Effetto Covid, italiani più attenti allo spreco alimentare

By 18/11/2020Articoli

L’emergenza Coronavirus ha rivoluzionato le nostre vite quotidiane, tra lockdown, dpcm vari e regole da rispettare fuori casa e con gli altri, gli italiani sono messi a dura prova, ma in questa visione negativa e obbligata c’è anche uno scenario positivo che si delinea, quello dei consumi e dei relativi scarti. Durante il lockdown, lo abbiamo sottolineato più volte, sono cambiati i consumi, si sono trasformati i carrelli degli italiani, che si avvicinano al km 0, alle botteghe di quartiere, sono più attenti allo spreco alimentare e si approcciano con più facilità ed entusiasmo al digitale anche per fare la spesa e al delivery per sopperire ai ristoranti chiusi e alle cene fuori.

L’approccio alla raccolta differenziata

La pandemia ha cambiato lo scenario della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti nel nostro Paese. L’aumento dei “nuovi scarti” legati al Covid (mascherine e guanti) e dell’utilizzo di plastica monouso per consumazione e asporto rende ancora più importante una corretta raccolta e differenziazione da una parte e maggiore necessità di riciclo e sostenibilità ambientale dall’altra.

Nel nostro Paese la raccolta differenziata funziona e dà buoni risultati

Gli ultimi dati Eurostat disponibili confermano questo trend positivo, assegnando al nostro Paese la più alta percentuale in Europa per recupero e riciclo dei rifiuti urbani e industriali (78,9%). Percentuale più che doppia rispetto alla media UE e molto superiore a Francia (55%), Germania (42,7%) e Spagna (37,1%).

Anche il quadro che emerge dal sondaggio dipinge gli italiani come molto attenti e diligenti nella raccolta differenziata: il 76% degli intervistati dichiara, infatti, di seguire costantemente le indicazioni per il corretto smaltimento dei rifiuti, con gli over 55 tra quelli più “scrupolosi” alle regole di riciclo.

Oggi l’89% degli italiani riconosce l’utilità delle iniziative di sostenibilità attuate dalle aziende, da quelle più piccole che operano a livello locale, fino a quelle più conosciute come Barilla, Mulino Bianco per citarne due che hanno pensato anche a degli spot tv dedicati, e anche multinazionali come Nestlé che stanno cercando di adottare pack sostenibili e riciclabili. Da un sondaggio condotto proprio per Nestlé emerge che c’è una maggiore attenzione degli italiani per la raccolta differenziata rispetto a sei mesi fa che parte già al momento dell’acquisto, dove il 62%  è influenzato dal materiale del packaging dei prodotti. Ecco, dunque, che in questa prospettiva le iniziative promosse dalle aziende per rendere gli imballaggi sempre più sostenibili vengono premiate. Nello specifico, le azioni più diffuse tra gli intervistati sono l’uso di confezioni con ridotto utilizzo di plastica (64%), confezioni in plastica riciclata (56%) e utilizzo di bioplastiche (46%).

Sempre più attenzione per l’ambiente e i materiali riciclabili, attitudine che stimola le aziende a muoversi in maniera sempre più strategica verso un business sostenibile, a studiare soluzioni innovative e campagne di comunicazione anche per non essere “fuori mercato”.

Spreco alimentare, il lockdown ha cambiato in meglio le nostre abitudini

Secondo un’indagine sullo spreco di cibo condotta da Altroconsumo la quarantena della scorsa primavera ha generato un cambiamento positivo nelle nostre abitudini, ben il 41% dei rispondenti al sondaggio ha dichiarato di aver ridotto le quantità di cibo sprecato, anche grazie a comportamenti più attenti, il 38% ha compilato più spesso la lista della spesa, il 37% ha pianificato con più metodicità i pasti e il 32% ha riutilizzato più spesso gli avanzi. E se nella prima parte dell’anno solo il il 42% degli italiani aveva dichiarato di non sprecare cibo in casa a distanza di qualche mese il dato è salito al 68%.

La cosa ancora più positiva, che ci fa sperare in meglio, è una maggiore consapevolezza sul valore del cibo, il ritorno del fai da te, la riscoperta del piatti con gli avanzi e la preparazione delle conserve. Attività che tra lockdown e smart working ci hanno impegnato e che in modo involontario stiamo traducendo in nuove buone abitudini.

Il dato è confermato anche da Coldiretti, secondo cui più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari adottando strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più. Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante: secondo i dati raccolti nelle case degli italiani circa 36 kg di cibo all’anno finisce nella spazzatura, numero che tende a salire in estate per via del caldo che incide sulla conservazione corretta degli alimenti. Questi numeri tradotti in valore economico sono 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi, che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione.

La fotografia delle abitudini che portano allo spreco

Da un’analisi fatta ascoltando le abitudini di comportamento degli italiani in materia di cibo e consumo casalingo basterebbero delle piccole accortezze per aiutarci a ridurre la quantità di alimenti che rischiano di finire nella spazzatura. Dalle risposte si registra che prima di fare la spesa il 50% degli italiani non ha l’abitudine di pianificare i pasti, il 33% di compilare la lista della spesa e il 22% di controllare cosa ha già in casa. Andrebbero evitati anche gli approcci impulsivi alla spesa: al supermercato, 1 famiglia su 4 compra spesso alimenti che non aveva previsto, quasi 1 su 10 finisce per comprare troppo cibo a causa delle promozioni e il 7% per acquisti di impulso.

