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Luca Sessa

Pastificio San Lorenzo

Il ritorno del Pastificio San Lorenzo

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Riapertura e ripresa sono molto probabilmente i due termini più ricorrenti nell’attuale momento storico, e sicuramente descrivono al meglio la fase che sta vivendo il mondo della ristorazione. Riaprire per ripartire, ripartire per riprendersi, alla ricerca di una agognata normalità che possa consentire di ripristinare la solidità economica delle tante realtà gastronomiche del nostro paese. Alla luce dello scenario appena descritto ha quindi assunto un significato simbolico, di forte incoraggiamento per tutti, la riapertura del Pastificio San Lorenzo.

Lo storico Pastificio Cerere

Quello che è stato per anni il punto di riferimento di un quartiere storico si appresta a vivere una seconda giovinezza, grazie a nuovi interpreti in ogni ruolo chiave e ad un approccio fresco e contemporaneo. Il Pastificio San Lorenzo nasce all’interno dello storico Pastificio Cerere, la più antica delle fabbriche del quartiere San Lorenzo che dal 1905 al 1960 ha fornito pasta e farina alla capitale e che circa un decennio dopo divenne un noto centro artistico.

Una proposta moderna

Oggi il pian terreno della Fondazione Pastificio Cerere, ancora importante centro culturale del quartiere, si appresta a vivere una nuova vita. L’obiettivo è quello di proporre un’osteria che possa essere al passo con i tempi, unendo alla grande attenzione per la pasta anche un intrigante cocktail bar. In linea con la filosofia gastronomica, anche gli spazi interni sono stati allestiti richiamando atmosfere nuove, metropolitane e industriali, riuscendo a creare un luogo accogliente e intimo.

Pastificio San Lorenzo

La sinergia con l’arte

In sinergia con la Fondazione che lo ospita, il Pastificio San Lorenzo vuole tornare a essere un ritrovo per giovani talenti, artisti, musicisti e avventori di San Lorenzo. Uno spazio sempre vivo, dall’aperitivo al dopo cena, con piccoli concerti, mostre, eventi e collaborazioni che porteranno una nuova spinta propulsiva verso il processo di rigenerazione di uno dei quartieri più eclettici della capitale.

La proposta enogastronomica

Superare le regole e le convenzioni per enfatizzare ancor di più il valore aggregativo della tavola: l’obiettivo della nuova proprietà è quello di sdoganare orari e abitudini, ricorrendo ad una formula che mette da parte la classica struttura del menu, dimenticando quindi antipasti, primi e secondi. C’è l’invito a condividere per scegliere in ordine sparso, in base all’appetito e alla curiosità dei commensali, tra le proposte di carne, pesce e verdure, senza dimenticare naturalmente l’elemento fondamentale, la pasta. Dai classici della tradizione romana alla pasta fresca nei vari formati (tutti fatti in casa), viaggiando in tutta Italia alla ricerca di ingredienti e sapori, temperature e consistenze.

Lo chef Gianfranco Pecchioli

La guida della cucina è stata affidata a Gianfranco Pecchioli, reduce dalle esperienze importanti in Italia e all’estero come Il San Lorenzo, Enigma dei fratelli Adrià, La Pergola e Il Pagliaccio. Pur essendo cresciuto in cucine stellate non ha dimenticato le sue origini e l’amore per la cucina di casa e per questo si fa vanto di uno stile creativo ma concreto che per quanto subisca il fascino di intrusioni internazionali rimane legato alla tradizione nostrana.

Il concept bar

Il bancone sarà l’elemento centrale e il biglietto da visita del Pastificio, inviterà i clienti non solo a bere ma a sedersi e mangiare al banco, assaggiare e scambiare due chiacchiere in ogni momento della giornata. Il bar è affidato a un grande nome come Federico Tomasselli, negli ultimi anni General Manager del Jerry Thomas, che realizzerà al Pastificio il progetto di un bar suddiviso in due grandi aree: l’invecchiamento in botte dei cocktail e una destinata ai Bloody Mary. Due realtà completamente differenti l’una dall’altra che sapranno soddisfare anche i gusti più esigenti secondo un canone di ricerca e sviluppo di due grandi entità del bere miscelato.

Per saperne di più: Pastificio San Lorenzo

Pastificio San Lorenzo

Tre Stelle Michelin

“Tre stelle Michelin”, il libro che ogni appassionato dovrebbe leggere

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Duecentottantasei: sono i ristoranti nel mondo che hanno (o hanno avuto) le Tre Stelle Michelin, il massimo riconoscimento assegnato dalla “rossa”, da quando la guida esiste. Maurice Von Greenfields alias Maurizio Campiverdi ha girato il mondo per provarli e li ha raccontati in un volume imperdibile per gli appassionati dell’alta cucina.

Vale il viaggio“. L’iconica frase che identifica per la guida Michelin i ristoranti meritevoli delle 3 stelle (il massimo riconoscimento) è entrata a far parte del gergo gastronomico da tempo. Fanno parte di questo gruppo i migliori ristoranti al mondo in grado di distinguersi per la qualità della cucina, la professionalità della sala, la profondità della cantina e naturalmente la capacità d’accogliere il cliente. Visitarli è prassi consolidata per critici e giornalisti, ma anche per gli appassionati dell’alta cucina: c’è chi può raccontare d’averne provati 10, 20 o magari 50. E c’è chi può dire di averli provati (praticamente) tutti. Maurice Von Greenfields, alias Maurizio Campiverdi, dalla tenera età di 12 anni, nel 1953, ha iniziato a sedersi alle migliori tavole del mondo grazie ai suoi genitori. Un percorso proseguito in autonomia in età adulta, fino a giungere ai giorni nostri, confrontandosi con i nuovi “esercizi di stile” (es. Noma) a lui invisi, valutando e criticando i ricarichi di alcune carte dei vini o scoprendo sapori divenuti indelebili per la mente e il palato.

