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Alimentazione

Alimentazione durante l’allattamento

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Premessa

L’alimentazione nei primi mesi di vita del nascituro, tramite l’allattamento, è di fondamentale supporto per la salute attraverso la regolazione del microbioma intestinale, del sistema immunitario e del metabolismo. A favore di questa tesi la dott.ssa Karin De Lucia, esperta ostetrica, afferma: «»

Il libro “Nutrizione Umana” editore Idelson Gnocchi descrive il rapporto tra latte materno e microbiota intestinale: “Il latte materno è stato tradizionalmente considerato sterile, ma studi recenti hanno dimostrato che esso è dotato di un microbiota che è in grado di agire sul sistema immunitario, di esercitare effetti benefici contro le infezioni e di ridurre il rischio di sviluppare malattie come diabete ed obesità.”

Il latte umano è l’alimento in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali e metabolici del neonato.

L’OMS e l’American Academy of Pediatrics consigliano l’alimentazione esclusiva con latte materno per i primi sei mesi di vita e, successivamente, di continuare con l’allattamento almeno per tutto il primo anno di vita del bambino.

L’allattamento è un periodo della vita di una donna in cui aumenta sia il fabbisogno energetico che l’attenzione a particolari nutrienti: proteine, acidi grassi essenziali, minerali e vitamine.

I macronutrienti durante l’allattamento

Nel libro “Nutrizione Umana” editore Idelson Gnocchi, si afferma che per la produzione di un litro di latte viene richiesta una spesa energetica di circa 700 kcal. “Una donna che allatta fornisce mediamente 500-600 ml di latte al giorno, fino anche a 800-900 ml. Una parte dell’energia necessaria a sintetizzarlo può derivare dai depositi adiposi accumulati durante la gravidanza: un’altra parte si ottiene aumentando l’apporto energetico di circa 500 kcal al giorno nei primi sei mesi di allattamento, in cui l’alimentazione del lattante è esclusivamente al seno. Nelle donne obese l’apporto può essere ridotto a 150-200 kcal.”

Il latte materno è costituito per l’87% di acqua. Per questo motivo è molto importante bere almeno 2,5 litri di liquidi al giorno, aumentando di 700 ml l’apporto giornaliero di acqua. Il resto della composizione del latte umano è costituito da carboidrati, grassi e proteine.

Proteine

Si consigliano alimenti con proteine ad alto valore biologico (carne, pesce, uova e formaggio). Le raccomandazioni prevedono un supplemento di 21g di proteine al giorno nel primo semestre di vita del nascituro e, successivamente, un supplemento di 14g di proteine al giorno nel secondo semestre.

Carboidrati

Le raccomandazioni prevedono di seguire una dieta bilanciata, senza specifici fabbisogni.

Lipidi

Gli acidi grassi essenziali sono di fondamentale importanza. Tra essi spicca il DHA, un acido grasso polinsaturo.

La dott.ssa Roberta Mercurio afferma: «Grande attenzione è stata posta sull’apporto di DHA attraverso il latte materno, il cui ruolo risulta essenziale per il corretto sviluppo neuro-cognitivo del lattante». Durante il periodo di gravidanza e di allattamento ha un ruolo efficace nella crescita cerebrale del neonato. Il DHA rappresenta oltre il 10% degli acidi grassi del cervello ed è di fondamentale importanza per lo sviluppo infantile.

I micronutrienti durante l’allattamento

Il fabbisogno di micronutrienti come calcio e fosforo rimane elevato in gravidanza ed in allattamento, mentre quello del ferro diminuisce. Aumenta il fabbisogno di vitamine, mentre di acido folico rimane più elevato in gravidanza piuttosto che in allattamento.

Quali alimenti evitare?

«Caffeina ed alcol possono essere veicolati dal latte materno, raggiungendo così il piccolo lattante e determinando effetti metabolici immediati e a lungo termine» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

Nel periodo dell’allattamento sarebbe meglio evitare quegli alimenti che possono conferire sapori sgradevoli al latte o, addirittura, scatenare nel lattante manifestazioni di tipo allergico.

Quali alimenti modificano il gusto del latte?

«Qualsiasi alimento può potenzialmente influenzare il gusto del latte. Questo dato, però, non è assolutamente da interpretare come aspetto negativo, piuttosto lo definirei positivo. È noto infatti che più è varia la dieta materna (in gravidanza e in allattamento) tanto più lo sarà quella del bambino» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

I cibi che possono cambiare il gusto del tuo latte sono: aglio, cipolla, broccoli, asparagi, peperoni, cavoli e carciofi.

Gravidanza: l’ incremento ponderale

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Premessa

L’incremento di peso della donna in gravidanza deve essere stabilito in maniera tale da garantire il migliore stato di salute per la gestante e per il nascituro. Ogni caso è totalmente a sé: valutazione del peso iniziale, costituzione fisica, attività fisica svolta e molti altri fattori determineranno un certo percorso.

Componenti chiave di uno stile di vita salutare durante la gravidanza sono: il corretto IMC pre-gravidico (indice di massa corporea pre-gravidico) ed un aumento di peso progressivo ed adeguato.

«Un eccessivo aumento di peso è stato associato a maggiori complicanze a carico della mamma e del nascituro (diabete gestazionale, ipertensione gravidica, parto pretermine)» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio, medico chirurgo, esperta in nutrizione pediatrica.

IMC pre-gravidico

Come anticipato, un fattore importante da valutare è l’ IMC pre-gravidico, ossia l’indice di massa corporea ad inizio gravidanza. Questo valore ci permette di capire l’aumento di peso auspicabile per la gestante:

  • Sottopeso (IMC < 18.5): aumento ponderale consigliato 12 – 18 kg
  • Normopeso (IMC 18.5-25): 11 – 16 kg
  • Sovrappeso (IMC 25-30): 6,8 – 11 kg
  • Obesità (IMC > 30):  5 – 9 kg

«La tematica del peso è sempre molto delicata: si può fare fatica ad accettare il corpo che cambia, vedersi addosso chili in più, nonostante essi siano temporanei. Il mio consiglio è quello di ricevere informazioni su una corretta educazione alimentare ed effettuare mensilmente una visita ostetrica per definire l’incremento ponderale» afferma la dott.ssa Karin De Lucia, aggiungendo: «Godersi il cibo è godersi la vita. Farlo in gravidanza è un’esperienza anche per il bambino dentro la pancia. Bisogna avere un approccio ed una relazione sana con il cibo: è importante mangiare senza sensi di colpa e con coscienza».

