In vigna con Caterina Sacchet: l’enologa di Carpineto racconta il Chianti Classico

Due famiglie socie in affari e amiche nella vita privata, fondano in Chianti Classico una cantina che, a 60 anni dalla sua fondazione, consolidano la loro presenza sul territorio grazie alla nuova generazione.

“Da bambina adoravo la vita di campagna, quella vera, contadina. La vendemmia era una festa: risate, mani macchiate di mosto, giornate infinite tra i filari. Eppure l’odore del vino proprio non mi piaceva. Lo trovavo troppo intenso, quasi invadente. Normalissimo, no? E oggi sorrido a pensarci, perché non potrei vivere senza quel profumo. È diventato ricordo, identità e futuro. È l’aroma che mi accompagna ogni giorno e che, senza accorgermene, è cresciuto insieme a me”. Così si presenta Caterina Sacchet, nuova generazione della cantina Carpineto, enologa e produttrice di grandi vini toscani, che ci ha accompagnato in un tour tra storia, tecnica e appartenenza. Una breve parentesi ha introdotto la sua famiglia, di sangue e acquisita, partendo dalla presentazione dei pionieri dell’Azienda. Suo padre Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo sono due giovani nel pieno vigore degli anni del boom economico, un momento di speranze, stimoli, possibilità. Grazie a questo insieme di fattori e alla loro intraprendenza, i due amici gettano le basi di un progetto coraggioso, si può definire controcorrente per l’epoca: produrre il miglior Chianti Classico che il terroir potesse offrire. È così che il Chianti Classico, dal 1967, diventa il loro primo vino. Oggi la giovane generazione di Carpineto, perseguendo quel sogno in questa denominazione, produce tre etichette: il Chianti Classico annata, il Chianti Classico Riserva e il Chianti Classico Gran Selezione, il “fiore” del Chianti Classico dal miglior frutto dei vigneti di proprietà più vocati. Caterina Sacchet, enologa, Elisabetta Sacchet, Francesca Zaccheo e Antonio Michael Zaccheo, export manager della Carpineto, hanno continuato a sperimentare, nel rispetto dei grandi valori storici della Toscana a cominciare dall’ambiente, secondo il motto ispiratore: “la tradizione ci spinge in avanti, l’innovazione ci tiene al passo coi tempi”. Partendo da questo pilastro, ci siamo fatti raccontare da Caterina la storia, il progetto e l’evoluzione negli anni di una cantina relativamente giovane, ma che ha già collezionato traguardi ambiti.

Caterina Sacchet con Antonio Mario Zaccheo

Come e quando si è consolidato il suo ingresso ufficiale in Azienda?

“Sono nata e cresciuta tra le colline del Chianti Classico, circondata da vigneti e oliveti. Fin da giovane ho avuto la possibilità di vivere da vicino la realtà enologica di famiglia, grazie a mio padre che mi ha coinvolta nel lavoro in vigna e in cantina. Questa esperienza ha fatto crescere in me una passione autentica per il vino e per tutto ciò che rappresenta: territorio, tradizione e dedizione. Dopo aver concluso gli studi in enologia a Firenze, ho scelto di entrare stabilmente in Azienda, seguendo l’intero processo produttivo dei nostri vini, dalla vigna alla bottiglia, con attenzione e responsabilità in ogni fase”. Caterina è giovane, entusiasta, appassionata, ma soprattutto molto talentuosa, ha man mano preso lei il testimone e oggi firma tutti i vini di Carpineto accumulando successi.

Quante referenze attualmente compongono la scuderia? Il suo ingresso come enologa ha apportato modifiche o firma ancora con l’”impronta originaria”?

