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Roberta Savona

Una Bussola per non perder la direzione. La tappa a Roseto è d’obbligo.

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L’Abruzzo non è solo una questione di Arrosticini, parola della Bussola Beach Club

C’è una strada al di là dei monti abruzzesi che, se percorsa, porta dritta al mare, su quella riviera illuminata dai lidi all’ombra di sconfinate pinete che rinfrescano i torridi pomeriggi d’estate. La costa adriatica riserva sorprese inaspettate, lo sanno bene le migliaia di persone che ogni anno scelgono di vedere il sole sorgere dal Mare Adriatico, calmo nei modi e generoso nei doni. Si perché quel che arriva sulle tavole marittime abruzzesi, è un po’ come il più bello dei regali. Fresco, colorato, saporito e mai abbastanza.

La Bussola Beach Club

Così è il pesce che abbiamo assaggiato a Roseto degli Abruzzi dove, tra i tanti banchetti a disposizione, il nostro occhio è stato rapito dalla Bussola Beach Club, curato lido che sul lungomare accoglie i bagnanti al mattino e gli affamati ricercatori di prelibatezze alla sera. Non solo food, l’aperitivo ha un perché tutto suo. I drink sofisticati, hanno l’aspetto metropolitano dell’imprenditore in vacanza. Camicia bianca di lino e relax sulla battigia mentre tra le mani scivola via un’altra Caipiroska.

La proposta gastronomica

L’offerta gastronomica poi, è tutta da scoprire. Quasi a voler sottolineare che l’Abruzzo non è solo una questione di Arrosticini e che la tappa in città è d’obbligo. In una calda serata d’agosto c’era spazio solo per un grande classico come gli Spaghetti alle Vongole, ma fortuna ha voluto che il personale di sala, sapientemente addestrato, ci abbia proposto una tra le più valide alternative. E così lo chef porta in tavola un’orecchietta della vicina Puglia, posata s’una crema di cime di rapa sapientemente ripassate alla barese, con quella nota di alici, peperoncino e aglio leggero che ben si sposava con i calamari (cotti con maestria) e le cozze, mantecati con peperoni. Dulcis in fundo, un peperone crusco tritato grossolanamente, rendeva giocoso un piatto dal gusto incisivo e mai invadente. Vera delizia per ogni palato.

La seconda tappa del nostro viaggio culinario, ci ha visti sfidare il grande topos della gastronomia marittima: la frittura. Una pirofila che non avrebbe mai dovuto avere fine, è stata offerta in tavola come il più prezioso dei tesori, con calamari, gamberoni e moscardini dalla consistenza perfetta, fritti in modo sapiente da mani esperte in grado di regalare tutto il sapore del mare.

Se per caso nel vostro viaggio vacanziero siete di passaggio per Roseto, per la cucina della Bussola c’è solo una cosa da dover sapere: è da provare, ad ogni costo!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/bussola.beach.roseto/

Il Circeo in tasca con Le Guide di Repubblica

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In edicola la Guida dedicata al Parco Nazionale del Circeo, tra sapori e sentieri nascosti

È in edicola e in tutte le librerie (anche in digitale), il volume dedicato al Parco Nazionale del Circeo, un percorso sapientemente articolato, a cura de Le Guide di Repubblica, tra i sapori e i sentieri nascosti di una terra ricca di luoghi magici e dalle tradizioni antiche. Il viaggio editoriale che offre il Circeo a portata di tasca, con itinearari illustrati da personaggi dello sport, del cinema, della cultura e dello spettacolo e che porta il lettore alla scoperta di tesori archeologici e prodotti tipici.

I protagonisti

«Mi piace, fu fatta da architetti che erano grandi progettisti al di là del fascismo, una città disegnata con intelligenza, molto moderna, con giardini, verde, divisa bene, un’architettura umanistica che non segue un’idea di consumo e mette al centro l’essere umano». Un’appassionata intervista alla scrittrice Dacia Maraini sul suo rapporto con Sabaudia, vissuta a stretto contatto con Pier Paolo Pasolino ed Alberto Moravia, è l’articolo d’apertura della nuova Guida, che disegna i contorni dello straordinario territorio alle porte di Roma, attraverso decine di passeggiate, tra paesaggi naturalistici, siti archeologici, trekking ed interviste a testimonial d’eccezione, tra cui il regista Paolo Genovese o l’attrice Elena Sofia Ricci. Insieme a loro anche grandi nomi del mondo dello sport, come Giovanni Malagò o il pallavolista Andrea Giani, seguiti da star dello spettacolo e del costume, come Marisa Laurito e Lavinia Biagiotti, Frida Giannini e Manuela Arcuri, fino a donne di cultura come Nori Corbucci e Manuela Fiorini de Rensis.

Le parole del Direttore Giuseppe Cerasa

Il Circeo viene così svelato in ogni suo aspetto, fornendo a portata di lettura itinerari che spaziano dalle dune alla foresta, dal mare ai laghi, dalla fauna alla fora. «Un paradiso tra Roma e Napoli che da migliaia di anni rappresenta uno dei luoghi più belli del mondo, un parco che viene voglia di definire un dono del creato e che noi ci onoriamo di raccontare in questa Guida che si aggiunge alle altre di un prestigiosa collana dedicata ai più bei parchi d’Italia», scrive il direttore delle Guide, Giuseppe Cerasa. «Un parco forte del passato, che guarda al futuro sostenibile di questi territori. Concretamente. Dove il vincolo della tutela di questo capitale naturale e culturale diventa opportunità per uno sviluppo esclusivo e per la promozione delle sue bellezze», scrivono poi il Presidente Antonio Ricciardi e il Direttore Paolo Cassola, dell’Ente Parco Nazionale del Circeo.