Incremento ponderale durante le fasi della gravidanza

L’incremento ponderale varia durante le divere fasi della gravidanza, così come il metabolismo. La dott.ssa Karin De Lucia pone un quadro generico di ciò che accade durante i diversi trimestri:

Nel primo trimestre il metabolismo materno non cambia di molto rispetto a quello pre-gravidico. A volte, casi come nausea e vomito possono rendere addirittura più difficile l’assunzione di pasti completi con gli alimenti a cui siamo abituati. In determinati casi, la gestante può prediligere piccoli pasti con cibo secco, che può aiutare a ridurre la sintomatologia. Nel caso in cui avvenga, invece, un picco di fame può essere utile avere degli snack sani come frutta secca.

Dal secondo trimestre di gravidanza il fabbisogno materno aumenta di 350 kcal al giorno, mentre dal terzo trimestre 460kcal al giorno (LARN).

Con il procedere della gravidanza l’aumento ponderale è anche dato dal peso dell’utero e del/la bambino/a che crescono , dal liquido amniotico, dalla placenta, e dai liquidi trattenuti dal corpo in vista del parto.

Mangiare bene riduce gli attacchi di fame e garantisce il giusto fabbisogno per mamma e bebè.  Affiancare la corretta alimentazione con una moderata attività fisica: passeggiate, ginnastica dolce, ginnastica in acqua, yoga per gestanti, migliora lo stato di salute e prepara al meglio per il parto.

 

Microbioma intestinale, alimentazione e gravidanza

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Premessa

Nel 2001 Joshua Lederber coniò il termine “microbioma”. Esso indica la comunità di microrganismi che vivono nel corpo umano: si stima che solo nell’intestino di un adulto vi siano circa 2kg di cellule microbiche.

Nel 2007, il National Institute of Health americano, ha fondato l’Human Microbiome Project, con lo scopo di mostrare le comunità microbiche ed i meccanismi attraverso i quali i microrganismi interagiscono con l’ospite.

Studi affermano che madre e figlio hanno un microbioma simile. Inizialmente veniva evidenziato il ruolo della genetica, successivamente si è scoperto che giocano un ruolo particolarmente importante l’ambiente uterino e lo stile di vita condiviso.

La dott.ssa Karin De Lucia, esperta ostetrica, afferma: «In gravidanza è molto importante prendersi cura del microbioma intestinale, attraverso l’alimentazione ed i probiotici. Avere un microbioma equilibrato influisce positivamente sul sistema immunitario della Donna, sull’umore, e sull’ambiente uterino e vaginale. Curare il microbioma prima del parto favorisce la colonizzazione da parte dei batteri “buoni” e la formazione del microbioma del nascituro».

Diversi studi relazionano dieta, microbioma e salute, aprendo la strada allo studio di interventi nutrizionali innovativi. Modulando il microbiota e le sue funzionalità, attraverso la dieta, è possibile trattare e prevenire malattie in cui il microbioma è coinvolto. Questo avviene perché lo stato di salute è strettamente connesso all’equilibrio del microbioma intestinale. Se l’equilibrio viene turbato si ha uno stato di disbiosi.

Leggi anche: “Alimentazione e gravidanza: i nutrienti”

La nascita del bambino ed il microbioma

Il bambino è in contatto con un’enorme diversità di microrganismi già al momento del parto. I bambini nati con parto naturale acquisiscono un microbiota dominato da Lactobacillus e Prevotella; mentre i nati con parto cesareo, sviluppano un microbiota caratterizzato da Propionibacterium, Corynebacterium e Staphylococcus.

«La nascita è l’unico evento in cui l’essere umano riceve l’imprinting e la colonizzazione da parte di questi batteri, che influenzeranno il suo sistema immunitario per tutta la vita. Dunque è un momento finestra molto delicato e importante , ma soprattutto irripetibile» afferma la dott.ssa Karin De Lucia.

Nel libro “Nutrizione Umana” – casa editrice Idelson Gnocchi, viene affrontata la tematica microbioma intestinale e nascituro: “Nei primi giorni di vita, la composizione del microbioma intestinale è piuttosto semplice. Essa è caratterizzata soprattutto da pochi microrganismi aero-tolleranti, in quanto l’intestino in questa fase contiene ossigeno, soprattutto Proteobacteria. Questi microrganismi gradualmente consumano l’ossigeno presente e permettono lo sviluppo di microrganismi anaerobi, come Bifidobatteri e Lattobacilli.”

Sono state evidenziate differenze in relazione al tipo di alimentazione ricevuta nei primi mesi di vita: latte materno o artificiale. I bambini allattati al seno hanno prevalenza di Bifidobacterium e Lactobacillus, mentre in quelli alimentati con latte in polvere prevalgono Enterococcus, Enterobacteriaceae, Bacteroides e vari Clostridia.

Verso la fine del primo anno di vita, il microbiota intestinale evolve verso quello dell’adulto, caratterizzato da microrganismi anaerobi e da una complessità di generi e specie microbiche presenti.

Leggi anche: “Gravidanza: Igiene alimentare e sostanze nocive”

Dieta e microbiota intestinale

La dott.ssa Karin De Lucia, alla domanda:

“Una dieta errata può impoverire il microbiota intestinale del neonato?” risponde:

«Più che impoverire direi alterare. Immaginiamo l’intestino come un grande giardino: a seconda di cosa vogliamo far crescere e proliferare bisogna prediligere l’assunzione di certi cibi (frutta e verdura) rispetto altri alimenti (dolci, junk food, cibi grassi). Il microbioma materno ha bisogno di essere rinforzato e curato in gravidanza per poter passare al bebè, durante la nascita, un “corredo” batterico sufficientemente buono. Esso sarà un alleato contro le disfunzioni del sistema immunitario e contro varie patologie. Il tutto, quindi, per una migliore salute a breve e lungo termine del nascituro».

Numerosi studi riguardano l’interazione tra dieta e microbiota intestinale, giungendo alla conclusione che le abitudini alimentari influiscono e comportano modifiche nella composizione del microbiota intestinale. Infatti, diete ricche in prodotti di origine animale promuovono lo sviluppo di microrganismi tolleranti alla bile, mentre comportano una riduzione di microrganismi in grado di degradare le fibre. Un breve cambiamento dell’alimentazione non è sufficiente per apportare modifiche permanenti nella composizione del microbiota.

Nel libro “Nutrizione umana” – casa editrice Idelson Gnocchi, si afferma che vi sono nette differenze nella composizione e nella funzionalità del microbiota tra popolazioni con abitudini alimentari molto diverse. “ I nativi africani e sudamericani, che hanno uno stile di vita rurale ed un’alimentazione abituale povera in prodotti di origine animale e ricca di fibre e carboidrati complessi, hanno una composizione del microbiota nettamente diversa da quello delle popolazioni occidentali, caratterizzate da una dieta ricca in zuccheri semplici e proteine di origine animale. ”

L’adattamento del microbiota intestinale al modello del mondo occidentale ha portato alla perdita di alcune specie batteriche ed una generale riduzione della biodiversità.

