Dopo il recente restyling, il locale di Alessandra Ruggeri rafforza il suo legame con la cucina del quinto quarto affiancando al menù due nuovi percorsi degustazione.
Siamo a due passi dal centro di Roma ma in posizione leggermente defilata e lontana dal caos, nel punto in cui Trastevere si inerpica dolcemente verso il Fontanone del Gianicolo. Dal 2019 l’Osteria della Trippa il ristorante di via Mameli di Alessandra Ruggeri, chef e patronne, accompagna a tavola romani e turisti con i piatti della tradizione culinaria della capitale e del territorio: la trippa, il quinto quarto, e tutta la cucina povera laziale in genere. Dopo 8 anni dall’apertura Alessandra ha scelto di ridefinire spazi e organizzazione di lavoro, con una nuova modalità di racconto che ne mantiene però intatta l’identità.

Spazi rivisti, cucina fedele alla tradizione
Il rinnovamento è partito con l’intervento di restyling dell’ambiente che ha riportando alla luce gli elementi originari del locale, come gli alti soffitti a volta, dando vita a un ambiente essenziale ma caldo. Il risultato? Un look più moderno ottenuto senza snaturare l’essenza della classica osteria romana. Tra le novità un bancone dove fermarsi per un calice di vino dopo il lavoro o anche per cenare da solo in modo informale. I coperti disponibili nel locale sono una sessantina, compresi i 20 dell’esterno. La cucina invece resta il cuore pulsante dell’osteria, e il menù è solidamente incardinato alla gastronomia romana e laziale più autentica.

Sì, ma cosa si mangia?
Ovviamente ho scelto prevalentemente preparazioni del quinto quarto, ma ho deciso di saltare il primo, pur potendo scegliere tra i grandi classici della pasta romana, carbonara e amatriciana in primis, che avevo già mangiato in precedenti visite alla tavola di chef Ruggeri.
Per cominciare ho scelto dal menù Viterbo Tasting, di cui vi parlerò in seguito, le Pizzacce, una sorta di crêpes arrotolate a sigaro, con crema di pecorino e pepe, un classico degli osterie della Tuscia di una volta che, per la loro estrema sapidità erano furbescamente servite per far venire sete agli avventori e vender loro più vino. Ho continuato la mia cena con tre antipasti: non potevo prescindere da un assaggio di Trippa fritta, che per mio conto potrebbe tranquillamente sostituire i pop corn nelle sale cinematografiche: se non ve la tolgono davanti si rischia di mangiarne una tonnellata. Ho proseguito con un insolito Carpaccio di cuore di manzo, delicato quanto gustoso e con i Nervetti in carpione, marinati nell’aceto e conditi con cipolla ed erbette.


A seguire due versioni di trippa presenti nel menù: quello classico e più conosciuto, alla Romana e pescando ancora dal Viterbo Tasting, (che è disponibile il giovedì e propone un itinerario gastronomico tra prodotti e ricette di questo territorio, dalla susaniella – salame di fegato presidio Slow Food – fino all’acquacotta e alla coratella) quello alla Viterbese, con cannella e Parmigiano Reggiano. Ultimo assaggio “salato” una Crocchetta di Trippa, crema di pecorino e limone, davvero deliziosa, ma impegnativa, per le sue dimensioni. Dolce chiusura con un classico della cucina casalinga del nostro paese, una zuppa inglese davvero ben fatta.

Due proposte degustazione tra Roma e Tuscia
Per onorare le sue radici familiari che affondano nella Tuscia, Alessandra, romana di nascita e di formazione, ha pensato di proporre oltre alla ricca carta e ai piatti del giorno riportati in lavagna, due menù degustazione pensati per raccontare in modo più strutturato la cucina della casa: il Viterbo Tasting, per l’appunto, e il Trippa Tasting, disponibile a cena dal lunedì al giovedì. Quest’ultimo è un percorso di quattro portate interamente dedicato alla trippa, con preparazioni che ne esplorano consistenze e interpretazioni diverse. Il pane viene fornito da un forno di Trastevere, accompagnato da ottimi oli extravergine di provenienza regionale. Entrambi i percorsi possono essere accompagnati da un pairing di vini.

Vini, ma anche cocktail e champagne
A proposito di vini, la carta racchiude la stessa attenzione al territorio che caratterizza la cucina: una carta di quasi 150 referenze, di cui una ventina proposte a rotazione anche alla mescita. Farà piacere agli amanti delle bollicine sapere che all’Osteria della Trippa è presente una bella selezione di Champagne, scelta legata alla storia personale di Alessandra che ha vissuto anche a Parigi. Ulteriore chicca, una piccola selezione di cocktail, pensati in abbinamento al quinto quarto.
In conclusione un ottimo indirizzo per chi ama la cucina popolare della capitale e dintorni, una casa romana rinnovata nel vestito, in cui la tradizione continua a vivere ogni giorno a tavola.
Osteria della Trippa
Via Goffredo Mameli, 15 – Roma
Tel. 06 4555 4475
www.losteriadellatrippa.it


