la lotta ai cambiamenti climatici e la tutela dell’ambiente.

L’iniziativa si inserisce nel programma All4Climate (Italy 2021) promosso dal Ministero della Transizione Ecologica e da Connect4climate della World Bank, con la partecipazione della Regione Lombardia e del Comune di Milano, in vista dei lavori preparatori della COP26 e per promuovere il 2021 come l’anno della transizione climatica.

Gli obiettivi di Carrefour

Triplicare le vendite dei freschi, raggiungere 5 miliardi di vendite di prodotti bio e ridurre gli imballaggi. Sono gli obiettivi evidenziati da Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia, “La transizione alimentare rappresenta una scelta inevitabile per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, per tutelare il nostro pianeta e per favorire un consumo più responsabile. La gdo – ha commentato Rabatel – ha un ruolo centrale per la promozione di questo cambiamento radicale e per questo, noi di Carrefour, vogliamo essere un punto di riferimento per l’intera filiera, promuovendo momenti di confronto e di scambio virtuoso.”

Per quanto riguarda il rapporto con i fornitori, il ceo di Carrefour Italia ha sottolineato l’importanza di avere contratti più semplici (di solo due pagine) con i produttori locali e, se possibile, anche legati a un unico negozio in modo da garantire termini di pagamenti di sette giorni. In termini di assortimenti Carrefour ribadisce il suo impegno evidenziando i risultati ottenuti attraverso l’adozione di packaging sostenibili come nel caso del lancio delle bevande a base di frutta da un litro in confezione di brick in carta. “Questa soluzione – ha proseguito Christophe Rabatel – ci ha permesso un risparmio del 75% di CO2. È la dimostrazione che la sostenibilità si concretizza con le buone pratiche”.

In questo processo, s’inserisce la prima edizione italiana delle Settimane della Transizione Alimentare. Le due settimane, in programma dal 17 al 30 giugno 2021, prevedono il coinvolgimento di prodotti e di fornitori per lo più italiani, scelti per le loro caratteristiche sostenibili che, attraverso la firma di un Patto di impegno e co-responsabilità, condividono l’obiettivo di lavorare in sinergia con Carrefour. Saranno 14 giorni interamente dedicati alla sensibilizzazione dei consumatori e dei produttori su come i nostri stili di vita possano mitigare gli effetti del cambiamento climatico attraverso la produzione e il consumo responsabile e consapevole del cibo.

L’importanza di adottare nuove pratiche di produzione, lavorazione, distribuzione e consumo responsabili

La valorizzazione dei prodotti italiani è fondamentale per proteggere tradizione e biodiversità ma anche riaffermare l’evidente stretta relazione tra ‘cuochi’ e ‘produttori’ poiché sono parte della stessa filiera” – ha detto Cristina Bowerman, Chef una stella Michelin di Glass Hostaria e presidente di Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.

“Ho sempre parlato più di filiera certa che corta. E’ necessario sostenere i piccoli produttori, far nascere una classe di agricoltori moderni sostenuti dalla tecnologia e soprattutto dal sostegno del governo. Ma servono anche infrastrutture – ha continuato la chef – tra Lecce e Roma c’è la stessa differenza che tra Roma e Milano, eppure un produttore pugliese non riesce spesso a far giungere nel tempo necessario il suo prodotto. Noi di Ambasciatori del gusto abbiamo messo a punto il progetto “Adotta un produttore”, per far conoscere la sua attività e il suo prodotto proponendolo nei nostri ristoranti”.

Secondo Zitouni Ould-Dada, deputy director office of climate change, biodiversity and environment Fao, “La domanda di cibo e risorse naturali è destinata ad aumentare per soddisfare le esigenze della popolazione mondiale in veloce crescita. Per raggiungere questo scopo in modo efficiente e sostenibile, dobbiamo trasformare il sistema agroalimentare rendendolo più resiliente al clima e sostenibile, concretizzando gli Accordi di Parigi e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu. Questa trasformazione richiede collaborazione e innovazione tra tutti gli attori, incluso il settore privato, nello sviluppo di nuove soluzioni dirompenti e sostenibili, come ad esempio l’adozione di soluzioni digitali in agricoltura”.

Per Angelo Riccaboni, coordinatore del Gruppo di lavoro sul Goal 2 (Zero Fame) di AsviS, non si può nella transizione prescindere dal tema dell’inclusività. “Per dare un supporto concreto nella transizione agroalimentare verso la sostenibilità dobbiamo sostenere le piccole e medie imprese, di cui è in larga parte costituito il settore agrifood italiano, e far comprendere che tale passaggio porterà vantaggi sociali ed economici”.

Filiera corta, lotta allo spreco, trasparenza sulla sicurezza alimentare – ha detto Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia – sono i tre pilastri delle politiche messe in campo in questi anni. La transizione alimentare passa anche da questi presupposti. Non è solo una questione etica, ma anche una richiesta del mercato. I consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità ambientale dei cicli produttivi, alla territorialità e alla sicurezza alimentare che i nostri prodotti sanno garantire. Dobbiamo però riaccordare i luoghi di produzione e quelli del consumo, la campagna e la città, mettere in evidenza le piccole realtà che fanno fatica a entrare nella grande distribuzione e sensibilizzare sul tema della stagionalità”.

 

Luce Experience

Giardino chic e cucina pop per la nuova stagione di Luce Experience

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Con l’arrivo dell’estate si riaccende Luce Experience, locale nato lo scorso anno dopo il primo lockdown, che anche per questa nuova stagione promette di illuminare le serate di molti romani. Una splendida location da vivere e un format ristorativo ispirato alla natura nel cuore del Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Nato dall’idea di Iolanda Ambrosini, imprenditrice e titolare della Ambrosini Banqueting, riferimento della banquettistica per cerimonie e meeting, che ha saputo dare nuova vita a Villa dei Cesari, riformulando un’offerta ristorativa tra cocktail bar e ristorante, e soprattutto rimettendosi in pista dopo lo stop forzato del settore. Come sottolinea lo stesso direttore di Luce Experience Giovanni Monaco: “Abbiamo rinnovato radicalmente l’offerta food&beverage, partendo da un menu dall’anima pop e da una cocktail list davvero intrigante. Grande spazio sarà dedicato anche all’intrattenimento e ai contenuti artistici.

Luce Experience

La Location

La bellezza naturale della location è stata raddoppiata dai preziosi allestimenti e giochi di luce che fanno da sfondo a chi decide di trascorrere qui una serata in completo relax.