Gravidanza: Igiene alimentare e sostanze nocive

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Premessa

Secondo studi scientifici durante la gravidanza, per garantire la salute del feto, è  fondamentale prestare attenzione ad una corretta igiene alimentare, ad una manipolazione degli alimenti e, non da meno, bisogna evitare comportamenti a rischio come assunzione di alcool, sostanze nocive e fumo.

Leggi anche: “Alimentazione e gravidanza: i nutrienti

Rischio di tossinfezioni alimentari: listeriosi, toxoplasmosi e salmonellosi

Per evitare di contrarre batteri che possono creare gravi disturbi per la gravidanza ed il feto è consigliato prestare attenzione ad alcuni alimenti ed alle modalità di preparazione e cottura degli stessi. Le probabilità di contrarre listeriosi, toxoplasmosi e salmonellosi  si riducono fortemente se si seguono regole specifiche.

Alcune di queste regole vengono descritte nel libro “Nutrizione Umana” – casa editrice Idelson Gnocchi e sono:

  • Cucinare in maniera accurata un alimento prima del consumo;
  • Bere esclusivamente latte pastorizzato o UHT;
  • Escludere tutti i cibi di origine animale crudi o poco cotti: salumi, frutti di mare e uova;
  • Lavare accuratamente le mani prima della preparazione degli alimenti;
  • Evitare la contaminazione crociata per contatto tra cibi crudi e cotti;
  • Lavare accuratamente la frutta e la verdura prima di consumarla;
  • Evitare la contaminazione degli alimenti da parte di insetti come mosche e scarafaggi, avendo cura di coprire accuratamente le pietanze.

Inoltre, la dott.ssa ostetrica Karin De Lucia aggiunge ulteriori accortezze:

  • Prediligere la verdura e la frutta da filiere controllate;
  • Evitare il consumo di cibi provenienti da gastronomie senza che vengano adeguatamente riscaldati;
  • Evitare il consumo di formaggi molli, patè o carne affumicata.

«Le infezioni trasmesse dal cibo, come la listeriosi, la toxoplasmosi e la salmonellosi, possono causare gravi danni fetali, parto prematuro ed aborto» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio, medico chirurgo, specializzata in scienza dell’alimentazione e nutrizione pediatrica.

Attenzione alle sostanze nocive negli alimenti

Alcune sostanze nocive contenute negli alimenti possono avere un impatto sulla salute a breve ed a lungo termine del nascituro. Parliamo di pesticidi, antibiotici, farmaci, coloranti, conservanti, metalli pesanti, bisfenolo e ftati.

«Curare l’alimentazione già nel periodo preconcezionale, ponendo un occhio di riguardo all’ eliminazione più o meno completa di sostanze nocive, predispone l’organismo materno ad essere più fertile e meno contaminato dalle stesse» afferma la dott.ssa Karin De Lucia, aggiungendo che, questo discorso non vale solo per le donne, ma anche per gli uomini. Infatti, seguire un’alimentazione ed uno stile di vita sano, influisce positivamente sulla fertilità e sulla qualità degli spermatozoi.

Alimenti dai quali il feto non è in grado di proteggersi e fumo

Caffè

Nel caffè vi è la presenza di un alcaloide, la caffeina, responsabile dell’effetto che il caffé ha sul sistema nervoso. La caffeina può essere molto dannosa per il feto, poiché è in grado di attraversare la placenta e raggiunge il feto, il cui fegato non ha gli enzimi necessari per il metabolismo della caffeina. È raccomandato assumere caffè in quantità moderate: si consiglia un caffè al giorno ed il secondo decaffeinato. Bisogna prestare attenzione anche a tè e cioccolato.

Alcolici

«L’alcool, come il caffè, è una sostanza che supera la barriera protettiva della placenta, e può essere la causa per lo sviluppo della sindrome feto-alcolica. L’alcool una volta ingerito raggiunge in pochi minuti il circolo sanguigno fetale. Non avendo gli enzimi per metabolizzare le molecole di alcool , vanno a depositarsi nel sistema nervoso centrale e in altri organi, danneggiandoli» afferma la dott.ssa Karin De Lucia. Inoltre aggiunge: «Ad oggi non si è a conoscenza della dose minima di alcool che una donna possa assumere senza provocare danni al feto: per questo è importante sapere che la scelta più sicura in gravidanza è decidere di non assumere alcool».

Fumo

Anche il fumo ha effetti negativi in gravidanza, soprattutto sulla funzionalità della placenta da cui dipende fortemente il benessere fetale.

«Ad un’ abitudine tabagica sono correlati diversi effetti sulla gravidanza e sul nascituro: rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita, disturbi respiratori ed un maggior rischio di sviluppare sindrome metabolica» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

Alimentazione e gravidanza: i nutrienti

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Premessa

La gravidanza è un periodo fisiologico della vita di una donna ed è fondamentale prestare attenzione all’alimentazione quotidiana, poiché essa incide ampliamente sulla salute della gestante e del nascituro. La principale fonte di nutrimento del feto è infatti costituita da tutto ciò che la madre ingerisce, sia sottoforma di cibo che di bevanda.

«Diversi studi hanno dimostrato una certa correlazione tra abitudini alimentari in gravidanza ed effetti a lungo termine sulla salute del nascituro. Lo stato nutrizionale della futura mamma è importante per garantire il corretto sviluppo dell’embrione, del feto e del bambino che verrà al mondo» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio, medico chirurgo, specialista in scienza dell’alimentazione e nutrizione pediatrica.

Avere una dieta bilanciata è fondamentale per prevenire patologie ostetriche come il diabete gestazionale, la gestosi e l’ipertensione.

Le sostanze fondamentali in gravidanza

I macronutrienti

«Quando penso all’azione che hanno i macronutrienti in gravidanza nella formazione di un altro essere umano,  mi piace pensare come se fossero dei mattoncini che aiutano nella costruzione di un altro organismo: un’altra persona» afferma la dott.ssa Karin De Lucia, esperta ostetrica.

Ogni donna in gravidanza ha bisogno di un determinato apporto di macronutrienti e, poiché ogni individuo ha le sue specifiche esigenze e le proprie scelte alimentari, è meglio essere guidati da un nutrizionista. È buona norma seguire i principi della dieta mediterranea, poiché essa risulta essere una perfetta alleata delle donne in gravidanza.

