Ad Halloween usiamo la (nostra) zucca

Ottobre sta ormai volgendo al termine e, prima di girare la pagina del calendario con il nuovo mese, c’è ancora una ricorrenza: Halloween, una festa di origine nordamericana, ma che da alcuni anni viene celebrata anche in molte parti del mondo. Scopriamone, allora, le origini, gli usi attuali e quanto questa tradizione appartiene alla cultura del nostro Paese. 

Mancano ancora pochi giorni alla data fatidica e molti sono già in fermento, soprattutto chi ha figli piccoli. Volenti o nolenti abbiamo fatto nostra anche questa festa anglosassone, quantomeno il suo lato ludico. Il simbolo per antonomasia di questa ricorrenza è indubbiamente la zucca, anche se in origine non era così. Ma che cosa c’entra la zucca con Halloween? O meglio: che cosa c’entra Jack-o’-lantern con questa festività? Un Jack-o’-lantern è una lanterna ricavata da una zucca privata della polpa – la migliore è la varietà cosiddetta ‘Captain Jack’ – su cui è ritagliata una faccia, spesso sorridente e sdentata, illuminata da una candela posta al suo interno. Serviva come amuleto per tenere lontani gli spiriti negativi che si credeva vagassero nella notte di Halloween, una festa pagana con origini celtiche. Per i Celti – un insieme di popoli indoeuropei stanziati principalmente nelle isole britanniche tra il V e il III secolo a.C. – il 31 ottobre era il giorno in cui l’estate lasciava spazio all’inverno. Era la ricorrenza della festività pagana del Samhain, il capodanno celtico, quando i morti entravano nel mondo dei vivi e con loro streghe e fantasmi. Tutto in una notte verrebbe da dire, la notte di All Hallow Eve trasformata poi nella lingua scozzese in Halloween, che sta a significare notte degli spiriti sacri. Una notte che però non ha nulla in comune con la vigilia di Ognissanti cristiana che cade lo stesso giorno.

Ogni anno, però, mi chiedo perché si debba celebrare una festività tipicamente anglosassone anche in Italia e se chi la festeggia ne conosca il vero significato. Le mie perplessità non nascono per i travestimenti in stile horror e per le decorazioni con le zucche, che sono pure simpatiche, quanto per la pratica del dolcetto o scherzetto. Negli Stati Uniti i bambini mascherati girano casa per casa bussando alla porta, chiedendo qualche caramella minacciando di fare un piccolo dispetto per chi non gliela concede. Una tradizione magari divertente che sembra però difficile da diffondere da noi, proprio per il diverso approccio culturale alla famiglia. Qui l’indipendenza dei bambini non è così scontata come lo è altrove: i nostri figli vengono generalmente accompagnati a scuola dai genitori fino alle medie, figurarsi se possono essere lasciati liberi di girare per la città elemosinando dolcetti, fatto salvo per le piccole realtà di paese (e, forse, nemmeno quelle). Senza che nessuno si senta offeso, la verità è che l’educazione italiana – nel bene o nel male – non è una di quelle che rende i nostri figli precocemente indipendenti. Per non parlare della diffidenza verso il prossimo che fa sembrare incredibile, a pensarci bene, che in Nord America tutto questo sia possibile: chi si fiderebbe di fare mangiare ai propri figli i dolciumi raccolti nelle case di sconosciuti, nella nazione che ha fatto di uno degli insegnamenti fondamentali della vita il non accettare caramelle dagli sconosciuti?

Insomma, il problema da affrontare con Halloween non è tanto se sia una festa che culturalmente e storicamente ci appartiene o no (e, come detto, non ci appartiene affatto), ma che in fin dei conti sarebbe bene rimanesse entro certi confini. Quelli nordamericani.  

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