Il giardino al tramonto, che si illumina lentamente di lucine sparse, è il pezzo forte di questa location sull’Ardeatina. Qui tra le fronde degli alberi, i cuscini sparsi sull’erba e i tavolini, dalle 18 fino a tarda sera è possibile sorseggiare uno dei tanti cocktail della nuova drink list pensata dal bar manager Marco Rimedio, per poi continuare la serata nell’area dehors che dispone di ben 200 posti a sedere distanziati, (all’interno della villa invece due saloni attualmente da 150 coperti distanziati, ma per ora non utilizzabili). Qui si potrà degustare il menu firmato da Massimo Pedico, giovane chef di talento che ha saputo rinnovare con delle belle intuizioni l’offerta food.

“Cocktail Bar, cucina e location mozzafiato sono i punti di forza di questa nuova stagione di Luce”, non ha dubbi a riguardo la manager Iolanda Ambrosini entusiasta della ripartenza e anche della riconversione della location in un format poliedrico e raffinato.

Luce Experience

Il Cocktail Bar

Marco Rimedio e Massimo Pedico, coadiuvati dal direttore Giovanni Monaco promettono di fare scintille. Marco ha studiato una cocktail list, insieme ad Edoardo Mattarino, tra drink classici, 6 diversi Gin Tonic e diversi signature che si ispirano ai colori e agli elementi naturali che caratterizzano il posto, come Luce, cocktail fresco con base Vodka e liquore all’arancia, Blue Curaçao, pompelmo, limone, zucchero e soda o il Flamingo a base di liquore ai fiori di sambuco, pompelmo rosa, prosecco, menta e lime. “Sono drink che prendono spunto dal nome del nostro locale, con tonalità di colore che possono stare bene in un’ambiente accogliente e fresco come solo il nostro giardino può offrire, e proprio quest’ultimo è stato fonte di ispirazione per i nomi dei cocktail. Sono miscelazioni relativamente semplici, ma dai sapori decisi. Inoltre quest’anno abbiamo arricchito il bar con etichette di prestigio per poter personalizzare con i distillati preferiti dai clienti i loro cocktail. l tutto  si accompagna sempre da sushi, qualche frittino o una selezione di focacce” spiega lo stesso Marco.

Luce Experience

La cucina

Nella cucina di Luce Experience c’è Massimo Pedico, chef classe 1990, giovane e di belle promesse per chi ha avuto modo di conoscerlo attraverso i piatti di Magazzino Scipioni in Prati e del Treefolk’s Public House. Qui a Luce stravolge il precedente menu con l’intento di dare forma a quel concetto di rinascita che è il leitmotiv del momento. E proprio “Rinascendo dalle origini” il titolo del nuovo menu che cerca ispirazione nelle cose normali, quelle perse di vista come lui stesso sottolinea e che si colorano con modernità e intuizioni di sapori.

La sua cucina è come un racconto personale, che piace in modo trasversale. Un racconto fatto di elementi classici con tocchi originali che la rendono contemporanea, giochi di colori e contrasti, combinazioni di consistenze, una ricerca sapiente delle materie prime. Non ci sono eccessi, né brusche sterzate, ma soprattutto non risulta mai banale.

Spazio quindi a fritti, dai classici supplì al baccalà in tempura passando per delle fantasiose crocchette, sempre in apertura tacos e tartare, tra i primi regna lo Spaghettone Mancini ai 3 pomodori o la versione con le vongole, o il Tonnarello al burro salato di Normandia, alici limone candito. Pesce e carne nei secondi ben declinati in pietanze leggere, ma sempre di gran sapore come la Tartare di Scottona con uovo croccante, che si presenta in modo scenografico e divertente. Alto pezzo forte del menu sono i dessert, pieni di fantasia nelle forme e nei colori, equilibrati nel gusto.

Luce Experience

La Pizzeria

Oltre al ristorante da Luce Experience troviamo anche la pizzeria. Questo è il regno di Raffaele Rozzi, grande appassionato di impasti, la sua pizza è morbida e fragrante al tempo stesso, stesa a mano, molto idratata e lievitata per 48/72 ore. In carta sono presenti pizze classiche come la Margherita, ma anche proposte originali come la Mari e Monti con tonno, pomodori secchi e olive taggiasche o la Focaccia 2.0 con pomodorini gialli e rossi, mozzarella di bufala e prosciutto crudo.

La nostra degustazione

La nostra serata è partita in giardino con un primo brindisi a base di Flamingo e dei piccoli appetizer dello chef ripresi dal menu come la ceviche con pescato del giorno, tataki di tonno, maionese al passion fruit e katsuobush, tacos al pulled pork e un krapfen di parmigiano reggiano con coulis di frutti rossi e menta, questi ultimi due con una bella spinta di gusto. Il percorso pensato da Massimo Pedico inizia con un goloso Spring Roll con pollo alla cacciatora e maionese di peperoni e La Tartare di Scottona con uovo croccante, per poi continuare con Tortelli ripieni con sfilacci di faraona e melanzana bruciata (rigorosamente fatti a mano e dall’impasto ruvido). Non ci fanno mancare un assaggio di pizza margherita e pizza prosciutto e tartufo (quest’ultima veramente buona). Per concludere in extremis visto l’orario con il dolce, Sfera di cioccolato bianco, che racchiude una spuma di ricotta e mandarino, ma in versione asporto.

Luce Experience

[Crediti fotografici: Alessandro Barattelli]
Glossario Gastronomico

Glossario Gastronomico: Fegato alla Veneziana – Fettuccine Alfredo

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu. “Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini del Glossario Gastronomico, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Glossario Gastronomico: i termini

Fegato alla veneziana

Tipico secondo piatto veneziano diffuso anche nel resto del Veneto. La sua caratteristica principale è il contrasto tra il gusto dolce della cipolla e il gusto intenso del fegato. La preparazione tradizionale richiede l’utilizzo di fegato di vitello, cipolle bianche, olio d’oliva extravergine, burro, prezzemolo fresco e aceto, ovvero un ingrediente acido adatto a smorzare il sapore intenso del fegato. È una ricetta molto antica che arriva addirittura dall’epoca romana. ‘Fegato’ deriva da ‘ficatum’ poiché i Romani usavano cuocerlo con i fichi per coprirne il sapore e l’odore, venendo poi sostituiti dalle cipolle. L’accompagnamento ideale del fegato alla veneziana è il purè di patate.

