Panettone, dolci, pasta e pesce surgelato: come gli italiani celebrano il Natale a tavola

In Italia il Natale inizia in cucina. Tra profumi familiari, ricette tramandate e tavole che uniscono generazioni, gli italiani scelgono ancora una volta i grandi classici: pasta per la Vigilia, panettoni e pandori come simboli indiscussi delle feste, biscotti per le colazioni lente delle vacanze, cioccolatini, praline e torroni da condividere tra parenti e amici. Durante le festività natalizie molti di questi prodotti vivono il periodo più vivace dell’anno, confermandosi simboli della cultura gastronomica italiana.

Unione Italiana Food, l’Associazione che rappresenta 26 categorie merceologiche dell’industria alimentare italiana, mostra come questo legame degli italiani con questi prodotti si trasforma anche in una forza produttiva straordinaria: nel 2024 l’industria italiana ha realizzato 3,5 milioni di tonnellate di pasta1,5 milioni di tonnellate di prodotti da forno e dolciarioltre 380mila tonnellate di cacao e cioccolato, e numeri importanti in tutti i comparti che animano le festività. Un patrimonio che, proprio a Natale, trova la sua massima espressione.

“Le festività valorizzano il meglio della nostra tradizione alimentare – afferma Mario Piccialuti, Direttore Generale di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria– Grazie al lavoro delle aziende italiane, ricette e tradizioni nate nei territori sono diventate patrimonio nazionale e oggi anche globale, accessibili a chi, in Italia e nel mondo, sceglie il Made in Italy. Le nostre filiere e i nostri prodotti raccontano una cultura fatta di capacità produttiva, sicurezza, qualità e gusto, e il Natale è il momento in cui queste eccellenze raggiungono il loro valore simbolico più alto, unendo convivialità, identità e apertura ai mercati internazionali.” A confermare il ruolo centrale dei consumi alimentari sono i dati NielsenIQ, che evidenziano come per molte categorie alimentari dicembre rappresenta uno dei mesi più impattanti in termini di consumo.

I rincari dei cenoni

Il budget resterà più o meno in linea con quello dello scorso anno, ma l’aumento dei prezzi costringerà molte famiglie a snellire il menù: una portata in meno per la cena della Vigilia o di Natale, così come per il cenone di Capodanno. I rincari, infatti, non passeranno inosservati e oscillano da un +2% per Capodanno fino a un +5% per Natale. Un aumento che colpirà indistintamente sia i cenoni più “importanti”, quelli della tradizione, sia le versioni considerate più low cost. A delineare questo scenario, tra prezzi che salgono e menù che si accorciano, è l’indagine dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori. Lo studio evidenzia che la maggior parte degli italiani trascorrerà la cena della Vigilia di Natale tra le mura di casa, proprie o di parenti e amici. Solo il 30,2% sceglierà di festeggiare fuori, prenotando il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno in un ristorante o in una location dedicata agli eventi.

La spesa media per il menù “classico” della cena di Natale salirà a 46,41 euro a persona, segnando un aumento del 5% rispetto allo scorso anno. Più contenuta, ma comunque in crescita, la versione low cost, che si attesterà a 26,52 euro a persona, con un incremento del 3% rispetto al 2024. Ritocchi al rialzo, seppur più leggeri, anche per il cenone di Capodanno: il menù tradizionale arriverà a 57,82 euro a persona, con un +2% su base annua. Per chi punta a una soluzione più economica, la spesa prevista è di 32,84 euro a testa, anch’essa in aumento del 2% rispetto al 2024.

Panettone e pandoro, ma non solo

Il simbolo indiscusso del Natale sono panettone e pandoro, i dolci che segnano il momento in cui la festa si compie. Oltre 33 milioni di pezzi venduti nel solo mese di dicembre, che rappresentano il 70% dei consumi annui, a dimostrazione di un legame fortissimo tra questi prodotti e la ritualità natalizia. Per 8 italiani su 10 sono infatti i veri protagonisti delle tavole, chiamati a chiudere gli abbondanti pasti delle feste. Nell’eterna sfida tra i due grandi lievitati, è il pandoro a conquistare la preferenza della maggioranza, scelto dal 52,6% dei consumatori, contro il 47,4% che continua a prediligere il panettone.