Questi, e tanti altri aneddoti, sono stati raccontati dall’autore nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’ultima fatica editoriale di Campiverdi, il volume “Tre Stelle Michelin“, monumentale lavoro di raccolta e racconto di tutti i 286 ristoranti che nel corso degli anni hanno conseguito il massimo riconoscimento della “rossa.” Nel corso della chiacchierata moderata dal giornalista Carlo Passera, tenutasi negli spazi del ristorante Glass (1 stella Michelin) di Cristina Bowerman, Campiverdi ha parlato di piatti e chef, mode e tendenze, storia e influenze, sottovalutati e sopravvalutati. Un imperdibile appuntamento per scoprire in presa diretta tanti fondamentali capitoli della storia dell’alta cucina.

Il volume

Oggi – grazie a Maretti Editore e al sodalizio scaturito con Maurizio Campiverdi – capitano d’azienda, scrittore, Accademico della Cucina Italiana e storico cultore di questa genia di ristoranti appartenenti all’Olimpo gastronomico mondiale delle Tre Stelle della Guida Rossa – c’è un’opera – ben scritta e documentata –  che li compendia tutti, ne racconta esordi e luminose carriere, ne traccia evoluzioni e repentine cadute, in un racconto affascinante e  personale – ed è questa l’anima stessa di tutto il progetto editoriale – realmente vissuto dall’autore in oltre 60 anni di frequentazioni assidue e profonde affinità gustative.

Si tratta di una piccola bibbia, che attraversa i 120 anni della Guida, pensata per gli amanti della cucina d’autore, e per chi ha il gusto e la curiosità di conoscere – dal vissuto di un’esperienza diretta e personale – queste celebrità assolute, capendone esemplarità e unicità di menù e piatti stellati, arguzie e ossessioni gustative, in grado di diventare quel “preziosissimo ricordo” – caro all’autore – e a quanti – condividendo questa nuova beatitudine  del paradiso in terra – hanno potuto degustare nella loro vita, bocconi da primato così importanti e suggestivi.

Il “curriculum gastronomico” di Maurizio Campiverdi

Sono entrato in un tristellato all’età dei dodici anni, con papà in un viaggio d’affari. Eravamo in Francia, in Provenza, rimasi stordito dalla magnificenza di quella esperienza – racconta l’autore Maurizio Campiverdie fu come una iniziazione che ti cambia il resto della vita”.  Molto interessante anche lo studio di statistiche e suddivisioni per classificazioni e punteggi, organizzati per continenti e nazioni, che consentono di avere un quadro completo e ragionato dell’alta ristorazione entrata in questa Enciclopedia.

Tre Stelle Michelin

I 286 tristellati

L’Enciclopedia dell’alta ristorazione mondiale, raccoglie la storia dei 286 ristoranti tristellati, selezionati dalla celebre Guida Michelin dal 1933 a oggi. Ciascun Tristellato viene accompagnato da una scheda descrittiva frutto della conoscenza diretta dello stesso Campiverdi, che ha visitato in prima persona 194 dei 286 ristoranti contenuti nella Guida.

Il volume attraversa più di un secolo di avvenimenti gastronomici in tre diversi continenti (Europa, Americhe e Asia), analizzando presente e futuro dell’alta gastronomia mondiale: un settore in cui la Francia ha da sempre ricoperto un ruolo di modello universale per gli altri paesi. Per i più importanti Chef internazionali, ottenere la stella Michelin rappresenta – da sempre – il coronamento di anni di impegno e sacrificio.

La suddivisione geografica

I 286 ristoranti tristellati sono così suddivisi per aree geografiche: Parigi (33), Francia (69), Italia (16), Germania (21), Spagna (16), Inghilterra (11), Resto d’Europa (23), Stati Uniti D’America (22), Continente Asiatico (22), Giappone (53). Tra questi spicca ‘Paul Bocuse’, cinque Forchette Rosse, Tristellato per 55 anni consecutivi. La sua casa è sempre lì, sulla sponda della Saona, lungo il ponte di Collonges, dove il suo mito sopravvive, anche dopo la recente scomparsa del grande chef francese avvenuta nel gennaio del 2018. Nonostante una delle tre stelle sia ingiustamente volata via, rimane un monumento, un’istituzione, un classico intramontabile e indistruttibile, per colui che sarà sempre considerato il “mostro sacro” per eccellenza della cucina mondiale e l’unico cuoco di fama veramente planetaria.

Tre Stelle Michelin

Le parole di Paul Bocuse per descrivere Il Pescatore

A proposito di Paul Bocuse, queste furono le sue parole per descrivere Il Pescatore, Tristellato italiano da ben 25 anni (4 forchette rosse), che sorge in mezzo alla campagna della Bassa Mantovana: “Rinuncerei ai miei successi, pur di trovarmi al posto della famiglia Santini che ha fatto del suo Pescatore quello che è per me il miglior ristorante del mondo, il solo Tre Stelle nel quale ogni cliente si sente come a casa propria”. Nessun complimento potrebbe risultare più gradito alla famiglia Santini, pur abituata a ricevere, da ogni parte del mondo, attestazioni di stima e di ammirazione. Tutti i piatti del Pescatore sono memorabili: “terrina di salmone”, “astice e caviale”; “tinca al carpione in profilino d’arancia”; “frittate alle erbette dell’orto”; “zuppa di lumache”; “ravioli di faraona”; “tortelli di zucca”; “luccio e anguilla meravigliosamente interpretati”; “porcini e fegato di vitello al burro e rosmarino”; “capretto arrosto con salsa alla diavola”.