Le regole base della dieta mediterranea prevedono il costante apporto di acqua e di prodotti vegetali: cereali, frutta, legumi, semi ed olio di oliva. Viene moderato il consumo di alimenti di origine animale, prediligendo carni bianche, uova e pesce azzurro. Infine, bisognerebbe ridurre le bevande zuccherate ed in generale il junk food, ossia il cibo spazzatura.

Proteine

Il fabbisogno proteico giornaliero aumenta progressivamente durante la gravidanza. L’introito di proteine può essere distinto nei diversi trimestri: nel primo trimestre basterà mangiare sano per coprire il fabbisogno giornaliero; nel secondo trimestre il fabbisogno di proteine del bambino inizia ad aumentare fino a raggiungere il picco nel terzo trimestre.

Le proteine costruiscono i tessuti del bambino, sono fondamentali per la muscolatura dell’ utero, del feto e per la crescita della placenta.

Lipidi

Le raccomandazioni sui livelli di assunzioni dei lipidi durante la gravidanza non si discostano dalle indicazioni generiche per la popolazione. La percentuale giornaliera consigliata oscilla intorno al 30% delle calorie totali. Nei diversi trimestri la gestante deve garantire un giusto apporto di acidi grassi essenziali. L’assorbimento e l’apporto di acidi grassi polinsaturi omega-3 è fondamentale, in particolare nel secondo e terzo trimestre per lo sviluppo neuronale del feto. Il DHA è un acido grasso semi essenziale della serie omega-3 ed è presente nel pesce: salmone, sgombro, sardine, tonno ed alici.

Carboidrati

Come per i lipidi, le indicazioni nutrizionali per la gestante non si discostano dalle linee guida per l popolazione in generale. I carboidrati sono la principale fonte di energia dell’organismo. Bisogna ridurre il consumo di zucchero, succhi di frutta e dolci, migliorando invece il consumo di alimenti ricchi di fibre: cereali integrali, legumi, frutta e verdura.

I micronutrienti

Con un’alimentazione corretta e bilanciata non vi sarà il bisogno di assumere integratori vitaminici.

Particolare attenzione viene posta ai minerali (calcio, ferro, zinco, rame, fosforo, iodio e magnesio) e vitamine (B9, D, B12). Minerali e vitamine sono micronutrienti fondamentali per favorire un buon funzionamento dell’organismo materno e per sostenere un sono sviluppo del feto.

Vitamina B9 (Acido folico)

L’acido folico si trova in alimenti come cibi integrali, verdura a foglia, uova, carne e crusca. Esso andrebbe introdotto prima della gravidanza: alcuni studi dimostrano che il fabbisogno di acido folico fetale sia massimo già nei primi giorni di gestazione.

«L’acido Folico viene consigliato già prima di iniziare una gravidanza integrando giornalmente 400 microgrammi al giorno e di solito viene consigliato di continuare per tutto il primo trimestre (13 settimane + 6 giorni) per evitare malformazioni riguardanti il tubo neurale (come ad esempio la spina bifida)» afferma la dott.ssa Karin De Lucia.

Vitamina D

La vitamina D è conosciuta come la vitamina del sole, poiché la sua produzione avviene in seguito all’esposizione della pelle ai raggi solari. Le funzioni della vitamina D sono molteplici: rinforza le difese immunitarie, permette un’ azione modulante nei confronti dell’infiammazione, permette l’assorbimento del calcio e del fosfato a livello intestinale e la deposizione di calcio nelle ossa.

«La vitamina D, importante per garantire un adeguato sviluppo scheletrico del feto, dovrebbe essere supplementata nei casi di aumentato rischio di carenza (esposizione solare insufficiente, pelle scura, abiti estremamente coprenti)» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

Leggi anche: “La vitamina D: facciamo chiarezza

Vitamina B12

La vitamina B12 ha un ruolo fondamentale nella produzione dei globuli rossi e nella formazione del midollo osseo.

 

La passione del Sommelier e la tecnica del Mastro Oleario

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Premessa

Claudio Vignoli è Sommelier di olio d’oliva, Mastro Oleario e consulente per la produzione e commercializzazione di olio di oliva. Riconosciuto a livello internazionale, vanta ben 25 anni di esperienza. Oggi racconterà per i lettori di Radio Food, quanta passione e dedizione risiede alla base delle due figure professionali sopracitate. Figure così diverse tra loro ma con un grande valore aggiunto in comune: l’amore per l’olio.

La figura del Sommelier e l’importanza del panel test nei concorsi

Il Sommelier dell’olio vergine di oliva, ugualmente definito “Assaggiatore”, è colui che ha acquisito la capacità di valutare a livello sensoriale o organolettico un determinato olio.

Il giudizio del Sommelier ha valore in termini di legge. Per questo motivo riveste un ruolo fondamentale nella valutazione degli oli in ambito di concorsi nazionali ed internazionali. All’ interno dei concorsi l’assaggiatore non è solo, bensì opera all’interno di un “panel test”, ossia una giuria formata da esperti Sommelier.

L’organizzazione fornisce dei campioni in forma anonima e, per questo motivo, i Sommelier non saranno influenzati da fattori quali: provenienza, produzione e varietà delle olive. Ogni assaggiatore studierà, grazie ad uno spiccato uso di olfatto e gusto, eventuali difetti (ad esempio: rancido, muffa, avvinato) ed attributi positivi dell’olio. Con il naso e con la bocca si ha la possibilità di percepire profumi e aromi collegabili ad un ricordo:  il profumo dell’erba fresca appena tagliata, la mela, il carciofo e molto altro.

“La qualità principale di un Sommelier è la capacità di saper riconoscere ed apprezzare tutti i sentori, gli aromi, i retrogusti di un olio di oliva, nonché gli eventuali difetti” afferma Claudio Vignoli.

Al termine dell’esame viene assegnato un punteggio per ogni campione di olio e la somma dei punteggi decreterà l’olio vincitore. In ogni concorso gli oli vengono divisi per categorie, ad esempio la categoria “fruttato delicato”, “fruttato medio” e “fruttato intenso”.

Al di fuori del concorso, dove vige esclusivamente la valutazione sensoriale, esiste anche l’ analisi chimica di laboratorio: la combinazione dei due risultati determinerà la qualità dell’olio e la classificazione dello stesso. L’analisi chimica è estremamente oggettiva e si basa su parametri definiti dall’ente che regola il mondo dell’olio: il COI, ossia il Consiglio Oleicolo Internazionale avente sede a Madrid e formato da tutti gli stati membri.