Gli itinerari culturali

Le orme di protagonisti della storia del cinema e della letteratura, come Anna Magnani e Johann Wolfgang von Goethe, illuminano il sentiero dedicato agli itineari culturali, con lo speciale capitolo dedicato a “Il Parco e il Cinema”, in cui si ripercorrono celebri set che hanno avuto il Circeo a far da sfondo. La sezione “Il Parco” passa in rassegna le peculiarità uniche di quest’area, dalla possibilità di birdwatching al mosaico di ambienti diversi, mentre nella sezione “Il Monte Circeo” sono esaminati i vari sentieri che attraversano il mitologico promontorio, fino alla vetta panoramica. E se gli Itinerari naturali sono delle passeggiate nella foresta, lungo il cordone dunale o tra le affascinanti zone umide, “Storia e Archeologia” è il capitolo che conduce i lettori alla scoperta di reperti unici al mondo come la Villa di Domiziano, le Mura Ciclopiche, il Monastero dell’Isola di Zannone e la Grotta Guattari.

Gli Eventi e gli appuntamenti

“Feste e Festival” è invece la sezione che passa in rassegna tutte le kermesse che si svolgono nella zona durante l’anno, tra teatro, musica, cinema, letteratura, attività sportive ed escursioni. A seguire, “Il Parco dei Sapori” celebra i prodotti enogastronomici frutto di questa terra, tra cui il kiwi giallo, la carne di bufala, il finger lime, l’anguria pontina e lo zafferano. Non mancano ovviamente i consigli su dove mangiare, dove comprare e dove dormire nei comuni del Parco (Sabaudia, San Felice Circeo e Latina, oltre all’isola di Zannone) e nei dintorni del Parco (Terracina, Pontinia), con decine di segnalazioni di ristoranti, trattorie, pizzerie, aziende agricole, botteghe del gusto, hotel, b&b e dimore di charme. Completano infine il volume la sezione dedicata ai Produttori di Vino e “Il Parco in Cucina“, un vero e proprio ricettario in cui dieci abitanti del parco svelano passo passo i segreti per preparare piatti tipici, come le anguille alla brace e lo stracotto di bufalina.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/leguiderepubblica

La Quercia rinnovata, per una riapertura in grande stile

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Dopo 10 anni Andrea Monteforte rinnova i locali de La Quercia ed è pronto alla ripartenza. Accanto a lui c’è chef Marco Gallotta.

Sono trascorsi dieci anni da quando il giovane Andrea Monteforte aprì il suo locale nella suggestiva Piazza della Quercia. Dopo questo primo decennio, La Quercia Osteria Monteforte ha riaperto al pubblico con veste rinnovata dallo scorso 25 giugno, data che ha segnato la ripartenza del locale dopo la grande incertezza del Covid-19. Un restyling mosso da slancio positivo e da una volontà d’azione che riporta in attività l’osteria in una delle piazze più belle di Roma. Accanto ad Andrea c’è Marco Gallotta, amico ed executive chef di lungo corso, tra le figure più significative del settore della ristorazione romana, che aggiunge a Monteforte l’esperienza giusta nel momento giusto. Perché è proprio in momenti come questi in cui la vita di ogni giorno è condizionata dalla distanza fisica, che la vicinanza di intenti si rafforza e fa da guida verso un’unica meta.

Le parole di Andrea Monteforte

“Ho sempre messo al primo posto l’ospitalità riservata e discreta, per questo dopo più di 10 anni di vita del locale, ho sentito il bisogno di offrire ai clienti un ambiente rigenerato, ma non stravolto” – afferma Andrea Monteforte, che prosegue dicendo – “Ho tanti clienti fidelizzati e non volevo togliere loro l’ambiente familiare a cui tenevano tanto. L’architetto ha tradotto il mio pensiero, realizzando interni raffinati senza perdere di vista l’autenticità dell’osteria. L’incontro con Gallotta ha fatto il resto: siamo in una casa dove la ricerca e la passione del cuoco mette in tavola la bontà dei sapori più semplici”, conclude il proprietario de La Quercia.

La Quercia come una piazza

La Quercia è stata immaginata e realizzata come una vera e propria piazza, dove appassionati artigiani, agricoltori e allevatori si ritrovano per mettere nei piatti i loro prodotti. Il menu diventa una vetrina, in cui sono esposti i piatti e il lavoro di operatori del settore chiamati a raccolta da Gallotta, per assicurare genuinità a 360 gradi.

