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Viaggio nel mondo del tostapane “Toast to Toast”

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“Dove c’è un tostapane c’è civiltà”. Così sostiene lo scrittore croato Predag Matvejević nel suo libro – Pane Nostro – in cui racconta come l’alimento più conosciuto e diffuso al mondo, il pane appunto, abbia accompagnato l’essere umano nella sua evoluzione nel corso dei secoli. Per estensione si potrebbe affermare che così come panificare anche abbrustolire il pane è un’usanza che si perde nella notte dei tempi.

Come detto, da sempre si abbrustolisce il pane: inizialmente per ragioni di conservazione, poi per ragioni di gusto. Del resto, è un fatto che la trasformazione in cibo sensoriale avviene quando il semplice pane diventa pane tostato, profumato, scuro, “rumorosamente” croccante.

Un po’ di storia

Non solo il pane tostato è antico quanto il mondo (incerta l’origine della parola toast. Sembra derivi dai termini in latino torrere, bruciare o tostus, tostare), ma unisce i popoli in tutti gli angoli del pianeta: le distanze geografiche o culturali sono confini che svaniscono ogni qualvolta che qualcuno infila una fetta di pane in un tostapane. È uno di quei piccoli elettrodomestici che bisognerebbe tenere sempre a portata di mano: non si può mai sapere quando arriverà il momento giusto per un toast con prosciutto e formaggio e al mattino, quando la confettura si poserebbe volentieri su una fetta tostata e imburrata, nessuno ha voglia di mettersi a cercare fra i pensili della cucina. Una volta che il tostapane ha trovato il suo posto sul bancone, utilizzarlo solo per tostare il pane sembra poi quasi uno spreco. È l’elettrodomestico più comune perché è solitamente economico e facilissimo da usare. Inoltre, occupa poco spazio e può essere messo in qualunque tipo di cucina, anche in quelle molto piccole. Succede ogni giorno da una parte all’altra del globo: che sia per spalmarci sopra burro e marmellata, confettura o per accompagnarci uova strapazzate e bacon, per guarnirla con burro e acciughe.

L’inventore del tostapane elettrico

Ma chi inventò il tostapane elettrico? Uno scienziato scozzese, Alan MacMasters, nel 1893. Inizialmente la sua idea – l’Eclipse Toaster – fu prodotta e commercializzata dalla Crompton & Co, ma fu solo nel 1925 che l’americana Waters Genter Company immise nel mercato un moderno tostapane – il Model 1-A-1 Toastmaster –  provvisto di tutti gli ultimi ritrovati tecnologici dell’epoca: tostatura da entrambi i lati tramite un temporizzatore che consentiva di tenerlo acceso solo per il tempo necessario ad abbrustolire le fette di pane evitando così bruciature indesiderate oltre all’espulsione automatica a cottura ultimata. In seguito venne montata anche la funzione sonora che avvisava con un allegro trillo l’espulsione della fetta. All’epoca – quindi negli anni ’30 del secolo scorso – questo elettrodomestico rappresentava un accessorio da cucina di lusso non proprio alla portata di tutti: negli Stati Uniti costava $25, l’equivalente odierno di $400, circa €383.

I nuovi modelli

Oggi la continua evoluzione tecnologica e di stile mette a disposizione modelli ultra performanti, con indicatori luminosi, pannelli di comando LCD e programmi preimpostati, ma il tostapane per eccellenza rimane il Dualit® Classic Toaster a 2 scomparti nella finitura in acciaio inox. Costruito ancora a mano a Crawley nel Regno Unito fin dagli anni ’50 del secolo scorso, è rimasto praticamente immutato nel tempo. Anche di questi tempi rappresenta più che mai un’icona di design e un classico di ogni cucina inglese (e non solo) che si rispetti. I suoi principali punti di forza sono l’affidabilità e la semplicità di costruzione: pochi componenti ma di qualità e ricambi di facile sostituzione disponibili anche dopo molti anni. Sebbene non sia commercializzato direttamente in Italia, si può trovare nei principali siti di commercio online o direttamente dal sito dell’azienda.

Gli utilizzi in cucina

Tutti amiamo il toast: perfino i grandi chef (Pietro Leemann a parte…). Ma per preparare un toast croccante e dorato fuori, morbido dentro è un arte, quasi quanto cucinare. Bastano solo 3 ingredienti per un toast da buongustai: 2 fette di pane in cassetta dello spessore di poco più di 1 cm (meglio se comprato fresco nella panetteria di fiducia) e 2 fette di prosciutto cotto di alta qualità adagiate a mo’ di onde tra 2 fettine di fontina DOP. Perfetto servito per pranzo o anche a cena, può essere anche un goloso spuntino di metà pomeriggio tagliato in due triangoli.

