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Luca Sessa

Cavalletti

Cavalletti: 70 anni e una nuova apertura

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Settant’anni e non sentirli: li festeggia la pasticceria Cavalletti, che dal 1951 sforna la sua iconica Millefoglie nella sua golosa versione con tre piani farciti alla crema chantilly aromatizzata al Marsala. Un’eccellenza tutta romana che, appena un anno fa, rischiava di rimanere strozzata nella morsa della pandemia e che invece grazie a una virtuosa operazione di salvataggio messa a segno da Christian Delle Fave – imprenditore veterano del comparto food che ne ha preso in mano le redini – si prepara a inaugurare una nuova “epoca Cavalletti”, in perfetto equilibrio fra rispetto della tradizione e visione contemporanea dell’arte pasticcera.

Il nuovo corso di Cavalletti

Non potevo lasciare che la città perdesse una delle sue pasticcerie più iconiche – commenta Delle Fave – Cavalletti è un autentico orgoglio di Roma. Per questo, quando sono subentrato alla sua gestione, ho voluto che nella casa madre di via Nemorense tutto rimanesse invariato: dal pastry chef Valter Luzi, che da 25 anni ne guida la cucina, fino al lungobanco-vetrina che domina lo store. L’eccellenza non si cambia. Eppure, allo stesso tempo, salvare il prestigioso tempio dei golosi non poteva rappresentare il solo traguardo di questa operazione. Ma sentivo che doveva essere il punto di partenza di una rinascita capace di traghettare l’inestimabile knowhow del marchio fuori dal quartiere Trieste verso un futuro tra avanguardia e stile metropolitano”.

Una boutique di lusso

È in questa prospettiva lungimirante che ha preso vita il progetto di uno store Cavalletti in versione boutique di lusso: un luogo immerso nel design di ultima generazione, tra materiali pregiati e soluzioni ad alta tecnologia. Una sorta di gioielleria del gusto, avvolta nelle sfumature del blu (storico colore aziendale), dove al posto di diamanti e collier spuntano in vetrina il Millefoglie e le altre specialità della casa. Aprirà al pubblico, appena possibile, in via di Vigna Stelluti, proprio nell’anno in cui Cavalletti celebra il settantesimo anniversario della fondazione.

Cavalletti

Le nuove proposte

Alla sua direzione Simone Braghetta, che per questo nuovo corso della storica pasticceria ha messo a punto una proposta gastronomica in cui recupera la grande tradizione del passato, modulandola senza forzature sui gusti e le abitudini dell’ultimo millennio. Dai cassetti dell’elegante bancone refrigerato al centro dello shop si può scegliere tra i soffici babà, le torte sacher, pastiere napoletane o cassate siciliane, poi il celebre tiramisù senza mascarpone di Cavalletti, torroni, croccanti, Mont Blanc e i dolci tipici romaneschi come pangiallo, castagnaccio e panpepato.

Lo storico Millefoglie

Protagonista sarà la collezione di baby Millefoglie declinati in decine di forme e varianti diverse: oltre all’originale, ci sono quelle alle fragoline di bosco, alla crema pasticcera, al pistacchio, cioccolato, gianduia o con i marron glacé. Il tutto impreziosito dalla consueta attenzione per le materie prime, con una scelta privilegiata dei prodotti d’eccellenza regionali e nazionali. Come le fragole trentine di Sant’Orsola, a filiera corta, controllata e completamente tracciabile dalla pianta alla tavola. O come la pasta di mandorla di Ricciarelli, o le marmellate e le confetture di Santa Maria del Cedro.

Qualità, creatività e innovazione sono i cardini di questa operazione – dice Braghetta – La pasticceria di via Nemorense e quella di Vigna Stelluti hanno stesse radici ma identità diverse, condividono un’appassionata cura per la qualità ma scelgono stili differenti. Rappresentano le due facce di Cavalletti, l’una ne racchiude la storia e l’altra ne traccia il futuro”.

INFO:

Cavalletti “Il Millefoglie”
Via di Vigna Stelluti, 204
Aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 20.00
Tel. 06 93572260 – 0693572261

Cavalletti

La Pasqua 2021 firmata Casa Manfredi

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Colomba, pastiera, uova di cioccolato al gin e un kit per picnic casalingo, tutto all’insegna della tradizione, ma in pieno Casa Manfredi style

Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, ama la tradizione: profumi, ricordi e prodotti italiani. E anche per questa Pasqua, la tradizione la fa da padrone nell’offerta del locale romano, con prodotti creati per vivere in pieno le feste, nonostante tutto, con qualche tocco qua e là che li rende unici. Tutti rigorosamente artigianali, realizzati con prodotti selezionati con grande cura.

“Tutti ci meritiamo di festeggiare, – spiega Giorgia – sempre. Soprattutto in periodi come questi. E credo che il modo migliore per farlo sia quello di tirare fuori la tradizione pura, con qualche tocco innovativo certo, ma senza esagerare. I dolci che ho realizzato per questa Pasqua trasmettono in modo particolare il senso di ‘casa’, con tutti i profumi e i ricordi annessi. Quella casa che ormai conosciamo fin troppo bene, complici i vari dpcm e i lockdown, ma che non dobbiamo mai smettere di amare”.

La colomba

In primis il grande lievitato, il dolce della Pasqua per eccellenza: la colomba. Giorgia, in collaborazione con il pastry-chef Andrea Tortora, firma due versioni, la classica e quella al cioccolato.

Le colombe sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93 (fortemente consigliata la prenotazione) e sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) con delivery in tutta Italia (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

La pastiera

Quella di Casa Manfredi è una pastiera leggermente rivisitata: non una versione ‘estremista – napoletana’, ma una ricetta che alla ricotta unisce la crema pasticcera, per un risultato finale più delicato, leggero e cremoso. La chicca: insieme alla torta, nella confezione è compreso anche lo stampo del dolce, insieme alla ricetta da fare a casa.

