Il 27 ottobre parte ufficialmente la Capo Cocktail Competition, ideata e voluta dal Gruppo Caffo 1915 per introdurre e valorizzare il Vecchio Amaro del Capo nella mixology. Un’operazione non solo di marketing, che prova ad ampliare il posizionamento dell’iconico amaro calabrese, ma un modo per rafforzare sempre di più l’utilizzo della liquoristica e degli amari nell’arte della miscelazione. Ne parliamo con Fabrizio Tacchi, Spirits & Amaro Ambassador di Caffo.
Vecchio Amaro del Capo è oramai un simbolo riconosciuto della liquoristica calabrese e nazionale, un riferimento di gusto per molti, ma soprattutto un elemento di identità con la Calabria. Prodotto che per anni è stato solo dei calabresi, quasi di nicchia, riconosciuto da pochi, apprezzato però da molti. Nel tempo il Gruppo Caffo 1915 è stato lungimirante e perseverante nel suo posizionamento, trasformando questo amaro nell’amaro degli italiani.
La sua forza è stata proprio l’orgoglio d’identità e quel valore di condivisione che si porta ancora dietro, come amaro di fine pasto che si porta in tavola con piacere. Ogni calabrese fuori sede ha trovato un senso di appartenenza nella ritualità del consumo di questo amaro e involontariamente sono proprio stati i calabresi i primi grandi ambassador del Vecchio Amaro del Capo. Come ci spiega Fabrizio Tacchi, bartender riminese e da cinque anni ormai Spirits & Amaro Ambassador di Gruppo Caffo 1915: “Vecchio Amaro del Capo è uno dei simboli più autentici degli amari italiani, è un racconto liquido della Calabria che da amaro stagionale come veniva considerato all’origine, bevuto d’estate, oggi è prodotto tutto l’anno ed esportato in Italia e nel mondo”.
In questa bottiglia troviamo ben 29 ingredienti: tutte erbe naturali, solo calabresi, miscelate secondo una ricetta segreta. “Ma non erbe qualsiasi, spontanee o popolari, ma di qualità – sottolinea Tacchi. Per la produzione di questo amaro sono selezionate tra i migliori fiori, frutti e radici di Calabria, come l’arancia amara e quella dolce, il mandarino, la liquirizia, il ginepro, la camomilla fino allo zafferano, l’anice e la menta piperita. Una miscela potente che lungo le quattro generazioni della famiglia Caffo è stata migliorata fino a trovare quel gusto universale che piace e fa innamorare tutti”.
Ma perché piace così tanto? “Oggi posso affermare nella mia esperienza diretta che l’Amaro del Capo è effettivamente ambasciatore di un’Italia autentica, presente in 70 paesi è portabandiera del nostro paese all’estero. Da quando poi abbiamo inventato e lanciato il consumo ghiacciato a meno 20 gradi, che è diventato anche il nostro claim, questo liquore è praticamente spopolato, divenendo un brand trasversale, apprezzato da chi cerca il sapore classico, un prodotto tradizionale, ma che abbia anche un gusto contemporaneo e moderno. Un amaro soprattutto che non ha età” spiega l’Ambassador del gruppo.

Vecchio Amaro del Capo, un liquore tre gusti
La collezione di etichette di Amaro del Capo nel tempo si è allargata, contando oggi tre declinazioni differenti: l’amaro classico conosciuto da tutti, la Riserva del Centenario nata nel 2015 per celebrare i 100 anni dell’azienda e l’Amaro del Capo Red Hot Edition, ovviamente piccante e pensato nel 2019 per il Festival del peperoncino a Diamante (Cs).
Come ci spiega Fabrizio Tacchi: “Sono tre tipologie di bevute differenti, il primo è quello classico da condividere e gustare nella sua freschezza, a fine pasto; la Riserva che ha come ingrediente aggiuntivo un brandy invecchiato 40 anni in botti di rovere di Slavonia è da meditazione con la sua corposità e struttura, le sue note esotiche e di frutta secca, da bere lentamente per goderne la complessità; mentre la versione Red Hot Edition si distingue per colore e retrogusto piccante dovuto all’aggiunta di peperoncino. Una caratterizzazione quest’ultima che lo rende originale e divertente, soprattutto se impiegato nella mixology. Pensate ad uno Spritz con Red Hot Edition, il primo spritz piccante, che sicuramente si fa notare e ricordare”.