Viva il toast, viva il tostapane!

Cucina Evolution e le ricette anti Covid (in delivery)

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Una cucina buona da morire, ma anche… BuonaDaVivere! È possibile. E allora perché rinunciare?” questo è il motto di Chiara Manzi, tra i massimi esperti in Europa di Culinary Nutrition, branca della nutrizione applicata alla cucina e alla pasticceria.

Da anni oramai Chiara Manzi si è dedicata a questa nuova cultura culinaria, da lei ideata e che è diventata la sua filosofia, basata sul concetto che anche i piatti più golosi possono diventare elisir di lunga vita. Nel 2012 fonda Cucina Evolution Academy, prima e unica Accademia in Europa sulla Culinary Nutrition, con il patrocinio del Ministero della Salute, dove in quasi dieci anni si sono diplomati importanti chef stellati, campioni del mondo di pasticceria, medici e nutrizionisti.

Una nuova visione della cucina salutista

Con la sua Cucina Evolution Chiara Manzi apre un’era e una visione nuova sulla “cucina salutista”, spesso vista come rigidamente legata a delle regole e senza sapore, ma di cui è riuscita a provare il contrario, grazie a una comunicazione forte e altrettanto sana ottenendo anche i meritai riconoscimenti. Nel 2019 ha aperto il primo ristorante al mondo di Antiaging Italian Food, Libra Cucina Evolution a Bologna; è docente di Culinary Nutrition e Cucina Antiaging presso l’Università di Milano Bicocca, Ricercatrice ed esperta di riferimento del corso di Medicina Culinaria dell’Università di Ferrara, oltre a collaborare con trasmissioni tv e testate.

Mangiare sano, con i giusti macronutrienti, le giuste quantità e senza tradire i sapori a cui siamo abituati aiuta l’organismo a vivere meglio, a reagire ai fattori esterni con energia e forza, e di conseguenza a vivere anche di più. Il cibo diventa un alleato e non solo comfort, il segreto come sottolinea la dottoressa Manzi è solo uno: “aggiungere alla ricetta originale un ingrediente in più il benessere antiaging”.

Gli studi sul Covid 19

In questo periodo la Manzi ha messo in luce uno studio recente che correla la salute del microbiota con la polmonite da Covid-19, che cerchiamo di farci spiegare: “Secondo lo “2019 Novel coronavirus infection and gastrointestinal tract”, realizzato dallo Shangai Institute of Digestive Disease a dicembre 2019, c’è una correlazione tra tessuto polmonare e la salute del microbiota (ovvero quello intestinale), con il sopraggiungere e l’aggravarsi dei sintomi da Covid-19 si riscontra anche una sempre più importante disbiosi intestinale. Questo significa semplicemente che la salute dell’intestino è importante per evitare le manifestazioni più gravi della polmonite”.

Come avere un intestino sano?

Prebiotici e probiotici ci aiutano, ma ciò che maggiormente favorisce lo sviluppo del microbiota, che è uno degli elementi fondamentali di tutto l’ecosistema intestinale, è quello che mettiamo nel piatto. I grassi, gli zuccheri e il sale in eccesso uccidono la flora intestinale positiva, che si sviluppa se supportata da corretta alimentazione, ovvero mettendo nel piatto più fibre solubili, antiossidanti e polifenoli.

Questo comporterebbe l’abbandono di ricette e cibi golosi, di dolci, fritta e pizza? La dottoressa Chiara Manzi ci rassicura subito: “grazie a una serie di ricerche scientifiche realizzate all’Accademia Europea di Nutrizione Culinaria abbiamo scoperto come sostituire lo zucchero con dolcificanti antiossidanti, i grassi con fibre prebiotiche e abbiamo sostituito il sale con tecniche diverse e cotture sottovuoto”.

Le piccole ma necessarie modifiche

Alcune piccole modifiche nella realizzazione dei piatti e un occhio attento alle tecniche di cottura, che rappresentano la chimica della cucina, sono state fondamentali per la definizione della Culinary Nutrition e di un suo primo ricettario, a cui in questo periodo con i recenti studi sul Covid 19 se ne aggiunge un secondo che ci aiuta ad affrontare meglio la quarantena e sicuramente a difenderci a prescindere da eventuali attacchi da Covid in ogni momento.

