David Boncompagni di Slice per questo carnevale 2026 ha pensato di proporre nel suo menu la frappa come dolce popolare a tema, ma la fa utilizzando l’impasto della sua pizza. Risultato? Nessuna differenza!
A Slice, il laboratorio romano guidato da David Boncompagni, anche un dolce popolare come la frappa diventa terreno di sperimentazione consapevole. Non nel gusto — che resta sacro — ma nel metodo. E il risultato è una frappa che sorprende proprio perché non sorprende: sa esattamente di frappa fritta tradizionale. Punto.
La Frappa sperimentale di David Boncompagni
Nel nuovo corso identitario di Slice, Boncompagni continua a lavorare sul concetto di “inganno controllato”, ribaltando le aspettative senza mai tradire il palato. Qui l’illusione è totale: tutto cambia dietro le quinte, mentre il gusto resta fedele, netto, immediatamente riconoscibile. Nessuna reinterpretazione aromatica, nessuna deviazione creativa forzata. Al morso, è frappa. Quella che conosciamo.
La vera rivoluzione sta nell’impasto. Per realizzarla, Boncompagni utilizza infatti lo stesso impasto della sua pizza romana classica, elemento distintivo del progetto Slice: un impasto su prefermento poolish, pensato per garantire estrema friabilità, asciuttezza e leggerezza. Caratteristiche che, sorprendentemente, si sovrappongono in modo quasi perfetto a quelle della frappa tradizionale.

Il risultato è una croccantezza secca e pulita, una leggerezza immediata, un profilo aromatico neutro, privo di retrogusti o note “alternative”. Nessuna sensazione di compromesso, nessun sentore che tradisca l’assenza di ingredienti canonici.
La lavorazione segue un processo preciso: l’impasto viene prima prefritto, poi asciugato e infine completato con zucchero semolato, fatto fondere nel forno pizza a fiamma spenta. Un passaggio tecnico fondamentale, che consente allo zucchero di aderire perfettamente alla superficie e di restituire quella dolcezza diretta e lineare tipica della frappa classica. La rifinitura finale con zucchero a velo chiude il cerchio, riportando alla memoria visiva e gustativa del dolce tradizionale.
Solo dopo arriva la rivelazione: l’assenza totale di uova e derivati animali, l’uso del prefermento, una maggiore digeribilità rispetto alla frappa convenzionale. Una frappa vegana che non chiede al cliente di “accettare” un gusto diverso, ma che replica fedelmente un sapore noto, lavorando sulla struttura, sulla tecnica e sulla leggerezza.

In questo senso, la frappa di Slice si inserisce perfettamente nel racconto del nuovo menù firmato da David Boncompagni: un progetto che affida la sorpresa non all’estetica o alla dichiarazione d’intenti, ma alla fiducia nel palato. Qui l’inganno è riuscito perché è silenzioso: tutto è diverso, tranne il sapore.
Ed è proprio questa fedeltà assoluta al gusto tradizionale a rendere la frappa di Slice un prodotto sorprendente, contemporaneo e trasversale. Capace di parlare a tutti — vegani compresi — senza mai rinunciare all’identità gustativa della frappa classica.





