Deve esse com’era”, questo il motto di Manuel e Niccolò Trecastelli agli albori del progetto Trecca. Ci troviamo a Roma Sud, quartiere Ostiense, in via Alessandro Severo 220 e i proprietari sono due fratelli che hanno seguito il percorso di famiglia.
Manuel in cucina e Nicolò alla pasticceria hanno l’idea di aprire un locale quando, trovatisi con le ricette di famiglia tramandate dalle loro zie e dalle loro nonne, decidono di rievocarle realizzando una filosofia di cucina legata ai profumi e alle tradizioni. La volontà, dicono, è sempre stata quella di cucinare i grandi classici della cucina romana e regionale italiana, cercando di alimentare la passione per il cibo classico e la tecnica moderna.

Trecca, atmosfera e servizio
Il locale si presenta come una tipica trattoria in chiave contemporanea. Ecco, se Trecca fosse una persona sarebbe proprio quella zia che ti aspetta per il pranzo della domenica, con il grembiule leggermente sporco di sugo e il volto illuminato da un sorriso genuino. Trecca trasuda genuinità. Un luogo dove le preparazioni seguono un filo popolare tramandato di generazione in generazione, a scanso anche dei disciplinari che qui poco contano (nel sugo dell’amatriciana di Trecca è presente la cipolla). Non importa se ci va o meno, importa se il risultato è buono. L’ambiente è caldo e accogliente; le pareti gialle e bianche, con battiscopa e porte marrone antico coccolano il cliente, riportandolo alla domenica fuori porta magari passata nella casa di campagna. I quadri appesi sui muri, neanche a dirlo, sono raffigurazioni storiche di famiglia. Tutto nel suo insieme produce un’aurea antica, inevitabilmente e talmente ospitale che costantemente voglia di toglierti le scarpe.
Il pavimento è un piastrellato quadrato che accoglie tredici tavoli con sedie di legno e in sala spicca, catturando l’occhio di tutti i commensali, l’enorme lavagna di ardesia dove viene scritto grossolanamente il menù del giorno. Piatti variabili a seconda delle disponibilità stagionali e della fantasia dello chef, che si possono mangiare anche al pass, anzi al bancone, con vista cucina per quattro fortunati.
Diego Donati, cugino di Manuel e Niccolò nonché oste e sommelier del ristorante, si dimostra la vera scoperta di Trecca. Un ragazzo giovane e intraprendente con una passione irrefrenabile per i vignaioli indipendenti, le loro storie e le loro etichette; una presenza davvero piacevole che racconta e suggerisce vini con la voglia di condividerne impressioni mentre tu sei lì, che non puoi fare a meno di ascoltare quello che racconta. La carta dei vini è composta da etichette biologiche e vigneron indipendenti, notevole ilcalice di San-Lurins, una Malvasia spumantizzata che si beve con la stessa piacevolezza di uno champagne.
Abbiamo mangiato da Trecca, ecco com’è!
L’ambiente giovane e informale invita a “magnà forte” e noi non ce lo facciamo ripetere due volte. Decidiamo di chiedere se fosse disponibile uno dei signature dish, Er padellino de regaje di pollo e patate, una pietanza romana composta dalle frattaglie del pollo: fegato, intestino, stomaco, ventriglio e bargigli, accompagnato da patate al forno. Buono, gustoso e davvero appagante fino alla scarpetta, fatta mentre Diego ci spiegava che per ragioni di sostenibilità legata all’allevamento di polli ruspanti da cui si servono, il ristorante ha posto un limite realizzativo al piatto. A seguire ordiniamo i bucatini del pastificio Masciarelli all’Amatriciana (15€). Servita rigorosamente nell’insalatiera bianca che ti trasporta direttamente a “casa de nonna” ad ogni boccone, dal primo assaggio si percepisce il carattere del piatto: deciso e sicuro di sè, ma gentile e amabile nel rapporto con il palato. In cucina hanno saputo bilanciare ed equilibrare la parte sapida del Pecorino Romano con la parte grassa e dolce del guanciale poco croccante, così da donarle un sapore persistente in bocca, ma allo stesso tempo gradevole. Il sugo avvolge il bucatino cotto al dente. Il gioco di masticabilità è interessante. Un piatto simmetrico e gustoso.


Come secondo piatto optiamo per la coda alla vaccinara (22€). Inumidita nel sugo, una salsa saporita e sapida anche grazie allo sciogliersi del tessuto connettivo e del grasso della coda, troviamo una carne morbidissima e succosa. Piatto perfetto per una scarpetta, resa ancora più preziosadal pane del Panificio Marè Prati, al Grano Saraceno (2,50€).
I dolci non potevano che essere di casa; la disponibilità spazia dalla crostata di ricotta e visciole al tiramisù, fino alle ciambelline al vino rosso. Il prezzo va dai 5€ agli 8€. Senza indugio, ma senza strafare, caffè e ciambelle al vino per chiudere sono andati più che bene.
E quindi…
Amore per il cibo, tradizione e tecniche di cucina si uniscono per emozionare chi siede a tavola per godere del momento. Senso di familiarità e sapore di casa caratterizzano Trecca e la loro cucina romana di appagante sostanza, un posto per cui vale la pena girare mezza Roma con la promessa mantenuta di “magnà da paura”.