La Capo Cocktail Competition
E sono proprio le tre declinazioni di Vecchio Amaro del Capo ad essere protagoniste della Capo Cocktail Competition, la sfida che invita tutti i bartender a esprimere la propria creatività reinterpretando in versione cocktail l’amaro più amato d’Italia.
La Capo Cocktail Competition 2025 si snoda lungo tre tappe – Caserta, Roma e Milano – prima della grande finale prevista all’inizio del 2026 nella storica Distilleria F.lli Caffo di Limbadi. Si parte da Caserta il 27 ottobre, si prosegue poi a Roma il 18 novembre, per concludersi a Milano il 1° dicembre. Al termine delle semifinali, il vincitore assoluto sarà proclamato Official Vecchio Amaro del Capo Bartender e rappresenterà il brand al Bar Convent di Berlino 2026, il più prestigioso appuntamento internazionale dedicato al bartending.
Come ci spiegano il tema di questa prima edizione è il “territorio”, un invito rivolto ai partecipanti a valorizzare i sapori e i prodotti delle proprie origini (quindi non legato alla Calabria) reinterpretandoli in abbinamento a Vecchio Amaro del Capo – disponibile nelle sue tre versioni – per dar vita a drink originali e identitari.

“Già nel 2024 si è svolta una edizione zero, chiamiamola così, in sede a Limbadi, quest’anno abbiamo deciso di fare il grande salto, convinti che sia il tema di questa edizione sia lo stesso concept funzioneranno tra i colleghi bartender” – ci racconta sempre Tacchi – “l’obiettivo è quello di avvicinare un largo numero di bartender al Vecchio Amaro del Capo coinvolgendoli nell’utilizzo di questo prodotto in miscelazione e avere attraverso il loro lavoro la fortuna di trovare l’intuizione, quell’idea liquida che sia replicabile e abbia tutti i numeri per diventare un grande classico, un signature ed essere amato dai cultori del cocktail”. E continua: “ad ogni tappa la giuria di esperti (abbiamo voluto solo bartender, bar manager o titolari di cocktail bar e persone con esperienza nei concorsi) sceglierà tre ricette tra quelle presentate e assaggiate. La valutazione sarà fatta in base a presentazione, storytelling, gusto e originalità, premiando le proposte più creative e coerenti con il tema. I 9 finalisti si sfideranno poi nuovamente nella finale che prevede oltre alla preparazione del drink che ha passato il turno anche di una prova “mistery box” così da dimostrare di saper creare un cocktail al momento”.
Una gara che promette di essere anche divertente e di creare confronto, perché oltre a essere una competizione, la Capo Cocktail Competition, vuole essere un laboratorio di idee e creatività, dove professionisti e appassionati potranno confrontarsi e dare vita a nuovi cocktail che, magari un giorno potrebbero affiancarsi ai classici negroni o all’interno di una drink list
L’idea si basa sulla tendenza relativamente recente ma che sta prendendo sempre più piede dell’utilizzo degli amari in miscelazione. Gli amari sono, infatti, diventati una base aromatica innovativa come ci spiega Fabrizio: “se in passato erano considerati esclusivamente un prodotto da fine pasto, oggi invece rappresentano un elemento fondamentale per creare nuovi classici, drink e miscele originali. Questo uso moderno dell’amaro, esploso negli ultimi anni, continua a riscuotere grande successo. Nel caso di Vecchio amaro del Capo è una vera e propria firma mediterranea e regionale, capace di donare ai cocktail una texture riconoscibile e un profilo aromatico unico. Pensate per esempio a un Capo sour o un Negroni rivisitato che utilizza l’amaro al posto del bitter (per chi non lo sapesse gli amari per la normativa europea sono dei bitter) e diventa un “CapoNegroni” a base di vermouth rosso, gin e amaro del capo classico, poi servito in un bicchiere old fashioned con ghiaccio, decorato con zest di pompelmo strizzata”.
Per chi vuole partecipare tutte le informazioni utili, insieme alla scheda di partecipazione da scaricare, sono disponibili sulla landing page ufficiale: https://bit.ly/CapoCocktailCompetition.