Il capitolo su Le Calandre e Massimiliano Alajmo

Sempre in Italia, infine, merita un capitolo a parte anche Le Calandre – tre stelle dal 2003 e tre forchette rosse – dove Massimiliano Alajmo vanta un invidiabile primato che sarà molto difficile da battere. È lo Chef più giovane al mondo ad aver conquistato le Tre Stelle: a soli 28 anni! Un vero cultore della materia prima che seleziona personalmente, aiutato dal fratello Raffaele, perché per lui nessun prodotto è abbastanza bello e abbastanza buono. Le grandi creazioni di Massimiliano sono già dei classici, come il “cappuccino di seppie al nero”, il “risotto allo zafferano con polvere di liquirizia” e il “maialino di latte al forno con salsa di senape e polvere di caffè”.

L’autore Maurice von Greenfields alias Maurizio Campiverdi

Bolognese. Appartiene ad una delle famiglie che in Italia si sono occupate del commercio internazionale del riso. Attraverso il suo lavoro, ha viaggiato lungo le rotte continentali, visitando luoghi e città in tutto il mondo. Capitano d’azienda, oggi a riposo, è uno scrittore divulgatore di gastronomia e ristorazione di rango e, soprattutto un appassionato collezionista, forse il più importante al mondo, di menù storici di grandi ristoranti e di grandi eventi entrati nella storia. Cene di gala presidenziali, i pranzi imperiali di incoronazione degli Zar, ricevimenti di teste coronate e tanto altro ancora, per oltre 75 mila pezzi unici, davvero rari e introvabili. E’ co-fondatore a Bologna della Delegazione dell’Accademia della Cucina Italiana San Luca e decano della stessa.

La casa editrice Maretti Editore – Imola

Maretti Editore – casa editrice specializzata in pubblicazioni d’arte e saggistica d’autore, guidata da Manfredi Nicolò Maretti (seconda generazione dell’omonima famiglia) – è nata alla fine degli anni ’90 e vanta, in venti anni di attività, oltre 800 titoli editati e distribuiti in Italia. Manfredi Maretti, condivide con il padre Christian, l’attività editoriale e la scelta delle opere da pubblicare nelle diverse collane oggi presenti sotto il marchio Maretti Editore.

 Scheda Tecnica dell’Opera

Titolo: Tre Stelle Michelin – Enciclopedia dell’alta ristorazione mondiale con la storia dei 286 ristoranti tristellati dal 1933 ad oggi
Autore: Maurice von Greenfields alias Maurizio Campiverdi
Uscita: Settembre 2020
Copertina; Cartonata
Formato 15,5 x 24 cm
Pagine: 720 ca.
Lingua: Italiano
Prezzo al pubblico: 30,00 Euro
ISBN 978-88-9397-016-7

La Sagra del Pesce fritto e Baccalà da Eataly Roma e Garbatella

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Con la Sagra del Pesce Fritto e Baccalà, dall’11 al 13 Settembre tornano in sicurezza le manifestazioni al Terzo Piano di Eataly Roma. La kermesse a base di pesce si unisce alla prima edizione di Roma Baccalà che celebra i 100 anni del quartiere Garbatella.

Una grande festa di quartiere all’insegna del Baccalà. Quello dall’11 al 13 settembre sarà un lungo weekend che coinvolgerà Eataly Roma e Garbatella. Gli spazi del Terzo Piano dello store di Piazzale 12 Ottobre 1492 torneranno a ospitare in sicurezza i suoi eventi ad alto tasso di bontà, ripartendo dalla Sagra del Pesce Fritto e Baccalà. I sapori marini e non solo invaderanno il quartiere Garbatella che festeggerà i suoi 100 anni con la prima edizione di Roma Baccalà. Già dal 10 settembre ci sarà un’anticipazione della manifestazione che da Piazza Sauli coinvolgerà tutto il Municipio VIII con quattro giorni di festa che vedranno una partnership fra Eataly e Roma Baccalà.

LA SAGRA DEL PESCE FRITTO E BACCALÀ

Come resistere a una succulenta frittura di pesce o a un baccalà in pastella? Ospiti speciali come la Pro Loco di Fiumicino, Centro Ristorante e Equo Risto – oltre alla Casa del Cremolato per il dessert – porteranno le loro specialità rigorosamente a base di pesce al terzo piano di Eataly, dove si svolgerà la Sagra, rinfrescata dai boccali di birra della Birreria di Eataly e allietata dal dj set sempre presente nei giorni della festa. Venerdì sera ci sarà Alessandro Sciarra, il giorno dopo Cristian Orlandi e domenica ci sarà Beat Soup.

L’ingresso alla Sagra sarà gratuito: dalle 19.00 alle 24.00 il venerdì e il sabato e dalle 12.00 alle 17.00 la domenica. Una volta effettuata la registrazione, che avverrà nel rispetto della privacy per soli motivi di sicurezza, presso i desk presenti al terzo piano (i dati verranno conservati per 30 giorni), si potranno acquistare i ticket presso le casse dedicate, che consentiranno di prendere da mangiare e da bere e di sedersi su tavoli correttamente distanziati.

Le misure di sicurezza

Registrazione, ingressi contingentati, tavoli distanziati: sono solo alcune delle misure di sicurezza messe in atto dallo staff di Eataly perché l’evento possa svolgersi nel pieno rispetto delle normative vigenti. Obbligatoria sarà la misurazione della temperatura corporea, impedendo l’accesso a tutti coloro che avranno una temperatura superiore a 37,5° C, oltre all’uso della mascherina quando non si è seduti al tavolo. Saranno dislocati dispenser igienizzanti e tutte le informazioni necessarie per vivere in sicurezza l’evento.