Il percorso da effettuare per diventare Sommelier dell’olio vergine di oliva

Per ottenere la qualifica di Sommelier bisogna seguire un iter che prevede diversi step. Il primo step è la frequenza di un corso specifico tenuto da organismi accreditati, i quali garantiscono l’idoneità fisiologica dell’utente all’assaggio di olio evo. Il secondo step è un allenamento della durata di un anno che prevede molteplici prove di assaggio presso determinate organizzazioni. Alla fine di questo percorso, si acquisisce la qualifica e ci si può iscrivere al registro degli assaggiatori professionisti.

Tra gli organismi più conosciuti in Italia preposti ed accreditati ad organizzare corsi per assaggiatore di olio ci sono: OLEA Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori (Pesaro) e ONAO Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio d’Oliva (Imperia).

La figura del mastro oleario

Il Mastro Oleario è una figura tecnica che si occupa di tutto il processo di trasformazione dell’olio: dalla raccolta delle olive all’imbottigliamento dello stesso. Egli deve essere in grado di gestire eventuali punti critici durante il percorso che prevede: la raccolta, il trasporto, la pulitura, la trasformazione, la decantazione, lo stoccaggio e l’imbottigliamento.

La qualità dell’olio dipende in primis dalla qualità delle olive, ma un buon Mastro Oleario  riesce a mantenere intatta la qualità intrinseca delle stesse con il suo operato. Egli non può  migliorare la situazione di partenza, ma deve evitare tramite le giuste accortezze, di peggiorarla.

“Il Mastro Oleario è il punto unione tra il campo, ossia il punto di partenza, e l’imbottigliamento, ossia il punto di arrivo” afferma Claudio Vignoli.

Per diventare Mastro Oleario bisogna frequentare degli appositi corsi, il Paese dove esistono più scuole ed organismi che effettuano tali corsi è la Spagna.

Valutazione dei parametri: qualità e quantità

Quando l’oliva è ancora molto verde significa che non ancora è matura, per questo motivo l’olio che si potrà estrarre da essa sarà una percentuale molto bassa, circa 7-8%, ma generalmente si otterrà un olio di ottima qualità. Economicamente non è vantaggioso trasformare olive immature in olio, però è bene sottolineare che in questa fase l’oliva presenta una quantità di polifenoli molto alta.

Quando invece l’oliva è matura, il contenuto di olio varia tra il 18 ed il 20%. In questo caso la resa sarà alta, ma il contenuto in polifenoli potrebbe essere nettamente più basso.

La qualità di un olio è data anche dalla percentuale di polifenoli presente in esso, ma il Mastro Oleario deve gestire il rapporto tra qualità e quantità, ossia tra qualià e resa economica.

“Il Mastro Oleario ha il compito essenziale di mediare tra la redditività del processo e la qualità del prodotto finale. Per raggiungere questo obiettivo deve essere in grado di conoscere anche le variabili agronomiche, quindi il grado di maturazione delle olive, la resa in olio e le conseguenze di queste componenti sia a livello economico che organolettico” afferma Claudio Vignoli.

Altre cause che incidono sulla qualità e la quantità dell’olio dipendono dalla gestione di due fattori fondamentali: tempo e temperatura.

Leggi anche: “Olio di oliva: guida per il consumatore attento”

Claudio Vignoli: 《L’olio evo è un vero e proprio alimento》

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Premessa

“È più facile, oggi, convincere le persone a spendere 30 euro per una bottiglia di vino che non per un litro di olio. Il vino ha in sé quella forza conviviale e quella potenza narrativa che l’olio ancora non ha espresso pienamente. Ma è solo una questione di tempo” afferma Claudio Vignoli. “Se è vero che il vino suscita emozioni e rimanda una convivialità che l’olio non può eguagliare, non vanno però trascurate le sue proprietà nutrizionali e soprattutto i molteplici benefici per la salute. L’olio non va pensato come un condimento, ma come un vero e proprio alimento”.

Come scegliere il migliore olio evo?

Claudio Vignoli, Sommelier e Mastro Oleario, ha assaggiato e valutato migliaia di oli di oliva provenienti da tutto il mondo, ma attesta quanto sia difficile poter stabilire con esattezza l’olio migliore. Il motivo risiede nel fatto che l’olio, come altri alimenti e condimenti, è soggetto al gusto ed al palato di ognuno di noi.

“L’olio migliore è quello che più ci piace, quello che più ci fa sentire emozioni ed esalta le nostre papille gustative ed olfattive” afferma Claudio Vignoli.

Qualità dell’olio secondo i criteri: soggettività ed oggettività

Per godere di un olio di qualità, bisogna fare una valutazione in termini “oggettivi” e “soggettivi”:

Si può valutare un olio di qualità in termini “oggettivi” mediante un’analisi chimica. Essa si realizza secondo una metodologia standard valida in tutto il Mondo ed è per questo che è oggettivamente valida.

Una valutazione in termini “soggettivi”, invece, indica la valutazione sensoriale che, seppur seguendo delle regole studiate e comuni, è basata sull’utilizzo dell’olfatto e del gusto. Proprio per questo motivo è facile aspettarsi un’ interferenza personale al fine della valutazione.

“Mi è capitato molte volte di assistere a delle valutazioni sensoriali dove lo stesso olio, assaggiato e valutato da un gruppo di assaggiatori qualificati, ha avuto punteggi e valutazioni molto diverse. Può capitare di vedere lo stesso olio vincere una medaglia d’oro in un determinato Concorso e magari una di bronzo o addirittura nessuna medaglia in un altro concorso, proprio perché in questi casi interviene il fattore soggettivo di valutazione.” afferma Claudio Vignoli.

L’importanza della quantità di polifenoli nell’ olio

L’olio è ricco di polifenoli, ossia i componenti antiossidanti naturali contenuti nelle olive che producono molteplici benefici per la salute. La categoria di olio nominata “fruttato intenso”, per esempio, gode di una grande quantità degli stessi. Per questo motivo, durante l’assaggio di un olio di questo tipo, percepiremo un forte pizzicore alla gola. La quantità di polifenoli dipende dalla varietà delle olive e dalla zona di produzione. Ad esempio nella zona Lago di Garda e  in Liguria, le varietà di olive autoctone producono un olio delicato; mentre in Puglia, precisamente a Corato, spicca la Coratina, un olio conosciuto per il suo alto livello di retrogusto piccante che provoca il famoso pizzicore in gola. La Coratina è prodotta con una varietà di olive che gode del più alto numero di polifenoli in natura.

“Appena la Coratina viene trasformata in olio può risultare difficile da consumare” sottolinea Claudio Vignoli, “per questo motivo si fa decantare un periodo di tempo prima della consumazione”.

