La stagione 2025/2026 di Report si è chiusa col servizio “La colazione grassa”, che da una denuncia pseudo-scientifica alla margarina e alla colazione col cornetto, arriva ad un’attenta denuncia a pratiche commerciali scorrette. Quali sono i punti deboli ed i punti di forza di questa narrazione?
Domenica 31 maggio 2026 il programma Report ha trasmesso un servizio del giornalista Bernardo Iovene dal titolo “La colazione grassa”. Sono qui stati affrontati diversi punti di quella che viene definita “colazione all’italiana”, che sembrano però sollevare altrettanti punti di domanda, soprattutto se ci si ferma a fare un’analisi più attenta. Gli aspetti che hanno generato più perplessità possono essere racchiusi in tre punti principali:
- Una comunicazione allarmista;
- Un’informazione scientifica parziale e non ancorata alla realtà;
- La reiterazione di stereotipi che non aiutano il consumatore a sviluppare una vera consapevolezza.
Vediamo più nel dettaglio cosa è successo.
‘La colazione grassa’ di Report
Il servizio è iniziato chiedendo ad alcuni clienti intenti a mangiare dei cornetti nelle loro pasticcerie preferite se conoscessero gli ingredienti di cui sono fatti, e poi ai pasticcieri gli ingredienti utilizzati per la preparazione, in particolare se venisse impiegata la margarina o il burro. Si gioca fin da subito su una certa confusione linguistica – come il fatto che a Napoli la margarina venga talvolta chiamata genericamente ‘burro’ a primo acchito – per costruire la tesi di fondo: queste riprese fungono da espediente per raccontare agli ascoltatori che molto spesso il consumatore non conosce ciò che mangia, e anzi, come aggiunge il dott. Enzo Spisni, Fisiologo della Nutrizione e docente all’Università di Bologna, a cui a questo punto vengono sottoposte delle etichette: «pensano di mangiare qualcosa di preparato fresco, in realtà sono prodotti molto ultraprocessati. Contengono degli ingredienti chimici, creano danni all’intestino. Sia al microbiota intestinale, sia alla parete dell’intestino».
Per supportare il suo parere viene chiesta l’opinione anche del professor Pierpaolo Pavan, Medico Nutrizionista e Docente presso l’Università di Padova, il quale afferma che mangiando questi cornetti, prodotti con margarine vegetali, si ingeriscono rapidamente zuccheri semplici e grassi, tra i quali quelli trans, che portano ad un senso di sazietà molto scarso. Un’alternativa potrebbe essere quella della colazione mediterranea con pane e marmellata.
Pasticcieri e pasticcini
Non può mancare l’intervento di chi le brioche le produce, così sopraggiunge il pasticciere Gino Fabbri, secondo il quale le brioche dovrebbero essere prodotte con ingredienti “il più possibile naturali, come il burro, un elemento che si trova in natura” e secondo il quale la crema pasticcera dovrebbe essere cremosa, caratteristica in mancanza della quale ci si trova davanti ad un surrogato della crema stessa.
Il servizio va avanti narrando la colazione a Genova, quella con focaccia e cappuccino, e intervistando diversi pasticcieri allo scopo di dimostrare che in alcune pasticcerie si usa solo il burro, e molto spesso (come nel caso di una pasticceria di Trieste), il burro è quello di Normandia, risultato del processo di centrifuga, piuttosto che di affioramento. Si conclude col caso ChefExpress, la lettura della lista ingredienti dei cornetti farciti con “miele che non è miele”, che non sussiste neanche a norma di legge.
Il riassunto non è indubbiamente esaustivo, ma è sufficiente per l’analisi dei punti chiave.
La produzione di margarina da ieri ad oggi
La lingua che viene utilizzata lungo tutta la puntata è quella dello scientifichese. Si tratta la margarina come l’alimento che era fino ad un lustro fa, se non di più, ovvero un prodotto di origine vegetale ricco di acidi grassi saturi tali da generare grassi trans, responsabili di molteplici malattie cardiovascolari. La margarina è stata nel tempo oggetto di diverse tecniche produttive e anche diverse narrazioni: inizialmente di origine animale, nasce come sostituta del burro. Nel tempo vive periodi in cui viene raccontata come il cibo-benessere supremo e in altri come il male assoluto.
