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Simone Martino

Sostenibilità sociale e ambientale, al via la nuova partnership tra Oxfam Italia e Bolton Food

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Questa iniziativa rafforza l’impegno già da tempo intrapreso da Bolton Group, che affronta i temi di sostenibilità attraverso un giusto equilibrio fra le sue attività di business e le esigenze della società e del pianeta.   

Oxfam Italiaorganizzazione impegnata nella lotta alla disuguaglianza e riduzione della povertà globale – e Bolton Food – Business Unit di Bolton Group, multinazionale italiana tra i leader mondiali nel mercato del tonno in scatola con i brand Rio Mare, Saupiquet, Isabel, Cuca – hanno annunciano il lancio di una nuova partnership che ha l’obiettivo di tracciare nuovi standard di sostenibilità sociale d’impresa nel settore della pesca.

La nuova visione “cibo più gusto e sostenibile”

Bolton è la prima azienda italiana al mondo a stringere una partnership con Oxfam con un approccio multi-paese su questi temi, al fine di promuovere una nuova visione di ”cibo più giusto e sostenibile”, non solo per l’ambiente e per chi lo consuma, ma anche per le persone che lo producono. L’obiettivo è quello di costruire una ”filiera sempre più equa”, dove inclusione, eliminazione delle disuguaglianze, parità di genere e rispetto di diritti e di condizioni di lavoro sicure e dignitose siano garantite a tutti i suoi componenti.

La filiera della pesca è, infatti, una delle più lunghe e complesse del settore alimentare, poiché coinvolge una grande molteplicità e diversità di attori, la maggior parte dei quali opera in Paesi in via  di sviluppo (dove si svolgono le attività di pesca), che agiscono  ciascuno secondo propri modelli normativi e culturali, che a volte non contemplano adeguati livelli di rispetto dei diritti umani, come per  esempio in tema di diritti e opportunità per le donne o di una  rappresentanza organizzata dei lavoratori. Inoltre, l’isolamento sui pescherecci in mare per lunghi periodi di tempo e l’utilizzo di navi che operano sotto diverse bandiere possono contribuire a innalzare il livello di rischio di violazioni dei diritti.

L’impegno di Bolton Food per una maggiore sostenibilità

Come grande realtà industriale italiana nel mondo, Bolton vuole portare avanti una visione equilibrata, umana, dell’economia, che sia al servizio dell’uomo e non viceversa. Da qui nasce la nostra idea di sostenibilità inclusiva, che ci ha portato a collaborare con partner importanti e credibili, con i quali affrontiamo le nostre sfide sui temi ambientali e sociali” commenta Giuseppe Morici, Group CEO di Bolton Group.

Così come da quattro anni con il WWF lavoriamo per assicurare la sostenibilità della pesca e la salute degli oceani, con l’obiettivo di raggiungere il 100% di approvvigionamento da fonti sostenibili entro il 2024, allo stesso modo abbiamo voluto intraprendere insieme ad Oxfam un percorso per rendere ancor più solida la nostra responsabilità sociale. Lavoreremo insieme, fianco a fianco, perché è solo con uno scambio costante e costruttivo che potremo arrivare a disegnare best practice sempre più ambiziose in grado di trascinare l’intero settore verso nuovi orizzonti”.

Oggi le imprese sono chiamate sempre più a una politica non solo di sostenibilità ambientale ma anche di impegno per assicurare una piena sostenibilità sociale lungo la propria filiera. Un impegno che avrà un suo peso anche nelle scelte dei consumatori, orientati a comportamenti di acquisto sempre più consapevoli e responsabili, come emerso anche dall’indagine condotta da Oxfam e Federconsumatori secondo la quale l’80% dei consumatori vuole maggiore trasparenza sui prodotti nei supermercati e 3 consumatori su 4 sono disposti ad acquistare prodotti liberi da sfruttamento indipendentemente dal prezzo.

La road map

La partnership prevede una road map quadriennale fino al 2024, con un robusto processo di analisi della filiera del tonno a livello globale da parte di Oxfam per tutelare e valorizzare ulteriormente le persone e le comunità coinvolte. Un lavoro che è in piena sintonia con gli standard internazionali in materia contenuti nei Principi Guida delle Nazioni Unite su Business e Human Rights (UNGPs) e sulla Due Diligence Guidance for Responsible Business dell’OCSE.

L’impegno si articolerà in 4 fasi: la verifica, l’aggiornamento e l’ampliamento delle già esistenti policy aziendali in materia di diritti dei lavoratori; la realizzazione di un processo di due diligence nei tre paesi chiave della filiera del tonno – Ecuador, Marocco e Indonesia – attraverso lo ”Human Rights Impact Assessment”, metodologia proprietaria di Oxfam, che prevede uno studio completo condotto da ricercatori indipendenti  che valutano a 360∞ i meccanismi di filiera, analizzando il ruolo di  tutti gli stakeholder e attori nella catena di fornitura, inclusa la  comunità locale di riferimento, i sindacati e le organizzazioni della  società civile.

E ancora la definizione di un sistema di monitoraggio costante per verificare che il tema del rispetto dei diritti venga affrontato in modo efficace; e la comunicazione degli impegni e attività intraprese per gestire e risolvere le non conformità individuate con l’obiettivo di influenzare positivamente, con le proprie politiche e pratiche, l’intero comparto industriale della pesca.

Sostenibilità

Food e sostenibilità

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Solo attraverso una produzione di cibo sostenibile si può garantire un futuro alimentare migliore.

Il concetto di sostenibilità nell’ambito del cibo è estremamente attuale perché la nostra società è arrivata ad un punto tale che non può più far finta che questo argomento non sia di fondamentale importanze per il futuro. Lo spreco di cibo, il consumo indiscriminato di energie e risorse per produrlo e l’impatto sull’ambiente sono dei punti chiave da risolvere affinché la società possa progredire e guardare al futuro con speranza e fiducia.