Le uova di Pasqua

Tre versioni per le uova di cioccolato: fondente, al latte + una versione special. Questa è realizzata con il cioccolato aromatizzato al gin Seven Hills, e la sua sorpresa all’interno è una bomba: una bottiglietta di gin, sempre Seven Hills, per rimanere allegri anche durante questa Pasqua in zona rossa. Un uovo alternativo… un antidepressivo! Basta aggiungere un po’ di acqua tonica… per veri gin addicted.

‘Picnic @home’ box

Niente gita fuori porta. Niente scampagnata. Ma il picnic a casa sì! La box, realizzata in collaborazione con Etichal Food Selection, prevede: una colomba tradizionale in vasocottura (più pratica per il trasporto insieme agli altri prodotti), una pizza al formaggio e una corallina. Da prenotare e ritirare al locale (€ 35).

Le collaborazioni

Durante quest’anno difficile, Casa Manfredi non si è mai fermato e ha messo in piedi servizi e proposte aggiuntive sempre all’insegna della creatività: grandi collaborazioni nel delivery con i croissant salati d’autore – come quelli realizzati insieme ad Anthony Genovese, Sarah Cicolini e Jacopo Mercuro –, lievitati in edizione limitata da sold out (come il Coffee Coffee Cruffin) – e la prima torta componibile e personalizzabile online Party dalla Base.

E ora continua ad intraprendere collaborazioni, perché fare rete è importante ora più che mai, come quella per il brunch del weekend ‘Kongtinental’ del Cocktail Bar Drink Kong di Roma, per il quale viene realizzata una linea di pasticceria studiata ad hoc con un’impronta fusion italo-giapponese, in pieno stile del cocktail bar; o la più recente box per San Valentino 2021, realizzata in collaborazione con il ristorante stellato Pipero, contente un kit carbonara fai-da-te insieme ad elegante scatola di cioccolatini realizzati da Giorgia Proia (9 praline miste, ai gusti, lampone, cioccolato al latte e cioccolato fondente).

INFO

il locale è aperto al pubblico nel pieno rispetto delle regole per la sicurezza igienico-sanitaria. Tutto lo staff è munito di mascherina e guanti, all’entrata è posizionato un misuratore elettronico di temperatura corporea (oltre al consueto dispenser gel sanificante), l’ingresso all’interno è contingentato e fuori sono disposte due file di tavolini ben distanziati. Per il servizio di delivery: visitare il sito web e le pagine social (Facebook e Instagram) ed effettuare l’ordine scrivendo a shop@casamanfredi.it. Prodotti disponibili: cornetti, croissant (dolci e salati), grandi lievitati, torte, mignon e monoporzioni; servizio di caffetteria.

Il Lampredotto Inzimino di Paolo Gori per Bonverre

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La storia della cucina toscana e il suo piatto iconico, il lampredotto, racchiusi per sempre in un vaso. La mitica Trattoria da Burde di Firenze firma la nuova ricetta Bonverre e salva un altro sapore dal logorio della rivisitazione moderna della tradizione.

Lo chef Paolo Burde ha imparato a cucinare dalla nonna e dalla nonna ha ereditato anche la missione della Trattoria da Burde, quella di tener vivi alcuni piatti e alcuni sapori, in maniera che non vadano perduti. Paolo rispolvera il suo passato da archeologo e riassume in poche righe la sua filosofia e quella di Bonverre: “Se un piatto smetti di mangiarlo, è morto. Se non lo sai più cucinare, se non lo puoi più replicare, è come se fosse un animale in via d’estinzione. Scompare”. Ed ecco la sua idea di cucina: un’arca di sapori con cui salvare gli esemplari più preziosi del passato perché possano sopravvivere al diluvio della rivisitazione: “ È importante che ci siano ancora dei posti dove si continuino a mangiare piatti così come sono arrivati a noi dalla tradizione popolare”. Da Burde il lampredotto sa di lampredotto e ora la loro ricetta storica, arriva per la prima volta in tutta Italia e nel mondo grazie a Bonverre.

Il Lampredotto in Zimino della Trattoria Burde a Firenze è l’ultima ricetta della gamma Bonverre. Sarà disponibile da fine marzo online sul sito www.bonverre.it, su www.atmosferaitaliana.it, e nei rivenditori selezionati in tutta Italia.

Trattoria da Burde, dal 1901 a Firenze

Tutti a Firenze conoscono la Trattoria da Burde, perché questo è uno degli Esercizi Storici Fiorentini più famosi e longevi, fondato nel 1901 come rivendita di generi alimentari. Da allora quattro generazioni della famiglia Gori si sono passate il testimone, facendo evolvere la bottega in enoteca con piccola cucina sino ad oggi, in cui la Trattoria da Burde è un avamposto della tradizione gastronomica toscana con una leggendaria carta dei vini. Fra le sue mura che sono a tutti gli effetti la casa di famiglia, ora è il turno dei due fratelli Andrea e Paolo. Sommelier poliedrico, esperto, divulgatore e organizzatore di eventi legati al vino il primo, chef con una laurea in Scienze Politiche che voleva fare il contadino, il secondo. Strana coppia, tramandano il sapere di generazioni ma soprattutto un modo di intendere la ristorazione e uno stile di ospitalità e di tavola, che per loro è sempre stata un tutt’uno con la vita famigliare.

Osti 4.0 nel segno della tradizione

La Trattoria da Burde non è però un polveroso archivio, ma un progetto di divulgazione popolare, e particolarmente social. Le loro degustazioni di vino sono state fra le prime trasmesse in streaming. La voglia di condividere “è normale per noi, perché qui non c’era vita privata. – spiega Paolo – Mia nonna su andava solo a dormire e tutto il resto della vita lo faceva giù, quindi in realtà i social non hanno cambiato nulla di che. Continuiamo semplicemente, attraverso nuovi strumenti, a condividere non solo la cucina ma anche la nostra vita con i clienti”. Perché senza bisogno di agenzie di comunicazione e geni del marketing sanno benissimo dove sta la differenza: “Quando vai a mangiare in trattoria vai a mangiare ma non solo, vai in un ambiente, vai a cercare delle persone, dei ricordi, quindi la parte social ci aiuta a mantenerci come vera trattoria”.

