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Maggio 2021

Agricola

L’accordo sulla nuova Politica Agricola Comune slitta a giugno

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Gli europarlamentari e gli Stati membri dell’Ue non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nuova Pac (la Politica agricola comune), destinata a “rendere verde” l’agricoltura europea dal 2023

A renderlo noto è stato il Consiglio europeo, precisando che i colloqui riprenderanno “a giugno”, dopo tre giorni di trattative, dunque, “rimangono irrisolte alcune questioni cruciali; si è quindi deciso di rinviare le discussioni alla prossima riunione dei ministri europei dell’agricoltura di giugno”.

Una nuova proposta dei ministri europei dell’agricoltura, riuniti mercoledì e giovedì a Bruxelles, è stata ritenuta dai deputati ancora troppo lontana dalle loro richieste ambientali e sociali. I Ventisette avevano approvato nell’ottobre 2020 la riforma della Pac, con un budget di 387 miliardi di euro per sette anni, di cui 270 miliardi in aiuti diretti agli agricoltori, ma devono imperativamente mettersi d’accordo con il Parlamento europeo.

Le questioni irrisolte tra Consiglio e Parlamento Europeo

Nei dossier chiave ci sono gli “eco-regimi”, bonus concessi agli agricoltori che partecipano a impegnativi programmi ambientali. I deputati avevano inizialmente chiesto di concedere almeno il 30% dei pagamenti diretti agli agricoltori. Gli Stati si sono detti pronti ad accettare una soglia del 25%, ma permangono blocchi sul possibile periodo di transizione per metterla in atto.

Gli Stati vorrebbero inoltre rimanere liberi di definire il contenuto degli eco-regimi, ma i deputati chiedono un quadro rigoroso e l’allineamento delle politiche nazionali con le strategie ambientali e climatiche europee (Green deal, obiettivi dell’agricoltura biologica, riduzione quantitativa dei pesticidi, ecc). Gli Stati rifiutano infine di subordinare i sussidi agli agricoltori al rispetto degli standard sociali.

Vogliamo raggiungere un accordo, ma non a qualsiasi prezzo”, ha spiegato la ministra portoghese Maria do Ce’u Antunes, che sta negoziando a nome degli Stati. “Gli agricoltori non dovrebbero essere sepolti nella burocrazia; vogliamo premiare le pratiche ambientali ma deve essere finanziariamente fattibile” ha avvertito la ministra tedesca Julia Klockner.

Tutti devono mostrare responsabilità, senza sostenibilità economica (degli agricoltori), non ci sarà nessuna sostenibilità ambientale e climatica”, ha dichiarato Anne Sander (Ppe), negoziatrice del Parlamento.

La mancanza di flessibilità del Consiglio minaccia la sicurezza degli agricoltori dell’Ue”. E’ l’accusa lanciata dal presidente della commissione per l’Agricoltura del Parlamento europeo, Norbert Lins, dopo la sospensione dei negoziati sulla riforma della Pac, la Politica agricola comune.

L’accordo sulla Politica agricola comune (Pac) è un obiettivo importante che dobbiamo raggiungere tutti assieme, abbandonando i punti di divisione e concentrandoci su ciò che unisce Consiglio, Parlamento e Commissione”. Lo ha detto il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli, a margine del Consiglio agricoltura e pesca.

Su architettura verde e condizionalità sociale ci sono i margini per trovare un accordo” e questo è “l’obiettivo che tutti ci stiamo prefiggendo, per cui lavoreremo finché non si troverà un giusto accordo”. Secondo il ministro, bisogna garantire ai nostri agricoltori “una Pac ambiziosa, che comprenda la sostenibilità sociale, ambientale e ovviamente quella economica per i nostri produttori”.

Il mancato accordo preoccupa le Associazioni Italiane

Serve al più presto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027”. E’ quanto affermato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini, “finché non saranno chiari i contorni della Pac del futuro si rallenterà il percorso di stesura dei Piani Strategici Nazionali, che dovranno essere ambiziosi in termini di investimenti in innovazione, anche per restare in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, per garantire un reddito certo  ed una maggior competitività alle imprese agricole italiane, nel rispetto del principio che gli aiuti vadano agli agricoltori che vivono di agricoltura e nel rispetto delle regole e delle normative del lavoro”.

La riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo se si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. In questo senso – ha concluso Prandini – Coldiretti continua a sostenere l’assoluta necessità che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore”.

La posizione di Cia-Agricoltori Italiani

Senza un accordo sulla riforma della Pac, l’Europa è meno forte di fronte alle sfide della ripresa post pandemia e della transizione ecologica. In gioco c’è la sopravvivenza dell’agricoltura Ue e la qualità di vita dei cittadini”. Così Cia-Agricoltori Italiani ha espresso rammarico per la mancata intesa tra Parlamento e Consiglio europeo dopo giorni di negoziati intensi a Bruxelles.

Speriamo in una ripresa dei negoziati a giugno dove tutti riescano a superare ogni forma di preclusione – ha dichiarato il presidente nazionale, Dino Scanavinoauspichiamo un confronto più aperto, che si ispiri al cambiamento, sempre tenendo conto che la priorità resta il reddito agricolo”.

Sicuramente restano sul tavolo nodi importanti da sciogliere. Per Cia, però, spiega una nota, rimane prioritario raggiungere un accordo sulla riforma della Pac che consenta una redistribuzione più equa delle risorse, così come un’attenzione alle politiche ambientali, che incentivino comportamenti virtuosi mantenendo l’agricoltura al centro.

La delusione di Alleanza Cooperative Agroalimenti

Aspettative deluse anche per Alleanza Cooperative Agroalimentari. “Con il negoziato rinviato a giugno – ha dichiarato il presidente Mercurinon ci resta che auspicare che si possano riprendere in tempi brevi le fila del dialogo. I nostri agricoltori e le nostre cooperative hanno infatti bisogno di certezze giuridiche e di operare in un quadro  legislativo ben definito”.

C’è inoltre il rischio che questo mancato accordo a livello comunitario – ha proseguito Mercuri – finisca per rallentare ancora di più il percorso di scrittura e di approvazione del Piano strategico nazionale, frenando ulteriormente un percorso che già stenta a partire. Nel Piano strategico nazionale dovranno infatti trovare  spazio interventi urgenti e molto attesi da tutto il comparto agricolo, quali le misure di assicurazione e di gestione del rischio a tutela del reddito degli agricoltori, oggi più che mai necessarie per  dare sostegno alle aziende sempre più colpite da eventi climatici avversi”.

La reazione di Copagri

L’interruzione delle trattative – ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina –  rappresenta un’occasione persa per definire il complesso percorso che porterà l’agricoltura comunitaria in un futuro nel quale dovranno trovare maggiore attenzione tutte le tematiche inerenti alla sostenibilità; l’eventuale conclusione delle trattative, che auspichiamo arrivi entro breve, sarà solo l’inizio di un lungo  percorso che proseguirà con l’intensa e delicata partita del Psn, che a nostro avviso dovrà essere caratterizzato dalla giusta ambizione  necessaria a raggiungere i nove obiettivi strategici della Pac”, ricordando che – ha proseguito Verrascina – “l’orizzonte deve essere quello di dare certezza giuridica agli agricoltori e salvaguardarne la  redditività, in linea con lo spirito della Politica Agricola Comune e  con la necessità di far ripartire l’economia e i consumi”.

