Il pacco da giù, uno stereotipo che ispira il marketing

Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin
Pacco da giù

Chi non ha mai sentito parlare del “pacco da giù”?

Un punto di riferimento e di approdo sicuro per chi lo riceve, un’immagine mitica per chi lo conosce: il pacco da giù è tradizione, storia e cultura di ogni meridionale che si allontana da casa per studio o lavoro. Il vantaggio di essere un “emigrante” sta proprio in questo, nonostante l’età e le esperienze fatte la famiglia non trascurerà mail il frigo di un figlio che vive da solo.

Ed ecco prendere forma il pacco da giù con tutto il suo contenuto, ovviamente crudo e cotto, tipico, tradizionale, da mangiare subito, da congelare, da mangiare con gli amici. I cosiddetti vuoti si riempiono: barattoli, Tupperware o più banalmente vaschette di gelato ottime da riciclare e da incastrare nel pacco, vera e propria operazione di Tetris.

Un simbolo del legame familiare

Il pacco da giù è la sintesi e simbolo di una famiglia che ti pensa, mamme e nonne soprattutto, che quando torni a casa ti vedono sciupato (pallido e dimagrito) e decidono di prendersi cura di te, inviandoti ogni ben di dio. Cosa si può trovare in questo mitico pacco? Sicuramente l’olio di giù (che a comprarlo costa troppo e si sa gli studenti per risparmiare mangiano poi cose assurde), la salsa e i pomodori pelati fatti in casa, le varie conserve (melanzane, peperoni, funghi, olive e chi più ne ha più ne metta sottolio), le salsicce anche queste home made, i formaggi della zona, verdure lesse e pronte all’uso, sughi già pronti, legumi lessati, parmigiane, polpette, pane.

Vero e proprio “oggetto del desiderio”, agognato dagli amici del nord che non capiscono minimamente perché si fa tutto questo, ma che apprezzano e in cuor loro invidiano.

Ogni pacco ha la sua durata, dipende da quante persone ne beneficiano, ma guai a non condividerlo con coinquilini e amici. L’egoismo a tavola non è consentito. Appena le scorte finiscono scatta la telefonata e la catena di montaggio si riattiva per la prossima spedizione.

MammaPack e Staisciupacco

Il nostro vuole essere un racconto ironico e colorito, su un qualcosa che è diventata un’usanza diffusa tra gli studenti e i lavoratori del sud che si trovano fuori casa. Il pacco è un aiuto economico soprattutto, in quanto ti fa risparmiare i soldi per la spesa, ma è anche uno strumento di ottimizzazione del tempo e dello spazio, in quanto ci troviamo tutto ben organizzato e cucinato, pronto da essere scaldato e mangiato. Più facile di così…

Attorno all’idea di pacco alimentare sono nati due progetti interessanti negli ultimi tempi. Sempre ad opera di protagonisti meridionali ovviamente. Stiamo parlando di MammaPack, pensato più in generale per tutti gli italiani all’estero e Staisciupacco, che è il pacco di Casa Surace.

Due concetti di pacco simili ma profondamente differenti, che hanno creato intorno al concetto della box da spedire un progetto di aggregazione di brand, di promozione del territorio e anche di e-commerce e di content digital marketing, creativo e di intrattenimento.

Casa Surace

Chi non conosce infatti Casa Surace? Divenuta nel tempo una vera e propria sit-com del web in cui si raccontano gli stereotipi, le abitudini, la vita tra nord e sud e dove protagonista assoluta è la cucina, quella della nonna soprattutto. E con il tempo video e sketch sono diventati canali anche di product placement e di marketing vero e proprio, facendo addirittura divenire la nonna Rosetta e i suoi nipoti dei food influencer.

E proprio sullo stereotipo del “pacco da giù” la banda di Casa Surace ha fatto un altro passo in avanti nella loro strategia web, si lancia nel mondo e-commerce con il Pacco Da Giù, che diventa a tutti gli effetti Staisciupacco, (un gioco di parole tra stai sciupato e pacco) una vera e propria vetrina per l’agroalimentare del Sud.

Sul loro sito (www.staisciupacco.com) lo descrivono così: “Lo StaisciuPacco non è solo cibo, ma racchiude tutti i valori presenti all’interno dei pacchi da giù: emozioni, sentimenti, ricordi, tradizione, genuinità, casa”.