Il concetto di sostenibilità può essere definito come la proprietà di essere ecologicamente compatibile, economicamente efficiente, socialmente equo e culturalmente accettabile.

Il sistema alimentare che vogliamo

Il sistema alimentare che vogliamo deve essere un sistema alimentare sostenibile sia dal punto di vista ambientale ed economico sia dal punto di vista socio-economico. Esso deve conservare la qualità e la rinnovabilità delle risorse naturali nel tempo, preservare la biodiversità e garantire l’integrità degli ecosistemi.

Deve generare reddito a lungo termine e creare posti di lavoro, garantire l’efficienza ecologica e offrire un ambiente competitivo, dove la qualità prevale sulla quantità e i prezzi riflettono il reale valore del cibo.

Inoltre deve garantire l’equo accesso ai diritti fondamentali (sicurezza, salute, istruzione, ecc.) e a condizioni di benessere (istruzione, relazioni sociali, ecc.) all’interno di una comunità; offrire opportunità di creazione e sviluppo di relazioni interne ed esterne che coinvolgano la comunità e riconoscere il valore culturale di un prodotto.

Tutti questi aspetti della sostenibilità sono fortemente interconnessi e devono essere analizzati in una visione integrata e olistica.

Gli strumenti per raggiungere l’obiettivo di un sistema alimentare sostenibile.

In questo scenario globale in via di trasformazione, la conservazione della biodiversità e il recupero e la protezione degli ecosistemi devono diventare una priorità. La conservazione della biodiversità richiede lo sviluppo di modalità diverse di governance a livello globale, nazionale e locale. Essa può essere efficace solo se si aumenta la consapevolezza e l’interesse del pubblico.

La protezione e lo sviluppo della produzione alimentare su piccola-media scala e delle economie locali diventa pertanto di importanza vitale. Un sistema di produzione alimentare locale ha il vantaggio di generare cibo sano e nutriente con responsabilità sociale, dando la giusta priorità ai sistemi ecologici, eliminando o riducendo l’impiego di sostanze chimiche e salvaguardando le tecniche e i sapori tradizionali.

L’allontanamento da un sistema agroalimentare industriale e l’adozione di pratiche agricole sostenibili può svolgere un ruolo molto importante per combattere e prevenire conseguenze negative sulle risorse naturali. L’agricoltura sostenibile implica minor dipendenza dai carburanti fossili, usa tecniche che preservano l’umidità e il biossido di carbonio presenti nel terreno, protegge il suolo dall’erosione, rallenta e combatte la desertificazione e utilizza l’acqua più efficacemente.

È necessaria la promozione di un sistema energetico efficiente. I biocarburanti hanno ripercussioni negative sul settore agricolo laddove entrano in diretta concorrenza con i prodotti destinati al consumo umano. L’attuale modello di produzione energetica, che si affida principalmente a petrolio, energia nucleare, solare, eolica e idroelettrica, biocarburanti e idrogeno, pone numerosi problemi e grandi preoccupazioni in un’economica globale fondata sull’uso incondizionato delle risorse. Ciò che occorre è una metodologia olistica e interrelata (una struttura sistemica) che metta in connessione esigenze economiche, sociali, culturali e ambientali per strutturare la relazione tra esseri umani e natura, produzione energetica e ambiente.

Infine è indispensabile ridurre al minimo le perdite e gli sprechi in tutte le fasi della filiera alimentare ed è, altresì fondamentale, avviare un percorso di educazione affinché si possa garantire un futuro alimentare migliore.

Il futuro dell’Agroecologia all’interno della politica agricola

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Agroecologia: serve intervenire per migliorare la Politica agricola comune ed evitare il peggioramento dei problemi economici, sanitari e ambientali.

Del futuro dell’agroecologia all’interno della politica agricola europea e italiana e delle modifiche apportate dal Parlamento e dal Consiglio Europeo sulla PAC (Politica agricola comune) si è discusso durante il seminario on line su “Agro-ecologia e PAC post 2020”, svoltosi Mercoledì 18 Novembre. Il seminario è stato organizzato da Coalizione #CambiamoAgricoltura, in collaborazione con la Fondazione Cariplo.

Agroecologia come scienza, pratica innovativa e movimento

L’agroecologia propone di innovare i sistemi agroalimentari attraverso la diffusione di principi e pratiche ispirate all’ecologia al fine di garantire la sostenibilità integrale. L’agroecologia, nel progettare i futuri sistemi agroalimentari sostenibili, si propone come luogo d’incontro fra discipline scientifiche, pratiche di innovazione e istanze sociali.

Essa è una scienza sistemica che unisce e non divide, un paradigma unico con uno sfondo etico.

L’agroecologia è l’approccio alternativo all’agricoltura industriale che emerge dalle migliori pratiche realizzate in questi decenni, come, ad esempio, il biologico e il biodinamico. Un approccio sistemico, che consente non di guardare al singolo campo, ma ad una visione complessiva dell’azienda e del territorio, oggi coerente con le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 proposte dalla Commissione Europea. Per questo serve una PAC post 2020 in grado di sostenere realmente questa transizione agroecologica.

L’agroecologia come scienza adotta l’approccio sistemico e partecipativo funzionale e sostiene la transdisciplinarità. Come pratica innovativa promuove l’uso sostenibile delle risorse locali rinnovabili, le conoscenze e le priorità delle aziende agricole multifunzionali locali per la difesa della biodiversità, la riduzione degli impatti negativi sulle risorse naturali e la fornitura di servizi ecosistemici necessari per garantire la salute al Pianeta.

Come movimento supporta l’agricoltura famigliare, le comunità rurali, le catene di commercializzazione locali e brevi, la diversità delle sementi, le razze autoctone per la produzione di alimenti sani, di qualità all’interno di diete sostenibili.

I passi indietro dell’Europa sulla Pac

La nuova Politica agricola europea sarebbe dovuta diventare uno degli strumenti del Green Deal, ma le revisioni uscite dal voto dall’Europarlamento e dalla decisione del Consiglio AgriFish non hanno impresso quella spinta innovativa, anzi è stato fatto un passo indietro. La proposta della Pac del 2018 ha, infatti, visto degli arretramenti.

