100 Spigolature Alimentari: comfort food da autogrill

Girando tra gli scaffali al supermercato per la consueta spesa quotidiana o settimanale, vi siete mai chiesti l’origine del nome di alcuni tra i più comuni o storici prodotti che mettiamo nel carrello? Ecco allora questa guida a puntate, che spiega la provenienza, il significato e qualche aneddoto legato ad alcuni marchi o agli stessi prodotti. In questo nuovo appuntamento scopriamo le curiosità legate alle tavolette di cioccolato e ai cioccolatini più conosciuti.

BIG BABOL:  gomme da masticare dal tipico colore rosa prodotte da Perfetti (la stessa azienda che produce le Brooklyn) commercializzate dal 1978. Inizialmente erano disponibili al gusto di ciliegia e in barrette composte da cinque confetti squadrati, detti anche massellini, incartati singolarmente. Il nome è l’adattamento dell’espressione inglese ‘big bubble’, ‘grande bolla’ per evidenziare  la caratteristica principale di questi chewing-gum, ossia la formazione di grosse bolle, dette comunemente anche palloni. Anche la grafica del nome Big Babol, di colore rosa e dai caratteri tondeggianti, esprime la consistenza morbida e particolarmente elastica, che permette appunto la formazione di grandi bolle. Curiosamente la formula dell’impasto fu modificata e migliorata in quanto la gomma masticata, una volta scoppiato il pallone, si attaccava facilmente al volto con conseguenti problemi per rimuoverlo dal viso.

BOERO WITOR’S: azienda dolciaria fondata nel 1959 a Cremona, attualmente con sede e stabilimento principale a Corte de’ Frati (CR), specializzata in prodotti a base di cioccolato. Il significato del nome di origine tedesca ‘Witor’ richiama immagini suggestive di una persona forte, audace e in sintonia con la natura. Fu nel 1962 che il fondatore Roberto Bonetti inventò il boero, un geniale connubio tra cioccolato extra fondente e una ciliegia denocciolata affogata nel liquore – maraschino o kirsch – che ancora oggi, a distanza di più di sessant’anni risulta essere il prodotto di punta dell’azienda. Questo curioso nome è probabilmente dovuto al colore dell’incarto che avvolgeva questi particolari cioccolatini – il rosso porpora – che ricordava quello delle giubbe dei boeri, i primi coloni olandesi sbarcati nell’estrema parte meridionale dell’Africa. A ben guardare, tuttavia, anche Ferrero alcuni anni prima, nel 1956, commercializzò un prodotto dalle caratteristiche simili – il Mon Chéri – a sua volta ispirato dal cioccolatino inventato ai primi del ‘900 dal pasticcere svizzero Emil Gerbeaud.

FERRERO ROCHER: pralina sferica ripiena prodotta dal 1992 da Ferrero. È formata da una nocciola intera tostata, ricoperta con uno strado di crema di nocciola e gianduia, il tutto racchiuso in una sottile cialda. La sfera ottenuta è infine ricoperta da uno strato formato da cioccolato al latte e granella di nocciola.Il nome e la forma del cioccolatino sarebbero un omaggio alla Vergine Maria apparsa nel 1858 nella grotta naturale di Massabielle a Lourdes nel sud della Francia, di cui Michele Ferrero, il proprietario dell’azienda nonché figlio del fondatore, era molto devoto.  La granella di nocciole e la forma sferica ricordano, appunto, la celebre grotta, mentre ‘Rocher’ è un omaggio a Roc de Massabielle, il nome in francese del celebre luogo. Curiosamente le nocciole utilizzate per il Ferrero Rocher sono di produzione nazionale o di provenienza turca. La Turchia, infatti, è leader mondiale con il 70% del mercato, seguita da Italia con il 10-15% e dagli Stati Uniti con il 4%.