La rottura – ha spiegato il segretario generale della Uila Stefano Mantegazzaè avvenuta principalmente sull’architettura verde della riforma, mentre sul tema della condizionalità sociale per il quale il sindacato italiano insieme a  quello europeo Effat si stanno battendo con forza, l’accordo era quasi raggiunto. Grazie all’azione determinante del governo italiano e del  ministro Patuanelli, infatti, nel Consiglio dei ministri molti governi hanno cambiato opinione, schierandosi insieme al nostro paese nel sostenere la posizione del Parlamento europeo favorevole a includere  nella riforma una clausola che prevede di condizionare la concessione  degli aiuti pubblici al rispetto dei contratti di lavoro e delle leggi sociali”.

Farming for Future

CIB lancia l’azione 2 del progetto “Farming for future”

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Martedì scorso il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha lanciato l’azione 2 del progetto per la riconversione agroecologica dell’agricoltura italiana “Farming For Future – 10 azioni per coltivare il futuro” dedicata all’Azienda Agricola 4.0.  

L’agricoltura 4.0 è una grande opportunità per il sistema agroindustriale italiano perché consente l’ottimizzazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi che, oltre ad ottenere una significativa riduzione degli sprechi, aumentano la sostenibilità di tutto il sistema.

Le misure di agricoltura di precisione (precision farming) e di digitalizzazione del lavoro (ad esempio uso di big & smart data nei processi produttivi e internet of things) richiedono capacità professionali elevate, competenze e investimenti maggiori (in media del 2-6%) ma consentono una riduzione di consumi di combustibile di almeno il 10-15% e dei tempi di lavorazione fino al 35%; un calo dei costi medi di produzione di almeno il 10-15%; un aumento delle rese stimato del 7-15% per i cereali e, infine, in allevamento un incremento della produzione di latte del 10-15%.

L’agricoltura 4.0 ha un trend di crescita del 15-20%

L’Osservatorio Smart Agrifood stima il valore del mercato italiano dell’agricoltura 4.0 in 540 milioni di euro con un trend di crescita annuale costante del 15-20% (pari alla crescita media nell’UE) e con un’applicazione effettiva ancora limitata al 3-4% della superficie coltivata.   L’agricoltura 4.0 consente il monitoraggio delle diverse fasi dei processi produttivi, grazie ad applicazioni e tecnologie digitali interconnesse fra loro.

In questo modo si possono raccogliere grandi quantità di dati da ogni step della filiera, dall’azienda agricola al consumatore finale, su cui basare quale azione svolgere al momento più opportuno e nel punto più giusto.

Fra le aziende agricole associate al CIB – Consorzio Italiano Biogas, già diversi sono gli esempi virtuosi di applicazione di agricoltura 4.0 grazie ai quali si stanno già ottenendo risultati di tutto rilievo. In pieno campo eliminando le sovrapposizioni, si sono già ridotti sensibilmente gli sprechi di tempo, si è ottimizzato l’utilizzo dei fattori di produzione (sementi, concimi, fitofarmaci) e si è ridotto il consumo di gasolio ottenendo una riduzione dei costi, dell’usura delle macchine e un aumento della sostenibilità ambientale. In più, l’elaborazione dei dati sta consentendo l’ottimizzazione della produzione e della qualità dei raccolti.

Con lo stesso approccio, l’implementazione delle innovazioni sta consentendo un incremento della produzione di latte per capo al giorno anche del 15%, associato ad un significativo incremento dello standard di benessere animale. Per questi motivi le pratiche agricole avanzate con l’ausilio dell’agricoltura 4.0 rientreranno a pieno titolo fra le misure di sostegno climatico-ambientale previste dalla prossima PAC, la politica agricola comune.

La meccanizzazione agricola è un’ eccellenza del “Made in Italy”

Nel corso degli anni le aziende del biogas italiano si sono distinte come un importante laboratorio per l’innovazione mostrando propensione al rinnovamento e agli investimenti per il settore – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas – L’inserimento dell’impianto di biogas in azienda ci ha spinti verso una profonda revisione non solo dei processi produttivi, ma anche di quelli decisionali, sempre più supportati dalla digitalizzazione e dalla interconnessione delle informazioni. Infatti, oggi la meccanizzazione agricola è un’eccellenza del Made in Italy”.

Le misure inserite nel PNRR – ha concluso Gattoni – dimostrano una grande attenzione verso la transizione ecologica e la digitalizzazione; con le innovazioni tecnologiche di cui disponiamo oggi saremo in grado di produrre di più utilizzando meno risorse e in modo più efficiente”.

Il progetto “Farming For Future”

Una strada già ben delineata dal progettoFarming For Future” dove l’agricoltura 4.0, integrata  alla concimazione organica con digestato e lavorazioni agricole innovative, è una delle chiavi su cui poggia il cambio di paradigma: da un sistema agricolo che per produrre fertilizza la coltura ad un sistema agricolo che, con una gestione agronomica mirata, “fertilizza il sistema” favorendo l’incremento di sostanza organica e lo stoccaggio del carbonio nei suoli, una delle funzioni strategiche del settore nella lotta al cambiamento climatico.

Tutto questo sarà al centro della prima tappa del BDR Day 2021 del CIB, martedì 8 giugno 2021 a Bagnoli di Sopra (PD) presso l’Azienda Agricola Tenuta di Bagnoli, alla scoperta delle realtà agricole che adottano il modello del Biogasfattobene. Durante la giornata, grazie all’applicazione di tecnologie di agricoltura 4.0, sarà possibile valutare direttamente sul campo l’applicazione delle azioni di “Farming For Future”, dalla fertilizzazione organica con digestato ad alta efficienza alla gestione sostenibile della doppia coltura.

Löwengrube

La Baviera in Italia con Löwengrube, il franchising che continua a crescere

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Riaperture nel segno della crescita, una risposta positiva alla crisi e alla pandemia dopo un anno di restrizioni. Parliamo di Löwengrube che ha di recente inaugurato a Modena il suo nuovo punto vendita e che promette di essere la più grande Bierstube Löwengrube d’Italia con numeri da record.

Per chi non lo conoscesse Löwengrube, che a dispetto del nome e del format è un’iniziativa tutta italiana, nata dall’idea di Pietro Nicastro e Monica Fantoni, è una catena di locali italiani, ma in autentico stile bavarese, un vero franchising che oggi conta, Modena compresa, ben 25 punti. Un percorso iniziato nel 2005 a pochi chilometri da Firenze con il primo locale, che si è rivelato subito un successo, replicandosi in 11 regioni italiane, da nord a sud, isole incluse e una extra a Tirana, in Albania, aperta all’inizio di maggio. E dal 2014 ad oggi il piano di crescita non si è fermato, nonostante tutto questa catena conquista sulla cartina geografica un nuovo territorio.