“Come coalizione abbiamo accolto con favore il Green Deal Europeo e le strategie Farm to Fork e la Strategia sulla Biodiversità perché abbiamo individuato in esse la volontà di cambio di rotta dell’UE. Bisogna tenere la barra dritta sulle Strategie  Farm to Fork e Biodiversità 2030 che indicano obiettivi concreti e misurabili per il Green Deal dell’agricoltura europea. Le pressioni dell’agribusiness non possono e non devono fermare una rivoluzione sostenibile che non è solo eticamente necessaria, ma è anche la più economicamente redditizia, per il futuro del settore agricolo.”

“Tra le proposte più dannose concordate da S&D, PPE e Renew Europe ci sono quelle di non concedere spazio reale alla natura nelle aziende agricole invece di fissare l’obiettivo di almeno il 10% aree per la tutela della biodiversità, attraverso la creazione di stagni, siepi e piccole zone umide, come prevede la Strategia UE Biodiversità 2030. – prosegue la coalizione – Secondo l’accordo adottato dai partiti, si continuerebbe a drenare le torbiere, una fonte massiccia di carbonio responsabile del 25% di tutte le emissioni di gas serra agricole dell’UE e il 5% di tutte le emissioni di gas serra in Europa. Si vorrebbe inoltre rimuovere il divieto di arare e convertire i prati permanenti nei siti Natura 2000, che sono aree protette ai sensi delle direttive comunitarie”.

“Queste proposte, unitamente ad altre gravissime, potrebbero già significare la fine dell’ambizioso Green Deal dell’UE, che ha disperatamente bisogno di una riforma radicale della PAC per avere successo. Anche sotto il profilo dell’equità per le aziende votate al biologico e all’agroecologia questo accordo potrebbe essere devastante drenando le risorse verso pratiche che solo le grandi aziende potrebbero permettersi, in una sorta di greenwashing finanziato con fondi europei”.

L’appello di #CambiamoAgricoltura

“Serve un cambiamento di rotta radicale verso la transizione ecologica dell’agricoltura, per un’agricoltura che produce beni pubblici per tutti i cittadini e che mette al centro le capacità dell’agricoltore e del territorio rurale, dando valore al ruolo e al lavoro dell’agricoltore. – Ha  dichiarato Mari Grazia Mammuccini Presidente di FederBio – Oggi sappiamo che con il continuo abbassamento dei prezzi gli agricoltori non riescono ad avere un reddito dignitoso e le aziende non riescono a garantire i diritti dei lavoratori. Quindi il cambio radicale serve non solo sul piano ambientale ma anche sia sul piano economico e sociale.”

“Proteggere la natura significa anche proteggere tutti quegli agricoltori impegnati in una sera transizione agroecologica. I cittadini lo stanno chiedendo a gran voce, i politici non possono continuare ad ignorarli ascoltando solo le sirene dell’agroindustria” concude la coalizione.

Anche il Nostro Paese potrà e dovrà fare la sua parte attraverso il Piano Strategico Nazionale. Occorre, quindi, che il confronto sulla riforma della PAC e sulla redazione in Italia del PSN si apra con maggiore trasparenza a tutti gli interlocutori interessati: ambientalisti, associazioni del biologico e consumatori.

Un terzo delle famiglie evita di acquistare prodotti non sostenibili

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È quanto emerge dall’Indagine GFK su consumatori e sostenibilità “Who Cares? Who does? Sustainability Concern and Action”.

MILANO (ITALPRESS) – Il 36% delle famiglie italiane dichiara di aver smesso di acquistare determinati prodotti o servizi a causa del loro impatto negativo sull’ambiente o sulla società. E il 30% evita i prodotti con un imballaggio in plastica, quando esiste un’alternativa.

Sono soprattutto i ragazzi a influenzare comportamenti di acquisto più sostenibili da parte delle loro famiglie.

Per produttori e retailers è fondamentale tenere conto di questi atteggiamenti per impostare le proprie strategie. Questi sono solo alcuni dei risultati dell’indagine 2020 sulla Sostenibilità e le preoccupazioni ambientali WhoCaresWhoDoes realizzata da GfK.

Secondo quanto emerge dalla ricerca GfK #WhoCaresWhoDoes sulla sostenibilità e le preoccupazioni ambientali, un numero crescente di consumatori sta modificando i propri comportamenti per effetto della crescente sensibilità ai temi ambientali.

A livello europeo, una famiglia su tre (35%) ha smesso di acquistare determinati prodotti e/o servizi a causa del loro impatto negativo sull’ambiente o sulla società.

Anche i consumatori italiani si dimostrano molto attenti alla sostenibilità: il 30% dichiara di evitare i prodotti con imballaggi in plastica e il 36% ha smesso di acquistare certi prodotti e servizi a causa del loro impatto negativo; una percentuale che sale al 65% per il segmento degli Eco Active, che comprende i consumatori più ingaggiati dalle tematiche ambientali.

Come il Dpcm colpisce il settore agro-alimentare

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Sono circa 128mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi nelle 6 regioni arancioni e rosse determinate dal nuovo Dpcm. Il lockdown costa 2,7 mld e colpisce 4 locali su 10 in italia.

La serrata imposta dalle misure anti contagio contenute nel nuovo Dpcm riguarda regioni dove il consumo alimentare è molto diffuso fuori casa e colpisce quasi 4 locali su 10 (38%) di quelli esistenti in Italia compresi oltre 5mila agriturismi.

L’analisi della Coldiretti

Nelle regioni rosse e arancioni individuate con il nuovo Dpcm la ristorazione viene praticamente azzerata dalle limitazioni imposte dall’ultimo DPCM per frenare l’ondata di contagi. Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulle conseguenze dell’entrata in vigore del nuovo DPCM. Lombardia e Piemonte rappresentano oltre la metà (58%) delle strutture colpite dalle misure più restrittive sul fronte dei consumi fuori casa, mentre il resto è concentrato fra Puglia, Sicilia, Calabria e Valle d’Aosta.

