Mixology e Cibarie : Un cocktail bar dove il viaggio si trasforma in rito-liquido

Nel quartiere Africano a Roma, il cocktail bar Misto propone un’esperienza sensoriale chiamata “Liquid Rituals”. Nato nel 2017 dall’intuizione di Edoardo Rossi e arricchito dalla creatività dei bartender, il locale unisce la mixology contemporanea a una cucina “mista” d’impronta spagnola e mediterranea.

Un concept urban in un contesto vivace e residenziale

Situato in un un palazzo storico precisamente in Via Fezzan 21 all’interno di un ex negozio di cornici, un soffitto alto cinque metri apre la scena a uno stile industrial con tubi metallici a vista e pareti in legno. Poltrone in pelle all’inglese e vecchi bauli utilizzati come tavolini aggiungono un tocco vintage ed elegante, il tutto accompagnato da classici italiani in sottofondo come Fred Buscaglione che canta “Eri piccola così”.

Il progetto è di Edoardo Rossi, già proprietario di Malto Misto, una realtà centrata sulla birra artigianale che dopo lunghe ricerche e sperimentazioni, quasi 10 anni fa, ha ripensato il concept di Misto spostando il focus quasi interamente sui cocktail. “Misto è letteralmente un misto”, ama raccontare Carlo, bartender e colonna creativa del locale.

Il diario dello sperimentatore

La carta dei cocktail è un gioiellino, dal titolo “Liquid Rituals”: Appunti di Miscelazione con grafiche ideate dallo stesso Carlo figura creativa del locale. Studiato a regola d’arte e strutturato come se fosse il diario di uno sperimentatore che ha viaggiato per il mondo e che prova a mettere insieme tutti i sapori che ha incontrato, è arricchito da disegni e grafici a radar che mostrano i sentori gustativi dei cocktail. In fondo non è così lontano dalla realtà perché ogni ricetta è la sintesi liquida delle esperienze fatte dalla proprietà in numerosi viaggi che li hanno portati a creare questo percorso che ora li rappresenta più che mai. Ogni cocktail viene raccontato nel minimo dettaglio, valorizzando le etichette usate, spesso di nicchia, selezionate accuratamente dai bartender stessi.

Un rituale liquido

Il fulcro dell’esperienza è l’Omakase Experience , dal giapponese “mi affido a te”, dove una degustazione dei loro cinque drink iconici in formato ridotto, ciascuno legato a una destinazione e accompagnato a un micro-rituale, trasforma l’assaggio in un percorso interattivo e immersivo nei cinque sensi.

Il primo senso a essere coinvolto è l’olfatto con “J’Adore”, un cocktail fresco e agrumato con un gin londinese e una soda a base di foglie di fico. Qui il rito prevede di spruzzare un profumo su un piccolo cartoncino da annusare mentre si beve, e se si spruzza direttamente sopra sembrerà di degustare un altro cocktail. La scena però la conquista il “Borealis”, una combinazione tra vodka e gin analcolico accompagnati dalla balsamicità del pino mugo. Un cocktail ispirato alle terre del Nord che non prevede sapori intensi o rituali particolari ma grazie alla luce blu che viene proiettata da sotto, il bicchiere si illumina tra le mani simulando la magia dell’aurora boreale.

Il viaggio prosegue in Oriente con il Make a wish”, dove un’etichetta selezionata di gin giapponese si sposa con la spiccata acidità dello yuzu. Sopra il cubo di ghiaccio viene posizionato un Daruma, il celebre amuleto portafortuna: il rito questa volta personale richiede di disegnare uno dei suoi occhi e di scrivere un proprio desiderio sul retro.
A scuotere i sensi ci pensa lo “Spark” dove mezcal e agavesito aprono la scena al “fiore elettrico” messo sul bordo del bicchiere per un bacio elettrizzante.

Il percorso si conclude con il “Dark & Light”, dove uno scrigno di legno pieno di fumo viene aperto per rivelare due boccette. All’interno si trovano due anime opposte della miscelazione: la versione Dark, caratterizzata da note forti e amare di whiskey, ciliegia e vermouth, e quella Light, più floreale e dolce a base di gin e violetta. È lo stesso ospite a completare il servizio, versando il contenuto direttamente nelle coppette.

Le Cibarie

Anche la proposta food o per meglio dire “le cibarie” come le hanno definite, seguono il concetto di “misto”.

Un menù che si adatta perfettamente tutto l’anno composto da tapas in stile spagnolo perfette da condividere che riflettono l’origine madrileña della proprietà. Un viaggio nel Mediterraneo che inizia in Puglia con taralli artigianali e olive di Cerignola.
Per continuare con un hummus cremoso e speziato con pita greca, crocchette di Jamón Serrano dalla frittura perfetta e il cuore fondente per finire con tacos alla tex-mex rivisitati in due versioni, una con pulled pork alla genovese più dolce grazie alla cipolla stufata e l’altra con pollo alla cacciatora più sapida con polvere di olive.

Tutti sapori che non sono pensati necessariamente per un pairing ma che si accompagnano perfettamente ai cocktail senza sovrastarli.

Scegliere di sedere allo sgabello del bancone potrebbe sembrare la soluzione meno comoda, ma ideale per potersi immergere completamente in questa esperienza insolita.
In un’epoca dominata dall’omologazione del gusto e dalla standardizzazione, Misto ricorda che i nostri cinque sensi non solo esistono, ma chiedono di essere usati.

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