DAL 10 AL 13 SETTEMBRE NELLE STRADE DI GARBATELLA AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DI ROMA BACCALÀ

All’aperto, nel quartiere Garbatella si svolgerà la prima edizione di Roma Baccalà, una manifestazione in cui oltre a degustazioni di piatti rigorosamente a base di baccalà, non mancheranno le occasioni di riflessione sulla storia e sul carattere internazionale di questo ingrediente. Per l’occasione, la direttrice artistica Francesca Rocchi ha messo a punto un ricco programma di incontri e laboratori a tema baccalà.

Si parte giovedì 10 settembre alle 19.00 con il talk show “Baccalà international”, a cui parteciperanno i rappresentanti istituzionali dei paesi in cui la tradizione del baccalà è più forte, come il Portogallo e la Norvegia. Gli altri talk show e approfondimenti e laboratori esploreranno inoltre il baccalà nella storia della cucina regionale italiana, comprese le ricette della tradizione romana e giudaico-romanesca. Roma Baccalà si presenta così come un grande evento: “Un’occasione incredibile di mettere in sinergia esperienze straordinarie con il tessuto sociale ed economico dei nostri quartieri” specifica Amedeo Ciaccheri, Presidente del Municipio Roma VIII.

Gli appuntamenti

Venerdì 11 settembre alle ore 20.00, Eataly esce dai confini dello store per essere presente a piazza Sauli con il suo laboratorio “Eataly ama il pesce fritto… (e ovviamente il baccalà!)” per portare nel quartiere i sapori del pesce del Tirreno, secondo l’ispirazione dell’executive chef di Eataly Roma Roberto Cutugno e di Nando Fiorentini, responsabile delle pescherie di Eataly.

Chi parteciperà alla manifestazione per le strade della Garbatella, riceverà un voucher per degustare un calice di birra artigianale presso la Sagra al Terzo Piano di Eataly. Viceversa, chi andrà da Eataly nei giorni della manifestazione si potrà recare da Roma Baccalà con un ticket per sorseggiare gratuitamente una buona birra.

SAGRA PESCE FRITTO E BACCALA’

EATALY ROMA – TERZO PIANO
Venerdì 11 settembre: 19:00 – 24:00 (chiusura casse ore 23:30)
Sabato 12 settembre: 19:00 – 24:00 (chiusura casse ore 23:30)
Domenica 13 settembre: 12:00 – 17:00 (chiusura casse ore 16:30)

Il mondo dell’enogastronomia riparte da Vinòforum 2020

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Scrupoloso protocollo di sicurezza e importanti opportunità di business: queste le parole chiave di Vinòforum 2020, il primo grande evento del settore food&beverage in programma dopo gli annullamenti causati dal Covid-19

Andrà in scena a Roma, da venerdì 11 a domenica 20 settembre 2020, la 17^ edizione di Vinòforum – Lo Spazio del Gusto. Si tratterà del primo grande evento, dedicato al comparto enogastronomico, ad andare in scena dopo gli annullamenti forzati causato della pandemia. La location scelta è la stessa dello scorso anno, ovvero gli splendidi spazi verdi del Parco Tor di Quinto, ma con un perimetro ancora più vasto, di oltre 12.000 metri quadri, andando quindi incontro alle esigenze che il periodo storico richiede.

“La voglia di ripresa è forte – spiega Emiliano De Venuti, CEO di Vinòforum – e ci auguriamo che Vinòforum 2020 rappresenti il primo importante passo di un Rinascimento del Made in Italy enogastronomico. Business, formazione ed entertainment rappresentano i tre pilastri del nostro approccio. Valori e azioni concrete di cui si ha enorme necessità in questo delicato momento. Senza ovviamente dimenticare il rispetto delle regole, più che mai fondamentale in questa fase”.

Il protocollo di sicurezza

Proprio per assicurare sempre il rispetto delle normative vigenti, e quindi la salute di espositori e visitatori, gli organizzatori hanno redatto un protocollo di sicurezza (sulla base delle “linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive” realizzate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome) che verrà applicato in maniera scrupolosa. I grandi spazi all’aperto di Vinòforum permetteranno di ospitare un cospicuo numero di persone, evitando assembramenti e garantendo l’osservanza delle distanze interpersonali. L’affluenza verrà gestita monitorando in ogni momento il limite massimo di capienza.

Verrà incentivato il sistema di prenotazione e vendita di ticket on-line, al fine di ridurre al minimo le possibili code. Verranno inoltre stabiliti percorsi sia all’interno che all’esterno della manifestazione e gli spazi espositivi saranno singoli, aperti su tre lati e ben distanziati tra loro. Personale specializzato vigilerà per garantire il rispetto di tutte le regole, assicurandosi della presenza costante di prodotti disinfettanti, nonché della pulizia degli ambienti e delle attrezzature.

Le parole di Emiliano De Venuti

“Il tutto – spiega Emiliano De Venuti, CEO di Vinòforum – per far sì che espositori e visitatori possano vivere l’evento nella maniera più sicura e tranquilla possibile. La scelta di spostare la manifestazione da giugno a settembre fa ricadere sulla stessa l’onore e l’onere di rimettere in moto il comparto fieristico italiano legato al settore food&beverage, che rimane uno dei principali asset dell’economia nazionale. Anche per questo motivo opereremo con la massima cura e attenzione sotto tutti i punti di vista. L’obiettivo, ora più che mai, è quello di coadiuvare le aziende nella ripartenza, creando rete tra produttori, operatori del settore e consumatori finali e promuovendo, come impone la nostra filosofia, la cultura enologica e gastronomica del Paese”.