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività d’impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy.

Limitazioni permangono però anche nel resto del territorio nazionale non compreso nelle due fasce più critiche dove le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22,00 della ristorazione con asporto.

Smart working e pochi soldi fanno volare il low cost del food

Volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo dell’8,6% nelle vendite rispetto allo scorso anno. “Una situazione che – è il commento in una nota di Coldiretti – evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare  orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni  essenziali come cibi e bevande, nel tempo del Covid”.

“Le vendite degli alimentari infatti – precisa Coldiretti – non  diminuiscono su base mensile e annua. Esse contribuiscono a mantenere positivo l’andamento delle vendite nel commercio al dettaglio. Un andamento sostenuto anche dal crollo dei consumi fuori casa, in bar, ristoranti e mense per la  preoccupazione del contagio. Lo smart working e le minori disponibilità economiche hanno favorito, infatti, l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche”.

Le eccellenze italiane in difficoltà

La chiusura del canale Horeca, causa Covid, crea enormi difficoltà a tutta la filiera alimentare, l’allarme lanciato da Italia Olivicola e Consorzio del Prosciutto di Parma.

La crisi di ristoranti, bar, alberghi, causa Covid, ha comportato, da marzo ad oggi, un notevole incremento della quantità di olio extravergine d’oliva italiano in giacenza. Urgono interventi del governo per sbloccare il mercato e aiutare i produttori in difficoltà, a partire dalla pubblicazione del Bando Agea da 20 milioni per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano della campagna scorsa da destinare agli indigenti.

E’ il grido d’allarme lanciato da Italia Olivicola, all’indomani della pubblicazione del report “Frantoio Italia” dell’Icqrf sulla situazione complessiva in Italia, fotografata in base ai dati contenuti sul registro telematico dell’olio. Rispetto allo stesso periodo del 2019, infatti, lo stock di olio extravergine d’oliva italiano è salito a 42.904 tonnellate con un incremento super (+85,9%). Puglia, Toscana, Calabria e Umbria hanno in giacenza il 67,5% dell’intero stock nazionale, mentre a livello di oli Dop, che rappresentano il 4.1% della giacenza totale in Italia in questo momento, le cisterne di Dop Terra di Bari sono quelle che occupano più spazio con il 44.9%.

Alla vigilia dell’inaugurazione della “Settimana del Prosciutto italiano Dop”, Claudio Leporati, responsabile Marketing Italia del Consorzio del Prosciutto di Parma, ha tracciato con Adnkronos/Labitalia, un primo bilancio dell’andamento delle vendite di uno dei prodotti d’eccellenza del made in Italy, colpito dalle conseguenze della pandemia come tutto il settore agroalimentare.

“Sicuramente siamo stati toccati in modo significativo anche noi, c’è stato un calo dei consumi che  abbiamo stimato intorno al 30%, legato al lockdown, alla chiusura dei  ristoranti e di tutto il canale Horeca, ma anche al banco taglio che è stato parzialmente, ma solo parzialmente, sostituito dal consumo del  prodotto preaffettato. Abbiamo avuto grande difficoltà, sia in Italia e sia soprattutto all’estero dove il nostro prodotto spesso viene consumato nel mondo della ristorazione. Quindi, queste chiusure ci hanno danneggiato in modo significativo”.

Ecomondo

Le proposte sul settore agro-alimentare alla fiera Ecomondo e Key Energy

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Martedì 3 Novembre ha preso il via la nuova edizione di Ecomondo e Key Energy in programma a Rimini, presso l’Italian Exibition Group, e che si protrarrà, su piattaforma digitale, fino a domenica 15 novembre.

Il settore agro-alimentare necessita di una maggiore diffusione delle produzioni dell’agro-ecologia attraverso la limitazione dei prodotti fitosanitari e dell’incremento della fertilizzazione organica. E’ altresì indispensabile la riduzione delle emissioni di gas serra; l’aumento della produzione biologica e l’incentivazione fiscale per la circolarità nella trasformazione alimentare.

Questa è la proposta che gli Stati Generali della Green Economy hanno presentato per ciò che concerne il settore agro-alimentare, in occasione della giornata inaugurale della fiera Ecomondo.

Il Workshop

Il programma della giornata ha visto, inoltre, il workshop “Green new deal: la strategia farm to fork, filiere agroalimentari smart a basso impatto ambientale”.

Diventare il primo continente a impatto climatico zero assicurando prodotti alimentari sani, nutrienti e di alta qualità, nel rispetto dell’ambiente e in linea con i principi dell’economia circolare.” Questo l’ambizioso obiettivo che l’Unione Europea intende raggiungere e che vede tra i protagonisti di questa “impresa” anche tutta la filiera agroalimentare italiana.

Ecco il tema principale del workshop, “Green new deal: la strategia ‘Farm to fork’ – filiere agroalimentari smart e a basso impatto ambientale” promosso da Confagricoltura e Federalimentare, con la collaborazione di ENEA.

Durante il webinar è stato ribadito come agricoltura e industria giochino un ruolo centrale nella sfida europea della neutralità climatica entro il 2050. Attraverso la strategia Farm to Fork, infatti, le due filiere dovranno continuare a produrre cibo sano e di alta qualità, rispettando l’ambiente e i principi dell’economia circolare. Una sfida accettata sin da subito dalla filiera agroalimentare consapevole dell’importanza del suo ruolo.

Al webinar hanno partecipato i presidenti delle due associazioni organizzatrici, Massimiliano Giansanti di Confagricoltura e Ivano Vacondio di Federalimentare; il Capo della Unit 1 dedicata alla Farm to Fork all’interno della Direzione Generale SANTE, Alexandra Nikolakopoulou; il DG-Dipartimento politiche europee, internazionali e sviluppo rurale del MIPAAF, Giuseppe Blasi e il prof. Angelo Riccaboni dell’Università di Siena.

