Una nuova rubrica a cadenza trimestrale che ci porta alla scoperta di sei nuovi prodotti, dalle origini più o meno nobili.
Nel mondo della ristorazione, dell’enogastronomia, del bere miscelato e più in generale dell’alimentazione, esistono piatti o bevande che portano un nome particolare. A volte dovuto al luogo dove è stato creato, in onore del suo inventore o, più spesso, dedicato a qualche personaggio famoso perché ghiotto di quella particolare pietanza. Scopriamo allora in questa nuova rubrica a cadenza trimestrale sei nuovi prodotti dalle origini più o meno ‘nobili’.

- Arnold Palmer: conosciuto anche come Half & Half (in italiano Metà e Metà), è un cocktail analcolico – più precisamente un mocktail – preparato con tè freddo al limone e limonata in parti uguali. Prende il nome dal golfista americano Arnold Palmer (1929-2016), il quale era solito richiedere questo tipo di bevanda nei bar o nei locali dove sceglieva di dissetarsi. In realtà Palmer preferiva tre parti di tè non zuccherato e una parte di limonata, ma quando si mescolavano in parti uguali tè e limonata, la bevanda veniva spesso chiamata Half & Half. Esistono anche altre varianti sempre analcoliche: il Winnie Palmer (dal nome della prima moglie) con tè zuccherato e limonata e il Red Palmer con tè freddo e succo di mirtillo. Curiosità: soprannominato The King, Palmer era una delle stelle più popolari del golf e negli anni ’50 divenne la prima superstar televisiva dello sport americano.

- Bloody Mary: è un cocktail inventato a Parigi presso l’Harry’s New York Bar dal barista francese Fernand Petiot (1900-1975) tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Gli ingredienti più utilizzati per la preparazione di questa bevanda sono generalmente quattro: vodka, succo di pomodoro, salsa Worcestershire (o salsa Tabasco) e succo di limone. In Nord America viene solitamente consumato al mattino o nel primo pomeriggio ed è molto apprezzato come rimedio per i postumi di un’ubriacatura. Esistono diverse teorie circa l’origine del nome. Una prima versione racconta che il drink prenderebbe il nome dalla una celebre attrice del cinema muto, Mary Pickford (la stessa che nel 1920 contribuì alla popolarità delle Fettuccine Alfredo assieme al marito Douglas Fairbanks), in onore della quale era già stato creato un cocktail di colore rosso. In base a un’altra teoria, infatti, il Bloody Mary si chiamerebbe così in riferimento alla famigerata Maria I Tudor (1516-1558), regina d’Inghilterra dal 1553 alla sua morte, detta ‘Maria la Sanguinaria’ per via della violenza con cui cercò di riportare il cattolicesimo in Gran Bretagna, condannando a morte oltre duecento protestanti durante il suo breve regno.

- Caesar Salad: insalata, gustata solitamente come piatto unico, preparata con lattuga romana, crostini di pane, aglio, scaglie di formaggio Parmigiano,condita con un’emulsione di olio d’oliva, succo di limone, salsa Worcestershire e uova. Famosissima fuori dai confini nazionali, in molti la considerano un piatto del nostra tradizione gastronomica per una erronea quanto bizzarra associazione di idee: Cesareà Giulio Cesare à Impero Romanoà Roma à Italia à ricetta italiana. La probabile invenzione della Caesar Salad va attribuita a Cesare Cardini (1896-1956), un cuoco piemontese nato a Baveno (VB) emigrato in America negli anni ’10 del secolo scorso. L’origine dell’etimo è senz’altro da individuare nell’ americanizzazione del nome del suo creatore ‘Cesare’ in ‘Caesar’ a cui fu associato ‘Salad’, traducibile in italiano in ‘Insalata di Cesare’.

- Dom Perignon: marchio francese di champagne millesimato prodotto dalla Moët & Chandon a Épernay, cittadina nel dipartimento della Marna nel Nord della Francia. Il nome ’Dom Perignon’ deriva dall’inventiva enologica di un monaco benedettino francese: dom Pierre Perignon (1639-1715). Il sostantivo ‘dom’ è il titolo riservato ai monaci di questo ordine e, in passato, a tutti gli ecclesiastici. La vendita delle bottiglie di champagne Dom Pérignon Vintage avviene dalla vendemmia di almeno otto anni prima, mentre quella della varietà Rosé dalla vendemmia di 12 anni prima. Il prezzo medio di una bottiglia Vintage da 0,75 cl delle annate più recenti, si aggira attorno a €210,00.

- Negroni: classico cocktail italiano da aperitivo dal tipico colore rosso chiaro, preparato con vermut rosso, bitter Campari e gin in parti uguali. Fu ideato nel 1919-20 dal conte Camillo Negroni (1868-1934). In quegli anni il nobile fiorentino era solito frequentare l’aristocratico Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni a Firenze (locale in cui verrà trasferita in seguito l’attività del già esistente Caffè Giacosa) e, per variare dal suo abituale aperitivi Americano, chiese al barman di aggiungere del gin in sostituzione dell’acqua di seltz in onore del suo soggiorno a New York. Inizialmente il nuovo cocktail divenne noto come ‘Americano alla moda del conte Negroni’. In seguito prese il nome del conte stesso. Curiosamente è uno dei pochissimi drink inventati non da un professionista del bere miscelato, bensì da un cliente.

- Martini: conosciuto anche come Martini Dry, è un cocktail precena preparato con 6 parti di gin, 1 parte di vermut dry e, infine, guarnito con un’oliva verde oppure con una scorzetta di limone. L’origine del nome è ancora dibattuta: alcuni legano all’azienda italiana Martini & Rossi l’origine del nome del cocktail, ma c’è un’altra e più nota leggenda che lega in qualche modo all’Italia la nascita del Martini. Sembrerebbe, infatti, che sia stato creato verso il 1920 al prestigioso Knickerbocker Hotel di New York dal barman Clemente Queirolo Martini (1897-1985) originario di Arma di Taggia (SV) in onore del miliardario Nelson Rockfeller. Curiosamente, al momento dell’identificazione all’arrivo a New York nel 1913, decise di adottare il cognome materno – Martini – in quanto più semplice da pronunciare per gli americani. A differenza della celebre modalità di preparazione preferita da James Bond il quale lo richiedeva sempre ‘agitato, non mescolato’, il Martini va solo mescolato. Tutti i baristi conoscono questa regola: se una bevanda contiene solo alcol, deve essere mescolata con il ghiaccio. Perché agitare in uno shaker diluisce la bevanda con il ghiaccio che si scioglie.


