Negli ultimi anni il mercato dell’olio extravergine di oliva ha attraversato una trasformazione profonda. A incidere maggiormente sono stati il cambiamento climatico, l’aumento dei costi produttivi e una nuova consapevolezza dei consumatori, sempre più attenti all’origine e alla qualità dei prodotti acquistati.
Secondo Lucarelli Alferino Srl, azienda attiva nel settore olivicolo, il cambiamento più evidente riguarda i prezzi. Le ripetute siccità che hanno colpito il Mediterraneo, soprattutto la Spagna, hanno ridotto la disponibilità di materia prima e spinto le quotazioni dell’olio extravergine a livelli record. Dopo aver sfiorato i 10 euro al chilo all’origine, il mercato sta vivendo una fase di parziale stabilizzazione, ma i prezzi restano molto più alti rispetto al passato.
Questo scenario ha modificato anche i consumi. Se una parte delle famiglie ha ridotto gli acquisti o scelto alternative più economiche, si è rafforzato il segmento premium. L’olio extravergine di alta qualità è sempre più percepito come un alimento salutare e un prodotto di valore, soprattutto nei mercati esteri come Stati Uniti, Giappone e Nord Europa.

Gli oli esteri
L’arrivo di oli esteri a basso costo ha contribuito a questa evoluzione. Per molte aziende italiane la risposta non è stata la competizione sul prezzo, ma il rafforzamento del posizionamento premium attraverso certificazioni, tracciabilità e valorizzazione dell’origine italiana. In questo contesto, marchi DOP e IGP rappresentano ancora oggi uno strumento importante per distinguersi e garantire al consumatore provenienza e qualità.
Anche il rapporto con la grande distribuzione organizzata è cambiato. Le insegne continuano a mantenere una forte attenzione ai prezzi sui prodotti base, ma allo stesso tempo investono sempre di più nelle linee premium a marchio proprio. La crescita delle marche del distributore sta infatti ridefinendo gli equilibri del settore, costringendo i produttori a differenziarsi attraverso innovazione e valore aggiunto.
La crisi climatica
Un altro fattore determinante è la crisi climatica. La riduzione delle produzioni in diverse annate ha trasformato la scarsità in una condizione quasi strutturale. Per affrontare questa situazione, molte aziende stanno investendo in tecnologie agricole avanzate, sistemi predittivi e modelli di gestione che consentono di ottimizzare trattamenti e rese produttive. La tecnologia è diventata uno strumento essenziale per garantire efficienza e qualità sia nella produzione di olive da tavola sia in quella dell’olio.
Dal punto di vista commerciale, la differenza la fanno sempre più comunicazione e identità di marca. Lo conferma Giuseppe Pepè Sciarria, fondatore di Passione per il Food, società di consulenza strategica. “Oggi non basta avere un buon prodotto. Servono una strategia chiara, una comunicazione efficace e la capacità di raccontare il valore dell’azienda”, spiega Sciarria. Packaging, storytelling e presenza digitale sono diventati elementi centrali per conquistare consumatori e buyer. Se dieci anni fa questi aspetti erano considerati accessori, oggi rappresentano uno dei principali fattori di successo. Il consumatore contemporaneo, infatti, non sceglie più soltanto in base al prezzo. Cerca trasparenza, sostenibilità e coerenza tra ciò che il brand promette e ciò che offre realmente. È disposto a spendere di più quando percepisce un valore concreto e una filiera affidabile.

La nuova sfida
Guardando al futuro, il settore sembra destinato a una crescente polarizzazione. Da una parte ci saranno prodotti a basso costo e miscele internazionali destinate al consumo quotidiano; dall’altra oli biologici, certificati e di alta gamma rivolti a un pubblico sempre più consapevole. In mezzo, lo spazio per i prodotti di fascia media potrebbe ridursi progressivamente. Per le aziende italiane la sfida sarà continuare a investire in qualità, innovazione e comunicazione, trasformando le difficoltà del mercato in opportunità di crescita sui mercati nazionali e internazionali.


