La prevenzione dell’Alzheimer non passa solo dalle parole crociate o dalla lettura di un buon libro. Sempre più studi dimostrano che ciò che mangiamo può influenzare profondamente la salute del nostro cervello, in particolare quando parliamo di zuccheri e di un loro subdolo derivato: il metilgliossale.
Il consumo eccessivo di zuccheri stimola, infatti, la produzione di metilgliossale, una sostanza che accelera un processo chiamato glicazione. In termini semplici lo zucchero diventa un nemico del cervello, si appiccica alle proteine, le altera e manda in tilt vari meccanismi cellulari. E uno degli effetti è la sollecitazione della proteina Tau 181, che favorisce nel cervello l’accumulo della beta-amiloide, la principale responsabile dei grovigli neurodegenerativi tipici dell’Alzheimer.
La relazione è chiara e diretta e diventa un modello matematico della longevità che non potrebbe essere più semplice: Meno zuccheri → meno metilgliossale → meno Tau 181 → meno beta-amiloide → minore rischio di Alzheimer.

Lo studio australiano: noci e indipendenza nella terza età
A dare ulteriore forza a questa strada preventiva è uno studio australiano pubblicato nel novembre 2024 su Age and Ageing. La ricerca, condotta su quasi 10.000 uomini e donne over 70, ha osservato che il consumo regolare di semi oleosi, in particolare le noci, aumenta del 30% la possibilità di mantenere autonomia e qualità di vita con l’avanzare dell’età. Che tradotto significa: più noci e più memoria, che alla fine si riassume in maggiore indipendenza.
Lo studio pubblicato su Neurochemical Research ha sottolineato l’importanza di semi oleosi e frutta vegetale nella prevenzione di malattie degenerative, incluso il Parkinson. Per le noci, in particolare, è stato osservato un effetto protettivo diretto contro la progressione dell’Alzheimer, grazie a due azioni combinate: segnalazione intercellulare, fondamentale per la corretta comunicazione dei neuroni e la riduzione dell’infiammazione, uno dei fattori chiave dell’invecchiamento cerebrale.
Non solo: un’altra ricerca del British Journal of Nutrition ha mostrato che il beneficio sulle funzioni cognitive non è attribuibile genericamente alla frutta o alla verdura, ma proprio a semi oleosi, cavoli e radici. Una dieta anti-Alzheimer non è una dieta qualunque.Ovviamente non serve una ciotola gigante, ma anche una semplice noce al giorno può contribuire ad arrestare il declino cognitivo e – cosa fondamentale – devono essere al naturale, non tostati e non salati.
A proposito di zuccheri: il prediabete è un rischio nascosto
La Johns Hopkins University, con una ricerca pubblicata nel 2023 su Diabetologia, ha lanciato un campanello d’allarme: il prediabete ignorato raddoppia (e oltre) il rischio di Alzheimer. Con percentuali del +200% di rischio nelle persone con età inferiore ai 60 anni, +73% tra i 60 e i 70 anni, mentre tra i 70 e gli 80 anni siamo al +23%. Il problema è che molti non sanno nemmeno di essere prediabetici.
È importante dunque verificare i valori di glicazione e i picchi glicemici tra i 40 e i 50 anni permette un’intercettazione precoce e una prevenzione molto più efficace. Perché la demenza si prepara in silenzio, quando ancora ci sentiamo in piena forma.