Fesa

Taglio di carne bovina di prima qualità. Coincide con la coscia, ottima sia nella sua parte interna, proveniente dalla zona del muscolo femorale, sia in quella esterna tagliata nella parte superiore della coscia stessa. La fesa interna è uno dei tagli migliori dei bovini in quanto, oltre ad essere saporita, è piuttosto magra. Si rivela perfetta per ricavare bistecche morbide e corpose o per la preparazione di spezzatini con la parte più esterna del grande trancio di carne. La fesa esterna è detta anche rosa.

Fettuccine Alfredo

Piatto presente nei menu di quasi tutti i ristoranti italiani all’estero che (non) si rispettino. Nonostante quasi nessun locale in Italia con pretese di serietà oggi ardisca a metterle in carta, ad eccezione dei ristoranti “Alfredo alla Scrofa” e “Il Vero Alfredo” di Roma che rivendicano l’origine della ricetta preparata per la prima volta nel 1908 da Alfredo Di Lelio e servita nel 1927 a due famosi attori hollywoodiani dell’epoca che ne sancirono il definitivo successo, sono – appunto – delle fettuccine di pasta all’uovo condite con doppio burro e Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi, grattugiato e setacciato a cui si unisce dell’acqua di cottura per mantecare. Vanno gustate fumanti.

Fiammifero (A)

Taglio di verdure o, molto più raramente, di carni cotte a bastoncini sottili.

Filetto

Taglio di carne, principalmente di bovino adulto, tra i più noti e pregiati per via della sua indiscussa tenerezza. Normalmente è diviso in tre parti: la testa, il cuore, la coda. Dalla testa si ricavano le bistecche da cuocere in padella, dal cuore le Chateaubriand e i tournedos per le cotture alla griglia. Dalla coda, invece, i filet mignon da preparare anch’essi in padella da accompagnare con salse varie.

Finger food

Anglicismo per indicare tutti quei cibi che si possono “convenientemente” portare alla bocca con le dita. Appartengono a questa categoria gli scottadito e le costine di maiale, entrambi preparati alla griglia, ma anche le olive all’ascolana e le patatine fritte. Altre pietanze che rientrano in questa categoria sono i piccoli spiedini e le polpettine di dimensioni tali da poter essere mangiate in un solo boccone.  

Fior di sale

Termine per definire “la miglior parte” di un prodotto, in questo caso il sale. Chiamato anche ‘il caviale del sale’, è un salgemma privo di processi di raffinazione conservando così integre tutte le sue proprietà. Più grosso dei sali fini utilizzati normalmente in cucina, si presenta sotto forma di piccoli cristalli naturali di colore bianco opaco, mantenendo una certa umidità e profumo di arziglio. Ha un livello di sapidità leggermente inferiore del sale tradizionale.
Food&Beverage

Il Food&Beverage è un business da 64 miliardi

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È quanto emerso dal Rapporto “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage” realizzato da The European House – Ambrosetti

Il Food & beverage è un business in grado di generare 64 miliardi di euro aggiuntivi. Al Forum “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage” promosso da The European House – Ambrosetti, avvenuto venerdì e sabato si è parlato di come ripartire, e su quali basi.

L’appuntamento andato in scena, in forma digitale, a Bormio, è stato l’occasione per una due giorni densa di confronti e dichiarazioni di esponenti di spicco del settore agroalimentare italiano, a cui si aggiungono quelle di sportivi, nutrizionisti ed esperti economici.

L’importanza del comparto agroalimentare in Italia

Il comparto è vitale per un Paese, l’Italia, capace di generare oltre 64 miliardi di euro di valore aggiunto. Per intenderci, tre volte rispetto all’ auto-motive di Francia e Spagna e più del doppio della somma dell’aerospazio di Francia, Germania e Regno Unito, ma soprattutto un settore che ha saputo reggere meglio di chiunque altro al duro impatto della pandemia, riportando nel difficile 2020 una flessione tutto sommato contenuta nel valore aggiunto (-1,8%).

Dalla ricerca sono emersi indicatori strategici sul futuro del comparto agroalimentare, nonché un “sentiment” che lascia ben sperare se si guarda avanti. Innanzitutto, lo studio – ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner e Amministratore Delegato di The European House – Ambrosetti – ha mostrato che il Covid, nel 2020, “non si è fatto sentire negativamente sul fatturato di ben sette aziende su dieci, che hanno dimostrato di avere registrato un aumento del proprio giro di affari mentre oltre la metà ha mostrato ottimismo dichiarandosi fiducioso sulla possibilità di crescere anche nel 2021”.

I dati hanno poi evidenziato come la situazione a livello di canale sia profondamente cambiata: se, infatti, la GDO ha segnato un rialzo del 2,2%, l’Horeca al contrario ha subito una pesante contrazione pari al 36,5%, tornando ai livelli del 2002.

Sostenibilità ed economia circolare

 Al Forum di Bormio si è posta attenzione anche sul rapporto salute e cibo. Secondo il rapporto un italiano su tre conduce una vita sedentaria, mentre il 45,5% risulta sovrappeso, con una quota di bambini delle scuole primarie, pari al 29,7%, risultata in condizione di eccesso ponderale (il 9,4% è obeso).

In quest’analisi, molte aspettative sono state poste sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che prevede lo stanziamento di 5,46 miliardi di euro destinati allo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile e di progetti di economia circolare.

Da segnalare poi la rinata vitalità dei negozi di prossimità, che hanno visto incrementare la propria quota di mercato al 18,9%.

E-commerce e food delivery

Sul fronte e-commerce, lo scorso anno le vendite sul web del settore food&grocery hanno contato solo per l’1,7% del totale acquisti, ma con una crescita nel 2020 del 56%.

Complice le chiusure degli esercenti del fuori casa, il food delivery ha generato un valore pari a 706 milioni di euro, con l’obiettivo quest’anno di compiere un ennesimo balzo in avanti e registrare un giro di affari di 1 miliardo di euro.

Da notare che il servizio di delivery ha raggiunto il 100% nei Comuni con almeno 50 mila abitanti e che i pagamenti sette volte su dieci sono stati effettuati con modalità cashless. Il quadro generale delle vendite oltreconfine è stato positivo e il valore record di 46,1 miliardi di euro è risultato in crescita dell’1,8% rispetto al 2019. Inoltre, per la prima volta negli ultimi dieci anni, la bilancia commerciale italiana è risultata avere un saldo positivo pari a 3,1 miliardi di euro.

