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Findus adotta 10 “Seabin”: via dal mare 5.000 kg di rifiuti all’anno

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È partita la campagna di Findus con Coop per eliminare i rifiuti dal mare grazie ai cestini “mangia plastica”. L’obiettivo, in collaborazione con LifeGate PlasticLess, è quello di installare centinaia di Seabin in Italia nei prossimi anni

Ogni anno tonnellate di plastica finiscono negli oceani: una recente ricerca della Commonwealth Industrial and Scientific Organization (Csiro) parla di 14,4 milioni di tonnellate di microplastiche sedimentate sui fondali di tutto il mondo.

Reti da pesca, cassette di polistirolo, tappi, bottiglie monouso e così via, che danno vita al fenomeno del marine litter. Solo nel Mediterraneo si stima che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno; nel Tirreno il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, sono di plastica, il 41% di questi sono buste e frammenti. Per questo Findus ha deciso di adottare i “Seabin”, cestini mangia plastica, per contrastare il fenomeno.

L’iniziativa e le città coinvolte

L’adozione di questi 10 seabin – ha raccontato Nicola Pasciuto, Marketing Manager Fish & Poultry di Findus – segna un ulteriore passo in avanti nell’ ampio percorso di sostenibilità ambientale intrapreso da Findus. Per noi la salute e la salvaguardia dei mari e degli oceani sono un valore fondamentale, per questo ci impegniamo quotidianamente per preservarli. Adottiamo metodi di pesca sostenibile e di acquacoltura responsabile che minimizzino l’impatto sulla flora e sulla fauna marina e sempre più organizziamo e partecipiamo attivamente ad iniziative come questa, in partnership con Coop, che hanno un impatto positivo sull’ambiente e sul territorio italiano”.

Con la campagna “Un mare di idee per le nostre acque”, ha sottolineato Maura Latini, Ad Coop Italia, “Coop ha intrapreso dal 2019 una importante sfida volta a togliere plastiche e microplastiche dalle acque, coinvolgendo diverse realtà del territorio, dalle istituzioni ai porti, dai soci e consumatori alle cooperative, per creare una vera e propria alleanza volta a combattere l’inquinamento delle nostre acque. Questa alleanza si estende oggi alle aziende come Findus, sottolineando il ruolo di Coop come agente del cambiamento non solo verso i consumatori ma anche nei confronti delle imprese del largo consumo”.

Rimuovere plastiche e microplastiche dai nostri mari, ha spiegato Enea Roveda, Ceo LifeGate, “È fondamentale per preservare l’ecosistema marino, patrimonio di biodiversità e fonte essenziale per la salute del nostro pianeta siamo felici che sempre più aziende vogliano diventare parte attiva del cambiamento e ringraziamo Findus che, in collaborazione con Coop, ci permetterà di togliere in un anno oltre cinque mila chilogrammi di rifiuti dai nostri mari”.

Le città coinvolte sono Varazze, Viareggio, Capraia, Ravenna, Venezia, Cesenatico, Cattolica, Capri, Gaeta e Gallipoli. Findus si occuperà del corretto funzionamento e della manutenzione di questi moderni e tecnologici cestini raccogli-plastica, già installati nelle acque delle città, permettendo la raccolta di circa 5.000 Kg di rifiuti galleggianti dalle acque, incluse plastiche e microplastiche, e che altrimenti rimarrebbero inattivi.

Come funziona Seabin

Il Seabin è in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti galleggianti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno (a seconda del meteo e dei volumi dei detriti), comprese le microplastiche da 5 a 2 mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm, invisibili all’occhio umano.

Il Seabin può inoltre catturare molti rifiuti comuni che finiscono nei mari come i mozziconi di sigaretta, purtroppo anch’essi molto presenti nelle acque. Grazie all’azione spontanea del vento, delle correnti e alla posizione strategica del cestino, i detriti vengono convogliati direttamente all’interno del dispositivo.

I rifiuti vengono catturati nel filtro che può contenere fino a un massimo di 20kg mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare; quando il filtro è pieno, viene svuotato e pulito. Può funzionare 24 ore al giorno quindi è in grado di rimuovere molta più spazzatura di una persona dotata di una rete per la raccolta. Il dispositivo risulta straordinariamente efficace in aree come i porti, darsene e anse fluviali poiché sono naturali punti di accumulo, in cui convergono la maggior parte dei rifiuti in mare.

Il percorso di Findus verso la sostenibilità

L’attenzione alla sostenibilità e l’impegno per avere materie prime approvvigionate in modo sostenibile fanno parte di un percorso che Findus porta avanti da tempo in tutti i campi, agricolo e ittico.

Nel 2018, infatti, l’azienda ha aderito a Sai (Sustainable Agricolture Initiative), l’organizzazione più autorevole a livello internazionale in materia di agricoltura sostenibile, con oltre 90 membri in tutto il mondo. A partire dal 2019, Findus ha iniziato a far verificare da ente terzo la sostenibilità del 90% dei volumi totali di vegetali utilizzando lo standard di sostenibilità Fsa (Farm Sustainability Assessment). L’impegno è quello di raggiungere il 100% di vegetali da agricoltura sostenibile entro il 2025.

Ma il primato si conferma anche nella sostenibilità ittica: oltre al continuo impegno dimostrato nell’ottenimento del marchio blu di pesca sostenibile Msc (Marine Stewardship Council), Findus si sta ora impegnando anche a promuovere pratiche di allevamento ittico virtuose, garantite dal marchio verde di acquacoltura responsabile Asc (Aquaculture Stewardship Council).

Infatti, con la certificazione di Salmone, Orata e Branzino come Asc, oltre il 95% della produzione complessiva di pesce Findus è oggi certificato Msc e Asc, con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2025.

Il Turismo enogastronomico è eclettico

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Con l’arrivo della primavera e delle belle giornate si comincia a pensare alle vacanze, la voglia di viaggiare e spostarsi scalpita letteralmente dopo oltre un anno di restrizioni dovute alla pandemia. Già per la scorsa estate si erano ipotizzati alcuni scenari legati a un turismo locale, a contatto con la natura, lento e alla scoperta di quei luoghi che spesso la vicinanza non ci faceva considerare.

Le tendenze per i mesi primaverili ed estivi, Covid-19 permettendo, riconfermano molte delle modalità prese in considerazione da turisti e operatori lo scorso anno. Alla base c’è un’esperienza pregressa, anche di partenze e contagi annunciati, che ci auguriamo si possano evitare anche a fronte della campagna di vaccinazione. Ma fin quando l’immunità di gregge non ci farà tirare un sospiro di sollievo il turismo di prossimità e la natura sono le due formule più sicure in attesa di tornare alla normalità tanto agognata.

Le indagini sul turismo 2021

Secondo l’Osservatorio di Bit – Borsa Internazionale del Turismo, si prevede infatti anche per il 2021 una conferma del turismo di prossimità, in particolare in versione open-air e nella natura. Un turismo che sposa il concetto di lentezza, ma che ricerca allo stesso tempo luoghi unici e originali, qualche coccola e sicuramente i sapori del territorio. L’enogastronomia resterà quindi un potente motivatore che troverà nelle strade del vino e dell’olio, e nei distretti dei prodotti DOP, dei potenziali attrattori.

Secondo un’indagine condotta da TripAdvisor, il 21% dei viaggiatori italiani prevede di rimanere vicino a casa, il 16% di raggiungere destinazioni che distano non più di 90 minuti dalla propria residenza e ben un terzo, il 33%, poco sopra i 90 minuti. Le mete più gettonate sono le destinazioni di montagna, i piccoli borghi dell’appennino, luoghi in cui sarà possibile scoprire, degustare, camminare.