“Gli insegnamenti e la passione che mio padre mi ha trasmesso sono ancora oggi la guida del mio lavoro quotidiano e ogni scelta in cantina nasce da quei valori: rispetto per la terra, ascolto del vino e cura di ogni dettaglio. L’interpretazione del vino è profondamente soggettiva, cambia per chi lo produce e per chi lo degusta, sono i cinque sensi a dare forma all’esperienza, rendendo ogni assaggio unico, personale e irripetibile. In questo incontro tra tecnica ed emozione nasce la vera anima del vino. Ma il nostro modo di condurre le fermentazioni e di gestire la cantina rimane fedele alla tradizione di famiglia, dove esperienza e sensibilità si intrecciano nel tempo. Ci definiamo un’azienda tradizionale, ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Crediamo che l’innovazione debba accompagnare la tradizione, sostenerla e valorizzarla, senza mai alterarne l’identità più autentica. Il vino è materia viva, in continua evoluzione, che nasce da radici ben piantate nella terra e foglie che danzano nel cielo seguendo il vento”.

Caterina Sacchet
Caterina Sacchet con Antonio Michael Zaccheo

In questa prospettiva i 500 ettari di terreni di proprietà sono suddivisi tra 5 tenute nelle zone storiche della Toscana vitivinicola: per la produzione del Chianti Classico la tenuta o Appodiato di Dudda a Greve in Chianti, località originaria e cuore storico dell’Azienda, nota da secoli proprio come “Carpineto”, è situato sulle colline a un’altezza di 300 metri, nella zona del Chianti Classico, in uno dei microclimi più freschi della denominazione. Oltre all’archivio, molto spazio in cantina è dedicato all’elevazione nei legni, l’affinamento dei vini imbottigliati avviene in una cella sotterranea a temperatura costante che può ospitare fino ad un milione di bottiglie. Chianti Classico Riserva Carpineto 2020 che si posiziona al 25° posto nella classifica dei 100 Vini più emozionanti al mondo di Wine Spectator al Chianti Classico Riserva, firmato da Caterina che racconta: “non ho parole per l’emozione, questo bellissimo traguardo mi gratifica molto, in un momento così strategico, e anche complesso, non potevamo avere riconoscimento migliore, sul piano internazionale. L’aspetto più emozionante per me è che nella TOP 100 ci sia il Chianti Classico Riserva 2020, vino del territorio dove è iniziata questa splendida avventura. La passione trasmessa dai nostri padri ci permette di avere queste bellissime gioie ed emozioni.”

Se quella di Greve in Chianti è il cuore storico, la tenuta del Vino Nobile in Val di Chiana nell’Appodiato di Montepulciano, è quello moderno. Su 184 ettari di terreno l’agricoltura praticata qui è di precisione con macchine e tecnologie di ultima generazione a scarsissimo impatto ambientale, che permette di effettuare trattamenti esclusivamente al bisogno e mirati. Un progetto di alta valorizzazione nato oltre 20 anni fa. Unica azienda a produrre solo Riserva e un Cru di Nobile, sangiovese in purezza con vent’anni di storia Un Vino Nobile di Montepulciano entrato per 3 anni tra i top 100 al mondo nella classifica di Wine Spectator, con le annate 2010, 2011, 2013, a testimonianza della costanza degli standard qualitativi d’eccellenza della produzione di Carpineto. Un modello in quanto a sostenibilità, così come è un modello rispetto all’impronta di carbonio, con vigne e boschi che assorbono molta più CO2 di quella prodotta, grazie alla posizione della grande cantina di vinificazione e quella di affinamento circondata dai vigneti.