Modena, un locale da record

Inaugurato lo scorso 14 maggio, il locale di Modena è il secondo ad aprire in Emilia Romagna. A puntare sul territorio sono gli stessi imprenditori locai che avevano già avviato nel 2018 la sede di Bologna: Filippo Fochi, Ferruccio Perdisa, Fabio Pasini e Gianni Ugolini, che a quanto pare non hanno intenzione di fermarsi. Visto che hanno già in programma, altre due aperture a Ravenna e Reggio Emilia.

Eravamo pronti a inaugurare nel secondo semestre 2020. La pandemia ha rallentato i nostri programmi e nonostante questo abbiamo investito ugualmente e assunto decine di persone.” – ci racconta l’imprenditore Gianni Ugolini, illustrandoci la grandezza progettuale e fisica del locale di Modena.

 

Il Löwengrube di Modena è un locale da record: la più grande bierstube Löwengrube d’Italia con una superficie di 1.400 metri quadri su due piani e oltre 500 coperti, suddivisi tra spazi al chiuso e biergarten all’aperto, il caratteristico “giardino della birra” che contraddistingue i tipici locali della Baviera. Il locale ha trovato spazio in un edificio sulla via Emilia Est che è stato completamente ristrutturato e ripensato secondo principi di ecosostenibilità, bioarchitettura e bioedilizia: come le grandi vetrate a bassa emissione che sfruttano la luce naturale abbattendo i consumi di energia elettrica senza disperdere calore e l’impianto fotovoltaico installato sul tetto, in grado di coprire il 70% del fabbisogno energetico del locale, alimentando le cucine, gli impianti caldo-freddo, i dispositivi illuminanti interni ed esterni e le dotazioni delle sale, oltre alle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici che saranno installate nel parcheggio adiacente al locale. Inoltre Modena registra 68 nuove assunzioni, facendo salire ad oltre 400 unità il numero delle persone impiegate dalla rete Löwengrube.

Löwengrube

Dopo il successo di Bolognaconclude l’imprenditore bolognese Filippo Fochiabbiamo deciso di replicare a Modena con le stesse caratteristiche del format che hanno conquistato noi come i nostri clienti: ambienti in legno, colori tipici della Baviera, personale in costume tradizionale, birre storiche dell’Oktoberfest spillata rigorosamente alla tedesca, con quel perfetto cappello di schiuma che conserva aroma, fragranza e leggerezza, piatti della tradizione bavarese e alto-atesina.”

La Baviera in Italia e l’Oktoberfest tutto l’anno

Löwengrube Original Münchner Bierstube rappresenta in Italia l’autentica esperienza di ristorazione tipica delle tradizionali bierstube bavaresi. Galeotto fu un viaggio a Monaco di Baviera di Pietro Nicastro e Monica Fantoni, fondatori del marchio. I due giovani imprenditori vengono letteralmente conquistati dalla beer experience tipica dei locali bavaresi: cibo, tradizioni, balli, costumi e decidono di importarla in Italia. L’obiettivo era riproporre al pubblico italiano l’emozione bavarese in tutto il suo realismo: quando si entra in un locale Löwengrube, si viene infatti catapultati in un’autentica bierstube di Monaco, atmosfera originale compresa, con tanto di costumi bavaresi e musiche, oltre che al cibo e alla birra.  E come nella migliore tradizione bavarese, non può mancare il Biergarten, o “Giardino della Birra”, spazio aperto attrezzato, prezioso di questi periodi. La mission realizzata fin dall’apertura del primo locale in Toscana, è di garantire agli Italiani un luogo in cui è possibile vivere sempre, tutto l’anno, l’Oktoberfest, ma a casa propria.

La cucina, stinco e birra

La cucina propone le specialità della tradizione culinaria della Baviera. Alla base c’è un approccio rigoroso alla ricerca di materie prime di qualità e al made in Italy, come lo speck Igp, wurstel e stinco Made in Alto Adige, prodotti da un salumificio di tradizione famigliare. I piatti sono accompagnati dalle migliori birre bavaresi, come i grandi marchi degli storici birrifici Löwenbräu, Spaten e Franziskaner. Il menu Löwengrube offre i prodotti iconici delle tavole bavaresi e alto-atesine, cucinati seguendo le ricette tradizionali. Si apre con una selezione di antipasti, perfetti per accompagnare una birra all’aperitivo, o con ricchi taglieri di salumi e formaggi tipici; gustosi primi piatti e secondi di carne, anche in versione degustazioni per permettere di assaggiare e condividere il meglio dei piatti Löwengrube. Particolare attenzione è riservata alle famiglie, con il “Menü Kinder” dedicato ai più piccoli, ai vegetariani e al gluten free per soddisfare le esigenze di tutti.

Tutto ruota attorno alla birra, spillata rigorosamente con la tecnica tedesca, secondo la tradizione, in tre colpi, con un procedimento che dura circa 7 minuti (operazione oggetto di una speciale formazione del personale), che permette di eliminare l’eccesso di anidride carbonica, ottenendo il caratteristico cappello di schiuma, fondamentale per conservare aroma, fragranza e leggerezza della bevanda.

Il successo Löwengrube

La trasversalità del target e la forza del franchising sono due elementi chiavi del progetto Löwengrube. Come Gianni Ugolini ci tiene a sottolineare: “la forza del franchising risiede nel sostegno della rete, che ti permette di fare l’imprenditore senza l’ansia di fronteggiare da solo ogni difficoltà, ma con la certezza che gli ostacoli che incontrerai hanno già una soluzione”. Considerazione che acquisisce maggiore significato in un’epoca storica come questa: la sinergia del franchising rappresenta per l’impresa quell’unione che dà la forza e permette di programmare nonostante l’incertezza.

Löwengrube

Il Capanno

Il Capanno, l’estate gastronomica di Ostia

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Mi sono accorto in questi anni che siamo pronti per portare a Ostia un linguaggio contemporaneo e internazionale”. Parole di Cristiano Giacometti, “mente” de Il Capanno, il lido di Ostia più interessante dal punto di vista gastronomico (e non solo). “Ostia merita un polo di qualità non solo tradizionale, che parli di food, sport e eventi come nelle grandi città costiere oltre Oceano. E’ importante far vivere alle persone il mare senza compromessi con una squadra di professionisti dei vari settori.

Un insieme di attività che riportano il mare al centro dell’offerta, con idee che partono dalla mattina e si sviluppano durante la giornata per poi concludersi la sera. Un modo per vivere la spiaggia nella sua totalità in base alle proprie passioni.

BAR e COCKTAIL BAR

Si parte al mattino con il bar per le colazioni – con torte, lievitati e le immancabili ciambelle fritte, diventate un must per lo stabilimento a due passi da Roma – per arrivare fino a sera con la carta dei cocktail. Il tutto gestito e coordinato da Valerio Mazziotti e Helena Fabiani, due giovani ragazzi della zona forti di esperienze nei migliori cocktail bar della Capitale e del litorale romano.