Oggi le chiameremmo limited edition

I piatti del giorno qui sono la norma, il menù viene detto a voce e non c’è nulla di standardizzato se non delle granitiche certezze, da decenni. Venerdì baccalà, mercoledì “penitenziale” con il pesce che si trova al mercato. “Ogni ricorrenza porta dietro un piatto e da noi ci sono piatti che facciamo solo una volta all’anno: le polpette di Carnevale si fanno solo a Carnevale e le frittelle di riso solo per San Giuseppe. E poi si aspetta l’anno dopo per poterli mangiare”. In barba ai menù turistici e alla destagionalizzazione dei classici, in un’epoca in cui si possono avere infiniti ingredienti e possibilità, si ricerca la territorialità perché ogni piatto ha una storia che bisogna raccontare, nel modo più fedele possibile. E che Bonverre riesce a fotografare, racchiudere e trasportare.

Firenze, il regno delle frattaglie

Noi fiorentini amiamo molto le frattaglie. Se passate per le strade della città vedete i banchini che vendono nervetti, trippa, cervello, poppa… quella più identificativa però, che cuciniamo solo noi, è il lampredotto”. È molto scuro e più grasso rispetto alla trippa, un taglio di quinto quarto che ancora oggi andrebbe a finire negli scarti della produzione, infatti lo mangiano pochi altri ed è una parte del quinto quarto che difficilmente viene utilizzata e stimata. I fiorentini si sono inventati mille modi di farlo, anche se quello più noto è servirlo nel panino. Alla Trattoria da Burde però piace fare piatti da mangiare con le gambe sotto al tavolo. “I modi di farlo sono tanti, d’inverno facciamo la minestra con brodo di lampredotto, cavoli e riso, e ovviamente il lampredotto inzimino, un nostro signature dish”.

Lampredotto Inzimino, il signature dish

Le ricette in zimino sono parte della tradizione toscana, una preparazione in umido con bietole, spinaci, prezzemolo, aglio e aromi. Ci si cucinano i legumi, le seppie, e a Firenze anche il lampredotto con cavolo nero, pomodoro, peperoncino, aglio e salvia – forse l’unico piatto piccante della città. La ricetta di Burde prevede una selezione sapiente della materie prime, solo la parte più tenera delle foglie di verdura, una sequenza di gesti codificata in oltre un secolo di storia, quattro generazioni e molta pazienza, perché il lampredotto inzimino ha bisogno di tempo per essere pronto. Cremoso, tenero, profumatissimo si serve come secondo, in un piatto fondo, dentro una scodella o direttamente in un tegamino. Abbinato a qualche fetta di pane abbrustolito e ad un buon rosso profumato e vivace. “Sul lampredotto, le cose a cui stare attenti sono la piccantezza, e l’acidità del pomodoro, ma dall’altra parte ci sono grandi profumi”. E gli abbinamenti proposti da Burde sono un vino speciale, il Carignano, una piccola DOC, la più antica al mondo, dove fanno un vino vivace, fresco, profumato, di taglio Sangiovese con un po’ di Cabernet. Oppure un Pinot Nero dell’Appennino toscano. Con i consigli di Andrea, sarà come essere seduti con le gambe sotto al tavolo, a Firenze.

La Ricetta del Lampredotto Inzimino

Ingredienti per 4 persone
1kg di abomaso (trippa per lampredotto) lessato
500 g di pomodori pelati
100 g di olio extravergine d’oliva
3 spicchi d’aglio
3 rametti di salvia
500 g di cavolo nero
500 g di bietole
½ l di vino rosso
Peperoncino q.b.
Pepe q.b.
Pane toscano, per servire

Procedimento

In un tegame capiente preparare la base aromatica. Aggiungere abbondante olio, la salvia, l’aglio schiacciato per aumentarne i profumi, il pepe e il peperoncino. Lasciare su fuoco bassissimo e coprire affinché gli aromi rimangano all’interno. Nel frattempo tagliare il lampredotto a listarelle. Una volta fatto, aggiungere il lampredotto al tegame e alzare la fiamma: lasciarlo insaporire mentre si tagliano finemente le verdure. Il cavolo nero deve essere privato della costola dura centrale. Quando il lampredotto inizia ad attaccarsi e a abbrustolirsi, sfumare con il vino rosso. Una volta evaporato l’alcool aggiungere il pomodoro. Quando il liquido si sarà ridotto aggiungere prima il cavolo nero e,
quando questo inizierà ad ammorbidirsi, le bietole. Da questo momento cuocere a fuoco basso per mezz’ora o quaranta minuti, assaggiare verso metà cottura per aggiustare eventualmente di sale. Il lampredotto è pronto quando risulta ancora molto cremoso, anche leggermente liquido a seconda dei gusti. Servirlo in un tegamino, in una ciotola di terracotta o in altro piatto rustico, accompagnato da pane toscano tostato e condito con olio d’oliva.

Baby Bao, la parte golosa dello street food asiatico

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Apre a Roma nel quartiere Trastevere Baby Bao, un locale che ha tutte le carte in regola per divenire tappa fissa per gli amanti della cucina asiatica

Anche se silenziosa in questi giorni atipici, Piazza Trilussa conserva intatto il suo secolare fascino fatto di storia, architettura e autenticità. Fulcro delle animate serate estive della capitale, questo luogo è anche crocevia di una serie di viuzze e insegne, locali e punti d’incontro che richiamano un gran numero di romani e turisti. Alla innumerevole serie di indirizzi iconici si è da poco aggiunta una nuova insegna, quella di Baby Bao, dall’enorme potenziale e con una proposta gastronomica che può metter d’accordo gli amanti dello street food e quelli della cucina asiatica.