Spiega Chiara Manzi: “Abbiamo sostituito i grassi con l’Inulina Excellence, per esempio, una fibra prebiotica e applicato le giuste tecniche di cottura per arrivare all’obiettivo nutrizionale ideale. Questi studi non sono solo diventati un ricettario teorico, ma anche una serie di piatti pronti per il delivery che il ristorante a Bologna ha deciso di attivare, certificato per la sicurezza nutrizionale”.

Ricette anti Covid, anche in versione delivery

Ci si domanda subito se questi piatti sono diversi per forma o per sapore. Ma Chiara Manzi anche in questo caso ci rassicura: “i piatti rispettano tutti i dettami dei corretti apporti nutrizionali e sono studiati per ricalcare i classici della tradizione senza rinunce, studiati nei nostri laboratori insieme a grandi chef e pasticceri. La cottura sottovuoto della carne è stata messa a punto per esempio con Massimo Bottura, tanto per fare un nome tra i tanti”.

In questo preciso menu da delivery proponiamo delle ricette con cibi ricchi di vitamine e antiossidanti e poveri di calorie. I vantaggi nutrizionali li abbiamo sintetizzati nell’etichetta apposta sul packaging di ogni piatto pronto con le istruzioni per rigenerare i piatti in pochi minuti a casa. E inoltre tutti i piatti hanno un basso apporto calorico, i primi piatti hanno meno calorie e più fibre di 100 g di riso in bianco, tutti i secondi piatti hanno meno calorie di 100 g di mozzarella, tutti i dolci hanno meno zucchero di una mela”.

Avevate pensato alla possibilità di un menu antiaging direttamente a casa?  Ma soprattutto avevate mai considerato alla possibilità di prevenire il virus mangiando? Ovviamente mangiando bene e sano, ma questo dimostra che se sappiamo alimentarci in modo “razionale” e non solo “impulsivo” e non per forza rinunciando al gusto, il cibo non diventa un nemico, ma un vero alleato del nostro corpo, senza per forza essere a dieta perenne o rinunciare, ma osservando degli stili gastronomici che potrebbero diventare delle abitudini importanti.

25 Sfumature Gastronomiche: Melanzane e Parmigiana

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In un’epoca dove la cucina declinata in tutte le sue varianti –  libri, programmi TV, siti web e blog, manifestazioni gastronomiche, corsi – la frequentazione dei ristoranti rimane senza dubbio la celebrazione più manifesta e diffusa. Un così elevato interessamento per il cibo non poteva che portare ad un’improvvisa proliferazione di tanti pseudo esperti gastronomici alla continua ricerca dei prodotti d’eccellenza, della pietanza griffata o, più semplicemente, alla riscoperta di piatti della tradizione. Ma da buongustai sappiamo proprio tutto sugli ingredienti o sulle pietanze che ordiniamo o che leggiamo più frequentemente senza incappare in amletici dilemmi? Ecco allora una breve guida, a puntate, sui dubbi più comuni riferiti ad alcuni prodotti o termini legati al gergo gastronomico italiano:

MELANZANE ALLA PARMIGIANA e PARMIGIANA DI MELANZANE

Le Melanzane alla parmigiana sono un piatto dalle origini incerte, non essendo ancora possibile stabilire se questa preparazione, ormai ritenuta tipica della Sicilia orientale, sia effettivamente nata nell’isola piuttosto che a Napoli. Nonostante il collegamento più logico sembri essere quello con la città di Parma o  quantomeno con il Parmigiano Reggiano, esistono due teorie che riconducono al nome di questa ricetta: il termine siciliano “parmiciana”, con cui si indicano i listelli di legno delle persiane disposte a strati proprio come gli ingredienti di questo piatto e la varietà di melanzana Petrociana usata per la preparazione. La ricetta più classica prevede l’impiego di melanzane scure tagliate a dischi, salsa di pomodoro, mozzarella, Parmigiano Reggiano, cipolla ed olio per friggere. Va gustata tiepida.

La Parmigiana per eccellenza è oggi quella di melanzane, ma il termine viene talvolta genericamente riferito anche a preparazioni con altri ortaggi affettati (zucchine, ad esempio) disposti a strati alternati con altri ingredienti. Un noto dizionario della lingua italiana del secolo scorso definiva così la “parmigiana”:  Cucinare alla maniera dei Parmigiani, ovvero degli abitanti della città di Parma, vuol dire cucinare vegetali a strati.

