Il progetto firmato da Rocco De Santis a via Veneto racconta una trasformazione più ampia: l’hotellerie che usa il cibo come linguaggio e leva strategica.
C’è un momento preciso, entrando in un hotel, in cui capisci se sei in un luogo di passaggio o in un luogo che vuole restare. Non è l’ingresso, non è la stanza. È il ristorante. È lì che l’ospitalità smette di essere funzione e diventa racconto. L’8 aprile 2026 il Grand Hotel Flora di via Veneto a Roma ha annunciato l’arrivo di Rocco De Santis come nuovo Executive Chef, segnando un passaggio che non si limita alla cucina ma riguarda il riposizionamento strategico di uno degli indirizzi storici della Capitale.
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Rocco De Santis Grand Hotel Flora: chi è lo chef e da dove arriva
Rocco De Santis è classe 1979, originario di Salerno. Il suo nome è legato a Firenze, dove ha conquistato due stelle Michelin: la prima nel novembre 2019 per l’inserimento nella guida 2020, la seconda nel novembre 2020 per la guida 2021. Nove anni di lavoro intenso in Toscana, un percorso costruito con rigore tra alta ristorazione e hotellerie di lusso. Poi la scelta di cambiare: non per ricominciare da zero, ma per evolversi. “Dopo nove anni intensi, ricchi di traguardi e soddisfazioni importanti, ho scelto di rimettermi in gioco. Non per cambiare direzione, ma per evolvermi”, ha dichiarato lo chef all’annuncio del suo approdo alla Capitale.
De Santis è stato scelto dal Chief Operating Officer Francesco Naldi — della Salvatore Naldi Group — e dal General Manager Simone D’Alessandro. Il progetto Rocco De Santis Grand Hotel Flora nasce quindi da una triplice convergenza: la volontà dello chef di misurarsi con un contesto diverso, la strategia di rinnovamento dell’hotel e la necessità di ridefinire il ruolo della ristorazione nel panorama dell’ospitalità romana.
Il rooftop al settimo piano: due anime, un’unica visione
Il cuore del progetto è il rooftop al settimo piano del Flora, che riaprà questa estate dopo un importante intervento di ristrutturazione. Al piano più alto dell’hotel nasceranno due spazi distinti, entrambi guidati da De Santis. Il primo è una proposta all-day dining più informale, attiva dalle 12 alle 24, che unisce grandi piatti della gastronomia nazionale a una mixology d’autore. Il secondo è una sala dedicata al fine dining, con una cucina di ispirazione mediterranea e i classici che hanno segnato il percorso professionale dello chef.
Due linguaggi diversi, due pubblici diversi, una stessa visione. L’all-day dining è il vero centro del cambiamento: è qui che si costruisce la relazione quotidiana con il cliente, è qui che il ristorante smette di essere un’occasione e diventa un’abitudine. Un’offerta che funziona su tutto l’arco della giornata richiede progettazione profonda — non solo del menu, ma degli spazi, dei flussi, dell’identità percepita. Il fine dining, invece, è la firma alta, ciò che posiziona il Flora nel confronto con i grandi indirizzi dell’alta ristorazione romana.
La notizia di AdnKronos
Tihany Design firma gli spazi: da Daniel Boulud a Heston Blumenthal, fino a via Veneto
Il restyling del rooftop è affidato a Tihany Design, studio newyorkese tra i più autorevoli al mondo nel settore hospitality e alta ristorazione. Il loro curriculum parla chiaro: hanno firmato il Daniel di Daniel Boulud a New York (tre stelle Michelin), il Per Se di Thomas Keller (tre stelle Michelin), il Dinner by Heston Blumenthal a Londra e l’Oro Restaurant all’interno dell’Hotel Cipriani di Venezia. Avere Tihany Design al Flora non è un dettaglio estetico: è un posizionamento. Significa entrare in una catena di riferimento internazionale che il grande pubblico non conosce per nome, ma riconosce per esperienza.
Francesco Naldi ha commentato l’operazione con parole precise: “Siamo felici di questa rinascita dell’hôtellerie romana di cui ci sentiamo orgogliosamente parte. L’arrivo dello chef De Santis si inserisce in questo importante percorso di rinnovamento che speriamo possa regalare alla città una nuova insegna di riferimento nell’ambito dell’alta ristorazione d’hotel”. Il General Manager Simone D’Alessandro ha aggiunto che la visione dello chef è già perfettamente allineata con quella dell’hotel e che il team è pronto a ridefinire gli standard della ristorazione d’élite nella Capitale.

Il rooftop come nodo urbano: l’hotel che si apre alla città
Il rooftop, in questo scenario, assume un ruolo che va oltre il panorama. Non è solo uno spazio con vista su Roma — che già sarebbe sufficiente — ma un laboratorio narrativo: un luogo dove la città entra nell’hotel e l’hotel si apre alla città. Questa apertura è il punto più delicato e più interessante dell’operazione. Per anni, i ristoranti d’hotel sono stati pensati quasi esclusivamente per gli ospiti in soggiorno. Oggi quel modello non basta più: un progetto come quello di De Santis ha senso solo se riesce a parlare anche ai romani, se diventa un luogo frequentabile e riconoscibile da chi vive la città.
Roma è una città complessa per questo tipo di operazioni. La tradizione culinaria è forte, la memoria è presente, il confronto con la cucina romana di radice è inevitabile. Ma è esattamente in questo contesto che il progetto Rocco De Santis Grand Hotel Flora diventa interessante: non perché replica, ma perché reinterpreta. La cucina mediterranea di De Santis porta con sé un’estetica e una tecnica precise, che dialogano con il territorio senza esserne subordinate.
La ristorazione d’hotel come asset strategico: perché questo cambiamento è strutturale
Il caso del Grand Hotel Flora si inserisce in una trasformazione più ampia che sta attraversando l’hotellerie di lusso globale. La presenza di uno chef con un background importante non è più un dettaglio di prestigio: è un elemento strutturale che ridefinisce il posizionamento dell’hotel, genera contenuto editoriale, attira un pubblico che sceglie l’indirizzo non per dormire ma per mangiare. Un ristorante ben costruito oggi produce valore in modo circolare: porta ospiti esterni che diventano potenziali clienti dell’hotel, genera visibilità sui social, costruisce una reputazione che va oltre la categoria alberghiera.
Il progetto Rocco De Santis Grand Hotel Flora racconta esattamente questo passaggio: la fine della ristorazione di servizio e l’inizio della ristorazione come identità. Se lo si guarda da vicino, si vede un nuovo ristorante che aprirà nell’estate 2026. Se lo si guarda da lontano, si vede un cambiamento strutturale nell’hotellerie romana — e la domanda che comincia a imporsi non è più dove mangiare quando si è in un hotel, ma in quale hotel vale la pena entrare per mangiare.