Export e Brexit: gap, incognite e timori

Il Rapporto ha comunque nuovamente richiamato l’attenzione sul gap che l’Italia sconta come export nei confronti di altri paesi europei. Significativo il fatto che un mercato strategico come quello cinese non sia ancora tra i primi dieci destinatari di prodotti agroalimentari italiani, al contrario di ciò che succede per altri paesi dove il Paese del Dragone è tra i principali approdi a livello internazionale.

Nel Rapporto si è anche esaminata la questione Brexit, sulla quale gravano incognite e timori. Con una quota del 12% sul totale, il Regno Unito risulta uno dei mercati prioritari per l’export di prodotti alimentari italiani. I primi dati sono però preoccupanti: nel mese di gennaio e di febbraio 2021 le esportazioni sono risultate in calo del 15% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Giornata Mondiale Ambiente

Domani 5 giugno si celebrerà la Giornata Mondiale dell’Ambiente

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Il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno sarà il “Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, cercando dunque di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione

La Giornata del 5 giugno lancerà ufficialmente il “Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema”, introdotto con l’obiettivo di far rivivere miliardi di ettari: dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

Ambiente e cambiamento climatico dovrebbero essere priorità per le agende politiche di tutto il mondo. Un ecosistema è l’unità ecologica fondamentale, una comunità di organismi viventi di specie diverse che vivono in un particolare luogo e ambiente fisico. Tra gli organismi di un ecosistema e l’ambiente si innestano delle relazioni che danno vita a un continuo scambio di materia ed energia.

Perché è prioritario salvaguardare gli ecosistemi

Tutti i giorni usufruiamo in maniera inconsapevole dei benefici che ci offrono gli ecosistemi naturali. Si pensi, per esempio, alla regolazione del clima e della composizione dei gas atmosferici, al controllo dell’erosione, alla produzione del cibo, ai servizi offerti dall’impollinazione, alla formazione del suolo.

Purtroppo gli ecosistemi mondiali sono in grande pericolo. Circa un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. Fino a pochi mesi fa diversi studi stimavano che tra il 20 e il 50% degli ecosistemi oceanici e costieri sia già danneggiato. E secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change, solo il 3% delle terre emerse sarebbe ecologicamente intatto, con una popolazione sana di tutti i suoi animali originali e un habitat non violato.

Foreste, mangrovie e torbiere assorbono fino a un terzo delle emissioni di CO2. Terreni sani possono far crescere piante di miglior qualità, permettendo di alimentare un numero crescente di persone, senza dover abbattere altre foreste.

Risanare gli ecosistemi significa inquinare meno, creare lavoro e proteggere dalle pandemie

Risanare l’ecosistema è anche una via obbligata per affrontare e superare la pandemia di coronavirus e ridurre le possibilità di nuove crisi simili. Sono queste le conclusioni del rapporto pubblicato a fine ottobre 2020 da IPBES. Il documento dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, massima autorità scientifica su natura e biodiversità, descrive in modo dettagliato i nessi tra declino della biodiversità e pandemie.

Un obiettivo importante per l’ambiente e la natura, che porterà benefici anche alle nostre tasche. Secondo gli esperti delle Nazioni unite, infatti, il ripristino di 350 milioni di ettari di terreno degradato tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9 trilioni di dollari in servizi ecosistemici. E ciò permetterebbe di rimuovere dall’atmosfera altri 13-26 giga tonnellate di gas serra.

Un’economia del ripristino creerebbe inoltre milioni di posti di lavoro verdi e aumenterebbe la resilienza dell’umanità a shock e stress futuri. Rivitalizzando terreni agricoli, praterie, foreste, zone umide e torbiere, si ricostruisce la loro capacità di immagazzinare carbonio. Proteggendo così anche l’habitat per la biodiversità, aumentando la fertilità del suolo, riducendo la scarsità d’acqua e aiutando a proteggere il mondo dalle malattie zoonotiche, come Covid-19.

Ripristinando l’ecosistema si raggiungono gli obiettivi di sviluppo sostenibile

Le azioni per il ripristino dell’ecosistema sono fondamentali anche per raggiungere altri importanti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’Onu: la lotta al cambiamento climatico (obiettivo n.13), lo sradicamento della povertà (n. 1), la conservazione della vita sott’acqua e sulla terra (obiettivi n. 14 e 15).

Attualmente, circa il 20% della superficie vegetata del Pianeta mostra un calo della produttività con perdite di fertilità legate alla erosione, all’impoverimento delle risorse e all’inquinamento, in tutte le parti del mondo. Entro il 2050 il degrado e il cambiamento climatico potrebbero ridurre i raccolti del 10% a livello globale e in alcune Regioni fino al 50%.

Il degrado degli ecosistemi terrestri e marini mette in pericolo le condizioni di vita di 3,2 miliardi di persone e costa circa il 10% del prodotto globale annuo, in termini di perdita di servizi ecosistemici essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresa la fornitura di acqua dolce, la protezione dai rischi e la fornitura di habitat per specie che stanno diminuendo rapidamente.

Il programma lanciato dall’UNEP

Il programma, coordinato dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e dalla FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), elenca tre vie per poter contribuire alla causa. La prima strada è quella dell’azione: agire tramite iniziative, quali il volontariato. Pulire le sponde di un lago, una spiaggia, un parco o qualsiasi area naturale; rendere più verdi le proprie case e gli spazi pubblici con alberi autoctoni.

La seconda via consiste nel prendere decisioni intelligenti: impegnarsi a donare o supportare in altri modi, iniziative per il ripristino o la conservazione ecologici; smettere di comprare prodotti o servizi che non sono certificati come sostenibili, iniziare a seguire una nuova dieta con prodotti di stagione e sostenibili.

L’ultima opzione è alzare la voce: dare il via ad una campagna che ponga l’attenzione sul cambiamento climatico e sulla perdita di spazi naturali e per parlare di ciò che si può fare per invertire questi trend e scrivere una lettera al proprio giornale locale.

In vista della Giornata mondiale dell’Ambiente inoltre l’UNEP ha lanciato due strumenti: Una guida pratica “The Ecosystem Restoration Play Book” che si rivolge a tutti coloro che sono interessati al ripristino degli ecosistemi, offrendo spunti di riflessione, percorsi e consigli per agire subito a favore del Pianeta, disponibile al seguente link https://www.worldenvironmentday.global/get-involved/ecosystem-restoration-playbook; e una pagina web costantemente aggiornata per consultare e vedere le ultime news su eventi e iniziative.

