Il 2 giugno celebriamo due ricorrenze: la prima, in ordine di importanza, è la Festa della Repubblica Italiana quest’anno giunta all’80° anniversario. L’altra, un po’ meno rilevante, ma ugualmente meritevole di menzione, è la morte di Giuseppe Garibaldi avvenuta 144 anni fa, una delle figure di spicco della Rivoluzione italiana, periodo storico durante il quale il nostro Paese conseguì la propria unità nazionale.
Chi era Giuseppe Garibaldi
Generale, condottiero leggendario, ma soprattutto patriota, è ricordato come l’Eroe dei Due Mondi per le sue imprese militari in Sud America (Brasile e Uruguay) e in Europa (Italia e Francia). Curiosamente è nato a Nizza nel 1807, città del Regno di Sardegna ma all’epoca sotto occupazione francese, da genitori liguri: padre genovese di Chiavari e madre savonese di Loano. Nizza divenne territorio francese con il Trattato di Torino del 1860 che confermò il cambio di sovranità della omonima Contea. Di indole irrequieta e spirito avventuroso, iniziò la sua carriera come marinaio. Durante uno dei suoi numerosi viaggi marittimi conobbe alcuni esuli liguri e fu conquistato dagli ideali mazziniani: libertà, indipendenza e unità. Rifugiatosi in Sud America non ancora trentenne, partecipò alle lotte per l’indipendenza dapprima in Brasile dove conobbe Ana Maria de Jesus Ribeiro sua futura moglie (sarà lo stesso Garibaldi ad attribuirle il diminutivo spagnolo di Anita) e successivamente in Uruguay. La sua impresa più famosa rimarrà per sempre la Spedizione dei Mille (a Marsala sbarcarono effettivamente 1.089 garibaldini) del maggio 1860 che portò all’annessione del Regno delle Due Sicilie a quello che pochi mesi più tardi – il 17 marzo 1861 – diventerà il Regno d’Italia. Morirà nel 1882 a 75 anni a ‘Casa Bianca’ nell’isola di Caprera, sua ultima dimora, per una paralisi alla faringe che gli impedì di respirare.
Garibaldi rimane senza dubbio uno dei personaggi storici italiani più popolari. Molti comuni gli hanno dedicato una via, una piazza o un monumento, ma anche all’estero, soprattutto in Sud America, il suo spirito combattivo, unito agli ideali di libertà, giustizia e indipendenza sono stati degnamente celebrati con l’intitolazione di scuole, associazioni, quartieri e perfino squadre di calcio. L’acquisto di metà dell’isola di Caprera come buen retiro e lo stretto contatto con la naturagli diede l’eccentrica credenza che piante e animali avessero un’anima cui non si doveva nuocere. Ecco perché fu anche difensore dei diritti degli animali, tanto da promuovere nel 1871 la Regia Società torinese Protettrice degli Animali.
Garibaldi e il cibo
I pasti di Garibaldi, un po’ per scelta, un po’ per necessità, erano piuttosto frugali e legati alla stagionalità. Amava il pesce appena pescato e cotto alla brace, i fichi con il salame, le fave fresche con il pecorino e la carne anch’essa cotta alla brace probabilmente retaggio del suo periodo trascorso in Sud America. Durante il suo soggiorno in Argentina era solito consumare il mate, un particolare infuso simile al tè ricavato dalle foglie della pianta omonima molto popolare nel paese sudamericano. Sembra, inoltre, che amasse particolarmente lo stoccafisso accomodato e due classiche pietanze della cucina nizzarda: la bouillaisse (una zuppa di pesce composta da una parte brodosa e dal pesce usato per la preparazione della zuppa stessa e il pissaladière (una sorta di pizza molto simile alla sardenaira ligure). Curiosamente era astemio, ma si vantava di essere un conoscitore di acque minerali che sapeva riconoscere al primo assaggio.
Pasta, biscotti e cocktail
L’eroe dei due mondi’ è ricordato ancora oggi anche a tavola e… al bar.

- La pasta alla garibaldina è un gustoso primo piatto di pasta al forno della tradizione siciliana – penne, mezze penne e rigatoni i formati da preferire –creato in onore del celebre patriota.La preparazione prevede un condimento preparato con un macinato di carne di agnello (di cui Garibaldi – si narra – fosse particolarmente ghiotto) oltre a salsa di pomodoro, ricotta, birra bionda, aglio, cipolla, basilico e formaggio pecorino. Esiste un’altra versione inventata nel 2011 in onore del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, le Pennette alla garibaldina, i cui ingredienti utilizzati – pomodorini Pachino, peperoni rossi, peperoncini rossi piccanti origano, basilico e formaggio pecorino – ricordano il Tricolore nazionale.

- Le gallette del marinaio, schiacciatine secche di pane bucherellate, leggermente bombate, rotonde, preparate con acqua, farina, malto, lievito e l’aggiunta di uva passa, sembra fossero il suo dolce preferito. Da questa sua passione sembra siano stati ispirati i Garibaldi Biscuits ancora oggi in vendita nella GDO e in alcuni negozi del Regno Unito. Furono ideati nel 1861 da Jonathan Carr, titolare del biscottificio Peek Freans a Londra, ancora oggi esistente, in occasione di una visita di Garibaldi di qualche anno prima alla città di South Shields nell’estremo nord-est dell’Inghilterra affacciata sul Mare del Nord. Nonostante il legame con uno dei personaggi più noti della storia italiana, la ricetta non ricorda per nulla le gallette genovesi. Sono biscotti rettangolari di pasta frolla (suppergiù delle dimensioni di un pacchetto di sigarette, spessi circa 2 cm) con un ripieno di uvetta gustati soprattutto con il classico tè pomeridiano.

- Infine ‘Garibaldi’ è anche un cocktail servito come aperitivo o long drink. Conosciuto anche come Compari Orange, si prepara miscelando 3 parti di succo d’arancia e 7 di Bitter Campari in un bicchiere tumbler alto o nell’old fashioned aggiungendo alcuni cubetti di ghiaccio e mezza fetta di arancia come guarnizione. Il nome rende omaggio al celebre condottiero in quanto il rosso dell’ingrediente alcolico ricorda la sua celebre giubba rossa, mentre l’arancia lo sbarco in Sicilia.