La cucina di Marco Gallotta

La cucina, di cui chef Gallotta è protagonista insieme alla collaborazione di chef Paolo Sirianni (sous chef di Baccano, Enoteca Provincia Romana, Macro, Capofaro), declina tradizione e ricerca al servizio del sapore, con grandi classici preparati da altrettanto grandi prodotti. Tra gli antipasti compare la Frittata di Erbe (con uova di galline allevate allo stato brado, alimentate con semi di canapa, dell’Azienda Agricola L’uovo e la Canapa) e la Ricotta Laccata (dell’Azienda Agricola D’Ascenzo di Rieti), è servita con carote arrosto, timo e rosmarino. Tra i primi sono imperdibili le Mezze Maniche alla Carbonara, preparate con il Guanciale dell’Azienda Collemaggiore di Greccio di Rieti e gli fanno da eco i Cannelloni Ricotta e Orto, il cui ripieno fornito dall’Orto di Clapi – micro fattoria permaculturale di Campagnano, cambia a seconda delle stagioni. Tra i secondi ritroviamo Seppie in Zuppa di Cannellini, Pollo con i Peperoni  Polpette alla maniera dei Saltimbocca. La carne arriva ogni mese da una macelleria romana diversa, che proporrà un particolare “taglio” allo chef: a luglio Macelleria da Simone a Campo de’ Fiori, che sarà poi seguita dalla Macelleria Bombelli. Le crostate e i biscotti, così come il pane, sono realizzati dal Forno Monteforte e fanno da cornice ad una Lavagna che cambia settimanalmente seguendo stagionalità e mercato.

Le parole dello chef

“La mia prima passione è la cucina, la seconda è andare per allevamenti, campi, parlare e scambiare esperienze con agricoltori e artigiani. Da qualche anno unire le due cose è diventato indispensabile” – dichiara l’executive chef Marco Gallotta, aggiungendo – “Da quando mi sono allontanato dalla ristorazione, ho esplorato centinaia di stupefacenti occasioni di sapori italiani. Mi sento una specie di contacuoco e poter mettere in pentola i tanti prodotti assaggiati in questi anni, sarà un vero piacere per me e, spero, per chi mangerà alla Quercia”.

Il progetto

Stilisticamente, il progetto realizzato dall’Architetto Roberto Liorni, non si allontana dalle scelte legate alle classiche osterie e privilegia atmosfere pacate, familiari e dai colori tenui. La Quercia è un’osteria cosmopolitaraffinata e allo stesso tempo informale, in grado di accogliere clienti più giovani e al contempo di sedurre chi preferisce un luogo più “riservato”, in cui trovano agio anche gli ospiti dai palati curiosi e avvezzi a ristoranti più classici.

Le tante novità

Il pavimento in legno invecchiato dal tempo, le boiserie alle pareti, il marmo e le maioliche del banco mescita, le sedie vintage Milano di color miele, sono tutti elementi che caratterizzano La Quercia come un luogo dal gusto contemporaneo e in egual misura fuori dal tempo. In questa cornice dallo stile ricercato ma accogliente, i pochi tavoli dello spazio esterno godono anche di uno tra più straordinari scorci di Roma, quello tra Palazzo Spada e la Chiesa di S.Maria della Quercia, in cui la tradizione regna sovrana anche nell’omaggio alla città, fatto pensando alla vicina Confraternita dei Macellai. Tagliata e altri particolari tagli di carne, sono accompagnati da un Serratore Panciuto “a tre scrocchi”, con manico in corno di bufalo, realizzato artigianalmente per il locale da Santa Smacola Coltelli alla Romana. In tutto questo, c’è la volontà di stupire con la cucina, attraverso l’attenta cura del dettaglio e la scupolosità del servizio, eseguito in due sale a cui si aggiunge un comodo spazio con tavolo in comune che porta il locale a contare 54 coperti all’interno e 16 all’esterno. Settanta coperti che in questo momento, causa normative vigenti, saranno ridotti a 40 per garantire il giusto distanziamento.

Per saperne di più: www.osterialaquercia.com

Fiorella Pasqualini, chef per passione

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Dagli studi di medicina, alla vita in cucina. Storia di Fiorella Pasqualini e di una scelta fatta per Amore.

La storia di Fiorella Pasqualini è la storia di una persona che ha fatto le sue scelte in nome di un Amore superiore, quello per la cucina, da cui inizialmente aveva provato a discostarsi ma che alla fine, come le storie d’amore più belle del mondo, ha raggiunto inesorabilmente il suo lieto fine.

Gli studi in medicina

Fiorella ha 31 anni e molto tempo fa è arrivata a Roma per studiare Medicina. Un desiderio che aveva sin da giovanissima e che ben presto e con i dovuti sforzi, sarebbe sicuramente diventata la sua professione, se non fosse stato per quel “fattore DNA”, come lo chiama lei, che un giorno dopo l’altro l’ha chiamata forte a sé. Nata da un papà che da tutta la vita – o quasi – lavora come chef nel Ristorante Il Casale, a Colli del Tronto nelle Marche, Fiorella inconsapevolmente ripercorre la stessa storia di suo padre. Anche lui, come lei, a suo tempo cestinò la laurea in Giurisprudenza per aprire il suo primo locale. Era il 1988 e i tempi erano altri. Ma Fiorella sente di non esser poi così distante dal percorso fatto da suo padre e così, dopo aver intrapreso un percorso di psicoterapia che l’ha aiutata a conoscersi meglio, ha compreso che la sua felicità sarebbe stata tra i fornelli e non nelle corsie di un ospedale.

L’amore per la cucina

Così la ragazza ha abbandonato gli studi e ha cominciato a lavorare nei locali di Roma, per mantenersi e per pagarsi un corso di cucina professionale. «È più forte di me, non riesco a fare cose senza studiare e documentarmi», afferma la giovane chef in erba, che dopo il corso ha iniziato sin da subito a lavorare con il grande Chef Francesco Apreda, dove ha sperimentato il lavoro in brigata e ha conosciuto tanti ragazzi che come lei cercavano di costruirsi un futuro, coltivando il sogno di intraprendere un mestiere che è una vera e propria vocazione. «Ho appreso tanto dai miei colleghi, lavorativamente e umanamente. Quelli sono giorni che mi resteranno per sempre. Chi sceglie di fare il cuoco ha un amore per il suo lavoro che è travolgente», continua Fiorella.

