Eataly alla Radice, l’etichetta narrante con Slow Food

Un nuovo progetto vede l’etichetta narrante di Slow Food apposta sui prodotti Eataly. Si chiama Eataly alla Radice, e prevede che le etichette di alcuni formati di pasta indichino attraverso un QR code l’intero viaggio dal campo allo scaffale.

Spaghetti, linguine, rigatoni e paccheri di pasta di semola di grano duro sono i formati selezionati per avviare la collaborazione tra Eataly, Slow Food e l’Università degli Studi di Palermo, che si occupa del coordinamento scientifico.

L’obiettivo dichiarato è quello di educare all’acquisto fornendo ai consumatori le informazioni dettagliate dell’intera filiera: le materie prime utilizzate, le tecniche di lavorazione ed il territorio di origine. Inoltre, si ambisce a creare un disciplinare tecnico di filiera che faccia emergere le caratteristiche distintive dei prodotti coinvolti attraverso una “comunicazione attiva, accessibile e tracciabile” del processo produttivo e del suo valore.

Il processo produttivo

La produzione di questi formati di pasta è localizzata tra la Campania e la Puglia.

Nel Tavoliere delle Puglie, l’Ats Agri di Franca Grasso di Torremaggiore, a Foggia, e la Fondazione Siniscalco Ceci Emmaus, si occupano della coltivazione del grano duro. Seguendo il disciplinare tecnico di filiera validato da Rina per il progetto Eataly alla Radice, si cercherà di adottare una gestione agroecologica dei terreni. Tra le pratiche di coltivazione che il disciplinare prevede ci sono le rotazioni colturali, l’utilizzo di concimi organici, il sovescio, ovvero l’interramento di leguminose sullo strato superficiale del terreno con l’obiettivo di arricchirlo di sostanze organiche, in particolare azoto; e la rotazione pluriennale.

Sempre in puglia il grano viene trasformato in semola: sui monti Dauni, nel Molino De Vita di Casalvecchio di Puglia, i chicchi vengono analizzati e lavorati, fino a raggiungere una semola con un contenuto di proteine superiore al 14%. La riduzione di emissioni climalteranti e dei consumi di acqua ed energia sono le promesse che il mulino si impegna a mantenere, calcolandoli su una base annua del 5% per kg di pasta prodotta.

Spostandoci in Campania arriviamo alla produzione della pasta, che si verifica presso il Premiato Pastificio Afeltra di Gragnano, in provincia di Napoli. Anche il pastificio, nell’ottica di miglioramento alla base del disciplinare di Eataly alla Radice, si impegna a redigere un piano energetico per la riduzione dei propri consumi idrici, energetici e di emissioni climalteranti.

Il disciplinare tecnico di filiera

Come anticipato, uno degli obiettivi dietro Eataly alla Radice è quello di creare un disciplinare tecnico di filiera per i formati di pasta selezionati, in modo da garantire trasparenza e tracciabilità. Il documento è consultabile online e, facendo un po’ il verso ai quattro elementi fondamentali, si divide in quattro principali tematiche: terra, clima, acqua e identità. Ognuna di queste presenta obiettivi, principi generali, requisiti di base ed esempi di pratiche utili a raggiungere l’obiettivo predisposto.

Si spiega, dunque, quale deve essere il modus operandi delle parti coinvolte, come devono agire nel corso degli anni e il rapporto con le comunità di riferimento.

In etichetta, invece, troviamo un sunto tra la storia delle aziende, del prodotto e degli obiettivi della filiera.

Le domande

Il progetto sembra essere mosso da nobili intenti: la sostenibilità, la filiera corta, la riduzione di emissioni climalteranti e l’aumento della biodiversità; ma soprattutto l’educazione all’acquisto e la trasparenza.

Tuttavia, è molto importante approfondire, per comprendere se effettivamente questi obiettivi siano perseguiti in modo efficace. A questo proposito, ecco alcune domande che sorgono spontanee nel leggere il disciplinare, l’etichetta ed osservare le realtà coinvolte.

Narr-azione

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Slow Food perché l’associazione appone l’etichetta narrante già sui suoi presìdi. Come fa intuire la sua stessa definizione, vuole proprio narrare la storia del prodotto, dal seme fino al formato finale. Effettivamente il risultato è il racconto della pasta, a cui non vengono aggiunte però informazioni tecniche rispetto a quelle già richieste dalle normative europee. Dunque, in ottica di trasparenza, in che modo quest’etichetta aiuta? E soprattutto, qual è la carenza dell’etichettatura standard e perché bisogna intervenire?

Il sottotesto di questa comunicazione, infatti, sembrerebbe essere che alla base c’è qualcosa di sbagliato nelle informazioni riportate normalmente sul pacco di pasta, eppure non si capisce cosa nello specifico. La tracciabilità? La narrazione? E se fosse così, come si potrebbe agire affinché quest’elemento migliorasse, per il bene di ognuno?

Anche il disciplinare lascia alcune domande. Al suo interno non sono prese mai in considerazione in modo preciso le caratteristiche delle singole aziende coinvolte; viceversa, definisce dei principi base ed universali. In che modo chi legge può astrarre le modalità specifiche di azione di quattro realtà diverse, dislocate su due regioni altrettanto diverse?

Se l’obiettivo è poi quello dell’educare all’acquisto, infine, non si capisce come lo si voglia perseguire. Criticare passivamente ed in modo esteso un principio già esistente – ovvero quello della tracciabilità e rintracciabilità, normati nel Regolamento (CE) n. 178/2002 – può essere un bell’esercizio di stile, eppure rischia di confondere il consumatore che acquisterà sulla base di informazioni fuorvianti, peraltro ad un prezzo proibitivo. Infatti, mentre i prodotti Eataly alla Radice possono essere acquistati online a 9,80€/kg, secondo una ricerca Assoutenti 1kg di pasta in Italia costa in media €1,84 al kg.

Insomma, l’obiettivo della sostenibilità è sempre nobile e auspicabile, e ci auguriamo che ogni azione volta in quel senso abbia un effettivo impatto sulla realtà, in questo caso e in ogni altro. Però è sempre bene osservare più da vicino le realtà che ne parlano, proprio per comprendere se venga utilizzata come un fine o un mezzo.

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