Tropicana Fruit & Veggie Club: la Banana

Banana

La banana, originaria del Sudest asiatico, è ancora adesso un alimento fondamentale in tutta l’Asia, l’Africa e le isole dei Caraibi, ma rappresenta anche uno spuntino, un dessert di frutta e un ingrediente di dolci in Europa e Nord America (celebre il banana bread, sorta di plum-cake alla banana). Coltivata in oltre 100 Paesi, compresa l’Italia, rappresenta il quarto cibo fondamentale in termini economici dopo grano, riso e mais.

Dal punto di vista botanico, la banana non è un frutto, ma una bacca apirena, cioè senza semi. Forma grossi grappoli detti caschi e pesanti anche 40 kg che nascono da grandi fiori a lacrima viola e rossi. Le foglie del banano sono grandi e piatte e localmente sono spesso utilizzate per rivestire i tetti o come ombreggiante. Le parti commestibili non crescono sul tronco, ma su una struttura radicale: è quindi una pianta erbacea, anche se molto grande.

Le origini

Si ritiene che il banano abbia avuto origine nel Sudest asiatico, in una regione compresa tra l’India, la Malesia, l’Indonesia e Papua Nuova Guinea. Di lì si è diffuso ampiamente in altre parti dell’Asia e, verso il 1000 a.C., nel Madagascar, da cui poi è passato all’Africa. Forse ha attraversato il Pacifico ed è giunto dall’Asia in Sud America   verso il 200 a.C. È probabile che il famoso re macedone Alessandro Magno lo abbia scoperto durante le sue spedizioni in India nel IV secolo a.C. e che lo abbia portato con sé in Europa. Verso il 1200 a.C. gli invasori Mori introdussero il banano in Nord Africa e nella penisola iberica.

Si ritiene che sia stato un frate spagnolo, Thomas de Berlaga dopo la scoperta del Nuovo Mondo a portare il banano dall’Africa a Santo Domingo, nei Caraibi, nel 1516. Quando la sua coltivazione fu insediata in America centrale e meridionale, la banana non solo fornì un cibo economico e conveniente alla popolazione di schiavi di quella regione, ma le piante furono utili ai coloni per proteggere altre coltivazioni, come quelle del cacao e del caffè. Nel XX secolo, l’avvento di navi refrigerate permise il trasporto di questo frutto in tutto il mondo, garantendone così la diffusione.

Le varietà

Oggi la varietà predominante è la Cavendish a frutto grande, così chiamata dall’inglese William Cavendish (1790 – 1858), VI duca del Devonshire, che nel XIX secolo coltivò con successo banani importati dalle Mauritius nella serra della sua tenuta. In precedenza era la Gros Michel la varietà di banane commerciali più coltivata e consumata fino agli anni ’50 (era più dolce e “sapeva più di banana”), quando a causa della sua sensibilità al fungo parassita, venne sostituita con l’attuale Cavendish.

Oltre alle tradizionali banane gialle, in commercio si può trovare anche la varietà rossa (più propriamente rossiccia, con punte di colore che vanno dal viola al marrone, in base al grado di maturazione) che oltre al diversa tonalità di buccia, si distingue per la polpa color avorio ed un gusto molto simile a quello delle classica banana ma con un leggero sentore di lamponi.

La raccolta

La raccolta delle banane viene fatta allo stadio cosiddetto ¾ pieno, quando ancora il colore del frutto è verde perché continua a maturare anche dopo il distacco dalla pianta. Il trasporto dal Sud America (soprattutto dall’Ecuador) all’Unione Europea (Euro Fruit Ports di Anversa), il maggiore importatore al mondo, di questo frutto dura 3-4 settimane. Le banane vengono caricate in speciali container refrigerati ad una temperatura di circa 13°C e questo fa sì che il profumo e il sapore perdano di intensità.

I 3 maggiori produttori sono, nell’ordine, India, Cina e Uganda, mentre il Paese con il più alto consumo di banane è l’Ecuador con 101,5 kg pro capite. In Italia esistono coltivazioni localizzate in Sicilia che riescono a produrre alcune centinaia di tonnellate all’anno.

Le curiosità

Molte, moltissime sono le curiosità legate alla banana ed al suo nome che spaziano dal mondo del cibo, ai detti popolari, al cinema fino alla musica. Eccone di seguito alcune:

  • È un termine dispregiativo per una persona di origine cinese che non conosce molto della propria cultura e parla inglese fluentemente, molto più del cinese o di ogni altro dialetto cinese. Il riferimento è dovuto alla somiglianza dei due soggetti: “giallo fuori, bianco dentro”.
  • Banana PERUGINA. Cioccolatini con morbida crema con scaglie di banana essiccata ricoperti di cioccolato fondente. Inventati tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso da Luisa Spagnoli, sono ancora commercializzati sebbene con una confezione diversa rispetto alla carta stagnola dorata nella quale venivano venduti singolarmente. Esiste un prodotto simile anche in Germania: l’Original SCHOKO-BANANEN Casali con l’8% di polpa di banana Chiquita®.
  • Repubblica delle banane. L’espressione si utilizza per un paese politicamente instabile la cui economia dipende in gran parte dall’esportazione di un singolo prodotto, come frutta o minerali. È stata coniata dallo scrittore americano Henry (1862-1910) per descrivere l’immaginaria Repubblica di Anchuria nel libro del 1904 Cabbages and Kings (Cavoli e Re), una raccolta di racconti ispirati alle sue esperienze in Honduras durante il periodo 1896-1897.
  • Banana Bonita Fùtbol Club. È stata una squadra professionistica di calcio di Machala in Ecuador. Fondata nel 1977, militò tra la Serie A e la Serie B ecuadoregna per poi sciogliersi nel 1987. I giocatori venivano detti Los Bananeros. Scontato il colore della maglia (la divisa da trasferta): giallo banana.
  • Banana Yoshimoto. È tra le scrittrici giapponesi più conosciute, se non la più conosciuta. Il suo romanzo più famoso – Kitchen – del 1988, è stato tradotto in 20 lingue e sono stati tratti 2 film. Il vero nome della scrittrice è Mahoko, ma qualcuno sostiene che si riferisca alla passione dell’autrice per i fiori rossi del banano, pianta di cui tiene un esemplare nella sua casa di Tokyo. “Banana” è anche un nome che si pronuncia quasi allo stesso modo in tutte le lingue e si ricorda facilmente.
  • Banana Republic®. È un famoso marchio americano di abbigliamento fondato nel 1978 a San Francisco da Mel and Patricia Ziegler. Attualmente conta più di 600 punti vendita nel mondo di cui circa di 500 solo in USA.
  • Banana Republic. Titolo dell’album dal vivo di Lucio Dalla e Francesco De Gregori uscito nel 1979. Il titolo deriva dal brano Banana Republics scritto nel 1976 da Steve Goodman e portato al successo l’anno dopo da Jimmy Buffett. Stranamente la traccia più famosa è – Ma come fanno i marinai – la canzone che chiudeva i concerti del duo.
  • Bananas (1). Uscito in Italia con il titolo de Il dittatore dello stato libero di Bananas, è un film del 1971 diretto e interpretato da Woody Allen. L’American Film Institute lo colloca al 69° posto tra i 100 film più divertenti del cinema a stelle e strisce.
  • Bananas (2). L’espressione idiomatica inglese to go to bananas significa perdere il controllo, impazzire.
  • Banana Split Festival. Ogni anno a Wilmington, in Ohio (USA) nel secondo fine settimana di giugno viene celebrato il dessert a base di banana più famoso al mondo: la Banana Split, letteralmente Banana Divisa. Inventato nel 1907 e conteso tra Pennsylvania e Ohio (entrambi gli stati ne rivendicano l’invenzione), si prepara con una banana divisa a metà per la sua lunghezza disponendovi sopra 3 palline di gelato al cioccolato, alla fragola e alla vaniglia, il tutto ricoperto da panna montata e una ciliegia candita come guarnizione.
  • Banana Chiquita® (gonfiabile). È il gadget più famoso del marchio leader (attualmente svizzero) per la produzione e distribuzione di banane. Disponibile in varie lunghezze – 35, 70, 145, 170 cm – la versione più diffusa è quella da 145 cm. Da sempre rappresenta il classico accessorio (un po’ trash) da spiaggia e… da stadio. Mitica!
  • God’s great banana skin. Letteralmente La buccia di banana di Dio, è il bizzarro titolo di una canzone e dell’album omonimo, usciti nel 1992, del cantautore britannico Chris Rea. Successivamente fu pubblicato un Q-Disc con una curiosa copertina evocante, in maniera ironica (e vagamente critica), la bandiera dell’Europa probabilmente ispirata al Trattato di Maastricht firmato nel febbraio dello stesso anno.
  • Museo della Banana. Tra le mille “americanate” che gli Stati Uniti possono vantare, a Mecca, vicino Los Angeles, esiste l’International Banana Museum. In esso sono contenuti più 20.000 oggetti: dal “banale” telefono, ai dischi in vinile, a capi d’abbigliamento, accessori, agitatori d’aria, fino ai resti di una banana fossilizzata. Tutti accomunati dalla stessa forma e dal medesimo colore (escluso il fossile, ovviamente…). Nel 1999 entrò addirittura nel Guinness World Record come il più grande museo dedicato ad un singolo frutto.
  • Radioattività. Le banane sono naturalmente radioattive in modo leggero ma più della maggior parte degli altri frutti a causa del contenuto di potassio e delle piccole quantità di un isotopo del potassio (potassio-40). I sostenitori del nucleare spesso si riferiscono alla dose di radiazioni di una banana per sostenere le loro argomentazioni.

 

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