Una mattina di aprile al Margraf showroom di Gambellara. Centottanta vignaioli, sei paesi, diciannove regioni italiane. Sul tavolo, bicchieri da annusare con attenzione, senza pregiudizi — né in favore né contro. Fuori, la primavera veronese, la pianura che odora di vite. Dentro, una domanda che il movimento naturale si fa da vent’anni: siamo davvero bravi, o stiamo solo raccontando una storia bella?
VinNatur e Gambellara: una storia di coerenza territoriale
L’Associazione VinNatur è nata nel 2006 per volontà di Angiolino Maule, vignaiolo di Gambellara con una visione precisa: che il vino naturale non fosse una categoria di marketing, ma un impegno tecnico, agronomico, scientifico. Non basta dire “non aggiungo nulla in cantina” se non sai cosa stai facendo in vigna. Non basta rinunciare ai lieviti selezionati se il frutto che porti in cantina è compromesso. Il vino naturale, per essere tale, deve cominciare prima — molto prima — della fermentazione.
Il VinNatur Tasting, giunto nel 2026 alla sua ventunesima edizione, è l’evento che meglio rappresenta questa maturità del movimento. Si svolge dall’11 al 13 aprile al Margraf showroom di Gambellara, in provincia di Vicenza, con orari al pubblico dalle 10 alle 18 e ingresso a 30 euro giornalieri (50 per due giorni, incluso il calice da degustazione).
La scelta di Gambellara non è casuale né sentimentale. È coerente. Gambellara è uno dei territori vitivinicoli più antichi del Veneto, terra del Garganega coltivata su suoli di origine vulcanica che danno vini bianchi di grande mineralità e struttura. È il luogo dove La Biancara — la cantina di Angiolino Maule — produce da decenni etichette che sono diventate punti di riferimento per il movimento naturale a livello internazionale. Portare un evento come VinNatur in questo contesto non è solo una scelta logistica: è una dichiarazione di identità.
In questa settimana del vino veronese, il Margraf showroom di Gambellara dialoga — in silenzio competitivo ma rispettoso — con altri appuntamenti del calendario naturale. A pochi chilometri, a Cerea (Verona), ViniVeri ha appena chiuso la sua ventunesima edizione (10-12 aprile), portando oltre 100 produttori nell’Area EXP. Più in là, a Verona, Vinitaly muove decine di migliaia di buyer internazionali. Il confronto tra questi mondi è inevitabile — e illuminante.
Se Vinitaly è la fiera del volume e della rappresentanza istituzionale, VinNatur e ViniVeri sono fiere del posizionamento filosofico. Ma nel 2026 questa distinzione si è assottigliata. I vini naturali sono presenti a Vinitaly, i buyer internazionali frequentano Gambellara, i giornalisti di settore si spostano tra tutte e tre le manifestazioni nell’arco di una settimana. Il mercato si è aperto. E questo complica tutto, nel senso migliore.
Maggiori dettagli sull’evento e i produttori presenti sul sito ufficiale di VinNatur.

La sfida della ricerca scientifica: Maule e il vino che non si giustifica più
Angiolino Maule ha detto più volte, in interviste e convegni, una cosa che chi frequenta il settore ha imparato a riconoscere come distintiva: la ricerca scientifica non è il nemico del vino naturale. È il suo strumento più potente. Non basta “fare poco in vigna” — bisogna capire cosa si sta facendo, perché lo si fa, e con quali effetti sul vino finale.
Il programma del VinNatur Tasting 2026 riflette questa posizione con nitidezza. La masterclass più attesa è “Alterazioni Microbiologiche dei Vini”, in programma sabato 11 aprile alle 11.00, condotta dall’agronomo Giacomo Buscioni e dal tecnologo alimentare Damiano Barbato. Il format prevede una degustazione alla cieca di vini bianchi intenzionalmente alterati — brettanomyces, ossidazione, riduzione — per fornire ai partecipanti strumenti concreti di riconoscimento dei difetti. Non per condannare, ma per distinguere: tra ciò che è identità stilistica e ciò che è errore tecnico.