Quintili

Gusto, colore e leggerezza per le pizze di Marco Quintili

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Identità territoriale e tradizione sono le due parole chiave per I Quintili Pizzeria. Tre locali, tra Napoli e Roma all’attivo, e un quarto work in progress nel quartiere Laurentino della capitale, stanno delineando il successo sempre in crescita di Marco Quintili. Giovane talento che negli ultimi anni colleziona premi su premi, tra gli ultimi il 18 posto nella classifica 50 Top Pizza, il premio Solania come Migliore Novità dell’Anno 2 spicchi nella guida del Gambero Rosso e premio come Migliore Pizzeria Emergente del Lazio secondo Le Guide di Repubblica.

Studio e passione

Alle spalle del pluripremiato pizzaiolo casertano c’è passione e studio. Niente nella sua cucina è lasciato al caso, ogni ingrediente utlizzato viene scelto con attenzione, trovando un ruolo ben preciso nella composizione delle sue pizze. A partire dalle farine, da lui stesso studiate e miscelate per avere l’impasto perfetto.  Se poi aggiungiamo che dal 2014 è formatore di tecniche di autolisi e bighe e per anni è stato consulente di importanti molini e produttori di farine, si inutisce facilmente che Marco sa dove e come mettere le mani in pasta.

Due le sedi nella Capitale, Tor Bella Monaca  e Furio Camillo che hanno portato I Quintili Pizzeria a diventare un vero e proprio brand, che sa incarnare la tradizione partenopea e anche declinarla per i palati dei romani, sposando e rivisitando ricette tipiche come nella sua pizza alla Carbonara con crema di pecorino e e uovo disidratato 40 ore e infine grattugiato come bottarga a fine cottura o la frittata di pasta all’Amatriciana e Cacio e Pepe.

Quintili

I nuovi spazi all’aperto

Con le riaperture di maggio I Quintili hanno inaugurato i loro dehors esterni e i menu estivi con le sue iconiche pizze caratterizzate da una straordinaria leggerezza, di equilibrio e gusto. Le pizze di Marco Quintili sono leggere, nonostante la ricchezza e la complessità degli ingredienti che sono combinati con equilibrio di gusto e anche con perfetto cromatismo, quasi da sembrare dei quadri. C’è  una visione precisa e matematica degli impasti ad alta idratazione, 24 ore di maturazione, che assicurano importanti alveolature, cornici morbidi, elastici e mai gommosi, e un’altrettanta alta digeribilità.

La sua meticolosità la si denota con l’impasto per pizza studiato dal Quintili Lab e voluto appositamente per la pizza delivery. Come lui stesso ammette: “la pizza va mangiata in pizzeria, ma per poter avere un’ottima pizza anche a casa abbiamo pensato ad un impasto su misura, studiato nell’ultimo anno e consegnato dallo stesso personale del locale per non perdere troppo tempo e per dare anche un servizio più familiare”.

La carta delle pizze

Ogni pizza proposta è la sintesi di un territorio, come per esempio la Casertana con provola di Agerola, patate viola e gialla alla brace, salsiccia di maialino nero casertano, crema di pecorino e papaccella napoletana o la Sutrianella con pomodoro cesarino, bufala affumicata, salsiccia maialino nero casertano, tarallo napoletano e formaggio in foglie di castagno di Beppino Occelli o ancora la più classica Salsiccia e Friarelli.

Diverse le novità nel menu stagionale, a partire dalla Trevigiana con Fiordilatte dei Monti Lattari, radicchio trevigiano con uvetta e pinoli, cornicione ripieno di ricotta e olive taggiasche trifolate, ed in uscita lardo di cinta senese e terriccio di oliva; l’Amatriciana in fiamme, con filetti di San Marzano DOP, cacio, pepe-cuvée della Tasmania, mozzarella di bufala, guanciale di maialino lucano allevato allo stato brado; la Sei Formaggi con fior di latte dei Monti Lattari, Parmigiano, provola di Agerola, gorgonzola e crema di pecorino. In uscita formaggio in foglie di castagno di Beppino Occelli.

Da Marco Quintili si assapora e si vive la tradizione partenopea non solo degli impasti ma anche dei classici fritti, la storia della sua terra e della sua famiglia. C’è anche un racconto preciso del menu e di come ogni pizza o piatto viene realizzato, qui anche la besciamella e il pan grattato per le crocchette si fanno in casa.

Quintili

Il menu dei fritti

Sugli antipasti c’è un grande gioco di sapori e di composizione e anche qui il colore non manca mai, elemento imprescindibile per Marco Quintili. Croccanti fuori, grazie alla panatura studiata ad hoc, morbide dentro e mai troppo unte, sono così le crocchette di Marco Quintili. La sua preferita è quella con spuma di burro e alici, il cui sapore è la riproposizione di pane burro e alici, la merenda preferita di Marco quand’era piccolo. Altro particolare abbinamento è quella con il prosciutto di pecora, ingrediente originale e dal sapore deciso, che si unisce alla delicatezza della ricotta nell’altro assaggio fatto.

E per chiudere in dolcezza il pasto, ci sono anche i dolci curati dallo stesso Marco, anche in questo caso sempre alla ricerca dell’originalità e della perfezione, tra le sue invenzioni i soffietti alla crema di pistacchio, che pare creino dipendenza.

La nostra degustazione

  • Crocchetta con prosciutto di pecora
  • Crocchetta alla spuma di burro e alici
  • Frittatina di pasta all’Amatriciana
  • Pizza alla Carbonara
  • Pizza Casertana
  • Tiramisù al frutto della passione

Contatti

iQuintili Furio Camillo
Via Eurialo, 7c,
00181 Roma
Tel.: +39 06 8007 7157
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena

iQuintili Tor Bella Monica
Via S. Biagio Platani, 320,
00133 Roma
Tel.: +39 06 201 6003
Aperto a cena tutti i giorni, a pranzo solo sabato e domenica

Quintili

Almanacco Gastronomico Giugno

L’Almanacco Gastronomico di Giugno

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Ogni giorno, in Italia e nel Mondo, si festeggia il cibo: dai semplici ingredienti alle ricette, più o meno tradizionali, quotidianamente si celebra un “National Day“. Una alternanza di prodotti tipici, di piatti divenuti famosi, di preparazioni che caratterizzano i pranzi in famiglia, le domeniche a casa o i giorni di festa. Ma anche sapori iconici della colazione, della merenda, di un particolare angolo del pianeta, senza dimenticare novità e junk food. Roberto Mirandola, appassionato e preparato conoscitore del mondo del cibo, ha raccolto tutte le ricorrenze del mese di Giugno, una sorta di Almanacco Gastronomico riassunto in due tabelle, una relativa all’Italia ed una internazionale (qui i calendari relativi a mesi di settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio e marzo, aprile e maggio).