La città eterna

Nella città di Roma la giovane donna è cresciuta e si è formata. Per lei la Città Eterna è casa, ma com’era giusto che fosse, Fiorella sceglie di tornare alle origini, laddove è nata ed è cresciuta vedendo per primo suo padre, muoversi tra pentole e materie prime, curando i dettagli e scegliendo sempre il meglio per portare a tavola tutto il buono della cucina tradizionale. «Ho scelto di tornare dall’uomo che mi ha trasmesso questa passione, per studiare ogni momento del suo lavoro e per costruire il mio futuro partendo da ciò che può insegnarmi il passato».

Il Ristorante “Il Casale”

Con il sogno di un ristorante tutto suo, Fiorella torna nelle Marche pronta ad aprire il suo primo locale vicino al mare, ma i sogni si sono infranti contro il muro del Covid-19, che l’hanno costretta a rimandare l’apertura al 2021. «Voglio sfruttare questo momento di stasi per rimettermi ancora una volta in gioco. Andiamo incontro all’estate e sarà più semplice lavorare con il domicilio. Da qualche tempo sto collaborando con la Biologa e Nutrizionista Martina Restelli. Insieme a lei sto lavorando a un progetto che possa insegnare alle persone a mangiare bene, in modo gustoso, ma facendo attenzione a preservare il proprio corpo in salute», conclude Fiorella, che intanto, con l’inizio della Fase 2, ha inaugurato anche l’asporto insieme a papà Emilio nel “Ristorante Il Casale”.

 Per saperne di più: www.hotelcasale.it

Sintesi, il ristorante contemporaneo riapre al pubblico

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È tempo di tornare alla vita, e ne ha voglia Sintesi, il locale di Ariccia, pronto a stupire ogni palato

Dopo il buio torna la luce. Almeno uno spiraglio, vien da dire. Mentre molti continuano a tenere bassa la serranda tra proteste e giuste scelte di campo forzate, dai castelli giunge la buona novella. Sintesi, il ristorante contemporaneo di Ariccia, è pronto alla riapertura che avverrà con grande emozione il prossimo martedì 2 giugno 2020. Nel pieno rispetto delle normative vigenti, lo spazio esterno dedicato ai clienti sarà fornito di ogni attenzione, per far sì che il convivio sia un momento di pace, relax e puro godimento. Sintesi aveva aperto al pubblico la prima settimana di marzo, appena costruito, rifinito, fornito di grande slancio verso la contemporaneità, ha visto il proprio sogno interrompersi di colpo, causa Coronavirus.

Il delivery

Una storia comune a molte realtà ma che in questo caso, ci auguriamo prosegua con un lieto fine. Perché in fondo la ripartenza non è che l’inizio. Seppur di recente apertura, durante il lockdown Sintesi ha messo in campo un eccellente servizio di delivery che ha coperto una vasta zona dei Castelli Romani. Dal 2 giugno in poi, i clienti potranno usufruire anche del servizio take away – dal venerdì alla domenica e su prenotazione, con un giorno di anticipo – con due bag: picnic e weekend; nella “bag picnic” ci sarà un fish burger con chips, insalata di campo, lemon tart, tutte portate adatte ai pranzi all’aperto. La “bag weekend” invece, è stata ideata per la cena e contiene un’insalata di moscardini, lasagna di pesce, frittura e lemon tart.

Continua anche il servizio happy birthday, il quale attraverso prenotazione, si renderà possibile la realizzazione di una torta di compleanno che arriva dritta a casa per un buon festeggiamento domestico.

Il nuovo menu

Il menu disponibile al ristorante e consultabile con un QR Code, è strutturato per offrire anche un servizio aperitivo attivo dal giovedì alla domenica sera, dalle 18.00 alle 20.00. Nel menu sono presenti snacks che il cliente potrà decidere di ordinare componendo un minimo di tre appetizer per l’aperitivo o come antipasto, primi e secondi ed una carta dei dessert composta da quattro dolci ed una selezione di formaggi. La dinamicità della carta, caratteristica anche del menu delivery, è legata al reperimento delle materie prime e a quello che offre la natura, portando così avanti anche il principio dello “spreco zero”. La ferrea volontà di non cedere immediatamente ad una sorte avversa e la capacità di adattarsi sono la forza di un giovanissimo team, che nel locale Sintesi ha scommesso due volte: prima l’apertura di un ristorante contemporaneo in una zona fortemente legata alla tradizione e poi la necessità di riadattarsi velocemente a causa del momento storico.

Il team e il ristorante

«Cerchiamo di eliminare il superfluo, sempre. Non siamo un ristorante gourmet, non siamo una trattoria, non siamo una hosteria. Siamo quello che i nostri piatti dimostrano di essere – un collettivo che mette insieme idee orientali, tecniche nord europee e sapori universali per ottenere ogni giorno una nuova preparazione, un abbinamento a noi ancora sconosciuto». Con queste parole Sara ScarsellaMatteo Compagnucci e Carla Scarsella, i tre giovani soci di Sintesi, firmano un vero e proprio manifesto di sincerità che chiarisce al meglio ogni dubbio (se mai dovessero giungere mentre gustate prelibatezze alla corte di Sintesi).

