Dal 19 al 25 ottobre la 15ª Settimana della Cucina Regionale Italiana, promossa dal Consolato Generale d’Italia, porta venti chef da venti regioni in venti ristoranti paulistani. È l’ouverture della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo che la Farnesina celebra a novembre, e che proprio da qui è nata: la prima, dopo il riconoscimento UNESCO.
Al quarantunesimo piano dell’edificio che i paulistani chiamano Edifício Italia, e che all’anagrafe porta il nome di Circolo Italiano, San Paolo si lascia guardare per intero: una distesa di cemento che dall’Avenida Ipiranga corre verso l’orizzonte senza trovare un punto in cui finire. Laggiù, tra i tetti, ci sono il Brás, dove la Hospedaria dos Imigrantes accoglieva le famiglie arrivate dall’altra parte dell’oceano e dove oggi ha sede il Museu da Imigração; la Mooca, che ancora si stringe attorno alla festa di San Gennaro; il Bixiga, con le sue cantine e le sue tovaglie a quadri. È da quelle strade, sul finire dell’Ottocento, che la cucina italiana è entrata in città. Non come moda né come lusso d’importazione, ma come lingua di casa: il sugo della domenica, la pasta tirata a mano, il pane, la pizza che qui sarebbe diventata un’istituzione civica. Una cucina portata in valigia da contadini e artigiani di ogni angolo della penisola, che a San Paolo si è fatta, nel giro di qualche generazione, cucina della città.
Quest’anno, al Terraço Italia, il ristorante sospeso in cima a quel grattacielo e simbolo di una stagione in cui la comunità italiana disegnava lo skyline paulistano, cucinerà il Piemonte di Luca Politano. È una coincidenza che vale come dichiarazione d’intenti. Dal 19 al 25 ottobre, venti ristoranti della metropoli diventano altrettante ambasciate regionali, e il racconto dell’emigrazione si capovolge: non più l’Italia che parte, ma l’Italia che arriva, regione per regione, a farsi riconoscere.
Venti regioni, venti ambasciate
La 15ª Settimana della Cucina Regionale Italiana, organizzata ogni anno dal Consolato Generale d’Italia a San Paolo, riunisce 21 cuochi giunti direttamente dall’Italia: venti firmano i menu dei ristoranti, uno, Claudio Rocchi dell’Osteria Palmira di Roma, alla sua ottava partecipazione, guida lezioni e incontri. È una formula, un cuoco per ciascuna delle venti regioni, che gli organizzatori rivendicano come unica nella rete diplomatica italiana. Undici chef sono già stati ospiti in passato (Luca Abbruzzino, Nicola Stella e Roberto Serra sono al sesto anno), dieci debuttano. Tra i nomi più attesi, Abbruzzino, alla guida di due ristoranti stellati in Calabria; il siciliano Giuseppe Causarano, stella Michelin dal 2023 con il suo Votavota di Marina di Ragusa; e lo stesso Politano, passato dalle cucine della Pergola, di Piazza Duomo e di Cracco prima di aprire Da Politano a Boves.
Ogni ristorante costruisce con il proprio chef ospite un menu nella sequenza canonica del pasto all’italiana (antipasto, primo, secondo, dolce), servito a pranzo e a cena, con otto proposte e la scelta fra tre o quattro portate. Le ricette rivendicano un’appartenenza precisa: le pallotte cacio e ova abruzzesi, polpette di pecorino e uovo senza carne, fritte e ripassate nel pomodoro; i rufioi trentini, ravioli di farina di segale ripieni di verza e del pungente puzzone di Moena; il carré d’agnello arrosto della Sardegna; la torta toscana di castagne e ricotta.
A selezionare i ristoranti, accanto al Consolato, è Gerardo Landulfo, delegato in Brasile dell’Accademia Italiana della Cucina, l’istituzione che dal 1953 legge la cucina italiana come mosaico delle tradizioni regionali. «Dopo aver visto la cucina italiana riconosciuta dall’UNESCO, la curatela della Settimana assume una responsabilità ancora maggiore: non basta riunire buoni ristoranti, è necessario che ciascuno di essi onori, con rigore e affetto, l’identità della regione che rappresenta», afferma Landulfo.

