ViniVeri 2026: a Cerea i vignaioli secondo natura tornano a fare comunità

ViniVeri 2026 Cerea Verona - vignaioli secondo natura al banco d'assaggio

ViniVeri 2026: a Cerea i vignaioli secondo natura tornano a fare comunità

Dal 10 al 12 aprile, l’Area Exp di Cerea diventa il punto di incontro più sincero del vino italiano — non una fiera, ma un manifesto etico condiviso da oltre cento produttori europei.

C’è un campo appena fuori Cerea, in provincia di Verona, dove ogni primavera arriva qualcuno che non ha fretta. Arriva con bottiglie che raccontano il suolo prima ancora dell’annata, con le mani ancora segnate dalla vigna, con storie che partono dall’adesione a una regola — non un disciplinare di marketing, ma un patto con la natura. Qui, dal 10 al 12 aprile 2026, si tiene ViniVeri 2026, ventunesima edizione di uno degli appuntamenti più onesti del calendario enologico italiano.

Onesto, sì. Perché ViniVeri non nasce per stupire. Nasce nel 2004, quando le parole “vino naturale” erano ancora ai margini del vocabolario mainstream, quasi una provocazione. Nasce da un consorzio di vignaioli artigiani che si danno una regola comune — rispettare l’identità del territorio, rifiutare la standardizzazione, assecondare i tempi della natura — e che ogni anno tornano all’Area Exp di Cerea, via Libertà 57, per condividere quella scelta con il pubblico.

 

Un’etica che si beve: la «Regola» di ViniVeri

Quello che distingue ViniVeri dai vini naturali come fenomeno di moda è precisamente la coerenza della sua struttura. Non basta chiamarsi naturali: occorre aderire a una Regola produttiva ed etica che il Consorzio ha mantenuto integra per oltre vent’anni. In questa edizione tornano oltre cento produttori selezionati, italiani e europei — Francia, Spagna, Slovenia, Austria — uniti non da una certificazione commerciale ma da una visione comune. «Il vino è uno specchio del luogo da cui viene: il nostro compito è non appannarlo» ha dichiarato Paolo Vodopivec, presidente del Consorzio, tracciando con poche parole il senso dell’intera manifestazione.

Il tema scelto per questa XXI edizione è “Elogio dell’attesa“. In un momento storico in cui la velocità si impone come valore assoluto, ViniVeri rivendica il contrario: il tempo come risorsa, la pazienza come metodo, l’artigianalità come risposta politica alla serialità. Non è nostalgia. È un posizionamento preciso nel dibattito culturale sul cibo e sulla produzione agricola — un dibattito che riguarda tutti, non solo i sommelier.

Per chi visita l’evento, l’ingresso è 40 euro (35 in prevendita su ciaotickets.com), con un biglietto ridotto dedicato agli under 25 a 25 euro: una scelta programmatica, non solo commerciale. La manifestazione è aperta dalle 10 alle 18 per tutte e tre le giornate.

Juri Chiotti, AlTatto e il Barolo di Giovanni Canonica: la cucina che abbraccia il vino

ViniVeri non è solo un banco d’assaggio. Il programma 2026 intreccia vino, cucina e cultura in un modo che pochi eventi sanno fare con la stessa naturalezza. Le cene d’autore rappresentano da sempre il momento più denso della manifestazione: due serate in cui il ristorante interno dell’Area Exp si trasforma in qualcosa di diverso.

Venerdì 10 aprile tocca a Juri Chiotti di Reis Cibo Libero di Montagna, il ristorante che ha costruito in borgata Chiot Martin, a mille metri di quota nella Valle Varaita, in provincia di Cuneo. Chiotti ha quarant’anni, una stella Michelin ottenuta giovanissimo e soprattutto una scelta di vita radicale: lasciare i ristoranti blasonati per tornare alla montagna, coltivare un ettaro di orto, allevare capre, pecore, conigli e galline, raccogliere nei boschi. I suoi piatti arrivano a Cerea direttamente da quella terra — lavorati pochissimo, con tecniche antiche e nuove, per lasciare protagonismo assoluto alla materia.