Le esperienze di Sara, Matteo e Carla

Sara e Matteo, classe ’92 e ’93, sono alla guida della cucina e Carla, classe ’94, alla guida della sala. Sara e Matteo si incontrano al ristorante Da Caino – dove Matteo è capo pasticcere – dopo la formazione dell’una all’Alma e dell’altro alla scuola alberghiera. Così comincia il loro percorso. Una prima esperienza ad Oxford,  poi uno stage di 3 mesi al Noma di Copenaghen; dopo lo stage, pur avendo ricevuto richiesta di rimanere, si spostano. Sara si trasferisce al Geranium per un nuovo stage che si trasforma in lavoro da capo partita per un anno e mezzo, Matteo al Brace come sous chef. Poi ancora un’esperienza all’estero, in Australia. Qui Sara lavora per Neil Perry e apprende le tecniche di cucina giapponese; Matteo, dopo un periodo al Bennelong – Opera House in Sidney, trova lavoro al Fish Butchery di Josh Niland. Il loro obiettivo è quello di apprendere sempre di più conoscendo nuove città, nuove cucine, nuove materie prime e nuove tecniche di elaborazione. Sintesi rappresenta un nuovo punto di partenza: un ristorante contemporaneo nel cuore dei Castelli Romani, zona legata fortemente alla tradizione.

La filosofia culinaria

La volontà è quella di unire nel piatto ingredienti diversi per natura e provenienza, mettendo a servizio della comunità dei Castelli Romani – e non solo- le esperienze fatte in giro per il mondo. L’idea di cucina è la sintesi delle loro esperienze: dal lavoro a Copenaghen riportano l’attività del foraging e la preparazione di fermentati, da quello nei locali di Neil Perry l’utilizzo del forno a carbone, il Josper, con griglia e le marinature cinesi con i fondi di cottura. I metodi di lavorazione del pesce di Josh Niland, di trattare cioè il pesce come la carne, diventa fonte di ispirazione per lavorare l’animale intero utilizzando tutte le parti per diverse preparazioni. I fornitori a cui si rivolgono sono piccoli artigiani, per lo più locali ed il pesce proviene dall’asta di Anzio. L’arredamento è minimal e accogliente, in legno, con un forte richiamo alla natura grazie ai pannelli di muschio e al piccolo orto verticale. Alla guida della sala c’è Carla, sommelier. L’obiettivo è di impostare la sala sulla professionalità senza mai diventare troppo formale così da creare un legame con ogni cliente. Sono circa 50 le etichette della carta vini, provenienti da diverse aree d’Italia e suddivise tra convenzionali, biodinamici e naturali. La carta dei vini cambia spesso, come il menu, puntando inoltre su un’offerta al calice molto ampia. Non mancano una carta delle birre artigianali, una piccola sezione dedicata a cocktail e analcolici.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/sintesiristorante/

Arriva Leggimenu.it, l’aiuto gratuito ai ristoratori

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Rispettare le regole e sanificare, tutto tranne  i menu! Da oggi online con la piattaforma offerta da KiRweb. Oltre 800 esercenti iscritti in meno di 24h.

La Fase 2 ha preso il via tra le polemiche. Tra mezze riaperture, scelte di campo e impossibilità a rialzare la saracinesca, quella fetta di coraggiosi ristoratori che è riuscita a riaprire il 18 maggio, è già alle prese con le misure di sicurezza necessarie per contrastare il temuto contagio di ritorno. Numerosi gli accorgimenti da rispettare, tra cui spiccano i frequenti momenti dedicati alla sanificazione, indispensabile per garantire al pubblico una cena serena e al riparo dal virus.

Ma come fare con i menu? La cara vecchia “carta”, già fortemente provata dall’avvento delle tecnologie, da oggi è destinata ad estinguersi, complice anche l’arrivo sulla rete del sito Leggimenu.it , il menu digitale gratuito che aiuta la ristorazione a ripartire. Perché in tempi oscuri come questi, risparmiare qualcosa fa sempre comodo e dunque, perché non risparmiare quel margine di tempo e quella quantità di disinfettante che serve a sanificare i menu di ogni cliente? Ne è certo Riccardo Pirrone, ideatore dell’iniziativa web gratuita e a capo dell’agenzia di comunicazione KiRweb, già nota per la sua creatività applicata al difficile mondo dell’industria funebre. Sono infatti più che celebri le campagne pubblicitarie di Taffo Funeral Services, caso unico nel suo genere e vero e proprio esempio di social marketing, ormai oggetto di studi universitari, di cui KiRweb è autore. In meno di 24 ore e con sincero stupore da parte degli ideatori, il portale ha già collezionato oltre 800 ristoratori iscritti, pronti ad usufruire di un servizio che si preannuncia indispensabile e che resterà di libero accesso per sempre.

COME FUNZIONA LEGGIMENU.IT

Per i Ristoratori

Utilizzare Leggimenu è molto semplice. Se siete a capo di un ristorante, un bar o una pizzeria, basterà andare sul sito www.leggimenu.it e caricare autonomamente sul sito il vostro menu. Registrandovi, potrete ricreare da zero la carta dei cibi e delle bevande offerte nel vostro locale. Al termine del caricamento, vi sarà poi rilasciato un QR-code che mostrerete al cliente per scegliere la pietanza che preferisce attraverso il suo personale smartphone.

