Dal consumo occasionale di carne e insaccati all’attenzione alla sostenibilità ambientale: vediamo le novità della piramide alimentare presentata a Salerno lo scorso maggio.
Dalla seconda metà del ‘900 ad oggi, a partire dagli studi del nutrizionista americano Ancel Keys, la piramide alimentare è stata un punto di riferimento per guidare le nostre scelte a tavola traducendo i complessi principi della nutrizione in un formato di facile comprensione. Ma come ogni campo scientifico, anche quello della nutrizione è in continua evoluzione, e la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) si mantiene al passo, proponendo un nuovo modello che riflette le più recenti evidenze scientifiche e le mutate abitudini alimentari.
Infatti, in occasione del 45° Congresso Nazionale della SINU, tenutosi a Salerno dal 28 al 30 maggio scorso, è stata presentata la nuova piramide alimentare, che non prevede solo una gerarchia di alimenti, ma un approccio integrato tra alimentazione, stile di vita sano e sostenibilità ambientale.
Il modello piramidale è diviso in fasce. Quella alla base indica gli alimenti che dovrebbero essere consumati con maggior frequenza; man mano che si va verso l’alto, invece, troviamo gli alimenti per cui è consigliata una frequenza minore: settimanale, oppure occasionale.
Le novità della piramide alimentare
Così vediamo alla base del nuovo modello verdure, frutta e olio extravergine d’oliva; nella seconda fascia frutta secca, latte e cereali integrali, da preferire a quelli raffinati. È consigliato consumare questi alimenti quotidianamente, sempre in porzioni adeguate in relazione a ciò che mangiamo: l’olio dovrà essere consumato necessariamente in quantità diverse dalle verdure.
Immediatamente sopra ci sono legumi, formaggi freschi e pesci, destinati ad essere mangiati circa 3 o 4 volte a settimana.
Uova e formaggi stagionati, al penultimo gradino, sono da consumare una o due volte a settimana.
Infine, in cima alla piramide ci sono carne e insaccati, il cui consumo deve essere occasionale e dunque poco frequente, non solo in virtù dell’impatto che hanno sulla nostra salute, ma anche su quella dell’ambiente.
Come attenzioni generali la SINU indica al lato: di zuccheri, sale e vino meno è meglio.

Non solo cibo: uno sguardo al benessere a 360°
E come anticipato, il cibo non è l’unica cosa che importa dietro uno stile alimentare sano: mantenersi idratati, ridurre (auspicabilmente azzerare) lo spreco alimentare, fare attività fisica, favorire la biodiversità sono elementi altrettanto importanti.
Un’altra dimensione sempre più rilevante e che trova riscontro nel nuovo modello è quella della sostenibilità. La SINU sottolinea l’importanza di diete che non siano solo salutari per l’individuo, ma anche per il pianeta. Questo si traduce nell’incentivare il consumo di prodotti locali e di stagione, riducendo l’impatto ambientale legato ai trasporti e alle produzioni intensive. La valorizzazione della filiera corta, il consumo di legumi come alternativa proteica e la riduzione degli sprechi alimentari diventano parte integrante del messaggio della piramide, trasformandola in uno strumento non solo nutrizionale, ma anche etico e ambientale.
Le statistiche
La dieta mediterranea non è effettivamente un copione da seguire, ma un modello a cui tendere che poco viene rispettato. Anche i dati ci dicono che in realtà la percentuale di popolazione che segue questo modello alimentare non è così elevato, anzi, le abitudini alimentari non sembrano essere delle più salubri. “In Italia, il 9% di bambini e adolescenti dichiarano di non mangiare mai verdure, il 7% frutta, il 26% alimenti a base di cereali integrali, il 14% latte e latticini, mentre il 47% dichiara di consumare più di 3 porzioni di carne a settimana”, spiega Francesca Scazzina, Professore Associato di Nutrizione Umana dell’Università di Parma e Membro del Consiglio Direttivo SINU.
Tra propaganda e realtà
Ma quante volte, invece, abbiamo sentito parlare della dieta mediterranea come il baluardo dell’italianità?
Molto spesso viene strumentalizzata per fini propagandistici, accostata all’Italia e alle sue tradizioni. In particolare, la presenza del vino è stata menzionata dal Ministro Lollobrigida come prova che il suo consumo non costituisca alcun rischio per la salute. Le evidenze scientifiche, però, parlano chiaro: non esiste soglia al di sotto del quale l’alcool sia salubre. La nuova piramide SINU ne tiene conto e, come anticipato, ha accostato il consumo di vino a quello del sale e dello zucchero, per i quali meno è meglio.