ORTAGGI e VERDURA

I termini sono molto generici: indicativamente per Ortaggi si intendono i vegetali coltivati negli orti e per Verdura le piante a foglia generalmente verde come spinaci, bietole, cavoli, ecc. Tuttavia entrambe le parole non devono essere considerate in maniera troppo rigorosa. Le espressioni utilizzate in gastronomia non sono le stesse espressioni utilizzate in biologia, in botanica o nelle scienze. Ad esempio: da un punto di vista scientifico pomodori, melanzane, zucchine sono frutti in quanto contengono semi, ma in gastronomia sono considerati verdure perché utilizzati come contorni o aggiunti all’insalata, a differenza della frutta vera e propria che non viene consumata come contorno e non viene aggiunta solitamente all’insalata.

Glossario Gastronomico

Glossario Gastronomico: Bonet – Borragine – Bottarga

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Il Glossario Gastronomico è un “kit di pronto soccorso” per frequentatori assidui di ristoranti, una raccolta di 750 termini per aiutare a comprendere meglio il linguaggio utilizzato nel mondo della ristorazione, ma anche per fornire in poche righe informazioni e curiosità su alcune parole, materie prime, preparazioni e piatti-simbolo della tradizione gastronomica italiana che normalmente compaiono nei menu.

Le parole della ristorazione: dall’Abbacchio alla Zuppa Inglese” di Roberto Mirandola è un libro utile e dettagliato che consente al lettore di potersi orientare al meglio in un ambito fatto di definizioni, materie prime, tecniche di cottura e ricette tradizionali. Periodicamente pubblicheremo sulle pagine di Radio Food alcuni termini, per scoprire il significato dei termini più ricorrenti utilizzati da chef, sommelier, critici e ristoratori.

Glossario Gastronomico: i termini

Bônet

Dolce piemontese al cucchiaio originario delle Langhe che, per modalità di preparazione e cottura, ricorda un budino o un crème caramel. Incerta l’origine del nome: la forma a tronco di cono basso ricorda appunto il bônet, il copricapo che dopo essersi alzati da tavola si metteva per uscire. Il cappello, infatti, è l’ultima cosa che si indossa ed il dolce è l’ultima portata servita in tavola. La ricetta attuale prevede l’impiego di latte, uova, amaretti, cacao amaro, rum (in origine si usava il fernet) e zucchero messi a cuocere in forno a bagnomaria versando poi il composto ottenuto in uno stampo rivestito di zucchero caramellato. Esistono varianti dove si aggiungono Nocciole Piemonte IGP, ma anche caffè o cognac al posto del rum

Borragine

Pianta erbacea le cui foglie ovali, una volta cotte, vengono utilizzate in molti piatti regionali per preparare minestroni, ripieni, pansoti, torte e frittate. Il sapore ricorda vagamente quello del cetriolo. I suoi fiori azzurri si usano per colorare e guarnire i piatti, mentre congelati in cubetti di ghiaccio possono costituire la decorazione per alcune bevande estive

Boscaiola (Alla)

Condimento per pasta corta – penne o pennette – a base di funghi porcini o champignon, prosciutto cotto, cipolla, panna da cucina, olio d’oliva extravergine, prezzemolo e pepe nero. Esiste anche una versione con l’aggiunta di piselli

Bottarga

Alimento color nocciola ambrato costituito da uova di tonno, di muggine – conosciuto anche come cefalo – o meno frequentemente di molva, una specie ittica imparentata con il merluzzo. Una volta estratte le uova, lasciando intatte le sacche ovariche in cui sono contenute, vengono salate e lasciate essiccare per 4-5 mesi. Ad essiccazione completata il prodotto somiglia ad un salame quadrato compatto di particolare consistenza pronto per essere assaporato tagliato a fettine sottili o grattugiato. La bottarga di muggine è la più pregiata, mentre quella di tonno ha sapore più deciso. In Italia viene prodotta prevalentemente in Sicilia e Sardegna. Il termine deriva dall’arabo “batārikh”, in italiano “uova di pesce salate”

Bottiglia di vino

75 cl o ¾ di litro è la capacità più diffusa. Per la scelta di questa misura sono state elaborate diverse teorie. Una fa leva sulla forza polmonare degli antichi vetrai che non riuscivano a soffiare recipienti di capienza maggiore. Un’altra teoria si basa sul numero di bicchieri utilizzati nelle osterie. La loro singola capacità era di 12,5 cl ed una bottiglia ne conteneva quindi 6, cioè la misura ritenuta standard. L’ultima ipotesi si rifà ai galloni imperiali, unità di misura di volume nell’Inghilterra di un tempo. Ogni cassa di vino aveva il limite di 2 galloni (pari a 9,08 l) e poiché gli inglesi consideravano la cassa composta da 12 bottiglie risultava che ciascuna di esse avrebbe dovuto essere da 75 cl.