ALMANACCO GASTRONOMICO ITALIANO di GIUGNO

1 GIUGNO GIORNATA MONDIALE DEL LATTE

GIORNATA NAZIONALE DEL FRITTO MISTO

2 GIUGNO

Festa della Repubblica

GIORNATA NAZIONALE DELLE PENNETTE ALLA GARIBALDINA

in occasione dell’anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi

3 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA CREMA FRITTA
4 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL CULATELLO
5 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEI FIORI DI ZUCCA FRITTI
6 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL GNOCCO FRITTO
7 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELL’INSALATA RUSSA
8 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA MERINGA ALL’ITALIANA
9 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL CARPACCIO
10 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEI GRANI ANTICHI
11 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA CIPOLLA
12 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELL’ALBICOCCA
13 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELL’INSALATA CAPRESE
14 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL POLLO ALLA MARENGO
15 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL POMODORO
16 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEGLI INVOLTINI DI CARNE
17 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA PAPPA AL POMODORO
18 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELL’IMPEPATA DI COZZE
19 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA PANZANELLA
20 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL GELATO ALLA CREMA
21 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA GALANTINA DI POLLO
22 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA TORTA MAZZINI

in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini

23 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA MACEDONIA DI FRUTTA
24 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA ZUCCHINA
25 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA PASTA ALLO SCOGLIO E ALLA PESCATORA
26 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL SEMIFREDDO
27 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL GELATO
28 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL BABÀ
29 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL FRITTO DI PARANZA
30 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEGLI SCIALATIELLI

ALMANACCO GASTRONOMICO INTERNAZIONALE di GIUGNO

1 GIUGNO GIORNATA MONDIALE DEL LATTE
2 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL POLLO ALLO SPIEDO (USA)
3 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL FISH AND CHIPS (UK)

GIORNATA NAZIONALE DELL’UOVO (USA)

4 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL FORMAGGIO (USA)

GIORNATA NAZIONALE DEL DONUT / DOUGHNUT (USA)

ogni primo venerdì del mese di giugno

5 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL GINGERBREAD (USA)

a dispetto del nome, non è un pane bensì una torta

(somigliante nella forma a un fruit cake) a base di zenzero

6 GIUGNO GIORNATA MONDIALE DEL MOONSHINE (USA)

letteralmente ‘chiaro di luna’. In realtà si tratta di un termine, retaggio del periodo del proibizionismo, riferito agli alcolici prodotti e/o venduti di contrabbando

7 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL GELATO AL CIOCCOLATO (USA)
8 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL DOUGHNUT RIPIENO DI MARMELLATA (USA)

variante del celebre dolce fritto americano a forma di ciambella farcito di confettura si lamponi. Nella forma e nel gusto ricorda molto il krapfen

9 GIUGNO GIORNATA INTERNAZIONALE DEL DARK’N STORMY

cocktail a base di ginger beer, rum nero e lime

GIORNATA NAZIONALE DELLA CROSTATA DI FRAGOLE E RABARBARO (USA)

10 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL TÈ FREDDO (USA)
11 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL CORN ON THE COB (USA)

letteralmente ‘chicchi (di mais) sulla pannocchia’. Si tratta di una pannocchia bollita, successivamente infilzata con uno stecchino, condita con burro fuso e gustata calda.

12 GIUGNO GIORNATA INTENRAZIONALE DLE FALAFEL

GIORNATA NAZIONALE DEL VINO ROSÉ (USA)

13 GIUGNO GIORNATA DEL BEANS ‘N’ FRANKS (USA)

si tratta di uno stufato di würstel tagliati a rondelle e fagioli

14 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL BOURBON (USA)
15 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA BIRRA (UK)

GIORNATA NAZIONALE DELL’ARAGOSTA (USA)

16 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL VEGEMITE (AUS)

crema spalmabile a base di estratto di lievito ottenuto dal processo di produzione

della birra. È molto simile, se non uguale, al più celebre Marmite® inglese

17 GIUGNO GIORNATA DELLA VERDURA FRESCA (USA)

GIORNATA NAZIONALE DELLO STRUDEL DI MELE (USA)

18 GIUGNO GIORNATA MONDIALE DEL SUSHI

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL PICNIC

19 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL MARTINI® DRY (USA)
20 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL VANILLA MILKSHAKE (USA)

frullato a base di gelato alla vaniglia

21 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLO SMOOTHIE (USA)

corrisponde al nostro frullato di frutta

22 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEGLI ANELLI DI CIPOLLA FRITTI (USA)
23 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL PECAN SANDY (USA)

biscotto rustico di forma circolare con aggiunta di noci pecan

24 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLE PRALINE (USA)
25 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL PESCE GATTO (USA)

GIORNATA DI ANTHONY BURDAIN

in occasione dell’anniversario della nascita del celebre cuoco e gastronomo americano

26 GIUGNO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NOCE DI COCCO

GIORNATA NAZIONALE DEL BUDINO DI CIOCCOLATO (USA)

27 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELL’ORANGE BLOSSOM (USA)

cocktail preparato con succo d’arancia, gin e zucchero

28 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DELLA TAPIOCA (USA)
29 GIUGNO GIORNATA DELL’ALMOND BUTTER CRUNCH (USA)

dolce con base di caramello guarnito con scaglie di mandorle

30 GIUGNO GIORNATA NAZIONALE DEL MAI TAI (USA)

celebre cocktail di ispirazione polinesiana a base di rum, curaçao, orzata e lime

Agricola

L’accordo sulla nuova Politica Agricola Comune slitta a giugno

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Gli europarlamentari e gli Stati membri dell’Ue non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nuova Pac (la Politica agricola comune), destinata a “rendere verde” l’agricoltura europea dal 2023

A renderlo noto è stato il Consiglio europeo, precisando che i colloqui riprenderanno “a giugno”, dopo tre giorni di trattative, dunque, “rimangono irrisolte alcune questioni cruciali; si è quindi deciso di rinviare le discussioni alla prossima riunione dei ministri europei dell’agricoltura di giugno”.

