ACETO BALSAMICO, MICA CARAMELLE

Con il termine ‘balsamico’ viene spontaneo pensare a una di quelle caramelle al miele, al mentolo o all’eucaliptolo per lenire il mal di gola, ma questa parola è ugualmente associata anche a un particolare tipo di aceto, anzi tre: l’Aceto balsamico tradizionale di Modena DOP (ABTM), l’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia (ABTR) e l’Aceto balsamico di Modena IGP. Quest’ultimo è spesso considerato, a torto, come il parente povero dei due più celebrati aceti tradizionali o l’alternativa economica. Tuttavia l’Aceto balsamico di Modena rappresenta uno dei dieci prodotti agroalimentari IGP e DOP italiani più esportati. Nell’ordine, solo il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e la Mozzarella di Bufala Campana sono più venduti oltre i confini nazionali, ma a livello di marchio di origine IGP risulta al primo posto.

Qualsiasi altro aceto che riporti in etichetta il titolo di ‘balsamico’ al di fuori dei tre sopra citati, è fasullo; falso tanto quanto una banconota da trenta euro. I tre aceti emiliani sono tutelati dall’Unione Europea che ai primi due riconosce il marchio di tutela DOP, la Denominazione di Origine Protetta, e al terzo il marchio IGP, l’Indicazione Geografica Protetta.  

Perché si chiama balsamico?

Il termine ‘balsamico’ è dovuto alle sue presunte (e mai dimostrate scientificamente) proprietà medicinali. In passato, infatti, si credeva potesse curare il mal di stomaco e il mal di gola. Addirittura che prevenisse la peste.

I due ‘gemelli’ DOP

L’Aceto balsamico tradizionale di Modena DOP e l’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia possono essere considerati come gemelli omozigoti: talmente simili da rendere difficoltoso distinguerli al momento dell’assaggio. Ciascuna fase – produzione, trasformazione ed elaborazione – avvengono all’interno della rispettiva provincia. Le uve utilizzate sono suppergiù le stesse (soprattutto Lambrusco); stesso discorso per i tempi di cottura: identico; uguali sono anche il periodo di invecchiamento (almeno 12 anni, ma meglio 25) in botticelle di legno pregiato di grandezza decrescente.

Aceto Balsamico di Modena IGP e DOP: due prodotti molto diversi

Una delle confusioni più comuni riguarda la differenza tra l’Aceto balsamico di Modena IGP e l’Aceto balsamico Tradizionale di Modena DOP. Nonostante il nome simile, si tratta di due prodotti profondamente diversi.  Nella tabella sottostante sono indicati le rispettive caratteristiche.

 Aceto balsamico di Modena IGPAceto balsamico Tradizionale di Modena DOP
ingredientimosto cotto da uve provenienti da sette precise varietà di vitigno, oltre ad aceto di vino ed eventuale caramellomosto cotto da uve Lambrusco e Trebbiano
zona di produzioneprovince di Modena e Reggio Emiliaprovincia di Modena
metodo di produzioneindustriale o semi-artigianaleesclusivamente in batterie di botti di legni diversi (castagno, ciliegio, gelso, ginepro, rovere)
invecchiamentominimo 60 giorni, 3 anni per l’Invecchiato, 5 anni per la Riservaminimo 12 anni per l’Affinato 25 anni per l’Extra Vecchio
confezione / bottigliavetro, legno, ceramica, terracotta, plasticabottiglietta Giugiaro Design in vetro esclusivamente da 100 ml
utilizzoinsalate o verdure alla grigliaqualche goccia su fragole, gelato, Parmigiano Reggiano o carni grigliate
prezzofino a 25-30 euroda 50 a 250 euro e oltre

Aceto Balsamico di Modena IGP: un’eccellenza italiana

Riconosciuto ufficialmente dall’Unione Europea nel luglio del 2009 con l’ottenimento del marchio IGP è, fra i tre balsamici, il più conosciuto e commercializzato nel mondo perché a differenza degli ‘aristocratici’ DOP è un aceto ‘democratico’ a tutti coloro che vogliono gustare questo particolare condimento senza spendere una fortuna. Le differenze con i Tradizionali sono marcate, è vero, ma è anch’esso un prodotto dello stesso territorio, della medesima gente e con la stessa storia, quella degli antichi ducati estensi. Grazie alla relativa semplicità di produzione e allo scarso legame con il territorio d’origine (solo l’assemblaggio delle materie prime, l’elaborazione, l’affinamento e/o l’invecchiamento in recipienti di legno pregiato devono avvenire nell’area indicata nel disciplinare, ossia le province di Modena e Reggio Emilia) dopo appena due mesi può essere già commercializzato, ma se vuole passare di grado per anzianità di affinamento e conseguire il titolo di ‘Invecchiato’ deve starsene buono buono in tini di legno per tre anni o cinque anni per diventare ‘Riserva’. 

Curiosità

  • L’Aceto balsamico di Modena IGP raggiunge i 100 milioni di litri annui di produzione, il 92% della quale viene esportato.
  • In termini di produzione, il rapporto tra i due Aceti balsamici tradizionali e l’aceto balsamico di Modena è 0,0001%. In pratica, per ogni litro di Tradizionale si producono (e si vendono) 10.000 litri di Modena IGP.
  • Dal 2024, il 25 marzo, si celebra la Giornata nazionale dell’Aceto Balsamico di Modena.

Grado Enoteca, convivialità e condivisione tra vino e tapas all’italiana