Il 2012, ovvero il futuro annunciato
Per capire perché l’edizione 2026 abbia il sapore di un compimento, bisogna tornare all’origine. La Settimana nasce nel 2012, quando l’Istituto Italiano di Cultura propone un’attività per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che quell’anno aveva per tema «L’Italia dei territori e l’Italia del futuro». Paola Tedeschi (ICIF Brasile), il ristoratore Juscelino Pereira (Piselli) e Gerardo Landulfo trasformano lo spunto in una rassegna di dodici ristoranti per dodici regioni. L’anno seguente le regioni diventano venti; nel 2015 arriva il formato attuale, con venti chef dall’Italia.
Riletto oggi, quel titolo suona come un programma. Il concept con cui il Ministero degli Esteri presenta l’11ª Settimana della Cucina Italiana nel Mondo pone al centro «i territori come matrice originaria del sistema gastronomico italiano» e indica nella cucina un «motore di attrazione turistica»: le stesse due idee che a San Paolo si praticano da quattordici anni. L’Italia dei territori era già nei menu, una regione per tavola. L’Italia del futuro ha preso, nel dicembre 2025, la forma dell’iscrizione della cucina italiana nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, con la denominazione «La cucina italiana fra sostenibilità e diversità bioculturale».
«Siamo arrivati a questa 15ª edizione della Settimana poco dopo che l’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un titolo che non celebra un piatto o una singola regione, ma il modo italiano di stare a tavola, con la famiglia, con il tempo e con la terra», osserva il Console Generale d’Italia a San Paolo, Mauro Campanella. «Portare venti chef e venti regioni a dialogare con San Paolo, città che è già un’estensione dell’Italia in Brasile, è il modo più concreto che abbiamo per condividere questo riconoscimento con chi vive qui.»
Da San Paolo al mondo
C’è poi un primato meno noto. L’iniziativa paulistana ha ispirato la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, che la Farnesina promuove dal 2016, quattro anni dopo il debutto brasiliano, e che tradizionalmente occupa la terza settimana di novembre in oltre cento Paesi. La rassegna di ottobre ne diventa così l’anteprima naturale: il luogo in cui il format globale riconosce la propria matrice.
Il tema scelto dal Ministero per il 2026, «Cucina italiana patrimonio UNESCO: territori e filiere d’eccellenza», declina il riconoscimento in tre direzioni, e la loro portata va oltre la celebrazione. La prima è culturale: raccontare la cucina come mosaico di saperi locali che si trasmettono tra generazioni, fondato su pratiche come la riduzione degli sprechi e la stagionalità, e radicato in paesaggi produttivi, dalle colline vitate agli uliveti storici, dalle risaie ai terrazzamenti costieri. La seconda è economica: valorizzare le filiere e le indicazioni d’origine, il contributo dell’agricoltura alla biodiversità, gli ecosistemi di formazione e innovazione, e il ruolo delle donne lungo la catena agroalimentare, nell’anno che la FAO ha dedicato alla donna agricoltrice. La terza è turistica: secondo una stima di FIEPET Confesercenti citata dal Ministero, il riconoscimento UNESCO potrebbe tradursi in un aumento delle presenze straniere fra il 6 e l’8% nel primo biennio, circa 18 milioni di presenze aggiuntive tra 2026 e 2027, da orientare anche verso destinazioni meno battute e fuori stagione.
Il Ministero ha un nome per questa strategia: «diplomazia della crescita». Dietro c’è un settore che vale l’11% dell’export nazionale e che è tra le voci più riconoscibili del Made in Italy. «La gastronomia è, forse, l’ambasciatrice più efficace che l’Italia ha in Brasile: apre la porta alla cultura, al turismo e, di conseguenza, agli affari», sintetizza Graziano Messana, presidente di ITALCAM, la Camera di Commercio Italiana di San Paolo.
A scorrere l’elenco degli chef, quelle linee guida trovano corrispondenze concrete. Accanto a indirizzi celebri, la mappa della Settimana tocca Castel del Giudice in Molise, Valentano nella Tuscia con un agriturismo, Abbasanta nel cuore della Sardegna, Casale di Mezzani nella Bassa parmense: un’Italia lontana dai circuiti abituali, esattamente quella che il Ministero vuole proporre al viaggiatore. In brigata ci sono Barbara Settembri delle Marche, Patrizia Baldan del veneziano Da Fiore, Cinzia Carrara del Friuli-Venezia Giulia. E il dialogo con la formazione locale è affidato alle lezioni di Rocchi in Universidade Mackenzie, Anhembi Morumbi e SENAC.