Appodiato di Montepulciano

All’Appodiato di Montalcino si riserva una menzione speciale, oltre che per la posizione privilegiata a 500 mt sul livello del mare che ne fa uno degli insediamenti più alti e panoramici della denominazione, per la conquista di numerosi premi. La tenuta è piccola e d’idilliaca bellezza, su 53 ettari di terreno, di cui 10 di vigneto, una wine boutique con antichi casali in pietra circondati da querce secolari, una pieve medievale, un antico pozzo tra i casolari e tutt’intorno i vigneti che abbracciano questa sorta d’incantevole piccolo borgo antico. La sua leggera esposizione verso nord, in posizione panoramica e ventilata, dona ai vini di questa tenuta un microclima unico che conferisce al Brunello intensi e complessi profumi, una bella freschezza, eleganza, e grande longevità. “L’andamento stagionale dell’annata 2020 – ricorda Caterina – è stato pressochè ideale per vini di grande spessore; in seguito ad una primavera abbastanza fresca è seguita un’estate calda e lunga ma con buone escursioni termiche fra il giorno e la notte che ha consentito il completamento ottimale del processo di maturazione delle uve. Per la 2019, l’estate calda ma regolare, senza particolari picchi di calore o abbondanti precipitazioni, ha lasciato il passo a un settembre soleggiato e con grandi escursioni termiche, che ha permesso la perfetta maturazione fenolica delle uve mantenendo giusta acidità e tenore zuccherino”. La conseguenza non poteva che essere incetta di riconoscimenti anche per questa produzione: Brunello di Montalcino 2020 conquista 3 bicchieri Gambero Rosso 2026, 4 Viti Guida VITAE 2026, Wine Hunter Award Oro. Alla Riserva del Brunello di Montalcino 2019, un vino dalla straordinaria ampiezza, di grande spessore e percorso evolutivo, i 5 Grappoli di Bibenda 2026, le Tre Stelle Oro della Guida Veronelli con 94 punti e il massimo riconoscimento anche da parte della Guida AIS VITAE. Oltre confine, il Brunello 2020 ha ottenuto 93 punti da Wine Spectator e 94 da Wine Enthusiast, mentre la Riserva 95 da Wine Spectator e 94 da Wine Enthusiast così come da Doctor Wine.

Infine dall’Appodiato di Gaville sulla cima di un colle, con 65 ettari in uno splendido ambiente pastorale con al centro della proprietà un’antica costruzione storica con un frantoio, ci si sposta nell’alta Maremma per raggiungere l’Appodiato di Gavorrano, con 165 ettari di terreni di cui dieci di vigne piantate a Vermentino, Merlot e Teroldego e cinque ettari di cui dieci di vigne piantate a Vermentino, Merlot e Teroldego e cinque ettari di ulivi oltre a seminativi e bosco mediterraneo.

Vigneti di Montepulciano

Da anni l’azienda pratica l’agricoltura sostenibile di precisione, soprattutto grazie ad una serie di sensori che raccolgono e trasmettono alle centraline centinaia di dati metereologici e non solo, informazioni che poi vanno interpretate per seguire lo sviluppo della pianta con lo scopo di ottenere prodotti di maggiore qualità e minor impatto ambientale, a partire dalla riduzione dell’utilizzo di sostanze chimiche. Un altro motivo di orgoglio che vedrà ulteriori affinamenti in questo senso?

“L’Azienda, da sempre attenta a tutti gli aspetti d’impatto ambientale della filiera, a cominciare dalla vigna, porta avanti una filosofia basata sulla ricerca della sostenibilità, della tutela della biodiversità e della riduzione al minimo dell’impatto dei fitofarmaci e del rame. L’obiettivo è la salvaguardia del suolo della vigna, la sua fertilità. Da una terra ricca di vita nasce una buona vite, e da qui un’uva viva da cui produrre vini di lunga vita. Come se anche la natura avesse donato un segno in più di durata nel tempo, di lunga vita appunto”. Come anticipato, menzionando la produzione del Nobile di Montepulciano, dalla terra al vigneto alla cantina, l’indirizzo è al risparmio energetico grazie ad un impianto fotovoltaico nella tenuta del Vino Nobile e uno uguale nella tenuta del Chianti Classico. Le bottiglie, il cui peso è stato progressivamente diminuito passando da bottiglie di 420 grammi a 360 grammi, ormai contraddistingue tutte le bottiglie prodotte. Vetro più leggero significa meno combustibili fossili nella produzione ma anche nel trasporto verso i 70 paesi in cui Carpineto esporta. E, a proposito di trasporto, sono appena state installate due colonnine di ricarica per veicoli elettrici, una per entrambe le tenute aperte all’enoturismo, Montepulciano e Dudda, Greve in Chianti, che saranno visibili sulle più importanti app dedicate così da incentivare l’e-tourism. Sostenibilità a 360°, non solo ambientale ma economica e sociale, a cominciare dalle best practices nella politica aziendale partecipata con il coinvolgimento di tutti, e nella gestione dei dipendenti, dei fornitori e di tutti gli attori della filiera fino al consumatore. Un approccio innovativo proiettando nel futuro quell’intreccio virtuoso tra bellezza, storia, cultura, natura, stile di vita, coesione sociale.