Bao, Dim Sum, Gyoza

Il progetto, ideato dalla proprietà di Meccanismo e Café Friends insieme a Marco Del Vescovo, ai tempi tra coloro che avviarono ‘Yugo’, fusion bar che si avvalse della consulenza del bistellato Anthony Genovese, è accattivante anche nel design: colori e materiali contribuiscono a dar vita ad un ambiente intrigante nel quale il nero ed il rosso si integrano alla perfezione con legno e ferro ed il bancone posizionato all’entrata consente d’osservare la brigata di cucina all’opera.

Marco Del Vescovo, rimasto negli anni ammaliato dalla cucina asiatica, che ha nel tempo affinato e studiato sempre di più, ha quindi voluto scommettere su questa interessante sfida ristorativa. A seguire la parte strettamente tecnica, cucinata, è lo chef Andrea Massari: marchigiano, classe ’85, arriva da Baby Bao potendo contare sull’esperienza di alto livello fatta proprio da Yugo e Il Pagliaccio.

La Cucina

Pochi piatti, rappresentativi, iconici. Un menu composto solamente da quattro tipologie di Dim-Sum, cinque di Bao (di cui uno seguirà la disponibilità degli ingredienti e la creatività dello chef), due piatti principali come Ramen e Ribs in salsa agrodolce e due tipologie di dolci tradizionali o che ammiccano alla tradizione: i Mochi in tre diversi gusti e un Bao ripieno di gelato. Una proposta gastronomica essenziale ma ben studiata basata su alcune chicche come i Bao, soffici come una nuvola, preparati a mano, freschi, ogni giorno, per una prima impronta di qualità che si rispecchia anche e soprattutto negli ingredienti scelti e nell’esperienza delle mani di Massari. Interessante anche la selezione di sakè curata da Marco Del Vescovo in collaborazione con Sake-Company.

Il Delivery

Baby Bao è partito da subito con un’offerta take away e delivery, appoggiandosi alle piattaforme Deliveroo, Just Eat e Cosaporto: tutti i piatti sono stati studiati e ottimizzati per essere assaporati al meglio tra le mura domestiche, il packaging compostabile si accompagna ad un piccolo vademecum che in pochi secondi farà ottenere il miglior risultato possibile, un morso in pieno stile asiatico. Lungimirante quindi la scelta di studiare in maniera accurata i piatti ed il menu del il delivery evitando di lasciar spazio all’improvvisazione ed alla conseguente scarsa valenza economica di tale servizio.

La prova d’assaggio

Tutto dannatamente buono.

Non possiamo che sintetizzare in questo modo il nostro pranzo, aperto dai meravigliosi Gyoza con il maiale, croccante ed elastici al tempo stesso, proseguito con una serie di Bao, da quello con il pollo, un boccone che porta alla memoria gustativa un iconico panino di McDonald’s, a quello con il granchio, dal forte impatto anche dal punto di vista visivo. Imperdibile anche il Bao con la pancetta e la salsa piccante, le burrose ribs ed il sorprendente dessert, un bao fritto e ripieno di gelato al gusto Winner Taco.

Sanvitis, i vini del Lazio secondo natura

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Nei trend dei consumi bio e naturali il vino non è esente. Sempre più richiesto, sempre più consumato da un pubblico eterogeneo che va dall’esperto, al curioso, dal pubblico giovane e neofita all’appassionato sempre alla ricerca di cantine nuove e prodotti interessanti. Gli stessi ristoranti oramai dedicano carte dei vini al naturale e al biologico, piuttosto che al locale cercando di valorizzare il territorio e abbinarlo al meglio con la loro cucina.

E dall’altra parte sempre più cantine si dedicano con passione ad una vinificazione pulita, naturale, non sempre estrema nella sua lavorazione e nel risultato, ma con un approccio ben lontano dal convenzionale e dalla costruzione del vino in cantina. Il risultato di queste scelte è una produzione che deve e vuole assecondare madre natura, che vuole dare risalto e valore al territorio, raccontandolo in una bottiglia.

Ed è proprio questa la mission di piccole cantine laziali che tutelano le basse rese e la qualità, un lavoro certosino in vigna e un’attenzione costante. Tra gli ultimi esempi nati nel Lazio e arrivati da poco sugli scaffali di enoteche e nelle carte dei ristoranti c’è SanVitis.

L’azienda

Giovane azienda vinicola che sorge tra San Vito Romano e Olevano Romano, nata dalla passione contemporanea per il vino e la sua condivisione a tavola di tre amici, Sergio, Massimo e Riccardo, provenienti da diversi settori ed esperienze lavorative. Una passione che unisce il metodo scientifico all’amore nel fare il vino così da interpretare in chiave moderna ed evoluta questo antico e affascinante mestiere.

SanVitis è un progetto nel panorama vinicolo che ha come obiettivo la riscoperta e la valorizzazione di un territorio, quello del Lazio poco conosciuto e considerato, e dei suoi vitigni autoctoni come Cesanese, Bellone, Passerina, malvasia di candia e Trebbiano Giallo. Tutti vitigni che rappresentano il Lazio vinicolo e che raccontano storie antiche, Cesanese e Bellone sono vini che risalgono all’antica Roma, citati da Plinio il Vecchio nei suoi scritti.

Una storia che ovviamente va riscritta con uno stile moderno, contemporaneo – ci dice Massimo Orlandi, uno dei tre soci.  Abbiamo puntato su questa tipologia di vini perché siamo profondamente legati a Olevano Romano,  abbiamo voluto puntare tutto su quei vini che amiamo e che secondo noi rappresentano degnamente i luoghi da dove arrivano”.

La filosofia

Un’interpretazione moderna che lascia però ampio spazio alla natura, seguendo una viticoltura naturale e sostenibile, fatta di terra, sole, acqua e vento, protagonisti principali del lavoro svolto in vigna unici ingredienti capaci di restituire alle uve le loro qualità peculiari. In cantina poi nessuna chimica aggiunta , lieviti indigeni e fermentazioni spontanee con pocchissimi solfiti per vini puliti, eleganti e con una precisa personalità.