Bisognerà fare i conti con i budget, i desideri e i gusti dei nostri turisti. L’emergenza Covid ha sicuramente inciso sulle capacità di spesa della classe media, la nuova stagione turistica dovrà saper combinare le cosiddette esperienze uniche con i limiti di budget. Ecco che si andrà a rafforzare, la tendenza già in atto da alcuni anni, di luoghi e momenti di lusso da vivere “once in a lifetime”.  E su questo versante dovranno essere bravi e fantasiosi gli operator del settore accoglienza, e anche della ristorazione di charme, nella definizione di offerte invitanti e poi facilmente approcciabili dal punto di vista delle prescrizioni.

Turismo eclettico

Dalle indagini condotte si delinea il quadro di un turista sempre più eclettico, soprattutto quando si parla del turista enogastronomico, che dallo studio condotto da Roberta Garibaldi docente di Tourism Management e  presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e autrice del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano – pare sia un turista sempre alla ricerca della varietà, che tende ad allontanarsi dalle proposte tradizionali di degustazione e ricercare molteplici declinazioni seguendo i propri gusti e interessi.

Circa il 50% degli appassionati di viaggi enogastronomici sono ‘onnivori’: durante la propria vacanza vogliono vivere un insieme variegato di esperienze arricchenti e l’enogastronomia, già di per sé multisensoriale, emozionale e culturale” afferma Roberta Garibaldi.

Dal ritratto che Roberta Garibaldi fa del nuovo turista enogastronomico dovrebbe far riflettere ed essere da stimolo per le destinazioni al fine di ampliare e arricchire l’offerta, diversificandola e integrandola. Soprattutto in un momento come quello attuale, dove c’è effettivamente bisogno di una pianificazione strategica che può dare un vantaggio sul mercato.

Turisti italiani e stranieri

Ecletticità internazionale e non solo italiana da quello che risulta dagli studi condotti dalla Garibaldi. La varietà dei luoghi e delle esperienze enogastronomiche è una tendenza molto diffusa tra i viaggiatori di Canada, Stati Uniti, Messico, Cina e Regno Unito e poi trasversale alle generazioni, con il 53% dei Boomers, il 45% della Generazione X, il 38% dei Millennials e il 37% della Generazione Z, sia ai generi con il 42% delle donne e il 41% degli uomini.

Sono ben l’85% degli italiani che si dichiarano eclettici, dichiarando di aver partecipato a cinque o più esperienze, e come sottolinea Roberta Garibaldi: “gli italiani dimostrano un forte desiderio di scoprire e sperimentare l’enogastronomia locale in tutte le sue sfaccettature. Fra le proposte più popolari figurano, oltre al gustare prodotti tipici, visitare un mercato e il recarsi presso bar e ristoranti storici. Grande interesse suscitano anche le esperienze di visita ai luoghi di produzione, soprattutto nelle aziende agricole e nelle cantine. Meno gettonata la cucina etnica, ma questo è anche dovuto al fatto che il turismo enogastronomico degli Italiani è principalmente domestico e la ricchezza e varietà del panorama enogastronomico regionale è tale da mettere in secondo piano il desiderio di cucine straniere”.

“Il turista non ricerca varietà nelle sole proposte, ma anche nella cucina – continua la nostra esperta. Quasi 7 turisti su 10 desidererebbero provare piatti di tradizioni culinarie differenti anche se la destinazione è rinomata per una in particolare. Ciò non significa mettere in secondo piano le specialità del luogo, che sono un forte attrattore della zona, ma che i turisti amano esperienze di ogni tipo. Il 48%, ad esempio, di coloro che hanno acquistato cibo presso un food truck ha anche mangiato in ristoranti gourmet e viceversa. Questa forma di eclettismo si traduce, inoltre, nel desiderio di abbinare altre attività alle esperienze enogastronomiche, come attività culturali e ludiche e lo shopping”.

Una tendenza che prosegue

L’aspetto più interessante è che questa tendenza all’eclettismo e alla ricerca di una pluralità di esperienze si è innescato tra il 2020 e il 2021, proprio come risposta al Covid e alle sue limitazioni. Eclettismo che deriva da uno stop ai viaggi e a una revisione del “fare turismo”, un turismo che limitato nei suoi spostamenti deve trovare modalità diverse di essere vissuto. Lo abbiamo vissuto lo scorso anno come ci fa notare Roberta Garibaldi: “Nel corso del 2020 il turismo enogastronomico ha saputo mantenere la sua capacità attrattiva, il desiderio di scoprire il cibo e la cucina locale è andata rafforzandosi. Già durante il lockdown primaverile era cresciuta la quota di tempo dedicata dagli Italiani alla fruizione online di contenuti legati al cibo, specialmente tra i Millennials e la Generazione X, così come il loro desiderio di compiere un viaggio all’aria aperta e di vivere esperienze enogastronomiche alla riapertura dei confini regionali.  Questa propensione si è poi tradotta effettivamente nella ricerca e nella fruizione di proposte tematiche nel corso della stagione estiva”.

Il consiglio per il settore

Questo ci fa sperare e credere in una crescita per questa nuova stagione turistica, ma anche per il futuro post pandemia. Una raccomandazione va fatta: “Il momento è importante per investire sul turismo enogastronomico, poiché può rappresentare una leva per la ripartenza anche sul mercato domestico”, afferma Roberta Garibaldi. “Sarà fondamentale per le destinazioni sviluppare una nuova progettualità, favorendo l’innovazione, la digitalizzazione, la diversificazione e l’orientamento alla sostenibilità del comparto”.

L’Almanacco Gastronomico di Aprile

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Ogni giorno, in Italia e nel Mondo, si festeggia il cibo: dai semplici ingredienti alle ricette, più o meno tradizionali, quotidianamente si celebra un “National Day“. Una alternanza di prodotti tipici, di piatti divenuti famosi, di preparazioni che caratterizzano i pranzi in famiglia, le domeniche a casa o i giorni di festa. Ma anche sapori iconici della colazione, della merenda, di un particolare angolo del pianeta, senza dimenticare novità e junk food. Roberto Mirandola, appassionato e preparato conoscitore del mondo del cibo, ha raccolto tutte le ricorrenze del mese di Aprile, una sorta di Almanacco Gastronomico riassunto in due tabelle, una relativa all’Italia ed una internazionale (qui i calendari relativi a mesi di settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio e marzo).

ALMANACCO GASTRONOMICO ITALIANO di APRILE

1 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL PESCE AL FORNO
2 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL QUINTO QUARTO
3 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA TORTA MARGHERITA
4 APRILE

Pasqua

GIORNATA NAZIONALE DELLA COLOMBA
5 APRILE

Lunedì dell’Angelo

GIORNATA NAZIONALE DELLA TORTA PASQUALINA
6 APRILE GIORNATA MONDIALE DELLA CARBONARA

GIORNATA NAZIONALE DEL BÔNET

7 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL CIOCCOLATO DI MODICA
8 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA TORTA DONIZETTI
9 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA VIGNAROLA
10 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL GIANDUIOTTO
11 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEGLI ASPARAGI
12 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEGLI SPÄTZLE
13 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL SALAME DI CIOCCOLATO
14 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA PIZZA BIANCA ROMANA
15 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEGLI SPAGHETTI ALLA GENNARO

(in occasione dell’anniversario della morte di Totò)

16 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA PUCCIA SALENTINA
17 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELL’ESPRESSO
18 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL POLLO ALLA CACCIATORA
19 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA PASTIERA NAPOLETANA
20 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL RISOTTO ALLA PARMIGIANA
21 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI GRISSINI
22 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI WÜRSTEL CON CRAUTI
23 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE PUNTARELLE CON LE ALICI
24 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI KRAPFEN E DEI BOMBOLONI
25 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL PICNIC E DELLE SCAMPAGNATE
26 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEGLI SFORMATI DI VERDURE
27 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELL’ERBAZZONE
28 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL CANNOLO SICILIANO
29 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI DOLCI DEL CONVENTO
30 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA PASIMATA D’ORO