Il riconoscimento si celebra anche oltre la sala, con un programma parallelo gratuito. Il 19 ottobre alle 17, giorno inaugurale, il Colégio Dante Alighieri ospita una conferenza sull’iscrizione UNESCO con Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana e presidente del comitato promotore della candidatura; l’incontro si replica il 20 alle 19 all’Istituto Italiano di Cultura. Per tutta la settimana, i supermercati della città propongono degustazioni con il Consorzio del Parmigiano Reggiano e il Consorzio del Prosciutto di Parma, due presidi di quella cultura delle denominazioni d’origine che il concept ministeriale chiede di raccontare. Il 23 ottobre, alla Scuola Italiana Eugenio Montale, conferenza e pranzo per gli studenti con Enrico Landulfo e Igor Granja, ex allievi diventati cuochi.
«La cucina italiana è un pilastro della nostra identità. È un patrimonio culturale vivo, tramandato di generazione in generazione, capace di rinnovarsi attraverso la creatività e l’innovazione, senza perdere il legame con la tradizione, la storia e la qualità degli ingredienti», dice Lillo Guarneri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, partner della Settimana fin dalla prima edizione.
Una diplomazia che si siede a tavola

Dal 2015 è il Consolato Generale a realizzare ogni anno la Settimana, tenendo insieme Istituto Italiano di Cultura, Accademia Italiana della Cucina, ITA – Italian Trade Agency e ITALCAM. È un lavoro di tessitura che raramente si vede: selezionare i locali, coordinare venti chef e venti brigate, portare le regioni nelle scuole e nei supermercati, trasformare una comunità che l’Italia la porta nel cognome in un pubblico che può riconoscerla nel piatto. Il risultato è una rassegna che ha preceduto il Ministero, lo ha ispirato e oggi ne anticipa il calendario.
Quando a novembre le sedi diplomatiche di mezzo mondo apriranno le loro Settimane della Cucina Italiana, San Paolo avrà già sparecchiato. Ma avrà mostrato, ancora una volta, che i territori non sono un tema da convegno: sono venti cucine accese nella stessa città, nella stessa settimana.
15ª Settimana della Cucina Regionale Italiana San Paolo, 19-25 ottobre 2026 Ristoranti, menu, prezzi e chef: settimanacucinaitaliana.com
Ristoranti e chef ospiti
- Bráz Trattoria · Abruzzo · Andrea Rocco, Salsedine (Francavilla al Mare)
- Ca’d’Oro · Marche · Barbara Settembri, Locanda dei Matteri (Sant’Elpidio a Mare)
- Casa Santo Antônio · Molise · Marco Pasquarelli, Mia (Castel del Giudice)
- Donna di Nico · Lombardia · Edoardo Traverso, Identità Golose Milano
- Gero Itaim · Veneto · Patrizia Baldan, Da Fiore (Venezia)
- Lassù · Friuli-Venezia Giulia · Cinzia Carrara, Riva Zanelli (Lignano Sabbiadoro)
- Lido · Toscana · Pietro Cacciatori, Albergaccio di Castellina (Castellina in Chianti)
- Maremonti · Basilicata · Nicola Stella, Myricae (Matera)
- Nino Cucina · Umbria · Nicola Cascini, Gus (Foligno)
- Piselli · Sicilia · Giuseppe Causarano, Votavota (Marina di Ragusa)
- Ristorantino Caffè · Sardegna · Roberto Serra, Su Carduleu (Abbasanta)
- Santo Colomba · Campania · Tommaso Violante, JKitchen – J.K. Place Capri
- Sensi · Liguria · Ruggero Maria Di Luca, Alla Lunga (Genova)
- Supra di Mauro Maia · Puglia · Domenico di Tondo, Terradimare (Trani)
- Terraço Italia · Piemonte · Luca Politano, Da Politano (Boves)
- Tre Bicchieri · Lazio · Cristiano Germani, Agriturismo Parco delle Querce (Valentano)
- Vinarium · Emilia-Romagna · Stefano Bramato, Trattoria La Ca D’la Gringola (Casale di Mezzani)
- Vinheria Percussi · Calabria · Luca Abbruzzino, Abbruzzino (Catanzaro)
- Zena · Trentino-Alto Adige · Paolo Betti, Osteria 17 (Pergine Valsugana)
- Zucco · Valle d’Aosta · Christian Turra, Le Gourmand (Valtournenche)
Lezioni e incontri: Claudio Rocchi, Osteria Palmira (Roma).



