Ricco di potassio, zinco e carotene, il cachi è un delizioso frutto di tardo autunno dal sapore delicato e zuccherino, costituto all’80% da acqua e una consistenza paragonabile a un dolce al cucchiaio. È nominato più spesso al plurale che al singolare, tanto che molti ricavano il singolare dal plurale e dicono ‘caco’ invece del più corretto ‘cachi’. Tuttavia, la forma ‘caco’ è così diffusa non solo per il frutto, ma anche per l’albero che non può più essere considerata un vero errore, ma piuttosto una forma popolare, comunque da evitare per un uso più controllato dell’italiano.
Il nome scientifico dell’albero su cui nasce il frutto in questione è Diospyros kaki, termine che in greco significa ‘Frutto degli dei’. È originario della Cina, dove viene chiamato ‘shizi’, mentre in Giappone il suo nome è kaki. Alcuni lo chiamano ‘Loto del Giappone’ e c’è perfino chi sostiene che i ‘mangiatori di loto’ descritti dal poeta greco Omero nell’Odissea si nutrissero in realtà di questo frutto e non di un misterioso fiore capace ‘di annebbiare la mente e far dimenticare il ritorno’. Solo in tempi relativamente recenti, nel XIX secolo, Il frutto fu introdotto in America e in Europa. I maggiori produttori sono, nell’ordine: Cina con il 77% della produzione mondiale, seguite da Corea del Sud, Giappone e Azerbaijan.
I cachi contengono vitamina C e minerali come manganese e potassio. Sono inoltre ricchi di zuccheri naturali e di fibre, queste ultime utili all’apparato digerente e fornire un senso di sazietà e, infine, di carotenoidi come il betacarotene che il nostro corpo può convertire in vitamina A. Questi composti oltre a conferire al frutto il caratteristico colore arancione sono anche benefici per la salute di occhi e pelle.
Ascolta il Podcast
Esistono diverse varietà di cachi, ma le più comuni sono il ‘cachi mela’ e il ‘cachi vaniglia’. Il primo ha una polpa soda e croccante, simile a una mela, mentre l’altro è più morbido e cremoso. La più pregiata viene dal Giappone dove è conosciuto come ‘cachi cioccolato ’ o ‘cachi cannella’ per via del suo sapore speziato.

Quando raccoglierli
In Italia, i cachi raggiungono l’apice della maturazione solitamente tra ottobre e dicembre. Non devono essere raccolti completamente maturi, ma quando hanno consistenza ancora dura. In questo modo, si evita che deperiscano durante la conservazione.
Come farli maturare
Una volta raccolti, i cachi possono essere fatti maturare in un luogo fresco e asciutto. Per accelerare la maturazione in modo naturale basta collocarli vicino a banane, pere o mele: l’etilene emesso da questi frutti ne favorisce il processo.

Come si consumano
Il momento migliore per consumarli al naturale è a colazione o come spuntino a metà mattina, quando il corpo ha più tempo per metabolizzare gli zuccheri oppure trasformati in confettura, una preparazione semplice per farcire crostate o da spalmare sul pane assieme al burro per una gustosa prima colazione o una merenda pomeridiana. In Giappone, i cachi essiccati, chiamati ‘hoshigaki’, sono una prelibatezza da gustare da soli o abbinati a piatti dolci o salati.
Curiosità
- Si narra che a Hiroshima, gli unici esseri viventi a sopravvivere alla bomba atomica sganciata il 6 agosto del 1945 dall’aeronautica militale statunitense furono due alberi di cachi. Per questo motivo è chiamato ‘albero della pace’. Rappresenta, inoltre, il frutto nazionale giapponese.

- Lo yogurt aromatizzato al 10% con polpa di cachi è un tipico dolce di Natale svizzero.
- Il cachi è una pianta ebenacea (così detta perché, una volta essiccata, ha il caratteristico colore nero dell’ebano) il cui legno è usato per la produzione dei tavoli da biliardo.
- Secondo una antica leggenda, era conosciuto anche come Albero delle Sette Virtù, ossia: assenza di tarli, creazione del concime con i frutti troppo maturi caduti, mancanza di nidi, longevità, ombra del fitto fogliame, resistenza al freddo e verde delle foglie.
- Il 26 ottobre di ogni in Giappone ricorre la Giornata Nazionale del Cachi, istituita dalla Japanese Fruit Tree Research per celebrare uno dei frutti autunnali più amati del Paese. La data commemora il 26 ottobre 1895 quando il poeta Masaoka Shiki (1867-1902) visitò il Tempio Hōryūji a Nara, antica capitale del Giappone, dove compose uno degli haiku più famosi nella storia letteraria nazionale.


