Come rendere misurabile la transizione ecologica

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Consumo di suolo, prodotti bio nelle mense scolastiche, disponibilità di verde urbano e raccolta differenziata sono alcuni dei 101 indicatori della rete dei comuni sostenibili per la transizione ecologica

Disponibilità di verde urbano, di case popolari, piste ciclabili, posti in asili nido, colonnine per auto elettriche, prodotti bio nelle mense scolastiche, consumo di suolo, raccolta differenziata, riqualificazione energetica degli edifici comunali, soglia di esenzione addizionale IRPEF, parità di genere. Sono solo alcuni dei 101 indicatori individuati dal comitato scientifico della Rete dei Comuni Sostenibili e presentati venerdì pomeriggio nel corso del webinar “101 indicatori dei Comuni Sostenibili”.

Una novità assoluta: l’associazione di comuni, nata da un progetto di ALI – Autonomie Locali Italiane, Città del Bio e Leganet, è la prima realtà in Italia ad aver realizzato uno studio per l’individuazione di un set di indicatori comunali, selezionati anche con la collaborazione di Asvis, che delineano le materie di competenza delle amministrazioni locali sulle politiche di sostenibilità da adottare nel proprio comune e con i quali misurare le relative performance pluriennali.

Il ruolo fondamentale delle città per lo sviluppo sostenibile

 Il tema dell’importanza della transizione ecologica, dell’agire attraverso politiche di sviluppo sostenibile e del passaggio all’economia circolare è sempre più attuale e determinante nelle azioni politiche dell’Europa e delle singole Nazioni.

Strategica diventa così la necessità di considerare il nostro habitat naturale, ossia le città in cui viviamo, come il contesto adatto a mettere in pratica tutte quelle misure atte a percorrere questa fase di transizione adottando nei vari settori azioni idonee al raggiungimento di un miglioramento della qualità della vita riconnettendo l’uomo all’equilibrio eco-sistemico.

Le città e i comuni possono avere un ruolo determinante contribuendo con scelte di governo locale lungimiranti a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, rendere efficienti e sostenibili infrastrutture e servizi, creare politiche di sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Valerio Lucciarini De Vincenzi, presidente della Rete dei Comuni Sostenibili. “La Rete è un progetto innovativo che può diventare una delle esperienze più avanzate al livello europeo, ma il coinvolgimento dei territori e dei cittadini è fondamentale per realizzare un profondo cambiamento verso la sostenibilità”.

Gli Indicatori

I dati relativi ai parametri sono studiati sulla base di fonti certificate, quali Istat, Ispra, e altri dataset pubblici a partire da quelli dei singoli comuni acquisiti attraverso appositi questionari. Alla base vi è, quindi, l’idea di guidare e supportare i comuni nell’adozione di politiche sostenibili in linea con i 17 obiettivi di sostenibilità (SDGs, Sustainable Development Goals), stabiliti dalle Nazioni Unite e l’Unione Europea, e con l’Agenda 2030, tradotti, poi, in Italia nei 12 obiettivi del Benessere Equo e Sostenibile (BES).

Nello specifico, sono 73 gli indicatori calcolabili per tutti i comuni a prescindere dal numero di abitanti, per i comuni capoluogo si aggiungono altri 27 indicatori e uno per i comuni costieri. Vi sono poi gli indicatori di contesto, relativi a tematiche per le quali i comuni non hanno competenza diretta o possono incidere relativamente: occupazione, occupazione femminile, redditi personali, lesività di incidenti stradali, impianti fotovoltaici, qualità dell’aria, sicurezza urbana, livello di istruzione, aziende di settori ad alta tecnologia.

Manlio Calzaroni, Responsabile Ricerca di Asvis e componente del comitato scientifico della Rete, nel suo intervento ha parlato del sistema di monitoraggio proposto dall’Asvis che utilizza una serie di informazioni applicabili su più livelli territoriali: europeo, nazionale, regionale, provinciale, comune capoluogo e aggregazione di comuni. Un approccio che, Calzaroni, ha definito “coerente con la Rete dei Comuni Sostenibili. Fondamentale – ha ribadito – è il coinvolgimento degli stakeholder territoriali per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità”.

L’importanza del progetto

Alice Siragusa, Centro comune di Ricerca della Commissione Europea, ha illustrato il progetto ‘Urban 2030’, ricordando l’importanza della individuazione delle principali lacune nei dati e integrazione di fonti non tradizionali, e l’individuazione di indicatori sulla percezione: qualità della vita, accesso ai servizi, fiducia nelle istituzioni.

Noi amministratori locali abbiamo bisogno di indicatori, quali punti di riferimento che la Rete ci sta dando per capire se stiamo andando nella direzione giusta. Le politiche urbane sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi su scala più ampia. E ritengo che questo progetto sia fondamentale perché gli indicatori ci aiuteranno a essere coerenti nell’attuare al livello locale tali politiche”, così è intervenuto Matteo Biffoni, sindaco di Prato, uno dei primi comuni ad aver aderito alla Rete.

Con i 101 indicatori – ha spiegato Matteo Ricci, Sindaco di Pesaro e Presidente nazionale ALI – rendiamo concreta perché misurabile la transizione ecologica nel nostro Paese. Per la prima volta in Italia abbiamo un progetto di misurazione tarato a livello comunale e su piccole aree innovativo, 101 indicatori che misureranno le politiche delle città e anche dei piccoli comuni dell’entroterra. Il Pil non basta per descrivere lo stato di benessere di un Paese, oggi è necessario ragionare in modo diverso, utilizzando strumenti nuovi che sappiano cogliere i cambiamenti della nostra società. Sappiamo che le risorse del Next Generation EU, necessariamente, si poseranno sui territori. Dunque misurare lo sviluppo sostenibile e le politiche locali non solo da’ concretezza all’azione politica dei territori, perché le città saranno centrali per la transizione ecologica del Paese, e dà trasparenza al lavoro delle amministrazioni verso i cittadini, – conclude Ricci – ma diventa fondamentale anche dal punto di vista del governo nazionale per programmare e realizzare le direttive contenute nel Pnrr”.

Andrea Tardiola, Capo Segreteria del ministro per le Infrastrutture e la mobilità sostenibile, ha espresso grande interesse per il progetto della Rete dei Comuni Sostenibili. “Il ministero deve sostenere ed entrare nella rete: ne abbiamo un grandissimo bisogno. La sfida è complessa, soprattutto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNNR). Il riparto delle risorse tra i comuni deve basarsi su criteri misurabili, come quelli che avete presentato. Dobbiamo costruire delle opportunità puntuali per collaborare. – ha concluso Tardiola – Il Ministero deve essere presente nelle vostre iniziative e aiutarvi, come partner, per realizzare la Rete e a contribuire al suo allargamento”.

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