Il settore agro-alimentare come attività essenziale

Il cibo ha una valenza pubblica che non può essere sottovalutata e limitata”. Le due associazioni hanno posto in evidenza come, nel contesto dell’emergenza sanitaria in atto, il sistema agroalimentare sia stato considerato attività essenziale anche dalla Commissione europea.

Ad avviso di Confagricoltura e Federalimentare un piano serio di investimenti nella ricerca, nello sviluppo, nella digitalizzazione e nell’innovazione del mondo agroalimentare, a fronte delle sfide lanciate dalla strategia Farm to Fork, è imprescindibile.

Occorre coniugare e raccordare gli interventi messi a disposizione dall’Unione europea, definendo un piano organico di riforme ed interventi settoriali, per rafforzare la nostra economia ed il sistema Paese – ha osservato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura -. Le proposte della Commissione sulla strategia Farm to fork devono essere in grado di dare risposte ai nuovi fabbisogni della società che sono da una parte maggiore produttività e dall’altra maggiore sostenibilità ambientale. Il tutto senza però penalizzare il potenziale produttivo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare europeo, evitando di aumentare le importazioni da Paesi terzi che applicano regole diverse e meno rigorose. Per tali motivi occorre che si dia attuazione ad un vero e proprio Piano strategico sull’agricoltura italiana”.

Made in Italy e casi studio

Il Made in Italy è sempre più apprezzato anche all’estero. Tanto è vero che, nel primo semestre dell’anno (rispetto all’analogo periodo del 2019), nonostante la pandemia, l’export dei prodotti agricoli è tornato a crescere (+0,6%) e quello dei prodotti alimentari ha confermato la sua crescita pur con un rallentamento (+2,6%).

I casi studio presentati nel corso del webinar su alcune filiere – lattiero casearia (Brazzale SpA), pomodoro (Ort. Soc. Agr. Gandini Antonio S.S.), molitoria (Molino Dallagiovanna Srl) e birra (Cerealinnova) – hanno testimoniato l’impegno dell’agricoltura e del settore agroalimentare sullo sviluppo sostenibile. I risultati raggiunti in questo campo sono molti, soprattutto sul piano della qualità dei prodotti e della sostenibilità ambientale.

Vanno sostenuti gli sforzi delle imprese agricole e agroalimentari; altrettanto imprescindibile è la tutela delle eccellenze Made in Italy, anche in riferimento alla difficile situazione che tutto il mondo sta vivendo.

L’industria alimentare italiana ha fatto moltissimo negli ultimi anni per la sostenibilità sia in relazione alle caratteristiche nutrizionali dei prodotti che in relazione alla questione ambientale. La sostenibilità però è un concetto ampio e, se è vero che va messa al centro, è pur vero che va considerata in tutte le sue componenti: ambientale, sociale ed economica – ha detto Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare -. Come produttori siamo pronti a giocare da protagonisti la partita ma vorremmo che questo ruolo e gli sforzi fatti finora ci fossero riconosciuti. Chiediamo, inoltre, tutela e riconoscimento per il nostro modello alimentare che non discrimina alcun alimento e per i prodotti Made in Italy che vediamo essere spesso sotto attacco. Il riferimento è ai sistemi di etichettatura come il Nutriscore. Dialogo strutturato con gli stakeholders, misure basate sulla scienza, sistematiche valutazioni d’impatto sulle proposte, gradualità delle misure, sostegno negli investimenti e alle PMI sono, a nostro avviso, gli elementi chiave affinché la strategia F2F possa rappresentare davvero un’opportunità per tutta la filiera e abbia chances per raggiungere gli ambiziosissimi obiettivi che si prefigge”.

Cibo, economia circolare e città: come agire in pandemia

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Le città devono reagire alla crisi della pandemia e tornare a giocare un ruolo centrale nella governance alimentare in ottica di economia circolare.

Gli impatti che la pandemia sta producendo sull’intera filiera alimentare sono tanti e di notevole importanza. Essi vanno dalla maggiore esposizione all’insicurezza alimentare delle fasce della popolazione meno abbienti, al blocco delle frontiere tra gli Stati, alle limitazioni al libero commercio, all’aumento dei prezzi delle materie prime, fino alla distribuzione di aiuti umanitari.

Ecco perché le città che sono particolarmente colpite dagli effetti del Covid-19 devono reagire cercando di garantire maggiore sicurezza all’accesso al cibo sano e sostenibile a tutti i cittadini.

Ripensare la filiera alimentare

Per migliorare la vita in modo sostenibile dobbiamo trasformare le modalità in cui il cibo viene prodotto, trasformato, commercializzato, consumato e smaltito, al fine di poter soddisfare le nostre esigenze future senza danneggiare ed esaurire la biodiversità.

Ebbene la pandemia ha evidenziato possibili nuove modalità di produzione, trasporto, distribuzione, recupero, consumo e smaltimento nelle nostre città.

Pensiamo, per esempio, all’impatto che le nuove disposizioni sanitarie avranno sulla ristorazione collettiva pubblica e privata, sui mercati, sulle mense caritatevoli e per tutti quei luoghi dove il cibo è somministrato. Oppure al ruolo che le nuove tecnologie o il food delivery potranno rivestire nell’influenzare tutti i cittadini e non solo coloro che acquistano il cibo ma anche le fasce più deboli che lo ricevono grazie al sostegno di donatori.

Il COVID-19 può offrire, quindi, l’opportunità per molte città di ripensare la filiera alimentare per connettere maggiormente il tessuto urbano con quello peri-urbano e rurale e tutelare gli anelli più deboli della filiera.

Economia Circolare e il dialogo con la Natura

L’economia circolare in particolar modo quando è applicata al cibo deve essere chiaramente un paradigma economico che si prefigge di essere rigenerativo, che ha l’ambizione di riconnettere l’uomo agli equilibri eco-sistemici, ricostruendo quel tessuto ecologico che sostiene la vita sulla Terra. Un termine chiave dell’economia circolare è sicuramente “metabolizzazione”.