Il Capanno

TAC – Thin and Crunchy

Come annunciato negli ultimi mesi, Il Capanno ospita anche TAC Thin and Crunchy, il nuovo format di Pier Daniele Seu incentrato sulla pizza romana. Sarà possibile mangiare sulla spiaggia la tonda fina e scrocchiarella di Pier Daniele Seu, con i tipici topping gustosi, divertenti e colorati che in questi anni hanno caratterizzato la proposta della pizzeria di Porta Portese.

Il Capanno

MOLO DICIASSETTE

Simone Curti del Ristorante Molo Diciassette di Ostia ha ideato per Il Capanno un menù incentrato sul pesce che si sviluppa in due diversi momenti. A pranzo con piatti veloci e dinamici, dal classico spaghetto alle vongole alle moderne pokè. Mentre la sera prenderanno spazio anche idee più ricercate per godersi in relax la cena nella terrazza rialzata sul mare.

Il Capanno

SPORT

Una palestra all’aperto in stile Miami, a cui si aggiunge il RIMESSAGGIO gestito dal team della Water Sport Center Roma. La collaborazione è nuova ma il WSCR ha sviluppato nel tempo un progetto legato ai luoghi dove lo sport e il mare sono protagonisti della vita e della cultura delle persone. Questo è quindi un modo per portare sul litorale romano un impostazione diversa e nuova di vivere il mare, facendo attività sportiva fuori e dentro l’acqua durante l’anno. Grande spazio verrà dato anche al Beach Tennis con una SCUOLA di beach tennis e i TORNEI per amatori. Il tutto è supportato da Cristiano Lucaroni, presidente e istruttore di beach tennis della SD Beach Tennis Lazio.

Agricoltura Sostenibile

ENPAIA-CENSIS, Millenial e generazione Z scoprono l’agricoltura sostenibile

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Per l’89,5% il settore agricolo crea occupazione di qualità. Lo studio fotografa il nuovo rapporto dei giovani con la terra, con la produzione e il consumo del cibo, con l’impresa e il lavoro in agricoltura sostenibile.

È quanto emerge dal 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo, dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy”, presentato mercoledì dalla Fondazione Enpaia (Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura) e dal Censis.

Oggi il 60,2% dei giovani è convinto che il percorso verso lo sviluppo nel dopo pandemia sarà lungo e difficile perché “il colpo subito è stato duro e ci ritroveremo con i soliti problemi aggravati”. Ad esserne più sicuri sono i millennial (63,8%), scottati in prima persona dalla crisi del 2008.

Per i giovani occorrono aiuti alle imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare

Pur abituati a vivere e lavorare in un ambiente ostico, i giovani mostrano tuttavia un’inattesa tenacia nel voler stare in partita e l’89,8% ritiene che per questa fase lo stato d’animo appropriato sia essere orientato allo sforzo per realizzare i propri progetti e raggiungere i propri obiettivi.

Non sorprende, allora, che quasi il 91,7% dei giovani italiani sia favorevole a dare aiuti alle imprese agricole che scelgono di investire nelle tante forme di sostenibilità ambientale, coerenti con nuovi stili di vita più digital e aperti a un’economia di tipo circolare.

L’agricoltura praticata dai giovani in questi anni è ad alta intensità di tecnologie e le aziende hanno saputo valorizzare le opportunità dell’Ict. Diventa una necessità, pertanto, puntare sull’innovazione tecnologica per aiutare il mondo rurale nel suo sviluppo.

Per tornare a crescere non basteranno Stato, piani dall’alto e tanti soldi: fondamentale sarà stimolare la voglia di fare impresa degli italiani combattendo la tentazione psichica ad accucciarsi, a valutare il rischio come minaccia e a cercare sempre e solo protezione. – A dirlo il presidente del Censis Giuseppe De RitaEcco perché i giovani sono pronti a giocarsela in agricoltura, sono un esempio concreto di come ripartire dal basso, dalla voglia di fare delle persone. Su questo è importante puntare, tutto il resto, inclusi i piani con tanti finanziamenti, servono d’aiuto”.

Grazie all’agricoltura sostenibile nuove opportunità lavorative

Nell’Italia post Covid-19 sono loro i veri protagonisti del futuro: i millennial, nati tra metà degli anni ottanta e metà del decennio successivo e la generazione Z, nata tra metà degli anni novanta e metà degli anni zero. Pronti a rilanciare i valori di un’agricoltura sostenibile nel perimetro della youth economy dopo l’esperienza dell’emergenza sanitaria.

Per 9 giovani su 10 sostenibilità ambientale e lotta al riscaldamento globale sono le priorità nell’agenda italiana del futuro prossimo e l’agricoltura, in particolare, è il settore che prima e meglio degli altri ha interpretato queste urgenze. Per il 60% della genZ (composta dai 15-24enni), infatti, gli agricoltori hanno operato per rendere la filiera del cibo sostenibile, il 48% per i millennial.

Agricoltura sostenibile per i giovani significa anche concrete opportunità lavorative, con l’88,7% convinto che sia possibile creare occupazione di qualità, con valori che arrivano all’89,5% tra i giovanissimi della GenZ.

Per il 51,7% dei giovani il settore agricolo si rilancerà prima degli altri nel post Covid-19 e per l’82% – l’85% nella GenZ – questa ripresa sarà decisiva in altri ambiti oggi in difficoltà, come il turismo e la filiera del food.

Le nuove generazioni, insomma, riscoprono l’Agricoltura e non è un caso se tra le imprese agricole nate nell’ultimo decennio l’11,3% abbia un titolare giovane, pronto a scommettere sull’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dei sistemi di produzione.

L’impegno, la paura e la poca fiducia nelle istituzioni

Per i giovani, la sostenibilità resta il criterio regolatore per eccellenza di economia e società. Pensando al post Covid-19, infatti, emerge che il 62,8% farà più attenzione a ridurre gli sprechi, con quote analoghe tra genZ (60,7%) e millennial (63,5%); il 46,4% farà la raccolta differenziata per i rifiuti, mentre il 32,2% acquisterà prodotti locali, a km zero, per limitare l’inquinamento; il 32,1%, poi, eviterà acquisti di prodotti in plastica (è il 43,8% tra la genZ e il 27,9% tra i millennial).

I dati dell’Osservatorio dimostrano ancora una volta come il settore agricolo costituisca un asset strategico per l’economia nazionale e per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese”. Così il presidente della Fondazione Enpaia, Giorgio Piazza, ha commentato i dati emersi dal 3° numero dell’Osservatorio del mondo agricolo.

L’agroalimentare – ha spiegato il Presidente della Fondazione Enpaia – è il settore del futuro e sarà il traino per la ripresa economica del Paese post pandemia. A mio avviso sono tre i cardini su cui puntare: innovazione tecnologica, sostenibilità e giovani. Soprattutto bisognerà sostenere concretamente questi ultimi, convinti che il percorso post Covid sarà lungo e difficile, ma al  tempo stesso determinati nel realizzare i propri progetti e raggiungere i propri obiettivi. Stabilità del lavoro e protezioni sociali – avverte – costituiscono le maggiori incertezze delle nuove generazioni, ma anche il terreno su cui verranno misurate le istituzioni e la rappresentanza politica”.