Ma pur restando icone indiscusse della celebrazione natalizia, panettone e pandoro stanno vivendo una nuova stagione di consumo: sempre più spesso escono dai confini del calendario, trasformandosi in una “dolce coccola” per il 65,4% degli italiani, mentre il 56% ne apprezza bontà e versatilità anche nei mesi lontani dal Natale. Non sorprende, quindi, che 5 italiani su 10 dichiarino di averne aumentato il consumo anche prima e dopo le festività. 

Panettone e pandoro sono anche ambasciatori dell’italianità nel mondo: nel 2024 l’export ha raggiunto 13.468 tonnellate per un valore di 113 milioni di euro, con l’Europa (Francia, Germania, Belgio, Svizzera e Regno Unito) come primo mercato, seguita da Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Argentina.

Ma tra i dolci tipici del periodo natalizio non può mancare il torrone. Di questo speciale prodotto a base di albume d’uovo, zucchero, miele e mandorle tostate vengono vendute 1.600 tonnellate nel solo mese di dicembre, che corrispondono al 25% del consumo annuo, confermando la tradizione che lega questo alimento al Natale.

Tra i piaceri più riconoscibili del periodo natalizio, poi, il cioccolato occupa un posto privilegiato. Nel solo mese di dicembre si consumano 18 mila tonnellate tra tavolette e praline, e accanto al cioccolato crescono anche le creme spalmabili dolci, che raggiungono 4.900 tonnellate, spesso protagoniste delle colazioni e dei momenti di condivisione. Praline e specialità al cioccolato si confermano apprezzate tanto sulle tavole italiane quanto sui mercati internazionali: le esportazioni italiane di cacao e cioccolato nel 2024 hanno raggiunto 414.940 tonnellate (+4,9%), per un valore di 2.883 milioni di euro (+17,2%), consolidando la reputazione dei dolci italiani nel mondo.

Simbolo dell’identità gastronomica nazionale, la pasta rappresenta una costante sulle tavole degli italiani e a Natale si conferma emblema di convivialità, condivisione e rafforzamento dei legami familiari. Ravioli, cannelloni, lasagne o primi di pesce: ogni regione custodisce le proprie tradizioni, ma al di là delle differenze territoriali c’è un filo comune che unisce tutte le famiglie italiane, ed è proprio la pasta, presente immancabilmente nei menu delle feste. Non a caso, l’Italia è il Paese con il più alto consumo al mondo, con 23,3 kg pro capite all’anno, che nel mese di dicembre sono 1,5 kg a testa tra pasta di semola, pasta all’uovo e pasta ripiena. Si tratta di circa 15 piatti di pasta a persona, a conferma di un rapporto profondo, quotidiano e identitario che si rafforza nei momenti di gioia.

Sulle tavole della Vigilia non può poi mancare il pesce, con il surgelato che si afferma come una scelta pratica e coerente con la tradizione. Grazie alle sue caratteristiche di conservabilità, riduzione degli sprechi e mantenimento di gusto e valori nutrizionali, il pesce surgelato consente di organizzare la spesa in anticipo, evitando la concentrazione degli acquisti nelle giornate più affollate che precedono le feste. A dicembre se ne consumano 8.200 tonnellate, pari a una o due porzioni a testa, quantità che rispecchia il ruolo centrale di questo prodotto nei menu della Vigilia.

Torte e biscotti accompagnano le feste

Oltre ai momenti trascorsi in famiglia, le vacanze di Natale sono anche sinonimo di tempo da dedicare ai propri interessi e per vivere ritmi più lenti: a scandire questi momenti più rilassati sono biscotti e basi per torte, che accompagnano colazioni senza fretta e pomeriggi dedicati alle preparazioni casalinghe. Un’abitudine che trova riscontro nei numeri: a dicembre si acquistano 33 mila tonnellate di biscotti, ma è un successo che non si esaurisce con il Natale. Nel 2024 la biscotteria si è confermata il segmento più rilevante dei prodotti da forno, con una produzione complessiva di 745.410 tonnellate, pari a oltre la metà dell’intero comparto, e un valore che raggiunge 3,8 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente (+0,6%).

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