Il numero di polifenoli con il passare del tempo inizia a ridursi, anche e soprattutto per questo motivo è fondamentale conservare al meglio il prodotto. Si consiglia di consumare l’olio entro i 18 mesi dall’imbottigliamento e di conservarlo lontano da fonti di calore e luce. L’olio deve essere posizionato in un luogo fresco ed asciutto, rigorosamente in una bottiglia di vetro scuro.

Acidità dell’olio e valore di perossidi

Altro elemento distintivo di un buon olio extra vergine è l’acidità: più questa è bassa più la qualità è elevata. Un buon olio extra vergine dovrebbe avere una acidità che non sia superiore allo 0,2% – 0,3%.

Una bassa acidità deve essere abbinata ad un basso numero di perossidi. Essi indicano un’ alterazione di tipo ossidativo dell’olio, sinonimo di degradazione ed invecchiamento. La legge prevede che il limite relativo al numero di perossidi in un olio extravergine d’oliva è 20, al di sopra del quale l’olio è considerato lampante, e quindi non commestibile.

Chi è Claudio Vignoli?

Non solo Sommelier e Mastro Oleario, ma anche socio O.L.E.A. e fondatore di Claudio Vignoli Group, una società di consulenza per la produzione e commercializzazione di Olio di Oliva nel mondo con sede a Jesi (AN).

Il suo sogno è trasmettere la cultura dell’olio d’oliva non solo ai professionisti del settore, ma anche ai consumatori finali.

Nel breve termine l’ambizione di Vignoli è proporre tramite l’e-commerce eccellenze made in Italy di tre regioni: Toscana, Puglia e Sicilia, per qualto riguarda l’olio evo.

Precisamente: la Coratina – Puglia IGP, un Blend con prevalenza la varietà Frantoio – TOSCANA IGP e un Blend con prevalenza Nocellara del Belice e Biancolilla – SICILIA IGP.

Questo e-commerce avrà un focus principale sugli oli evo, ma proporrà anche tutta una serie di eccellenze del food Made in Italy. Le eccellenze verranno selezionate e create da Claudio Vignoli insieme ad un team di chef e tecnologi alimentari.

Benessere dell’apparato digerente ai tempi del covid-19

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‍Premessa

AIGO – Associazione italiana gastroenterologi & endoscoposti digestivi ospedalieri – pone al centro dell’attenzione l’importanza della prevenzione per la salute dell’apparato gastrointestinale, soprattutto ai tempi del Covid-19. Alla base della prevenzione vi è sempre una corretta informazione.

L’impatto che ha lo stile di vita sull’ apparato gastrointestinale è alto. La cattiva alimentazione, stress, fumo, sedentarietà, sono tutti fattori che remano contro il benessere dello stesso.

Inoltre, è fondamentale sapere leggere i campanelli di allarme, intervenendo tempestivamente con esami diagnostici per scongiurare eventuali patologie.

L’associazione AIGO sottolinea l’importanza di nutrirsi in sicurezza. Per questo motivo fornisce alcune dritte riguardo il food delivery, diventata oggigiorno una pratica abituale. I punti essenziali che abbiamo analizzato sono: Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2? Come bisogna trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

Purtroppo, a causa della pandemia e del boom di contagi, vi è un rallentamento dell’attività ambulatoriale ed endoscopica. Non solo, una conversione dei reparti di gastroenterologia in reparti covid ed una limitazione delle attività di screening oncologici. Tutto questo ostacola l’attività assistenziale della gastroenterologia italiana. La conseguenza principale è l’allungamento dei tempi, indubbiamente incompatibile con l’obiettivo di diagnosi precoce.

L’importanza della prevenzione

La cattiva alimentazione e la sedentarietà sono parte integrante di uno stile di vita errato e, di conseguenza, di eventuali patologie gastrointestinali. A questo proposito, AIGO afferma: 《La composizione della dieta influenza notevolmente i processi digestivi, in quanto alcune sostanze, come i grassi, richiedono procedimenti di digestione complessi. Una dieta ricca di grassi può rallentare la digestione e causare la sensazione di gonfiore dell’addome. L’attività fisica facilita le funzioni intestinali, riducendo il tempo di transito nel tubo digerente con conseguenti risvolti positivi sulla stitichezza》.

Anche il fumo e lo stress possono influenzare il corretto svolgimento delle funzioni intestinali. 《Nel tratto digestivo superiore, sia il fumo che lo stress incrementano la secrezione di acido nello stomaco. Inoltre, lo stress riduce la secrezione di muco gastrico così da aumentare il rischio di formazione di ulcere. Sul tratto digestivo inferiore, la nicotina del fumo e alcuni ormoni prodotti in corso di stress possono incrementare motilità dell’intestino determinando diarrea》sottolinea AIGO.

AIGO: 《Non sottovalutiamo i campanelli di allarme》.

Un occhio attento aiuta a non tralasciare eventuali campanelli di allarme. Bisogna distinguere tratto digestivo superiore (esofago, stomaco, duodeno, fegato e pancreas) e tratto digestivo inferiore (intestino tenue e colon). La presenza di sintomi di allarme guiderà alla scelta di indagini strumentali (endoscopia, ecografia o TAC) da eseguire sempre su consiglio medico.

AIGO, Food Delivery e Covid-19: nutrirsi in sicurezza

In generale, le regole fondamentali per la sicurezza e l’ igiene alimentare sono sempre le stesse, al di là del Covid-19. La possibilità di contagio è eliminata lavandosi accuratamente le mani e cucinando gli alimenti.

Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2?

《Pur consapevoli che il “rischio zero” in medicina non esiste, va detto che non si registrano segnalazioni di contagio attraverso il cibo, nonostante la verosimile origine animale del SARS-CoV-2. È noto peraltro che negli ambienti refrigerati il Sars Cov2 si può diffondere facilmente. Sono stati segnalati cibi surgelati positivi al coronavirus (frutti di mare e ali di pollo). Questo può spiegare alcuni focolai che si sono registrati negli impianti di macellazione e di confezionamento della carne》 risponde AIGO.

Come trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

《È’ necessario accertarsi che la catena del freddo venga rispettata. In particolare se si sceglie di consumare pesce crudo dobbiamo avere garanzie del corretto abbattimento, anche per evitare il rischio di contaminazioni diverse, quali ad esempio l’anisakis. Per quanto riguarda frutta e verdura il consiglio è sempre quello di lavare accuratamente ciò che mangiamo. Questa pratica igienica è indispensabile anche in epoca di non pandemia》risponde AIGO.