ColliGo: lunga vita alle botteghe!

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In questi giorni di lockdown si parla sempre di supermercati, di lunghe file da affrontare tra chat e sospiri, sguardi interrogativi di chi sta a un metro da noi e della gincana tra scaffali, banchi del fresco e frigoriferi che somigliano sempre più a una mission impossible settimanale per alcuni, quotidiana o quasi per molti. Ma perché ci ostiniamo a fare la spesa al supermercato?

“Perché troviamo tutto quello che serve” (scusa che non regge se ci andiamo ogni giorno), “perché ci sono le promozioni”, “perché si risparmia” e così via. I motivi sono tanti, tutti legittimi. A questi aggiungiamo anche il non aver mai preso in considerazione i piccoli negozi, le botteghe di quartiere.

Botteghe queste sconosciute

Esistono anche loro ed in questo frangente sopravvivono con difficoltà rispetto alla GDO, che vive un momento di gloria vera. Le botteghe di quartiere sono un’alternativa molto più che valida per la nostra spesa, specialmente se parliamo della dimenticanza, delle piccole cose quotidiane che ci impongono a uscire più spesso, come il latte, il pane, il formaggio fresco o l’etto di mortadella di cui ci viene improvvisamente voglia. A soddisfare i nostri palati ci sono proprio questi piccoli regni, che oggi più che mani vanno tutelati, proprio per non farli soccombere.

Sono punti di riferimento per il quartiere, basta svoltare l’angolo e sono lì che aspettano, con il sorriso di chi le conduce. Si trova sempre poca e ordinata fila e, quando vivevamo tempi “normali”, fare la spesa davanti al banco del salumiere o all’enoteca di riferimento era anche il momento conviviale dell’assaggio, del consiglio di cucina, lo scambio di ricetta. La bottega, di qualunque genere essa sia, è comunità, è calore ed è bella per questo. Ha nel suo piccolo tutto quello che non trovi al supermercato.

La particolarità dei prodotti

La grande bellezza di questi negozi è nei prodotti: tutti (o quasi) selezionati a Km0, dal fornitore di fiducia, di piccole aziende locali o delle chicche che non si trovano altrove. La parola qualità diventa concreta e si accompagna alla diversità, la differenza è tangibile con il prodotto di marca da grande distribuzione. Qui si trova il sapore del formaggio, della ricotta di pecora che è arrivata la mattina, i tanti tipi di pane, le confetture delle suore. La bottega ci prende per la gola e se ci conquista non la si abbandona poi così facilmente, ci si approda come in un porto sicuro, anche senza la promozione che acchiappa.

#facciospesainbottega

Proprio in virtù di tutti questi valori è necessario riscoprire le botteghe, farle vivere ora e sempre. Ne sa qualcosa La Pecora Nera editrice, già da molto tempo sostenitrice di queste realtà anche con una campagna social #facciospesainbottega. E come sottolinea Simone Cargiani, anima e ispiratore della casa editrice: “C’è bisogno di una maggiore cultura delle botteghe, capaci di alimentare nel vero senso della parola la diversità enogastronomica. Questo dipende in larga parte dagli stessi esercenti, che devono saper cercare il prodotto, conoscerlo, studiarlo e soprattutto saperlo raccontare. Solo così, grazie a questo storytelling informale il cliente si innamora del prodotto e l’esercente diventa un promotore di cultura. Fare la spesa in bottega diventa un’esperienza”.

Tutelare e valorizzare questi micro-mondi significa anche, e di conseguenza, alimentare le micro imprese, le piccole aziende locali, che trovano nei negozi specializzati, nelle cosiddette botteghe la loro vetrina e i loro consumatori. Un concetto da sillogismo aristotelico.

