Siamo nella cosiddetta “culla della California”, a San Diego, città dove l’influenza messicana continua a plasmare la gastronomia e la vita quotidiana. Qui abbiamo provato i tacos di Lola 55, insegna contemporanea che ha scelto di reinterpretare uno dei simboli più popolari della cucina ispanica attraverso una visione decisamente californiana.
San Diego, una città di confine
Per comprendere un locale come Lola 55 bisogna partire dalla città che lo ospita. San Diego appartenne prima alla Spagna e poi al Messico, entrando a far parte degli Stati Uniti solo dopo il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848. A cambiare furono solo i confini, non le persone. Ancora oggi il legame con il Messico è lampante e la vicinanza con Tijuana continua ad alimentare uno scambio culturale che trova nella gastronomia una delle sue espressioni più interessanti. Non sorprende che molti piatti simbolo della città siano parte integrante della tradizione della Baja California: una cucina che unisce sapori messicani, influenze mediterranee e suggestioni asiatiche. Tra le preparazioni più rappresentative spiccano tacos di carne e pesce, carne asada e burritos in stile californiano.

Lola 55 nel cuore di Downtown
Il ristorante si trova nell’East Village, uno dei quartieri più vivaci e in trasformazione del centro cittadino. Un’area che racconta perfettamente la città contemporanea: giovane, creativa, profondamente influenzata dal Messico ma allo stesso tempo autenticamente americana.
Gli interni sono luminosi e richiamano l’atmosfera dei bistrot californiani contemporanei. Le grandi vetrate amplificano la luce naturale, mentre i colori turchese, acquamarina e pesca contribuiscono a creare un ambiente rilassato. Numerose piante tropicali aggiungono freschezza agli spazi. L’elemento che cattura immediatamente l’attenzione è il lungo bancone centrale con piano in terrazzo bianco, dominato da una ricca selezione di tequila e mezcal.
L’impressione generale è piacevole e informale, anche se la cucina a vista presenta un piccolo limite. Durante il servizio il profumo del legno utilizzato per le cotture tende a diffondersi in sala in modo marcato, finendo per accompagnare l’intera esperienza.
La proposta gastronomica
La volontà è quella di elevare il concetto di taco senza snaturarne l’identità. Ogni preparazione viene costruita come un piatto completo dove consistenze, acidità, grassezza e componente aromatica trovano un equilibrio preciso.
Lo chef propone nove diverse interpretazioni del taco, realizzate con ingredienti stagionali e materie prime di alta qualità.


Tra gli assaggi che ci hanno convinto maggiormente c’è il Mesquite Chicken Taco. Il pollo, cotto alla griglia con legno di mesquite, sviluppa una piacevole nota affumicata che viene alleggerita dalla freschezza del cetriolo, mentre i chicharrones aggiungono croccantezza e la salsa macha alle arachidi contribuisce a dare profondità senza risultare invadente.
Molto riuscito anche lo Steak Taco con ribeye alla griglia, purea di manzo, mousse di avocado, salsa pasilla affumicata, porri croccanti e jalapeño toreado. Una rilettura elegante e ben bilanciata, che richiama la tradizione della carne asada.
Chiudono il percorso tre Quesadillas Oaxaca con avocado, lime e salsa Morita Dulce a base di peperoncino. Un piatto semplice ma appagante.
Ad accompagnare il pasto un Lola Marg, la variante della casa del classico Margarita, arricchito da note agrumate di cedro e agave. La componente dolce ne appiattiva il profilo, una proposta poco incisiva.


L’incontro tra Messico e California
Lola 55 racconta la San Diego di oggi: una città dalle radici messicane e l’approccio creativo e cosmopolita tipico della California. Qui il taco diventa il punto d’incontro tra due culture. Da un lato la tradizione gastronomica messicana, dall’altro l’approccio creativo della California. Il risultato è piacevole. Le affumicature sono ben eseguite e le materie prime valorizzate con attenzione. Pur senza raggiungere vette memorabili, la cucina mantiene coerenza e identità, offrendo una lettura contemporanea del taco.
Un indirizzo interessante per chi desidera scoprire un’interpretazione interessante della cucina di confine contemporanea.