Le difficoltà del sistema sanitario nel 2020/2021

Per necessità molte strutture hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente o essere ridotte per accogliere l’afflusso di pazienti positivi al Covid-19. Questo a causa dell’interruzione e del rinvio di molte attività, ad esempio quelle relative all’assistenza alle malattie dell’apparato digerente e alle procedure diagnostiche di routine.

Che tipo di problematica ha portato questo rallentamento del sistema sanitario?

《Il rallentamento comporta un effetto negativo sulle diagnosi delle neoplasie dello stomaco, pancreas e colon-retto. I dati sul cancro colo-rettale riflettono anche le conseguenze dell’interruzione dei programmi di screening in tutta Italia. I dati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Italiano di Screening (ONS) e comprendenti le informazioni dal 1 ° gennaio al 30 settembre 2020, stimano un ritardo di screening di 4,7 mesi standard in tutto il paese con punte di 7,1 e 8,4 mesi (Lombardia e Calabria, rispettivamente). È importante sottolineare che l’ONS ha stimato che sono stati persi alla diagnosi in tutto il paese 1.168 cancri del colon e 6.700 adenomi avanzati (che sono immediati precursori dei tumori)》 afferma AIGO. Queste mancate diagnosi potrebbero avere un forte impatto sullo stadio della malattia e sulla mortalità.

La Kobe e la Wagyū australiana arrivano ad Ostia

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Premessa

ROMA – È ormai mezzo secolo che, ad Ostia, precisamente a Piazza Tolosetto Farinati degli Uberti, spicca “La boutique della carne” della famiglia De Angelis. La macelleria si presenta con un’ insegna elegante, che denota già da sé il livello di prestigio offerto.

“La caratteristica a cui teniamo di più è la qualità: la carne che proponiamo è carne certificata e documentata. Lo facciamo per poter fornire ai nostri clienti solo il meglio, ogni giorno.” – afferma Roberto De Angelis, caposaldo della squadra.

Roberto De Angelis, da sempre fautore della carne di ottimo livello, si era già distinto in passato per la sua unicità: preparazione quotidiana di prodotti freschi e fantasiosi, importazione di prodotti tipici dell’ Umbria e del Trentino, vasta scelta di carne di qualità come Scottona, Angus Uruguay e Japan Style. Il tutto rigorosamente condito da dedizione, cortesia ed igiene.

Dal 25 febbraio la Boutique della carne firmata De Angelis permette alla sua Ostia di godere a pieno dei tagli di carne più pregiati, più ricercati ed apprezzati al mondo: la tenerissima Kobe proveniente esclusivamente dal Giappone (solo previa ordinazione) e la Wagyū Australiana, reperibile quotidianamente nella Boutique.

In questo difficile periodo la famiglia De Angelis potenzia la consegna a domicilio, portando l’eccellenza su tutte le tavole romane. Il servizio di consegna è sempre disponibile nelle zone comprese tra Ostia ed Eur e tra Torvajanica ed Anzio.

Kobe giapponese e Wagyū australiana

Si crea spesso confusione tra le due tipologie, ma è molto importante fare chiarezza. Potremmo riassumere con:  “Tutto il Kobe è Wagyū, ma non tutto il Wagyū è Kobe.”

Cosa significa?

Il termine Wagyū significa letteralmente “mucca giapponese” e si riferisce alle sei razze autoctone del Giappone. Tra queste sei razze troviamo la Japanese Black, dalla quale deriva il manzo Kobe. In Giappone la mucca giapponese (wagyū) prende il nome delle aree geografiche in cui essa si trova: di conseguenza, la carne “Kobe” prende il nome dalla città Kobe.

I bovini wagyū australiani sono quindi mucche giapponesi che vengono esportate dal Giappone ed allevate in Australia. Ecco perché: “Tutto il Kobe è Wagyū, ma non tutto il Wagyū è Kobe.”

La consistenza, sia per quanto riguarda la Kobe che la Wagyū australiana, è estremamente tenera. Il sapore è burroso, leggero e morbido. Le carni pregiate preferiscono una leggera cottura a fuoco vivo o in una padella di ghisa, per preservare tutto il sapore e l’intensità delle caratteristiche.

Wagyū australiana

 

Kobe – Giappone

La marezzatura

Cosa rende questa carne così saporita e tenera? Quando osserviamo una carne bovina di qualità, ricordiamo di prestare attenzione alla marezzatura.

La marezzatura della carne è osservabile grazie alle venature di grasso presenti, che possono essere di piccola e media dimensione. Essa rappresenta l’infiltrazione e la distribuzione di grasso all’interno del tessuto muscolare dell’animale.

La marezzatura indica che la carne è di qualità, soprattutto se ci si riferisce ai tagli di carne bovina pregiata. La qualità della carne marezzata è scienza, perché il grasso indica lo stato nutrizionale ed il livello di salute dell’animale. Durante la cottura della carne, la marezzatura ha un ruolo fondamentale sul sapore e sulla tenerezza della stessa.

La Boutique della carne propone una marezzatura 7-8, uno standard molto alto visto che la scala pone massimo 12 gradi di marezzatura.

Non solo Kobe e Wagyū: la Boutique De Angelis non pone limiti all’eccellenza proponendo anche altre carni di qualità, fornendosi sempre dai migliori fornitori di carne. Scottona, Angus Uruguay dall’ Argentina e Japan Style dalla Danimarca per completare il quadro delle carni pregiate.

Scottona

Japan Style – Danimarca

Japan Style – Danimarca

Leggi anche: “Il tartufo bianco d’Alba: l’oro bianco del Piemonte

Ortoressia: un disturbo alimentare da non sottovalutare.

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Premessa

Il termine “Ortoressia” è stato coniato nel 1997 dal medico nutrizionista britannico Steven Bratman. Egli diagnosticò questo particolare disturbo alimentare su se stesso rendendosi conto che, alcuni suoi comportamenti alimentari, erano eccessivamente rigidi e severi.

L’ortoressico ha l’ossessione del mangiare sano, tanto forte da avere sensi di colpa quando non riesce a mangiare nel modo da egli ritenuto più “giusto”.

L’ortoressia vive di un’attenzione maniacale alla gestione, al trattamento ed alla conservazione di ogni forma di cibo o di materia prima. Vi è una preferenza alla consumazione di alimenti biologici e/o privi di agenti contaminanti.

L’ossessione determina comportamenti eccessivi anche riguardo le componenti caloriche, tanto grave da portare l’ortoressico a digiunare saltando i pasti.

La qualità e la quantità dei cibi diventano più importanti di tutto. Si rischia di compromettere le relazioni sociali, lavorative ed affettive nonché il benessere generale della persona.