A casa poi un italiano su tre non ripone gli alimenti secondo le date di scadenza, tendendo così a consumare prima il nuovo e poi il vecchio che inevitabilmente si butta perché “fuori tempo massimo”. Tra gli altri fattori che influiscono sul “food waste” secondo gli intervistati ci sono la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” che per il 56% andrebbe modificata per chiarire meglio che i prodotti possono essere consumati in sicurezza anche oltre la data indicata e la possibilità di acquistare alimenti sfusi, che secondo il 39%  farebbe sprecare meno cibo.

Cosa accade fuori casa?

Vediamo invece cosa succede fuori casa e quali sono le motivazioni che portano allo spreco alimentare quando si mangia al ristorante: 3 italiani su 4 affermano che non hanno la possibilità di ordinare porzioni ridotte con il risultato che al 48% avanza cibo nel piatto, ma solo 1 su 4 di questi chiede di poterlo portare via. Chi non lo fa è perché ritiene che la quantità di cibo avanzato sia troppo poca (57%), per imbarazzo (46%) o per scomodità (29%). Dall’analisi Coldiretti si evidenzia però che il 18% lo fa solo raramente mentre il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o ha vergogna a richiederla.

Dall’altro lato della medaglia con l’esperienza Covid più del 34% degli italiani quando esce dal ristorante porta con sé con la cosiddetta “doggy bag” le porzioni avanzate che possono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole o utilizzate come base per altre ricette. E se non capita sempre, l’avverbio spesso prende il posto di qualche volta. A spingere i cittadini a superare l’imbarazzo e chiedere di portare via quanto rimasto nel piatto è anche il fatto che l’emergenza pandemia ha ridotto di molto le uscite al ristorante per tanti motivi, dalla paura a quelli economici,  e quando si riesce ad andare si cerca di non “sprecare nulla”

Una abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia e anche se stiamo facendo dei passi in avanti, siamo ancora lontani da altri paesi dove la doggy bag è una prassi consolidata. E forse in questo frangente è la ristorazione che deve intervenire aiutando il cliente con un approccio più riservato, per evitare imbarazzi, e mettendo a disposizione confezioni o vaschette ad hoc  per portare a casa il cibo o le bottiglie di vino non finite.

Too Good To Go, l’app virtuosa contro lo spreco di cibo

Nella lotta allo spreco alimentare fuori casa c’è Too Good To Go, che continua la sua scalata tra gli utenti virtuosi e attenti. Sia in Italia che all’estero aumentano le registrazioni e l’utilizzo dell’app, che permette di acquistare ad un costo irrisorio ciò che il bar, pizzeria o supermercato mette a disposizione a fine giornata. Ciò che è avanzato non si butta, ma si trasforma nella cosiddetta Magic Box.

In un anno e mezzo dal suo lancio in Italia raggiunge il traguardo di un milione di Magic Box vendute, dato fornito in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 16 ottobre scorso. Se vogliamo fare due conti un milione di box equivalgono a mille tonnellate di cibo non sprecato e 2.500 tonnellate di CO2 non emesse. Ogni pasto salvato grazie all’applicazione equivale a circa 1 kg di cibo e permette di risparmiare 2,5 Kg di CO2, quindi recuperare cibo attraverso una Magic Box significa anche ridurre le emissioni di gas serra e abbracciare così uno stile di alimentazione più sostenibile.

E Roma è la città che risponde meglio e con più frequenza: salvate 185.000 Magic Box, ovvero 185 tonnellate di ottimo cibo che altrimenti sarebbe andato sprecato, l’equivalente in emissioni di CO2 di 60 cittadini per un anno. In città sono attivi sull’app 650 esercizi commerciali, che comprendono panetterie, pasticcerie, sushi, ristoranti, ma anche supermercati e grandi catene.

L’impegno di Too Good To Go non si ferma però al solo uso della app, l’obiettivo è quello di generare un cambiamento in tutti i settori della società, dalla filiera fino ad arrivare all’ambiente domestico. E allora  fa un passo ulteriore con il progetto originale di video ricette Food Unboxed: una serie di contenuti pensati  per il digitale e che mescolano cucina a impegno ambientale, con un linguaggio fresco, irriverente e frizzante, come i piatti proposti partendo dal contenuto delle Magic Box, senza dimenticare il recupero degli ingredienti rimasti in dispensa e il corretto utilizzo delle varie parti degli alimenti. I protagonisti, Marco Giarratana – alias l’Uomo senza Tonno, “sciéf” a domicilio e food writer per Munchies – e Silvia Boniardi – appassionata di comunicazione, sostenibilità e curatrice del blog Conversazioni tra Orto e Giardino – si confrontano sulla cucina e sull’ambiente, per trasmettere il messaggio che combattere gli sprechi alimentari non significa (solo) recuperare gli scarti, ma può diventare una pratica e una buona abitudine di tutti i giorni, basta infatti un po’ di fantasia e creatività per trasformare pochi ingredienti in ricette gustose e particolari. Food Unboxed è partita ovviamente il 16 ottobre con una serie di 10 puntate che troverete ogni venerdì sugli account social di Too Good To Go Italia (Instagram, Facebook, Youtube).

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