Per i Clienti

Usufruire del menu digitale su Leggimenu è facile. Entrando nel locale, chiedete al gestore se il suo menu è presente su www.leggimenu.it . In caso di risposta positiva, puntate il vostro smartphone sul QR-code fornitovi dal personale di sala e in pochi secondi avrete libero accesso alla carta del locale.

«Che tu abbia un ristorante, un bar o una pizzeria, con leggimenu.it potrai avere il tuo menu in versione web e i tuoi clienti potranno consultarlo facilmente con il cellulare mentre sono al tavolo» – dichiarano i creativi di KiRweb, che concludono – «Per usufruire del servizio online, basterà registrarsi sul sito e non ci sarà bisogno di scaricare alcuna applicazione. Un menu digitalizzato è sicuro per tutti!».

LE CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO LEGGIMENU.IT

  • Menù digitale in formato web;
  • Leggero e veloce, navigabile anche dove c’è poca connessione;
  • QR-Code per l’accesso diretto al menu dal tavolo;
  • È una web app che i tuoi clienti potranno salvare sul cellulare ;
  • Possibilità di gestire e modificare il menù giornalmente;
  • Illimitate categorie e voci menU;
  • Possibilità d’inserimento allergeni;
  • Possibilità di personalizzazione con Nome, Logo e Colore;
  • Assistenza e-mail/ticket;
  • Servizio gratuito per sempre.

Per saperne di più: www.leggimenu.it

Ecofattorie, il sapore della Sabina a domicilio

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Ecofattorie: dalle campagne romane alle tavole della capitale, #lasabinanonsiferma

Ricotta fresca o al forno, pecorini, dal grande classico stagionato agli aromatizzati, caciotte locali, uova, carni e latticini freschi di giornata, confetture e creme dolci – al pistacchio e alle nocciole – vini locali e birre artigianali e come non menzionare tutto il sapore della frutta e degli ortaggi di stagione. Tutto biologico, tutto fresco e tutto rigorosamente portato a casa.

Ad offrire i sapori delle campagne romane direttamente sulle tavole della capitale è Ecofattorie Sabine, che lancia in rete l’hashtag #lasabinanonsiferma , dando inizio al servizio di spesa a domicilio e senza ulteriori costi per la consegna.

La Sabina non si ferma

Non solo spesa a casa. Ecofattorie è vicina ai suoi estimatori più in là con l’età e per i residenti del comune di Poggio Mirteto ha previsto uno sconto de 20% per gli over 65. Il tutto con l’attenzione massima ed il grande riguardo per le regole di sicurezza previste dal decreto per l’emergenza Coronavirus. È così che da Poggio Mirteto, Ecofattorie parte alla volta dei comuni limitrofi, come Montopoli di Sabina, Torrita Tiberina, Poggio Catino, Gavignano, Stimigliano, Salisano, fino alla vicina Roma, nei quartieri Balduina, Fleming, Parioli, Trieste, Prati, Nomentana, Conca D’Oro e infine Montesacro.

Fin da subito, con mio fratello Tommaso, abbiamo compreso che questa emergenza sarebbe durata a lungo. Negli ultimi anni abbiamo lavorato duramente per il nostro negozio e ancor di più per l’agriturismo, che in questa fase è giustamente fermo. La consegna a domicilio era l’unica via per salvaguardare tutto il grande lavoro di crescita fatto negli anni, per rimanere sul mercato e per consentire ai nostri dipendenti di non perdere il lavoro e parallelamente, offrire un servizio alla cittadinanza. Credo che il nostro sia quasi equiparabile ad un dovere civile. Non sapevamo se la nostra iniziativa avrebbe funzionato, ma abbiamo voluto provarci lo stesso e dagli ordini presi su pezzetti di carta, in breve siamo passati alle mail e a programmi online in grado di schedulare zone e prodotti ordinati. Abbiamo rivoluzionato il locale in un funzione del servizio a domicilio. Laddove c’erano i tavoli destinati al servizio al pubblico, abbiamo creato un vero e proprio centro di smistamento ordini. In breve dalla consegna ai comuni limitrofi, siamo passati a soddisfare anche le richieste dei residenti a Roma, che hanno appreso di Ecofattorie tramite un passaparola molto efficace” queste le parole di Alice Di Pietro, responsabile vendite e comunicazione dell’azienda.

Per saperne di più e scoprire la qualità di Ecofattorie Sabine: http://www.ecofattorie.it/

Bompiani a domicilio, per non perdere il gusto

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La premiata pasticceria Bompiani riprende l’attività grazie al servizio di delivery Cosaporto.it

Bompiani ha riaperto. La serranda resta a mezz’aria, ma il profumo dei cornetti è tornato a inebriare la piazza circostante. In tempi di pandemia globale si può e si deve resistere, è vero. Ma se a punirci c’è già la quarantena, perché continuare a soffrire ulterioremente con crudeli privazioni? Aggiungiamoci anche che, tra quattro mura, la capacità di resistenza è duramente messa alla prova. Fino ad ora abbiamo atteso nel ricordo di fragranti crossaint alla francese, barattati con più o meno sane colazioni casalinghe ma, a dirla tutta, dei cornetti, bombe e bignè della Pasticceria Bompiani non si può farne a meno a lungo. In fondo c’è un limite a tutto! In fondo è impensabile affrontare la Pasqua senza Colombe e pastarelle. E così, dopo l’invito giunto a gran voceda amici e clienti (che Dio li benedica), Walter Musco ha annunciato che il laboratorio di produzione della Pasticceria Bombiani è tornato attivo e con lui, la possibilità di ricevere a casa tutta la sua dolcezza indiscussa grazie al servizio di delivery Cosaporto.