MIKADO: biscotti parzialmente ricoperti di cioccolato a forma di stecchino lungo circa 14 centimetri, creati nel 1966 dall’azienda dolciaria giapponese Ezaki Glico. In Giappone e in molti altri paesi, sono commercializzati con il nome originale – Pocky – mentre per l’Europa è stato deciso di chiamarli Mikado, dal nome in inglese (e in francese) del celebre gioco di pazienza fatto con sottili bacchettine colorate che in Italia è conosciuto come ‘Shangai’. ‘Mikado’ è anche il nome  della bacchettina con il valore più alto (15 punti) e fa inoltre riferimento all’imperatore del Giappone. In Europa sono prodotti e distribuiti dall’azienda francese produttrice di biscotti  LU in tre versioni: al latte, fondente al 49% e bianco. Curiosamente, in Giappone esiste la Giornata Nazionale del Pocky / Mikado che, dal 1999, si celebra l’11 novembre di ogni anno. La data scelta per il primo anniversario non fu casuale: il 1999 è, infatti, l’undicesimo anno di Heisei nel calendario nipponico e, di conseguenza, può essere scritta anche 11-11-11 dove ciascun numero può facilmente ricordare uno di questi biscotti. L’esatta pronuncia è Mikadó, con la vocale ‘o’ accentata acuta.

OVETTO KINDER SORPRESA: marchio commerciale di proprietà della multinazionale italiana FERRERO che identifica una linea di uova composte da un guscio di cioccolato al latte, coperto internamente da uno strato di glassa al latte. Al suo interno è inserito un involucro di plastica di colore giallo a forma di capsula, evocante il tuorlo d’uovo, contenente una piccola sorpresa. Furono inventate nel 1968 da William Salice, inventore e stretto collaboratore del titolare Michele Ferrero dal 1960 al 2007. Il nome ‘Kinder’ deriva dall’omonima parola tedesca e significa ‘bambini’ poiché il prodotto fu pensato principalmente per i bambini. La sorpresa all’interno di ciascun ovetto è un piccolo e ingegnoso giocattolo oppure un modellino. Dall’inizio degli anni ’90 sono state introdotte le miniature dipinte a mano tali in forma di set o di serie e per questo molto ricercate e collezionate. Essendo il volume dell’involucro in plastica di dimensioni ridotte i giocattoli sono spesso smontati ma facilmente assemblabili dai bambini, anche grazie alla cartina di istruzioni inclusa. Curiosamente il set più ricercato in assoluto a livello collezionistico è rappresentato dai Puffi Olimpionici del 1983, il cui valore si aggira intorno a 2.600 euro. I due pezzi più pregiati, 1.100 euro ciascuno, sono il Puffo con i trampoli e il Puffo equilibrista.

POCKET COFFEE: cioccolatino prodotto da Ferrero costituito dal 54% da caffè liquido del tipo Arabica e zucchero. Fu inventato nel 1968 da William Salice, braccio destro dell’allora proprietario Michele Ferrero per sopperire alla mancanza di bar nei neonati autogrill autostradali e conseguentemente fornire un conforto alimentare a chi, come i camionisti, doveva affrontare una giornata di fatica e lavoro. Dal 2015 è stata commercializzata anche la versione con caffè decaffeinato. Sono generalmente venduti nell’astuccio da 5 pezzi, ma sono disponibili anche nelle scatole da 18 e 32 pezzi. Nel corso degli anni erano disponibili delle coppie di tazze proposte come articolo promozionale. Esiste una versione in vetro trasparente marrone con disegnati alcuni chicchi di caffè e lingue di vapore di colore rosso e sul fondo il logo Pocket Coffee. La particolarità di questo gadget consisteva nell’ingegnoso sistema per impilare le due tazze e tenerle saldamente unite tra loro. Curiosamente nel 1983 è apparsa in TV una pubblicità di Pocket Coffee con protagonista l’attore e comico Guido Nicheli, il celebre Dogui, nei panni di un tramviere. 

100 Spigolature Gastronomiche, una spigolatura al giorno…