Una promozione in grande stile dal momento che prenderanno parte a Vinòforum 2020 centinaia di cantine provenienti da ogni angolo della Penisola e la manifestazione permetterà in primis di riprendere le tante iniziative, rimaste in sospeso, di promozione e presentazione di nuovi prodotti. A questo scopo verranno concessi alle aziende ampi spazi e momenti di incontro con professionisti e appassionati. L’organizzazione si adopererà in particolar modo per incentivare e accrescere la presenza di buyer, enotecari, ristoratori, sommelier, f&b manager e tutti quegli addetti ai lavori interessati al mercato enogastronomico.

Il programma

Ricchissimo e denso di interesse sarà dunque il calendario delle degustazioni e degli approfondimenti tematici, offrendo l’imperdibile occasione di degustare, spesso per la prima volta in una situazione realmente pubblica, un gran numero di etichette.

Cospicua sarà infine la presenza di attività ristorative di qualità di Roma e del Lazio, anch’esse duramente colpite dalle chiusure dei mesi passati. Nell’arco della manifestazione si alterneranno dunque decine di temporary restaurant pronti a sfornare le loro creazioni per il pubblico, il quale potrà dilettarsi in infinite combinazioni di abbinamento cibo-vino, grazie alle numerosissime etichette a disposizione.

COLPO D’OCCHIO SU VINÒFORUM 2020

DATE: 11-20 settembre 2020
LOCATION: Parco Tor di Quinto – Via Fornaci di Tor di Quinto, 10 Roma
ORARI: dom- giov 19 – 24 // ven – sab 19 – 01
Biglietto di ingresso comprensivo di calice e carnet da 10 degustazioni di vino.
Per info e prenotazioni www.vinoforum.it

Hotel Eden riapre le sue porte con il delivery e UNICO

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Riapre oggi le porte ai suoi ospiti e ai romani l’Hotel Eden, albergo della prestigiosa Dorchester Collection situato nel cuore di Roma a due passi da Piazza di Spagna e dalla verde Villa Borghese.

Siamo felici che presto torneremo ad accogliere i nostri ospiti.” Afferma Luca Virgilio, General Manager di Hotel Eden. “Questo periodo ci ha permesso di riscoprire l’importanza degli affetti familiari e degli amici. Far parte di Hotel Eden, albergo che da più di un secolo è un’eccellenza dell’ospitalità italiana, sia da ospite che da dipendente, vuol dire far parte di una grande famiglia, e noi non vediamo l’ora di riunirci nuovamente e tornare a prenderci cura dei nostri ospiti con tutte le attenzioni e la dedizione che da sempre ci caratterizzano.

Le novità

Da lunedì 7 settembre Hotel Eden lancia le due novità de Il Giardino Ristorante per gustare ovunque si voglia la cucina dell’executive chef Fabio Ciervo.

Tutti i giorni dalle 19.00 alle 22.00, Hotel Eden propone l’offerta take away “Hotel Eden a casa tua”: sarà possibile ordinare via mail o telefonicamente un’accurata selezione di ricette cucinate dallo chef, con almeno 60 minuti di anticipo dal ritiro.

Per chi preferisce, è disponibile anche l’opzione delivery*: i piatti saranno consegnati pronti per essere assaporati. Un delivery 5 stelle lusso in stile Hotel Eden. Il menù, che cambierà ogni mese, prevede piatti della cucina italiana impreziositi dal touch raffinato di Fabio Ciervo: fiori di zucca al forno ripieni con ricotta, taleggio, olive nere e pomodorini pachino tra gli antipasti, Calamarata e Ravioli ripieni come primi, tagliata di carne o pesce tra i secondi e una selezione di dolci. * Solo centro storico eccetto Trastevere e Monti / Zona Prati / San Pietro / Zona Parioli.

La formula UNICO

Dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 15.30, Hotel Eden propone UNICO, una nuova formula per un pranzo veloce e leggero. Il menù prevede un antipasto, un piatto principale (primo o secondo) e un dolce a scelta al costo di 36 euro, caffè incluso. I piatti, dall’antipasto al dessert, verranno serviti insieme in una bento box, un elegante cofanetto porta pranzo in stile giapponese, con vassoio e coperchio. Tra i piatti proposti insalate, tartare, paste, dolci di frutta e classici, con abbinamenti e cotture che mirano a valorizzare l’ingrediente protagonista della ricetta.

Sin dalla riapertura tornano gli aperitivi de Il Giardino Bar, ogni giorno dalle ore 19.00: il tramonto è il momento più suggestivo per ammirare Roma resa ancora più bella grazie a un caleidoscopio di colori caldi e aranciati tipici dei tramonti estivi romani, sorseggiando un cocktail sapientemente preparato dai barman di Hotel Eden e ascoltando la musica dal vivo degli artisti selezionati da Diego Buongiorno, Direttore Artistico dell’albergo, comodamente seduti nei divanetti del Bar al rooftop dell’albergo.

Antonio Biafora e Simone Cantafio da Hyle il 9 settembre

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Dopo settimane di attesa, è finalmente ufficiale la data della cena che vedrà lo chef Simone Cantafio, executive chef del 2 stelle Michelin di Michel Bras a Toya, in Giappone, e Antonio Biafora dividersi la cucina di Hyle: mercoledì 9 settembre. A San Giovanni in Fiore (Cs), uno degli ultimi allievi di Gualtiero Marchesi si cimenterà nella cucina a vista di Hyle, regalando ai fortunati ospiti la degustazione di alcuni dei piatti iconici che esegue con grande personalità nel ristorante della Maison Bras in Giappone.