Per avere un quadro completo è fondamentale approcciare l’argomento sia dal punto di vista nutrizionale che psicologico. Per questo motivo, chiariremo alcuni punti fondamentali con il Dott. Salvatore Avolio, nutrizionista specializzato in obesità, diabete mellito ed anoressia e la Dott.ssa Marianna Michela Milia, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, specializzata in Psicoterapia Gestalt Analitica Individuale e di Gruppo.

Ad oggi, questo disturbo non è ancora riconosciuto come patologia psichiatrica alimentare, a differenza dell’ anoressia e della bulimia. Per questo motivo non è annoverato nel DSM (manuale diagnostico e statico dei disturbi mentali). “ Uno studio condotto presso la Sezione di Psichiatria dell’Università di Pisa, la definisce come un nuovo possibile prodromo di una sindrome psicologica.” – afferma la Dott.ssa Marianna M. Milia.

Leggi anche: “Quanto è importante seguire una sana alimentazione sin da bambini?

Ortoressia: quali sono i sintomi dal punto di vista psicologico?

Dal punto di vista psicologico, la Dott.ssa Marianna M. Milia fornisce un quadro sui sintomi di tale disturbo alimentare:

“L’ortoressia è fondamentalmente un atteggiamento ipocondriaco verso tutto ciò che non è considerato naturale. I sintomi ed i comportamenti tipici che contraddistinguono tale disturbo alimentare riguardano la fissazione per il mangiare sano e, di conseguenza, la frustrazione ed i forti sensi di colpa quando non si riesce a mangiare nel modo ritenuto corretto. Questa fissazione si traduce in una pianificazione al millimetro dei propri pasti. Chi è affetto da questo disturbo, infatti, solitamente è tormentato da pensieri continui nei confronti del cibo e programma i pasti con molti giorni di anticipo, per evitare ogni alimento considerato dannoso.”

Inoltre, aggiunge la Dott.ssa Marianna M. Milia: “L’eccessiva quantità di tempo dedicato a studiare le caratteristiche di ogni cibo, crea una forte penalizzazione di altre attività importanti. La preparazione dei cibi prevede soltanto procedure studiate e ritenute le migliori per eliminare rischi per la salute. Ad esempio cotture particolari o utilizzo di un certo tipo di pentole o piatti.”

Ortoressia: quali sono i sintomi dal punto di vista nutrizionale?

Dal punto di vista nutrizionale, il Dott. Salvatore Avolio spiega come si presenta visibilmente un paziente che soffre di ortoressia:

“Il paziente si presenta con carenze nutrizionali, spesso vitaminiche, ma soprattutto presenta atrofia di carattere muscolare. Solitamente si hanno quadri di sarcopenia, cioè carenza di massa magra, che portano il paziente in un continuo stato apatico e di stanchezza cronica.”

Il nutrizionista sottolinea l’importanza di non fissarsi con il peso della bilancia. Abbassare il proprio peso corporeo indicato dalla bilancia e l’essere magri ed in salute sono due cose estremamente diverse. L’ossessione dell’ortoressico, infatti, riguarda il fatidico numero della bilancia, che è un parametro inutile ed aspecifico.

“Si può pesare poco ma avere il colesterolo o la glicemia alta, perché c’è uno squilibrio fra la percentuale di grasso e quella di magro. Quando si esegue una dieta estremamente ipocalorica, il fisico tende a trattenere quei macronutrienti fondamentali (grassi e zuccheri) bruciando la massa magra.”

Dobbiamo ricordare che, durante una dieta, è fondamentale preservare la massa magra. Inoltre, è sbagliato avere un continuo controllo del peso sulla bilancia.

Ortoressia: test per riconoscere tale disturbo

La Dott.ssa Marianna M. Milia spiega ai lettori di Radio Food l’utilità del Test di Bratman e del Test Orto 15, un ampliamento del primo test.

“Tramite questi test è possibile fare una diagnosi differenziale e riconoscere se siamo di fronte ad una semplice e sana attenzione alla dieta oppure di fronte a un vero e proprio disturbo psicologico.”

Quali conseguenze vive chi soffre di ortoressia?

Purtroppo, la paura di contaminare il proprio corpo, l’ansia di non mangiare come si dovrebbe e una severità verso se stessi, trasforma il piacere del mangiare in una situazione che genera stati d’animo negativi.

Estremizzare le informazioni recepite

La psicoterapeuta Marianna M. Milia afferma che: “Rientrando tra i disturbi ossessivi compulsivi, l’ortoressia caratterizza quelle persone che tendono ad estremizzare le informazioni che ricevono, svincolandole dal contesto.” Per questo motivo, anche una notizia sul collegamento tra consumo eccessivo di carne rossa e tumori, può spingere l’ortoressico ad eliminare completamente ogni fonte di carne dalla propria alimentazione.

Difficoltà nelle relazioni interpersonali

“Chi soffre di questo disturbo si sente nel giusto a mangiare un certo tipo di cibo e finisce con il considerarsi superiore rispetto chi fa scelte diverse, al punto di provare persino disgusto per le persone che mangiano in modo normale. Ovviamente questo causa un allontanamento e una difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee.” – afferma la dott.ssa Marianna M. Milia, sottolineando che, la conseguenza più estrema di tale disturbo è l’isolamento sociale, poiché la continua preoccupazione per ciò che si mangerà, porterà ad evitare cene fuori casa.

Come agire dal punto di vista nutrizionale e psicologico?

Il trattamento completo dovrebbe prevedere un lavoro congiunto tra psicoterapeuta e medico nutrizionista.

Dal punto di vista nutrizionale il dott. Salvatore Avolio si serve di strumentazioni mediche utili a diagnosticare carenze nutrizionali nelle persone che soffrono di questo disturbo. È fondamentale spiegare al paziente la differenza fra l’essere magro ed in salute ed il perdere peso senza cognizione, rischiando di andare incontro a carenze gravi. Di conseguenza, si inizierà un percorso adatto alle esigenze del paziente per migliorarne la condizione fisica.

Dal punto di vista psicologico, la dott.ssa Marianna Milia, afferma che, se l’ortoressia non viene opportunamente trattata, essa può evolvere in un disturbo alimentare ancora più serio, sfociando in anoressia nervosa, portando a restrizioni della dieta sempre più drastiche, fino al rifiuto del cibo.

La dott.ssa Marianna M. Milia afferma che, il primo passo è quello di capire ed ammettere di avere un problema. Successivamente si lavora sulle emozioni che alimentano l’ossessione, in particolare sulla paura di contaminazione e delle malattie. In questo modo, si può poi rendere più consapevole la persona di ciò che veramente la muove, per arrivare a fare un lavoro più profondo che vada a toccare le cause scatenanti.