I prodotti della Pasqua

Seppur di nuovo attivo, il laboratorio prevederà tempistiche differenti, per garantire una produzione artigianale di qualità e far avere il prodotto appena realizzato nelle case degli acquirenti. Sono disponibili le torte “signature” più amate, in tiratura limitata e ad un prezzo speciale. «Oggi è per noi fondamentale riportare serenità nelle case dei nostri amici e abbiamo deciso di abbatterne il costo all’utente finale, senza variare le materie prime utilizzate in laboratorio», affermano dalla pasticceria. Dai primi giorni di Aprile sono ordinabili le pastiere e gli ovetti gourmet che, tra due strati di cioccolato fondente, custodiscono un gustoso ripieno a scelta tra dulce de leche, gelèe al lampone e nocciola. «Da sempre le uova sono un marchio di fabbrica della nostra pasticceria e, anche quest’anno, abbiamo voluto garantire la produzione delle nostre uova più golose», conclude Musco.

La consegna a domicilio con Cosaporto

Nel primo fine settimana di aprile inizia la produzione e la vendita delle Colombe, un altro prodotto amatissimo dai clienti affezionati a Bompiani. Consistenza soffice e sapori decisi, la colomba di Bompiani ha un aroma inconfondibile di vaniglia tahiti e canditi di grande pregio. E infine, a partire dal 7 aprile, sono ordinabili anche il casatiello e la torta pasquale (o pizza al formaggio), protagonisti della tradizionale colazione pasquale.

Il servizio di delivery sarà effettuato da Cosaporto.it , nel totale rispetto della normativa vigente. I tempi di consegna saranno variabili, in base alle richieste che arriveranno. L’intento di Pasticceria Bompiani è quello di tornare a fare ciò che (loro, ma anche noi) amano di più: portare gioia e grande gusto nelle case della gente.

Per saperne di più: https://cosaporto.it/partner/bompiani/

In Italia la quarantena si fa in cucina: Orecchiette con le cime di Rapa

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Tradizione casalinga e ricettari della nonna. La passione per la cucina si diffonde più del Coronavirus: ecco la ricetta delle “Orecchiette con le cime di rapa”.

Cibo e musica. Due colonne portanti della quarantena made in Italy. Se dal balcone si diffonde calore e vicinanza a suon di note, nelle case degli italiani e specialmente in cucina, prolificano i momenti di creatività culinaria, rigorosamente ispirati alla tradizione ed ai ricettari delle nonne. Le sacre scritture tenute a riposo sotto una coltre di polvere e mestoli inutilizzati, vengono fuori dai cassetti e oggi sono consultati come vademecum per la sopravvivenza, guardati da tutti con gli occhi di chi tra le mani sta stringendo il Santo Graal.

Sfogliando le pagine del libro delle genesi pugliese, giace incastonata da fili di oro la ricetta perfetta, passata di mano in mano come il più prezioso dei saperi, raccontato di voce in voce nella notte dei tempi, sul lungomare barese a Pane e Pomodoro e tra i vicoli della Bari Vecchia. “Orecchiette e Cime di Rapa”, il mantenimento dello status quo, il racconto saporifico di ciò che è stato e che ad ogni morso, è e sarà sempre: il gusto della Puglia.

Il racconto di un piatto

Così facendo, leggendo una riga dopo l’altra, ricordo i 4Kg di rape portate a Roma, di ritorno dalle vacanze di Natale. Sono ancora lì, nel freezer, già lessate e prontamente congelate, razionate in sacchetti porzionati che furono farciti con garbo e amore, come se una forchettata dopo l’altra, aleggiasse in me già il presagio di un’epica quarantena. Ne tiro fuori un paio e con cura inizio il processo di decongelamento. Spacco uno spicchio d’aglio e svuoto mezzo barattolo di Acciughe Delicius. Non sono quelle che pescava mio nonno e che mia nonna metteva sotto sale con un masso di mare a pressarne l’anima, ma sono dignitosamente buone e meritano la mia stima.

Butto in padella l’aglio, le acciughe ed un generoso giro d’olio extravergine (rigorosamente di Puglia e qui di scuse non ne accetto). Mentre comincia a dorarsi l’aglio e le acciughe iniziano a sfaldarsi nel più godurioso degli sfrigolamenti, metto su l’acqua e squarcio un pacco di orecchiette fresche. A parte faccio rosolare in olio un po’ il pangrattato, che tornerà utile durante la mantecatura, perché in Puglia non c’è mai fine al godimento. L’olio è caldo, pronto ad esser penetrato dalle rape scongelate ma ancora turgide e così, sorvolando i preliminari, verso le cime nell’olio e acciughe e comincio a ripassare il tutto.

Per i più trasgressivi è consigliato anche un po’ di peperoncino fresco. L’acqua bolle è tempo di cuocere le orecchiette. Le tiro su ancora callose, da sentirne la presenza sotto i denti e con gesto repentino e fare consapevole, travaso le orecchiette nella padella delle cime. Faccio saltare il tutto e manteco tra loro gli elementi, con un po’ di pangrattato dorato. Li unifico e li assemblo come se non fossero mai nati separati e alla fine il tripudio che giace nel mio piatto, è il più profondo degli orgasmi mai provati.