Il lavoro è la grande incertezza per i giovani italiani: il 43,3% di chi un lavoro ce l’ha teme di perderlo, con un grado di incertezza superiore addirittura a quella legata ai rischi sulla salute (il 34,5%). Inoltre, la grande maggioranza di genZ (82%) e millennial (81%) ritiene che la competizione sui mercati debba contemperarsi con una buona protezione sociale.

Infine, sono alte le quote di giovani che non hanno fiducia in istituzioni di vario tipo. E’ così per partiti politici (78% genZ, 75% millennial, ed è l’81% nel totale popolazione), amministrazioni locali (62% genZ, 61% millennial ed è il 64% nella popolazione), pubblica  amministrazione (61% genZ, 61% millennial ed è il 68% sul totale della popolazione), Ue (48% genZ, 56% millennial ed è il 61% sul totale della popolazione) e media (50% genZ, 54% millennial ed è il 60% sul totale della popolazione).

Divina Commedia

In carcere si serve la Divina Commedia. Chef e detenuti cucinano Dante.

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Chissà se Dante Alighieri sapeva cucinare, a quanto pare doveva essere un buongustaio, quello che sappiamo per certo è che per celebrare il Sommo Poeta in questo 2021, a 700 anni dalla sua morte, le iniziative a tavola sono state numerose. Dai grandi brand agli chef stellati, dai libri di ricette agli eventi la Divina Commedia è stata interpretata dall’antipasto al dolce.

Uno degli eventi più recenti e forse tra i più speciali per la sua valenza si è svolto lo scorso 11 maggio 2021 presso la Casa di Reclusione di San Gimignano (SI) dove la Chef Claudia Fraschini, autrice del libro “Beata o dannata? La Divina Commedia è servita” (edito da Trentaeditori), assieme allo chef Andrea Lavacca, ha incontrato i detenuti studenti dell’istituto di Istruzione Superiore “Bettino Ricasoli” di Siena che opera all’interno della struttura penitenziaria come Istituto professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera.

Dal libro al piatto

Dal libro al piatto, studiare Dante diventa una prova di laboratorio culinario, un gioco di associazione e abbinamenti fra materie prime, un’interpretazione dei sensi. È stato così per la chef Fraschini, che su questo tema ha messo insieme una raccolta di ricette, suddivise tra inferno, purgatorio e paradiso, ed è stato così anche per questi studenti particolari, che attraverso la cucina puntano alla loro rivalsa e rieducazione.

L’evento “La Divina Commedia è servita” si inserisce in un percorso letterario – culinario intrapreso nelle classi per celebrare il sommo poeta a 700 anni dalla sua morte – ci spiega la professoressa di Italiano e Storia Gilda Penna, ideatrice e curatrice del progetto per la parte letteraria. – L’idea nasce dalla voglia di mettere a confronto le due esperienze concepite sì in modalità e in contesti differenti ma, inevitabilmente, collegate dalla stessa passione per Dante e per il cibo. Per gli studenti che hanno preso parte attiva, l’evento è stato il punto di arrivo di un percorso letterario-culinario sul rapporto cibo-Divina Commedia. Un evento fortemente voluto anche dal direttore del carcere, una mente innovativa, che crede fermamente nella rieducazione”.

Divina Commedia

Una brigata speciale

La chef Fraschini, coadiuvata dagli studenti della III A, ha realizzato tre ricette, scelte dagli stessi studenti, ispirate al capolavoro dantesco e tratte dal suo libro: “Seppie e ‘nduja” per il girone degli iracondi dell’Inferno, “Occidentalis gyoza” per il girone degli invidiosi del Purgatorio e la “Paris Brest” per il cerchio degli spiriti trionfanti del Paradiso. A seguire da remoto la realizzazione dei tre piatti anche gli studenti detenuti del Triennio (III B, IV A, V A) con i quali la chef ha interagito, rispondendo alle loro domande e soddisfacendo in pieno le loro curiosità.

I piatti realizzati dagli studenti rappresentano non solo il percorso dantesco, ma anche il loro percorso di vita, come ci tiene a sottolineare la prof. Penna: “Questa giornata è stata il punto di arrivo di un percorso che ha impegnato i corsisti per mesi. La base è stata quella letteraria, gli studenti hanno affrontato uno studio attento e approfondito della Divina Commedia, hanno potuto fare un confronto con sé stessi e con il proprio percorso di vita, per poi trasferire le loro sensazioni a tavola, traducendo ogni Cantica in un piatto. Hanno potuto inoltre sperimentare le conoscenze acquisite dimostrando competenza e professionalità e vivere il momento come crescita e formazione con tecnici del settore”.

Soddisfatti gli studenti e il corpo docente, nonché il Direttore del carcere di San Gimignano, Giuseppe Renna, il funzionario giuridico-pedagogico Rita Favente, e il vice comandante della Penitenziaria Giuseppe Bonfitto, che hanno lavorato in squadra per realizzare questo evento didattico e anche il magistrato di sorveglianza, Maria Letizia Venturini, presente all’evento.

Le parole della chef

Molto soddisfatta anche la stessa Claudia Fraschini che ci racconta così la sua esperienza: “Non sapevo cosa aspettarmi da un’esperienza di questo tipo e devo confessare che la preparazione dei ragazzi e l’impegno che ci hanno messo ha reso tutto molto facile e divertente. Non ero mai entrata in un carcere in vita mia e tanto meno ero mai venuta a contatto con persone in regime di lunga detenzione. Il mio timore era di non essere adeguata nel portare a loro la mia solita leggerezza ed allegria. Mi chiedevo se potevo argomentare la mia passione con amore, cura, attenzione per l’altro senza sembrare retorica e fuori luogo. Contro ogni aspettativa è stato tutto molto naturale e ci siamo sentiti tutti a nostro agio, le mura del carcere sono in parte scomparse, lasciando spazio all’unica vera forza che ci animava: umanità, amore per la cucina, voglia di fare bene. I loro volti nascosti dalle mascherine lasciavano in mostra solo gli occhi, che brillavano come quelli dei bambini che scoprono che il 25 dicembre è arrivato Babbo Natale e li ha riempiti di regali. I ragazzi si sono impegnati a mettere loro stessi, la loro parte migliore in quel che facevano e ci sono riusciti. I piatti erano fatti bene, raccontavano emozioni di rivalsa, desiderio di amare ed essere amati senza giudizi e preconcetti”.