La crisi conseguente al periodo di incertezza pandemica ha riconsiderato le abitudini di consumo in termini economici e rituali, è stato necessario un accomodamento nella produzione per arginare eventuali perdite?

“Stiamo vivendo un momento strategico e complesso, in cui molteplici variabili si intrecciano: il cambiamento climatico, le conseguenze del periodo post-pandemico che hanno generato una concreta instabilità economica, e un’evoluzione profonda nei consumi. Il vino non è più vissuto come un tempo, quando nelle famiglie la bottiglia o il fiasco non mancavano mai sulla tavola. Oggi il consumo è cambiato, è più consapevole, più selettivo. Non considero questa fase come un cambio di rotta, ma come un adattamento necessario, perché il mercato oggi ricerca qualità, identità, autenticità. Ed è proprio su questi valori che continuo a concentrarmi. Nei miei vini cerco di costruire un percorso sensoriale completo, dall’impatto olfattivo fino alla persistenza del retrogusto. Desidero che il bouquet racconti il territorio, che al palato emerga equilibrio e armonia, e che la chiusura lasci una traccia elegante e duratura. Per me ogni vino deve essere espressione sincera della sua origine e capace di creare un’esperienza che rimanga nel tempo”.

Restando in tema pandemia, per ironia della sorte, si sarebbe potuto assistere a uno scoraggiamento, invece dal 2020 si osserva un aumento della presenza femminile nelle professioni tecniche legate alla viticoltura, con una percentuale del 15-25% di donne che guidano brand. Si potrebbe presumere che quando il gioco si fa duro le donne iniziano a giocare?

L’aumento della presenza femminile nella viticoltura e nell’enologia non è casuale, arriva in un momento di grande trasformazione del settore. Quando lo scenario diventa più complesso, servono nuove sensibilità, capacità di adattamento e visioni meno rigide. Sempre più donne stanno entrando in questo mondo con preparazione tecnica, consapevolezza e una forte capacità gestionale. Il vino oggi non è più solo produzione. È identità, racconto, sostenibilità, relazione con un consumatore più attento e selettivo. In questo contesto, la leadership femminile non rappresenta una contrapposizione rispetto al passato, ma un arricchimento. Porta equilibrio, ascolto e una visione spesso più integrata tra tradizione e innovazione. Ciò che oggi fa davvero la differenza non è solo la resistenza, bensì la competenza. Vedo questa crescita non come una risposta alla crisi, ma come un segnale di evoluzione del settore. Il vino, come la società, cambia. E nei cambiamenti più profondi c’è spazio per nuove energie, nuove professionalità e nuovi sguardi capaci di interpretare il futuro con equilibrio e visione.

Progetti futuri personali e aziendali, ovviamente?

Siamo un’Azienda dinamica, che ama porsi obiettivi ambiziosi anche nel lungo periodo. Credo profondamente nell’importanza di mettersi in gioco, di guardare avanti con determinazione e visione. Abbiamo importanti progetti strutturali in fase di sviluppo, nuovi prodotti in arrivo che mi stanno dando grande soddisfazione e tante idee che rappresentano il futuro della nostra realtà. Ogni passo nasce dal desiderio di crescere, migliorare e interpretare il cambiamento senza perdere la nostra identità. Il vino è natura, storia, cultura e tradizione. Sono consapevole di essere parte di questa storia e, in qualche modo, di contribuire a scriverla. Per questo sento forte la responsabilità di custodirla e tramandarla con rispetto e coerenza. Solo la natura può regalarci emozioni così autentiche, a noi spetta il compito di ascoltarla, rispettarla e accompagnarla nel suo percorso, senza forzarla”.

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