DIGITAL FOOD MARKETING PER RISTORATORI INTRAPRENDENTI

Il web e i social quotidianamente bombardano gli utenti con notizie, foto e post sponsorizzati di food e locali. Tutti i ristoranti, o quasi, hanno un sito, una pagina Facebook e un profilo Instagram, cercano di essere presenti on line e di conquistare in questo modo un maggior numero di clienti attraverso le immagini di piatti, mise en place e location, studiando il tutto per creare empatia e stimolare i sensi.

Mai come in questo momento storico gli chef sono sotto i riflettori (tv, web, magazine) e sui i media è presente una pletora di contenuti dedicati alla cucina. Ci si ritrova spesso in presenza di cuochi, senza una sufficiente preparazione, che vogliono essere protagonisti assoluti e che cercano di divenire personaggi, sul modello di chi lo è già, perdendo in questo modo di vista il valore della ristorazione e del cibo. Ma quanto questi chef e ristoratori sono bravi a comunicare? Quanti riescono a veicolare il messaggio più efficace per il loro target, quanti sono riescono a gestire un piano di comunicazione e strategie di web marketing performanti sui loro obiettivi?

Questa è una delle tante domande che abbiamo rivolto a Nicoletta Polliotto, web strategist, docente, esperta di food marketing e autrice del libro edito da Hoepli Digital Food Marketing, guida pratica per ristoratori intraprendenti.

Come lei stessa conferma: “C’è bisogno di mettere ordine in questa comunicazione schizofrenica. C’è necessità di ridefinire la figura dello chef e dei ristoratori, c’è bisogno di più intraprendenza e coraggio da una parte, perché bisogna essere coraggiosi per cambiare i propri approcci mentali e lavorativi e più umiltà dall’altra, in questo modo si possono ridisegnare le figure della ristorazione e della relazione con il cliente e ricollocare i valori della cucina e dell’accoglienza, di cui l’Italia può andare fiera”.

Digital Food Marketing, guida per ristoratori intraprendenti, è un manuale che propone una serie di strategie, di esempi, di strumenti da usare per riuscire a comunicare meglio. Un invito a essere più imprenditori, aspetto che viene tenuto fuori dalle cucine, quasi come fossero due momenti distinti senza capire invece che fare cucina per gli altri è fare impresa, e bisogna saperla indirizzare lungo il percorso più virtuoso e fruttuoso. C’è un‘evidente mancanza di cultura del marketing e della formazione. Cosa che al contrario hanno appreso molto bene le aziende del settore food & wine, molto orientate al content marketing e a uno storytelling strategico.

Come ci tiene a sottolineare Nicoletta Polliotto: “La ristorazione manca di un vero approccio imprenditoriale, lo chef, e lo stesso ristoratore, vivono la cucina in modo essenziale, al di fuori di questa non riescono a inquadrare il ristorante come un’impresa. L’idea che deve invece essere chiara è che un ristorante è un’azienda come altre, che deve avere degli obiettivi di mercato e deve trovare le strategie per realizzarli, al di là delle pentole e delle padelle. Accade molte volte che un ristorante non abbia un piano marketing, non abbia strategie e, ancora peggio, non abbia consapevolezza di ciò”.

Reale e virtuale sono mondi connessi e non più separati, quando mangiamo siamo sempre pronti a smanettare con il nostro smartphone, a fare foto e postarle in tempo reale e anche a dare le nostre opinioni e recensioni. E proprio sul tema delle famigerate recensioni si apre un capitolo interessante per il digitale food marketing.

“Un esempio necessario da fare – ci racconta Nicoletta – è quello legato alle recensioni e di rimando alle risposte date dai ristoratori, che sono molto permalosi quando arriva l’appunto negativo.  La reazione alla revenue è un aspetto saliente su cui lavorare: manca spesso diplomazia, si cade nella risposta scortese e acida per il semplice fatto che la situazione virtuale agevola a “bacchettare il cliente” e anche perché il nostro ristoratore non è forse ancora capace ed “educato” alla gestione di questo tipo di relazione. E se il cliente facesse una critica al servizio al momento di pagare il conto? Secondo voi quanto il ristoratore risponderebbe in modo scortese? Bisogna, invece, entrare nella logica che le critiche negative, se non sono fatte volutamente per distruggere, possono essere di stimolo per migliorare il marketing, migliorare l’offerta e fare branding. Quando i ristoratori si renderanno conto di ciò e saranno capaci di affrontare questa relazione virtuale con il cliente con la giusta diplomazia e ironia saremo sulla strada della loro trasformazione in imprenditori strategici”.

L’obiettivo finale che si propone l’autrice è invogliare i ristoratori a osare, a essere più intraprendenti, fornire nuove armi per comunicare sempre meglio on line. I consigli e gli esempi sono tanti: interviste agli esperti e casi studio, indicazioni strategiche, descrizioni meticolose degli strumenti web e del loro funzionamento, di come usarli e perché. La lettura del libro sarà sicuramente utile, per chi si vuole cimentare, per la formazione personale e la coscienza su come e dove investire meglio i propri soldi in ambito comunicativo, affidandosi magari a professionisti e non al cugino o amico di turno che faranno sicuramente risparmiare denaro, ma non saranno in grado di comunicare il ristorante in modo efficace.