A Olevano Romano c’è il centro produttivo di SanVitis. Qui si coltiva nella vecchia vigna in Contrada La Torre, tramandata da generazioni, un ettaro di Cesanese impiantato più di cinquant’anni fa e sullo stesso appezzamento si trovano piante più giovani di nostro Bellone, Passerina insieme ad una piccola parte di Cabernet e Petit Verdot. La produzione di Malvasia di Candia e Trebbiano giallo del Lazio è sugli altri 7 ettari di vigna siti nella zona dei Castelli Romani. Si imbottiglia dal 2015, prima vendemmia che possiede un’etichetta, anche se la cultura del vino in famiglia si è sempre avuta. “L’idea era avere una vigna insieme e fare il vino che ci piaceva, per il nostro consumo personale o da regalare agli amici, poi la cosa ci ha preso la mano e abbiamo dato vita a SanVitis” continua Massimo.

I vini

Vini che trovano anche il riscontro del pubblico e delle guide. Il Cesanese di Olevano Romano Doc 2017 guadagna la menzione speciale della guida  “Vitae 2021” dell’Associazione Italiana Sommelier. Un premio extra che conferma, oltre ai tre tralci presi, la riuscita di questo prodotto, fiore all’occhiello delle etichette SanVitis, sia per la sua qualità e bontà, sia per il suo posizionamento sul mercato. “E’ importante per noi riuscire a fare un prodotto di qualità, che racconti ciò che siamo e ciò che è il nostro territorio. E’ altresì importante poi saper misurare il mercato, soprattutto nel contesto di oggi, in cui non è facile muoversi. – questa volta interviene Sergio Tolomei  – “E poi come diciamo sempre: noi di SanVitis facciamo i vini che ci piacciono e questa menzione conferma che piacciono anche agli altri”.

Il Cesanese 2017, che conta poco più di 3000 bottiglie, è frutto di una una vigna di un ettaro con oltre cinquant’anni ed è lavorato in purezza per fargli esprimere la sua forte personalità. È un vino che riflette a pieno il territorio di Olevano Romano, “tenace ma gentile come le persone che vivono questi luoghi”.

La guida Vitae lo descrive così: “Rosso rubino vellutato, al naso scopre accenni di viola e spezie, per poi cedere il passo a ciliegia, prugna, sottobosco e terra bagnata. All’assaggio la freschezza anima il sorso e i tannini accarezzano il palato, donando un buon equilibrio insieme alla componente alcolica. Duraturo il finale sapido”.

DolceRoma: il meglio della pasticceria romana come antidoto contro la crisi

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Il Carnevale è alle porte e nonostante l’emergenza sanitaria la voglia di portare in tavola i dolci tipici è rimasta intatta! Zeppole, bignè, castagnole e frappe sono protagoniste delle vetrine delle migliori pasticcerie di Roma, ed a supporto del settore giunge il premio DolceRoma, il concorso che consentirà di eleggere i dolci più buoni della capitale. Una selezionata giuria, le box spedite in delivery e il tam tam sui social sono i punti di forza del progetto.

Il format di Ciak si cucina nasce a supporto delle produzioni dolciarie artigianali a Roma, e mette in luce anche piccole realtà di quartiere, segnalate dai local ambassador (esperti di settore selezionati tra giornalisti, food writer, chef e blogger). DolceRoma è il primo premio che prevede l’invio delle box ai giudici in modalità delivery, nel rispetto delle attuali direttive anti-assembramento. Spazio quindi alle creazioni per il Carnevale, San Valentino e la Pasqua!

Tuttofritto

Dal 18 al 28 gennaio i giurati potranno valutare i dolci per la categoria Tuttofritto, la cui premiazione in diretta streaming è in programma domenica 31 Gennaio alle ore 17:30. Verranno assegnati i premi per la miglior frappa, la miglior castagnola e il miglior bignè e/o zeppola.

RomAmore e DolceForno

Successivamente, nello specifico dall’1 al 6 febbraio, la giuria valuterà i dolci relativi alla categoria RomAmore, con le miglior creazioni a tema San Valentino (tema libero), la cui premiazione è in programma domenica 7 febbraio. In chiusura il terzo premio denominato DolceForno, le cui valutazioni avverranno nel periodo compreso tra il 10 e il 20 marzo, e che servirà per eleggere la miglior colomba classica, quella creativa e la migliore pastiera.

La Giuria

La giuria, formata dai massimi esperti editoriali del food writing, si pregia anche di ruoli tecnici:
Dario Nuti, executive pastry chef del Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel;
Ciro Scamardella, executive chef Ristorante Pipero Roma, 1 stella Michelin;
Christian Marasca, pastry chef Zia Restaurant, 1 stella Michelin;
Federico Prodon, head pastry chef Caffè Hungaria

Per ciascuna sezione il prodotto più votato verrà comunicato attraverso le dirette streaming sul canale Ciak si cucina.

Le pasticcerie in gara

Forno Monteforte, Roscioli Caffè, CaféMerenda, D’Antoni dal 1974, Madeleine, Panificio Marè Prati, Pasticceria Tichetti dal 1961, PanCialoni, Officina dolciaria Woods Sweet, Monaco, Pasticceria Novelli, Valentini Pasticceria & cucina, Groste’ Gelateria Artigianale, Bar Pasticceria L’Orchidea, L’Osteria della Trippa , Pasticceria Zucchero e cannella

Info:
Premiodolceroma@gmail.com

Emy Diamante 3425232523
Niccolò Salvini 3358332292

Link evento:
https://fb.me/e/1Q3pfUCKQ

Le Carré Français, l’ambasciata dell’enogastronomia francese a Roma

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Un elegante spazio la cui anima ha la forma ed il sapore dell’enogastronomia francese: Le Carré Français da 5 anni rappresenta a Roma una sorta di ambasciata dei prodotti e della tradizione d’oltralpe, un lungimirante progetto imprenditoriale di Jildaz Mahé, una vita spesa nel marketing e tra le eccellenze gastronomiche. La boulangerie e la pâtisserie quali colonne portanti di una proposta ricca, estremamente qualitativa, che poggia sulla preparazione di professionisti francesi e sulla loro interazione con i colleghi italiani.

