Intorno al lago di Como, nel piccolo comune di Mozzo alle porte di Bergamo, c’è la storia della famiglia di Antonella Federico, patron del ristorante La Caprese. Un luogo dove la tradizione campana incontra l’antica terra orobica.
Partire è forse la più bella e coraggiosa delle azioni. Si parte per necessità, per amore, per desiderio di scoperta. E ogni partenza porta con sé inevitabilmente un distacco: dalla terra d’origine, da una casa, da profumi e sensazioni. In questo caso da un’isola: Capri. Questa è la scommessa di Antonella Federico e della sua famiglia, che in un piccolo comune del bergamasco decidono di aprire un ristorante di mare che raccontasse la loro partenza. L’insegna recita La Caprese e la proposta gastronomica della cucina vede il pesce come assoluto protagonista, a servizio di una narrazione che intreccia radici partenopee, affetti famigliari e accoglienza.
Lo chef è Roberto Donadoni, classe 1991, un bergamasco doc che ha scelto di condividere questa filosofia già all’età di 14 anni, quando mise piede per la prima volta in cucina, al fianco del padre di Antonella. I piatti proposti raccontano profumi e sapori mediterranei, dove il pescato e le tradizioni dell’isola di Capri trovano nuova vita nell’antica terra degli Orobi, una popolazione predomina che abitava le zone alpine tra il Lago di Como e il fiume Oglio.
Ma come si può portare un’identità tanto radicata – quella della cucina isolana- in un contesto geografico e culturale così distante?
Antonella risponde con naturalezza: «è solo grazie al rispetto delle ricette tramandate, a una profonda passione per il mare e all’arte di quella semplice, ma nobile accoglienza, che da sempre ha contraddistinto l’isola di Capri».
La Caprese, cinquant’anni di storia, accoglienza e identità
Appena varcata la soglia del ristorante, si comprende subito l’energia che questo luogo ha saputo trasmettere nel tempo. La Caprese compie quest’anno 50 anni e oggi è proprio Antonella a guidarlo in una nuova fase di crescita. Il locale è intimo e raccolto, con 40 coperti distribuiti in una sala elegante da 8 tavoli con garanzia di riservatezza e attenzione. Tavoli scuri, candele accese, luci soffuse: l’atmosfera è calda, curata e coerente con l’identità culinaria. Il pavimento richiama il fondale marino. I richiami all’isola sono discreti, ma decisamente evocativi. Inoltre, nei periodi estivi è possibile cenare anche in un grazioso dehor esterno. La mise en place è curata, con piatti e bicchieri ben presentati. Si respira gioventù, determinazione e desiderio di costruire un progetto solido e duraturo.
Spinti dalla curiosità e dalla narrazione di Antonella, decidiamo di affidarci completamente alla sua proposta: un piccolo menù degustazione da sei portate ideato dallo chef. La carta è breve e in costante evoluzione, guidata dalla disponibilità della materia primache garantisce l’identità isolana dell’offerta gastronomica.


Il percorso
L’esperienza inizia con un piccolo benvenuto dalla cucina: una mozzarella di Battipaglia, ancora umida del suo latticello, sormontata da un’acciuga carnosa e sapida, accompagnata da un gin tonic “Caprisius”. Il distillato, profumato di agrumi, erbe isolane e sale marino, agisce da contrappunto aromatico: stempera la grassezza del latticino, esalta la sapidità dell’acciuga, e porta al nasouna fresca sensazione d’isola.
Apre la degustazione un piatto iconico che ha fatto la storia de La caprese: la selezione del crudo (28€), composta da carpaccio di tonno rosso e pesce spada, rigorosamente mediterranei. La marinatura viene fatta con sale, limone e olio “Nobilis” in modo da non coprire la delicatezza del pesce. In successione, una tagliatella di seppia con lembo di cipolla in agrodolce arriva fresca e tenace al morso. Entusiasmante la trilogia di crostacei: scampo con lime, gambero con limone e la cannocchia in purezza. Chiude la selezione una cheviche di ricciola dalle note acetiche, perfette per pulire il palato.
Il primo antipasto caldo è una Seppia scarpetta alla brace con cicoria ripassata e crema di ceci (26€), un piatto dai contrasti netti. L’amaro della cicoria sfida la dolcezza della crema di ceci, mentre la seppia, cotta intera sulla brace, restituisce tutta l’intensità del carbone. Segue una Ventresca di tonno rosso alla brace con zucca e porcini (28€): un piatto avvolgente, in cui la carnosità del pesce viene bilanciata dalla freschezza dell’acetosella e dalla nota agrumata del finger lime, che aggiungono dinamismo aromatico. Un omaggio all’autunno, con profumi di bosco e accenni terrosi.
L’abbinamento vini sorprende per coerenza e personalità. Etichette poco note ma ben scelte rendono l’esperienza più accattivante e meditativa, tanto da farci dimenticare lo scorrere del tempo.
Arriva poi un grande classico rivisitato: lo spaghetto di mezzanotte (30€). Uno spaghettone cotto al dente e mantecato con un leggero soffritto d’aglio, olio, peperoncino. A condimento, una bisque di crostacei delicata e un crudo di gambero rosso al limone. Buon gioco di temperature e consistenze, con grande qualità della materia prima ed estetica cura del dettaglio. A chiudere il salato, assaggiamo un Fritto di calamaretti spillo (30€) per chiudere in maniera criccante il cerchio della tradizione campana.
Il pasto si conclude infine con un ritorno alla terra. La Crostatina con composta di fichi, caprino, mandorle e miele (10€) mostra tutta l’abilità tecnica dello chef Donadoni, che porta a tavola un dessert goloso e appagante in perfetta gestione degli zuccheri mai invadenti. L’abbiamo abbinata con un bicchiere di Vinpepato delle Crete, un divertente esercizio di amplificazione nella dolcezza tutta al naturale del fico, grazie a note speziate di pepe, cannella e chiodi di garofano.


Ritrovare ciò che si ama, anche lontano da casa
Tra le prime colline bergamasche si cela un angolo di Mediterraneo, dove il pescato diventa il ponte tra terra e mare. Lo chef Roberto Donadoni intreccia abilità tecnica e creatività, mostrando un legame profondo con il pesce in ogni piatto, mentre Antonella, con discrezione e competenza, apre le porte della sua casa offrendo un’accoglienza fatta di cura e passione. Lei ha ritrovato la sua isola, noi l’abbiamo scoperta due non di certo ce l’aspettavamo. La puntualità del servizio, l’atmosfera rilassata e la bellezza di quei luoghi tutt’intorno in cui vale sempre la pena perdersi, rendono questo luogo una scoperta.
Ed è così, che Capri non è mai stata così vicina al Lago di Como.