Il valore della Divina Commedia

“La Divina Commedia è servita” testimonia come la cucina sia formativa e costruttiva e non ha dubbi su questo Claudia, che aggiunge: “il senso del cucinare è la scelta di uno stile di vita preciso: prendersi cura dell’altro, partendo da sé stessi e mettendo in un piatto tutto ciò che siamo. La cucina è soprattutto trasformazione e l’ingrediente segreto più potente è l’amore. Perdonare sé stessi e ritornare nel mondo con intenti nuovi credo sia lo sforzo più gravoso per questi uomini, che provano a offrirsi agli altri imparando il linguaggio della cucina. Attraverso la cucina viaggiano, immaginano e scoprono profumi, consistenze, colori, raccontano le loro storie, cosi come hanno fatto nelle loro preparazioni dedicate a Dante”.

La cucina come opportunità

Anche la cucina è fatta di studio ed è “farcita” da libri di altre materie a cui questi studenti si avvicinano per scelta, per curiosità, per svago come ci racconta in conclusione Gilda Penna: “La cucina e la scuola rappresentano per i nostri studenti una seconda occasione, una nuova occasione per cambiare, per mettersi in gioco e per riscattarsi. Nella maggior parte dei casi, i detenuti si iscrivono a scuola per curiosità, per ‘passare il tempo’ o per vedere gente diversa ma, poi, piano piano iniziano ad appassionarsi, iniziano a provare una certa soddisfazione in quelle mattinate trascorse tra i banchi, rendendosi conto che la cultura rende liberi. Sono molti i progetti che annualmente realizziamo, per esempio oltre che su Dante gli iscritti dell’istituto alberghiero sono impegnati quest’anno in un corso di apicoltura, tecnica e produzione del miele e in tempi “normali” l’anno scolastico si concludeva con l’evento “Insieme con gusto”, un pranzo aperto alla comunità esterna che speriamo di realizzare appena superata questa situazione epidemiologica”.

Ovviamente l’evento si è concluso a tavola con la degustazione dei piatti realizzati e se volete sapere quali sono stati i loro commenti e scoprire in dettaglio le ricette e i piatti realizzati trovate tutto sul blog Scriviamocongusto curato dagli stessi detenuti dove sono raccolti lavori e piatti realizzati durante l’intero anno scolastico.

Bonverre

“La Cru di Giulietta e Romeo”: Giacomo Sacchetto per Bonverre

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La ricetta identitaria Made in Verona protagonista della nuova tappa Bonverre del “Siediti, ti racconto una storia TOUR

Lo chef Giacomo Sacchetto, una stella Michelin, firma la nuova ricetta “La Cru di Giulietta e Romeo” e riscrive la storia di un intero territorio: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese DOP e vino rosso delle colline circostanti. Bonverre vuole essere Storyteller di racconti che includono territori, prodotti, ricette, tradizioni, interpreti, e lo fa, oltre che con ricette sottovetro che arrivano ovunque, anche con un circuito di eventi e degustazioni, al momento trasmessi online, nei diversi territori.

La Cru

Territorio, materia prima e concretezza: la cucina de La Cru si basa su tre solidi fondamenti, e sulla mano del giovane chef Giacomo Sacchetto. Aperto a novembre 2019 il ristorante si trova a Villa Balis Crema a Romagnano in Valpantena, ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona. Nato a Verona nel 1985, Giacomo è un giovane chef che tutti gli chef conoscono, uno che ha fatto esperienza e che non ha voluto saltare le tappe: nel corso della sua carriera ha trascorso sette anni al St.Hubertus di Norbert Niederkofler, 3 da sous chef, poi altri 4 come sous chef a Casa Perbellini a Verona.

Non vogliamo una cucina che faccia per forza parte di qualche filone di pensiero, pensiamo a una cucina che sia radicata nel nostro territorio. Quindi facciamo una grande ricerca delle materie prime che andiamo a procurarci nei dintorni e ne facciamo una cucina molto concreta, con piatti che abbiano dai 3 ai 5 elementi, comprensibili sia a livello di gusto che visivo” spiega Giacomo.

La ricetta per Bonverre

“La Cru Giulietta e Romeo” è un piatto che viene proposto al ristorante, qui “ingegnerizzato” per diventare un Bonverre. “Abbiamo voluto racchiudere in un vaso alcuni ingredienti del nostro territorio, ma soprattutto una grande lavorazione – spiega Giacomo Sacchetto – Ad esempio la pancia di maiale viene cotta per 6-8 ore delicatamente, per renderla fondente, e anche la salsa al vino rosso ha una lavorazione di 4-5 ore”. Il risultato? Lo racconta lo stesso chef “Un gusto pieno, con punte sapide dovute alla crema di Monte Veronese DOP, una componente grassa data dalla pancia di maiale controbilanciata dalla nota acida della riduzione del vino rosso e dello scalogno”. La Cru di Giulietta e Romeo si può servire come antipasto insieme ad un’insalata di cavolo cappuccio condita con aceto, oppure diventa un secondo piatto insieme alla polenta. Da provare anche come sugo per primi piatti, pasta o risotti, “ma penso che come secondo piatto sia l’ideale” dice lo chef.

Bonverre

Il Monte Veronese DOP

Verona e le colline della provincia sono ricche di cultura e di attività artigianali. Sui Monti Lessini è possibile scoprire una tradizione casearia di altissimo livello. Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta prodotto con latte vaccino tipico della parte settentrionale della provincia di Verona – Lessinia, monte Baldo e fascia collinare prealpina – un’area dove allevamento, alpeggio e produzione di latte e formaggio sono un’antica tradizione. Ė prodotto in due tipologie diverse: il latte intero, gusto delicato e dolce, struttura morbida, facilmente solubile in bocca, da consumare fresco e il d’allevo, prodotto con latte parzialmente scremato, dal sapore più deciso e saporito, tipico del formaggio stagionato che tende a diventare leggermente piccante con il protrarsi della stagionatura. “È un formaggio con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante – spiega lo chef Giacomo Sacchetto – Lo utilizziamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese DOP di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta”.

Bonverre, conservare la cucina italiana

Bonverre nasce dal desiderio di narrare l’autentica tradizione culinaria del Bel Paese e preservare ricette e sapori che rischiano l’estinzione. Una ampia gamma di prodotti d’eccellenza che raccontano la ricca storia gastronomica, le profonde radici e l’eterogeneità di usi e costumi del territorio italiano. Ricette autentiche ideate da chi interpreta la storia di un territorio con personalità: gli chef più noti del nostro panorama gastronomico.

Ricordi e ricette dai protagonisti della cucina italiana

Con Bonverre si può entrare nella storia della cucina italiana con il Ragù di Selvaggina di Igles Corelli, o rivivere l’infanzia di Diego Rossi con Il Cortile, il ragù di frattaglie come lo faceva sua nonna, oppure si può provare la versione rock del classicissimo ragù alla bolognese, quello di Oltre, la trattoria che ha rivoluzionato il panorama gastronomico di Bologna. In un vaso sono racchiuse tradizioni ormai dimenticate come l’Aggiadda, il sugo acido della cultura tarbarchina sarda o la Trippa di Baccalà, tradizione veneta dei pranzi in famiglia di una volta e oggi riscoperta grazie a ristoranti come il Desco. Salato, ma anche dolce, con il panettone in vasocottura di Olivieri 1882, votato miglior Panettone d’Italia per il Gambero Rosso e il Pan dei Siori, tipico dolce delle feste veronese, della storica Pasticceria Offelleria Perbellini.