Il luogo delle baguette e dei croissant, dell’incredibile selezione di formaggi e del foie gras di produzione propria, ma anche della invidiabile cantina e di una carta che propone i piatti classici della tradizione culinaria francese. Un locale entrato nel cuore dei francesi di Roma ma anche degli stessi romani, che anche in un difficile momento storico non hanno mai smesso di frequentare questo tempio del gusto.

Le Carré Français e la resistenza della baguette: i dati economici dall’inizio della pandemia

Jildaz Mahé, dall’inizio della pandemia in poi, ha fatto della boulangerie e della pâtisserie di Le Carré Français un simbolo di resistenza, che alla fine lo ha premiato. Come lui stesso spiega: “Mai in mille anni i forni sono stati chiusi a Parigi neanche sotto il Terrore o durante le due guerre mondiali. Con il lockdown ho seguito questa tradizione che è anche molto democratica perché durante la chiusura delle attività commerciali a marzo da noi trovavi in fila barboni e distinti signori; il pane è per tutti e noi siamo rimasti aperti sette giorni su sette e abbiamo anche scontato i prodotti in segno di solidarietà”, spiega il titolare.

Le cifre gli hanno dato ragione: “Nel primo trimestre l’impatto della pandemia è stato limitato anche se dal 15 febbraio si è notato già il calo. Nel secondo trimestre – racconta Mahé – ho perso su base annua poco più del 50% e se ho limitato i danni l’ho dovuto al panificio che ha inciso sul fatturato per l’80% in crescita del 60%”. Con le restrizioni del Governo per scongiurare il rischio che risalga la curva dei contagi di Covid-19, continua inoltre ad aiutare il servizio del delivery, che a Le Carré Français viene curato proprio dal personale, a partire dalla chef e dal maître di sala, che si mettono personalmente in moto anche per la consegna dei prodotti a casa.

“In questo periodo in cui molte attività vengono chiuse e si annunciano nuove misure governative che richiedono molti sacrifici, e comportano ingenti perdite, noi vogliamo aprirci a tutte le possibilità, rispettando le regole e dando il nostro contributo alla lotta al Coronavirus, e spalancare le nostre porte dando tante opportunità pensate soprattutto per il delivery e l’asporto”, conclude l’imprenditore bretone proprietario di Le Carré Français, locale che oltre al bistrot e alla caffetteria, comprende anche l’enoteca e la boutique di prodotti d’eccellenza rigorosamente “made in France”.

Le proposte per il Natale

La proposta ideata dalla chef Letizia Tognelli per i pranzi del 24 dicembre seduti ai tavoli di Le Carré Français, e del 25 e 26 per la formula con consegna a domicilio, prevede tra i piatti: un Amuse bouche, un antipasto a scelta tra la Tartelletta salata con rillettes di anatra e verdurine oppure la Terrina di pesce fatta in casa; una portata principale, che può essere o il Tacchino farcito con castagne e riduzione di foie gras con patate montate al tartufo o il Trancio di rana pescatrice al timo e agrumi con verdure; una selezione di formaggi e pani speciali; un dessert natalizio, come la Bouche de Nöel o la Pavlova (costo di 60 euro a persona bevande escluse). Per le cene del 24 e 25 dicembre, invece, sono previsti l’asporto e il delivery, rispettivamente per un minimo di 2 e 4 persone, e da ordinare con anticipo e fino al giorno prima.

Il servizio Delivery

L’eccellenza di Le Carré Français arriva direttamente a casa ogni giorno dell’anno, consegnata dal personale del locale, chef e maître di sala compresi. Sul sito del ristorante www.carrefrancais.it è infatti attiva la pagina del delivery, con tutte le categorie enogastronomiche per la consegna a domicilio. Un servizio offerto da Le Carré Français fino alle ore 22. Nel locale di via Vittoria Colonna sarà possibile anche usufruire del servizio di asporto per il pane, la pasticceria e i secondi piatti, a partire dalle ore 9:30 e fino alle 21:30.

Il brunch della domenica

“Must” di Le Carré Français la domenica, il brunch, che si tiene dalle ore 9 alle ore 12. La proposta comprende: le gallette salate tipiche bretoni fatte in casa, le crêpes dolci fatte a vista in un angolo dedicato, i formaggi di latte crudo provenienti da un caseificio artigianale francese, i classici croque madame e croque monsieur fino alle quiche del forno interno e molto altro ancora. Il tutto è rigorosamente prodotto artigianalmente in casa, per una pausa tra amici e in famiglia ammantati dalla vivace atmosfera del moderno bistrot che ricorda una brasserie francese, al riparo delle bizze del cielo autunnale di Roma.

“Andava tutto bene”: l’esposizione fotografica di Necci

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Da Necci dal 1924 in esposizione i ritratti dei protagonisti della vita (dolce) al tempo dei locali.  Le barriere anti covid si trasformano per omaggiare i divi dello spettacolo.

 L’idea di gustare una colazione o un pranzo accanto ad una foto d’epoca di Claudia Cardinale stampata in grande formato, per dare l’idea di avere accanto l’attrice come commensale, al posto di un pannello di plexiglass, parte dal cuore del Pigneto a Roma. Succede al Necci dal 1924, in Via Fanfulla da Lodi, 68, strada cara a Pier Paolo Pasolini, anch’egli omaggiato sugli originali Separè Fotografici. È questa l’ultima trovata di Agathe Jaubourg e Massimo Innocenti, i due imprenditori che danno vita alla mostra fotografica dal titolo “Andava Tutto Bene“, dedicata alla socialità intesa come valore assoluto. La mostra realizzata in collaborazione con Archivio DUFOTO, sarà allestita nel bar ristorante a partire da lunedì 7 dicembre 2020.

