Le crêpes dentelle, letteralmente “crêpe di pizzo”, sono sottilissimi biscotti croccanti originari della Bretagna. Leggeri, friabili e ricchi di burro, sono diventati un classico della pasticceria francese e oggi accompagnano gelati, mousse e dessert in tutto il mondo. Ma la loro storia nasce da un semplice errore.
Siamo nel 1886, nel cuore della Bretagna, a Quimper. A inventare questi biscotti sarebbe stata la crêpière Marie-Catherine Cornic che, mentre preparava delle tradizionali crêpes bretoni sul bilig, la tipica piastra rotonda in ghisa, ne dimenticò una sul fuoco per qualche minuto di troppo. La crêpe, ormai più asciutta e croccante del previsto, sembrava destinata a essere buttata. Invece Marie-Catherine decise di piegarla più volte e arrotolarla quando era ancora fumante. Il risultato fu una sfoglia sottilissima, friabile e incredibilmente croccante. Così, secondo la tradizione, nacquero le crêpes dentelle.

Naturalmente questa è la storia tramandata di generazione in generazione. Alcuni storici della gastronomia, infatti, ricordano che già nella metà dell’Ottocento esistevano riferimenti a biscotti molto simili. È quindi possibile che Madame Cornic abbia perfezionato e reso celebre una preparazione già esistente.
Come vengono realizzate
Le crêpes dentelle sono così sottili e croccanti da sciogliersi quasi in bocca. L’impasto è quello classico delle crêpes: farina, burro, zucchero, latte, uova e un pizzico di sale.
La fase più delicata è quella della piegatura. La crêpe viene cotta sottilissima e, quando è ancora calda, viene ripiegata più volte e poi arrotolata. È proprio questa successione di pieghe a creare le numerosissime lamelle interne che caratterizzano il biscotto. Al morso si rompono in frammenti finissimi, regalando una croccantezza unica e sprigionando intense note di burro che arricchiscono qualsiasi dessert.

Ascoltaci
Come gustarle
Abbinate al gelato creano un contrasto curioso. La loro componente burrosa esalta la cremosità del gelato, aggiungendo una consistenza sfogliata che invita a prenderne ancora.
Sono molto diverse dalle classiche cialde italiane: più sottili, più delicate e leggermente caramellate grazie alla presenza del burro. Anche semplicemente sbriciolate, aggiungono consistenza e complessità a coppe, semifreddi e dolci al cucchiaio.
Perchè oggi si chiamano Gavottes
Sempre a Quimper iniziò la produzione industriale di questi biscotti e, nel 1920, nacque il marchio Gavottes. Con il passare degli anni il brand divenne così famoso che il suo nome finì per identificare, nel linguaggio comune, tutte le crêpes dentelle, proprio come accade con altri marchi diventati sinonimo del prodotto.
Anche il nome ha una storia curiosa. “Gavotte” richiama infatti la gavotta, un’antica danza popolare francese dai movimenti eleganti e ritmati: un riferimento alla forma del biscotto, che viene ripiegato e arrotolato con precisione prima di diventare la sottile sfoglia croccante che conosciamo oggi. Oggi le Gavottes sono un accompagnamento immancabile in gelaterie e pasticcerie. Grazie alla loro irresistibile nota di burro e alla straordinaria croccantezza, sono diventate un piccolo classico della pasticceria francese, capace di trasformare anche il dessert più semplice. Sono disponibili in più versioni: ricoperte di cioccolato o aromatizzate.


In Italia, restano ancora una piccola rarità. Se in Francia sono un accompagnamento classico, nelle nostre gelaterie il loro posto è occupato soprattutto dalle cialde e, in pasticceria, dalle lingue di gatto o da altri biscotti secchi. Qualche maestro gelatiere e pasticcere le propone già, ma sono ancora un prodotto di nicchia. Un dettaglio che racconta bene quanto le tradizioni dolciarie cambino da un paese all’altro e come un semplice biscotto possa diventare il simbolo di un intero territorio.