ALMANACCO GASTRONOMICO INTERNAZIONALE di APRILE

1 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL SOURDOUGH BREAD (USA) (UK)

letteralmente ‘pane naturale’

2 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL PEANUT BUTTER AND JELLY (USA)

corrisponderebbe a un’ipotetica ‘Giornata nazionale del pane, burro e marmellata’ italiana. In Nord America è un panino / sandwich super classico preparato con pane tipo pan carré e, appunto, burro di arachidi e confettura di lamponi

3 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA MOUSSE AL CIOCCOLATO (USA)
4 APRILE GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA CAROTA

GIORNATA NAZIONALE DEL CORDON BLEU (FRA)

5 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL CARAMELLO (USA)
6 APRILE GIORNATA MONDIALE DELLA CARBONARA

GIORNATA NAZIONALE DEI POP CORN GUARNITI CON CARAMELLO (USA)

7 APRILE GIORNATA DELLA TORTA AL CAFFÈ (USA)
8 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE EMPANADA (USA)

fagottini di pasta di origine spagnola, ma diffusi anche in Sud America, variamente ripieni (pollo, manzo, verdure). Ricordano i patties giamaicani

GIORNATA NAZIONALE DEL LATTE IN BOTTIGLIA DI VETRO (USA)

9 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI CHINESE ALMOND COOKIES (USA)

biscotti di origine cinese preparati con un impasto a base di fagioli verdi detti ‘mung beans’, burro, zucchero, acqua e guarniti con una mandorla

10 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL CINNAMON CRESCENT (USA)

letteralmente: ‘mezzaluna alla cannella’. Sorta di brioche / cornetto ripieno con cannella

11 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA FONDUTA (AL FORMAGGIO) (USA)
12 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA LIQUIRIZIA (USA)
13 APRILE GIORNATA DELLA PEACH COBBLER (USA)

torta ripiena di pesce a pezzi, vagamente somigliante alla più celebre apple pie

14 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE NOCI PECAN (USA)
15 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL GLAZED SPIRAL HAM (USA)

corrisponde al nostro prosciutto al forno

16 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE UOVA ALLA BENEDICT (USA)

GIORNATA MONDIALE DEL TRIFLE

dolce di origine inglese, rappresenta l’antesignano della nostra zuppa inglese

17 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE CHEESE BALLS (USA)

letteralmente: palline di formaggio (fritte)

18 APRILE GIORNATA DEGLI ANIMAL CRACKERS (USA)

biscotti di origine inglese a forma di animali, solitamente: giraffa, tigre, cammello, canguro, pecora, gorilla, puma, rinoceronte, scimmia, elefante, ippopotamo, foca e orso

19 APRILE GIORNATA DELL’AGLIO (USA)

GIORNATA NAZIONALE DELL’AMARETTO (USA)

all’estero questo termine è associato al celebre liquore italiano

20 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL PINEAPPLE UPSIDE DOWN CAKE (USA)

letteralmente: ‘torta di ananas rovesciata’

21 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEL TÈ (UK)
22 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLE JELLY BEAN (USA)

caramelle di gelatina a forma di piccolo fagiolo

disponibili in 50 gusti ed altrettanti colori diversi

23 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA BIRRA TEDESCA (GER)

GIORNATA NAZIONALE DEL PICNIC (USA)

GIORNATA NAZIONALE DELLA CHEESECAKE ALLE CILIEGIE (USA)

24 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI PIGS IN A BLANKET (USA)

letteralmente: ‘maiali (avvolti) nella coperta’.

Si tratta di salsiccette parzialmente avvolte da pasta sfoglia.

25 APRILE GIORNATA DELLO ZUCCHINI BREAD (USA)

letteralmente: ‘pane alle zucchine’. Sorta di plum-cake salato farcito alle zucchine

26 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEI PRETZEL (USA)

tipologia di pane di origine teutonica, principalmente tedesca,

dalla tipica forma ad anello con le due estremità annodate

27 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA PRIME RIB (USA)

corrisponde alla nostra costata di manzo

28 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELLA CROSTATA DI MIRTILLI (USA)
29 APRILE GIORNATA NAZIONALE DEGLI SCAMPI (USA)
30 APRILE GIORNATA NAZIONALE DELL’UVA PASSA (USA)
Cavalletti

Cavalletti: 70 anni e una nuova apertura

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Settant’anni e non sentirli: li festeggia la pasticceria Cavalletti, che dal 1951 sforna la sua iconica Millefoglie nella sua golosa versione con tre piani farciti alla crema chantilly aromatizzata al Marsala. Un’eccellenza tutta romana che, appena un anno fa, rischiava di rimanere strozzata nella morsa della pandemia e che invece grazie a una virtuosa operazione di salvataggio messa a segno da Christian Delle Fave – imprenditore veterano del comparto food che ne ha preso in mano le redini – si prepara a inaugurare una nuova “epoca Cavalletti”, in perfetto equilibrio fra rispetto della tradizione e visione contemporanea dell’arte pasticcera.

Il nuovo corso di Cavalletti

Non potevo lasciare che la città perdesse una delle sue pasticcerie più iconiche – commenta Delle Fave – Cavalletti è un autentico orgoglio di Roma. Per questo, quando sono subentrato alla sua gestione, ho voluto che nella casa madre di via Nemorense tutto rimanesse invariato: dal pastry chef Valter Luzi, che da 25 anni ne guida la cucina, fino al lungobanco-vetrina che domina lo store. L’eccellenza non si cambia. Eppure, allo stesso tempo, salvare il prestigioso tempio dei golosi non poteva rappresentare il solo traguardo di questa operazione. Ma sentivo che doveva essere il punto di partenza di una rinascita capace di traghettare l’inestimabile knowhow del marchio fuori dal quartiere Trieste verso un futuro tra avanguardia e stile metropolitano”.

Una boutique di lusso

È in questa prospettiva lungimirante che ha preso vita il progetto di uno store Cavalletti in versione boutique di lusso: un luogo immerso nel design di ultima generazione, tra materiali pregiati e soluzioni ad alta tecnologia. Una sorta di gioielleria del gusto, avvolta nelle sfumature del blu (storico colore aziendale), dove al posto di diamanti e collier spuntano in vetrina il Millefoglie e le altre specialità della casa. Aprirà al pubblico, appena possibile, in via di Vigna Stelluti, proprio nell’anno in cui Cavalletti celebra il settantesimo anniversario della fondazione.

Cavalletti

Le nuove proposte

Alla sua direzione Simone Braghetta, che per questo nuovo corso della storica pasticceria ha messo a punto una proposta gastronomica in cui recupera la grande tradizione del passato, modulandola senza forzature sui gusti e le abitudini dell’ultimo millennio. Dai cassetti dell’elegante bancone refrigerato al centro dello shop si può scegliere tra i soffici babà, le torte sacher, pastiere napoletane o cassate siciliane, poi il celebre tiramisù senza mascarpone di Cavalletti, torroni, croccanti, Mont Blanc e i dolci tipici romaneschi come pangiallo, castagnaccio e panpepato.

Lo storico Millefoglie

Protagonista sarà la collezione di baby Millefoglie declinati in decine di forme e varianti diverse: oltre all’originale, ci sono quelle alle fragoline di bosco, alla crema pasticcera, al pistacchio, cioccolato, gianduia o con i marron glacé. Il tutto impreziosito dalla consueta attenzione per le materie prime, con una scelta privilegiata dei prodotti d’eccellenza regionali e nazionali. Come le fragole trentine di Sant’Orsola, a filiera corta, controllata e completamente tracciabile dalla pianta alla tavola. O come la pasta di mandorla di Ricciarelli, o le marmellate e le confetture di Santa Maria del Cedro.

