Il Capodanno si conferma uno dei momenti chiave per l’economia del cibo in Italia. Tra cenoni domestici, tavole imbandite nei ristoranti, agriturismi sold out e brindisi a base di bollicine tricolori, la notte di San Silvestro 2025-2026 racconta un Paese che continua a investire sulla convivialità, pur con attenzione al budget. Vediamo cos’è successo in queste feste.
Secondo le stime Coldiretti/Ixè, gli italiani hanno speso complessivamente 2,7 miliardi di euro per il cenone di fine anno, con una spesa media di 104 euro a famiglia, in aumento del 7% rispetto al 2024. Le tavolate restano numerose: in media sette commensali, segno che la dimensione collettiva della festa resta centrale.
Ristorante o casa? Vincono entrambe le formule
La maggioranza degli italiani ha scelto di festeggiare tra le mura domestiche, proprie o di amici e parenti: l’84% ha trascorso il Capodanno in casa, mentre il 16% ha optato per il cenone fuori, tra ristoranti, pizzerie, agriturismi e locali. Sul fronte della ristorazione, i dati FIPE Confcommercio parlano chiaro: 4,6 milioni di italiani hanno scelto il ristorante per salutare l’anno nuovo, con una crescita dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Complice anche l’aumento dei locali aperti, che hanno raggiunto il 57,2%, la spesa complessiva ha toccato quota 439 milioni di euro, segnando un +9,7%. Il conto medio si attesta sui 94 euro a persona, che salgono a 120 euro per chi ha scelto la formula “cenone più veglione”, sempre più diffusa e ormai presente in oltre un quinto dei locali, grazie all’abbinamento tra cucina, musica e intrattenimento.
Le differenze territoriali restano marcate. Il Sud guida la classifica della spesa media con 131 euro a famiglia, seguito da Isole (113 euro) e Centro (107 euro). Più contenuti i valori al Nord, con 92 euro nel Nord Ovest e 84 euro nel Nord Est. Anche l’età incide: i 35-44enni risultano i più spendaccioni (118 euro), mentre gli over 64 si fermano a quota 95 euro.

Tra le formule in maggiore ascesa spiccano gli agriturismi, che hanno accolto oltre 400mila ospiti, con un incremento del 5%. A convincere gli italiani è un’offerta sempre più orientata su prodotti locali, ricette regionali e ingredienti a km zero, in un momento storico in cui la cucina italiana, fresca di riconoscimento Unesco, rafforza il suo valore culturale oltre che gastronomico.
I numeri raccontano un clima di moderato ottimismo. Il settore non brilla ancora per presenze complessive, ma regge grazie al valore dei consumi e alla capacità di intercettare diverse fasce di spesa. Tra ristoranti più affollati, tavole domestiche generose e brindisi rigorosamente Made in Italy, il Capodanno 2025-2026 conferma una certezza tutta italiana: quando c’è da festeggiare, la tavola resta il centro di tutto. E, anche quest’anno, fa girare l’economia.
Il brindisi parla italiano: 100 milioni di bottiglie stappate
Se c’è un protagonista assoluto della notte di San Silvestro, è lo spumante italiano. Durante le festività sono state stappate oltre 100 milioni di bottiglie, con il picco proprio a mezzanotte del 31 dicembre. Il Prosecco domina, rappresentando quasi due terzi della produzione nazionale, seguito da Asti, Franciacorta, Trento Doc, Asolo e da una galassia di bollicine territoriali sempre più presenti sulle tavole. Accanto ai grandi nomi, cresce la presenza di produzioni locali e regionali, sempre più apprezzate dagli italiani:Trebbiano, Verdicchio, Oltrepò, Alta Langa, Moscato, Falanghina, Grechetto, Malvasia, Grillo, Nero d’Avola, Negroamaro, Durello, Vermentino, e molte altre etichette che arricchiscono le tavole festive da Nord a Sud. Anche nei ristoranti la scelta è netta: quasi tre quarti dei locali hanno servito esclusivamente spumante italiano, confermando una preferenza ormai consolidata per le etichette nazionali.

Lenticchie, cotechino e tradizione che resiste
Accanto alle bollicine, resistono i grandi riti scaramantici. Le lenticchie restano simbolo di buon auspicio, così come cotechini e zamponi, protagonisti di un consumo stabile e molto elevato: oltre 3,3 milioni di pezzi tra prodotti certificati Igp e versioni artigianali. Un patrimonio gastronomico che continua a rinnovarsi, tra nuove modalità di cottura e interpretazioni più contemporanee, senza rinunciare al valore della tradizione.