Lo chef Cantafio

Calabrese di origine, Cantafio, classe 1986, è nato a Rho. Dopo la scuola alberghiera Carlo Porta a Milano, ha iniziato, ad appena 17 anni, a girare nelle cucine più prestigiose del panorama italiano del periodo, da Carlo Cracco al maestro Marchesi, nella cui brigata ha militato per tre anni. Fino ad approdare in Francia, alla corte del tri-stellato Georges Blanc, e infine a quella di Michel Bras, diventando executive chef e direttore a Toya. Alla fine del 2021, Simone Cantafio, assieme alla famiglia Bras, ha in cantiere l’apertura di un nuovo ristorante in Giappone, a Karuizawa, nel cuore del Paese, un progetto che vede anche la firma architettonica del maestro Kengo Kuma.

La collaborazione

Antonio Biafora e Simone Cantafio, che è rimasto bloccato in Calabria durante tutta l’emergenza legata al Coronavirus, spiegano così l’idea di questa collaborazione: “in un periodo delicato come quello che il mondo sta vivendo, saper adattarsi e restare in movimento è l’ingrediente segreto per poter continuare a far vivere le nostre passioni. Così è nata questa bella iniziativa, in amicizia, davanti a un camino e con una gran voglia di guardare avanti con uno spirito positivo e di crescita”.

Hyle

Hyle è il progetto di fine dining strettamente legato alla Sila e all’intero territorio della Calabria. Una nuova proposta di cucina che si basa sulla conoscenza storica e sulla cultura del luogo, capace di creare un’esperienza gastronomica che raccoglie intuizioni, idee e tradizioni. Hyle ha riaperto presentando un nuovissimo menù, in cui si incontrano materie prime e prodotti di piccoli allevatori locali, alta cucina e attenzione ai dettagli, assieme a una proposta di servizio ‘conviviale’, che interagisce con cucina e sala, creando un’unica esperienza gastronomica capace di coinvolgere l’ospite in tutte le fasi della degustazione.

Hyle è aperto a cena dal 1 luglio, da martedì a venerdì, mentre a pranzo e a cena, il sabato e la domenica.

Hyle
Località Torre Garga, San Giovanni in Fiore (Cs)

Il nuovo approccio alla tavola di RetroBottega

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Il 26 Agosto il Ristorante di RetroBottega a Roma ricomincia il servizio con la cena, grazie a un’idea di menù completamente nuova, che ruota attorno ai singoli ingredienti, sviluppati e manipolati in piatti da scoprire di volta in volta, affidandosi quasi a occhi chiusi all’estro di Alessandro Miocchi e alla sua sensibilità gastronomica. Un originale e nuovissimo concept in cui al centro dell’offerta c’è la grande materia prima scelta dagli chef Miocchi e Lo Iudice, lavorata e costruita con tecniche e abbinamenti tesi a estrapolarne e a esaltarne la sua natura e le sue caratteristiche.

Da Retrodelivery a RetroPizza

Mai fermi Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice, gli chef mente e anima del progetto RetroBottega, che, dopo il lancio dell’e-commerce Retrodelivery e il temporary format RetroPizza, ora sono pronti a stupire con un nuovo progetto, che segue sempre le orme concettuali di RetroBottega, ma che viene modulato nell’intento di evolvere la proposta di cucina del ristorante e di renderla ancor più contemporanea.

RetroPizza, nel frattempo, non si ferma, ma continua a vivere nel locale RetroVino, con nuove pizze e nuovi abbinamenti, che, come sempre, cambiano di mese in mese, seguendo la reperibilità delle migliori materie prime dei produttori e dei contadini selezionati da Miocchi e Lo Iudice.

Il progetto

Abbiamo pensato a una sorta di ‘lista della spesa’, piuttosto che a un nuovo menù che spieghi i piatti”, racconta Alessandro Miocchi. “Il cliente sceglie il prodotto e si affida al nostro racconto, che lo interpreta sempre attraverso un processo creativo personale, che ci permette di essere più liberi e al contempo di esaltare le materie prime della stagione”. E così ci saranno narrazioni sul Peperone, sul Pomodoro, così come sullo Sgombro o sull’Acciuga, sul Piccione… storie da portare sulla tavola e nel piatto dell’ospite che, a sua volta, dovrà decidere di affidarsi “al buio” all’interpretazione della cucina. Una sorta di blind tasting, dove però nulla è nascosto, ma piuttosto, analizzato e sviluppato secondo le mani e la testa degli chef, con un unico fine: creare un nuovo approccio alla tavola, rinnovando l’esperienza RetroBottega.

L’importanza di ortaggi e verdure

Ci piaceva iniziare con un pasto nuovo, perché in questo periodo, in cui tutti desiderano tornare a quello che erano prima dell’emergenza sanitaria, secondo noi ora è impossibile, ora è il momento di fare qualcosa di diverso. Di utilizzare le energie per costruire il nuovo, per stupire, magari in maniera paradossalmente più semplice e di rinnovare la convivialità della tavola secondo nuovi canoni.” Questo l’intento degli chef, che, ancora una volta, hanno deciso di dare ampio spazio alla materia vegetale, con una selezione di ingredienti che per l’85% prevedono ortaggi e verdure. La semplicità dell’offerta non significa però che non ci sia una costruzione e uno studio approfondito delle pietanze: il piatto è complesso ma non si vede, si scopre, boccone dopo boccone.