L’idea nasce da un momento particolare che stiamo vivendo, dove abbiamo ridotto al minimo gli spostamenti e le distanze si sono acuite per forza di cose. La soluzione è ridurre la mancanza della famiglia condividendo il cibo e la cucina che crea identità, ricordo e tradizione. In questo Staisciupacco si trovano una serie di prodotti con l’obiettivo di favorire una rete di piccole e medie aziende dell’agroalimentare del Sud, offrendo una vetrina per far conoscere i propri prodotti e venderli. Le aziende aderenti non fanno altro che investire sul singolo prodotto inserito, in cambio di una visibilità attraverso i canali di Casa Surace e sulle nuove pagine social di ‘StaisciuPacco’. Un modo per dare un ampio pubblico a piccole realtà che non hanno strumenti e mezzi per arrivare.

Un “cuofano” di prodotti

Il pacco è in edizione limitata, è sempre legato a un tema diverso e rispetta le stagionalità. Nella prima edizione Summer 2020 anche detta “un cuofano di prodotti” e andata presto sold out, si poteva trovare: pomodorini del Piennolo, freselle, filetti di tonno sott’olio, origano a mazzetti mozzarella di bufala, cipolle sott’olio e molto altro ancora. Anche un mazzo di carte da gioco e una “nonna tascabile”. Ora on line due edizioni autunnali, entrambi monotematiche: “la casa di pasta” che inneggia all’amore che noi italiani abbiamo per la pasta, ma in particolare al legame tra pasta, casa e famiglia, un trionfo dunque di pasta e sughi; “la cantina di zio Tonino” una collezione di conserve tipiche, degne di ogni cantina del sud.

Altro progetto più di respiro nazionale, slegato dallo stereotipo nord e sud, è MammaPack. Un progetto nato da un’esigenza di sopravvivenza vera di due ragazzi napoletani e amici, all’estero per lavoro. Dall’amore per l’talia e per il cibo italiano, affezionati ai brand di sempre con cui siamo e sono cresciuti, l’idea di MammaPack è aiutare chi sta fuori paese a mangiare bene, mangiare italiano e ad un prezzo trasparente e sincero. Come dichiarano i due ideatori: “Siamo sinceri perché applichiamo i prezzi di mercato italiani, mentre sappiamo per esperienza che comprare i prodotti italiani all’estero sarebbe quasi improponibile, visti i prezzi triplicati”.  I due sono Flavio Nappi e Romolo Ganzerli, prima insieme a Parigi, ora il secondo a Ginevra, che sul loro espatrio hanno sperimentato la struggente mancanza dei biscotti dell’infanzia della pasta o dei sughi made in Italy, sentendosi anche imbarazzati e spiazzati di fronte a prezzi fuori misura nei supermercati stranieri.

Anche MammaPack, nato nel 2018, ha avuto un successo immediato e gli italiani all’estero hanno trovato in esso una soluzione ai loro problemi: mangiare come a casa, al prezzo di casa e fare la spesa scegliendo dall’ampio catalogo on line trovando gli stessi prodotti del supermercato, che oggi offre ben 10 mila prodotti in tutta Europa. E sul sito di MammaPack non si trovano solo prodotti food and beverage, ma anche prootti per la casa, per le pulizie personali e tutte le cose con cui siamo abituati a relazionarci nella nostra vita italiana e a cui non vogliamo rinunciare se viviamo fuori sede. In poche parole la spesa fatta su MammaPack è esattamente tutto quello che una mamma e un papà potrebbero mettere nel pacco da spedire a un figlio all’estero.

Flavio e Romolo hanno dato vita a un vero e proprio supermercato virtuale che raggiunge i loro oltre 5 mila clienti a domicilio entro 48/72 ore dall’ordine. La convenienza della consegna a domicilio è garantita da una tariffa “flat” per ognuno dei 20 Paesi in cui la startup opera; non c’è nessun sovrapprezzo, nessun vincolo di quantità e il pagamento online è facile e immediato. Con MammaPack portiamo all’estero la nostra spesa quotidiana, ma soprattutto la nostra spesa tutta italiana.

Lascia un commento