Qualità, creatività e innovazione sono i cardini di questa operazione – dice Braghetta – La pasticceria di via Nemorense e quella di Vigna Stelluti hanno stesse radici ma identità diverse, condividono un’appassionata cura per la qualità ma scelgono stili differenti. Rappresentano le due facce di Cavalletti, l’una ne racchiude la storia e l’altra ne traccia il futuro”.

INFO:

Cavalletti “Il Millefoglie”
Via di Vigna Stelluti, 204
Aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 20.00
Tel. 06 93572260 – 0693572261

Cavalletti

Benessere dell’apparato digerente ai tempi del covid-19

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‍Premessa

AIGO – Associazione italiana gastroenterologi & endoscoposti digestivi ospedalieri – pone al centro dell’attenzione l’importanza della prevenzione per la salute dell’apparato gastrointestinale, soprattutto ai tempi del Covid-19. Alla base della prevenzione vi è sempre una corretta informazione.

L’impatto che ha lo stile di vita sull’ apparato gastrointestinale è alto. La cattiva alimentazione, stress, fumo, sedentarietà, sono tutti fattori che remano contro il benessere dello stesso.

Inoltre, è fondamentale sapere leggere i campanelli di allarme, intervenendo tempestivamente con esami diagnostici per scongiurare eventuali patologie.

L’associazione AIGO sottolinea l’importanza di nutrirsi in sicurezza. Per questo motivo fornisce alcune dritte riguardo il food delivery, diventata oggigiorno una pratica abituale. I punti essenziali che abbiamo analizzato sono: Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2? Come bisogna trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

Purtroppo, a causa della pandemia e del boom di contagi, vi è un rallentamento dell’attività ambulatoriale ed endoscopica. Non solo, una conversione dei reparti di gastroenterologia in reparti covid ed una limitazione delle attività di screening oncologici. Tutto questo ostacola l’attività assistenziale della gastroenterologia italiana. La conseguenza principale è l’allungamento dei tempi, indubbiamente incompatibile con l’obiettivo di diagnosi precoce.

L’importanza della prevenzione

La cattiva alimentazione e la sedentarietà sono parte integrante di uno stile di vita errato e, di conseguenza, di eventuali patologie gastrointestinali. A questo proposito, AIGO afferma: 《La composizione della dieta influenza notevolmente i processi digestivi, in quanto alcune sostanze, come i grassi, richiedono procedimenti di digestione complessi. Una dieta ricca di grassi può rallentare la digestione e causare la sensazione di gonfiore dell’addome. L’attività fisica facilita le funzioni intestinali, riducendo il tempo di transito nel tubo digerente con conseguenti risvolti positivi sulla stitichezza》.

Anche il fumo e lo stress possono influenzare il corretto svolgimento delle funzioni intestinali. 《Nel tratto digestivo superiore, sia il fumo che lo stress incrementano la secrezione di acido nello stomaco. Inoltre, lo stress riduce la secrezione di muco gastrico così da aumentare il rischio di formazione di ulcere. Sul tratto digestivo inferiore, la nicotina del fumo e alcuni ormoni prodotti in corso di stress possono incrementare motilità dell’intestino determinando diarrea》sottolinea AIGO.

AIGO: 《Non sottovalutiamo i campanelli di allarme》.

Un occhio attento aiuta a non tralasciare eventuali campanelli di allarme. Bisogna distinguere tratto digestivo superiore (esofago, stomaco, duodeno, fegato e pancreas) e tratto digestivo inferiore (intestino tenue e colon). La presenza di sintomi di allarme guiderà alla scelta di indagini strumentali (endoscopia, ecografia o TAC) da eseguire sempre su consiglio medico.

AIGO, Food Delivery e Covid-19: nutrirsi in sicurezza

In generale, le regole fondamentali per la sicurezza e l’ igiene alimentare sono sempre le stesse, al di là del Covid-19. La possibilità di contagio è eliminata lavandosi accuratamente le mani e cucinando gli alimenti.

Il cibo da asporto può essere contaminato da Sars-Cov2?

《Pur consapevoli che il “rischio zero” in medicina non esiste, va detto che non si registrano segnalazioni di contagio attraverso il cibo, nonostante la verosimile origine animale del SARS-CoV-2. È noto peraltro che negli ambienti refrigerati il Sars Cov2 si può diffondere facilmente. Sono stati segnalati cibi surgelati positivi al coronavirus (frutti di mare e ali di pollo). Questo può spiegare alcuni focolai che si sono registrati negli impianti di macellazione e di confezionamento della carne》 risponde AIGO.

Come trattare cibi crudi e freschi per non alterarli?

《È’ necessario accertarsi che la catena del freddo venga rispettata. In particolare se si sceglie di consumare pesce crudo dobbiamo avere garanzie del corretto abbattimento, anche per evitare il rischio di contaminazioni diverse, quali ad esempio l’anisakis. Per quanto riguarda frutta e verdura il consiglio è sempre quello di lavare accuratamente ciò che mangiamo. Questa pratica igienica è indispensabile anche in epoca di non pandemia》risponde AIGO.

Le difficoltà del sistema sanitario nel 2020/2021

Per necessità molte strutture hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente o essere ridotte per accogliere l’afflusso di pazienti positivi al Covid-19. Questo a causa dell’interruzione e del rinvio di molte attività, ad esempio quelle relative all’assistenza alle malattie dell’apparato digerente e alle procedure diagnostiche di routine.

Che tipo di problematica ha portato questo rallentamento del sistema sanitario?

《Il rallentamento comporta un effetto negativo sulle diagnosi delle neoplasie dello stomaco, pancreas e colon-retto. I dati sul cancro colo-rettale riflettono anche le conseguenze dell’interruzione dei programmi di screening in tutta Italia. I dati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Italiano di Screening (ONS) e comprendenti le informazioni dal 1 ° gennaio al 30 settembre 2020, stimano un ritardo di screening di 4,7 mesi standard in tutto il paese con punte di 7,1 e 8,4 mesi (Lombardia e Calabria, rispettivamente). È importante sottolineare che l’ONS ha stimato che sono stati persi alla diagnosi in tutto il paese 1.168 cancri del colon e 6.700 adenomi avanzati (che sono immediati precursori dei tumori)》 afferma AIGO. Queste mancate diagnosi potrebbero avere un forte impatto sullo stadio della malattia e sulla mortalità.

Biologico

Green Deal, l’UE presenta piano per 25% terreni agricoli con biologico entro 2030

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La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica per fare sì che entro il 2030 il 25% dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

Un piano che punta a incrementare sia la produzione che la domanda di prodotti biologici. In linea con IFOAM Organic Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, FederBio ha espresso grande soddisfazione per il nuovo Piano d’azione 2021-2027, presentato dalla Commissione Ue, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per consolidare e sostenere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea.

Il Piano supporta, con iniziative concrete, gli obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, che puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030.

Azioni e investimenti per la produzione ed il consumo di prodotti biologici

Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone diverse azioni concrete volte a stimolare la domanda, mantenere la fiducia dei consumatori e avvicinare gli alimenti biologici ai cittadini.

Ciò implica, fra l’altro: fornire informazioni e presentare comunicazioni sulla produzione biologica, promuovere il consumo di prodotti biologici, stimolare un maggiore utilizzo dei prodotti biologici nelle mense pubbliche mediante appalti pubblici e aumentare la distribuzione di prodotti biologici nell’ambito del Programma dell’ Ue destinato alle scuole. Le azioni mirano anche, ad esempio, a prevenire le frodi, aumentare la fiducia dei consumatori e migliorare la tracciabilità dei prodotti biologici. Anche il settore privato può svolgere un ruolo significativo, ad esempio premiando i dipendenti con “buoni bio” che possono essere utilizzati per acquistare alimenti biologici.

I campi a coltura biologica hanno circa il 30% in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’Ue.