Ogni prodotto immesso nel mercato, nell’ambito del cibo, sia che si parli di contenuto che di contenitore, dovrebbe essere progettato perché possa, a fine vita, essere metabolizzato dal sistema riducendo a zero la produzione di rifiuti. Le maglie di questo tessuto ecologico sono costituite dalla biodiversità. Più attori caratterizzano il sistema, più le maglie del tessuto ecologico sono interconnesse, più è alto il peso che l’ecosistema può sostenere, incrementando dunque la sua resilienza. L’intero sistema alimentare dipende da questo tessuto.

Dunque, diventa urgente cambiare paradigma, cercando in primis di evitare di compromettere i rapporti con il miglior fornitore di materia prima che il genere umano conosca, ovvero la natura.

Fare economia circolare vuol dire quindi non solo ridurre gli sprechi trovando ai residui una nuova destinazione d’uso. Significa partire dalla terra per passare da un’economia lineare, che crea in apparenza abbondanza ma servendola in un piatto alquanto fragile, ad una circolare, rigenerativa, progettata per dialogare con la Natura.

Le Urban Food Policy

Per rispondere alle sfide ambientali, sociali ed economiche poste dai sistemi agroalimentari, in particolare nel contesto urbano, sono nate le politiche locali del cibo (corrispettivo del più diffuso termine anglosassone Urban Food Policy). Infatti, il cibo e le numerose interazioni che compongono quello che viene definito Food System, per anni non sono state incluse nelle politiche e nelle strategie di pianificazione urbana.

Queste politiche hanno come scopo generale di regolare le attività legate al sistema alimentare urbano in toto, in un’ottica di maggiore sostenibilità, salubrità, resilienza e inclusività.

Le Urban Food Policy possono essere intese come decisioni che influenzano i modi in cui le persone in città producono, acquistano, consumano e smaltiscono il cibo.

Grazie a questo tipo di iniziative, dopo molto tempo, ai temi legati al cibo viene assegnata un’importanza crescente che si concretizza con una politica dedicata in cui i temi del cibo vengono considerati in un’ottica sistemica ed organica, riconosciuta dai governi locali.

Ed oggi, esse acquisiscono maggiore importanza per far fronte ai problemi, legati dall’insorgere della pandemia, che il settore del Food si trova costretto ad affrontare.

Sistemi alimentari

Potenziare i sistemi alimentari sostenibili è una priorità!

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Non possiamo consentire che in tempi di crisi le abitudini sostenibili vengano trascurate: potenziare i sistemi alimentari sostenibili diviene quindi una priorità per il mondo

Tutti abbiamo un ruolo da svolgere per far sì che i sistemi alimentari sostenibili continuino a svilupparsi per resistere alla crisi ed ottenere un mondo senza fame e malnutrizione. Possiamo fare scelte alimentari sane e ridurre gli sprechi. Possiamo sostenere i governi, le imprese e le organizzazioni affinché condividano le conoscenze e sostengano sistemi alimentari e mezzi di sussistenza sostenibili e resilienti.

Nel 2020 l’importanza dei sistemi alimentari sostenibili ha ricevuto una nuova conferma dal Fondo mondiale per l’ambiente (GEF) e dal Fondo per i Paesi meno sviluppati (LDCF), che hanno contribuito con 176 milioni di dollari a programmi della FAO rivolti alla promozione dell’uso sostenibile delle risorse naturali e delle pratiche climate-smart.

Cosa possono fare le aziende del settore agro-alimentare?

Le aziende private dovrebbero investire in sistemi alimentari sostenibili e resilienti che offrano posti di lavoro dignitosi. Dovrebbero sviluppare, adattare e condividere tecnologie che aiutino a trasformare i sistemi alimentari e rendere le scelte alimentari sostenibili invitanti, disponibili e convenienti. Aumentare il rispetto delle norme e delle misure nazionali per tutelare la sicurezza alimentare, la qualità degli alimenti e il benessere del personale lungo l’intera filiera alimentare, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

Le aziende alimentari dovrebbero sviluppare programmi per ridurre al minimo le perdite e gli sprechi alimentari nella produzione e nella lavorazione, nonché consumare o condividere le scorte in eccesso e le eccedenze di cibo.

Esse potrebbero usufruire dell’aiuto proveniente da aziende digitali per costruire la resilienza delle filiere alimentari e affrontare sfide come il cambiamento climatico, i parassiti delle coltivazioni e le pandemie. Possono sviluppare, adattare e condividere le tecnologie per affrontare i problemi di trasporto, di domanda e offerta, contribuire ad appianare le carenze o le eccedenze temporanee, e gestire le scorte, in particolare i prodotti altamente deperibili.

Inoltre, in tempi di crisi, le banche e le istituzioni finanziarie possono aiutare gli agricoltori con prestiti insoluti prendendo in considerazione misure come la revoca delle commissioni, il prolungamento delle scadenze di pagamento oppure offrendo piani di rientro alternativi. Mentre le aziende grandi e in attivo possono aiutare a proteggere le filiere di approvvigionamento e prendere in considerazione la possibilità di estendere il credito per aiutare le piccole imprese a restare a galla.

I provvedimenti che le Nazioni possono adottare

In situazioni di emergenza, soprattutto come quello che stiamo vivendo, è necessario che i Paesi prendano in considerazione programmi governativi di approvvigionamento per acquistare materie prime da piccoli produttori per creare o incrementare le scorte di prodotti non deperibili.

Quando si affrontano crisi sanitarie ed economiche con spese pubbliche aggressive, occorre adottare, infatti, misure per evitare la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari e praticare la solidarietà globale o la cooperazione internazionale per evitare effetti devastanti sui piccoli agricoltori in paesi con capacità fiscali molto limitate.

