Mangiando da Friccico, ai Colli Portuensi, ci si trova davanti a una cucina insolita, costruita attorno a cacciagione, pesce e vegetali. Ingredienti come foie gras, fritti e creme vengono trattati con equilibrio, senza saturare il palato.
L’ambiente richiama l’estetica dei bistrot parigini: alternanza di luci morbide, arredamento in legno e pelle, tonalità profonde. All’esterno un piccolo dehors accoglie i clienti anche durante il periodo estivo. L’atmosfera resta informale, costruendo una dimensione conviviale grazie al lavoro in sala di Serena Moretti, che accompagna gli ospiti lungo tutta la serata. Simone La Rocca è invece la mano dietro ai fornelli e, insieme, costruiscono l’identità di Friccico.

Leggendo il menù viene inevitabile pensare a “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, alla riflessione continua sul peso e sulla leggerezza che attraversa il romanzo. Per Kundera il peso è ciò che ci trattiene, che da’ gravità alle cose; la leggerezza invece è movimento, possibilità, persino libertà. Ma nessuna delle due dimensioni vive senza l’altra e non si escludono.
Allo stesso modo, la cucina di Friccico segue questa direzione. I piatti attraversano ingredienti ricchi, quasi “pesanti” nell’immaginario gastronomico – foie gras, fritti, fondi intensi, carni selvatiche – ma arrivano al tavolo con buon senso.
Il percorso tra terra, mare e cacciagione
Le Cosce di rana fritta con purè e fondo di carne aprono il percorso con una salsa ricca ma attraversata da una nota fresca; la carne dell’anfibio resta morbida e succosa. La Nizzarda di tonno di coniglio con fagiolini alla brace gioca invece sullo spiazzamento: il coniglio viene trattato come un tonno, mantenendo succosità e profondità, mentre la parte vegetale di pomodoro e fagiolino sgrassa il piatto. Il Carpaccio di trota marinata con foie gras d’anatra e asparagi è forse il piatto che più richiama il dualismo raccontato da Kundera: da una parte la ricchezza avvolgente del foie gras, dall’altra la dolcezza della trota. Un contrasto continuo che al palato trova armonia.



Gli gnocchetti alla crema di scampi, nocciole e foie gras riportano il percorso verso il mare. La pasta, dalla consistenza tenace, viene avvolta da una crema dalla dolcezza naturale del crostaceo in un piatto che conduce volutamente al piacere immediato. Il finale salato è uno dei piatti simbolo del ristorante: il Rollè di coniglio con purè e fiori di zucchina fritti, farcito con le interiora dell’animale e porchettato. Una preparazione golosa, resa elegante dalla delicatezza della carne.
Chiude un cremoso allo yogurt con gelato alla crema, fragole e mandorle.


Come nel romanzo di Kundera, anche da Friccico peso e leggerezza finiscono per convivere. E forse è proprio qui che la cucina di Simone La Rocca trova la sua identità più interessante: nel riuscire a dare profondità ai sapori senza trasformarli mai in pesantezza.