Si prevedono investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di “appalti pubblici green”, che prevedano l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili.

Tra i punti chiave del Piano d’azione vi è la destinazione per il biologico del 30% dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali da Horizon Europe 2021-2027. Fondamentale anche la realizzazione di uno studio approfondito sul prezzo reale del cibo per impostare una fiscalità per le produzioni biologiche che compensi le esternalità positive per l’ambiente e la società.

L’istituzione della Giornata del Biologico e la creazione dei biodistretti

Per migliorare la sensibilizzazione sulla produzione biologica, la Commissione organizzerà annualmente una “Giornata del biologico” da tenersi ogni anno nell’Unione Europea come pure l’assegnazione di riconoscimenti nella catena alimentare biologica, al fine di premiare l’eccellenza in tutte le fasi di tale catena.

La Commissione incoraggerà inoltre lo sviluppo di reti di turismo biologico attraverso la creazione di “biodistretti”. Con “biodistretti” si intendono zone in cui in cui agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e autorità pubbliche collaborano per una gestione sostenibile delle risorse locali basata su principi e pratiche biologici.

Esprimiamo grande apprezzamento per il lavoro della Commissione Europea sul Piano d’azione per il biologico, che mette a disposizione degli Stati Membri strumenti e azioni concrete per raggiungere gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, con investimenti strategici in ricerca e innovazione per la transizione al biologico.” E’ quanto dichiarato da Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Apprezziamo inoltre – ha continuato Mammuccini – l’impegno costante che IFOAM OE ha dedicato all’attivazione di politiche, a livello europeo, finalizzate alla trasformazione dei sistemi agricoli e alimentari verso il biologico e l’agroecologia. Adesso è arrivato il momento dell’impegno a livello nazionale e dei territori affinché gli obiettivi del Piano d’azione europeo per il biologico siano inseriti nel Piano Strategico Nazionale della PAC dotandosi anche dei servizi di supporto e consulenza agricola, necessari per sostenere gli agricoltori nella conversione al bio. Ci auguriamo, quindi, che questa ulteriore spinta dell’Europa verso il biologico, favorisca la veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica e l’inserimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza d’investimenti adeguati per la promozione di distretti biologici e di filiere di “Made in Italy Bio“.”

ALMA TV presenta “Kilometro 0” condotto da Crazy Cake

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Premessa

Roma – Inizia Domenica 28 Marzo alle ore 16.30 su ALMATV, canale 65 del digitale terrestre, “Kilometro 0”, in compagnia della conduttrice Claudia Petricciuolo. Al centro del programma: cucina, prodotti tipici e produzione diretta.

Claudia Petricciuolo illustrerà deliziose ricette create esclusivamente con ingredienti di alta qualità ed a km zero.

La data di partenza è Domenica 28 Marzo: le puntate avranno luogo ogni domenica alle ore 16.30 sul canale 65 del digitale terrestre, con la replica ogni sabato seguente alle ore 7.30. Le puntate avranno una durata di 24 minuti.

Il programma “Kilometro 0”

“Benvenuti a Kilometro 0. Sono felice di accogliervi nella nostra cucina, per farvi riscoprire il gusto, la qualità ed il valore dei prodotti made in Italy.” – afferma Claudia Petricciuolo.

Claudia ci delizierà con la preparazione di piatti tradizionali italiani che sono parte integrante della storia italiana. La tradizione vive dell’importanza della materia prima di qualità, rigorosamente sana e genuina.

“Kilometro 0” è territorio, stagionalità, prodotti locali, tradizione, esaltando anche il concetto di economia circolare nella produzione alimentare.

Ecco le tematiche che verranno affrontate:

  • Produzione km 0: disponibilità di prodotti ed ingredienti di ottima qualità;
  • Stagionalità e prodotti tipici del luogo;
  • Diventare consumatori consapevoli e preparati;
  • Proteggere le attività del territorio, consentendo anche alle produzioni bio di arrivare sulla nostra tavola.

Inoltre verranno scelte le migliori strutture agrituristiche, aventi forte attenzione nei confronti della qualità di produzione e dei prodotti tipici. Strutture che prendono dalla terra le caratteristiche organolettiche più adatte a seconda della zona di coltivazione in cui operano. Ogni puntata sarà resa ancora più autentica grazie alla presenza dello chef dell’agriturismo visitato da Kilometro 0.

“Il nostro è un viaggio dentro i sapori, i profumi ed i prodotti che hanno scritto pagine importanti nelle famiglie italiane, perché appartengono alla nostra storia culinaria.” – sottolinea Claudia. “Prediligere prodotti a chilometro zero aiuta l’ambiente e salvaguardia le risorse della terra, diminuendo drasticamente l’emissione di anidride carbonica e l’impiego di fertilizzanti chimici.”

Chi è Claudia Petricciuolo

Conosciuta in rete con il nome di Crazy Cake, Claudia è di Napoli ed ha 36 anni, è laureata in ingegneria e nutre una passione sfrenata per la cucina. Le sue preziose ricette vengono condivise su Youtube portando a casa risultati importanti: ben 152.000 followers nel suo canale.

Claudia contagia tutti con la sua solarità e freschezza. “Kilometro 0” sarà la sua prima esperienza televisiva, ma è pronta ad allargare la sua platea di appassionati, grazie ad un viaggio attraverso i sapori tipici italiani, arricchiti dalla sua sprizzante allegria.

ALMA TV

ALMA TV è disponibile alla numerazione LCN 65 del digitale terrestre per raccontare il meglio dell’Italia. Un grande progetto editoriale che nasce grazie alla partnership tra Alma Media e il Gruppo Sciscione.

ALMA TV racconta la bellezza e la forza del nostro Paese, fondendo definitivamente le capacità editoriali dei canali Alice e Marcopolo, che da oltre 20 anni raccontano il grande patrimonio agroalimentare nazionale e le bellezze dell’Italia.

L’arte del caffè a casa: manuale di istruzioni

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“La nostalgia di casa comincia dalla pancia” sosteneva Che Guevara. Se il capo guerrigliero pensava agli arrosti della natia Argentina durante le scorribande notturne sulla Sierra Maestra, noi italiani all’estero siamo pronti a sottoscriverne l’affermazione pur avendo desideri più modesti: a colazione, cornetto e cappuccino o un onesto caffè.

L’inconfondibile gorgoglio e l’inebriante aroma nell’aria hanno sempre avuto in me un piacevole effetto ammaliante. Lo respiro per gustarmi fino in fondo una tazzina di caffè, con poco zucchero e senza fretta. Per noi il caffè con la moka è un rito che parla di piacere, di serenità, di pausa, di famiglia e di condivisione. Il caffè preparato con la moka vuol dire casa e, almeno per me che vivo gran parte del tempo all’estero, vuol dire anche Italia. Quando diciamo a qualcuno: “Ti preparo un caffè” dimostriamo tutto il nostro affetto e la nostra attenzione, facendo della tazzina il modo per accogliere e prenderci cura del nostro ospite.

Se la pubblicità di una storica marca di caffè recitava che – Ogni momento è quello giusto – qual è l’orario ideale per concedersi una tazzina? Ce lo dice un’apposita ricerca: secondo le neuroscienze e la crono-farmacologia (un ramo della medicina che mette in relazione l’assunzione di farmaci o di sostanze psicoattive con l’andamento del nostro naturale orologio biologico) dalle 9:30 alle 11:30 del mattino ogni istante è quello più adatto.

Tuttavia, preparare un caffè perfetto è un’operazione nient’affatto banale: occorrono gli ingredienti giusti, l’attrezzatura adatta e non trascurare alcuni dettagli all’apparenza banali.