Una nuova proposta dei ministri europei dell’agricoltura, riuniti mercoledì e giovedì a Bruxelles, è stata ritenuta dai deputati ancora troppo lontana dalle loro richieste ambientali e sociali. I Ventisette avevano approvato nell’ottobre 2020 la riforma della Pac, con un budget di 387 miliardi di euro per sette anni, di cui 270 miliardi in aiuti diretti agli agricoltori, ma devono imperativamente mettersi d’accordo con il Parlamento europeo.

Le questioni irrisolte tra Consiglio e Parlamento Europeo

Nei dossier chiave ci sono gli “eco-regimi”, bonus concessi agli agricoltori che partecipano a impegnativi programmi ambientali. I deputati avevano inizialmente chiesto di concedere almeno il 30% dei pagamenti diretti agli agricoltori. Gli Stati si sono detti pronti ad accettare una soglia del 25%, ma permangono blocchi sul possibile periodo di transizione per metterla in atto.

Gli Stati vorrebbero inoltre rimanere liberi di definire il contenuto degli eco-regimi, ma i deputati chiedono un quadro rigoroso e l’allineamento delle politiche nazionali con le strategie ambientali e climatiche europee (Green deal, obiettivi dell’agricoltura biologica, riduzione quantitativa dei pesticidi, ecc). Gli Stati rifiutano infine di subordinare i sussidi agli agricoltori al rispetto degli standard sociali.

Vogliamo raggiungere un accordo, ma non a qualsiasi prezzo”, ha spiegato la ministra portoghese Maria do Ce’u Antunes, che sta negoziando a nome degli Stati. “Gli agricoltori non dovrebbero essere sepolti nella burocrazia; vogliamo premiare le pratiche ambientali ma deve essere finanziariamente fattibile” ha avvertito la ministra tedesca Julia Klockner.

Tutti devono mostrare responsabilità, senza sostenibilità economica (degli agricoltori), non ci sarà nessuna sostenibilità ambientale e climatica”, ha dichiarato Anne Sander (Ppe), negoziatrice del Parlamento.

La mancanza di flessibilità del Consiglio minaccia la sicurezza degli agricoltori dell’Ue”. E’ l’accusa lanciata dal presidente della commissione per l’Agricoltura del Parlamento europeo, Norbert Lins, dopo la sospensione dei negoziati sulla riforma della Pac, la Politica agricola comune.

L’accordo sulla Politica agricola comune (Pac) è un obiettivo importante che dobbiamo raggiungere tutti assieme, abbandonando i punti di divisione e concentrandoci su ciò che unisce Consiglio, Parlamento e Commissione”. Lo ha detto il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli, a margine del Consiglio agricoltura e pesca.

Su architettura verde e condizionalità sociale ci sono i margini per trovare un accordo” e questo è “l’obiettivo che tutti ci stiamo prefiggendo, per cui lavoreremo finché non si troverà un giusto accordo”. Secondo il ministro, bisogna garantire ai nostri agricoltori “una Pac ambiziosa, che comprenda la sostenibilità sociale, ambientale e ovviamente quella economica per i nostri produttori”.

Il mancato accordo preoccupa le Associazioni Italiane

Serve al più presto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027”. E’ quanto affermato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini, “finché non saranno chiari i contorni della Pac del futuro si rallenterà il percorso di stesura dei Piani Strategici Nazionali, che dovranno essere ambiziosi in termini di investimenti in innovazione, anche per restare in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, per garantire un reddito certo  ed una maggior competitività alle imprese agricole italiane, nel rispetto del principio che gli aiuti vadano agli agricoltori che vivono di agricoltura e nel rispetto delle regole e delle normative del lavoro”.

La riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo se si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. In questo senso – ha concluso Prandini – Coldiretti continua a sostenere l’assoluta necessità che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore”.

La posizione di Cia-Agricoltori Italiani

Senza un accordo sulla riforma della Pac, l’Europa è meno forte di fronte alle sfide della ripresa post pandemia e della transizione ecologica. In gioco c’è la sopravvivenza dell’agricoltura Ue e la qualità di vita dei cittadini”. Così Cia-Agricoltori Italiani ha espresso rammarico per la mancata intesa tra Parlamento e Consiglio europeo dopo giorni di negoziati intensi a Bruxelles.

Speriamo in una ripresa dei negoziati a giugno dove tutti riescano a superare ogni forma di preclusione – ha dichiarato il presidente nazionale, Dino Scanavinoauspichiamo un confronto più aperto, che si ispiri al cambiamento, sempre tenendo conto che la priorità resta il reddito agricolo”.

Sicuramente restano sul tavolo nodi importanti da sciogliere. Per Cia, però, spiega una nota, rimane prioritario raggiungere un accordo sulla riforma della Pac che consenta una redistribuzione più equa delle risorse, così come un’attenzione alle politiche ambientali, che incentivino comportamenti virtuosi mantenendo l’agricoltura al centro.

La delusione di Alleanza Cooperative Agroalimenti

Aspettative deluse anche per Alleanza Cooperative Agroalimentari. “Con il negoziato rinviato a giugno – ha dichiarato il presidente Mercurinon ci resta che auspicare che si possano riprendere in tempi brevi le fila del dialogo. I nostri agricoltori e le nostre cooperative hanno infatti bisogno di certezze giuridiche e di operare in un quadro  legislativo ben definito”.

C’è inoltre il rischio che questo mancato accordo a livello comunitario – ha proseguito Mercuri – finisca per rallentare ancora di più il percorso di scrittura e di approvazione del Piano strategico nazionale, frenando ulteriormente un percorso che già stenta a partire. Nel Piano strategico nazionale dovranno infatti trovare  spazio interventi urgenti e molto attesi da tutto il comparto agricolo, quali le misure di assicurazione e di gestione del rischio a tutela del reddito degli agricoltori, oggi più che mai necessarie per  dare sostegno alle aziende sempre più colpite da eventi climatici avversi”.