Il progetto

Agathe e Massimo, tra i fautori della rivoluzione culturale e gastronomica del quartiere romano, ancora una volta indossano i panni di creativi, oggi curatori di un’esposizione che porta in tavola la cultura, in modo semplice ma efficace, come solo le immagini dal forte potere evocativo sanno fare. Sedici volti noti ritratti da scatti iconici, tra cui si riconoscono: Federico Fellini, Silvana Mangano, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Catherine Spaak, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo e molti altri protagonisti della vita (dolce), immortalata al “tempo dei locali”.

Momenti di una socialità che ha fatto epoca, che rappresentano luoghi e situazioni di straordinaria vivacità, oggi riportati in luce dalle foto stampate su supporti autoportanti (misure 140×70), destinati a rimanere in pianta stabile nel locale fino al termine dell’emergenza. Spetta così a divi del cinema, della musica e intellettuali del tempo, svolgere l’importante funzione di sostituire con i loro volti, le fredde barriere anti covid, questo almeno «fino a che il Covid ci separerà», afferma Agathe, rifiutandosi di optare per dei semplici separatori in plastica, che «amplificano di più quel senso di separazione che questo virus porta con sè».

Le parole dei protagonisti

«Il covid ha attaccato la cultura e ora la cultura risponde al covid», dichiara Innocenti, sottolineando quanto fosse importante la parola “contaminazione”, in un’epoca in cui il mondo non era ostaggio di un virus sconosciuto, la cui prerogativa è proprio l’alto tasso di contagio e, prosegue dicendo, «A questi pannelli è destinata una funzione importante, di compagnia, di estetica e di diffusione di una bellezza che dura e durerà per sempre. E in un momento buio come quello che stiamo attraversando, un concetto come la bellezza, porta in sé un potere salvifico inestimabile», conclude l’imprenditore.

Il concept

Una mostra che ha una funzione. Una “esposizione alla carta, servita su barriere anti contagio. Una dedica alla vita (dolce) al tempo dei locali” e all’importanza della socialità e dei luoghi ad essa deputati. Il titolo – ironico – è “Andava tutto bene”, una selezione di sedici fotografie inedite attinte dal vasto archivio Dufoto. Scatti che ritraggono attori, cantanti e intellettuali nel corso degli anni ‘60 a Roma e in altre città. Foto scattate in caffè e ristoranti, luoghi di straordinaria vivacità, veri fulcri di una stagione che segnò un’autentica rinascita sociale e culturale. Abbiamo scelto di stampare con tali dimensioni per dare il più possibile l’impressione di condividere il tavolo con icone della cultura. Questa esposizione non vuole essere solo un modo alternativo di pensare le barriere anti contagio, ma un’occasione per riflettere sul valore della socialità e sui suoi luoghi, un invito a ricordare (per un futuro prossimo) l’importanza primaria dell’incontro corpi, come il contesto ottimale per dare vita a quello delle idee.

In passato i ritrovi pubblici (le taverne) sono stati descritti come luoghi di puro svago ed evasione (a volte eccessiva), ma si tende a dimenticare che sono stati anche e soprattutto un baluardo della libera espressione e un’arteria vitale per la circolazione delle idee. Nel medioevo e nel rinascimento le taverne erano luoghi sempre sorvegliati, il potere diffidava infatti di tali spazi perché da sempre in grado di intercettare e propagare il dissenso. Ma l’idea di libertà è difficile da fermare e più tardi, sarà proprio in un caffè italiano a Parigi, che i filosofi illuministi delineeranno le idee rivoluzionarie che daranno forma alle società libere in cui viviamo oggi. Negli ultimi anni bar e ristoranti vengono spesso e indistintamente definiti “Movida”, sinonimo di vita notturna sfrenata e talvolta molesta. Qualcuno potrebbe chiedersi se un giorno, magari in un futuro non troppo lontano, la nostra società non finirà per accettare l’idea che la “degenerazione” stia nei luoghi di incontro delle “persone reali” e che l’”integrità” stia in una vita vissuta tutta in assenza, fatta di teste chinate, di chat e di acquisti online.

Questa esposizione non vuole dare una risposta ma piuttosto porre delle domande, soprattutto una: c’è ancora vita al di qua degli schermi? La soluzione chissà, forse sta proprio nel dizionario, alla voce Movida: “un complesso processo di rinascita culturale dopo quarant’anni di fascismo, caratterizzata da grande vivacità culturale, economica, sociale e da una frizzante ripresa della vita mondana”.

NECCI dal 1924
Via Fanfulla da Lodi, 68 – Pigneto, Roma
INFO: 06 97601552www.necci1924.com

Des Grillons Aux Clos: Eric Taillet per Alberto Massucco Champagne

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“Des Grillons aux Clos”, è lo champagne 100% Meunier, firmato da Eric Taillet, il “re” del Meunier, in esclusiva per Alberto Massucco Champagne.

L’elogio dell’ostinazione

Eclettico e geniale, Eric Taillet, viticultore lungimirante, quando si tendeva a sottovalutare il Meunier, uva autoctona della Champagne, mosso da ostinazione, Taillet seguiva il suo istinto. Controcorrente, con determinazione e tenacia, è stato in grado di creare da solo la sua storia, ridando prestigio ad un’uva e l’identità a un territorio.

Il tempo, i riconoscimenti e i suoi champagne gli hanno dato ragione, e ora è entrato a far parte della selezione delle maisons che Alberto Massucco Champagne ha scelto di importare.