Sabato 11 aprile è la volta di Sara Nicolosi e Cinzia de Lauri di AlTatto, realtà milanese che dal 2015 porta avanti un progetto rigoroso di alta cucina vegetariana e vegana. AlTatto non è una cucina di rinuncia: è una cucina di scelta, di ricerca microstagionale, di rispetto profondo per il lavoro artigianale. Nel 2024 hanno ricevuto il Premio “Custodi del Pianeta” agli Award del Gusto; nel 2025 Identità Golose ha assegnato a Sara Nicolosi il riconoscimento di Miglior Chef Donna. La loro presenza a ViniVeri è la conferma che il dialogo tra vino naturale e cucina vegetale ha raggiunto una maturità di pensiero che merita attenzione seria.

Ma il momento più atteso dell’intera edizione è la verticale di Barolo di Giovanni Canonica, in programma sabato 11 aprile alle ore 15 nella sala Degustazioni. Sei annate — 2015, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 — tutte in formato Magnum, guidate da Giorgio Rinaldi, consigliere nazionale AIS e Chevalier du Tastevin. Canonica è un produttore di culto: Giuseppe Rinaldi, uno dei più grandi interpreti del Barolo, disse di lui «quello di Gianni è il Barolo che vorrei essere capace di fare». Ascoltare sei annate in sequenza, in formato Magnum, è un privilegio che capita raramente.

A completare il pomeriggio del sabato, alle 18.30, la presentazione del libro Lungo i sentieri del Nebbiolo di Marzia Pinotti, edito da Le Piccole Pagine: un viaggio letterario tra Langhe e Valcamonica che è insieme romanzo, indagine storica e riflessione sul cambiamento del clima.

Per tutta la durata dell’evento è allestita la mostra fotografica Visages des Vignes di Gianni Pillon, per la prima volta in Italia: quaranta ritratti di vignaioli realizzati in chambre photographique, volti prima ancora che etichette.

Se stai pianificando il tuo aprile enologico, ViniVeri si tiene in concomitanza con Vinitaly 2026 — due anime del vino italiano che convivono a pochi chilometri di distanza, con filosofie diverse e complementari. Sono anche il tipo di esperienze che si abbinano perfettamente a una quietcation nei borghi italiani: l’itinerario del Veneto rurale ha una dimensione tutta sua.

Per informazioni e prenotazione cene: viniveri.net. Per i biglietti in prevendita: ciaotickets.com.

Perché ViniVeri è ancora necessario nel 2026

Ventuno anni di storia basterebbero già a giustificare la presenza di ViniVeri nel calendario. Ma la vera ragione per cui questo evento rimane necessario è più sottile. In un momento in cui il “naturale” è diventato un aggettivo inflazionato, spesso svuotato di significato da un uso commerciale disinvolto, ViniVeri presidia ancora un confine preciso: non quello tra chimico e biologico, ma quello tra industria e comunità. Tra chi fa vino per un mercato e chi fa vino per un territorio.

Il Consorzio lo ha capito da subito: la vera battaglia non è certificativa, è culturale. E la cultura si costruisce con gli incontri, con le storie, con i volti. Con quaranta ritratti di vignaioli appesi a una parete. Con Juri Chiotti che porta a Cerea le erbe della sua montagna. Con una verticale di Barolo che racconta vent’anni di cambiamenti climatici attraverso sei Magnum.

Per un approfondimento su come la stagione vinicola 2026 si stia muovendo sul fronte dell’alta ristorazione, è interessante leggere anche di Chapter Chianti, uno degli indirizzi più discussi del momento nel cuore della Toscana del vino. Il panorama dei grandi eventi gastronomici di questo aprile su Identità Golose restituisce bene il clima di un settore che sta cercando nuove bussole.

ViniVeri apre il 10 aprile alle 10.00 all’Area Exp “La Fabbrica”, via Libertà 57, Cerea (VR). Cerea dista circa 25 chilometri da Verona.

Il vino secondo natura non è una risposta. È una domanda che si rinnova ogni anno, a Cerea, in aprile.