Oggi come oggi questa riscoperta è necessaria non solo per un evidente romanticismo, per una qualità tanto cercata e finalmente ritrovata, ma molto più semplicemente per una maggiore funzionalità dell’operazione spesa. Evitiamo il disagio delle lunghe file ai supermercati, eletti a luogo privilegiato per fare provviste e diamo respiro alle botteghe di quartiere, già sotto pressione dalla competizione con la GDO e l’offerta on-line e ulteriormente penalizzate da una minore esposizione mediatica e una percezione errata che li vede come spazi piccoli e poco sicuri.

ColliGo

Ecco che a favore delle piccole e medie botteghe arriva “ColliGo – Ritira la spesa in sicurezza”. Un progetto senza fine di lucro e open-source sviluppato sotto la supervisione di Andrea Vitaletti, Prof. Associato alla “Sapienza” di Roma e in collaborazione con La Pecora Nera Editore.

L’idea nasce da un mio post su Linkedin, un post di riflessione su come le abitudini di consumo stanno cambiando e di come siamo rassegnati a stare in fila per fare la spesa. Uno scambio di battute, di opinioni e il progetto prende forma” il prof. Vitaletti ci spiega così la genesi di “ColliGo”.

Un sito (colligo.shop) e un app facilmente fruibili che mettono in contatto la bottega con il cliente, in un rapporto privato e gestito in modo autonomo con l’obiettivo di prenotare la spesa, il giorno e l’orario di ritiro evitando così file e ottimizzando i tempi degli spostamenti.

Come funziona ColliGo

Come si fa tutto ciò? L’esercente ha la possibilità di iscrivere nel sito il proprio negozio e geolocalizzarlo, fornendo poi canali di contatto (Messenger, Whatsapp, numero telefono) il cliente che ha scaricato l’app, sceglie la sua bottega e si mette direttamente in contatto, ordina la spesa e concorda la modalità di ritiro e di pagamento. Chi ha lavorato al progetto – e tra questi professionisti, studenti ed ex studenti del professore – ha pensato a un sistema non macchinoso, che prevede per il bottegaio la gestione dell’intero processo con il solo utilizzo del cellulare per comunicare promozioni, listini, offerte e tutto quello che riterrà opportuno con le metodologie più disparate quali video, foto, testi e via dicendo ed in piena libertà.

“Un progetto funzionale, di valore e anche di tutela” sottolineano i suoi ideatori, che sicuramente anche a fine quarantena manterrà intatta la sua mission e la sua utilità.

Parte il delivery italiano de La Dispensa

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Al via il delivery de La Dispensa dei Mellini con la chef Susanna Sipione

Parte il delivery de La Dispensa dei Mellini con chef Susanna Sipione: tutti i giorni sarà possibile scegliere, ordinare e provare le tapas all’italiana della chef (già nota come patron chef de La Maisonnette Ristrot a Garbatella e per la partecipazione a Quattro Ristoranti di Alessandro Borghese). Un ricco menu dal quale poter scegliere piatti dolci e salati come la trippa fritta cacio e pepe, il chutney di zucca Olande carbonara in crocchette di patate, crema uovo, guanciale croccante, ma anche chi vuole osare con sapori più esotici come il polpo alla galiziana, paprika affumicata, olio evo Le Ferre e fiocchi di sale o la tigella di maialino da latte laccato alla teriyaki, cipolla di Tropea marinata. E per i grandi nostalgici polpette della nonna.

Il Box della domenica

La domenica invece Susanna propone le Box della Domenica a 25 euro a persona con piatti da finire da cuocere e grandi classici della cucina italiana come tagliatelle fatte a mano, ragù, maialino al forno. E tanti consigli per finire la cottura. Gli ordini si possono fare entro il giovedì direttamente al 3332941675: risponde la chef, con lei si può concordare l’orario e il luogo della consegna.

La consegna box della domenica avviene in tutta Roma entro il raccordo, con orario e luogo da concordare, mentre la consegna delle Tapas è possibile nelle zone Prati, Flaminio, Parioli, Centro storico, Trastevere, San Giovanni, Esquilino e San Lorenzo.

La Dispensa dei Mellini

Il locale di proprietà di Lorenzo Biancolella (40 anni, Romano) imprenditore nel mondo della ristorazione da più di 12 anni in Italia e all’estero, punta su una cucina semplice, di casa, con piatti dal sapore diretto e riconoscibile, confortante. Una piacevole scelta in più, in un momento complicato come quello attuale, per poter gustare a casa una buona cucina.

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