La CAFFETTIERA – Senza dubbio l’originale classica Moka Express Bialetti in alluminio dalla tipica forma ottagonale in stile Art Decò. L’dea venne ad Alfonso Bialetti negli anni ’20 del secolo scorso osservando la moglie fare il bucato con una lisciveuse – la pentolona munita di tubo con la parte alta forata. Il procedimento consisteva nel mettere il bucato nel pentolone con acqua e liscivia (considerato che all’epoca le lavatrici non erano diffuse) e, man mano che procedeva l’ebollizione, l’acqua veniva spinta sul tubo e riscendeva dai fori, sciogliendo e spargendo a ciclo continuo l’acqua saponata sul bucato. Nel 1933 iniziò la produzione a livello artigianale a Crusinallo (NO). La svolta avvenne nel 1946 con l’ingresso in azienda del figlio Renato che diede il via alla produzione industriale e alla conseguente commercializzazione a livello mondiale la cui leadership durò fino al 2010 quando le macchine per casse espresso a cialde iniziarono a guadagnare sempre più quote di mercato. Oggi si stima che circa l’80% delle famiglie italiane possiede una Moka Express Bialetti.

In alternativa, per rimanere al passo con i tempi ma con uno sguardo al passato e alla qualità dei materiali, esiste la Moka di Alessi progettata dal celebre architetto inglese David Chipperfield, la caffettiera a undici facce dalla linea tradizionale e al tempo stesso innovativa nella quale sono stati perfezionati alcuni dettagli e, al contempo, introdotti dei miglioramenti nella funzionalità. Il coperchio piatto, ad esempio, permette di appoggiare le tazzine per scaldarle durante la preparazione del caffè – un accorgimento per gustare al meglio l’aroma e il sapore della bevanda – mentre la posizione del pomolo consente di alzare agilmente il coperchio usando una sola mano. In più per dare continuità visiva alla forma della caffettiera, il manico ha una tonalità che è la trasposizione del colore metallico dell’alluminio. Un omaggio alla tradizione è invece la valvola di ottone, altrettanto affidabile e performante di quelle più moderne prodotte in acciaio inossidabile.

Singolare l’etimo di ‘Moka’: sembra risieda nel nome della città di Mokha in Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione di caffè, in particolare della pregiata qualità Arabica. Di questa miscela speciale si trova testimonianza nel capolavoro di VoltaireCandido – quando il protagonista, in viaggio nell’allora Impero Ottomano, venne ricevuto da un ospite che, tra le altre cose, gli offrì una bevanda preparata ”con caffè di Moca non mescolato con il cattivo caffè di Batavia e delle Antille”.

Due curiosità:

  • nonostante venga prodotta in 9 formati (½,1, 2, 3, 4, 6, 9, 12 e 18 tazze) ogni 10 Moka Express Bialetti vendute 6 sono della versione per 3 tazze. Nel 1996 venne prodotto un unico esemplare funzionante per 1.000 tazze che, ovviamente, entrò nel Guinness dei Primati.
  • il famoso “Omino coi baffi” altro non è che la caricatura di Renato Bialetti, figlio del fondatore Alfonso. A capo dell’azienda dal 1946 al 1986, lo inventò a scopo pubblicitario assieme all’amico fumettista Paul Campani creatore, a sua volta, di celebri personaggi di Carosello.

Il CAFFÈ – La freschezza è fondamentale: luce, aria e calore sono nemici del caffè e soprattutto occorre assicurarsi sempre che la data della tostatura sia il più vicino possibile a quella d’acquisto. Nel migliore dei casi non più di venti giorni. Un’altro accorgimento per ottenere il massimo in termini di qualità è acquistarlo in chicchi, magari da una torrefazione locale, conservarlo in un contenitore a chiusura ermetica in un luogo fresco e macinarlo al momento (la macinatura media è la più adatta per la moka): dopo circa quindici minuti, infatti, il prodotto ha già perso circa il 65% degli aromi. Inoltre, riducendolo in polvere, di modo che non occorra pressarlo, risulterà più intenso.

Riguardo il gusto è importante considerare che l’Arabica ha un sapore più delicato, meno amaro, con una acidità variamente spiccata e con intense (almeno nelle migliori qualità) sensazioni aromatiche. La qualità Robusta, invece, ha note gustative meno vigorose, un forte senso di amaro e soprattutto una spiccata corposità. È molto utilizzata, soprattutto nel Sud Italia, anche una miscela di caffè Arabica-Robusta in percentuali variabili rispettivamente tra l’80-60% ed il 20-40% che conferisce al caffè quel vigore e cremosità raramente ascrivibile alla sola Arabica, notoriamente più ricca di oli. Occorre dire, tuttavia, che la varietà Arabica è la più pregiata, ma è diffcile da lavorare. Viceversa, la Robusta è meno raffinata, ma sopporta meglio i trattamenti. In ogni caso, affermare genericamente “100% Arabica” none serve molto perché esistono anche L’Arabica scadente e la Robusta Buena.

La PREPARAZIONE – La dose corretta? Due cucchiaini colmi, corrispondenti a circa 5 g per tazzina. Né più né meno. Quindi per una caffettiera da tre tazze, sei cucchiaini e 150 ml di acqua minerale naturale leggera a temperatura ambiente con pochi sali minerali (un’acqua con un basso residuo fisso, poco sodio e una quantità ridotta di sali minerali permette alla miscela di caffè di sprigionare tutti i suoi aromi, esaltando il gusto della bevanda) da versare nella parte inferiore, detta caldaia, avendo l’accortezza di non superare il livello della valvola di sicurezza. Nelle caffettiere Bialetti di recente produzione è presente una tacca che indica il livello dell’acqua da non superare. La polvere nel filtro non va mai pressata, tantomeno bucherellata. Nel primo caso l’acqua stenterà a passare, surriscaldandosi conferendo così al caffè un gusto bruciato.

Viceversa, la creazione di forellini nella polvere di caffè consentirebbero all’acqua di passare più facilmente rendendo la bevanda piuttosto acquosa. Dopo aver posto la caffettiera sul fornello utilizzando una fiamma bassa si forma lentamente nella caldaia del vapore acqueo che resterà in equilibrio con l’acqua sottostante alla pressione atmosferica. Aumentando la temperatura, aumenterà anche la pressione del vapore costringendo l’acqua a passare per l’unica via d’uscita: l’imbuto che conduce alla piastrina filtro. Giunta a metà strada, l’acqua calda passerà attraverso la massa di caffè producendo la bevanda per percolazione. Infine, il caffè salendo andrà a depositarsi nel raccoglitore passando attraverso la cannula detta “camino”. Quando tutta l’acqua sarà risalita, nella caldaia resterà soltanto del vapore acqueo, che, fuoriuscendo per ultimo, creerà il tipico borbottio finale. A questo punto occorre aprire il coperchio per fare uscire il vapore in modo che non si trasformi in condensa e ricada nel caffè alterando la qualità della bevanda.

La TAZZINA – Che sia espresso o preparato con la Moka, il caffè va servito rigorosamente nella tipica “tazzulella”, piccola, di sezione ellittica, con un solo manico ad ansa, prodotta con una porcellana di grosso spessore per non disperdere il calore e corredata di piattino. Può contenere fino a 40-50 ml di liquido (il caffè ne occupa mediamente 25-30).

La DEGUSTAZIONE – Il primo caffè che passa, di un bel colore dorato, è più denso e cremoso dell’ultimo. Una volta che è uscito completamente occorre togliere la Moka dal fuoco per evitare che le pareti surriscaldate lo brucino. Prima di versarlo nella tazzina è importante mescolarlo per rendere omogenea la sua densità. Per assaporare fino in fondo le sue mille e delicate sfumature, il caffè deve essere gustato subito, il più caldo possibile e preferibilmente amaro o poco dolcificato.

