Serata tra i vigneti della Sardegna a Vinitaly 2026: il Distretto Sant’Isidoro racconta il futuro del vino

Una serata di degustazione guidata, cibo, dibattito e visione: la seconda partecipazione del Distretto Rurale Sant’Isidoro – Mario Fadda a Vinitaly si è conclusa con messaggi chiari sul futuro della vitivinicoltura come leva di identità territoriale.

Il  Vinitaly 2026 ha visto circa 90mila presenze, in calo del 7% rispetto alle 97mila dello scorso anno. Di queste, il 26% era straniero e proveniente da 135 Nazioni (cinque in più rispetto al 2025), con oltre mille top buyer provenienti da più di 70 Paesi. I giornalisti accreditati sono stati duemila e provenienti da 30 Paesi diversi.

I numeri a ribasso fanno pensare a un vinitaly in calo, si in senso di numeri ma assolutamente no in senso di contenuti e contatti.

Noi di radio food oltre in giro per i padiglioni siamo stati negli eventi fuori salone. In una delle serate veronesi abbiamo partecipato alla cena degustazione organizzata dal distretto rurale Sant’ Isidoro e vi raccontiamo come è andata. 

Il Distretto Rurale Sant’Isidoro – Mario Fadda (DirSi) è una fondazione di partecipazione pubblico-privata con sede a Quartucciu (CA). Aggrega i comuni di Quartu Sant’Elena, Quartucciu e Maracalagonis e opera su quattro ambiti strategici: Agricoltura, Prodotti tradizionali, Turismo e ambiente, Cultura e terzo settore. Produzioni principali: vitivinicoltura, patata, pomodoro sa tomata maresa (PAT), orticole fresche, uva da tavola.

Il Distretto Rurale ha scelto come cornice della serata di presentazione il Trigu Bistrò, ristorante veronese fondato dallo chef di origini sarde Francesco Zirano e da Roksolana “Roxy” Kutkovska: un luogo scelto non per caso, Trigu – grano in sardo – evoca le stesse radici che DirSi alimenta e vuole valorizzare ogni giorno.

Gli ospiti hanno partecipato a una cena degustazione dedicata ai vini delle tre cantine del Distretto – Cantina di Quartu, Cantina Mulleri e Cantine Fraponti – con abbinamenti ideati dallo chef Zirano per esaltare la versatilità delle etichette in degustazione. La serata non si è esaurita nel calice: attorno alla tavola si è discusso del futuro del territorio nel suo complesso, toccando i temi della produzione agroalimentare di qualità – dalla patata ai suoli sabbiosi costieri al pomodoro sa tomata maresa, Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) di Maracalagonis – fino alle prospettive di sviluppo integrato che il Distretto intende costruire nei prossimi anni.

I VINI IN DEGUSTAZIONE: SEI ETICHETTE, UN TERRITORIO

Il percorso di degustazione ha attraversato sei etichette e altrettante denominazioni: Vermentino di Sardegna DOC (Helena, Cantine Fraponti), Nasco di Cagliari DOC (Capitana, Cantina di Quartu), Carignano del Sulcis DOC (Cenere, Mulleri), Cannonau di Sardegna DOC (1926 Riserva, Cantina di Quartu), Moscato di Cagliari DOC (Deserto, Mulleri). Vitigni autoctoni tra i più antichi del Mediterraneo, ciascuno espressione di un terroir preciso: la mineralità del granito rosa di Quartu Sant’Elena, i terreni sabbiosi del Sulcis, le colline affacciate sul Golfo degli Angeli.

Gli abbinamenti curati dallo chef Zirano dal cannolo di Carasau con baccalà mantecato abbinato al Helena Vermentino, fino alla torta di carote, mandorle e salsa al mirto – realizzata con le bacche disidratate confezionate da Chervù – con il Deserto Moscato – sono stati unanimemente apprezzati dagli ospiti per la capacità di esaltare la versatilità dei vini proposti dal Distretto. Vini diretti, identitari e contemporanei che sanno accompagnare tanto i sapori delicati del mare quanto i piatti più strutturati della grande cucina italiana e mediterranea.

Particolare attenzione ha suscitato la proposta della Cantina Mulleri, le cui etichette prendono il nome dai romanzi di Grazia Deledda, unica Nobel sarda per la letteratura. Cenere e Deserto hanno aperto una conversazione che è andata ben oltre la scheda tecnica: il vino come portatore di cultura, letteratura e identità di un popolo.

IL TERRITORIO COME SISTEMA: I TEMI DEL CONFRONTO

A latere della degustazione, la serata si è trasformata in un momento di confronto aperto e diretto. Francesco Bruno Fadda – giornalista, gastronomo e direttore di The ’Over Magazine, voce narrativa della serata – ha posto con forza un punto chiave: il valore di un distretto rurale non si misura solo nella qualità dei prodotti che sa esprimere, né soltanto nell’attrattività turistica di un paesaggio. Il vero potenziale di DirSi sta nella capacità di costruire un sistema integrato in cui imprenditoria privata e amministrazione pubblica lavorano insieme, con una rete solida e una visione condivisa, per promuovere un territorio che ha tanto da raccontare e ancora di più da offrire.

«Dobbiamo tornare a lavorare sulla formazione. La manodopera è scarsa in tutti i settori: figuriamoci in quello agricolo, così delicato e specializzato. Potatore, cameriere, cantiniere non sono ruoli di margine: sono professionalità fondanti, senza le quali non esiste crescita. Serve formazione, integrazione e, soprattutto, un ritorno alla dignità del ruolo.»

Luca Saba, Coldiretti — partner del Distretto

«Anche quest’anno il Distretto è a Vinitaly con un’iniziativa fuori salone che vuole raccontare, prima ancora dei singoli prodotti, il senso del nostro lavoro: costruire relazioni tra territori, imprese e comunità. Anche i territori più piccoli possono esprimere una visione, costruire valore e stare dentro le grandi piattaforme nazionali con una proposta riconoscibile e coerente.»

Carlo Secci, Presidente — Distretto Rurale Sant’Isidoro – Mario Fadda

L’importanza di chiamarsi