E’ altresì necessario soddisfare le esigenze immediate delle popolazioni vulnerabili attraverso l’assistenza alimentare d’emergenza e reti di sicurezza sociale migliori e più accessibili e implementare misure urgenti per incrementare la disponibilità di cibo da parte dei piccoli agricoltori.

E’ fondamentale, infine, garantire che i sistemi alimentari sostenibili forniscano diete sane a prezzi accessibili per i poveri e mezzi di sussistenza dignitosi per gli operatori dei sistemi alimentari. Favorire pratiche climate-smart e rispettose dell’ambiente per tutelare le risorse naturali, promuovere la salubrità alimentare, sostenere le norme sul clima e rallentare la distruzione della biodiversità, che può contribuire all’insorgenza di malattie.

Se i nostri sistemi alimentari non verranno trasformati, la sottoalimentazione e la malnutrizione aumenteranno notevolmente entro il 2050. Le conseguenze potrebbero peggiorare a causa della disparità di reddito, della disoccupazione o dello scarso accesso ai servizi.

Il benessere del pianeta dipende anche dall’alimentazione (Parte seconda)

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Nel 2020 è iniziato il Decennio d’Azione per raggiungere gli Obiettivi Globali…ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Abbiamo iniziato a conoscere (con questo articolo) gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per comprendere meglio come il cibo sia un minimo comune denominatore e giochi un ruolo determinante per il loro raggiungimento.

Gli altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Con il decimo e undicesimo obiettivo si mira a ridurre le disuguaglianze economiche dentro e fuori i confini nazionali; e a rendere le città e gli insediamenti urbani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. L’aumento demografico e la disponibilità di migliori soluzioni abitative ha causato un aumento della migrazione da aree rurali ad urbane. Tuttavia, persistono molte sfide per mantenere i centri urbani come luoghi di lavoro e prosperità, e che allo stesso tempo non danneggino il territorio e le risorse.

Il dodicesimo obiettivo prevede la garanzia di modelli sostenibili sia per la produzione sia per il consumo. Utilizzare metodi di produzione ecocompatibili e ridurre la quantità di spreco che noi generiamo sono finalità fondamentali. Il consumo e la produzione sostenibile puntano a “fare di più e meglio con meno”, aumentando i benefici in termini di benessere tratti dalle attività economiche, attraverso la riduzione dell’impiego di risorse, del degrado e dell’inquinamento nell’intero ciclo produttivo, migliorando così la qualità della vita.

Il tredicesimo obiettivo riguarda l’adozione di misure urgenti per contrastare il cambiamento climatico e i suoi impatti regolando le emissioni e promuovendo gli sviluppi nell’energia rinnovabile. Il cambiamento climatico interessa i paesi di tutti i continenti. Le persone stanno sperimentando gli impatti significativi del cambiamento climatico, quali ad esempio il mutamento delle condizioni meteorologiche, l’innalzamento del livello del mare e altri fenomeni meteorologici ancora più estremi. Le emissioni di gas a effetto serra, derivanti dalle attività umane, sono la forza trainante del cambiamento climatico e purtroppo continuano ad aumentare. Combattere il cambiamento climatico sarà possibile solo se gli SDG verranno soddisfatti.

L’importanza degli Oceani

Il quattordicesimo e il quindicesimo obiettivo sono rivolti a preservare e usare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile; e a proteggere, recuperare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione, arrestare il degrado del suolo e fermare la perdita della biodiversità. Gli oceani ricoprono il 71% della superficie terrestre. Sono essenziali per rendere il pianeta vivibile. L’acqua piovana, l’acqua potabile e il clima sono tutti regolati dalle temperature e dalle correnti dell’oceano. L’inquinamento marino ha raggiunto livelli spaventosi, ogni minuto 15 tonnellate di plastica sono rilasciate negli oceani.

Infine con il sedicesimo e diciassettesimo obiettivo si cerca di promuovere società pacifiche e solidali per lo sviluppo sostenibile, garantire l’accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e solidali a tutti i livelli; e di rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile.

L’importanza del cibo e la sua sinergia con tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Da quanto abbiamo letto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, possiamo comprendere che quello di riferimento diretto al cibo è il Goal n°2. Esso stabilisce Target, corredati da un adeguato set di indicatori, mirati al raggiungimento della sicurezza alimentare, al miglioramento della nutrizione e alla promozione di metodi di produzione agricola sostenibile. Ebbene, il raggiungimento dei Target fissati per il Goal 2 può avere un impatto notevole non solo sull’Obiettivo in sé, ma anche e forse soprattutto per le sinergie con numerosi altri SDGs.

Infatti, sconfiggere la fame e promuovere sistemi agricoli e filiere alimentari sostenibili significa combattere la povertà (SDG1), ma anche preservare la salute (SDG3), tutelare le risorse naturali (SDG6, SDG12, SDG13, SDG14, SDG15), creare un sistema agricolo innovativo e meno impattante dal punto di vista energetico (SDG7, SDG9), ridurre le disuguaglianze (SDG5, SDG10), dare a tutti la possibilità di avere un grado d’istruzione e un’occupazione adeguata (SDG4, SDG8), mantenere la pace e la stabilità politica (SDG16), garantire uno sviluppo rurale e urbano sostenibile (SDG11), ad esempio rafforzando le partnership a vari livelli (SDG17).

I principi dell’economia circolare

Inoltre, va detto che moltissime imprese, che operano nel settore agro-alimentare e vogliono applicare alla loro azienda i principi di economia circolare per una tutela migliore della vita e dell’ambiente, agiscono direttamente e indirettamente anche nel rispetto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Le imprese riutilizzano, riciclano e rigenerano scarti alimentari e rifiuti generati nel processo produttivo. Inoltre applicano e utilizzano fonti di energia rinnovabile, offrono soluzioni di ecodesign per un packaging non inquinante, sperimentano nuove forme di coltivazione volte a diminuire l’uso di risorse idriche….esse, dunque, adottano comportamenti sostenibili nel rispetto del prodotto, delle persone e dell’ambiente.