Dagli anni ‘80/’90 le evidenze scientifiche hanno dimostrato che il consumo di margarina prodotta mediante parziale idrogenazione dei grassi causava malattie cardiovascolari. Per questo motivo, l’industria ha cambiato radicalmente i propri processi: oggi si utilizzano principalmente il frazionamento dei grassi e la transesterificazione (o interesterificazione), un processo bio-chimico che modifica la struttura dei legami dei grassi senza generare gli acidi grassi trans, oppure si ricorre a miscele di oli e grassi naturalmente solidi.

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La legge sulla margarina
In ogni caso, oltre ad essere cambiato il processo produttivo, anche la normativa a riguardo è cambiata: infatti, con il Regolamento 2019/649, l’Unione Europea ha affermato che la quantità di Acidi Grassi Trans negli alimenti deve essere inferiore al 2%, stabilendo come data per aderire alla disciplina il 1° aprile 2021. Una normativa menzionata ma, comunque, messa in dubbio.
Inoltre, il concetto di prodotti ‘molto ultraprocessati’ risulta essere un’iperbole linguistica poco chiara: un alimento o rientra in una determinata categoria di trasformazione o non ci rientra, non esistono sfumature di intensità. La demonizzazione del processo industriale sposta l’attenzione dall’unico vero strumento di consapevolezza che il consumatore già possiede: la tabella nutrizionale e la lista degli ingredienti, che consentono di valutare l’equilibrio di un alimento prendendo in considerazione la propria dieta, al di là di qualsiasi etichetta ideologica. Il concetto di ‘ingrediente chimico’, invece, viene usato come uno spauracchio, dimenticando che ogni elemento in natura ha una composizione chimica, a partire dall’acqua. È l’equivalenza arbitraria tra ‘chimico’ e ‘nocivo’ a trarre in inganno l’ascoltatore, alimentando l’idea che la chimica sia un’esclusiva delle mistificazioni industriali.
Pane e marmellata
I fattori “tradizione” e “colazione mediterranea” sono poi quelli che corredano questa narrazione e la agganciano ai ricordi, alla comfort zone di ognuno di noi, al punto da proporre il pane con la marmellata come un valido sostituto di un alimento ricco di “zuccheri semplici e grassi non sempre buoni”. Proporre il pane e marmellata come l’antidoto ‘puro’ è una semplificazione nutrizionale. Anche la marmellata è un concentrato di zuccheri semplici e il pane bianco apporta carboidrati raffinati ad alto indice glicemico. Dal punto di vista metabolico, l’impatto sulla sazietà e sui picchi glicemici di una fetta di pane bianco con la marmellata non è strutturalmente così distante da quello di un cornetto, eppure nella narrazione del servizio il primo diventa l’eroe mediterraneo e il secondo il cattivo artificiale.
Tra frodi e approssimazione
Per concludere, se sul caso di ChefExpress e del ‘miele non miele’ Report fa un corretto lavoro di denuncia commerciale rispetto alle norme di legge, è sul piano prettamente scientifico e nutrizionale che il servizio scivola nell’approssimazione. Il ruolo dell’informazione è quello di diffondere notizie aderenti alla verità sostanziale dei fatti, soprattutto tenendo conto dell’impatto che si ha sugli ascoltatori e l’autorevolezza percepita dal pubblico.
Nonostante rispetto al tema trattato ce ne siano altri di maggior rilevanza per il pubblico, questo servizio, con il suo allarmismo e la sua ambiguità sembra voler veicolare una visione distorta della realtà, in particolare per sostenere la dicotomia naturale-artificiale: una scorciatoia mentale che, idealizzando un passato mitico e demonizzando il presente industriale, finisce per deresponsabilizzare il consumatore invece di educarlo a compiere scelte quotidiane critiche e informate.


