Enoturismo: non solo vino, ma anche cultura e benessere

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La pandemia ha aperto nuovi scenari di vita e di consumo, sviluppato e migliorato quelli presenti soprattutto nei settori della ristorazione e nell’enoturismo. Il turista di questi ultimi anni asseconda la passione per il vino, ma ricerca anche cultura e benessere.

Ciò a cui eravamo abituati ora è differente. Il motivo? Una innovazione forzata detta dalla stessa domanda che poggia su esigenze nuove, differenti, valide e altrettanto forti rispetto a quelle di prima. Fattori che hanno ridisegnato il modo di fare turismo, di vivere i luoghi (alberghi, agriturismi, ristoranti) e che forse diventeranno i nuovi capisaldi dello stile del turista italiano e straniero.

Siamo, infatti, in periodo di vendemmia, che per molti rappresentano un attrattore turistico vero e proprio. In un momento come questo, così importante per le cantine e i produttori di vino, si apre il capitolo di Cantine aperte, ma anche di un turismo vivo e attivo, che abbina la voglia di viaggiare, la passione per il vino, la volontà di conoscere luoghi e persone, approfondendone storia e tradizioni, e la ricerca di un benessere olistico, in contesti ambientali di pregio.

Enoturismo, aumentano le visite in cantina

Dal report sul Turismo Enogastronomico redatto da Roberta Garibaldi, Consigliera del Ministro del Turismo per il turismo enogastronomico e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, Emerge, inoltre, che c’è stato un incremento del 17% delle visite in cantina da parte dei turisti che viaggiano per enoturismo, rispetto al 2019. Secondo i numeri tra coloro che hanno svolto esperienze enoturistiche nei viaggi compiuti negli ultimi tre anni, il 64% ha visitato una o due cantine, il 26% dalle tre alle cinque, il 10% dalle sei in su.

Enoturismo
Enoturismo

Non solo passione per il vino, ma cultura e benessere

La novità di questa crescita di visite presso le cantine non è dettata solo dalla passione per il vino, che sicuramente per molti è la spinta iniziale, ma anche una ricerca di benessere e di scoperta avvicinandosi a luoghi nuovi a storie sconosciute, alle produzioni e ai produttori stessi. Un sistema di cultura e tradizioni da raccontare e da vivere a tutto tondo.

Le ragioni di un viaggio “enoturistico” si moltiplicano, quindi, e alla scoperta e alla degustazione delle produzioni vinicole locali si aggiunge il valore culturale che il vino possiede, rappresentato da un mix unico tra prodotto, terroir e persone. È proprio questo che affascina ed attrae sempre più: ben il 63% dei turisti italiani ritengono la visita alle cantine un’opportunità di arricchimento culturale, e per il 59% sono un modo di entrare in contatto con l’identità, le tradizioni e la cultura (anche enologica) del luogo che stanno visitando.

Alla dimensione culturale si aggiunge poi quella del benessere, grazie all’amenità dei luoghi e la dimensione salutare che il vino (ed il cibo) assumono sempre più. In questo caso i numeri proposti ci dicono che il 58% dei turisti italiani vorrebbe trovare all’interno delle cantine nuove opportunità per rigenerarsi, riprogrammare le proprie abitudini e adottare uno stile di vita più sano; sono disposti a seguire corsi e workshop, e ben il 51% vorrebbe poter fruire di attività di benessere come massaggi, idromassaggi e SPA nei vigneti. Infine risulta che questa ricerca del benessere sta assumendo anche la forma di momenti di stacco dalla vita quotidiana e dal lavoro con un 56% di persone che vorrebbe vivere delle esperienze in cantina fruibili dopo l’orario lavorativo, come wine bar e piccoli eventi. Un’immersione totale in ogni momento della giornata, che non sia poi straordinaria, ma quotidiana.

Tenendo in considerazioni queste nuove motivazioni che spingono i turisti a muoversi tra le cantine e cercarne sempre di nuove è logico che la scelta non ricade solo sulle aziende più rinomate, ma si allarga andando ad includere soprattutto le piccole realtà familiari (il 57% degli italiani che vorrebbero visitarle, in incremento del 7% rispetto a due anni fa) così come le dimore storiche. Queste aziende di produzione che si caratterizzano per il connubio tra storia, arte e vino sono sempre più desiderate: chi vorrebbe recarvisi passa dal 60% del 2019 al 67% del 2021.

Leggi anche: Estate 2021 all’insegna del cibo e dei prodotti tipici

Come arricchire l’offerta dell’enoturismo?

Ovviamente l’elevata propensione e l’interesse verso questa tipologia di viaggio e di esperienza diretta in cantina porta a formulare nuove offerte, o comunque a cominciare a chiedersi quali sono le strade più percorribili da attuare e come confermare questo trend di mercato cavalcando desideri e aspettative del target?

Una domanda chiave per il futuro del settore, anche alla luce del fatto che l’offerta in cantina è ritenuta molto simile e, spesso, non facilmente fruibile senza prenotazione.

L’acquisto di vini (indicato dal 73% dei turisti), la degustazione (71%) e l’assaggio di piatti ricercati in abbinamento alle produzioni dell’azienda (67%) sono oggi le proposte più gradite per il futuro; a seguire nella lista dei desideri del turista ci sono: fare degustazioni al tramonto, cenare nei vigneti, avere l’opportunità di conoscere in modo più approfondito i processi di produzione e la storia della cantina. Infine fra le attività che ricevono il gradimento maggiore rispetto al 2019 vi sono i wine club (+12%), le proposte dedicate ai più piccoli (+10%), attività sportive ed artistiche nei vigneti (+10%).

Ciò denota un chiaro desiderio di vivere e sperimentare la cantina attraverso modalità nuove, più coinvolgenti, e che permettano un arricchimento personale.

Lascia un commento