Orecchiette con le cime di rapa

Ingredienti

– 1 kg di Cime di Rapa
orecchiette acqua e farina (200 g di semola di grano duro rimacinata e 100 ml di acqua)
– 1 spicchio di aglio
– q.b. olio extravergine
– 3 acciughe sotto sale
– q.b. di pangrattato
– q.b. di sale
– peperoncino fresco (a piacimento)

A Roma c’è B.Ro, il pub versione 3.0

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Birra, Burger e Bar ai Parioli… ma non chiamatelo pub!

Se in principio era il pub, oggi è giunto il tempo di conoscere B.Ro. B.Ro è un pub in versione 3.0 che nasce nel quartiere Parioli, nei locali che furono di uno storico ristorante e che oggi, grazie ad un importante lavoro sugli interni effettuato da Studio Strato, torneranno a nuova vita. A farli rinascere sarà l’avventura gastronomica a base di Birra, Burger e Caffetteria proposta da Dany Di Giuseppe, Gino Cuminale, Isidoro Vagnozzi e Michelangelo Baldini, quattro temerari che hanno immaginato un format in grado di offrire un’esperienza di food hub dal gusto internazionale.

Non solo food per la proprietà, che insieme all’offerta culinaria variegata, sottolinea l’importanza di riaprire un dialogo con il quartiere e con la città, partendo dall’istituzione di un luogo che accolga tutti e che per tutti sia una vera e propria comfort zone da vivere e assaporare senza troppi cliché, a partire dal prossimo venerdì 6 marzo 2020, quando si apriranno le porte al pubblico.

Il locale

È forse troppo romantico partire da quella semplice idea di spazio comune? Luogo che è sinonimo di aggregazione, portatore di quella familiarità che solo i più puri pub sanno offrire. B.Ro fa spazio alle idee ripartendo dal principio, da quella semplice ed efficace vita che anima le public house d’oltreconfine. All’ispirazione anglosassone si aggiunge quella della taverna, nella sua più nota situazione di vita, con i clienti al bancone pronti a gustarsi una buona birra dopo una dura giornata di lavoro. Un modo nuovo e magari più lento per assaporare la vita, seduti al banco circondati da un’atmosfera cosmopolita e contemporanea, dove tra un sorso e l’altro, gli occhi brilleranno alla vista di speciali pietanze offerte dallo chef.

Il menu

Un giro intorno al mondo un sorso ed un morso dopo l’altro, tra eccellenze italiane ed interpretazioni culinarie d’oltreoceano. E così, partendo dall’idea del Burger Bar, dove a padroneggiare è il panino, la visione ed il gusto si allargano a favore di altri e più incredibili sapori. La fornita proposta di burger sul menu si amplia e fa spazio a samosa, tacos, pokè, arrosticini e coni salati, la novità della casa che si aggiunge alle portate in salsa street. Notevole la Burger List, dove nulla è lasciato al caso, dal pane artigianale e realizzato con aromi speciali (come tè verde e rapa rossa), fino ai buns di qualità, come l’imperatore American Cheeseburger, oppure il piatto della casa, il B.RoBurger. La lista e la voglia si allungano con le varianti esterofile che danno spazio all’estro dello chef Alessandro Usai, pronto a strabiliare tutti con panini come il Marocco (burger di anatra, hummus di ceci, insalata lollo e crema di datteri), oppure il Giappone (burger di wagyu, sesamo, daikon, senape grezza, germogli di soia, insalata lollo e maionese al wasabi).

L’apertura

Dal 6 marzo B.Ro l’attività prende il via a tamburo battente, aprendo al pubblico tutti i giorni e con orario no stop, proponendo piatti e boccali di birra che non hanno limiti, neanche per i palati più curiosi ed esigenti che, della nuova cucina ai Parioli potranno sicuramente apprezzare l’anima versatile. Panini fragranti oppure più soffici, rigorosamente fatti in casa, cotture perfette ed incredibili farciture. E come non notare le salse, ben undici tipi differenti presenti sul menu, pronte a soddisfare tutti in ogni stagione, grazie all’ampia sala interna e ai tanti posti esterni che attendono l’arrivo della bella stagione. Cosa c’è di meglio che sedere al sole gustando grandi classici come alette di pollo, fish&chips, anelli di cipolla, patate fritte e non, brosticini, tacos e dulcis in fundo i coni salati: croccanti cialde farcite da mini tartare di manzo condite da prelibate salse.

Le birre

“B” come burger. E ovviamente “B” come birra! Se i piatti convinceranno, le birre non saranno da meno. Altro pilastro del locale è infatti la birra, offerta tra selezionate proposte italiane e straniere, tra cui spicca il birrificio Birra del Borgo. Quindici spine con pompa all’inglese sono pronte ad accogliere il cliente in quello che vuol’essere un vero e proprio paradiso del genere. Dalle Lager più note alle IPA, passando per Blanche, Tripel, Imperial Stout e Gluten Free. La spina sarà in rotazione frequente, per assicurare al pubblico sempre una nuova offerta con cui testare tutto il gusto locale ed internazionale e che (grande novità), sarà anche take away. Innovativa è infatti la proposta di poter ordinare birre alla spina in lattine da 50cl, riempite e sigillate al momento grazie ad un apposito macchinario.

Insomma, che sia in compagnia al bancone del bar, oppure sul divano di casa di fronte ad una serie tv, l’intento è quello di non lasciarci mai soli. B.Ro promette emozioni, non resta che provarle!

Per saperne di più: https://www.instagram.com/broburgerroma/