Questa è la differenza tra il movimento naturale che si giustifica e quello che si afferma. Il vino con il brettanomyces non è sempre un difetto, ma bisogna sapere riconoscerlo per poterlo valutare. Il vino ossidato può essere una scelta consapevole, ma deve esserlo davvero — non una conseguenza di negligenza in cantina. La presenza di Vitenova (studio di consulenza viticolturale) e di Food Micro Team all’evento sottolinea che VinNatur non è una fiera di ideologie, ma un luogo di formazione tecnica.
Le altre due masterclass completano il quadro: “Un Abbinamento? Una questione di Stile” con il giornalista e direttore di Civiltà del bere Alessandro Torcoli (sabato ore 13.30), e “La Molteplicità dell’Alsazia” con lo scrittore Samuel Cogliati, fondatore di Possibilia Editore (domenica ore 14.00). L’Alsazia è la presenza internazionale più significativa di questa edizione, con una delegazione dei Vins Libres che porta nella pianura veneta la complessità dei terroir alsaziani.
Per chi segue da vicino il calendario del vino italiano, l’appuntamento di Gambellara si inserisce in una settimana densa di significati. Il nostro approfondimento su Vinitaly 2026 racconta il contesto della grande fiera veronese, con le tendenze che stanno ridisegnando il mercato del vino italiano nel mondo.
Cosa significa oggi “vino naturale”: un mercato che ha smesso di trattarlo come nicchia
La domanda che circola tra i vignaioli di VinNatur è cambiata. Non è più “come convinciamo il mercato che il vino naturale esiste?”. È diventata: “come garantiamo qualità coerente su scala, senza tradire i principi che ci hanno portato qui?”
Il mercato si è mosso. Le enoteche di Milano, Roma, Berlino, Londra, New York dedicano scaffali interi ai vini naturali. I ristoranti con carta dei vini curata — non necessariamente stelle Michelin, spesso trattorie urbane con identità forte — inseriscono etichette naturali come standard, non come curiosità. I buyer asiatici, in particolare giapponesi e coreani, cercano produttori di VinNatur e ViniVeri con la stessa sistematicità con cui cercano i grandi nomi di Borgogna.
In questo contesto, il rischio non è più l’invisibilità. È la diluizione. Quando una categoria cresce, attrae produttori che usano l’etichetta “naturale” come strumento commerciale senza rispettarne la sostanza. VinNatur risponde a questo rischio con lo strumento che gli è proprio: la selezione, la formazione, la ricerca. I produttori associati devono soddisfare requisiti verificabili: niente concimi chimici di sintesi, niente pesticidi sistemici, lieviti solo indigeni, additivi in cantina ridotti al minimo verificabile.
Non è un vademecum rigido. È un indirizzo. E l’indirizzo, nel 2026, è sempre più verificabile grazie ai progressi della microbiologia enologica, che consente di tracciare la composizione batterica e lievitiforme di un vino con precisione impensabile fino a qualche anno fa.
Vale la pena leggere anche l’approfondimento su Chapter Chianti, una delle realtà toscane che meglio racconta come il concetto di vino territoriale si stia evolvendo — anche in relazione al dibattito tra vino convenzionale e vino secondo natura.
VinNatur 2026 a Gambellara non è una rassegna di vini strani. È una conversazione seria, con un bicchiere in mano e la scienza dall’altra parte del tavolo. È il momento in cui il movimento naturale smette di difendersi e comincia a costruire. Come ha scritto Wine Italy 24, per Maule il vino naturale deve essere “flawless” — impeccabile. Non deve piacere nonostante i suoi difetti: deve essere semplicemente buono.
Il vino naturale ha smesso di chiedere permesso. Ora deve solo essere all’altezza di sé stesso.
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