Da Gigione e il nuovo menu: sapori, emozioni, territorio, stagionalità

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Da Gigione Hamburgheria e Braceria in Via Roma a Pomigliano d’Arco, presenta il nuovo menu dove il territorio e la stagionalità sono stati parte integrante della creazione. “L’emergenza sanitaria e il lockdown non ci hanno permesso di viaggiare. Inizialmente è stata dura perché proprio in quel periodo avevo l’esigenza di partire, per scoprire nuove influenze e assaporare nuove culture. Poi, come d’abitudine, mi sono immerso nella lettura, in un viaggio mentale ed emozionale che mi ha portato ad assaggiare con la mente”, racconta Gennaro Cariulo.

La proposta gastronomica

Questo menu è la somma delle esperienza gustative e istintivamente mentali raccolte negli ultimi sei mesi, fatto di stimoli diversi e di basi solide: la carne e il pane sono il centro del pensiero a cui segue un’estrazione quanto più possibile del gusto che abbina pochi ingredienti al fine di valorizzare al meglio la carne. A questo si aggiunge l’utilizzo del forno alla brace Josper che permette di poter fare un lavoro sui concetti del “fumo e dell’affumicato”, con un ritorno al passato in chiave del tutto moderna.

L’idea è stata pensata per proporre all’ospite due percorsi diversi: nel primo viene lasciata massima libertà di personalizzazione, in particolar modo nella scelta della composizione del panino, e rappresenta sicuramente la parte più tradizionale dell’esperienza di Da Gigione, in cui vengono proposti per esempio appetizers fritti o cotti al barbecue e insalate. Il secondo invece, rappresenta una visione intima dell’essere di Da Gigione, in cui si cerca di trasportarvi all’interno il cliente: una visione del panino on top dove gli abbinamenti sono stati studiati per comunicare, ad ogni passaggio, gusto e semplicità e allo stesso tempo ricercatezza.

I piatti di carne invece, come l’agnello, il pollo e la guancia, sono stati composti seguendo uno schema preciso: la carne, il fondo di carne, la verdura o la frutta e il fondo di verdura o frutta. Da questo concetto nasce il ragionamento sul territorio e sulla stagionalità visti come elementi di sintesi e non come punti di partenza.

I Piatti

I piatti più rappresentativi di questo menu che ne incarnano i concetti chiave sono: Agnello, Cantalupo alla brace e salsa ai frutti rossi , cotto con il forno Josper e servito con fondo di vitello, melone Cantalupo al sambuco passato alla brace e salsa ai frutti rossi; Collo di maiale alla “marinara” di 5 pomodori, un piatto dove vengono valorizzati i primi pomodori della stagione e viene fatto un lavoro sull’aroma dell’aglio nero fermentato; Panino On Top Ostrica, Jamón lavanda e frutta di stagione, un ostrica rosa del Delta del Po dolcissima e vegetale, Jamón Ibérico de Bellota, albicocca ed essenza di lavanda; Panino On Top Fichi e ricotta al sale, con il fico declinato in tre diverse modalità, la ricotta di bufala condita con sale Halen Mon, spezie e pepe, e il fondo di vitello e il sesamo a simulare la consistenza dei fichi; l’intero panino viene poi gratinato nel forno brace Josper per dare quella nota “fumo” e far amalgamare velocemente tutti gli ingredienti.

DA GIGIONE

Via Roma, 307
Pomigliano d’Arco (NA)
Tel. 81 8844599
Orari: ogni lunedì e dal mercoledì al sabato dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 19.30 a oltre la mezzanotte.
Chiuso la domenica a pranzo e martedì tutto il giorno.

BROS AND BUN: un nuovo habitat per i burger lovers

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Un nuovo habitat per carnivori gourmand, un nuovo indirizzo per mordere panini golosi tra luci soffuse e design ricercato: ha aperto a San Giorgio a Cremano BROS AND BUN.  Un progetto audace che nasce dal sogno comune di due giovani fratelli, Annalisa e Gennaro Alfiero, di portare in Italia un’idea di hamburgheria propria delle grandi metropoli europee.

Una nuova proposta

La proposta di valore scelta da BROS AND BUN è offrire sensazioni di gusto inedite, raffinate ma al contempo semplici, senza troppi orpelli. Addentare un panino diventa un’esperienza di piacere da vivere nell’eleganza di un luogo di grande impatto sensoriale e con un servizio attento e curato. Ad ispirare i due fratelli sono stati i viaggi e la passione per la carne e il buon cibo: “Dietro ogni scelta, ogni dettaglio, ci sono le nostre esperienze all’estero, soprattutto quelle maturate a New York, Londra e Parigi, poi la nostra passione per la ristorazione di qualità̀ e la curiosità̀ per tutto ciò che è bello”, afferma Annalisa Alfiero, 27 anni. È lei l’anima del luogo, lei l’artefice delle scelte di arredo, decor e mise en place. “Con Bros And Bun vogliamo offrire un’esperienza gastronomica tra lusso e semplicità̀, con una proposta di burger, appetizer, salse e tagli di carne di alta qualità̀ serviti in un ambiente curato in ogni dettaglio”, aggiunge Gennaro Alfiero, 34 anni, selezionatore delle materie prime.

Lo Chef e la cucina

Giuseppe Gaudiano, napoletano, classe 1987, numerose esperienze in Italia e in Europa, è lo chef di Bros And Bun. taste hunter e appassionato di carne, Giuseppe propone un menù moderno. Punto focale è il bun, il panino tondo, realizzato da Cesto Bakery di Torre del Greco: una ricetta esclusiva che dona la giusta consistenza, morbidezza ed equilibrio a uno degli elementi distintivi che fa di un panino un grande panino. Le carni per l’hamburger sono frutto di una attenta selezione, la Selezione Bros, che privilegia razze e filiere certificate. La selezione di carni italiane al piatto è affidata all’antica Macelleria Buonanno di Moiano che dal 1946 seleziona bovini da piccoli allevamenti nel Sannio.

