Sempre di più i territori italiani sentono il bisogno di esprimersi, di raccontarsi, di farsi conoscere. E lo fanno facendo entrare tra le pieghe della loro storia tutti coloro che si avvicinano con curiosità e rispetto per la loro storia e le loro tradizioni. Su questa scia di narrazione intima della provincia italiana c’è anche Irpinia mood, il food festival che dal 2015 racconta l’Irpinia e il suo panorama enogastronomico, attraverso esperienze immersive e multisensoriali. Non è solo una questione di prodotti e di degustazioni, ma di storie, incontri e relazioni. Così è stato pensato dai suoi ideatori, Eugenia Lopez Snaider e Alessandro Graziano, che negli anni si sono fatti interpreti di un passato e di un futuro che sono gli elementi portanti di un piano di sviluppo territoriale di quello che gli organizzatori stessi definiscono “un invito a credere nel potenziale di una terra autentica”.
Da quel 2015 Irpinia Mood ogni anno si rinnova e si espande, ogni anno diventa un crocevia di chef, produttori, imprenditori e innovatori, dove il cibo è il linguaggio per raccontare una terra ricca di biodiversità e tradizioni, ma aperta al cambiamento. Un laboratorio permanente che mette in connessione chi ha scelto di restare in Irpinia con chi arriva per scoprire, valorizzare, investire. Le novità per questo 2025 saranno tante e prima di viverle dal 28 al 31 agosto ad Avellino abbiamo incontrato le menti di questo evento speciale per un ripercorrere insieme tappe, idee e valori.

Irpinia Mood, la visione
“Irpinia Mood nasce nel 2015 ad Avellino, in un momento in cui sentivamo il bisogno di raccontare il territorio in modo diverso. L’idea iniziale era semplice ma ambiziosa: usare il cibo come punto di partenza per costruire una narrazione contemporanea dell’Irpinia, capace di valorizzare eccellenze gastronomiche, persone, luoghi, visioni. È nato come un evento urbano, ma con il tempo si è trasformato in un vero progetto culturale e di sviluppo territoriale” – ci racconta Eugenia Lopez Snaider che sottolinea e continua – “La nostra missione è generare valore per il territorio attraverso la cultura del cibo. Non ci interessa solo promuovere i prodotti, ma creare spazi di riflessione, confronto e sperimentazione. Vogliamo che Irpinia Mood sia un’occasione per riconnettere le persone al senso profondo del mangiare, a partire dalle filiere, dal lavoro agricolo, dalla biodiversità, ma anche dal diritto all’accesso e alla qualità”.
Ma quanto si conosce veramente l’Irpinia, territorio affascinante che merita una riscoperta? Ed è Alessandro Graziano che risponde questa volta: “L’Irpinia è ancora poco conosciuta fuori dai confini regionali, e spesso viene raccontata semplificazioni. È un territorio complesso, stratificato, con una geografia difficile ma anche una biodiversità straordinaria. Ci sono borghi, filiere agricole, realtà artigianali e culturali che hanno moltissimo da offrire, ma che non rientrano ancora nei circuiti mainstream. Noi crediamo che la vera forza dell’Irpinia sia proprio nella sua autenticità non spettacolarizzata”. E da questo credo nasce e si plasma la visione territoriale di Irpinia Mood: “La nostra visione non è localistica, ma è radicata, ma aperta. Non ci interessa chiuderci in un racconto autoreferenziale del territorio, ma vogliamo raccontare l’Irpinia in relazione al mondo, ai grandi temi che attraversano l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente, le culture gastronomiche. Irpinia Mood vuole essere una piattaforma in cui il territorio si interroga, si aggiorna, si confronta” – spiega più approfonditamente Alessandro.

Cibo sovrano e cibo da scoprire
Il tema scelto per il 2025 è “Cibo Sovrano”, che non vuole imporre una definizione, ma aprire un dibattito, come ci fanno notare i due organizzatori: “parlare di sovranità alimentare oggi significa affrontare questioni complesse: il diritto alla terra, l’accesso al cibo di qualità, la tutela della biodiversità, la dignità del lavoro agricolo. Ma significa anche riflettere su come cuciniamo, cosa scegliamo di mettere nel piatto, quali storie decidiamo di valorizzare. Per noi, “cibo sovrano” non è un cibo che domina, ma un cibo che appartiene. Un cibo che nasce da una filiera giusta, che riconosce il valore delle mani che lo producono, che nutre il corpo, ma anche il pensiero.
Una visione del cibo che rompe schemi e stereotipi andando oltre al noto, al sinonimo di eccellenza come possono essere i grandi vini di questo territorio, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi, che sono senza dubbio prodotti di altissimo livello, ma non bastano da soli con le loro sigle a raccontare un territorio. “Oggi, si sta provando a tornare a guardare altrove – ci dicono Eugenia Lopez Snaider e Alessandro Graziano – L’Irpinia è una terra ricchissima, dove ancora resistono varietà orticole e razze animali autoctone, piccoli cereali adatti alla montagna, tecniche di trasformazione legate a microclimi unici. Penso, per esempio, al pecorino di Carmasciano, prodotto nell’area della Mefite, dove le esalazioni vulcaniche modificano la qualità dei pascoli. Oppure al broccolo aprilatico di Paternopoli, una varietà tardiva che racconta un ritmo agricolo diverso, più lento e più territoriale. E poi ci sono prodotti che sono conosciuti, come le nocciole avellane, o le castagne, che non sono solo buone: sono parte integrante dell’identità rurale, dei boschi e delle stagioni. Per noi, si tratta di rimettere al centro la biodiversità come valore culturale e strategico. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dall’omologazione alimentare, è questa la vera ricchezza su cui costruire il futuro.

Le novità di Irpinia Mood 2025
La novità principale di questa edizione, la nona per l’esattezza, è che il festival non si concentra in un’unica sede o in un unico weekend, ma si articola in quattro tappe itineranti, in diversi punti della provincia di Avellino, ognuna costruita attorno a un cluster tematico che permette di approfondire un pezzo alla volta il tema dell’anno: Cibo Sovrano.
“Abbiamo deciso di ampliare ancora di più il respiro del progetto” – afferma Eugenia, che spiega: “siamo partiti il 25 maggio da Sant’Angelo dei Lombardi, con una giornata dedicata a olio e cereali. La prossima tappa sarà il 5 luglio a Paternopoli, dove il focus sarà su ortaggi, poi ci sposteremo il 27 luglio al Lago Laceno, in Bagnoli Irpino, con un approfondimento su formaggi e sottobosco, e infine il 10 agosto a Montevergine, in Mercogliano, per parlare di carne e salumi in un luogo fortemente simbolico come il santuario. Chiuderemo ad Avellino, dal 28 al 31 agosto, nel Complesso Monumentale Carcere Borbonico, con il festival principale: quattro giorni di cucina, incontri, talk, vini, musica e pensiero, per concludere questo viaggio dentro e attorno al cibo”
Oltre a questo, stiamo per aprire Avellino Scalo, il nostro nuovo HUB enogastronomico all’interno della stazione ferroviaria della città di Avellino. È un progetto permanente, pensato per proseguire il lavoro del festival anche durante l’anno, con attività di formazione, produzione culturale e sperimentazione.
Tutte le info qui e su www.irpiniamood.it