Tre ultime cose altrettanto importanti:

  • la bevanda deve avere un bel colore scuro e una certa consistenza, perché un caffè acquoso non è quanto ci si aspetta da una Moka. Una volta versato, la tazzina non deve essere fatta ondeggiare come se fosse un calice di vino.
  • appena bevuto meglio controllare il residuo nella tazzina: un fondo troppo abbondante non serve a leggere il futuro, ma indica che il filtro è vecchio e va sostituito.
  • quando si acquista una nuova Moka occorre sladinarla. In altre parole non si beve mai il primo caffè: se ne fanno tre o quattro prima di cominciare a utilizzarla, perché più è usata, meglio rende. Inoltre, non va mai lavata con detersivo, ma solamente con acqua calda riponendola – una volta pulita – smontata per evitare che residui di umidità formino piccole muffe.

W la Moka! Che Dio la benedoka!

Senza economia circolare non ci può essere transizione ecologica

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È quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021, presentato dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito

Giunto alla sua terza edizione, realizzato dal CEN-Circular Economy Network – la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa – in collaborazione con Enea, il focus del rapporto di quest’anno ha riguardato il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici.

Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno.

Avvicinarsi all’obiettivo zero emissioni al 2050

È una sfida che vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese per il terzo anno consecutivo è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia).

Per attuare l’Accordo di Parigi sul clima e contribuire a evitare una drammatica precipitazione del riscaldamento globale, l’Unione europea ha deliberato di impegnarsi per giungere a emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 e ha aumentato il suo target di riduzione dei gas serra al 2030 al 55%, rispetto a quelle del 1990.

Per raggiungere tali impegnativi risultati è necessario avviare una serie di politiche e misure, fra le quali anche l’economia circolare avrà certamente un ruolo rilevante. “La circolarità dell’economia è un prerequisito per la neutralità climatica” ha scritto la Commissione nel nuovo Piano per l’economia circolare del 2020, sottolineando che sarebbe molto difficile, se non impossibile, decarbonizzare un’economia lineare ad alto consumo di risorse e quindi anche di energia.

Produzione e consumo di alimenti al terzo posto come fonte di emissioni

Il tema di come far leva sull’economia circolare nei processi di revisione dei Piani nazionali per il clima (NDC) è affrontato nel recente The Circularity Gap Report 2021 (Circle Economy, Amsterdam), che analizza sia le emissioni di gas serra associate all’estrazione e alla prima lavorazione delle risorse (minerali, metalli, combustibili fossili, biomasse e rifiuti), sia quelle associate agli usi finali classificati in “bisogni della società” (abitazioni, comunicazione, mobilità, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione).

Secondo le stime del Circle Economy le risorse consumate nel 2019 sono state 100,6 Gt con l’emissione di 59,1 GtCO2eq (miliardi di tonnellate di CO2eq).

Con riferimento alle emissioni incorporate nei prodotti finiti e nei servizi classificati come “bisogni della società”, ossia mobilità, abitazioni, comunicazione, cura della salute, servizi, beni di consumo e alimentazione, si vede come la mobilità è al primo posto per emissioni con ben 17,1 GtCO2eq seguita al secondo posto dalle abitazioni con ben 13,5 GtCO2eq.

La terza fonte di emissioni va cercata nella produzione e nel consumo di alimenti (10 GtCO2eq), in particolare in: pratiche di deforestazione effettuate per nuove coltivazioni e allevamenti, allevamenti intensivi, consumo di suolo che riduce lo stoccaggio di carbonio, sprechi alimentari, oltre che in specifiche forme di consumo, come per esempio di carni rosse in quantità eccessive, responsabili di elevate emissioni.

Le fasi “dal campo al cancello”….

 Per quanto riguarda le fasi “dal campo al cancello” delle filiere alimentari, le possibilità di intervento in ottica circolare sono molteplici e contemplano sostanzialmente l’adozione di pratiche adeguate e sostenibili, basate sulla riduzione/sostituzione degli input esterni al sistema, l’uso efficiente delle risorse, la riduzione di scarti e rifiuti e il loro riutilizzo e riciclo.

A tale proposito, si stima che se ciascuna fase del processo produttivo venisse realizzata secondo i principi dell’economia circolare, l’agricoltura, l’allevamento e l’uso del suolo potrebbero concretamente contribuire a tagliare le emissioni di gas serra di 7,2 GtCO2eq all’anno, ovvero fino a un 20% delle riduzioni di emissioni necessarie da qui al 2050.

La diminuzione dell’uso di fertilizzanti di sintesi e la loro sostituzione con altre tipologie di prodotti; gli effluenti zootecnici; i digestati agroindustriali; l’impiego del compost; la valorizzazione in ambito agricolo dei fanghi di depurazione e il riutilizzo irriguo delle acque reflue urbane depurate rappresentano importanti risorse benefiche per il sistema agroalimentare.

 …. e “dal cancello alla tavola”

Anche nel merito delle fasi “dal cancello alla tavola” delle filiere alimentari, diverse sono le possibilità per rendere i prodotti rispondenti ai principi di neutralità climatica e di circolarità ed efficienti sotto il profilo dell’uso delle risorse.

Secondo stime della FAO, a livello globale, lo spreco alimentare determina all’incirca 3,6 GtCO2eq di emissioni ogni anno, mentre alle perdite di cibo sono associabili 1,5 GtCO2eq. A livello europeo si stima invece che le emissioni associate allo spreco alimentare siano dell’ordine di 245 MtCO2eq e che l’implementazione di attività circolari tali da ridurre del 50% la quantità di rifiuti prodotti – in accordo con l’obiettivo delle Nazioni Unite al 2030 – possa generare un taglio di circa 61 MtCO2eq.

Inoltre, un passaggio a diete più sane con meno carne rossa potrebbe ridurre le emissioni di circa 20-50 MtCO2eq all’anno. Quindi, assumendo livelli di consumo alimentare stabili, l’insieme di pratiche di circolarità potrebbe portare a una riduzione totale delle emissioni dell’ordine di 81-111 MtCO2eq all’anno.

Alla luce di quanto appena esposto e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la Commissione europea nell’ambito del piano di sviluppo per l’economia circolare (COM/2015/0614) ha stabilito l’obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo in fase di vendita al dettaglio e consumo e di ridurlo lungo l’intera filiera entro il 2030.

Produzione di beni alimentari e utilizzo di fertilizzanti

 In Italia, nel 2019, rispetto al totale dei fertilizzanti distribuiti, circa il 41% (1,71 Mt) è rappresentato dai concimi minerali, il 31% (1,3 Mt) dagli ammendanti, il 14% (0,6 Mt) dai concimi organici, con il complemento rappresentato dagli elementi correttivi.

Focalizzando l’attenzione solo sui concimi e, in particolare, sull’impatto associato alla loro produzione è possibile stimare che le emissioni associate allo stato attuale sopra descritto siano pari a circa 6.344 tCO2eq/anno.

Ipotizzando che, in ottica di promozione di un’agricoltura sostenibile, il 50% dei concimi minerali di sintesi venga sostituito da concimi organici e organo-minerali, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 38% circa rispetto allo scenario attuale, con un valore annuale di impatto stimato in circa 3.956 tCO2eq/anno.

Abitudini alimentari e diete più sane

 Considerando le attuali abitudini alimentari nel nostro Paese, l’impatto di una singola persona può essere stimato in circa 5,4 kgCO2eq/giorno, ovvero in circa 1,97 tCO2eq/anno.

Un cambiamento delle abitudini alimentari orientato verso l’adozione di diete più sane consente di ridurre in maniera apprezzabile questo impatto in termini di gas serra. In particolare, semplicemente immaginando di sostituire le carni rosse con carni bianche o di adottare una dieta mediterranea, è possibile stimare che le emissioni di una singola persona si riducano a 4,7 kgCO2eq/giorno, per un totale di circa 1,71 tCO2eq/anno, con un calo del 13% circa rispetto allo stato attuale.