I piatti rivelano suggestioni e incursioni di altre culture e paesi, in primis la Francia, per la quale Gaudiano nutre una passione particolare che si rivela nelle sue salse: il paté di tartufo nero, la maionese alla barbabietola e la senape al miele. Gli appetizer dalla tartare di manzo alle pommes soufflé alla Nerano sono un preludio ai signature buns e alla proposta di carni al piatto. Altrettanto curata è l’offerta di patate, contorni e dolci rigorosamente realizzati dallo chef. La carta del beverage dà spazio alle birre artigianali tra cui due ricette esclusive di Lager e Red Strong Ale con etichetta Bros And Bun ai vini italiani e alle bollicine d’Oltralpe, con una selezione finale di liquori e distillati.

Architettura e design

Il progetto architettonico del locale è stato affidato a Costa Group, leader internazionale nella progettazione e arredamento nel settore ristorazione, che ha ben saputo cogliere le idee dei committenti e il concept aziendale. ARC Group ha progettato e realizzato le cucine Zanussi professional e le vetrine Enofrigo. L’ispirazione viene da ambienti Art Déco, linee morbide e materiali di pregio connotano gli spazi: legno di mogano, piani materici che rimandano al marmo calacatta oro, ampi divani in velluto capitonnè, carta da parato dal disegno rétro e una particolare attenzione al lightdesign. La cucina è a vista sulla sala e dotata delle più aggiornate tecnologie e dotazioni come il forno a carbone Josper: uno strumento innovativo che unisce la tradizionale cottura sulla griglia con carbone da legna con il design e la praticità di un forno. Un lungo bancone con sgabelli alti fa da trait d’union tra l’ambiente di lavoro e la sala: qui i burger lovers si godono il piatto e la vista della brigata di cucina all’opera.

Info e contatti
Sempre aperto e solo di sera con i seguenti orari:
lunedì > giovedì: 19.30 -00.00
venerdì e sabato: 19.30 – 00.30
domenica: 19.30 – 00.00
Indirizzo: via Galante, 55/63 Tel. 081 18810158
www.brosandbun.it

Rose Tartare Bar, rosa è bello (e buono)

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Ne ho letti e utilizzati tanti di aggettivi per descrivere ristoranti e pizzerie, ma mai avrei pensato di sentirmi dire “questo è un locale molto instagrammabile”, per indicare un ambiente particolarmente curato, studiato nel dettaglio per poter catturare l’attenzione dei potenziali clienti anche grazie all’aspetto estetico. Effettivamente la descrizione è perfettamente calzante per iniziare il racconto del Rose Tartare Bar, nuovo bistrot nato in via Angelo Bargoni, a pochi metri di distanza dalla rinomata e apprezzata pizzeria di Pier Daniele Seu.

Moda e mode

Porta Portese accoglie questa nuova insegna che ha immediatamente destato grande curiosità negli appassionati per l’insolita cromia, caratterizzata da tante tonalità di rosa, che esprime l’idea (e la personalità) di Carlotta Santacroce, che con sua madre Alessandra e sua zia Fabrizia, gestisce un locale tutto al femminile. Dopo gli studi nell’Accademia di Costume e Moda e un percorso avviato in ambito professionale in quel settore, Carlotta ha voluto seguire la passione per il cibo che porta con sé da quando era bambina. Le competenze legate alla moda e alle mode ha fatto nascere in lei la voglia di dar vita ad un luogo nuovo, moderno, che potesse sorprendere per l’originalità.

La proposta gastronomica

Tessuti e materiali scelti con cura, luci posizionate per valorizzare cuori (di neon) e fiori posizionati lungo le pareti, un bel bancone per provare i piatti osservando il lavoro della brigata nella cucina a vista. Ma un luogo così orientato al bello, è anche buono? Per fortuna sì, grazie ad una proposta gastronomica semplice e agile focalizzata ovviamente sulle Tartare, ma che presenta in carta anche bao buns, tacos e alcuni piatti a base di pasta, carne o pesce.

La prova d’assaggio

Il pranzo ha inizio con gli Oriental Falafel (Falafel di ceci e melanzane al profumo di curcuma con salsa chutney di mango) dalla consistenza un po’ troppo morbida ma dal buon sapore, esaltato dalla salsa in accompagnamento, e con i buonissimi Green Tacos (Tacos agli spinaci con tartare di avocado, mango, germogli su hummus di barbabietola con spicy mayo) resi estremamente golosi dal sapiente utilizzo delle spezie.

Si continua con due tartare: la prima “Tonno e avocado” (Tartare di tonno, avocado e coriandolo con salsa guacamole su base di pasta kataifi) si fa apprezzare per la qualità della materia prima e per la croccantezza che rende interessante ogni boccone; la seconda “Tropical” (Tartare di salmone, mango, zest di lime ed erba cipollina) è equilibrata ma con un sapore finale un po’ troppo dolce.

Il giudizio finale è positivo: una formula agile, dai prezzi contenuti, con una buona presenza di piatti vegetali, che può essere interessante per una pausa pranzo veloce o per una piacevole cena.

Contatti
Rose Tartare Bar
Indirizzo: Via Angelo Bargoni 62 – 00153 Roma
Telefono: +39 349.2193487
Orario: Lun-Sab (pranzo dalle 11.30/15.30 – aperitivo-cena 18.00/23.30)
Chiuso la Domenica