La comunicazione ingannevole dell’abbacchio in etichetta

Lo scorso 30 agosto sono state poste sotto sequestro due tonnellate di carne ovina in un mattatoio in provincia di Frosinone. L’origine in etichetta era ingannevole, ma la comunicazione non è da meno: vediamo perché.

Lo scorso 30 agosto sono state poste sotto sequestro due tonnellate di carne ovina in un mattatoio in provincia di Frosinone. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Frosinone e condotte dal Reparto Operativo per la Tutela dell’Agroalimentare di Roma, hanno individuato una frode alimentare consistente nell’inserimento in etichetta di un’origine diversa da quella reale. Infatti, sebbene le carni provenissero dalla Romania e dall’Ungheria, l’origine apposta in etichetta era italiana.

In alcuni casi la commercializzazione era destinata anche alla vendita come abbacchio romano IGP, cosa non concessa dal disciplinare di produzione perché, come specificato all’art. 3, “La nascita, l’allevamento degli agnelli da latte e le operazioni di macellazione dello “Abbacchio Romano” devono avvenire in tutto il territorio della Regione Lazio, come meglio individuato dalla cartografia allegata.”

Al momento, secondo quanto riportato dal comunicato dei Carabinieri, sono cinque le persone indagate per illeciti tra i quali frode in commercio, falsità in atti al commercio di sostanze pericolose, ma non è stata ancora emessa alcuna sentenza.

La notizia dell’abbacchio

L’accaduto è stato riportato da molte testate giornalistiche, spesso riprendendo fedelmente il comunicato precedentemente allegato. Le pagine social del Ministro Francesco Lollobrigida e del MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste), allo stesso modo, non si sono fatte sfuggire la notizia. Ed è da questi contenuti, pubblicati da organi ufficiali e per questo particolarmente rilevanti, che possiamo sviluppare diverse riflessioni legate alla comunicazione di questa notizia, per arrivare ad alcune più generali.

La pagina del Ministero dell’Agricoltura esordisce così: “I Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Roma, con il coordinamento della Procura di Frosinone, hanno scoperto una frode sulle importazioni di carne da paesi dell’est europeo. Migliaia di capi provenienti dalla Romania e Ungheria vennero macellati in un impianto della provincia di Frosinone. In alcuni casi, venivano venduti come italiani, persino con la falsa etichetta di “Abbacchio romano IGP””.

Dalle prime righe sembrerebbe che la frode alimentare consista nell’importazione di carne da un generico “est europeo”, e nella sua successiva macellazione in Italia.…e poi prosegue: “[…] “Questa operazione – ha dichiarato il Ministro Francesco Lollobrigida– conferma l’efficacia del sistema di vigilanza che sta rafforzando. Difendere il Made in Italy significa garantire la salute dei cittadini e tutelare le imprese che lavorano onestamente. Non consentiamo a chi pratica scorrettezze di minare la credibilità delle nostre filiere”.

Sequestrate due tonnellate di carne ovina a Frosinone: tra frode alimentare e comunicazione fuorviante dell'abbacchio.

Made in Italy e salute dei cittadini

Le imprese che lavorano onestamente si tutelano agendo onestamente. Peccato che lo scudo della difesa del Made in Italy non regga, guardando bene. Infatti, in virtù del principio della libera circolazione delle merci, non ci sono vincoli nella commercializzazione tra stati membri e questo anche perché in Europa la qualità degli alimenti è controllata e garantita a livello comunitario.

Inoltre, garantire la salute dei cittadini non significa preoccuparsi che la carne sia di origine italiana: piuttosto, è molto importante che, aldilà della provenienza, non si rechi loro un danno, cosa che potrebbe avvenire anche se un prodotto fosse proveniente dal territorio italiano ma sprovvisto delle attenzioni verso norme igienico-sanitarie di base.

Nazionalismi malcelati

Ostracizzare l’”est europeo”, che in questo caso viene identificato in Romania ed Ungheria, e far passare il messaggio che la carne commercializzata a partire da questi paesi costituisca frode alimentare, è totalmente fuorviante per il concetto di qualità perché acuisce la narrazione che differenzia noi dall’altro, i “buoni” dai “cattivi”, coloro che producono alimenti di qualità da coloro che non lo fanno, come se non esistessero le importazioni e le esportazioni. Inoltre, anche se controintuitivo, esporsi in questo modo rafforza la tendenza che apparentemente vorrebbe denunciare: è proprio in virtù del principio che “italiano è migliore” che c’è più richiesta per la bandiera tricolore e quindi si vuole apporre quest’origine in etichetta, a costo di ingannare il consumatore.

Il dato geografico corretto ha l’obiettivo di rintracciare correttamente tutta la filiera produttiva e garantire la libera scelta del consumatore; intento, quest’ultimo, che dovrebbe essere perseguito anche da una comunicazione chiara e fedele ai fatti.

Arachidi…mica noccioline