La scelta di Alberto Massucco

“Indubbiamente i suoi – racconta Alberto Massucco–  a mio avviso, sono i migliori Meunier sul mercato. Da quando lo conosco, pian piano si è fatta strada l’esigenza di aver qualcosa di più, qualcosa che mi appartenesse, che fosse esclusivo per me e soprattutto per i miei amici e clienti. Desideravo qualcosa di speciale, di unico. Eric, ça va sans dire, è stato geniale nel riuscire a creare uno champagne che incontrasse con tanta sensibilità, il gusto italiano”.

Nasce così “Des Grillons aux Clos”, nome che indica le vigne di Eric tra Montigny e Baslieux sous Châtillon dove vengono coltivate le uve che danno vita a questo nuovo ed esclusivo champagne. Per soddisfare la richiesta di Alberto, Eric non ha esitato e, dopo alcune proposte, alla fine ha trovato quel giusto bilanciamento che in bocca e al naso hanno il sapore dell’unicità, della freschezza, della sfida, dell’eleganza e della forza.

Massucco è un imprenditore nel settore della metalmeccanica, piemontese, appassionato di sfide e da sempre innamorato di quella parte della Francia che evoca, già nel suo nome, la bellezza, il fascino e la sinuosità di un vino che in tutto il mondo parla la sola lingua dell’eccellenza e dell’eleganza.

Il pensiero di Eric Taillet

“Mi è piaciuto molto lavorare a questo progetto. È stato impegnativo e al contempo divertente. Non è solo mettere insieme elementi naturali che da anni mi appartengono, dovevo entrare nella testa e soprattutto nel sentire di Alberto. – Eric Taillet– Ho intuito di aver imboccato la strada giusta quando ho incrociato il suo sguardo. In quel silenzio, più di mille parole. La soddisfazione. Sua e mia”.

“Lo champagne, come un buon libro, è una continua scoperta. Un viaggio che conduce in luoghi reali o fantastici, un’avventura che vivi diventandone protagonista, il piacere di perdersi nella mente” Aggiunge Massucco: “Lo champagne è come un amico. Ti aspetta pazientemente, non importa quanto tempo tu ci possa impiegare ma sa che, coricato nel buio di una cantina, tu arrivi, lo stappi e, liberandolo, ne assapori e ne comprendi la sua magnifica storia.”

Per info
www.albertomassuccochampagne.it

Natale Casa Manfredi

Team Panettone o Team Pandoro? a Natale a Casa Manfredi vincono tutti!

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Grandi novità a Casa Manfredi per il Natale 2020: non servirà più dover scegliere tra Team Panettone e Team Pandoro!

Per questo Natale 2020 Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, si è superata: l’offerta del locale romano per questo Natale infatti è di gran rilievo, frutto di tanti mesi di ricerca necessari per affinare il risultato, di un’attenta selezione degli ingredienti, di una lunga lievitazione naturale con lievito madre e di una lavorazione totalmente artigianale; tutti fattori che alla fine hanno dato alla luce due grandi lievitati, messi a punto anche grazie alla consulenza del pastry-chef Andrea Tortora.

Il risultato è rappresentato di un goloso trio: Panettone Classico, Panettone al Cioccolato al Cubo e Pandoro. Tutti e tre i prodotti sono confezionati in una latta originale extra-lusso disegnata da Doppio Trat_o, dalla grafica elegante nei colori blu e oro.

Natale Casa Manfredi

Il Natale secondo Giorgia Proia

”Quest’anno – spiega Giorgia Proia – ci tenevo a presentare, più degli anni passati, dei grandi lievitati della Feste che racchiudessero tradizione, calore e che riuscissero a comunicare un senso di casa e famiglia. Per questo motivo ho deciso di realizzare per la prima volta anche il pandoro, in modo da non lasciare scontento nessuno. Sono molto fiera del risultato finale, i mesi di prova sono stati tanti… e poi non è scontato produrre un grande panettone artigianale in meno di 20 mq di laboratorio! Ma si sa, dalle piccole cose ne nascono sempre delle grandi ”.  

I dolci di Natale di Casa Manfredi sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93, presso la profumeria HB Roma in via dei Due Macelli 12 (accanto alla Rinascente, zona piazza di Spagna), sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) e tramite servizio di delivery con consegna in tutta Roma (entro GRA) e in tutta Italia con corriere espresso (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

L’offerta di Casa Manfredi

Casa Manfredi è una pasticceria, gelateria artigianale e caffetteria che si trova a Roma nel quartiere Aventino. La formula è quella completa, dalla colazione all’aperitivo, e i suoi creatori sono una delle coppie della pasticceria ‘più belle del mondo’: Giorgia Proia e Daniele Antonelli. Il nome non mente: entrando si percepisce subito la stessa sensazione di calore avvolgente che si ha entrando in una casa vera.

La pasticceria è d’ispirazione francese, tutta realizzata con materie prime di altissima qualità selezionate personalmente con cura da Giorgia, sempre seguendo la stagionalità. Ricca l’offerta: le torte, come l’immancabile Torta ai 3 Cioccolati, i mignon, le monoporzioni e le praline, vere e proprie opere d’arte. La filosofia di Giorgia si basa tutta sulla semplicità: dolci non troppo dolci, senza troppi elementi e voli pindarici; la sua missione è compiuta quando chi li assaggia riesce ad apprezzare e a distinguere tutti gli ingredienti.

Ma qui il vero must sono i lievitati: croissant e cornetti all’italiana. Gli impasti sono tre, croissant, cornetto e integrale, tutti realizzati lievitazione mista – che parte da una base di lievito madre – e declinati in diversi gusti e forme: il croissant alla mandorla e quelli con farciture salate, le girelle, la veneziana e molti altri. E ovviamente i grandi lievitati per le grandi occasioni: il panettone nel periodo del Natale e la colomba in quello della Pasqua.

Casa Manfredi
viale Aventino 91/93 – 00153 Roma
lun – dom 7.30/18.00 (orario provvisorio in osservanza dell’ultimo DPCM)
Tel. 0697605829
casamanfredi.it