Alimentazione durante l’allattamento

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Premessa

L’alimentazione nei primi mesi di vita del nascituro, tramite l’allattamento, è di fondamentale supporto per la salute attraverso la regolazione del microbioma intestinale, del sistema immunitario e del metabolismo. A favore di questa tesi la dott.ssa Karin De Lucia, esperta ostetrica, afferma: «»

Il libro “Nutrizione Umana” editore Idelson Gnocchi descrive il rapporto tra latte materno e microbiota intestinale: “Il latte materno è stato tradizionalmente considerato sterile, ma studi recenti hanno dimostrato che esso è dotato di un microbiota che è in grado di agire sul sistema immunitario, di esercitare effetti benefici contro le infezioni e di ridurre il rischio di sviluppare malattie come diabete ed obesità.”

Il latte umano è l’alimento in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali e metabolici del neonato.

L’OMS e l’American Academy of Pediatrics consigliano l’alimentazione esclusiva con latte materno per i primi sei mesi di vita e, successivamente, di continuare con l’allattamento almeno per tutto il primo anno di vita del bambino.

L’allattamento è un periodo della vita di una donna in cui aumenta sia il fabbisogno energetico che l’attenzione a particolari nutrienti: proteine, acidi grassi essenziali, minerali e vitamine.

I macronutrienti durante l’allattamento

Nel libro “Nutrizione Umana” editore Idelson Gnocchi, si afferma che per la produzione di un litro di latte viene richiesta una spesa energetica di circa 700 kcal. “Una donna che allatta fornisce mediamente 500-600 ml di latte al giorno, fino anche a 800-900 ml. Una parte dell’energia necessaria a sintetizzarlo può derivare dai depositi adiposi accumulati durante la gravidanza: un’altra parte si ottiene aumentando l’apporto energetico di circa 500 kcal al giorno nei primi sei mesi di allattamento, in cui l’alimentazione del lattante è esclusivamente al seno. Nelle donne obese l’apporto può essere ridotto a 150-200 kcal.”

Il latte materno è costituito per l’87% di acqua. Per questo motivo è molto importante bere almeno 2,5 litri di liquidi al giorno, aumentando di 700 ml l’apporto giornaliero di acqua. Il resto della composizione del latte umano è costituito da carboidrati, grassi e proteine.

Proteine

Si consigliano alimenti con proteine ad alto valore biologico (carne, pesce, uova e formaggio). Le raccomandazioni prevedono un supplemento di 21g di proteine al giorno nel primo semestre di vita del nascituro e, successivamente, un supplemento di 14g di proteine al giorno nel secondo semestre.

Carboidrati

Le raccomandazioni prevedono di seguire una dieta bilanciata, senza specifici fabbisogni.

Lipidi

Gli acidi grassi essenziali sono di fondamentale importanza. Tra essi spicca il DHA, un acido grasso polinsaturo.

La dott.ssa Roberta Mercurio afferma: «Grande attenzione è stata posta sull’apporto di DHA attraverso il latte materno, il cui ruolo risulta essenziale per il corretto sviluppo neuro-cognitivo del lattante». Durante il periodo di gravidanza e di allattamento ha un ruolo efficace nella crescita cerebrale del neonato. Il DHA rappresenta oltre il 10% degli acidi grassi del cervello ed è di fondamentale importanza per lo sviluppo infantile.

I micronutrienti durante l’allattamento

Il fabbisogno di micronutrienti come calcio e fosforo rimane elevato in gravidanza ed in allattamento, mentre quello del ferro diminuisce. Aumenta il fabbisogno di vitamine, mentre di acido folico rimane più elevato in gravidanza piuttosto che in allattamento.

Quali alimenti evitare?

«Caffeina ed alcol possono essere veicolati dal latte materno, raggiungendo così il piccolo lattante e determinando effetti metabolici immediati e a lungo termine» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

Nel periodo dell’allattamento sarebbe meglio evitare quegli alimenti che possono conferire sapori sgradevoli al latte o, addirittura, scatenare nel lattante manifestazioni di tipo allergico.

Quali alimenti modificano il gusto del latte?

«Qualsiasi alimento può potenzialmente influenzare il gusto del latte. Questo dato, però, non è assolutamente da interpretare come aspetto negativo, piuttosto lo definirei positivo. È noto infatti che più è varia la dieta materna (in gravidanza e in allattamento) tanto più lo sarà quella del bambino» afferma la dott.ssa Roberta Mercurio.

I cibi che possono cambiare il gusto del tuo latte sono: aglio, cipolla, broccoli, asparagi, peperoni, cavoli e carciofi.

Sostenibilità

Gli italiani, il cibo e la sostenibilità dei sistemi alimentari

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Italiani, cibo e ambiente, a tavola la sfida per il futuro del pianeta e per la sostenibilità dei sistemi alimentari. È quanto rileva il Rapporto Italia 2021 di Eurispes nel capitolo dedicato all’alimentazione

A tavola l’85,2% sceglie un regime alimentare tradizionale mentre la restante parte della popolazione si divide fra il 6,6% di coloro che affermano di non essere attualmente vegetariani ma di esserlo stati in passato, il 5,8% di vegetariani e il 2,4% di quanti aderiscono ad uno stile alimentare vegano. Si tratta di un trend in crescita soprattutto negli ultimi due anni come dimostrano i dati del Rapporto Italia 2021 di Eurispes secondo cui nel 2021 in Italia la percentuale di vegetariani e vegani è dell’8,2%.

E l’Italia è sul podio dei maggiori produttori europei di alimenti vegetali, proteine in particolare: un mercato in crescita costante, in cui le offerte dei produttori si moltiplicano perché la richiesta è forte, e non più solo da parte del popolo “veg” ma anche da parte di chi si preoccupa della sostenibilità.

Italiani “veg” e boom delle proteine green

Per il 23,1% di quanti si dichiarano vegetariani o vegani – spiega il rapporto – questa scelta si inserisce “in una più ampia filosofia di vita, che non si esaurisce nell’amore verso gli animali, ma abbraccia una volontà più ampia di sostenibilità per prendersi cura del mondo in cui viviamo”.

Uno sviluppo che arriva da lontano, seguendo l’onda lunga degli anni 90, ma che in questi ultimi 2-3 anni ha registrato un ulteriore step di sviluppo grazie alla maggiore attenzione verso la sostenibilità, la salute del pianeta, e complice la demonizzazione del consumo di carne che paga il conto degli alti costi ambientali. Insomma, i consumatori fanno sempre più attenzione all’impatto  ambientale delle proprie scelte di acquisto e premiano i prodotti che soddisfano il palato e senza gravare sull’ecosistema.

Il carrello della spesa degli italiani è, dunque, sempre più “verde” anche in piena pandemia. Secondo i dati di Everli, il marketplace della spesa online, che ha preso in esame gli ordini effettuati sul sito e via app, nel 2020 è aumentata del 14% la spesa di prodotti vegani e vegetariani.