Ecco perché il cibo ed il settore agro-alimentare tutto, dalle imprese ai consumatori, ha un ruolo chiave nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il raggiungimento di essi è un obiettivo comune e ognuno di noi può fare la sua parte.

Alimentazione

Il benessere del pianeta dipende anche dall’alimentazione (Parte prima)

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Il cibo è il minimo comune denominatore che unisce i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, ma i modi di produrlo, distribuirlo, trasformarlo e consumarlo devono essere rivisti per raggiungere entro il 2030 i traguardi dell’Agenda Onu

Sentiamo spesso parlare di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) o di Sustainable Development Goals (SDGs) come di obbiettivi da raggiungere entro il 2030 (Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile), da parte dei Governi Nazionali, dell’Unione Europea, di Organismi Internazionali quali le Nazioni Unite e la FAO.

Ne sentiamo spesso parlare in riferimento al cibo e al settore agro-alimentare sia in merito al processo produttivo e alla fase della consumazione, sia per ciò che attiene allo smaltimento e riutilizzo dello scarto e rifiuto alimentare. Ma cosa sono questi obiettivi e quale è la loro relazione con il settore agro-alimentare?

Un passo indietro

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Essa è un programma d’azione, per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU e ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere fino al 2030, data in cui i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli.

Essi danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo economico, sociale e ambientale. “Obiettivi comuni” significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui; nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Quanto sono conosciuti

Secondo una ricerca Ipsos, condotta per conto della Fondazione Barilla, sul rapporto tra giovani e SDGs e il ruolo del cibo nel loro raggiungimento, solo il 17% degli under 27 sa cosa siano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il dato più allarmante è che sei su dieci ritengano che raggiungerli sia responsabilità delle generazioni future.

Secondo la ricerca, che ha coinvolto 800 giovani tra i 14 e i 27 anni in tutta Italia, il concetto di sostenibilità è invece familiare al 40% degli intervistati, anche se pochi conoscono il nesso che la collega alla produzione di cibo.

Quali sono i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Ci sembra dunque opportuno ed essenziale, prima di vedere come il cibo abbia un peso rilevante nel conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, iniziare a conoscerli meglio. Di seguito i primi nove obiettivi.

Il primo obiettivo è quello di porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque. Gli indici di povertà estrema si sono ridotti di più della metà dal 1990. Nonostante si tratti di un risultato notevole, nelle zone in via di sviluppo una persona su cinque vive ancora con meno di 1,25 dollari al giorno e ci sono molti milioni di persone che ogni giorno guadagnano poco più di tale somma. A ciò si aggiunge che molte persone sono a rischio di ricadere nella povertà.

Il secondo obiettivo è quello di porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile. Se gestite bene, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca possono offrire cibo nutriente per tutti e generare redditi adeguati, sostenendo uno sviluppo rurale centrato sulle persone e proteggendo l’ambiente allo stesso tempo. Entro il 2030 dovremmo essere in grado di porre fine alla fame ed a tutte le forme di malnutrizione. Ciò si otterrebbe duplicando la produttività agricola e le entrate dei piccoli produttori (in particolare donne e popolazioni indigene), garantendo sistemi di produzione alimentare sostenibili e migliorando progressivamente la qualità dei terreni e del suolo. L’agricoltura rappresenta il più grande datore di lavoro nel mondo, fornendo i mezzi di sussistenza al 40% della popolazione globale. È la più grande fonte di reddito per le povere famiglie rurali.

Il terzo, quarto e quinto obiettivo riguardano rispettivamente: la garanzia di una vita sana e la promozione del benessere di tutti a tutte le età; la promozione di un’educazione di qualità, inclusiva e paritaria e la garanzia di un’opportunità di apprendimento permanente per tutti; il raggiungimento della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze.

Con il sesto obiettivo si vuole garantire a tutti l’accessibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari. Acqua accessibile e pulita è un aspetto essenziale del mondo in cui vogliamo vivere. Il nostro pianeta possiede sufficiente acqua potabile per raggiungere questo obiettivo. Ma a causa di infrastrutture scadenti o cattiva gestione economica, ogni anno milioni di persone, di cui la gran parte bambini, muoiono per malattie dovute ad approvvigionamento d’acqua, servizi sanitari e livelli d’igiene inadeguati.

Con il settimo obiettivo si vuole garantire a tutti l’accesso a servizi energetici economici, affidabili, sostenibili e moderni. L’energia è un elemento centrale per quasi tutte le sfide e le opportunità più importanti che il mondo si trova oggi ad affrontare. Che sia per lavoro, sicurezza, cambiamento climatico, produzione alimentare o aumento dei redditi, l’accesso all’energia è essenziale.

L’ottavo obiettivo prevede la promozione di una crescita economica inclusiva, sostenuta e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. Più o meno la metà della popolazione mondiale vive ancora con l’equivalente di circa due dollari al giorno. In molti luoghi, avere un lavoro non garantisce la possibilità di sottrarsi alla povertà. Questo progresso lento e disuguale richiede di riconsiderare e riorganizzare le nostre politiche economiche e sociali tese all’eliminazione della povertà. Una crescita economica e sostenibile richiederà alle società di creare condizioni che permettano alle persone di avere posti di lavoro di qualità, che stimolino le economie e al tempo stesso non danneggino l’ambiente.

Il nono obiettivo è quello di costruire infrastrutture resilienti, promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l’innovazione. Lo sviluppo industriale inclusivo e sostenibile  è la prima fonte di generazione di reddito; esso permette un aumento rapido e sostenuto del tenore di vita delle persone e fornisce soluzioni tecnologiche per un’industrializzazione che rispetti l’ambiente. Il progresso tecnologico è alla base degli sforzi per raggiungere obiettivi legati all’ambiente, come l’aumento delle risorse e l’efficienza energetica. Senza tecnologia e innovazione, non vi sarà industrializzazione, e senza industrializzazione non vi sarà sviluppo.

(Continua)