Il passaggio a una dieta vegetariana consentirebbe invece di ridurre l’impatto indicativamente a circa 4,1 kgCO2eq/giorno per persona, ovvero a circa 1,49 tCO2eq/anno, con un calo del 25% circa rispetto allo stato attuale.

Spreco alimentare e riduzione dei rifiuti domestici

In Italia, lo spreco alimentare delle famiglie nel 2020 è stimato in circa 6,5 miliardi di euro, con uno spreco settimanale medio di 4,9 euro a nucleo familiare.

Stimando in circa 28 kg la quantità di cibo che nel nostro Paese ogni persona spreca in un anno, considerando le attuali modalità di trattamento dei rifiuti organici, è possibile quantificare che ogni italiano è responsabile dell’emissione di 3,92 kgCO2eq/anno per lo smaltimento dei rifiuti alimentari che produce.

Ipotizzando, in accordo agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030, una riduzione dello spreco alimentare del 50% rispetto alla situazione attuale e tenendo conto di un’ipotetica evoluzione degli impianti di trattamento dei rifiuti organici nel nostro Paese vocata al compostaggio e al trattamento integrato anaerobico/aerobico, è possibile calcolare una riduzione delle emissioni del 42% circa rispetto al 2020, con un valore annuale di impatto personale stimato in circa 2,26 kgCO2eq/anno.

Il delivery secondo Misto: immersivo, cosmopolita e sostenibile

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Nuove chiusure e nuove limitazioni e di colpo si torna nell’esclusiva versione di asporto e delivery. Esclusiva nell’accettazione del termine di obbligatorio, visto che questa sarà l’unica formula per poter godere del “mangiare e bere fuori” direttamente a casa.

Se necessità fa virtù bisogna ammettere che in quest’anno trascorso la ristorazione ha ricollocato il delivery nella sua offerta. Nel tempo lo ha approcciato, proposto, ripensato, ridisegnato a sua misura, ma anche su misura di un cliente sempre più esigente, alla ricerca di quell’esperienza che non può vivere direttamente nel locale e che vorrebbe trasportare a casa propria.

Facile dire delivery. Il delivery food & drink in epoca Covid sta diventando una sfida tanto per il cliente quanto per i professionisti del settore. Non deve essere solo una inevitabile forma di ristorazione costretta dai tempi quindi, ma una proposta alternativa, un’esperienza nuova, immersiva e accattivante mai provata prima.

La domanda che tanti si pongono è se sia possibile concepire il delivery in modo diverso e originale? Allo stesso tempo senza tradire la propria identità food & drink? Magari superando anche le aspettative del cliente stesso? Provocazione colta in pieno da Misto – Mixology e Cibarie di Roma che proprio con la nuova zona rossa scattata il 15 marzo scorso lancia il suo esclusivo experience delivery che con il concetto classico dei servizi di consegna a domicilio ha poco a che fare.

L’idea

Il nostro delivery nasce dall’esigenza di non fare un delivery – spiegano Edorardo Rossi e Mark Curcuruto, i due proprietari di Misto – Mixology e Cibarie – Costretti dalla chiusura da lockdown ci siamo concentrati a studiare come convertire l’intera esperienza del nostro laboratorio gastronomico in un servizio a domicilio che fosse al tempo stesso comodo, pratico, gratificante e che rispettasse la nostra continua ricerca della qualità dalle materie prime alle preparazioni. Per questo motivo non ci siamo buttati subito nella mischia fin quando non fossimo stati davvero pronti a portare a casa dei nostri clienti la vera esperienza di Misto”.

Un periodo fatto di ricerca non solo del food & drink, ma sull’intera esperienza di consumo, packaging compreso, puntando sulla innovazione e sul desiderio e volontà di proporre qualcosa che potesse riscrivere le regole della consegna a domicilio.

L’experience delivery con la Misto Box

L’obiettivo è trasformare il servizio a domicilio come una vera esperienza immersiva da vivere a 360 gradi attraverso la Misto box. È proprio in questa scatola magica che si racchiude il concept di Misto – Mixology e Cibarie, dove la proposta food, raffinata e cosmopolita, si accompagna a una inedita idea di mixology “ready to drink”, con tanto di ghiaccio e mini shaker pronto all’uso. Il packaging si distacca completamente dalle fredde e anonime confezioni da asporto ed esalta le portate con un design elegante, ma anche e soprattutto green e riutilizzabile. E per completare l’esperienza e immergersi nell’atmosfera giusta, ogni box è accompagnata da un QR Code che si sintonizza direttamente con la playlist musicale selezionata da Misto.

Cocktail bar a casa tua

Ma cosa possiamo mettere nella nostra Misto Box? Più che sulla scelta il concept si basa sulla combinazione tra food e mixology, con la possibilità di avere a casa il proprio cocktail preferito, piuttosto che la novità del momento proposta da Andrea Quintaiè (Head Barman) e Jacopo Cipriani (Barman). Ed è proprio il lato “mixology” ad essere la proposta alternativa e il cavallo di battaglia di quello che in realtà nasce come originale cocktail bar con laboratorio gastronomico. Dal più classico Milano Torino, il Negroni o il Manhattan, fino al più originale A mi me gusta o l’iconico Misto 2.0, i cocktail sono consegnati in esclusivi mini shaker brandizzati 2 in 1, che possono essere utilizzati anche direttamente per la degustazione in bicchiere. Degustazione piena di gusto, un po’ come sentirsi al bancone e calarsi nei panni del bartender. E per garantire il massimo della qualità del prodotto con il cocktail scelto arriva anche il ghiaccio sottovuoto in una confezione appositamente studiata. Così tutto è già pronto per la degustazione. Inoltre quando si decide di andare a bere fuori qualcosa la cosa che non può mancare è la musica. E quelli di Misto – Mixology e Cibarie hanno pensato anche a quello rendendo unica e completa la nostra “delivery experience”.

Food cosmpolita

Dal lato food siamo alla presenza di sapori internazionali e atmosfere cosmopolite. Il menu alla carta si declina in Classic, Veggie, Light e Special per diverse esigenze di gusto e palato. Il comune denominatore è la freschezza e l’eccellenza delle materie prime, mixate secondo la formula di “più portate, piccoli assaggi e grandi ricette”.  Combinazioni intriganti come l’involtino Thay (foglia di riso ripiena di verdure e hummus viola su crema di formaggio) o il Gravlax di salmone (reinterpretazione di un classico della cucina svedese, carpaccio di salmone selvatico dell’Alaska marinato sotto sale, zucchero di canna e servito con finochietto selvatico, gel al lime e semi di papavero) con i grandi come la tartare di tonno, il  tataki di tonno, le polpette di Melanzane alla Parmigiana o ancora Gamberi al Mezcal.

La scelta green e sostenibile

La marcia in più del delivery di Misto è la sua connotazione green, all’insegna della sostenibilità e del riuso. Il packaging proposto, prezioso e accattivante, riesce a coniugare uno stile elegante e di tendenza con un concept sostenibile. Tutte le Misto Box sono, infatti, prodotte con una plastica certificata riutilizzabile, idonee fino a 20 lavaggi in lavastoviglie e interamente riciclabile. E non è tutto. L’impegno “responsive” di Misto continua anche con l’interessante iniziativa per incentivare il reso del proprio packaging: con il sistema del vuoto a rendere, si possono infatti ricevere sconti e benefit sulle consumazioni e i prossimi delivery.

Il concept di Misto – Mixology e Cibarie

Misto – Mixology e Cibarie ha aperto a Roma nel quartiere Africano (Via Fezzan 21) quattro anni fa, posizionandosi subito come punto di riferimento per un nuovo concept di aperitivo in un’ottica più cosmopolita. Un cocktail bar con laboratorio gastronomico che riscrive i tradizionali concetti di “locale” e “ristorante” proponendo una dimensione inedita e innovativa che ora può arrivare direttamente a casa nostra.