La reazione di Copagri

L’interruzione delle trattative – ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina –  rappresenta un’occasione persa per definire il complesso percorso che porterà l’agricoltura comunitaria in un futuro nel quale dovranno trovare maggiore attenzione tutte le tematiche inerenti alla sostenibilità; l’eventuale conclusione delle trattative, che auspichiamo arrivi entro breve, sarà solo l’inizio di un lungo  percorso che proseguirà con l’intensa e delicata partita del Psn, che a nostro avviso dovrà essere caratterizzato dalla giusta ambizione  necessaria a raggiungere i nove obiettivi strategici della Pac”, ricordando che – ha proseguito Verrascina – “l’orizzonte deve essere quello di dare certezza giuridica agli agricoltori e salvaguardarne la  redditività, in linea con lo spirito della Politica Agricola Comune e  con la necessità di far ripartire l’economia e i consumi”.

La rottura – ha spiegato il segretario generale della Uila Stefano Mantegazzaè avvenuta principalmente sull’architettura verde della riforma, mentre sul tema della condizionalità sociale per il quale il sindacato italiano insieme a  quello europeo Effat si stanno battendo con forza, l’accordo era quasi raggiunto. Grazie all’azione determinante del governo italiano e del  ministro Patuanelli, infatti, nel Consiglio dei ministri molti governi hanno cambiato opinione, schierandosi insieme al nostro paese nel sostenere la posizione del Parlamento europeo favorevole a includere  nella riforma una clausola che prevede di condizionare la concessione  degli aiuti pubblici al rispetto dei contratti di lavoro e delle leggi sociali”.

Farming for Future

CIB lancia l’azione 2 del progetto “Farming for future”

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Martedì scorso il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha lanciato l’azione 2 del progetto per la riconversione agroecologica dell’agricoltura italiana “Farming For Future – 10 azioni per coltivare il futuro” dedicata all’Azienda Agricola 4.0.  

L’agricoltura 4.0 è una grande opportunità per il sistema agroindustriale italiano perché consente l’ottimizzazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi che, oltre ad ottenere una significativa riduzione degli sprechi, aumentano la sostenibilità di tutto il sistema.

Le misure di agricoltura di precisione (precision farming) e di digitalizzazione del lavoro (ad esempio uso di big & smart data nei processi produttivi e internet of things) richiedono capacità professionali elevate, competenze e investimenti maggiori (in media del 2-6%) ma consentono una riduzione di consumi di combustibile di almeno il 10-15% e dei tempi di lavorazione fino al 35%; un calo dei costi medi di produzione di almeno il 10-15%; un aumento delle rese stimato del 7-15% per i cereali e, infine, in allevamento un incremento della produzione di latte del 10-15%.

L’agricoltura 4.0 ha un trend di crescita del 15-20%

L’Osservatorio Smart Agrifood stima il valore del mercato italiano dell’agricoltura 4.0 in 540 milioni di euro con un trend di crescita annuale costante del 15-20% (pari alla crescita media nell’UE) e con un’applicazione effettiva ancora limitata al 3-4% della superficie coltivata.   L’agricoltura 4.0 consente il monitoraggio delle diverse fasi dei processi produttivi, grazie ad applicazioni e tecnologie digitali interconnesse fra loro.

In questo modo si possono raccogliere grandi quantità di dati da ogni step della filiera, dall’azienda agricola al consumatore finale, su cui basare quale azione svolgere al momento più opportuno e nel punto più giusto.

Fra le aziende agricole associate al CIB – Consorzio Italiano Biogas, già diversi sono gli esempi virtuosi di applicazione di agricoltura 4.0 grazie ai quali si stanno già ottenendo risultati di tutto rilievo. In pieno campo eliminando le sovrapposizioni, si sono già ridotti sensibilmente gli sprechi di tempo, si è ottimizzato l’utilizzo dei fattori di produzione (sementi, concimi, fitofarmaci) e si è ridotto il consumo di gasolio ottenendo una riduzione dei costi, dell’usura delle macchine e un aumento della sostenibilità ambientale. In più, l’elaborazione dei dati sta consentendo l’ottimizzazione della produzione e della qualità dei raccolti.

Con lo stesso approccio, l’implementazione delle innovazioni sta consentendo un incremento della produzione di latte per capo al giorno anche del 15%, associato ad un significativo incremento dello standard di benessere animale. Per questi motivi le pratiche agricole avanzate con l’ausilio dell’agricoltura 4.0 rientreranno a pieno titolo fra le misure di sostegno climatico-ambientale previste dalla prossima PAC, la politica agricola comune.

La meccanizzazione agricola è un’ eccellenza del “Made in Italy”

Nel corso degli anni le aziende del biogas italiano si sono distinte come un importante laboratorio per l’innovazione mostrando propensione al rinnovamento e agli investimenti per il settore – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas – L’inserimento dell’impianto di biogas in azienda ci ha spinti verso una profonda revisione non solo dei processi produttivi, ma anche di quelli decisionali, sempre più supportati dalla digitalizzazione e dalla interconnessione delle informazioni. Infatti, oggi la meccanizzazione agricola è un’eccellenza del Made in Italy”.

Le misure inserite nel PNRR – ha concluso Gattoni – dimostrano una grande attenzione verso la transizione ecologica e la digitalizzazione; con le innovazioni tecnologiche di cui disponiamo oggi saremo in grado di produrre di più utilizzando meno risorse e in modo più efficiente”.

Il progetto “Farming For Future”

Una strada già ben delineata dal progettoFarming For Future” dove l’agricoltura 4.0, integrata  alla concimazione organica con digestato e lavorazioni agricole innovative, è una delle chiavi su cui poggia il cambio di paradigma: da un sistema agricolo che per produrre fertilizza la coltura ad un sistema agricolo che, con una gestione agronomica mirata, “fertilizza il sistema” favorendo l’incremento di sostanza organica e lo stoccaggio del carbonio nei suoli, una delle funzioni strategiche del settore nella lotta al cambiamento climatico.

Tutto questo sarà al centro della prima tappa del BDR Day 2021 del CIB, martedì 8 giugno 2021 a Bagnoli di Sopra (PD) presso l’Azienda Agricola Tenuta di Bagnoli, alla scoperta delle realtà agricole che adottano il modello del Biogasfattobene. Durante la giornata, grazie all’applicazione di tecnologie di agricoltura 4.0, sarà possibile valutare direttamente sul campo l’applicazione delle azioni di “Farming For Future”, dalla fertilizzazione organica con digestato ad alta efficienza alla gestione sostenibile della doppia coltura.