Ecco cosa comprano gli italiani

Nella top 10 dei cibi vegan più acquistati nei supermercati italiani il tofu, grande classico della cugina veg, si aggiudica il primo posto davanti a hummus (secondo posto) e burger e mini burger vegetali (terzo posto). All’ultimo posto in classifica si posiziona invece il tempeh, altro famoso alimento asiatico che caratterizza questa alimentazione.

Inversione di tendenza per i vegetariani dello Stivale che inseriscono in classifica prevalentemente primi e secondi piatti e considerano i burger vegetali un “must have” irrinunciabile sulle loro tavole. Completano il podio le cotolette vegetariane (secondo) e i libanesi falafel (terzo), mentre la top 5 si chiude con un primo piatto italianissimo, le lasagne – vegetariane – rigorosamente al ragù (quinto).

Guardando alla distribuzione geografica l’Emilia Romagna e la Lombardia si aggiudicano il primo posto come regioni più vegane d’Italia, con tre città ciascuna nella top 10 delle città italiane con il maggior numero di ordini online di questa categoria: Bologna in vetta, Milano al terzo posto e Pavia un gradino sotto al podio, seguite da Bergamo (sesto posto), Modena (settimo posto) e Parma (nono posto).

I vegetariani dello Stivale si concentrano soprattutto in Toscana. Tra le 10 province che nell’ultimo anno hanno registrato il maggior numero di ordini di questi prodotti spiccano infatti ben tre province toscane: Firenze, Livorno e Pisa, che popolano la seconda parte della classifica, rispettivamente al sesto, settimo e ottavo posto.

Diffuse le diete “senza” e l’uso integratori

Nel 2021 sono molto diffuse le cosiddette diete “senza” e l’uso di integratori di diverso tipo. In particolare, il 31,4% degli italiani predilige prodotti senza zucchero, senza grassi aggiunti, senza l’uso di antibiotici; il 23,5% sceglie prodotti che presentano al loro interno l’aggiunta di vitamine, minerali o altri nutrimenti; il 17,1% segue un’alimentazione arricchita regolarmente da integratori; il 17% sceglie prodotti privi di lattosio e il 13,8% privi di glutine.

Segue un’alimentazione che predilige prodotti senza zuccheri e grassi aggiunti il 34,4% delle donne contro il 28,3% degli uomini; una dieta che predilige l’acquisto di prodotti arricchiti con Omega 3, il 25,5% delle donne contro il 21,5% degli uomini.

Sceglie prodotti senza lattosio il 20,1% delle donne contro il 13,8% degli uomini, arricchiti con integratori il 19,3% delle donne contro il 14,8% degli uomini e senza glutine il 15,2% delle donne contro il 12,3% degli uomini.

Capperi

Capperi! Che Capperi!

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Tra i frutti degli arbusti spontanei che contraddistinguono la macchia mediterranea ce n’è uno che ha spodestato il prezzemolo dal trono di onnipresenza: è il cappero. Lo si trova nel vitel tonné, nella pizza alla napoletana, come ingrediente del sugo alla puttanesca, ma anche nell’insalata pantesca, il piatto tipico dell’isola di Pantelleria che rappresenta una portata ideale per i pranzi estivi (oltre ai capperi, si utilizzano patate, pomodori Pachino, olive nere, cipolle di Tropea, timo, basilico, origano e olio d’oliva extravergine).

In Italia, la superficie coltivata a cappero si aggira intorno ai 1.000 ettari, distribuiti tra Liguria, Puglia, Campania e soprattutto in Sicilia, regione indubbiamente riconosciuta come centro della produzione italiana di qualità grazie al Cappero di Pantelleria insignito nel 1996 della Indicazione Geografica Protetta e al Cappero delle Isole Eolie al quale l’anno scorso è stata assegnata dall’Unione Europea la Denominazione di Origine Protetta.

Caratteristiche ed origini

Il cappero – nome scientifico Capparis Spinosa – è un arbusto spontaneo che cresce nelle regioni mediterranee e in Oriente. A “seminarlo” ci pensano gechi e lucertole: quando il frutto matura e si apre, questi rettili mangiano i semi e succhiano il liquido in cui sono immersi. I semi vengono poi sono espulsi per defecazione, permettendo così alla pianta di riprodursi. Ecco la ragione per cui queste piante crescono in posti impensabili. Grazie a condizioni climatiche e geomorfiche uniche, i capperi possono essere considerati naturalmente biologici poiché non necessitano di alcun trattamento o concimazione. A lasciarli sbocciare i capperi produrrebbero fiori bellissimi dal colore bianco-rosato, simili a orchidee e frutti tondi chiamati cucunzi, una sorta di cetriolini, ottimi sottaceto e come aperitivo. Ma ciò succede di rado, perché il cappero non è il frutto, ma il bocciolo.

La raccolta

La raccolta avviene a mano, uno per uno, dalla fine di maggio ai primi giorni di settembre. Stesi all’ombra ad asciugare subito dopo la raccolta, sono poi lavorati con la tecnica della salatura per permetterne il consumo, la conservazione e la conservazione delle proprietà organolettiche. Il procedimento tradizionale prevede che i capperi siano sistemati in ceste di vimini, alternando uno strato di boccioli con uno di sale marino grosso e rimuovendone il contenuto dopo una decina di giorni. A seconda del tipo e delle dimensioni i capperi conservati sottosale, sottaceto o in salamoia – tanto più sono piccoli, tanto più sono considerati di qualità – in cucina si prestano a svariate preparazioni di primi piatti di pasta, secondi di carne e pesce, salse e sughi:

MEDIO-GRANDI adatti per tutti gli usi;
GRANDI da tritare per arricchire salse;
OVALI ottimi per i sughi e per il pesce;
CAPPERINI, i più pregiati, per insalate e paste;
SOTTOSALE adatti a tutti gli usi per via del loro sapore intenso;
FRUTTI DEL CAPPERO da accompagnare a cocktail come il Martini o il Negroni.

Se in Italia le coltivazioni sono soprattutto concentrate al Sud (necessitano infatti di un clima caldo e soleggiato per lunghi periodi dell’anno) i tre maggiori produttori a livello mondiale sono, nell’ordine: Marocco, Spagna e Turchia.

Oltre agli usi in cucina sopra citati e come stuzzichino per l’aperitivo preserale, il cappero consumato al naturale riesce a sprigionare tutti suoi effetti benefici. Particolarmente il Cappero di Pantelleria, il cui territorio vulcanico gli conferisce un gusto particolare che non è rintracciabile in nessun’altra parte del mondo. Sin dai tempi dei Greci e dei Latini, infatti, era conosciuto anche per le sue virtù toniche, diuretiche e digestive. Un trattato del ‘600 ne conferma le proprietà curative, abbassa la pressione sanguigna, allevia il mal di denti e stuzzica l’appetito. Non solo quello del cibo: le virtù afrodisiache di questo arbusto si tramandano di epoca in epoca, dalla Bibbia alla letteratura greca, fino alla tradizione contadina. Capperi!