Dry Milano: l’armonia nascosta degli opposti

Milano ama i contrasti. Li ricerca, li accoglie e li trasforma fino a renderli equilibrio. Eraclito avrebbe amato Milano, perché qui la sua teoria dell’armonia nascosta degli opposti trova casa anche a tavola e nessun luogo lo racconta meglio di Dry Milano. 

Siamo a Milano, una delle capitali mondiali della moda e del design, una città che vive di stimoli e tendenze, capace di unire rigore e creatività; un mondo dove due universi solo in apparenza distanti – la pizza e il cocktail – si incontrano e si allineano in un gesto unico. Qui, Dry è il paradosso che funziona: popolare e sofisticato, conviviale e notturno, napoletano nell’anima e milanese nello stile. La rappresentazione perfetta di due opposti che non si annullano, ma si fondono per dar vita a un’unica esperienza, un progetto che apre le porte in via Solferino 33 nel 2013, proponendo per la prima volta il concept di una pizza abbinata al mondo della mixology nella capitale lombarda. Un approccio unico nel suo genere, reso possibile grazie a tre investitori che hanno creduto nel progetto: un avvocato, un architetto e un cuoco. Nel 2018 arrivano Lorenzo Sirabella, pizzaiolo del locale, che lavora sull’impasto portandolo ad un significativo livello di idratazione – circa il 70%. Al suo fianco, Edris Al Marat, bar manager, sperimenta ingredienti inusuali e firma una selezione di cocktail inimitabile e dinamica. Completa il team Vincenzo Crisconio, tra i migliori trenta bartender d’Italia.

Design industriale e atmosfera metropolitana

In questo “gioco degli opposti”, Dry riscrive il paradosso in chiave sensoriale.
L’atmosfera che ne nasce è urban e cosmopolita, con un richiamo deciso all’ambiente metropolitano. Il progetto architettonico porta la firma dello studio Vudafieri-Saverino Partners e racconta uno spazio pensato per fondere stile e funzionalità. All’ingresso si erge il bancone del bar, cuore pulsante del locale, dove è possibile cenare seduti sugli alti sgabelli. I tavoli, in metallo brunito e ottone, richiamano lo stile industriale e riflettono le luci led che disegnano addosso geometrie lineari.
I muri, lasciati volutamente raw, creano un ambiente capace di essere al tempo stesso accogliente e dinamico, scuro ma ospitale. È il luogo ideale per chi non sa scegliere tra una cena lenta o una bevuta tra amici.
La musica di sottofondo accompagna il ritmo della serata, dalle sonorità soft dell’aperitivo si passa gradualmente a note più vivaci nel post cena mentre le luci, calibrate con precisione, restano soffuse al punto giusto valorizzando la sala e invitando alla conversazione. 

La sala firmata Mascara Menassi 

La padrona di casa è Mascara Menassi, che scandisce le tempistiche con armonia ed è in continuo dialogo con la postazione del bar, così da accompagnare ogni pizza con il giusto cocktail. La si riconosce per il sorriso e l’energia che porta in sala, incarnando un nuovo modo di intendere l’accoglienza. Il servizio è veloce e a ogni portata, la mise en place viene cambiata permettendo di gustare diversi sapori senza interferenze.

La serata si apre con un French 75, un twist elegante a base di gin e champagne, ideale per preparare il palato alle focacce di Dry. Tra le proposte: la Vitello Tonnato con polvere di capperi; la Zingara, con prosciutto crudo dolce, pomodorino e maionese al basilico; e la Boccia, farcita con mortadella e caciocavallo. 

Seguono due interpretazioni di Margherita che sorprendono per leggerezza. Servite a temperatura tiepida per preservare la freschezza degli ingredienti, accompagnano i cocktail ghiacciati: è qui che ritorna la tematica dell’armonia degli opposti.
La prima è una versione con provola affumicata e pepe, intensa e affumicata; la seconda, la Crunchy margherita, con mozzarella di bufala, pomodoro e Parmigiano Reggiano, è accompagnata a un Almond Negroni – vermuth, frutti di bosco, gin e un miele alla mandorla. Un abbinamento asciutto e razionale, costruito sull’equilibrio tra le note resinose del Negroni, che tagliano la dolcezza del pomodoro e accompagnano ogni morso.

Arriva poi una Capricciosa ricca e scenografica, adornata da fiordilatte, datterini arrosto, prosciutto cotto alle erbe, funghi e carciofi. A bilanciare la sua intensità, un Clear Colada – rum, lime, acqua di ananas e latte di cocco- dal profilo aromatico dolce e acido. Un abbinamento che vive di contrasti.
Conclude una Diavola dal carattere deciso: pomodoro all’arrabbiata con ‘nduja e cipolla di Tropea, fiordilatte e salame affumicato, arricchita da un gel di peperoni, miele e peperoncino. Qui la piccantezza viene smorzata da un Rabarbaro Paloma – tequila, vermouth, cardamomo, rabarbaro e tonica-, grazie al suo accento terroso e amarognolo. 

Infine, la nota dolce arriva con il Drymisù, un dolce al cucchiaio che reinterpreta il classico tiramisù in chiave contemporanea: crema al mascarpone con polvere di caffè e un cubetto di sfoglia glassato al caffè e cioccolato fondente.

Quando gli opposti diventano identità

Un continuo gioco di opposti che trova nelle differenze una chiave di lettura divertente e appagante. Ogni singola parte viene valorizzata in una sintesi armonica che non annulla nessun elemento. Anche l’esperienza estetica non sovrasta l’emozione gustativa. Vivere Dry, significa lasciarsi coinvolgere da un’altalena di variazioni che detta un rimo dinamico, in equilibrio, dove salita e discesa si alternano per esistere. Con creatività.  

Nel menù autunnale troverete una verticale di margherite da abbinare ad altrettanti Negroni, per unGrand Tour Italiano nel gusto e nei territori. Una scelta identitaria. Lasciatevi spingere…

Clear Colada, panettone e mixology si incontrano a  Milano